Geologia e nivologia

Previsione di innesco delle frane superficiali

Anno
2026

SLOPS (Shallow Landslides Occurence Prediction System)

SLOPS è un modello per il preannuncio delle frane superficiali basato su soglie pluviometriche e opera sia in fase previsionale sia in fase di monitoraggio, in analogia con l’impostazione del Sistema di Allertamento Regionale.

SLOPS distingue diverse unità territoriali di base (Landslides Frequency Zonation), ottenute dall’intersezione tra i poligoni delle aree elementari — definite incrociando mappe tematiche categoriche (litologia e suolo) — e la mappa di densità delle frane storiche avvenute tra il 1990 e il 2016 (circa 33.000 frane superficiali). Da questa elaborazione si ricava la Mappa di suscettibilità per l'innesco di frane superficiali, su cui si basa lo SLOPS per stimare, in ciascuna area, il numero massimo atteso di fenomeni franosi al superamento delle soglie di innesco, secondo una classificazione in quattro classi: Low, Moderate, High, Very High.

Sintesi dei livelli di suscettibilità all'innesco di frane - Fonte Arpa Piemonte

Le soglie pluviometriche sono del tipo Intensità-Durata (trasformate in Cumulata-Durata), ottenute dell’elaborazione statistica delle frane storiche e delle piogge che le hanno causate.

L’analisi degli eventi di frana diffusi e delle piogge a essi associate, condotta per i due contesti territoriali — alpino e collinare/appenninico — ha permesso di individuare le soglie minime di innesco caratteristiche di ciascun ambiente.

Soglie di innesco delle frane superficiali

Tra le soglie di base si articolano tante soglie quanti sono i pluviometri di riferimento inseriti nel modello. Le soglie sono di tipo probabilistico, dove la probabilità che una o più frane si inneschino è funzione dell’entità del superamento:

  • nessuna probabilità – il valore soglia non è raggiunto;
  • bassa probabilità – il valore soglia è raggiunto e/o superato del 10%;
  • media probabilità – il valore soglia è superato tra l’11% e il 30%;
  • alta probabilità – il valore soglia è superato tra il 31% e il 50%;
  • molto alta probabilità – il valore soglia è superato per più del 50%;

Al raggiungimento o superamento di una soglia, si evidenzierà uno Scenario di Innesco, la cui probabilità di accadimento dipenderà dall'entità del superamento stesso, come precedentemente illustrato, secondo il seguente schema:

  • nessuna probabilità è associata solo ed esclusivamente allo Scenario “Assenti (A)”;
  • una bassa probabilità di accadimento sarà associata esclusivamente allo Scenario “Isolati (I)”;
  • la media probabilità sarà associata agli Scenari “Isolati” e “Poco o moderatamente diffusi (P)”;
  • le probabilità alta e molto alta si potranno verificare con gli Scenari “Isolati (I)”, “Poco o moderatamente diffusi (P)” e “Diffusi o molto diffusi (D)”.

La sintesi delle valutazioni sugli Scenari di Innesco per le frane superficiali è riferita alle 11 Aree di Allerta del Sistema di Allerta Regionale per il Rischio Idrogeologico ed Idraulico come stabilito dal nuovo disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578).

Legenda degli scenari di innesco di frane superficiali

Lo "Scenario di innesco delle frane" è emesso quotidianamente, fatta eccezione per i fine settimana e i giorni festivi in assenza di allerta arancione o superiore.  In caso di allerta arancione o superiore emessa dal Sistema di Allerta Regionale, il bollettino viene diffuso con frequenza di emissione variabile in funzione delle caratteristiche dell’evento.

Le valutazioni riguardanti la probabilità di innesco di frane superficiali ottenute con il modello SLOPS sono ad aggiornamento orario, mentre lo scenario è pubblicato con cadenza giornaliera.

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Nicolò G., Gaeta A. R. (2019) Shallow landslides predisposing and triggering factors in developing a regional early warning system. Landslides 16:2, 235-251. https://doi.org/10.1007/s10346-018-1096-8

Sito Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/previsione-innesco-delle-frane-superficiali

Regione Piemonte, Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578) - https://www.arpa.piemonte.it/export/sites/default/pubblicazioni/pdf/D.G.R.-30-luglio-2007-n.46-6578.pdf

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Aree interessate da eventi alluvionali e Popolazione esposta al rischio di alluvioni

Anno
2026

Arpa ha predisposto due indicatori ambientali relativi alla tematica Alluvioni, le cui schede, corredate dalla descrizione del metodo di calcolo e dalle rappresentazione tabellari e grafiche dei dati , sono disponibili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali e vengono riportate e riassunte brevemente di seguito.

Aree interessate da eventi alluvionali: l’indicatore è finalizzato a fornire, a scala provinciale, un quadro della tipologia, dell’estensione e della distribuzione delle aree interessate da eventi alluvionali sul territorio regionale.

Popolazione esposta al rischio di alluvioni: l’indicatore offre informazioni sulla popolazione regionale residente in aree interessate da eventi alluvionali, a scala provinciale e comunale.

Entrambi gli indicatori sono stati oggetto di revisione metodologica e di ricalcolo nel corso del 2025; di conseguenza, i valori aggiornati non risultano direttamente confrontabili con quelli pubblicati nel 2024. Gli indicatori devono essere considerati come un'indicazione dello stato attuale della situazione regionale, ma non sono adatti per tracciare un andamento nel tempo.

Per quanto riguarda le Aree interessate da eventi alluvionali emerge che, pur coprendo circa il quindici per cento del territorio regionale, il reticolo idrografico mostra una distribuzione molto disomogenea

Le province di Torino e Cuneo, le più estese, presentano da ampie superfici di territorio occupate dal reticolo idrografico; tuttavia proprio per la loro grande estensione, l’incidenza percentuale sul totale dell’area provinciale risulta inferiore rispetto a quella delle province di Novara e Alessandria. Queste ultime, infatti, sono caratterizzare da percentuali particolarmente elevate dovute alla presenza di pianure irrigue e sistemi lacuali. Al contrario, i territori prevalentemente montani come quelli delle province di Biella e del Verbano-Cusio-Ossola presentano superfici occupate dal reticolo idrografico più contenute. 

Questi dati evidenziano come morfologia e uso del suolo influenzino fortemente l’estensione e la struttura del reticolo idrografico e le conseguenti dinamiche evolutive.

Aree a pericolosità alluvionale per tipologia di reticolo idrografico

Per quanto riguarda la Popolazione esposta al rischio di alluvioni, facendo riferimento ai dati aggiornati al 2025 si può evidenziare che più di ottocentomila piemontesi risiedono in aree potenzialmente soggette a inondazione, corrispondente al 19% della popolazione (dati censimento ISTAT 2011). Di questi, 243.000 risiedono in aree a probabilità di inondazione media o elevata, (circa il 5% della popolazione regionale), mentre la maggior parte si trova all’interno delle aree P1/L, caratterizzate da bassa probabilità di accadimento (nel caso del reticolo principale) o da bassa intensità dei fenomeni, soprattutto in ambiente alpino, su conoidi e fondovalle. 

