Legge Regionale 23/2023 - Disposizioni per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio geologico

Anno
2026

Nell’ottobre 2023 è stata promulgata la L.R. 06/10/2023 n. 23 - Disposizioni per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio geologico, una legge che, sulla falsa riga di analoghi dispositivi vigenti in altre regioni, intende riordinare la materia creando un unico catasto dei geositi regionali, sulla base di un'attenta analisi tecnica.

Il Piemonte non risultava infatti dotato di un catasto unico ed anche quello nazionale, riportato nel geoportale di ISPRA, necessitava di una revisione.

La LR 23/2023 ha inoltre abrogato la legge regionale sui massi erratici e prevede azioni a favore della valorizzazione dei geositi, di una migliore divulgazione scientifica e della promozione del territorio. La legge prevede, infine, delle risorse per i geoparchi piemontesi, consentendo attività di promozione e valorizzazione degli stessi in linea con le raccomandazioni dell’UNESCO.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Turismo/Cultura

Sviluppo Progetto Resil-Av - Programma Interreg Francia-Italia 2021-2027 ALCOTRA

Nell’ambito dell’obiettivo 2.IV “Promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza” la Regione partecipa, tramite il Settore Geologico e con un budget di € 192.750,00, al progetto Resil-Av (Resilienza Valanghe) che prevede un budget complessivo di € 1.878.720,12 (cofinanziato per l’80 % dal FESR).

Il progetto è finalizzato alla definizione di un approccio comune nella gestione del rischio valanghe lungo la viabilità montana, una sfida che accomuna i territori di confine italo-francesi in un contesto climatico in rapida evoluzione. L'iniziativa promuove una stretta cooperazione transfrontaliera attraverso lo scambio di procedure, dati nivo-meteorologici e strumenti software; nuovi sistemi di supporto alle decisioni saranno integrati con i più recenti risultati della ricerca scientifica, sviluppata con l'implementazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale.

L’obiettivo finale è rafforzare la resilienza delle comunità locali, affinando la capacità di previsione del pericolo valanghe e ottimizzando le procedure operative di Protezione Civile per una gestione tempestiva ed efficace delle emergenze sulla viabilità di montagna.

E’ prevista, col supporto tecnico di ARPA Piemonte, la realizzazione di una piattaforma informatica a sostegno dell’attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) del Piemonte e della Valle d’Aosta e lo sviluppo di azioni per il miglioramento dell’operatività delle CLV, attraverso l’organizzazione di un corso di formazione e di due esercitazioni transfrontaliere sulle problematiche di protezione civile per la gestione delle emergenze per rischio valanghivo.

Il progetto ha avuto ufficialmente inizio il 1°settembre 2025 e si concluderà il 31 agosto 2028.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dell’obiettivo 2.IV “Promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza” la Regione partecipa, tramite il Settore Geologico e con un budget di € 192.750,00, al progetto Resil-Av (Resilienza Valanghe) che prevede un budget complessivo di € 1.878.720,12 (cofinanziato per l’80 % dal FESR).

Il progetto è finalizzato alla definizione di un approccio comune nella gestione del rischio valanghe lungo la viabilità montana, una sfida che accomuna i territori di confine italo-francesi in un contesto climatico in rapida evoluzione. L'iniziativa promuove una stretta cooperazione transfrontaliera attraverso lo scambio di procedure, dati nivo-meteorologici e strumenti software; nuovi sistemi di supporto alle decisioni saranno integrati con i più recenti risultati della ricerca scientifica, sviluppata con l'implementazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale.

L’obiettivo finale è rafforzare la resilienza delle comunità locali, affinando la capacità di previsione del pericolo valanghe e ottimizzando le procedure operative di Protezione Civile per una gestione tempestiva ed efficace delle emergenze sulla viabilità di montagna.

E’ prevista, col supporto tecnico di ARPA Piemonte, la realizzazione di una piattaforma informatica a sostegno dell’attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) del Piemonte e della Valle d’Aosta e lo sviluppo di azioni per il miglioramento dell’operatività delle CLV, attraverso l’organizzazione di un corso di formazione e di due esercitazioni transfrontaliere sulle problematiche di protezione civile per la gestione delle emergenze per rischio valanghivo.

Il progetto ha avuto ufficialmente inizio il 1°settembre 2025 e si concluderà il 31 agosto 2028.

Anno
2026

Sviluppo Progetto GeoNet - Programma Interreg Italia - Svizzera 2021-2027

Il progetto GeoNet è un progetto di cooperazione transfrontaliera che mira a creare una rete geoturistica integrata e sostenibile tra Italia e Svizzera, valorizzando geositi, miniere storiche e itinerari alpini per generare conoscenza, tutela del geopatrimonio e nuove opportunità di sviluppo locale. In una vasta area che include i parchi Veglia Devero, Binntall, Valgrande, si è cercato di creare una iniziativa condivisa per sostenere una rete turistica che includa aspetti essenziali e condivisi dei terirtori interessati.

Nel 2025 il progetto ha costruito le basi scientifiche, metodologiche e operative per lo sviluppo dell’offerta geoturistica transfrontaliera Sesia–Ossola–Binntal. L’anno è stato dedicato soprattutto alla produzione dei contenuti, alla progettazione degli interventi e al coordinamento tra partner italiani e svizzeri.

WP1 – Costruzione dell’offerta geoturistica comune

Il WP1 ha posto le basi conoscitive, metodologiche e operative dell’intero progetto. I partner hanno avviato la produzione dei principali contenuti scientifici e divulgativi a supporto dell’offerta geoturistica: sono state impostate le risorse per la divulgazione del geopatrimonio, avviate le attività preparatorie per l’inventario transfrontaliero dei geositi e per i rilievi geologici di dettaglio, già in corso in area Veglia–Devero, e avviati i lavori sulle collezioni mineralogiche e sui contenuti tematici legati alla storia mineraria. Parallelamente, è stato definito un metodo condiviso di lavoro tra partner e consulenti per la produzione dei prodotti multimediali e delle esperienze geoturistiche accessibili, che entreranno nella fase di piena realizzazione nel secondo anno. Un risultato rilevante del primo anno è inoltre l’emersione, attraverso il confronto transfrontaliero, delle criticità e delle potenzialità legate all’ipotesi di estensione del Geoparco UNESCO in Svizzera: il progetto ha consentito di anticipare il tema, riorientando il lavoro verso il rafforzamento dell’offerta geoturistica concreta e verso azioni di sensibilizzazione istituzionale di medio-lungo periodo, pienamente coerenti con gli obiettivi strategici del progetto.

