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PM2.5

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nuvole e sole
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Il PM2.5 corrisponde alla frazione fine del particolato - nella quale generalmente sono presenti i composti più tossici, ed è costituito da particelle aventi diametro aerodinamico inferiore a 2.5 μm.  

Si tratta della polvere respirabile in grado di penetrare profondamente nei polmoni giungendo sino ai bronchi secondari.

 La normativa italiana relativa alla qualità dell'aria ambiente prevede per il PM2.5 un valore limite annuale per la protezione della salute umana pari a 25 µg/m³.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

Per una descrizione più approfondita dell'inquinante si rimanda alla pagina dedicata di Arpa Piemonte - Inquinanti atmosferici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/inquinanti-atmosferici

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-08-13;155

Anno
2026
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PM10

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Nelle aree urbane, il particolato PM10 rappresenta attualmente l'inquinante di maggiore impatto. Il PM10 è costituito da particelle solide e liquide sospese in atmosfera con un diametro inferiore a 10 µm. Queste particelle possono provenire direttamente da diverse fonti, quali il traffico veicolare, gli impianti di riscaldamento e le attività produttive, oppure formarsi indirettamente attraverso la trasformazione in atmosfera di composti gassosi precursori.

Informazioni e risorse aggiuntive

Per una descrizione più approfondita dell'inquinante si rimanda alla pagina dedicata di Arpa Piemonte - Inquinanti atmosferici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/inquinanti-atmosferici

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-08-13;155

Anno
2026
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Biossido di azoto (NO₂)

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Il biossido di azoto è tra gli  ossidi di azoto quello di maggiore interesse per la protezione della salute umana; tale inquinante - di origine sia primaria sia secondaria e con un ruolo importante nelle reazioni fotochimiche nonché di precursore degli ioni nitrato presenti nel particolato - ha tra le principali fonti emissive il traffico veicolare e la produzione di energia termica.
Nel 2025 il biossido di azoto prosegue sul territorio regionale il lento trend discendente in atto negli ultimi 30 anni ed interrotto nel 2017 a causa di una meteorologia particolarmente sfavorevole alla dispersione degli inquinanti. 
A partire dal 2019 non si sono più registrati superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (200 µg/m³ da non superarsi per più di 18 volte nel corso dell’anno) in nessuna postazione di monitoraggio presente sul territorio regionale.

Informazioni e risorse aggiuntive

Per una descrizione più approfondita dell'inquinante si rimanda alla pagina dedicata di Arpa Piemonte - Inquinanti atmosferici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/inquinanti-atmosferici

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-08-13;155

Anno
2026
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Monitoraggio della qualità dell'aria

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monitoraggio della qualità dell'aria
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Il monitoraggio della qualità dell'aria è condotto con metodologie comparabili in tutta l'Unione Europea sulla base della Direttiva 2008/50/EC “Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa” che identifica il miglioramento della qualità dell’aria come un obiettivo chiave della legislazione ambientale con l'intento di ridurre il numero di decessi legati all’inquinamento.

Centrale è l'informazione al pubblico sul livello di inquinamento e sui rischi connessi.
La direttiva in particolare definisce le soglie per la valutazione di ciascuna sostanza inquinante, i criteri per il metodo di valutazione e stabilisce i limiti, gli obiettivi e gli obblighi che gli Stati membri devono raggiungere entro un determinato periodo.

La direttiva richiede la comunicazione dei risultati della valutazione e le informazioni relative ai piani e programmi messi in campo, per consentire alla Commissione di valutare il rispetto delle disposizioni delle direttive. Inoltre, prevede che alla Commissione, agli Stati membri, agli stakeholder, alla Agenzia Europea dell’Ambiente e a tutti i cittadini siano fornite informazioni armonizzate sui dati misurati e la valutazione e gestione della qualità dell’aria.

Infine, la 2008/50/EC spinge sull’ottenimento di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente che supportino il monitoraggio delle tendenze a lungo termine e garantisce che le informazioni siano sempre messe a disposizione dei cittadini.

La successiva Decisione 2011/850/UE, meglio conosciuta come IPR “Implementing Provision on Reporting” della direttiva sulla qualità dell’aria, supporta la notifica e lo scambio di informazioni e facilita l’elaborazione dei dati mediante l’uso di avanzati strumenti elettronici e portali web.

