TERRITORIO

Attività estrattive

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Le attività estrattive sono classificate in due principali categorie ai sensi dell’art 2 del Regio Decreto n. 1443/1927 “Norme di carattere legislativo per disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere”, che specifica l’appartenenza delle varie sostanze minerali alla categoria ‘Miniera’ (prima categoria), oppure ‘Cava’ (seconda categoria).

I dati qui presentati sono aggiornati a quanto comunicato dagli esercenti di attività estrattive nella Regione Piemonte per l’anno 2023, e sono stati estratti dalla BDAE – Banca Dati Attività Estrattive:

  • per quanto concerne i minerali di 1^ categoria, nel 2023 erano attive 17 Concessioni minerarie, rilasciate per la coltivazione di giacimenti di minerali auriferi, talco, olivina, caolino, argille refrattarie, argille per porcellana e terraglia forte, feldspati. I minerali estratti sono impiegati nell’industria cosmetica, nella produzione di plastica, nell’industria siderurgica e per la produzione di materiali ceramici e refrattari. Alcune Concessioni minerarie per la produzione di feldspato riprendono vecchie discariche di ex cave di granito ottimizzando il recupero di materia prima e il riassetto ambientale di aree degradate e instabili.
  • Le attività di cava, relative ai materiali di 2^ categoria, sono suddivise in tre comparti, in funzione del materiale estratto: 

    - Comparto I - aggregati per le costruzioni e le infrastrutture;
    - Comparto II - pietre ornamentali;
    - Comparto III - materiali industriali.

Nella Regione Piemonte nel 2023 risultavano attive 134 cave di materiali del primo comparto, 111 cave di materiali del secondo comparto e 44 del terzo comparto. 

Le cave del primo comparto sono più distribuite sul territorio piemontese, anche in virtù del valore dei materiali relativamente basso, sul quale non può incidere troppo il costo del trasporto. Fanno eccezione alcuni giacimenti caratterizzati da materiali particolarmente pregiati, che possono rifornire impianti o aree collocate a maggiore distanza.

Le cave del secondo comparto sono storicamente concentrate in aree ben delimitate della Provincia del VCO e dell’area tra Torinese e Cuneese, anche se non mancano piccoli giacimenti localizzati in altre aree. I materiali sono particolarmente pregiati e sono spesso destinati ai mercati esteri.

Il terzo comparto comprende cave di argilla, calcari, dolomie, gessi e materiali silicei. Tali materiali sono destinati ad una successiva lavorazione industriale e possono essere destinati al mercato regionale, regionale o all’esportazione.

La tabella seguente riporta le volumetrie estratte nel 2023 ed il numero di cave e miniere presenti in ciascuna Provincia, suddivise per litotipo. Nella seconda parte di ogni tabella le volumetrie sono aggregate per categoria, distinguendo i materiali di prima categoria da quelli di seconda categoria, e poi per comparto per quanto concerne le cave.

Volumetrie estratte nel 2023 ed il numero di cave e miniere presenti in ciascuna Provincia, suddivise per litotipo
Volumetrie estratte nel 2023 ed il numero di cave e miniere presenti in ciascuna Provincia, suddivise per litotipo
Anno
2026
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Radioattività ambientale

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Il controllo dello stato della radioattività, di origine naturale e artificiale, avviene attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale

Sul territorio piemontese insiste sia la rete nazionale, attualmente coordinata da ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) sia quella regionale, concordata con la Regione Piemonte e focalizzata su alcune realtà specifiche del territorio. 

Fonte Arpa Piemonte

Nell’ambito delle reti vengono analizzate matrici ambientali e alimentari. Il radionuclide artificiale tuttora misurato in ambiente e talvolta anche in alcuni alimenti è il Cs-137, riconducibile essenzialmente all’incidente di Chernobyl del 1986

In alcune matrici, si riscontrano ancora occasionalmente lo Sr-90 e il Plutonio, risalenti ai test nucleari effettuati in atmosfera negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, sebbene in tracce molto deboli.

Fonte Arpa Piemonte

Il fine ultimo delle reti è il calcolo di dose all’individuo rappresentativo della popolazione, dovuta principalmente all’ingestione di alimenti contenenti radionuclidi e all'irraggiamento proveniente dal suolo e dai raggi cosmici.

I livelli di concentrazione dei radionuclidi si sono mantenuti in linea con quelli degli anni precedenti e quindi la dose ricevuta dalla popolazione è rimasta sostanzialmente uguale rispetto al passato.