WP2 – Valorizzazione del patrimonio costituito dai siti minerari dismessi

Il WP2, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio minerario aurifero, ha prodotto risultati particolarmente concreti sul piano degli interventi fisici e progettuali. EGAPOSSOLA ha completato gli interventi principali presso la Miniera del Taglione, raggiungendo anticipatamente l’obiettivo di piena fruibilità e accessibilità del sito, con una spesa inferiore al previsto e la possibilità di ulteriori miglioramenti funzionali entro fine progetto. Sempre in capo a EGAPOSSOLA è stato avviato il percorso di progettazione del Centro Visite di Antrona, ritenuto prioritario rispetto a Crodo. In Valsesia, UMV ha avviato la progettazione degli interventi di accessibilità alla Miniera della Gula, con un cronoprogramma chiaro che prevede la realizzazione dei lavori nel 2026, e ha impostato le azioni preliminari per il sito di Kreas. È inoltre iniziata la riflessione strutturata sulla creazione del primo “Distretto turistico minerario transfrontaliero dell’oro”, capitalizzando l’esperienza del progetto Mineralp e ponendo le basi per una gestione coordinata dei siti auriferi italiani e svizzeri.

WP3 – Valorizzazione dei geositi e dei Geotour emblematici

Il WP3 ha visto l’avvio delle attività progettuali e di coordinamento transfrontaliero. Il Parco Nazionale Val Grande ha affidato gli incarichi per la progettazione degli interventi di sistemazione dei geositi, mentre Landschaftspark Binntal, in collaborazione con EGAPOSSOLA, ha avviato l’individuazione dei Geotour emblematici, identificando un itinerario transfrontaliero prioritario tra Sempione, Binntal, Veglia e Devero. È emersa una scelta strategica condivisa verso la valorizzazione digitale dei contenuti lungo gli itinerari, più sostenibile ed efficace rispetto alla pannellistica tradizionale in ambiente alpino. 

WP4 – Comunicazione, formazione e sensibilizzazione

Il WP4 ha garantito una forte visibilità al progetto già nel primo anno. Sono stati realizzati numerosi eventi pubblici e di networking, sia organizzati direttamente da GeoNet sia attraverso la partecipazione dei partner a iniziative di terzi, coinvolgendo tecnici, istituzioni, cittadini, scuole e pubblico generalista. Le attività educative hanno visto un avvio significativo sul versante svizzero con Simplon Trekking e una strutturazione avanzata dell’offerta didattica in Italia, pronta per essere attuata nel 2026.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Il progetto GeoNet è un progetto di cooperazione transfrontaliera che mira a creare una rete geoturistica integrata e sostenibile tra Italia e Svizzera, valorizzando geositi, miniere storiche e itinerari alpini per generare conoscenza, tutela del geopatrimonio e nuove opportunità di sviluppo locale. In una vasta area che include i parchi Veglia Devero, Binntall, Valgrande, si è cercato di creare una iniziativa condivisa per sostenere una rete turistica che includa aspetti essenziali e condivisi dei terirtori interessati.

Nel 2025 il progetto ha costruito le basi scientifiche, metodologiche e operative per lo sviluppo dell’offerta geoturistica transfrontaliera Sesia–Ossola–Binntal. L’anno è stato dedicato soprattutto alla produzione dei contenuti, alla progettazione degli interventi e al coordinamento tra partner italiani e svizzeri.

WP1 – Costruzione dell’offerta geoturistica comune

Il WP1 ha posto le basi conoscitive, metodologiche e operative dell’intero progetto. I partner hanno avviato la produzione dei principali contenuti scientifici e divulgativi a supporto dell’offerta geoturistica: sono state impostate le risorse per la divulgazione del geopatrimonio, avviate le attività preparatorie per l’inventario transfrontaliero dei geositi e per i rilievi geologici di dettaglio, già in corso in area Veglia–Devero, e avviati i lavori sulle collezioni mineralogiche e sui contenuti tematici legati alla storia mineraria. Parallelamente, è stato definito un metodo condiviso di lavoro tra partner e consulenti per la produzione dei prodotti multimediali e delle esperienze geoturistiche accessibili, che entreranno nella fase di piena realizzazione nel secondo anno. Un risultato rilevante del primo anno è inoltre l’emersione, attraverso il confronto transfrontaliero, delle criticità e delle potenzialità legate all’ipotesi di estensione del Geoparco UNESCO in Svizzera: il progetto ha consentito di anticipare il tema, riorientando il lavoro verso il rafforzamento dell’offerta geoturistica concreta e verso azioni di sensibilizzazione istituzionale di medio-lungo periodo, pienamente coerenti con gli obiettivi strategici del progetto.

WP2 – Valorizzazione del patrimonio costituito dai siti minerari dismessi

Il WP2, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio minerario aurifero, ha prodotto risultati particolarmente concreti sul piano degli interventi fisici e progettuali. EGAPOSSOLA ha completato gli interventi principali presso la Miniera del Taglione, raggiungendo anticipatamente l’obiettivo di piena fruibilità e accessibilità del sito, con una spesa inferiore al previsto e la possibilità di ulteriori miglioramenti funzionali entro fine progetto. Sempre in capo a EGAPOSSOLA è stato avviato il percorso di progettazione del Centro Visite di Antrona, ritenuto prioritario rispetto a Crodo. In Valsesia, UMV ha avviato la progettazione degli interventi di accessibilità alla Miniera della Gula, con un cronoprogramma chiaro che prevede la realizzazione dei lavori nel 2026, e ha impostato le azioni preliminari per il sito di Kreas. È inoltre iniziata la riflessione strutturata sulla creazione del primo “Distretto turistico minerario transfrontaliero dell’oro”, capitalizzando l’esperienza del progetto Mineralp e ponendo le basi per una gestione coordinata dei siti auriferi italiani e svizzeri.

WP3 – Valorizzazione dei geositi e dei Geotour emblematici

Il WP3 ha visto l’avvio delle attività progettuali e di coordinamento transfrontaliero. Il Parco Nazionale Val Grande ha affidato gli incarichi per la progettazione degli interventi di sistemazione dei geositi, mentre Landschaftspark Binntal, in collaborazione con EGAPOSSOLA, ha avviato l’individuazione dei Geotour emblematici, identificando un itinerario transfrontaliero prioritario tra Sempione, Binntal, Veglia e Devero. È emersa una scelta strategica condivisa verso la valorizzazione digitale dei contenuti lungo gli itinerari, più sostenibile ed efficace rispetto alla pannellistica tradizionale in ambiente alpino. 

WP4 – Comunicazione, formazione e sensibilizzazione

Il WP4 ha garantito una forte visibilità al progetto già nel primo anno. Sono stati realizzati numerosi eventi pubblici e di networking, sia organizzati direttamente da GeoNet sia attraverso la partecipazione dei partner a iniziative di terzi, coinvolgendo tecnici, istituzioni, cittadini, scuole e pubblico generalista. Le attività educative hanno visto un avvio significativo sul versante svizzero con Simplon Trekking e una strutturazione avanzata dell’offerta didattica in Italia, pronta per essere attuata nel 2026.

