Leattività di monitoraggio avviate a livello regionale tramite la Rete ARPA Piemonte di monitoraggio ambientale dei suoli, costituiscono una base conoscitiva fondamentale per l’attuazione degli obiettivi della Direttiva (UE) 2025/2360, nota come Soil Monitoring Law, , contribuendo a integrare la tutela del suolo nelle più ampie strategie ambientali e di pianificazione territoriale.
La Direttiva (UE) 2025/2360 rappresenta una svolta rilevante nella politica ambientale europea, poiché riconosce il suolo come compartimento ambientale strategico, al pari di aria e acqua, colmando un vuoto normativo che ha caratterizzato a lungo il quadro di riferimento comunitario.
Per la prima volta viene infatti istituito un quadro normativo unitario e armonizzato per il monitoraggio, la valutazione e la tutela della salute dei suoli agricoli, naturali e urbani, promuovendo un approccio sistemico basato su dati comparabili e scientificamente fondati.
L’obiettivo generale della Direttiva è garantire che i suoli europei possano continuare a fornire servizi ecosistemici essenziali, contribuendo alla sicurezza alimentare, alla tutela della salute umana, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla conservazione della biodiversità, in una prospettiva di lungo periodo orientata al raggiungimento di suoli sani entro il 2050.
La Direttiva rafforza il ruolo delle reti di monitoraggio ambientale come strumenti centrali per l’analisi dello stato dei suoli, per l’individuazione delle principali forme di degrado e contaminazione e per il supporto alle politiche di prevenzione e gestione sostenibile della risorsa.
La Direttiva introduce un sistema armonizzato di monitoraggio basato su indicatori chimici, fisici e biologici comuni a livello europeo e prevede la valutazione dello stato di salute del suolo e delle principali pressioni cui esso è sottoposto, tra cui la contaminazione, la perdita di carbonio organico, l’impermeabilizzazione, l’erosione e la compattazione.
È inoltre stabilito un obbligo di raccolta, gestione e rendicontazione periodica dei dati, finalizzato a garantire la confrontabilità delle informazioni tra gli Stati membri e a supportare politiche ambientali coordinate a livello dell’Unione.
Per quanto riguarda la contaminazione del suolo, l’impostazione supera l’approccio limitato ai soli siti contaminati puntuali, considerando la contaminazione del suolo come una pressione ambientale diffusa derivante da apporti distribuiti nello spazio e nel tempo.
In coerenza con questa impostazione, il quadro normativo prevede un monitoraggio armonizzato dello stato chimico, fisico e biologico del suolo su base territoriale, applicabile anche in assenza di sorgenti puntuali, al fine di analizzare le concentrazioni di contaminanti e intercettare fenomeni di accumulo progressivo.
La contaminazione diffusa é interpretata come il risultato di pressioni antropiche, tra cui pratiche agricole, deposizioni atmosferiche, traffico, attività produttive e urbanizzazione, che possono determinare un incremento delle concentrazioni nel suolo senza configurare necessariamente siti contaminati.
La Direttiva estende inoltre il monitoraggio ai contaminanti emergenti, quali PFAS, pesticidi e microplastiche, tipicamente associati a dinamiche di diffusione su vasta scala.
Ne deriva un approccio orientato alla valutazione complessiva dello stato chimico dei suoli, volto a distinguere tra condizioni di fondo e fenomeni di contaminazione, e a integrare il tema dei siti contaminati in un quadro conoscitivo più ampio, basato su sistemi di monitoraggio estesi e continuativi.