Fonte Arpa Piemonte

Arpa Piemonte, Dipartimento Tematico Rischi Fisici e Tecnologici, è il riferimento in Piemonte delle reti di monitoraggio della radioattività ambientale. 

In base all’esito delle misure effettuate ogni anno viene stimata la dose efficace all’individuo rappresentativo della popolazione piemontese. 

La dose dovuta alla radioattività artificiale risulta sempre molto inferiore a quella dovuta alla radioattività naturale.

Informazioni e risorse aggiuntive

Cesio 137 - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cesio-137

Stronzio 90 - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Stronzio-90

Plutonio - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Plutonio

Anno
2026
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Foreste, fattori sul territorio

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La gestione sostenibile delle foreste concorre all' obiettivo 15 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica.

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo. Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, oggi definite globalmente come servizi ecosistemici.

Per ribadire l'importanza delle foreste, il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste.

I boschi sono entità ambientali modellate da fattori naturali (clima, geomorfologia, suoli, ecologia delle specie, etc) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.

Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa 1/4 di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la spontanea conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali e vegetali.

I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, poligono del Giappone, buddleja ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.

Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno. Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.

Anno
2026
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Rumore, risposte

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Politiche europee

La Direttiva 2002/49/CE sulla determinazione e la gestione del rumore ambientale, introduce un approccio comune europeo finalizzato a evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi dell'esposizione ambientale al rumore, compreso il fastidio. La normativa europea fornisce inoltre una base di riferimento per lo sviluppo di misure comunitarie di contenimento del rumore generato dalle principali sorgenti, in particolare traffico stradale, ferroviario, aeroportuale e industriale.

Ai sensi della Direttiva, sono progressivamente attuate le seguenti azioni:

  • la determinazione dell'esposizione al rumore ambientale mediante la mappatura acustica, realizzata sulla base di metodi comuni;
  • l'informazione del pubblico sul rumore ambientale e sui relativi effetti;
  • l'adozione, da parte degli Stati membri, di piani d'azione basati sui risultati della mappatura acustica, finalizzati a evitare e ridurre il rumore ambientale laddove necessario, oltre a preservare la qualità acustica nelle aree in cui risulta già buona.

Nel 2021 la Commissione europea ha adottato un piano d'azione "Verso l'inquinamento zero per l'aria, l'acqua e il suolo" nell'ambito del Green Deal europeo.

Dato l'impatto negativo del rumore sulla salute umana e l'elevato numero di persone colpite, la riduzione del rumore ambientale è un obiettivo chiave nell'ambito del piano d'azione per l'inquinamento zero. In particolare, l'obiettivo è quello di ridurre entro il 2030 del 30% rispetto al 2017 il numero di persone cronicamente disturbate dal rumore dei trasporti. Per raggiungere questo obiettivo, la Commissione europea ha individuato le seguenti azioni principali:

  • monitorare i progressi compiuti verso una riduzione del 30% del numero di persone cronicamente disturbate dal rumore entro il 2030;
  • migliorare il quadro normativo sul rumore relativo a pneumatici, veicoli stradali, ferrovie e aeromobili, si a livello dell'UE sia internazionale;
  • valutare i progressi compiuti nel 2022 e verificare l'opportunità di introdurre obiettivi di riduzione del rumore a livello dell'UE nella direttiva sul rumore ambientale (END);
  • migliorare l'integrazione dei piani d'azione per il rumore con i piani di mobilità urbana sostenibile, grazie anche all'stensione del trasporto pubblico pulito e della mobilità attiva.
Politiche nazionali

Gli obiettivi e i principi definiti a livello europeo si affiancano a quelli già individuati dal legislatore nazionale con la Legge 447/95 (Legge quadro sull'inquinamento acustico), sintetizzabili nei seguenti punti principali:

  • regolamentare e disciplinare direttamente la materia dell’inquinamento acustico;
  • definire competenze e funzioni per la gestione dell’inquinamento acustico, nell'ambito di un processo di decentramento amministrativo;
  • affrontare l’inquinamento acustico con un approccio preventivo;
  • riconoscere il rumore tra le cause di degrado ambientale;
  • mettere in relazione l'inquinamento acustico con la tutela della salute;
  • stabilire limiti massimi di  esposizione al rumore, sia nell’ambiente esterno sia negli ambienti abitativi, in funzione delle diverse sorgenti sonore;
  • introdurre un sistema sanzionatorio;
  • stabilire le procedure per il risanamento acustico.

La normativa nazionale è stata successivamente armonizzata con quella comunitaria attraverso l’adozione del Decreto Legislativo 42/2017.

Politiche regionali

L’attuazione della Legge 447/95 è demandata ad un insieme di regolamenti statali e disposizioni di livello regionale.