Anno
2026

Variante normativa articoli 1 e 18 delle Norme di Attuazione PAI

Nella Conferenza Istituzionale Permanente (CIP) dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po del 21/09/2023 era stata approvata la deliberazione n. 7/2023 con la quale era stata adottata la Variante al PAI relativa alle modifiche degli art. 1 e 18 delle norme di attuazione, al fine di adeguare le procedure di aggiornamento degli Elaborati del PAI alle disposizioni di cui al D.Lgs n. 152/2006 art. 68 commi 4bis e 4ter introdotte dalla legge n. 120/2020.

Tale variante è stata approvata con DPCM del 10 marzo 2025, che è stato pubblicato su GURI il 16 aprile 2025.

Le modifiche più rilevanti riguardano il comma 5 dell’art. 1 e i commi 5, 6 e 7 dell’art. 18, di seguito riportati:

Art. 1

5. Allorché il Piano riguardante l’assetto della rete idrografica e dei versanti detta disposizioni di indirizzo o vincolanti per le aree interessate dal primo e dal secondo Piano Stralcio delle Fasce Fluviali, le previsioni integrano le discipline previste per detti piani, essendo destinate a prevalere nel caso che esse siano fra loro incompatibili. Dall’entrata in vigore degli aggiornamenti delle Fasce fluviali del PAI Po, in adeguamento al nuovo quadro conoscitivo derivante da studi e approfondimenti e da quello rappresentato nelle mappe del PGRA vigente, nelle aree allagabili che ricadono all’interno delle fasce fluviali così aggiornate, cessano di avere efficacia le disposizioni regionali, adottate ai sensi del successivo articolo 58. Alle fasce fluviali aggiornate si applicano le disposizioni del Titoli II delle presenti Norme di Attuazione.

Art. 18

5. Coerentemente alle procedure urbanistiche vigenti in ogni Regione il Comune trasmette alla Regione la proposta di aggiornamento degli Elaborati del PAI corredata dalla relativa verifica di compatibilità di cui al comma 3, nonché la documentazione comprovante le risultanze della fase di partecipazione, ed eventuali atti deliberativi. La Regione procede a trasmettere tutta la suddetta documentazione alla Segreteria tecnico operativa dell’Autorità di bacino distrettuale, la quale procede, di concerto con la stessa Regione, ad una verifica istruttoria circa la completezza e congruenza della documentazione trasmessa rispetto agli Elaborati di Piano, predisposta secondo i contenuti previsti dalla Direttiva di cui al comma 3.

6. Il Segretario Generale, a seguito della procedura di cui al comma precedente e sulla base della documentazione e della verifica istruttoria ivi prevista, sulla scorta del parere favorevole della Conferenza Operativa e dell’intesa espressa dalla Regione ai sensi del comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. approva con proprio Decreto l’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI, ai sensi del medesimo comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

7. L’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI approvato ai sensi del comma precedente produce i suoi effetti a seguito dell’entrata in vigore del Decreto di approvazione del Segretario Generale.

Anno
2026
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Nella Conferenza Istituzionale Permanente (CIP) dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po del 21/09/2023 era stata approvata la deliberazione n. 7/2023 con la quale era stata adottata la Variante al PAI relativa alle modifiche degli art. 1 e 18 delle norme di attuazione, al fine di adeguare le procedure di aggiornamento degli Elaborati del PAI alle disposizioni di cui al D.Lgs n. 152/2006 art. 68 commi 4bis e 4ter introdotte dalla legge n. 120/2020.

Tale variante è stata approvata con DPCM del 10 marzo 2025, che è stato pubblicato su GURI il 16 aprile 2025.

Le modifiche più rilevanti riguardano il comma 5 dell’art. 1 e i commi 5, 6 e 7 dell’art. 18, di seguito riportati:

Art. 1

5. Allorché il Piano riguardante l’assetto della rete idrografica e dei versanti detta disposizioni di indirizzo o vincolanti per le aree interessate dal primo e dal secondo Piano Stralcio delle Fasce Fluviali, le previsioni integrano le discipline previste per detti piani, essendo destinate a prevalere nel caso che esse siano fra loro incompatibili. Dall’entrata in vigore degli aggiornamenti delle Fasce fluviali del PAI Po, in adeguamento al nuovo quadro conoscitivo derivante da studi e approfondimenti e da quello rappresentato nelle mappe del PGRA vigente, nelle aree allagabili che ricadono all’interno delle fasce fluviali così aggiornate, cessano di avere efficacia le disposizioni regionali, adottate ai sensi del successivo articolo 58. Alle fasce fluviali aggiornate si applicano le disposizioni del Titoli II delle presenti Norme di Attuazione.

Art. 18

5. Coerentemente alle procedure urbanistiche vigenti in ogni Regione il Comune trasmette alla Regione la proposta di aggiornamento degli Elaborati del PAI corredata dalla relativa verifica di compatibilità di cui al comma 3, nonché la documentazione comprovante le risultanze della fase di partecipazione, ed eventuali atti deliberativi. La Regione procede a trasmettere tutta la suddetta documentazione alla Segreteria tecnico operativa dell’Autorità di bacino distrettuale, la quale procede, di concerto con la stessa Regione, ad una verifica istruttoria circa la completezza e congruenza della documentazione trasmessa rispetto agli Elaborati di Piano, predisposta secondo i contenuti previsti dalla Direttiva di cui al comma 3.

6. Il Segretario Generale, a seguito della procedura di cui al comma precedente e sulla base della documentazione e della verifica istruttoria ivi prevista, sulla scorta del parere favorevole della Conferenza Operativa e dell’intesa espressa dalla Regione ai sensi del comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. approva con proprio Decreto l’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI, ai sensi del medesimo comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

7. L’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI approvato ai sensi del comma precedente produce i suoi effetti a seguito dell’entrata in vigore del Decreto di approvazione del Segretario Generale.

Anno
2026

Redazione dei rapporti di evento

La Regione, al verificarsi di un evento calamitoso di origine naturale (alluvioni, frane, valanghe, eventi sismici, deficit idrici e incendi boschivi) di particolare rilevanza e intensità, che coinvolga significativamente il territorio arrecando danno al patrimonio pubblico, privato, produttivo e agricolo, si attiva per produrre un rapporto di evento utile a preservare memoria storica dell'evento e necessario a supportare le procedure per la richiesta dello Stato di Emergenza al Dipartimento nazionale di Protezione Civile ai sensi dell’art. 24 del d.lgs. 1/2018.

Nello specifico i rapporti di evento vengono prodotti al fine di:

  • fornire alla Giunta Regionale una descrizione di quanto accaduto ed un quadro delle risorse necessarie per i ripristini;
  • fornire ai cittadini un’informativa corretta di quanto accaduto;
  • raccogliere organicamente le informazioni relative all'evento;
  • fornire ai competenti soggetti statali (Governo, Dipartimento della Protezione Civile, Ministero dell'Ambiente) un quadro dell'accaduto anche ai fini dell'emanazione, da parte del Governo, dello Stato di Emergenza, una misura che permette di procedere con i primi necessari interventi.

