Geologia e nivologia

Cartografia delle Valanghe: Il Portale delle Valanghe in Piemonte

Anno
2026

Il Portale delle Valanghe è un ambiente digitale in cui gli strumenti di lavoro destinati ai tecnici sono raccolti nelle sezioni Cartografia, Cartografia 3D, affiancati e arricchiti da contenuti a carattere più divulgativo.

A fare da raccordo tra la parte tecnica e la sezione divulgativa vi è la pagina Catasto, che  raccoglie e descrive le valanghe stagionali più rilevanti e impattanti sul territorio.

Home page del “Portale delle Valanghe in Piemonte” presente sul geoportale di Arpa Piemonte. Fonte Arpa Piemonte

Aggiornamento dati stagione 2024-25

La stagione 2024-25, in particolare i mesi primaverili, è stata ricca di eventi valanghivi che hanno richiesto l’aggiornamento delle geometrie delle valanghe, delle informazioni relative alla data degli eventi, dei danni associati e delle descrizioni, con particolare riferimento agli eventi valanghivi di dimensioni da grandi a estreme. 
Sono state inserite inoltre diverse fonti documentali, tra cui fotografie, modelli 7 AINEVA e altri tipi di documenti che completano le informazioni riguardanti il sito valanghivo. 

Sezione Catasto: in questa sezione vengono inserite le valanghe di dimensione da grande a estrema o che abbiano avuta interferenza con zone antropizzate. 

- Eventi valanghivi inseriti: 50
- Danni accertati:   

  • nessun danno: 38
  • edifici civili: 1
  • manufatti: 1
  • malghe/baita: 1
  • viabilità: 3
  • bosco: 2
  • persone travolte: 5 segnalazioni con 12 persone travolte, di cui 7 illese, 2 ferite e 3 decedute 

- Documenti inseriti (foto, mod 7): 57 foto, 5 MOD7_AINEVA 
- Geometrie modificate post evento: 5

Sezione Cartografia: comprende le carte valanghe a media scala. 

  • Schede valanghe aggiornate: 46
  • Carte valanghe s.l. nuove: 2
  • Schede valanghe nuove inserite: 23
  • Documenti inseriti: 17 foto, 2 fonti documentali 

Tutti i layer sono consultabili tramite il visualizzatore 2d o, in alternativa, attraverso il servizio interoperabile WMS, utile per la visualizzazione dei dati all'interno di un software GIS. È inoltre disponibile il download diretto in formato shapefile di tutte le geometrie, sia a livello regionale sia per ambito provinciale, comprensive di tematizzazioni e legenda completa, al fine di facilitarne l'intermpretazione.

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Attività valanghiva spontanea

Anno
2026

Nella stagione 2024-2025 sul territorio piemontese sono state segnalate numerose valanghe spontanee, con 50 eventi di maggior rilevanza che, in alcuni casi, hanno interessato delle zone antropizzate.

Estratto della home page del Catasto valanghe nel quale sono rappresentati i fenomeni valanghivi di dimensioni rilevanti che hanno interessato il territorio piemontese nella stagione 2024/25. Fonte Arpa Piemonte
Periodi con attività valanghiva spontanea intensa

APRILE 2025

Nella stagione 2024-2025, l’attività valanghiva spontanea più significativa si è concentrata a metà aprile 2025 a seguito di un’intensa perturbazione.
In questo periodo le segnalazioni di eventi valanghivi sono state numerose, in particolare sui settori compresi tra le Alpi Lepontine e le Alpi Cozie Nord, maggiormente interessati dalle precipitazioni.

Valanghe segnalate nelle 24 ore precedenti dai campi neve manuali. In alto a sinistra quelle segnalate a inizio evento, mercoledì 16 aprile 2025. In alto a destra e in basso le giornate successive, quando le segnalazioni si sono fatte più frequenti e i fenomeni segnalati di magnitudo maggiore. Fonte Arpa Piemonte
APPROFONDIMENTI

Slush flow

Diversi eventi valanghivi segnalati in corrispondenza delle precipitazioni di metà aprile possono essere classificati come slushflow o slush avalanche, ossia valanghe sature d’acqua. 