In Piemonte, con la Legge Regionale 52/00 (Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento acustico), corredata da specifiche delibere della Giunta Regionale, sono stati definiti gli strumenti operativi per la gestione della materia, con i seguenti obiettivi principali:

  • precisare le competenze di regione, province/città metropolitana e comuni;
  • stabilire i criteri tecnici per la predisposizione dei piani di classificazione acustica dei comuni e le relative procedure di approvazione;
  • definire i criteri tecnici per la predisposizione della documentazione previsionale di impatto e clima acustico, necessaria per il rilascio dei titoli autorizzativi per attività potenzialmente rumorose e per insediamenti sensibili;
  • individuare i criteri per il rilascio, da parte dei comuni, delle autorizzazioni in deroga ai limiti acustici.    
Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2002/49/CE sulla determinazione e la gestione del rumore ambientale http://data.europa.eu/eli/dir/2002/49/oj

Legge 447/95 - Legge quadro sull'inquinamento acustico http://www.normattiva.it/eli/id/1995/10/30/095G0477/CONSOLIDATED/20170404

 Decreto Legislativo 42/2017 http://www.normattiva.it/eli/id/2017/04/04/17G00055/CONSOLIDATED/20181231

Legge Regionale 52/00 - Disposizioni per la tutela dell'ambiente in materia di inquinamento acustico http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2000;52

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2026
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Rumore

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato il rumore ambientale come il secondo peggior fattore di stress ambientale in Europa, dietro solo all'inquinamento atmosferico causato dal particolato fine (OMS – Linee Guida sul Rumore Ambientale per la Regione Europea (2018)).
Secondo le Linee guida sul rumore ambientale per la Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stima che, nell’Europa occidentale, il rumore ambientale sia responsabile di una perdita complessiva di anni di buona salute pari a 61.000 DALY’s (Disability-Adjusted Life Years - anni di vita corretti per disabilità) per patologie cardiache, 45.000 per la riduzione delle capacità cognitive nei bambini e ben 903.000 per disturbi del sonno.

L’impatto del rumore risulta ulteriormente aggravato quando si combina con altri fattori di stress ambientale, come l’inquinamento atmosferico o l’esposizione a sostanze chimiche, una situazione particolarmente ricorrente nelle aree urbane.

Il traffico stradale è la principale fonte di inquinamento acustico.
Secondo il rapporto Noise in Europe – 2020, pubblicato dalla Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), si stima che 113 milioni di persone siano esposte a livelli di rumore da traffico, nell’arco delle 24 ore, di almeno 55 dB(A). Nella maggior parte dei paesi, oltre il 50% degli abitanti nelle aree urbane è esposto a livelli di rumore stradale superiori a tale soglia.
In relazione agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, la protezione dal rumore concorre al raggiungimento del Goal 3 - Salute e benessere.
Il tema del rumore è inoltre correlato al Goal 9 - Industria, innovazione e infrastrutture, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che, abbinato all’incremento dei servizi di trasmissione e gestione di grandi moli di dati, rende sempre più concreta la possibilità di realizzare reti diffuse di monitoraggio.
Il contenimento dell’inquinamento acustico è infine un tema connesso al Goal 11 - Città e comunità sostenibili, in quanto la progressiva espansione della popolazione negli agglomerati urbani determina un inevitabile incremento della domanda di mobilità ed un aumento delle attività sociali e di intrattenimento potenzialmente causa di disturbo.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

 

OMS – Linee Guida sul Rumore Ambientale per la Regione Europea (2018) https://www.who.int/europe/publications/i/item/9789289053563

Agenzia Europea per l'Ambiente Noise in Europe – 2025 https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/environmental-noise-in-europe-2025

Agenzia Europea per l'Ambiente Italy noise fact sheet 2021 https://tableau-public.discomap.eea.europa.eu/views/Clean_Noise_Tableau_2021_parameter/Introduction

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2026
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Amianto, risposte sul territorio

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Con l’emanazione della Legge n. 257/1992– che vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto – se è cessata la immissione di nuovi manufatti contenenti amianto non per questo il problema della dispersione di fibre di amianto in aria era da considerarsi risolto.

Da quel momento ha quindi avuto inizio un’importante opera di bonifica tutt’ora in corso, sia con interventi puntali in importanti siti contaminati da amianto che con interventi diffusi per mettere in sicurezza o bonificare le migliaia di piccole e piccolissime possibili sorgenti di fibre, questi ultimi pianificati in Piemonte con un apposito Piano Regionale Amianto.