In generale, i rapporti d'evento sono redatti sulla base dei sopralluoghi effettuati dai funzionari tecnici regionali (subito dopo l’evento) e sono integrati con informazioni provenienti da altri soggetti che operano sul territorio (uffici tecnici comunali, Province, AIPO, ARPA, etc).

Sul sito della Regione Piemonte sono disponibili tutti i rapporti di evento alluvionale redatti dalla Regione o da altri soggetti (Arpa, Province, CNR-Irpi, ecc.) dal 1978 al 2025 nonché altra documentazione descrittiva dei medesimi eventi.

Nel corso del 2025 sono stati redatti i seguenti rapporti:

Anno
2026
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Redazione RSA
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La Regione, al verificarsi di un evento calamitoso di origine naturale (alluvioni, frane, valanghe, eventi sismici, deficit idrici e incendi boschivi) di particolare rilevanza e intensità, che coinvolga significativamente il territorio arrecando danno al patrimonio pubblico, privato, produttivo e agricolo, si attiva per produrre un rapporto di evento utile a preservare memoria storica dell'evento e necessario a supportare le procedure per la richiesta dello Stato di Emergenza al Dipartimento nazionale di Protezione Civile ai sensi dell’art. 24 del d.lgs. 1/2018.

Nello specifico i rapporti di evento vengono prodotti al fine di:

  • fornire alla Giunta Regionale una descrizione di quanto accaduto ed un quadro delle risorse necessarie per i ripristini;
  • fornire ai cittadini un’informativa corretta di quanto accaduto;
  • raccogliere organicamente le informazioni relative all'evento;
  • fornire ai competenti soggetti statali (Governo, Dipartimento della Protezione Civile, Ministero dell'Ambiente) un quadro dell'accaduto anche ai fini dell'emanazione, da parte del Governo, dello Stato di Emergenza, una misura che permette di procedere con i primi necessari interventi.

In generale, i rapporti d'evento sono redatti sulla base dei sopralluoghi effettuati dai funzionari tecnici regionali (subito dopo l’evento) e sono integrati con informazioni provenienti da altri soggetti che operano sul territorio (uffici tecnici comunali, Province, AIPO, ARPA, etc).

Sul sito della Regione Piemonte sono disponibili tutti i rapporti di evento alluvionale redatti dalla Regione o da altri soggetti (Arpa, Province, CNR-Irpi, ecc.) dal 1978 al 2025 nonché altra documentazione descrittiva dei medesimi eventi.

Nel corso del 2025 sono stati redatti i seguenti rapporti:

Anno
2026

Aggiornamento Piattaforma FloodCat

Il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (DPCN) ha messo a disposizione delle Autorità competenti (Regioni, Province Autonome e Autorità di distretto) la piattaforma informatica ad accesso riservato FloodCat (Flood Catalogue), sviluppata con il supporto di ISPRA e del CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale) nel più ampio contesto dell’implementazione della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE (Floods Directive), con lo scopo di fornire una rappresentazione unitaria ed omogenea degli eventi alluvionali che si verificano sul territorio nazionale e delle conseguenze avverse ad essi associate.

La piattaforma consente di inserire, validare, visualizzare e analizzare una serie di informazioni relative alla collocazione spaziale e temporale degli eventi alluvionali del passato, nonché alle conseguenze avverse ad essi associati ed è conforme con i “floods reporting schemes” previsti per la redazione della “Valutazione Preliminare del Rischio” ai sensi dell’art. 4 della Direttiva Alluvioni.

Al fine di garantire l’acquisizione di dati utili a valutare i principali meccanismi dell’esondazione e l’impatto sul territorio, determinanti per la ricostruzione delle aree allagate e per la validazione dei modelli idraulici, le Regioni devono avviare, compatibilmente con le attività di emergenza, il rilevamento degli effetti al suolo dell’evento alluvionale.

Sul FloodCat devono essere caricati tutti gli eventi che, ai fini dell’attività di protezione civile, sono classificati di tipo C (livello nazionale), di tipo B (livello provinciale e regionale), di tipo A (livello comunale), tutti gli altri eventi certificati e comunque tutti gli eventi che hanno comportato almeno una vittima.

FloodCat si basa su tre oggetti principali: Evento, Fenomeno e Danno (fig.1).

  • Evento: è caratterizzato dall’avere un’unica origine (ad es. fluviale, pluviale, marina) e dall’aver interessato una specifica Unità di Gestione, che per il Piemonte è ITN008. Ciascun Evento è descritto mediante uno o più Fenomeni.
     
  • Fenomeno: è contraddistinto da un’unica caratteristica (ad es. flash flood, colata detritica, piena da fusione nivale) e più meccanismi (ad es. superamento della capacità di contenimento in alveo, superamento della capacità di contenimento delle opere di difesa). A ciascun meccanismo si possono associare uno o più Danni.
     
  • Danno: rappresenta la descrizione dell’impatto sugli elementi esposti, classificati mediante una o più categorie (ad es. edifici civili, impianti industriali) e relative sottocategorie (case monofamiliari, impianti IPPC). Ad ogni Danno, georiferito, deve essere associata una descrizione, il valore in euro, la classe relativa all’impatto (da non significativo a molto alto), la categoria e la sottocategoria (ad es. per i danni alle abitazioni private, la categoria è “Edifici e beni privati” e la sottocategoria è “Edifici pubblici/privati ad uso abitativo (residenziale, ad es.centri abitati, condomini, case monofamiliari, edilizia popolare, garage, scantinati).
Figura 1. Gli oggetti di FloodCat: Evento, Fenomeno e Danno

Il reporting verso l’Unione Europea viene effettuato ogni 6 anni.

In Regione Piemonte, la raccolta dei dati relativi ai danni ai privati, alle infrastrutture e alle attività produttive è curata da tre diversi Direzioni regionali (Opere Pubbliche, Agricoltura e Competitività) mediante l’utilizzo delle piattaforme EmeTer e NEMBO.

Nel corso del 2025 sono proseguite le analisi dei dati relativi all’evento del 29-30 giugno 2024 che ha interessato alcuni comuni della Città Metropolitana di Torino, della provincia di Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola e all’evento del 4 e 5 settembre che ha colpito principalmente i territori della Val Pellice, Val Chisone, Val di Susa, Valli di Lanzo e Valle Orco. 