Tra le province piemontesi, quella che presenta la percentuale maggiore di residenti in aree soggette a pericolo di inondazione è la provincia del Verbano-Cusio-Ossola: circa il 48% dei residenti (poco più di 76.000 persone) è soggetto a pericoli associati ad eventi di piena; la provincia con la percentuale minore è quella di Biella con il 7% degli abitanti coinvolti (13.700 persone). Questo si verifica perché la provincia di Verbania è caratterizzata dall’ampio fondovalle del fiume Toce, fortemente urbanizzato e da estesi conoidi alluvionali su cui si sviluppano i centri abitati. La Provincia di Biella invece presenta una densità abitativa maggiore in aree di pianura esterne alle aree indicate come pericolose dal PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni, elaborato dall'Autorità di Bacino Distrettuale) .

Popolazione residente in aree a differente pericolosità da inondazione/allagamento
Popolazione esposta al rischio di alluvioni in base al tipo di reticolo
Informazioni e risorse aggiuntive

Piano gestione rischio alluvioni – PGRA – Geoportale regionale 
https://www.geoportale.piemonte.it/visregpigo/?action-type=pgra

Arpa Piemonte Geologia e dissesto https://www.arpa.piemonte.it/temi/geologia-dissesto

Rischi naturali, impatti sul Territorio

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Numero e distribuzione delle frane in Piemonte e Popolazione esposta al rischio di frane

Anno
2026

Arpa Piemonte ha predisposto due indicatori ambientali relativi alla tematica frane, le cui schede, corredate dalla descrizione del metodo di calcolo e dalle rappresentazione tabellari e grafiche dei dati , sono disponibili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali e vengono riportate e riassunte brevemente di seguito.

Numero e distribuzione delle frane in Piemonte: l’indicatore fornisce informazioni sul numero e sulla distribuzione per provincia e contesto morfologico (collinare o montano) delle frane in Piemonte, censite nel SIFraP (Sistema Informativo Frane in Piemonte). 

Popolazione residente in aree di frana: l’indicatore fornisce, per ciascuna provincia piemontese, una stima della popolazione residente all’interno dei perimetri di frana censiti nel SIFraP. I dati mostrano anche il dettaglio con la popolazione esposta per ogni tipologia di frana. Il valore è ottenuto mediante sovrapposizione cartografica e non tiene conto della dinamica evolutiva dei fenomeni franosi né di eventuali evoluzioni dirette o indirette dei processi.

Entrambi gli indicatori sono stati oggetto di revisione metodologica e di ricalcolo nel corso del 2025; di conseguenza, i valori aggiornati non risultano direttamente confrontabili con quelli pubblicati nel 2024.

A scala regionale risultano censite oltre 31.000 frane poligonali e più di 5.000 frane puntuali, con circa il 70% dei comuni piemontesi interessati. La superficie (Numero e distribuzione delle frane in Piemonte) complessivamente coinvolta è pari a 2.420 km², corrispondente a un indice di franosità del 7,71% sull’intero territorio, valore che sale all’11,84% se riferito alle sole aree montano-collinari. Le province alpine, in particolare Verbano-Cusio-Ossola, Torino e Cuneo, presentano i valori più elevati sia in termini assoluti sia percentuali, con indici che superano il 10% sull’intera superficie e raggiungono il 16–20% nelle aree acclivi. Le province collinari (Asti, Alessandria, Biella) mostrano valori intermedi, mentre le province di pianura, soprattutto Novara, registrano livelli di franosità molto contenuti. 

Indice di Franosità in Piemonte
Aree in frana in Piemonte
Superficie delle frane in Piemonte per tipologia e Provincia

Per quanto riguarda la popolazione (Popolazione residente in aree di frana), i residenti in aree in frana rappresentano lo 0,72% del totale regionale. Si tratta di una percentuale contenuta, ma significativa, poiché riferita a dissesti effettivamente cartografati e delimitati nel SIFRAP. Anche in questo caso emergono marcate differenze territoriali: le incidenze più elevate si riscontrano nelle province alpine, con il Verbano-Cusio-Ossola (2,85%) in testa, seguito da Cuneo (1,75%) e Biella (1,49%). Cuneo, oltre a presentare una componente montana estesa, registra anche il numero assoluto più alto di residenti in frana (oltre 10.000). Le province collinari si attestano su valori prossimi alla media regionale, mentre nelle province di pianura (Novara e Vercelli) le percentuali risultano molto basse. Nel caso della Città Metropolitana di Torino, l’incidenza percentuale è ridotta (0,35%) ma il valore assoluto è rilevante (circa 8.000 residenti), effetto della forte concentrazione demografica nei centri cittadini che attenua il peso percentuale.

Popolazione residente in aree a differente tipologia di frana

L’analisi dei dati sia su numero e distribuzione delle frane sia sulla popolazione esposta evidenzia in sintesi una forte correlazione tra franosità e caratteristiche morfologiche del territorio piemontese. 

Gli indicatori sopra citati devono essere considerati come un'indicazione dello stato attuale della situazione regionale, ma non sono adatti per tracciare un andamento nel tempo.

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Attività sismica

Anno
2026

Nel corso del 2025 la rete sismica regionale ha rilevato 700 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1.0 ML (magnitudo locale), di cui 131 localizzati internamente ai confini piemontesi e 146 entro 25 km. 

All’interno del territorio regionale i terremoti usualmente interessano prevalentemente le Alpi Occidentali, con una distribuzione allineata alla fascia di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale.
Oltre la metà dei terremoti di magnitudo superiore a 1.0 osservati in Piemonte nel 2025 è stato localizzato nella fascia alpina e pedemontana cuneese occidentale (72 terremoti).

In particolare, si evidenziano due eventi di magnitudo superiore a 2.75 ML avvenuti a poco più di 1 minuto uno dall’altro, localizzati, con le medesime coordinate ipocentrali, in Valle Stura di Demonte.

L'indicatore “Movimenti sismici” è correlato all'obiettivo 13.1 dell'Agenda 2030 “Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi”. Da quest'anno è disponibile sulla nuova piattaforma Banca dati indicatori ambientali di Arpa, con schede descrittive della metodologia.

Localizzazione dei terremoti rilevati dalla rete sismica della Regione Piemonte nel 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Numero sismi Magnitudo (ML) Profondità Km
Alpi torinesi 24 1.0 - 2.5 0-18
Profondi 4 1.2 - 2.8 20-50
Alpi cuneesi 72 1.0 - 2.9 3-18
Alpi liguri 3 1.0-1.3 5-9
BTP 24 1.0 - 1.8 6-18
Appennino Alessandrino 2 2.3 13-16
Rilievi alpini nord-orientali 2 1.6 6
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥1 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Terremoti con magnitudo ≥ 2.75 ML (zona sismica, località, magnitudo, profondità, data e ora)
Alpi torinesi -
Profondi Zona 3S: Val Varaita (Venasca (CN), Brossasco (CN), Valmala (CN), Isasca (CN), Rossana (CN), Melle (CN), Brondello (CN), Piasco (CN), Pagno (CN), Villar San Costanzo (CN), 2.76 ± 0.24 ML, 20.1 km, 01 marzo 10:20 UTC
Alpi cuneesi Zona 3S: Moiola (CN), Demonte (CN), Valdieri (CN), Valloriate (CN), Gaiola (CN), Rittana (CN), Entracque (CN), Roccasparvera (CN), Roaschia (CN) 2.92 ± 0.24 ML, 6.0 km, 10 ottobre 17:22 UTC 2.78 ± 0.23 ML, 6.0 km, 10 ottobre 17:23 UTC Zona 3S: Sampeyre (CN), Frassino (CN), Oncino (CN), Sanfront (CN), Paesana (CN), Ostana (CN), Melle (CN) 2.83 ± 0.24 ML, 10.4 km, 14 ottobre 07:33 UTC
Alpi Liguri -
BTP -
Appennino Alessandrino -
Rilievi alpini nord-orientali -
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 2.75 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro - 2024
Magnitudo (ML) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
1 - 2 108 114 131 39 35 129 556
2 - 3 23 31 17 8 7 41 127
3 - 4 0 1 4 3 1 7 16
4 - 5 0 0 0 0 0 1 1
>= 5 0 0 0 0 0 0 0
Totale 131 146 152 50 43 178 700
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza -2024
Profondità (km) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
<10 78 125 122 17 20 50 412
10-20 49 20 17 19 8 92 205
20-30 3 1 11 9 14 28 66
30-40 0 0 1 2 0 2 5
40-50 1 0 0 0 0 2 3
50-60 0 0 0 2 0 4 6
60-70 0 0 1 1 1 0 3
>=70 0 0 0 0 0 0 0
Totale 131 146 152 50 43 178 700
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥1 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
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Le frane sul territorio regionale