Questi fenomeni si verificano quando grandi quantità di neve diventano instabili a causa dell’elevata presenza di acqua liquida all’interno del manto nevoso. In alcuni casi, le valanghe si sono originate in seguito alla fluidificazione di grandi quantitativi di neve già nella zona di distacco, per l'intenso apporto di acqua causato da eventi di pioggia su neve. In altri casi invece depositi preesistenti – per lo più localizzati in canaloni o impluvi – hanno impedito il deflusso idrico, formando una sorta di diga. L’accumulo progressivo di acqua ha quindi saturato e fluidificato la massa nevosa, dando luogo a un’evoluzione parossistica che ha causato fenomeni simili a colate detritiche, ma costituite principalmente da neve fradicia, acqua, fango e detriti reclutati lungo il percorso.

Segnalazioni di questo tipo sono state ricevute in particolare sui settori settentrionali e nord occidentali delle alpi piemontesi, dove si sono registrati i maggiori quantitativi di precipitazione, con accumuli di neve mista a detrito che hanno raggiunto zone antropizzate e la viabilità di fondovalle.

Zone di arresto di due valanghe slush flows scese nella notte tra mercoledì 16 e giovedì 17 aprile sulla viabilità di fondovalle della Val Formazza, tra l’abitato di Chiesa e la frazione S. Michele (Foto CLV Val Formazza); da notare la grande quantità di acqua e fango mista a neve. Fonte Arpa Piemonte
Fenomeni estremi

VAL SOANA

Durante l’evento dell’aprile 2025, nel comune di Valprato Soana (TO), la valanga denominata di “Fontanetta” ha superato i limiti fino a quel momento noti. La massa nevosa si è spinta fino ad addossarsi al muro perimetrale del cimitero e, più a valle, ha danneggiato pesantemente un condominio, fortunatamente utilizzato solo nei periodi estivi o festivi, rendendolo inagibile.

Due immagini della zona di arresto della valanga di “Fontanetta” nel comune di Valprato Soana (TO) in Val Soana estrapolate dalla cartografia 3D del nuovo portale delle valanghe in Piemonte. Nel cerchio in rosso il cimitero e il condominio danneggiato dalla valanga che non erano mai stati interessati da valanghe. Fonte Arpa Piemonte
Il condominio danneggiato dalla valanga di “Fontanetta”. Nella foto di sinistra del 23 aprile sono visibili i danni sul lato posteriore della struttura. E’ ben visibile la notevole componente detritica inglobata dalla valanga, mentre la massa nevosa è meno apprezzabile in quanto già fusa in superficie. La foto a destra ritrae il lato anteriore dello stesso condominio la mattina di giovedì 17 aprile. Foto Arpa Piemonte

VALLE ANZASCA

Nel comune di Macugnaga (VB), durante lo stesso evento meteorologico di aprile 2025, una valanga di grandi dimensioni ha raggiunto il fondovalle, coinvolgendo una galleria paravalanghe con aperture sul lato di valle. L'accumulo della valanga sul lato esterno della galleria ha in parte bloccato il deflusso dell'acqua contenuta all’interno della massa nevosa, mista a terra e detriti. L’acqua ha quindi trovato sfogo all’interno della galleria stessa, che si è dimostrata poco efficace per questa tipologia di fenomeno. Non si sono registrati danni, poiché la strada era stata preventivamente chiusa più a valle per il rischio di frane e smottamenti, e non erano presenti veicoli in transito.

Accumulo della valanga mista a detrito che ha interessato il paravalanghe sulla statale che porta a Macugnaga. Sulla sinistra si nota l’apertura della galleria dalla quale è entrata parte della neve mista alla grande componente di acqua e fango; sulla destra un particolare dell’accumulo costituito da neve mista a fango e detriti (Foto CLV valle Anzasca). Fonte Arpa Piemonte
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Effetti al suolo a seguito di eventi nel 2025

Anno
2026
Effetti al suolo evento 15-17 aprile 2025

Tra martedì 15 e giovedì 17 aprile 2025, intense precipitazioni hanno interessato in generale tutto il Piemonte, con picchi superiori a 550 mm nelle aree montane e pedemontane del Torinese, Biellese, Vercellese e Verbano, accompagnate in quota da copiose nevicate sui settori alpini (valori medi di 120-140 cm di neve fresca a 2500 m).  Si sono verificate frane (per lo più colamenti rapidi ma anche diversi fenomeni di scivolamento planare) e allagamenti da parte del reticolo idrografico principale e secondario, con danni diffusi e, purtroppo, anche una vittima. Le aree più colpite sono state la collina di Torino, in particolare il versante nord tra Castagneto Po e Cavagnolo (TO) e il settore confinante del basso monferrato, le zone pedemontane comprese tra Pinerolese e Val Susa, Canavese, Biellese e Val Sesia.