Nell’anno 2025 il Dipartimento della Protezione Civile ha comunicato ed illustrato a tutte le Regioni la nuova versione dell'applicativo FloodCat; l’introduzione dell’obbligo di individuare le perimetrazioni dei Fenomeni da restituire su FloodCat in formato shape ha richiesto la programmazione di incontri specifici sul tema ai quali hanno partecipato le Regioni, ISPRA e l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po; tali perimetrazioni rappresentano un ulteriore supporto per la valutazione preliminare del rischio di alluvione e per la definizione delle aree a potenziale rischio significativo (APRSF).

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (DPCN) ha messo a disposizione delle Autorità competenti (Regioni, Province Autonome e Autorità di distretto) la piattaforma informatica ad accesso riservato FloodCat (Flood Catalogue), sviluppata con il supporto di ISPRA e del CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale) nel più ampio contesto dell’implementazione della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE (Floods Directive), con lo scopo di fornire una rappresentazione unitaria ed omogenea degli eventi alluvionali che si verificano sul territorio nazionale e delle conseguenze avverse ad essi associate.

La piattaforma consente di inserire, validare, visualizzare e analizzare una serie di informazioni relative alla collocazione spaziale e temporale degli eventi alluvionali del passato, nonché alle conseguenze avverse ad essi associati ed è conforme con i “floods reporting schemes” previsti per la redazione della “Valutazione Preliminare del Rischio” ai sensi dell’art. 4 della Direttiva Alluvioni.

Al fine di garantire l’acquisizione di dati utili a valutare i principali meccanismi dell’esondazione e l’impatto sul territorio, determinanti per la ricostruzione delle aree allagate e per la validazione dei modelli idraulici, le Regioni devono avviare, compatibilmente con le attività di emergenza, il rilevamento degli effetti al suolo dell’evento alluvionale.

Sul FloodCat devono essere caricati tutti gli eventi che, ai fini dell’attività di protezione civile, sono classificati di tipo C (livello nazionale), di tipo B (livello provinciale e regionale), di tipo A (livello comunale), tutti gli altri eventi certificati e comunque tutti gli eventi che hanno comportato almeno una vittima.

FloodCat si basa su tre oggetti principali: Evento, Fenomeno e Danno (fig.1).

  • Evento: è caratterizzato dall’avere un’unica origine (ad es. fluviale, pluviale, marina) e dall’aver interessato una specifica Unità di Gestione, che per il Piemonte è ITN008. Ciascun Evento è descritto mediante uno o più Fenomeni.
     
  • Fenomeno: è contraddistinto da un’unica caratteristica (ad es. flash flood, colata detritica, piena da fusione nivale) e più meccanismi (ad es. superamento della capacità di contenimento in alveo, superamento della capacità di contenimento delle opere di difesa). A ciascun meccanismo si possono associare uno o più Danni.
     
  • Danno: rappresenta la descrizione dell’impatto sugli elementi esposti, classificati mediante una o più categorie (ad es. edifici civili, impianti industriali) e relative sottocategorie (case monofamiliari, impianti IPPC). Ad ogni Danno, georiferito, deve essere associata una descrizione, il valore in euro, la classe relativa all’impatto (da non significativo a molto alto), la categoria e la sottocategoria (ad es. per i danni alle abitazioni private, la categoria è “Edifici e beni privati” e la sottocategoria è “Edifici pubblici/privati ad uso abitativo (residenziale, ad es.centri abitati, condomini, case monofamiliari, edilizia popolare, garage, scantinati).
Figura 1. Gli oggetti di FloodCat: Evento, Fenomeno e Danno

Il reporting verso l’Unione Europea viene effettuato ogni 6 anni.

In Regione Piemonte, la raccolta dei dati relativi ai danni ai privati, alle infrastrutture e alle attività produttive è curata da tre diversi Direzioni regionali (Opere Pubbliche, Agricoltura e Competitività) mediante l’utilizzo delle piattaforme EmeTer e NEMBO.

Nel corso del 2025 sono proseguite le analisi dei dati relativi all’evento del 29-30 giugno 2024 che ha interessato alcuni comuni della Città Metropolitana di Torino, della provincia di Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola e all’evento del 4 e 5 settembre che ha colpito principalmente i territori della Val Pellice, Val Chisone, Val di Susa, Valli di Lanzo e Valle Orco. 

Nell’anno 2025 il Dipartimento della Protezione Civile ha comunicato ed illustrato a tutte le Regioni la nuova versione dell'applicativo FloodCat; l’introduzione dell’obbligo di individuare le perimetrazioni dei Fenomeni da restituire su FloodCat in formato shape ha richiesto la programmazione di incontri specifici sul tema ai quali hanno partecipato le Regioni, ISPRA e l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po; tali perimetrazioni rappresentano un ulteriore supporto per la valutazione preliminare del rischio di alluvione e per la definizione delle aree a potenziale rischio significativo (APRSF).

Anno
2026

Rilocalizzazione degli immobili in aree a rischio

Nell’ambito della programmazione delle opere di mitigazione del rischio, la rilocalizzazione preventiva degli immobili ad uso abitativo ricadenti in aree a rischio idrogeologico risulta la misura più idonea, in un’ottica costi-benefici, e rappresenta, laddove possibile, uno strumento strategico non soltanto di mitigazione degli impatti ambientali, ma anche di prevenzione del consumo di suolo e di rafforzamento della resilienza territoriale agli effetti del cambiamento climatico. 

Nel corso del 2025, sono stati concessi contributi ai comuni di Borgofranco d’Ivrea e Pray per le rilocalizzazioni e a San Giorio per la demolizione, per un importo complessivo di165.000€.

Sulla base di alcune interviste condotte nel corso dell’anno 2025 nell’ambito del Progetto “Planned relocatIon as adapTation in a cHAnging ClimAte" (ITHACA) [IT: rilocalizzazione pianificata come adattamento in un clima che cambia], con la collaborazione di alcune ricercatrici, nonché sulla base delle esperienze maturate negli ultimi anni, alla fine dell’anno 2025 è stata redatta la bozza di una nuova DGR.

La nuova DGR sul tema delle rilocalizzazioni è la n. 8-2172 del 26 gennaio 2026, recante “Decreto legislativo n. 152/2006, articolo 67, comma 6. Direttiva 2007/60/CE. Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del distretto del fiume Po (PAI-PO). Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA). Approvazione dei criteri regionali per la rilocalizzazione preventiva degli immobili privati ad uso residenziale ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico. Revoca della DGR n.31-6223 del 22 dicembre 2017 e della DGR n. 9-4034 del 5 novembre 2021”.

In questa disposizione sono contenuti i nuovi criteri regionali per la rilocalizzazione preventiva degli immobili privati ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico, che hanno perlopiù colmato le criticità emerse sia sotto il profilo procedurale che contenutistico.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito della programmazione delle opere di mitigazione del rischio, la rilocalizzazione preventiva degli immobili ad uso abitativo ricadenti in aree a rischio idrogeologico risulta la misura più idonea, in un’ottica costi-benefici, e rappresenta, laddove possibile, uno strumento strategico non soltanto di mitigazione degli impatti ambientali, ma anche di prevenzione del consumo di suolo e di rafforzamento della resilienza territoriale agli effetti del cambiamento climatico. 