Anno
2026

Le informazioni sulle frane, o più correttamente sulle aree in frana, sono registrate nel SIFraP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) che è la componente della Banca dati Geologica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante, in atto o avvenuti in passato, sulla base di documenti d’archivio, di rilevamento diretto sul posto o di telerilevamento.

Le informazioni sono strutturate su tre livelli di approfondimento crescente. 

Il primo livello censisce circa 38.000 fenomeni franosi sul territorio piemontese. 
La raccolta di informazioni al secondo livello di approfondimento comprende attualmente 808 fenomeni franosi e offre un quadro più dettagliato.
Il terzo livello, riservato a un numero limitato di casi (al momento 14), consiste in schede monografiche ad alta precisione; tra queste, nel 2025 è stata inserita la nuova scheda relativa alla Frana del Colle delle Locce in Comune di Macugnaga.

Sulla base di tali dati, Arpa calcola l'indice di franosità e gestisce due specifici indicatori ambientali, consultabili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali. Le schede descrittive includono metodologie di calcolo e rappresentazioni grafiche, mentre l'analisi dei dati è disponibile nel paragrafo dedicato alla distribuzione delle frane e alla popolazione esposta al rischio.

Fenomeni franosi analizzati al 2° e 3° livello di approfondimento - Fonte Arpa Piemonte
In rosso le frane per le quali sono disponibili informazioni di secondo livello di approfondimento, in blu quelle al terzo livello di approfondimento.

Nel corso del 2025 è proseguita l’attività di verifica e confronto tra la cartografia delle frane dei fogli CARG in corso di allestimento e il SIFraP, con lo scopo di definire un quadro del dissesto quanto più condiviso e omogeneo, pur mantenendo le specificità dei due catasti. L’attività di Arpa ha riguardato la chiusura del raffronto con il Foglio Tortona e l’avvio di analogo lavoro nei confronti dei Fogli Novi Ligure, Ormea e Pinerolo, per i quali si è proceduto ad effettuare attività di fotointerpretazione e di sopralluoghi congiunti per la verifica delle frane più significative, arrivando ad una condivisione finale dei movimenti franosi. 

Per il Foglio Ormea, l’attività ha consentito di aggiornare due importanti movimenti franosi, oggetto anche di monitoraggio da parte di Arpa, ossia le frane di Caprauna e di loc. Pornassino, in comune di Ormea. 

Sono iniziati, inoltre, i primi confronti anche con i rilevatori del Foglio Casale Monferrato, con i quali, per il momento, ci si è soffermati in particolare a discutere le problematiche di dissesto legate alle attività minerarie effettuate in passato nella porzione nord del Foglio.

Di recente inoltre è stata ufficialmente presentata in Piemonte la Guida “Frane d’Italia”, ed. 2022, edita da AIGA – Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale, con un evento svoltosi il 19 febbraio 2026 presso la sede di Arpa Piemonte. L’evento è stato in particolar modo dedicato alla presentazione dei capitoli piemontese e valdostano. Arpa ha contribuito alla redazione del capitolo piemontese e alla presentazione relativa all’argomento “Gli scivolamenti planari delle Langhe”. 

Tra i dissesti verificatisi nel 2025, si riporta a titolo di esempio il caso di una frana avvenuta nel corso dell’evento alluvionale che ha colpito la regione nel periodo 15-17 aprile 2025, interessando estesamente anche il versante nord della collina di Torino con un elevato numero di fenomeni franosi; di recente pubblicazione il servizio per la consultazione delle coperture geografiche dell’evento sul Geoportale. Tra i fenomeni franosi di più grandi dimensioni osservati, è stato rilevato un movimento gravitativo di tipo planare nel territorio comunale di Cocconato, in località Maroero. Il fenomeno è descritto nella scheda di secondo livello

La frana si è sviluppata ad una quota di circa 450 m s.l.m., a poca distanza dal crinale di Bric Maroero (posto a quota di 469 m s.l.m.) in un contesto di rilievo collinare e si è impostata lungo una ben definita superficie di stratificazione del substrato roccioso. La scarpata principale di distacco del fenomeno è alta circa 3 metri. Il fenomeno ha causato la traslazione a valle del manto stradale della SP 18 per un tratto di circa 50 metri. 

Ripresa dall'alto del fenomeno franoso di tipo planare nel territorio comunale di Cocconato, in località Maroero

I dati del SIFraP contribuiscono all'aggiornamento dell’inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI) gestito da ISPRA.

A partire dal 2020 i dati dell’inventario nazionale sono disponibili sulla Piattaforma Idrogeo che consente la consultazione di dati, mappe, report, foto, video e documenti dell’intero Inventario nazionale IFFI; è inoltre possibile la condivisione e il download dei dati. la piattaforma è accessibile con diversi tipi di dispositivo (smartphone, tablet, desktop), è sviluppata in open source ed è utilizzata da parte delle Regioni per il caricamento/aggiornamento dei dati, la segnalazione di nuove frane e la creazione di report.

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, fattori sul Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano processi morfodinamici, classificabili in:

  • Processi sui versanti (frane), che si verificano in ambiente sia montano sia collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua di ordine inferiore (erosione e trasporto solido), che si verificano anch’essi in ambiente montano e collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua nei fondivalle e in pianura (erosioni di sponda, tracimazioni, allagamenti), che si verificano prevalentemente in ambiente di pianura.

Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono inoltre causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe. Sempre nell'area di alta quota, i rischi naturali possono essere associati ai processi legati all'evoluzione di ghiacciai e permafrost.

Il territorio regionale è soggetto anche ai terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi rendono la regione sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza. I terremoti si verificano principalmente lungo due direttrici: la prima segue l’andamento dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in prossimità del margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale; la seconda, caratterizzata da una maggiore dispersione, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni, lungo il Fronte Pennidico. Una diffusa sismicità, seppur con minori frequenze, caratterizza anche i rilievi centrali e sud-orientali della regione, in particolare nell’Appennino settentrionale.

In Piemonte sono presenti particolari tipi di rocce che producono gas radiogeni e altri nei quali vi è probabilità che siano presenti "mineralizzazioni" di amianto naturale.