Risorse e informazioni aggiuntive

LEGGE 27 marzo 1992, n. 257 Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

Legge regionale n. 30 del 14 ottobre 2008  "Norme per la tutela della salute, il risanamento dell'ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell'amianto" http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2008;30

  Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

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2026
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Educazione alla sostenibilità

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Quale ruolo riveste oggi l’educazione ambientale? E quale contributo può offrire nell’ambito più ampio delle politiche per la sostenibilità?

Questi interrogativi costituiscono il punto di partenza per presentare le attività realizzate da Arpa Piemonte nell’anno scolastico 2024/2025

Attraverso un insieme articolato di iniziative rivolte al mondo della scuola, l’Agenzia ha promosso percorsi di informazione, sensibilizzazione e approfondimento sui temi ambientali, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza delle interconnessioni che caratterizzano i sistemi naturali e antropici e del ruolo che ciascun individuo può svolgere nella tutela delle risorse comuni.

In un contesto segnato da rilevanti sfide ambientali, sociali ed economiche, il coinvolgimento delle giovani generazioni assume un’importanza strategica. L’educazione alla sostenibilità rappresenta infatti uno strumento fondamentale per sviluppare conoscenze, competenze e responsabilità necessarie ad affrontare la complessità dei cambiamenti in atto. In tale prospettiva, Arpa Piemonte, pur mantenendo la propria consolidata vocazione tecnico-scientifica, affianca alle attività di monitoraggio, controllo e ricerca un costante impegno educativo rivolto alle scuole e alla cittadinanza.

L’azione educativa dell’Agenzia si fonda sulla convinzione che la costruzione di uno sviluppo sostenibile richieda non soltanto competenze tecniche e scientifiche, ma anche la capacità di comprendere le relazioni tra ambiente, società ed economia e di adottare comportamenti coerenti con i principi della sostenibilità. L’educazione ambientale contribuisce pertanto a promuovere una cultura orientata alla tutela del patrimonio naturale, all’uso responsabile delle risorse e alla salvaguardia delle opportunità per le generazioni future.

Tale impegno trova riferimento nei principali quadri strategici nazionali e internazionali, tra cui l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che riconosce nell’istruzione di qualità (Obiettivo 4) e nella promozione di società inclusive e pacifiche (Obiettivo 16) elementi essenziali per il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità.

Le attività descritte negli approfondimenti illustrano i progetti e le iniziative realizzate da Arpa Piemonte nelle scuole di ogni ordine e grado e sul territorio regionale, con l’intento di contribuire alla diffusione della cultura ambientale e alla crescita della consapevolezza collettiva sui temi della sostenibilità.

Informazioni e risorse aggiuntive 

Arpa Piemonte Educazione alla sostenibilità https://www.arpa.piemonte.it/temi/sostenibilita/educazione-alla-sostenibilita?pid=17

Arpa Piemonte Musica d'Ambiente https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/musica-dambiente
 

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2026
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Rischi naturali, impatti sul Territorio

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Il Piemonte, densamente popolato (oltre 4 milioni di abitanti), caratterizzato da un’economia dinamica e dalla presenza di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, presenta una significativa vulnerabilità ai rischi naturali. Il territorio è infatti frequentemente interessato da fenomeni naturali con impatti rilevanti sia sulla popolazione e sulle attività antropiche, sia sulla morfologia del territorio.

Il rischio naturale è definito come il danno atteso in relazione a un ipotetico scenario di eventi naturali, oppure come quello effettivamente prodotto dal loro verificarsi.

I fattori naturali di rischio, così come i relativi impatti, sono molto vari e vengono analizzati e valutati in modo specifico sul territorio, con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili sia per la prevenzione sia per la gestione degli interventi in caso di eventi naturali.

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2026
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Valutazioni ambientali

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Le valutazioni ambientali sono uno strumento fondamentale per assicurare che lo sviluppo del territorio e le attività umane si svolgano nel rispetto dell’ambiente e della salute delle persone, in linea con il principio di sostenibilità previsto dalle normative europee. 