La lettura combinata della direttiva e della decisione evidenzia degli importanti dettagli, quali:

  • zonizzazione territoriale e gli agglomerati urbani chiariscono qual è la scala di valutazione e gestione della qualità dell’aria;
  • i punti di campionamento usati per la valutazione della qualità dell’aria ambiente sono basati sull’esposizione della popolazione e la tutela dell’ambiente;
  • metodi di misurazione di riferimento sono stabiliti e così pure i livelli critici;
  • sono da monitorare le concentrazioni di ozono (O3), biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), ossidi totali di azoto (NOx), le particelle (PM10 e PM2,5), piombo (Pb), benzene (BTX) e monossido di carbonio (CO);
  • l’utilizzo dei modelli di diffusione trasporto per la valutazione della qualità dell’aria ambiente, dopo una opportuna convalida dei dati.

Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a rendere disponibili le informazioni in una forma “machine readable” standardizzata in linea con l’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità Europea (INSPIRE).

La Commissione ha realizzato un portale della qualità dell’aria ambiente per raccogliere i dati e renderli accessibili a tutti i Paesi membri e ai Paesi vicini che vogliano aderire su base volontaria.

Per il pubblico è importante disporre di dati aggiornati che siano facili da capire e di facile accesso.

Inoltre, per la comunità scientifica indipendente, è molto importante disporre di informazioni aggiornate in un formato standardizzato.

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa http://data.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

2011/850/UE: Decisione di esecuzione della Commissione, del 12 dicembre 2011, recante disposizioni di attuazione delle direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda lo scambio reciproco e la comunicazione di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente http://data.europa.eu/eli/dec_impl/2011/850/oj

Direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2007, che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire) http://data.europa.eu/eli/dir/2007/2/oj

European Air Quality Portal The Data and Information Gateway on Air Quality in Europe https://aqportal.discomap.eea.europa.eu/

Air - European Commission (europa.eu) https://environment.ec.europa.eu/topics/air_en
 

Anno
2026
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Criosfera e Territorio

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Un elemento caratteristico dell’area montana è rappresentato dalla criosfera, definita come la “porzione della Terra in cui l’acqua si trova allo stato solido”. In ambito alpino fanno parte della criosfera la neve stagionale e quella perenne, i ghiacciai, il permafrost, il terreno congelato e il ghiaccio che si forma su corsi d'acqua e laghi.

La criosfera, modificato da IPCC – AR4 WGI Chapter 4: Observations: Changes in Snow, Ice, and Frozen Ground - Fonte https://learnweather.com/
I ghiacciai

I ghiacciai sono la componente della criosfera più rappresentativa dell’alta montagna. Nascono dall’accumulo e dalla trasformazione della neve in ghiaccio che avviene a causa dell'azione del gelo e della compattazione progressiva degli strati nevosi. Se la massa di ghiaccio supera lo spessore di alcune decine di metri tende a deformarsi plasticamente e a scorrere verso il basso a causa della forza di gravità, formando delle lingue più o meno allungate all’interno delle valli.

L’evoluzione dei ghiacciai è direttamente collegata alle condizioni climatiche e, in particolare, al regime delle precipitazioni nevose e della temperatura dell’aria. Infatti, l’intensa riduzione areale dei ghiacciai in tutte le catene montuose a livello mondiale, che ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni, è sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti delle variazioni climatiche in atto. 

Oltre ad essere importanti indicatori climatici, i ghiacciai costituiscono una risorsa fondamentale sotto il profilo idrico, energetico, paesaggistico e turistico. I ghiacciai rivestono infatti grande importanza per il regime idrico, in quanto immagazzinano le precipitazioni nel corso delle stagioni, degli anni e persino dei decenni o dei secoli. In particolare, durante i periodi di siccità estiva, i ghiacciai contribuiscono in maniera determinante al deflusso di numerosi corsi d’acqua alpini e di molti fiumi principali, come il Po.

Lo studio ed il monitoraggio dei ghiacciai assumono quindi un'importanza crescente, non solo per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici in quota, ma anche come base conoscitiva per una gestione razionale di una risorsa strategica e dei rischi naturali che caratterizzano le attuali aree alpine, oggi in profonda trasformazione. 