Anno
2026
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Criosfera e Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

Un elemento caratteristico dell’area montana è rappresentato dalla criosfera, definita come la “porzione della Terra in cui l’acqua si trova allo stato solido”. In ambito alpino fanno parte della criosfera la neve stagionale e quella perenne, i ghiacciai, il permafrost, il terreno congelato e il ghiaccio che si forma su corsi d'acqua e laghi.

La criosfera, modificato da IPCC – AR4 WGI Chapter 4: Observations: Changes in Snow, Ice, and Frozen Ground - Fonte https://learnweather.com/
I ghiacciai

I ghiacciai sono la componente della criosfera più rappresentativa dell’alta montagna. Nascono dall’accumulo e dalla trasformazione della neve in ghiaccio che avviene a causa dell'azione del gelo e della compattazione progressiva degli strati nevosi. Se la massa di ghiaccio supera lo spessore di alcune decine di metri tende a deformarsi plasticamente e a scorrere verso il basso a causa della forza di gravità, formando delle lingue più o meno allungate all’interno delle valli.

L’evoluzione dei ghiacciai è direttamente collegata alle condizioni climatiche e, in particolare, al regime delle precipitazioni nevose e della temperatura dell’aria. Infatti, l’intensa riduzione areale dei ghiacciai in tutte le catene montuose a livello mondiale, che ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni, è sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti delle variazioni climatiche in atto. 

Oltre ad essere importanti indicatori climatici, i ghiacciai costituiscono una risorsa fondamentale sotto il profilo idrico, energetico, paesaggistico e turistico. I ghiacciai rivestono infatti grande importanza per il regime idrico, in quanto immagazzinano le precipitazioni nel corso delle stagioni, degli anni e persino dei decenni o dei secoli. In particolare, durante i periodi di siccità estiva, i ghiacciai contribuiscono in maniera determinante al deflusso di numerosi corsi d’acqua alpini e di molti fiumi principali, come il Po.

Lo studio ed il monitoraggio dei ghiacciai assumono quindi un'importanza crescente, non solo per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici in quota, ma anche come base conoscitiva per una gestione razionale di una risorsa strategica e dei rischi naturali che caratterizzano le attuali aree alpine, oggi in profonda trasformazione. 

Il permafrost

Tra le componenti della criosfera, il permafrost è sicuramente l’elemento più difficile da osservare, benché sia quello più diffuso al mondo, e per questo motivo viene definito come “la componente nascosta della criosfera”. 

Il permafrost (contrazione dei termini inglesi “perennially frozen ground”) viene definito come terreno o roccia che presenta una temperatura minore o uguale a 0 °C per almeno due anni consecutivi, indipendentemente dalla presenza di ghiaccio.

La presenza di ghiaccio, quindi, non rappresenta un elemento imprescindibile nella definizione di permafrost: il materiale può infatti essere secco o contenere acqua allo stato liquido, anche se le temperature sono inferiori a 0 °C, ad esempio per effetto della presenza di sali disciolti o di falde in pressione che abbassano la temperatura di congelamento. 

Lo studio e il monitoraggio del permafrost sono relativamente recenti, ma hanno conosciuto negli ultimi anni un forte sviluppo anche grazie alla crescente attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale nelle aree di alta quota.

Il permafrost è è strettamente legato alle condizioni climatiche sia globali sia locali ed il suo monitoraggio fornisce un contributo fondamentale alla comprensione dei cambiamenti climatici in area montana, dei rischi naturali in alta quota e sul ciclo idrologico nelle regioni d'alta quota.

Informazioni e risorse aggiuntive

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Anno
2026
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I ghiacciai nelle Alpi piemontesi

Anno
2026

Sulla base dell’ultimo censimento eseguito a scala regionale (Arpa Piemonte, 2025), in Piemonte sono presenti 161 corpi glaciali che ricoprono complessivamente un’area di 21,8 km2
Gli apparati glaciali sono distribuiti in nove gruppi montuosi, elencati nella tabella sottostante, da Sud a Nord e da Ovest a Est.

Tabella della distribuzione dei corpi glaciali suddivisi per gruppi montuosi
Gruppi montuosi Settori delle Alpi Numero corpi glaciali
Gelas-Argentera Alpi Marittime 6
Monviso Alpi Cozie 6
Moncenisio-Rocciamelone Alpi Graie 8
Alte Valli di Lanzo Alpi Graie 28
Valle Orco-Gran Paradiso Alpi Graie 33
Corno Bianco Alpi Pennine 1
Monte Rosa Alpi Pennine 36
Andolla Alpi Pennine 3
Monte Leone-Gottardo Alpi Lepontine 40
TOTALE 161
Distribuzione dei corpi glaciali in Piemonte suddivisi per gruppi montuosi. Fonte Arpa Piemonte

Il Monte Rosa, che è il gruppo con la maggiore presenza glaciale (10,37 km2), ospita il ghiacciaio di maggiori dimensioni del Piemonte, quello del Belvedere che, con i suoi collettori, si estende per 4.6 km2.
I settori montuosi delle Alpi Marittime, Alpi Cozie e Andolla sono caratterizzati invece da un glacialismo di dimensioni molto ridotte: la loro superficie complessiva è di 0,7 km2 per un totale di 16 apparati, con superficie media di 0,04 km2.

Ghiacciaio settentrionale dei Gelas, nelle Alpi Marittime, ormai ridotto a placche di glacionevato (foto settembre 2025). Fonte Arpa Piemonte

Le tipologie di ghiacciai, come rappresentate nel geoportale di Arpa Piemonte, si differenziano tra ghiacciai in senso stretto, caratterizzati da una attiva dinamica di movimento verso valle e glacionevati, privi di dinamica. I ghiacciai in senso stretto sono ulteriormente distinti in ghiacciai di calotta, montani e vallivi a seconda che occupino rispettivamente la sommità dei rilievi, i versanti o i solchi vallivi. Infine, si distinguono ghiacciai coperti di detrito (ghiacciai neri) e ghiacciai privi di copertura detritica.

Distribuzione dei ghiacciai in Piemonte divisi per tipologia. Fonte Arpa Piemonte

Arpa Piemonte è impegnata nell’osservazione, nel controllo e nel monitoraggio dello stato di evoluzione dei ghiacciai e della stabilità degli ambienti periglaciali, la cui sintesi è pubblicata annualmente. Il monitoraggio è organizzato secondo i criteri dettati dal Gruppo di Lavoro sul rischio connesso a fenomeni di dissesto in ambiente glaciale e periglaciale, guidato dal Dipartimento della Protezione Civile e a cui partecipa anche l’Agenzia; nel monitoraggio, il grado di priorità è attribuito in funzione dei processi di instabilità, attivi o potenziali, e del possibile coinvolgimento di aree antropizzate, cui corrispondono diversi livelli di approfondimento:

  1. Il primo livello riguardo il popolamento della baseline. Si tratta del livello minimo ed uniforme di conoscenza della glaciologia piemontese. Essa comprende ubicazione, nome e codice univoco, nonché il perimetro, con l'indicazione dell'anno e dell'ortofoto di riferimento. La componente cartografica è sintetizzata nel livello “ghiacciai” del geoportale istituzionale, con limiti aggiornati al 2022-2025 per tutti i corpi glaciali regionali. La revisione dell’intera baseline, realizzata mediante analisi di immagini satellitare e di fotografie e ortofoto aeree, è prevista ogni 2 o 3 anni.
  2. Il secondo livello prevede il riconoscimento qualitativo dello stato evolutivo e delle trasformazioni avvenute nell’ultimo anno attraverso il confronto con la campagna precedente mediante fotografie, video e  note. I risultati sono raccolti nella relazione glaciologica annuale e nelle schede che alimentano la campagna glaciologica nazionale della Fondazione Glaciologica Italiana-CGI;
  3. Il terzo livello consiste nel confronto quantitativo delle trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo anno, in termini di estensione areale e volumetrica dei ghiacciai, nonché nell'individuazione di ubicazione ed estensione delle instabilità mediante confronto di modelli 3D multitemporali.  I modelli sono ottenuti tramite elaborazione fotogrammetrica delle immagini riprese durante i sorvoli secondo una procedura speditiva, Anche questi risultati sono raccolti negli approfondimenti della relazione glaciologica annuale.