Nel corso del 2025, sono stati concessi contributi ai comuni di Borgofranco d’Ivrea e Pray per le rilocalizzazioni e a San Giorio per la demolizione, per un importo complessivo di165.000€.

Sulla base di alcune interviste condotte nel corso dell’anno 2025 nell’ambito del Progetto “Planned relocatIon as adapTation in a cHAnging ClimAte" (ITHACA) [IT: rilocalizzazione pianificata come adattamento in un clima che cambia], con la collaborazione di alcune ricercatrici, nonché sulla base delle esperienze maturate negli ultimi anni, alla fine dell’anno 2025 è stata redatta la bozza di una nuova DGR.

La nuova DGR sul tema delle rilocalizzazioni è la n. 8-2172 del 26 gennaio 2026, recante “Decreto legislativo n. 152/2006, articolo 67, comma 6. Direttiva 2007/60/CE. Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico del distretto del fiume Po (PAI-PO). Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA). Approvazione dei criteri regionali per la rilocalizzazione preventiva degli immobili privati ad uso residenziale ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico. Revoca della DGR n.31-6223 del 22 dicembre 2017 e della DGR n. 9-4034 del 5 novembre 2021”.

In questa disposizione sono contenuti i nuovi criteri regionali per la rilocalizzazione preventiva degli immobili privati ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico, che hanno perlopiù colmato le criticità emerse sia sotto il profilo procedurale che contenutistico.

Anno
2026

Varianti alle fasce fluviali

Le Varianti alle fasce fluviali sono condotte in stretta collaborazione e continui confronti tra il Settore Difesa del suolo e l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, nonché con il territorio, anche oltre le fasi partecipative previste dalla legge.

Nel 2025 si è proceduto alla stesura delle varianti di aggiornamento delle fasce fluviali del torrente Terdoppio e del torrente Pellice. La variante del Terdoppio è stata completata entro la fine dell’anno 2025 ed è stata adottata nel 2026, con Decreto del Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po n. 5/2026 del 21 gennaio 2026.

La variante delle fasce fluviali dei torrenti Maira e Grana-Mellea, che era stata adottata nel 2024 con Decreto del Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale n. 10/2024, è stata approvata il 16 aprile 2025 con Decreto n. 20/2025 e riguarda l’aggiornamento del Piano stralcio idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI- PO) e delle mappe del PGRA del torrente Maira da Busca alla confluenza in Po e del torrente Grana-Mellea da Caraglio alla confluenza in Maira.

Nell’ambito della prima stesura del PGRA e in seguito all’approvazione del Programma generale di gestione dei sedimenti del torrente Maira – PGS Maira (Regione Piemonte, 2010), è stata definita la perimetrazione delle aree a differente pericolosità per fenomeni alluvionali, classificando il torrente Maira, da Busca a Po, e il torrente Grana-Mellea, da Caraglio a confluenza Maira, come reticolo principale (RP).

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Le Varianti alle fasce fluviali sono condotte in stretta collaborazione e continui confronti tra il Settore Difesa del suolo e l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, nonché con il territorio, anche oltre le fasi partecipative previste dalla legge.

Nel 2025 si è proceduto alla stesura delle varianti di aggiornamento delle fasce fluviali del torrente Terdoppio e del torrente Pellice. La variante del Terdoppio è stata completata entro la fine dell’anno 2025 ed è stata adottata nel 2026, con Decreto del Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po n. 5/2026 del 21 gennaio 2026.

La variante delle fasce fluviali dei torrenti Maira e Grana-Mellea, che era stata adottata nel 2024 con Decreto del Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale n. 10/2024, è stata approvata il 16 aprile 2025 con Decreto n. 20/2025 e riguarda l’aggiornamento del Piano stralcio idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI- PO) e delle mappe del PGRA del torrente Maira da Busca alla confluenza in Po e del torrente Grana-Mellea da Caraglio alla confluenza in Maira.

Nell’ambito della prima stesura del PGRA e in seguito all’approvazione del Programma generale di gestione dei sedimenti del torrente Maira – PGS Maira (Regione Piemonte, 2010), è stata definita la perimetrazione delle aree a differente pericolosità per fenomeni alluvionali, classificando il torrente Maira, da Busca a Po, e il torrente Grana-Mellea, da Caraglio a confluenza Maira, come reticolo principale (RP).

Anno
2026

Piano Assetto Idrogeologico (PAI)

Anno
2026

La pianificazione di bacino costituisce il riferimento principale per quanto riguarda il tema del dissesto idrogeologico. I dati relativi al dissesto idrogeologico piemontese sono contenuti principalmente nei piani di bacino, livello di pianificazione previsto dalla legge quadro sulla Difesa del suolo (183/1989), oggi sostituita dal (e confluita nel) D.lgs. 152/2006, III parte.

La legge 183 pose le basi per la costituzione delle "Autorità di bacino", dapprima di ambito territoriale nazionale o regionale, oggi sostituite dalle Autorità di Bacino Distrettuale.

Il piano che ha avviato il processo di pianificazione e aggiornamento del quadro del dissesto è il Piano per l’assetto idrogeologico (PAI), il quale perimetra e norma dissesti di versante (frane, conoidi, valanghe) e dissesti idraulici (esondazioni lungo il reticolo idrografico minore) e che riprende e integra, attraverso successive varianti, le fasce fluviali (A, B, C) lungo il reticolo idrografico principale già tracciate dal Piano stralcio delle fasce fluviali (PSFF) del 1998.

Il PAI, approvato nel 2001 e tutt'ora in vigore, definisce un assetto di progetto del corso d’acqua prevedendo anche le “linee B di progetto”, che rappresentano la necessità di protezione di abitati o infrastrutture che diversamente sarebbero interessati dalla piena di riferimento, ovvero quella pari ad un tempo di ritorno di circa 200 anni.

Si configura come un piano–processo in continuo aggiornamento, in quanto impone ai comuni di adeguare il proprio quadro del dissesto attraverso gli strumenti urbanistici, dettagliando alla scala locale le condizioni di pericolosità e rischio.

Per quanto riguarda il rischio idraulico lungo il reticolo idrografico principale, il PAI si aggiorna attraverso successive varianti alle fasce fluviali (oggi definite, appunto,  “aggiornamenti”), condivise tra Regione, Autorità di Bacino e AIPO.

L’individuazione della pericolosità, del rischio, dei dissesti e delle misure di cui sopra hanno rilevanza per la programmazione degli interventi di sistemazione idrogeologica nell’ambito della piattaforma ministeriale Rendis – Repertorio nazionale degli interventi di difesa del suolo.