Il permafrost

Tra le componenti della criosfera, il permafrost è sicuramente l’elemento più difficile da osservare, benché sia quello più diffuso al mondo, e per questo motivo viene definito come “la componente nascosta della criosfera”. 

Il permafrost (contrazione dei termini inglesi “perennially frozen ground”) viene definito come terreno o roccia che presenta una temperatura minore o uguale a 0 °C per almeno due anni consecutivi, indipendentemente dalla presenza di ghiaccio.

La presenza di ghiaccio, quindi, non rappresenta un elemento imprescindibile nella definizione di permafrost: il materiale può infatti essere secco o contenere acqua allo stato liquido, anche se le temperature sono inferiori a 0 °C, ad esempio per effetto della presenza di sali disciolti o di falde in pressione che abbassano la temperatura di congelamento. 

Lo studio e il monitoraggio del permafrost sono relativamente recenti, ma hanno conosciuto negli ultimi anni un forte sviluppo anche grazie alla crescente attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale nelle aree di alta quota.

Il permafrost è è strettamente legato alle condizioni climatiche sia globali sia locali ed il suo monitoraggio fornisce un contributo fondamentale alla comprensione dei cambiamenti climatici in area montana, dei rischi naturali in alta quota e sul ciclo idrologico nelle regioni d'alta quota.

Informazioni e risorse aggiuntive

In questo sito Neve

Anno
2026
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Territorio protetto e biodiversità

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I dati sulla biodiversità in Piemonte evidenziano che il territorio piemontese è caratterizzato da una grande varietà di specie animali e vegetali. 

La presenza in Piemonte di 3 zone biogeografiche (alpina, continentale e mediterranea) garantisce un buon livello di biodiversità malgrado l’elevato grado di urbanizzazione, la presenza antropica diffusa e un elevato consumo di suolo.

In sintesi:
  • Specie vegetali: sono presenti più di 4.200 specie (Fonte: Banche Dati Naturalistiche della Regione Piemonte); inoltre per quanto riguarda le piante vascolari il Piemonte è la regione italiana più ricca di specie;
  • Fauna: 400 specie di uccelli, 113 specie di mammiferi, 56 di rettili e anfibi, 81 di pesci, 3730 di invertebrati, 20 di altri gruppi (Fonte: Banche Dati Naturalistiche della Regione Piemonte).

Studi recenti condotti su tutto l’arco alpino hanno evidenziato che le Alpi sudoccidentali sono l’area che ospita la più elevata diversità floristica e il maggior numero di specie endemiche e rare della flora di alta montagna di tutte le Alpi.

Gli aspetti negativi

Una problematica che minaccia la biodiversità regionale è rappresentata dalla presenza di un elevato numero di specie esotiche vegetali e animali.

Per quanto riguarda la componente vegetale, le entità censite sono 371, si tratta di un valore che corrisponde al 36% delle 1.023 specie vegetali esotiche segnalate in Italia e che colloca il Piemonte al terzo posto in Italia come numero di specie esotiche presenti.

Tuttavia, la biodiversità si distribuisce in maniera disomogenea sul territorio a causa di diversi fattori di frammentazione sia naturali che antropici (principalmente l’incremento del consumo di suolo, la presenza antropica diffusa, lo sviluppo dell’agricoltura intensiva). 

Questi fattori determinano una riduzione del livello di biodiversità e del livello di connessione ecologica del territorio e quindi aumentano il rischio di estinzione di singole specie e una generale riduzione del livello di resilienza del territorio. Se le aree in cui si trovano distribuite le specie vengono connesse tra loro mediante dei corridoi ecologici, si creano i presupposti per ridurre il livello di frammentazione e isolamento delle popolazioni mediante la creazione di quella che viene definita Rete Ecologica.

Anche i cambiamenti climatici rappresentano una  minaccia diretta per la biodiversità: l’aumento delle temperature e  le variazioni dei regimi delle precipitazioni influenzano gli ambienti naturali modificandone gli equilibri.

Gli aspetti positivi

La varietà di habitat e specie ancora presenti sul territorio regionale

La presenza di 3 zone biogeografiche (alpina, continentale e mediterranea) garantisce una notevole varietà di ambienti e di specie sul territorio piemontese; infatti, malgrado le diverse pressioni ambientali è presente ancora un buon livello di biodiversità.