Nel 2025 sono state condotte 14 missioni di osservazione e monitoraggio dell’ambiente glaciale piemontese: su un totale di 161 corpi glaciali, ne sono stati visitati 110. Di questi, 11 sono stati raggiunti con sopralluoghi diretti, mentre un centinaio sono stati osservati dall’alto con sorvoli in elicottero. Il Settore Protezione Civile della Regione Piemonte ha fornito il supporto logistica aereo, consentendo una copertura quasi totale del territorio glacializzato piemontese.

Monitoraggio del versante orientale del Monte Rosa, ottobre 2024.

Oltre al monitoraggio qualitativo, basato sul confronto fotografico tra l’aspetto attuale dei ghiacciai e quello degli anni precedenti, per 50 ghiacciai sono stati elaborati modelli 3D fotogrammetrici per il confronto quantitativo delle trasformazioni avvenute. 

I poligoni dei limiti dei ghiacciai sono stati aggiornati alla situazione del 2025 (periodo fine agosto-ottobre), utilizzando le ortofoto acquisite nei voli fotogrammetrici e, in loro assenza, le ortofoto satellitari disponibili. Nel complesso sono stati aggiornati 150 poligoni su 161, pari al 93% della superficie glacializzata

I dati aggiornati confluiscono nel geoportale istituzionale, popolando il livello ghiacciai edizione 2026, mentre la descrizione dello stato dei ghiacciai è consultabile nella relazione annuale. I dati elaborati concorrono a definire l’evoluzione della criosfera piemontese, lo stato di instabilità ad essa correlato e la condizione della risorsa idrica.

La campagna glaciologica 2025 è stata svolta dall’Agenzia con il supporto e la collaborazione di: CNR-IRPI, Fondazione Glaciologica Italiana, Società Meteorologica Italiana, Parco Nazionale Gran Paradiso, Protezione Civile Regionale, Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese.

Loghi degli Enti. Fonte Arpa Piemonte
Informazioni aggiuntive e approfondimenti

Notizia - La giornata mondiale dei ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/notizia/21-marzo-2026-giornata-mondiale-dei-ghiacciai

Notizia sul Geoportale https://webgis.arpa.piemonte.it/portal/apps/storymaps/stories/61992a4d888848bb84248594336285d7

Report campagna glaciologica 2025  https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2025

Report campagna glaciologica 2024 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2024

Video campagna glaciologica 2024 https://www.youtube.com/watch?v=-o-EmwTYL0M

Report campagna glaciologica 2023 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2023

Video campagna glaciologica 2023 https://youtu.be/sbyWalH0Kws

Report campagna glaciologica 2022 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-preliminare-dellanalisi-dei-principali-ghiacciai-delle-alpi-piemontesi

Geoportale Arpa Piemonte, livello ghiacciai https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=6880d779243e4bfbaf6f6fbfba525c67

Comitato Glaciologico Italiano: http://www.glaciologia.it/

Società Meteorologica Italiana: http://www.nimbus.it

Il settore del Rifugio Gastaldi e del ghiacciaio della Bessanese è sito di studio e di valorizzazione, per maggiori informazioni consultare https://geoclimalp.irpi.cnr.it/bacino-della-bessanese/.

Gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps):  https://geoclimalp.irpi.cnr.it

Parco Nazionale del Gran Paradiso, attività glaciologica: https://www.pngp.it/natura-e-ricerca/conservazione-e-ricerca/campagne-glaciologiche  

Regione Piemonte Settore Protezione Civile: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/protezione-civile-difesa-suolo-opere-pubbliche/protezione-civile 

Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese: https://www.sasp-piemonte.org/ 

Ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/ghiacciai

Catasto dei ghiacciai (Comitato Glaciologico Italiano, 2006-2007)

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Geologia e nivologia

Studio e monitoraggio dell’ambiente periglaciale e del permafrost nelle Alpi piemontesi

Anno
2026
Introduzione

Con il termine “permafrost” si definisce un terreno o una roccia che ha una temperatura inferiore a 0 °C per due o più anni consecutivi. La parola permafrost deriva dall’inglese e si traduce in “permanentemente congelato” anche se nel permafrost, in particolari condizioni, può non esserci ghiaccio o può essere presente acqua allo stato liquido. La parte superficiale del permafrost, che risente dei cicli stagionali di gelo-disgelo, si chiama “strato attivo” ed è sede di importanti fenomeni geomorfologici (es. frane e colamenti superficiali, rock glacier, suoli strutturati).

Il permafrost è considerato un importante indicatore climatico in quanto la sua formazione ed evoluzione è direttamente legata alle condizioni climatiche globali e locali. Infatti, il permafrost è molto diffuso nelle aree circumpolari, come in Siberia dove raggiunge profondità anche di 1,5 km; ma è presente anche nelle catene montuose delle medie latitudini, come sulle Alpi, dove localmente raggiunge profondità di alcune centinaia di metri. Sulla catena alpina il permafrost è presente in modo discontinuo dai 2.300-2.500 metri di quota, mentre diviene più continuo al di sopra dei 3.000 metri. I principali fattori climatici che condizionano l’evoluzione del permafrost sono la temperatura media dell’aria e lo spessore e la persistenza della neve al suolo. Poiché questi fattori rientrano nel contesto del cambiamento climatico in atto, anche il permafrost sta mostrando delle variazioni evidenziando lo stretto legame tra atmosfera e litosfera (RSA 2025).

La fusione del ghiaccio contenuto nel permafrost comporta numerosi effetti negativi per l’uomo. Nelle aree alpine, i principali problemi riguardano le variazioni del ciclo idrologico e la stabilità dei versanti. Infatti, il riscaldamento climatico e la conseguente degradazione del permafrost hanno determinato, negli ultimi decenni, un aumento dei fenomeni fenomeni franosi in quota, anche di grande volume, che talvolta hanno coinvolto aree abitate.

Le attività di studio e monitoraggio dell’ambiente periglaciale e del permafrost svolte da Arpa Piemonte sono affidate dal 2018 al Dipartimento Rischi Naturali e Ambientali (S.S. Geologia e nivologia). Queste attività hanno preso avvio nel 2006 e si sono sviluppate in modo significativo nel periodo 2008÷2011 durante il progetto europeo “PermaNet – permafrost long-term monitoring network” (Programma Interreg Alpine Space 2007÷2013). Ulteriori sviluppi nelle attività si sono avuti in occasione dei progetti Interreg transfrontalieri Italia-Francia (RiskNat e PrévRiskHauteMontagne) e Italia-Svizzera (Reservaqua), quest’ultimo terminato nel 2023.