La Regione Piemonte, in considerazione di quanto sopra e della valenza che gli strumenti urbanistici comunali assumono anche in materia di difesa del suolo e di sicurezza del territorio, fornisce indicazioni e indirizzi specifici in tal senso a partire dal 2001, attraverso disposizioni ad oggi abrogate e sostituite dalla d.g.r. n. 64-7417 del 7/4/2014, attualmente vigente.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Difesa del suolo

Pianificazione comunale - aggiornamento del quadro del dissesto e applicazione dei provvedimenti cautelari

Al fine di poter disciplinare le azioni riguardanti la difesa idrogeologica del territorio, la Regione Piemonte deve poter disporre di una conoscenza aggiornata delle situazioni di dissesto.
Uno strumento utile al raggiungimento di tale scopo è rappresentato dagli strumenti urbanistici comunali, che contengono gli studi geologici relativi al quadro del dissesto redatti alla scala locale e che forniscono indicazioni circa la pericolosità geologica e la relativa idoneità all’utilizzo urbanistico del territorio.

Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), approvato nel 2001, obbliga i comuni ad effettuare, attraverso la revisione dei propri strumenti urbanistici, la verifica delle effettive situazioni di dissesto e di rischio idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio rispetto a quelle individuate dal Piano. A più di 24 anni dall’entrata in vigore del PAI, buona parte dei comuni piemontesi (1048) ha adeguato il proprio strumento urbanistico al PAI: in tale computo sono stati inseriti i Comuni che hanno portato a termine la procedura urbanistica di adeguamento al PAI e quelli che sono stati esonerati da tale adempimento (con Delibere di Giunta regionale nei primi anni 2000) perché già dotati di uno studio idrogeologico ritenuto, all’epoca dell’esonero, soddisfacente i criteri della Circolare P.G.R. dell'8 maggio 1996 n. 7/lap che forniva le specifiche tecniche per l’elaborazione degli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici. I restanti Comuni piemontesi possono essere suddivisi tra quelli che non hanno ancora proceduto alle necessarie verifiche (28) e quelli che hanno tuttora le procedure di adeguamento in corso (104), specificando che in tale categoria sono ricompresi anche quei Comuni che hanno portato a termine un adeguamento parziale, rispetto alla propria estensione territoriale (10).

Considerato che non tutti i comuni hanno adeguato il proprio strumento urbanistico al PAI, per colmare la mancanza di informazioni derivanti da un quadro del dissesto non completo, la Regione Piemonte ha provveduto ad elaborare specifici criteri, approvati con la DGR n. 25-7286 del 30 luglio 2018, ora abrogata e confluita nella DGR n. 8-905 del 24 marzo 2025 contenente i “Criteri e indirizzi in materia di difesa del suolo e pianificazione territoriale e urbanistica”, in base ai quali gli uffici regionali possono predisporre le carte del dissesto dei comuni non ancora adeguati al PAI, propedeutiche alla redazione delle necessarie varianti agli strumenti urbanistici.

La citata DGR n. 8-905 conferma quanto stabilito dalla DGR n. 25-7286 ovvero che il quadro del dissesto individuato dagli uffici regionali debba avere una ricaduta sulle disposizioni urbanistico-edilizie dei comuni inadempienti attraverso l'aggiornamento dell'Elaborato 2 del PAI (quadro dei dissesti), così da rendere cogenti i vincoli derivanti dall'applicazione dell'art. 9 delle Norme di Attuazione (NA) dello stesso PAI.
Fino all'aggiornamento dell'Elaborato 2 del PAI o all’adozione della variante di adeguamento al PAI del Piano Regolatore Generale (PRG), le citate DGR stabiliscono che alle aree in dissesto, come sopra individuate, debbano essere applicati i provvedimenti cautelari previsti dall’art. 9 bis della legge urbanistica regionale n. 56/1977 (LUR), che prevedono limitazioni all’uso del territorio.

Tra il 2020 e il 2022, sono state predisposte le cartografie del dissesto riguardanti 95 comuni che hanno portato ad aggiornare l’elaborato 2 del PAI con decreto dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po n. 62/2024 del 26 agosto 2024. Tali comuni, pur non possedendo uno studio geomorfologico e idrogeologico di dettaglio, sono quindi stati inclusi nel conteggio di quelli adeguati al PAI, e differenziati dagli altri in Figura 1 con un retino.

Figura 1. Stato di adeguamento al PAI nei Comuni piemontesi
Figura 2. Numero di comuni adeguati al PAI, suddivisi per provincia
Figura 3. Percentuale di comuni adeguati al PAI, suddivisi per provincia

Nel corso del 2024 le attività sono proseguite con la predisposizione del quadro del dissesto dei 19 comuni facenti parte dell'ex Comunità Montana Val Curone, Grue e Ossona ai fini dell'aggiornamento dell'elaborato 2 del PAI e, nelle more di tale aggiornamento, dell'applicazione dei provvedimenti cautelari previsti dall'art. 9 bis della LUR, che sono stati applicati nel maggio 2025 con apposite deliberazioni della Giunta regionale.

Nel 2025 le attività sono proseguite predisponendo il quadro del dissesto di ulteriori 34 comuni che hanno iniziato in passato delle procedure urbanistiche di adeguamento al PAI ma che non hanno concluso l’iter di approvazione dello strumento urbanistico. Per tali comuni, nel corso del 2026, verrà valutata l’opportunità di applicare i provvedimenti cautelari previsti dall’art. 9 bis della LUR.

È da evidenziare che, per quanto riguarda i comuni non ancora adeguati al PAI, alle aree in dissesto individuate dal PAI o dal Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), si applicano comunque le disposizioni dell’art. 9 delle NA dello stesso PAI.

Processo di acquisizione ed elaborazione dati, finalizzato alla digitalizzazione delle cartografie di sintesi dell’idoneità geologica all’utilizzo urbanistico dei piani regolatori comunali, anche a supporto del progetto "Scheda del territorio"

Durante il 2025 è proseguito, seppur a ritmo contenuto, il lavoro di raccolta dei dati derivanti dalle carte di sintesi della pericolosità geomorfologica presenti nei piani regolatori comunali e redatte in accordo con quanto previsto dalla circolare 7/LAP del 1996. Tale progetto, iniziato nel 2022 in collaborazione con i tecnici del CSI Piemonte, è finalizzato a rendere fruibili ai soggetti interessati questa tipologia di dati urbanistici. Il servizio è accessibile al pubblico attraverso il Geoportale Piemonte (visualizza/sezione Difesa del Suolo) ed il servizio online Scheda del territorio. Al momento sono state caricate le carte di sintesi di 682 comuni, di cui 40 acquisite nell’arco dell’anno. In particolare il lavoro si è concentrato sulla provincia di Torino e sulla provincia di Biella. Per quanto riguarda i dati di quest’ultima, sono stati utilizzati i dati presenti sul Geoportale della Provincia di Biella. I dati in questione, prima di essere utilizzati, sono stati esaminati dal Settore Geologico per verificare la conformità rispetto agli standard regionali, in particolare per quanto concerne il recepimento delle eventuali prescrizioni ex officio.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Al fine di poter disciplinare le azioni riguardanti la difesa idrogeologica del territorio, la Regione Piemonte deve poter disporre di una conoscenza aggiornata delle situazioni di dissesto.
Uno strumento utile al raggiungimento di tale scopo è rappresentato dagli strumenti urbanistici comunali, che contengono gli studi geologici relativi al quadro del dissesto redatti alla scala locale e che forniscono indicazioni circa la pericolosità geologica e la relativa idoneità all’utilizzo urbanistico del territorio.

Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), approvato nel 2001, obbliga i comuni ad effettuare, attraverso la revisione dei propri strumenti urbanistici, la verifica delle effettive situazioni di dissesto e di rischio idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio rispetto a quelle individuate dal Piano. A più di 24 anni dall’entrata in vigore del PAI, buona parte dei comuni piemontesi (1048) ha adeguato il proprio strumento urbanistico al PAI: in tale computo sono stati inseriti i Comuni che hanno portato a termine la procedura urbanistica di adeguamento al PAI e quelli che sono stati esonerati da tale adempimento (con Delibere di Giunta regionale nei primi anni 2000) perché già dotati di uno studio idrogeologico ritenuto, all’epoca dell’esonero, soddisfacente i criteri della Circolare P.G.R. dell'8 maggio 1996 n. 7/lap che forniva le specifiche tecniche per l’elaborazione degli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici. I restanti Comuni piemontesi possono essere suddivisi tra quelli che non hanno ancora proceduto alle necessarie verifiche (28) e quelli che hanno tuttora le procedure di adeguamento in corso (104), specificando che in tale categoria sono ricompresi anche quei Comuni che hanno portato a termine un adeguamento parziale, rispetto alla propria estensione territoriale (10).

Considerato che non tutti i comuni hanno adeguato il proprio strumento urbanistico al PAI, per colmare la mancanza di informazioni derivanti da un quadro del dissesto non completo, la Regione Piemonte ha provveduto ad elaborare specifici criteri, approvati con la DGR n. 25-7286 del 30 luglio 2018, ora abrogata e confluita nella DGR n. 8-905 del 24 marzo 2025 contenente i “Criteri e indirizzi in materia di difesa del suolo e pianificazione territoriale e urbanistica”, in base ai quali gli uffici regionali possono predisporre le carte del dissesto dei comuni non ancora adeguati al PAI, propedeutiche alla redazione delle necessarie varianti agli strumenti urbanistici.

La citata DGR n. 8-905 conferma quanto stabilito dalla DGR n. 25-7286 ovvero che il quadro del dissesto individuato dagli uffici regionali debba avere una ricaduta sulle disposizioni urbanistico-edilizie dei comuni inadempienti attraverso l'aggiornamento dell'Elaborato 2 del PAI (quadro dei dissesti), così da rendere cogenti i vincoli derivanti dall'applicazione dell'art. 9 delle Norme di Attuazione (NA) dello stesso PAI.
Fino all'aggiornamento dell'Elaborato 2 del PAI o all’adozione della variante di adeguamento al PAI del Piano Regolatore Generale (PRG), le citate DGR stabiliscono che alle aree in dissesto, come sopra individuate, debbano essere applicati i provvedimenti cautelari previsti dall’art. 9 bis della legge urbanistica regionale n. 56/1977 (LUR), che prevedono limitazioni all’uso del territorio.

Tra il 2020 e il 2022, sono state predisposte le cartografie del dissesto riguardanti 95 comuni che hanno portato ad aggiornare l’elaborato 2 del PAI con decreto dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po n. 62/2024 del 26 agosto 2024. Tali comuni, pur non possedendo uno studio geomorfologico e idrogeologico di dettaglio, sono quindi stati inclusi nel conteggio di quelli adeguati al PAI, e differenziati dagli altri in Figura 1 con un retino.

Figura 1. Stato di adeguamento al PAI nei Comuni piemontesi
Figura 2. Numero di comuni adeguati al PAI, suddivisi per provincia
Figura 3. Percentuale di comuni adeguati al PAI, suddivisi per provincia

Nel corso del 2024 le attività sono proseguite con la predisposizione del quadro del dissesto dei 19 comuni facenti parte dell'ex Comunità Montana Val Curone, Grue e Ossona ai fini dell'aggiornamento dell'elaborato 2 del PAI e, nelle more di tale aggiornamento, dell'applicazione dei provvedimenti cautelari previsti dall'art. 9 bis della LUR, che sono stati applicati nel maggio 2025 con apposite deliberazioni della Giunta regionale.

Nel 2025 le attività sono proseguite predisponendo il quadro del dissesto di ulteriori 34 comuni che hanno iniziato in passato delle procedure urbanistiche di adeguamento al PAI ma che non hanno concluso l’iter di approvazione dello strumento urbanistico. Per tali comuni, nel corso del 2026, verrà valutata l’opportunità di applicare i provvedimenti cautelari previsti dall’art. 9 bis della LUR.

È da evidenziare che, per quanto riguarda i comuni non ancora adeguati al PAI, alle aree in dissesto individuate dal PAI o dal Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), si applicano comunque le disposizioni dell’art. 9 delle NA dello stesso PAI.

Processo di acquisizione ed elaborazione dati, finalizzato alla digitalizzazione delle cartografie di sintesi dell’idoneità geologica all’utilizzo urbanistico dei piani regolatori comunali, anche a supporto del progetto "Scheda del territorio"

Durante il 2025 è proseguito, seppur a ritmo contenuto, il lavoro di raccolta dei dati derivanti dalle carte di sintesi della pericolosità geomorfologica presenti nei piani regolatori comunali e redatte in accordo con quanto previsto dalla circolare 7/LAP del 1996. Tale progetto, iniziato nel 2022 in collaborazione con i tecnici del CSI Piemonte, è finalizzato a rendere fruibili ai soggetti interessati questa tipologia di dati urbanistici. Il servizio è accessibile al pubblico attraverso il Geoportale Piemonte (visualizza/sezione Difesa del Suolo) ed il servizio online Scheda del territorio. Al momento sono state caricate le carte di sintesi di 682 comuni, di cui 40 acquisite nell’arco dell’anno. In particolare il lavoro si è concentrato sulla provincia di Torino e sulla provincia di Biella. Per quanto riguarda i dati di quest’ultima, sono stati utilizzati i dati presenti sul Geoportale della Provincia di Biella. I dati in questione, prima di essere utilizzati, sono stati esaminati dal Settore Geologico per verificare la conformità rispetto agli standard regionali, in particolare per quanto concerne il recepimento delle eventuali prescrizioni ex officio.

Anno
2026