La percentuale di territorio sottoposto a protezione

Il territorio sottoposto a protezione costituito da RN2000 + Aree Protette + Altre Aree (Zone contigue e Zone naturali di salvaguardia) si estende per 463.497 ettari complessivi interessando più del 18% del territorio regionale, rappresentando così la base della Rete Ecologica Regionale.

Anno
2026
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Contaminazione diffusa del suolo

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Il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre, costituito da una combinazione di componenti minerali e organici, acqua, aria e da una grande varietà di organismi viventi.

È un sistema dinamico e complesso, che svolge funzioni fondamentali per l’ambiente e per le attività umane: produce alimenti e biomassa, regola i cicli dell’acqua, del carbonio e dei nutrienti, ospita una parte significativa della biodiversità terrestre e contribuisce alla protezione delle acque sotterranee e alla regolazione del clima.

Poiché i processi di formazione del suolo sono estremamente lenti, il suolo è considerato una risorsa di fatto non rinnovabile su scala umana e particolarmente vulnerabile al degrado.

La conoscenza della qualità e dello stato di salute dei suoli è un presupposto fondamentale per la tutela dell’ambiente, la sicurezza alimentare, la protezione della salute umana e una gestione sostenibile del territorio.

La Direttiva (UE) 2025/2360 dell’Unione Europea riconosce il suolo come una risorsa limitata e strategica, la cui salute dipende dal suo stato fisico, chimico e biologico e dalla capacità di mantenere nel tempo le proprie funzioni. La Direttiva individua tra le principali forme di degradazione del suolo la contaminazione, l’erosione, la compattazione, l’impermeabilizzazione e l’artificializzazione, l’eccesso o l’esaurimento dei nutrienti, l’acidificazione, la salinizzazione nonché la perdita di carbonio organico, biodiversità e attività biologica del suolo.

Il suolo può essere interessato da differenti forme di contaminazione: in alcuni casi l’inquinamento è riconducibile a fonti puntuali, che incidono su aree limitate e sono attribuibili a una singola attività o a un soggetto chiaramente individuabile; in altri casi, invece, la contaminazione deriva da fonti diffuse, non riconducibili a un’unica origine, che interessano porzioni estese di territorio. 

La contaminazione diffusa del suolo si configura come un’alterazione chimica, fisica o biologica che può compromettere la qualità del suolo e le sue funzioni ambientali.

La contaminazione diffusa del suolo è spesso il risultato di molteplici attività umane svolte nel tempo. Le attività industriali, il traffico veicolare, gli impianti di produzione energetica e di trattamento dei rifiuti, il riscaldamento domestico e altre fonti emissive rilasciano inquinanti in atmosfera che, depositandosi al suolo, possono accumularsi progressivamente e persistere per lunghi periodi prima di essere degradati o trasportati dalle acque.

Anche l’attività agricola contribuisce alla contaminazione diffusa del suolo: l’uso prolungato di concimi, prodotti fitosanitari, liquami zootecnici e fanghi di depurazione può determinare un progressivo accumulo di metalli pesanti e altri contaminanti.

Ulteriori contributi possono derivare dalla dispersione di contaminanti attraverso il ruscellamento superficiale, le esondazioni fluviali, l’irrigazione con acque di qualità non ottimale e il riutilizzo di materiali e matrici residuali sul suolo. Anche la presenza di infrastrutture, l’urbanizzazione diffusa e l’artificializzazione del territorio possono favorire l’accumulo di sostanze inquinanti nel tempo.

La contaminazione diffusa del suolo può determinare impatti rilevanti e di lungo periodo sulla qualità dell’ambiente, sulla salute delle popolazioni esposte e sulle attività economiche che dipendono dalle risorse del suolo, quali agricoltura, gestione del territorio e uso sostenibile degli ecosistemi.

Un ulteriore elemento di complessità nella valutazione della contaminazione del suolo è rappresentato dalla presenza naturale di alcuni elementi chimici, in particolare metalli e metalloidi, legata alle caratteristiche geologiche dei materiali parentali e ai processi di formazione dei suoli. In determinati contesti territoriali, concentrazioni anche elevate di tali sostanze possono quindi riflettere condizioni naturali di fondo, piuttosto che essere riconducibili a fenomeni di inquinamento di origine antropica. In questo contesto la distinzione tra fondo naturale geochimico e contaminazione di origine antropica assume un ruolo centrale nella corretta valutazione dello stato di qualità dei suoli.  