Gestione della rete regionale di monitoraggio del permafrost

La rete regionale del permafrost è costituita da 5 siti con sensori termometrici inseriti a diverse profondità in fori di sondaggio verticali realizzati in roccia (RSA 2024). 

Nel 2025 è stata effettuata la periodica manutenzione delle stazioni ed è stata integrata l’analisi dei dati di monitoraggio relativi alle condizioni climatiche. In tutte le stazioni sono state condotte operazioni di manutenzione ordinaria con verifica dei sistemi di registrazione, della funzionalità della strumentazione, dell’efficienza del sistema di alimentazione, della stabilità ed integrità dei supporti. In alcune stazioni è stato necessario effettuare delle manutenzioni straordinarie: al Colle Sommeiller è stato installato un nuovo sensore aria ed è stato necessario rinforzare i punti di ancoraggio a terra dei tiranti; al Passo dei Salati – Corno del Camoscio è stato installato un nuovo regolatore di tensione danneggiato dopo la sostituzione del pannello solare nel 2024; al Passo del M. Moro è stato installato un nuovo componente dell'acquisitore dati (multiplexer). Si sono rese necessarie manutenzioni straordinarie anche alle stazioni meteo rilocabili del Colle Sommeiller (crollata nel dicembre 2024) e de La Colletta (rottura del tirante di monte).

Installazione del sensore di misura della temperatura dell’aria alla stazione del Colle Sommeiller, maggio 2025. Fonte Arpa Piemonte
Manutenzione straordinaria dei sistemi di fissaggio a terra e dei tiranti della stazione del Colle Sommeiller, settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte
Preparazione per la manutenzione straordinaria del datalogger della stazione del Passo del Monte Moro, dicembre 2025. Fonte Arpa Piemonte
Gestione e sviluppo di siti di monitoraggio GST (Ground Surface Temperature)

La rete di monitoraggio GST in Piemonte ha avuto inizio nel 2012 scegliendo come standard operativo per la raccolta dati di temperatura gli strumenti Tinytag 2 plus (datalogger a 2 canali) della Gemini dataloggers Ltd. I sensori incapsulati vengono inseriti direttamente nel misurando (roccia, detrito, suolo, aria, acqua liquida, ghiaccio) ed i dati vengono scaricati in sito, mediamente una volta all'anno, ogni due anni in alcuni contesti difficilmente raggiungibili.

Distribuzione dei 122 sensori della rete GST Arpa Piemonte (attivi al 2025) nei diversi tipi di materiali. Come si può osservare dal grafico, la maggior parte dei sensori (65 sensori pari al 53% del totale delle installazioni) sono installati in roccia. Fonte Arpa Piemonte

Nel 2025 è stata effettuata la manutenzione ordinaria/straordinaria di tutti i siti GST nelle Alpi piemontesi con download e analisi dei dati. È stata anche effettuata la taratura, utilizzando la camera climatica in sito, dei sensori installati nella Grotta turistica di Bossea, grazie alla collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Ricerca Metrologica (INRiM di Torino). È stata, inoltre, condotta una manutenzione straordinaria su tutti gli strumenti presenti in magazzino che, nel corso degli anni, erano stati sottoposti a verifica a causa di anomalie o malfunzionamenti riscontrati in campo, recuperando oltre l’80% dei sensori e dei datalogger dismessi.

Il sito di monitoraggio GST di Arpa Piemonte in cui sono presenti più sensori è quello del Monte Rocciamelone in cui sono installati in totale 16 sensori termometrici in roccia che integrano le misure dei 30 sensori di temperatura posti in foro. In seguito all’evento di frana del 2006 che ha interessato la cresta sud del Rocciamelone, Arpa Piemonte ha avviato un programma di monitoraggio geotecnico-termico dell’intero settore di cresta, dalla cima (3500+ m s.l.m.) fino a quota 3000 m circa. Le finalità del monitoraggio, oltre al controllo dell’evoluzione dei fenomeni gravitativi, sono rivolte anche allo studio delle relazioni tra andamento termico e deformazioni dell’ammasso roccioso in alta quota. Dal 2007 sono stati installati i capisaldi per misure topografiche di precisione tramite l’utilizzo di sistemi GNSS e per misure distanziometriche di fratture aperte tramite distanziometri laser a lettura manuale. Dal 2013 è stata installata una rete di monitoraggio GST che è aumentata nel tempo ed attualmente è costituita da 16 sensori termometrici superficiali inseriti in roccia da 5 a 120 cm di profondità. Nel 2014 è stato anche installato un estensimetro a filo, re-installato nel 2024 in un’altra frattura aperta ritenuta più interessante dal punto di vista della dinamica del versante.

Nel 2016 è stato introdotto un monitoraggio geotecnico-termico in foro di sondaggio costituito da una colonna multiparametrica DMS® di 30 m di lunghezza a circa 3150 m di quota, in prossimità della linea di cresta e della nicchia di distacco del fenomeno parossistico del 2006-2007. La colonna è costituita da 30 moduli IT (inclinometrico-termometrici) della lunghezza di 1 m con termometri Pt1000 di classe A.

I sensori della rete GST posti in corrispondenza della vetta del M. Rocciamelone evidenziano comportamenti termici differenti a seconda dell’esposizione sud (grafico a, in alto) o nord (grafico b, in basso), a causa del diverso irraggiamento solare e dalla distribuzione e permanenza della copertura nevosa (dati agosto 2024-agosto 2025). Nel grafico della temperatura della roccia a 55 cm (Serie 1) e a 10 cm (Serie 2) di profondità sul versante sud della cima del M. Rocciamelone (grafico a, in alto) è possibile osservare come l’influenza dell’innevamento sia quasi nullo, con oscillazioni significative nella parte superficiale (tra +25 e –16 °C). Nel grafico della temperatura della roccia a 55 cm (Serie 1) e a 10 cm (Serie 2) di profondità sul versante nord (grafico b, in basso) l’influenza dell’innevamento è molto importante, con un periodo di permanenza di neve al suolo da settembre a inizio luglio. Le oscillazioni termiche nella parte superficiale sono meno pronunciate rispetto al versante sud (tra +14 e –9 °C).
Monitoraggio termico nel pozzo di 30 m di profondità effettuato tramite i sensori della colonna multiparametrica DMS, nel biennio 2023-2025: la curva rossa rappresenta la temperatura dell’aria misurata presso la stazione DMS, in blu è rappresentata la temperatura della roccia ad 1 m di profondità in cui si osserva la stretta relazione tra gli andamenti dell’aria e della roccia in estate e la permanenza della neve al suolo, in viola è riportata la temperatura in roccia a 30 m di profondità in cui si evidenza la stabilità termica, poco superiore a 0°C.
Monitoraggio delle sorgenti in ambiente periglaciale e valutazione delle risorse idriche connesse al permafrost

Nel 2025 sono proseguite le attività iniziate nell’ambito del progetto europeo Interreg Italia-Svizzera “RESERVAQUA” (Implementazione di una REte di SERvizi per lo studio, la protezione, la valorizzazione e la gestione sostenibile dell’ACQUA a scala locale e regionale su un territorio transfrontaliero alpino) di cui Arpa Piemonte era partner. Nell’ambito di tale progetto, terminato nel settembre 2023, Arpa Piemonte ha sviluppato alcune attività di campionamento e monitoraggio delle acque di sorgenti ubicate in contesti di permafrost.