In Italia, questo equilibrio è regolato dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (il cosiddetto Codice dell’Ambiente), che nella sua Seconda Parte disciplina le procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). A queste si affianca la Valutazione di Incidenza Ecologica (VIEc o VIncA), prevista dall’art. 5 del D.P.R. 357/1997, che ha lo scopo specifico di salvaguardare i siti della Rete Natura 2000.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

Codice dell'Ambiente, Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 https://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

 D.P.R. 357/1997, attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche https://www.normattiva.it/eli/id/1997/10/23/097G0390/CONSOLIDATED

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Radiazioni ionizzanti, risposte sul territorio

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Le norme fondamentali di sicurezza in materia di radiazioni ionizzanti ricalcano le raccomandazioni della Commissione internazionale per la protezione radiologica (ICRP), in particolare quelle contenute nella pubblicazione n. 103 “Raccomandazioni 2007 della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica” che stabilisce lo schema di protezione radiologica. La radioprotezione si basa sull’assunto che l’impiego delle radiazioni ionizzanti comporta costi e benefici per le attività e la salute umana e gli equilibri ambientali; perciò, qualsiasi attività che comporti esposizione a radiazioni ionizzanti deve garantire che il beneficio derivante sia superiore al detrimento sanitario che essa potrebbe causare tramite i principi di giustificazione, ottimizzazione e limitazione della dose e del rischio.

Risulta pertanto fondamentale mantenere alto il livello delle competenze e delle capacità operative di sicurezza nucleare e di radioprotezione e svolgere in maniera continua le attività di:

  • controllo e monitoraggio delle attività connesse alla disattivazione delle installazioni nucleari;
  • controllo e monitoraggio della radioattività nell’ambiente e negli alimenti;
  • controllo sull’impiego di radionuclidi artificiali per scopi medici e/o industriali;

Il livello di radioattività nelle matrici ambientali (aria, acqua e suolo) e il controllo della gestione delle fonti di radiazioni ionizzanti dalla produzione, al trasporto, all’impiego e infine allo smaltimento è demandato a diversi soggetti in ragione delle loro competenze tecniche ed amministrative.

L'autorità di regolamentazione competente in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione in Italia è l'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), costituito in ottemperanza dell’art. 6 del Decreto Legislativo n. 45/2014 in attuazione della Direttiva 2011/70/EURATOM che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi. 

L'ISIN svolge le funzioni e i compiti di autorità nazionale indipendente, come richiesto dalla Direttiva,  per la regolamentazione tecnica, espletando le istruttorie connesse ai processi autorizzativi, le valutazioni tecniche, il controllo e la vigilanza delle installazioni nucleari non più in esercizio e in disattivazione, dei reattori di ricerca, degli impianti e delle attività connesse alla gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, delle materie nucleari, della protezione fisica passiva delle materie e delle installazioni nucleari, delle attività d'impiego delle sorgenti di radiazioni ionizzanti e di trasporto delle materie radioattive, emanando altresì le certificazioni previste dalla normativa vigente in tema di trasporto di materie radioattive stesse. Emana guide tecniche e fornisce supporto ai ministeri competenti nell'elaborazione di atti di rango legislativo nelle materie di competenza.

Il controllo sulla radioattività ambientale è articolato in reti di sorveglianza regionali e rete di sorveglianza nazionale. All’ISIN sono affidate le funzioni di coordinamento tecnico della rete nazionale, al fine di assicurare l’omogeneità dei criteri di rilevamento e delle modalità dei prelievi e delle misure, nonché la diffusione dei dati rilevati e la loro trasmissione alla Commissione europea.

Ad oggi nel nostro Paese il controllo sulle attività nucleari, nonché sulla radioattività ambientale, che possono comportare un’esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti, è regolamentato dal Decreto Legislativo del 31 luglio 2020 n. 101 che stabilisce le norme di sicurezza al fine di proteggere le persone dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti.

La legislazione nazionale vigente assegna compiti e obblighi agli esercenti delle attività che rientrano nel suo campo di applicazione, ma anche alle amministrazioni locali (Prefetture, Regioni e Province autonome) e nazionali (Enti e Ministeri).

Informazioni e risorse aggiuntive

Commissione internazionale per la protezione radiologica ICRP https://www.icrp.org/

ICRP Guide to the System of Radiological Protection http://icrpaedia.org/ICRP%C3%A6dia_Guide_to_the_System_of_Radiological_Protection

Raccomandazioni 2007 della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica https://www.icrp.org/publication.asp?id=ICRP%20Publication%20103%20(Users%20Edition)

Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione ISIN  https://www.isinucleare.it/it

Direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi http://data.europa.eu/eli/dir/2011/70/oj

DECRETO LEGISLATIVO 4 marzo 2014, n. 45 Attuazione della direttiva 2011/70/EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi https://www.normattiva.it/eli/id/2014/03/26/14G00057/CONSOLIDATED

DECRETO LEGISLATIVO 31 luglio 2020, n. 101 Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom e riordino della normativa di settore in attuazione dell'articolo 20, comma 1, lettera a), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 https://www.normattiva.it/eli/id/2020/08/12/20G00121/CONSOLIDATED

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2026
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