Arpa Piemonte realizza un programma di monitoraggio ambientale sistematico dei suoli regionali tramite la Rete ARPA Piemonte di monitoraggio ambientale dei suoli, finalizzato a valutare la presenza, l’origine (naturale, naturale antropica e antropica), l’intensità e la distribuzione spaziale dei potenziali contaminanti del suolo.
 

Anno
2026
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Consumo di suolo

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Il consumo di suolo è il processo associato alla perdita della risorsa ambientale fondamentale, limitata e non rinnovabile, dovuta all’occupazione della superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale con una copertura artificiale.

 E' un fenomeno legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali ed è prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio.

Il consumo di suolo è, quindi, definito come la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).

L’impermeabilizzazione del suolo, ovvero la copertura permanente di parte del terreno con materiali artificiali (quali asfalto o calcestruzzo) per la costruzione, ad esempio, di edifici e strade, costituisce la forma più evidente e diffusa di copertura artificiale.

Da notare che esistono altre forme di consumo di suolo che vanno dalla perdita totale della “risorsa suolo” attraverso la rimozione per escavazione (comprese le attività estrattive a cielo aperto), al degrado ed alla perdita parziale della funzionalità della risorsa a causa di fenomeni quali ad esempio, la compattazione che non sono contabilizzate nel rapporto.

L’Europa e le Nazioni Unite ci richiamano alla tutela del suolo, del patrimonio ambientale e del paesaggio e al riconoscimento del valore del capitale naturale. Le istituzioni internazionali ci chiedono inoltre di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030. 

In sintesi, gli obiettivi da raggiungere sono:  

  • l’azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050 ( Parlamento europeo e Consiglio, 2013 );
  • la protezione adeguata del suolo anche con l’adozione di obiettivi relativi al suolo in quanto risorsa essenziale del capitale naturale entro il 2020 ( Parlamento europeo e Consiglio, 2013 );
  • l’allineamento del consumo alla crescita demografica reale entro il 2030 ( UN, 2015 );
  • il bilancio non negativo del degrado del territorio entro il 2030 ( UN, 2015 ). 

L’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo era stato proposto a livello europeo già con la Strategia tematica per la protezione del suolo del 2006 mai diventata cogente.

Questo obiettivo generale è stato ulteriormente richiamato nel 2011, con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse , nella quale si propone il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere, in Europa, entro il 2050. La Commissione ha ritenuto utile anche indicare le priorità di azione e le modalità per raggiungere tale obiettivo e, nel 2012, ha pubblicato  le linee guida per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo al fine di promovuore politiche e azioni da definire dettagliatamente negli Stati membri.

A fine 2021 la Commissione Europea ha approvato infine la nuova  strategia dell’UE per il suolo per il 2030, per ribadire come la salute del suolo sia essenziale per conseguire gli obiettivi in materia di clima e di biodiversità del Green Deal europeo. La strategia oltre a prevedere che L'UE debba conseguire un consumo netto di suolo pari a zero entro il 2050, chiede che gli stati membri integrino la "gerarchia del consumo di suolo" nei piani comunali e diano priorità al riutilizzo e al riciclo di terreni già costruiti e impermeabilizzati. 

Gerarchia del consumo di suolo - Strategia dell'UE per il suolo per il 2030. Fonte Commissione Europea.

Il 12 novembre 2025 in sede UE è stata adottata la nuova direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo.  Rispetto all’attesa legge sulla salute del suolo, annunciata nella Strategia europea del suolo per il 2030, la Commissione Europea ha optato per un approccio a due tempi. La commissione in questo modo ha anticipato il monitoraggio e la valutazione della qualità dei suoli rispetto all’entrata in vigore di stringenti limiti di legge, i quali sono rimandati alla fase di valutazione della direttiva, sei anni dopo la sua approvazione. La direttiva fissa tre obiettivi principali:

  • la creazione di un sistema coerente di monitoraggio del suolo,
  • l’adozione di pratiche sostenibili di gestione del suolo,
  • la gestione dei siti contaminati.