Nell'ambito del progetto sono state sviluppate attività di ricerca in collaborazione con il CNR-IRSA di Verbania e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, finalizzate alla valutazione della qualità dell'acqua in bacini alpini selezionati, con particolare attenzione alle acque provenienti dai rock glacier (corpi detritici in condizioni di permafrost contenenti ghiaccio). Nell’ambito di questo contesto di ricerca è stato sviluppato un metodo di rilevamento dei rock glacier utilizzando dati satellitari ad apprendimento automatico utilizzando Google Earth Engine. Il metodo, ancora in via sperimentale, è stato applicato nelle Alpi Marittime e ha consentito di classificare automaticamente 621 ghiacciai rocciosi. Questo metodo open-source fornisce uno strumento operativo per migliorare il monitoraggio del permafrost e le valutazioni degli impatti dei cambiamenti climatici in alta quota.

Nel 2025 sono state anche condotte alcune campagne di rilievi sul campo in diversi siti in Piemonte, sia per campionare acque di sorgente, sia per raccogliere dati sui rock glacier. Per le sorgenti connesse a permafrost sono stati raccolti dati per eseguire una valutazione della chimica dell'acqua e un confronto tra i vari siti analizzati: Le Caldaie (Varzo, VB), Fourneaux (Bardonecchia, TO), Lago Lungo – Pellice (Bobbio Pellice, TO), Prato Ciorliero (Acceglio, CN), Lago Laris – Schiantalà (Pietraporzio, CN), Vej del Bouc (Valdieri, CN). 

Sito di monitoraggio della sorgente scaturente al piede del rock glacier de Le Caldaie – Alpe Veglia (Varzo, Arpa Piemonte ottobre 2025).
Piccolo lago a ridosso del margine destro superiore del rock glacier dei Fourneaux – Alta Val Susa, campionato in occasione della campagna 2025 (Bardonecchia, Arpa Piemonte settembre 2025).
Lago Laris ripreso dall’elicottero, ubicato alla fronte del rock glacier Schiantalà (Pietraporzio, Arpa Piemonte agosto 2025).
Punto di campionamento della sorgente Granero ubicata un centinaio di m a monte del Lago Lungo, gli strumenti di monitoraggio sono installati una decina di m più a monte, protetti da grossi blocchi di roccia (Bobbio Pellice, Arpa Piemonte agosto 2025).

Per caratterizzare il rock glacier ubicato nel sito chiave di monitoraggio del permafrost dell’Alta Val Susa, denominato “dei Fourneaux” in quanto si sviluppa nei depositi glaciali dell’omonimo ghiacciaio ora pressoché estinto, è stata effettuata una campagna di rilievi geofisici e fotogrammetrici.

In seguito alle prime ricerche condotte in collaborazione con l'università di PISA e nell'ambito del progetto Reservaqua sopra citato, si è deciso di continuare ad investigare questo corpo detritico. In giugno, è stato effettuato un rilievo georadar (GPR, Ground Penetrating Radar) su un'ampia superficie grazie all’equipe dell'Università di Pisa, ampliando le precedenti campagne geofisiche (sia ERT che GPR).

Rilievo GPR del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa eseguito approfittando della presenza di accumuli nevosi residui dell’inverno precedente che favoriscono il trascinamento dello strumento (Bardonecchia, Arpa Piemonte 11 giugno 2025).
Rilievo GPR del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa, tracce e primi profili elettromagnetici (© UniPisa, giugno 2025).

Nell'ambito della convenzione di collaborazione con Arpa Valle d'Aosta, è stato effettuato il secondo sorvolo con drone per il rilievo fotogrammetrico di precisione del rockglacier dei Fourneaux. È stato effettuato anche il sorvolo di un tratto di versante a valle del rockglacier che negli anni ha evidenziato dinamiche di accelerazione delle colate detritiche. Le analisi preliminari sui tassi di movimento della copertura detritica del rock glacier dei Fourneaux indicano velocità massime di circa 1 m/anno nella parte centrale del corpo detritico nel biennio 2023-2025. A supporto di questa analisi, è stato anche effettuato un rilievo topografico di precisione, utilizzando le tecniche GNSS (volgarmente detto "GPS").

Ripresa fotografica obliqua da drone del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa (rilievo effettuato da Arpa Valle d’Aosta, archivio Arpa Piemonte, agosto 2025).
Informazioni e risorse aggiuntive

Relazione sullo Stato dell’Ambiente - Permafrost anni 2017201820192020202120222023, 2024, 2025.

Notizia Giornata Internazionale della Montagna 2025 https://www.arpa.piemonte.it/notizia/giornata-internazionale-della-montagna-2025

Arpa Piemonte, sito istituzionale: Criosfera e permafrost - https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost

SNPA - Ambiente Informa n. 594 di giovedì 30 gennaio 2025: Il permafrost nelle montagne europee si sta riscaldando velocemente - https://www.snpambiente.it/snpa/arpa-piemonte/il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente

Progetto europeo Interreg Italia-Svizzera “RESERVAQUA” - https://www.interreg-italiasvizzera.eu/wps/portal/site/interreg-italia-svizzera/DettaglioRedazionale/progetti-2014-2020/reservaqua

Progetto europeo Alpine Space PermaNet - https://www.permanet-alpinespace.eu/home.html 

Istituto di Ricerca Sulle Acque CNR-IRSA Sede di Verbania - https://www.irsa.cnr.it/wp/?page_id=376

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Da rivedere
Gruppo di Redazione
Geologia e nivologia

Bollettino valanghe

Anno
2026

Il bollettino valanghe è un documento di sintesi, che descrive il pericolo valanghe, l’innevamento e lo stato del manto nevoso di un determinato territorio, utilizzando la scala europea del pericolo valanghe composta da 5 livelli detti “gradi di pericolo” (https://bollettini.aineva.it/education/danger-scale).

Scala europea del pericolo valanghe. Fonte Arpa Piemonte

Come si osserva dall'immagine seguente, Il territorio piemontese è suddiviso in 14 settori, detti meteonivozone, aggregati in base a caratteristiche nivologiche e problematiche valanghive simili. Per ciascuna meteonivozona è inoltre possibile distinguere due fasce altimetriche

Suddivisione dell’arco alpino piemontese nelle 14 singole meteonivozone che, a seconda delle condizioni, vengono aggregate per caratteristiche uniformi. Fonte Arpa Piemonte

Bollettini valanghe stagione 2024-2025

  • Periodo di emissione: 29 novembre 2024 – 12 maggio 2025
  • Numero bollettini emessi: 164
  • Note informative: 3 (22/11;16/05; 23/05)
  • Copertura territoriale: territorio montano piemontese, inizialmente parziale (assenza di grado di pericolo fino al 9 dicembre per scarso innevamento per le Valli Gesso e Vermenagna e Valli del Monregalese).

Dati elaborati

L’analisi dei dati deriva dai bollettini valanghe ufficiali emessi dal servizio nivologico di Arpa Piemonte.