Da più parti si sono sollevate perplessità sulla scelta di rimandare al futuro l’individuazione di obiettivi e azioni più stringenti per la tutela del suolo, tuttavia è opinione comune che si tratti dell’ unico testo che poteva essere approvato in questo momento .

A livello nazionale il tema del consumo di suolo è stato ripreso nel 2022 dal Piano per la Transizione Ecologica (PTE). L'obiettivo dichiarato è di arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo e allineandosi alla data fissata dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’azzeramento del consumo di suolo, secondo il PTE, deve avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste. Si tratta di una misura chiave anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, da normare attraverso una legge nazionale dedicata, come già richiamato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Informazioni e risorse aggiuntive

Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse http://ec.europa.eu/environment/resource_efficiency/about/roadmap/index_en.htm

Strategia UE per il Suolo per il 2030: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52021DC0699

DIRETTIVA (UE) 2025/2360 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 12 novembre 2025 sul monitoraggio e la resilienza del suolo (direttiva sul monitoraggio del suolo https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202502360

Anno
2026
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Acque di balneazione

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In Piemonte sono monitorate acque di balneazione interne che riguardano i laghi Avigliana, Candia, Mergozzo, Viverone, Orta, Maggiore, Sirio e i torrenti San Bernardino e Cannobino. 

Il monitoraggio si svolge nel periodo della stagione balneare, cioè quando le condizioni climatiche consentono di fare il bagno, normalmente dal 15 maggio al 30 settembre in Piemonte.

Laghi e torrenti costituiscono ambienti ad alto valore ecologico, paesaggistico, sociale ed economico e sono elementi rilevanti del paesaggio, formano importanti riserve d’acqua e permettono l’esercizio di numerose attività, sia ricreative sia economiche (balneazione, pesca, turismo e sport). 

Proprio a causa delle loro molteplici possibilità di utilizzo sono spesso sottoposti ad una pressione elevata e necessitano quindi particolare attenzione nella loro gestione.

Anno
2026
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Acque sotterranee

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Il substrato dei settori di pianura e dei principali fondovalle piemontesi è formato da elevati spessori di sedimenti alluvionali legati ai processi di formazione della catena alpina e ai successivi cicli di erosione e deposizione.

Queste successioni sedimentarie, ubicate a varia profondità con alternanze di livelli permeabili e impermeabili in funzione del relativo assetto idrogeologico, costituiscono un importante serbatoio di acque sotterranee, da cui prelevare sia risorse di buona qualità per uso potabile sia risorse ai fini industriali, agricoli o di altra natura.

Le attività di monitoraggio sono finalizzate a fornire informazioni sullo stato generale della qualità delle acque sotterranee, a scala regionale, in relazione al contesto idrogeologico di riferimento.

La classificazione dello stato chimico e l’individuazione dei corpi idrici sotterranei da sottomettere ad interventi di tutela per il raggiungimento degli obiettivi di qualità previsti, rappresentano un processo sufficientemente esaustivo per riconoscere le criticità esistenti.

Tuttavia, al di là della valutazione del rispetto dei requisiti di legge, sussiste una serie di approfondimenti necessari per comprendere le problematiche che influenzano la qualità delle acque sotterranee e fornire gli elementi utili a perfezionare e indirizzare le successive risposte programmatiche.

Confrontando i giudizi di stato attribuiti ai corpi idrici sotterranei (GWB) nel corso degli anni di monitoraggio ai sensi della direttiva europea sulle acque, si evidenziano alcune discrepanze fra gli stessi.

Questo aspetto non è da interpretare sempre come un cambio di tendenza (migliorativo o peggiorativo) dello stato della risorsa, ma spesso viene chiarito dal grado del Livello di Confidenza (LC) assegnato allo stato chimico del corpo idrico per il periodo di classificazione.

Infatti, la persistenza di situazioni borderline per uno o più contaminanti, che possono esprimere concentrazioni di poco superiori o inferiori agli Standard di Qualità Ambientali o ai Valori Soglia tali da determinarne il cambio di classe, oppure la variazione di un unico risultato puntuale che rappresenta una porzione importante del corpo idrico sotterraneo, producono un effetto determinante sul calcolo dell’indice di stato senza essere necessariamente associati ad un sostanziale cambio di tendenza con ripercussioni sotto il profilo ambientale.

Anno
2026
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