Le elaborazioni rappresentano, per il grado di pericolo:

  • frequenza (%) del numero di settori, distinto su due fasce altimetriche.
  • distribuzione giornaliera distinta su due fasce altimetriche

Le elaborazioni rappresentano, per il problema valanghivo:

  • frequenza (%) del numero di settori
  • distribuzione giornaliera.

ANALISI DEL GRADO DI PERICOLO VALANGHE

Nella stagione invernale 2024-2025, alle quote elevate il grado più frequente è stato il 2-Moderato (46.9%) seguito dall’1-Debole (30.1%)- Al contrario,  alle quote basse il grado maggiormente utilizzato è stato l’1-Debole (70.5%) seguito dal 2-Moderato (24.9%). 
Il grado di pericolo 3-Marcato è stato utilizzato per la maggior parte dei casi alle quote elevate (21.3%) e solo marginalmente alle quote basse (3.9%).
Il grado di pericolo 4-Forte è stato emesso raramente (1,7% alle quote elevate e 0,8% alle quote basse), mentre il grado 5-Molto forte non è mai stato rilevato.

Frequenza di utilizzo dei gradi di pericolo sul territorio dell’arco alpino piemontese, nelle due fasce altimetriche, nella stagione 2024-2025, tematizzati secondo la scala di pericolo europea. Fonte Arpa Piemonte

Osservando la distribuzione dei gradi di pericolo nel corso della stagione si nota un primo periodo più stabile (dicembre), poco nevoso, con gradi di pericolo bassi; in questo primo periodo per due settori non è stato emesso il grado di pericolo a fronte della scarsità di neve. La parte centrale dell’inverno (gennaio-febbraio) è stata caratterizzata da nuove precipitazioni che, nonostante la modesta intensità, hanno determinato l’aumento dei gradi di pericolo. 

Dopo un ulteriore periodo di stabilità (fine febbraio – inizio marzo), la stagione si è conclusa con una marcata alternanza di fasi stabili e periodi di forte instabilità, tipici della stagione primaverile, durante i quali è stato inoltre emesso il grado di pericolo 4–Forte.

Distribuzione dell’andamento dei gradi di pericolo nei singoli settori dell’arco alpino piemontese, nelle due fasce altimetriche, nella stagione 2024-2025, tematizzati secondo la scala di pericolo europea. Sono presenti a inizio stagione due settori nei quali non è stato emesso il grado di pericolo. Fonte Arpa Piemonte

ANALISI DEL PROBLEMA TIPICO VALANGHIVO

Il problema valanghivo principale più ricorrente nella stagione 2024-2025 è stato la “neve ventata”, (46.4%), anche a causa delle 26 giornate caratterizzate da venti di foehn durante l’inverno. Seguono, per frequenza, i problemi legati agli “strati deboli persistenti” (19.1%) e alla “neve fresca” (15.1%). 

Frequenza di utilizzo del problema valanghivo principale sull’arco alpino piemontese nella stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

Dalla distribuzione dei problemi valanghivi nel corso della stagione invernale, si osservano alcuni periodi privi di un problema valanghivo tipico (in bianco), in particolare nel mese di dicembre, caratterizzato da maggiore stabilità, e, in misura minore, anche tra febbraio e marzo. 

Nel resto della stagione si alternano fasi caratterizzate da “strati deboli persistenti” (in blu), associati a scarsa copertura nevosa e basse temperature, a periodi dominati dalla “neve ventata” e, durante le nevicate, dalla “neve fresca” (in verde).

Nell’ultima parte della stagione, da metà aprile a metà maggio, prevale la “neve fresca” in occasione di perturbazioni intense, che evolve rapidamente in “neve bagnata” (in rosso) a causa della fusione indotta  dalle temperature primaverili e dagli episodi di pioggia su neve.

Distribuzione del problema valanghivo principale (Avalanche Problem) nei singoli settori alpini, nel corso della stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

VALUTAZIONE DEL LIVELLO DI ALLERTA VALANGHE

L’allerta valanghe è contenuta all’interno del bollettino di allerta meteoidrologica e idraulica di Arpa Piemonte (https://www.arpa.piemonte.it/rischi_naturali/snippets_arpa/allerta/index.html), un documento previsionale emesso dal Centro Funzionale del Piemonte rivolto al sistema di Protezione Civile. 

Il bollettino contiene una previsione di criticità, per le successive 36 ore, differenziata su 11 aree di allerta, la criticità valanghe viene emessa sulle 6 aree relative alle zone montane.

Suddivisione del Piemonte nelle 11 aree di allerta; l’allerta valanghe viene emessa per le zone dalla A alla F (con il retinato vengono evidenziate le zone montane). Fonte Arpa Piemonte

La criticità è classificata in 4 livelli crescenti, caratterizzati dai codici colore verde, giallo, arancione e rosso, che corrispondono ai colori dell’allerta. 

Criticità valanghe stagione 2024-2025

  • Periodo di emissione: 29 novembre 2024 – 12 maggio 2025
  • Numero di bollettini emessi: 165
  • Giorni con almeno una zona in allerta (gialla e/o arancione): 5
  • Periodi di allerta: 22–23 marzo e 16–18 aprile

Dati elaborati

L’analisi dei dati deriva dai bollettini di allerta meteoidrografica e idraulica emessi dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte.

I periodi di allerta per valanghe si sono concentrati a fine marzo (22 e 23 marzo) e a metà aprile (16, 17 e 18 aprile). Il massimo livello di allerta emesso per valanghe è stato l’arancione: il 16 marzo nelle zone di allerta A, B, C; il 17 marzo nelle zone A, B, C, D). Le aree maggiormente interessate corrispondono ai settori settentrionali e nordoccidentali.

Numero di giorni con allerta gialla e arancione nelle singole zone di allertamento nel corso della stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

PRODOTTI INFORMATIVI VALANGHE

Periodo di riferimento: stagione invernale 2024–2025

La produzione informativa risulta consolidata e diversificata (contenuti web, mailing list e video), con buona diffusione al pubblico e una prevalenza di accesso tramite i canali social.

Blog sito Aineva

  • Note informative: 3
  • Blog stagionali: 30

Notizie sul sito di Arpa Piemonte

  • Notizie: 22 (nel periodo dal 13/12/2024 al 16/05/2025)

Mailing list

  • Newsletter pubblicate: 22 (nel periodo dal 13/12/2024 al 16/05/2025)
  • Numero iscritti: ~1.000 utenti

La lista di distribuzione risulta in “buona salute”, con un numero sostanzialmente equivalente di nuove iscrizioni e richieste di cancellazione. 

Video bollettini

  • Numero video: 19 (di cui 1 conclusivo stagionale) pubblicati con cadenza settimanale sui canali Youtube e Instagram di Arpa Piemonte
  • Visualizzazioni complessive: >31.000
  • Media visualizzazioni per video: ~1.650
  • Canale prevalente preferenziale: Instagram (~67% delle visualizzazioni)
  • Distribuzione temporale: picchi in concomitanza con eventi nevosi significativi

Canale Telegram

  • Numero utenti attivi: circa 3700

Tramite il BOT valanghePIE sono stati rilanciati, nel periodo 13/12/2024 - 16/05/2025, sia il bollettino valanghe (con cadenza quotidiana), sia il blog e il video (con cadenza settimanale).

Andamento delle visualizzazioni dei video bollettini valanghe nella stagione invernale 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte
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Geologia e nivologia