Tra i fenomeni franosi di maggiori dimensioni osservati, nel territorio comunale di Cocconato è stato rilevato un movimento gravitativo di tipo planare in località Maroero descritto nel paragrafo dedicato. Nel SiFraP sono state inserite una quarantina di nuove schede descrittive di fenomeni verificatisi durante l’evento dell’aprile 2025, di cui una decina approfondite al II livello.

In quota, si sono verificati fenomeni valanghivi che hanno raggiunto anche quote di fondovalle: in particolare, in Valle Orco, Soana, Anzasca e Formazza si sono verificati alcune valanghe molto particolari in quanto sature di acqua che, talvolta, hanno superato i limiti storici.

Nell'apposito servizio webgis del Geoportale di Arpa è stato di recente pubblicato l'approfondimento relativo agli effetti al suolo dell’evento, che integra il rapporto d’evento, con aggiornamento della pagina dedicata della Banca Dati Eventi alluvionali.

Mappa dei processi verificatisi durante l'evento del 15-17 aprile 2025.
Effetti al suolo dell'evento del 30 giugno 2025

Nel pomeriggio del 30 giugno 2025, a distanza di due anni dal precedente evento del 13 agosto 2023, l’abitato di Bardonecchia (1.312 m s.l.m.) è stato nuovamente interessato dal passaggio di una colata detritica con caratteristiche di flusso iperconcentrato, originatasi nel bacino del Rio Frejus. In un contesto caratterizzato da temperature decisamente sopra la media del periodo a tutte le quote, piogge intense legate a una cella temporalesca localizzata a cavallo dello spartiacque tra Italia e Francia hanno interessato le testate dei bacini del Rio Frejus e del Rio della Rho, determinando fenomeni di erosione, mobilizzazione del materiale presente in alveo e suo successivo trasporto a valle. Come in passato, la colata detritica è transitata nell'abitato di Bardonecchia, esondando in diversi punti e provocando danni significativi soprattutto in corrispondenza della parte bassa del paese, e, purtroppo, causando una vittima.

Nell’immagine, la ripresa dall’alto evidenzia i segni del passaggio della colata.
Effetti al suolo dell'evento dell’agosto 2025

Le piogge intense che, nelle giornate del 28 e 29 agosto 2025, hanno interessato il Piemonte nord-occidentale hanno determinato l'attivazione di alcuni dissesti legati alla dinamica torrentizia e gravitativa di versante. I principali effetti al suolo si sono concentrati nel settore nord-occidentale della Regione, con particolare riguardo al Verbano e alla Valle Divedro (Provincia del Verbano Cusio Ossola). Il principale fenomeno, in termini di magnitudo, si è registrato nel territorio comunale di Varzo dove le precipitazioni hanno riattivato la dinamica torrentizia all’interno del reticolo idrografico minore, posto in sinistra idrografica del torrente Diveria.

Effetti al suolo dell'evento del settembre 2025

Le piogge intense che, nelle giornate dal 21 al 23 settembre 2025, hanno interessato il Piemonte sud-orientale hanno determinato l'attivazione di alcuni dissesti legati alla dinamica fluviale e torrentizia e di versante. I principali effetti al suolo si sono concentrati nel settore sud-orientale della Regione, in particolare nell’Alessandrino al confine con la Provincia di Savona. L’episodio più gravoso, con purtroppo anche una vittima, si è verificato nel comune di Spigno Monferrato: nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 la piena del Torrente Valla ha investito l’area del campeggio in località Squaneto, dove soggiornava una turista tedesca, che è stata travolta dall’acqua. In salvo un’altra ventina di persone presenti nel campeggio.

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Previsione di innesco delle colate detritiche incanalate

Anno
2026

Il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha sviluppato DEFENSE, un sistema di monitoraggio e nowcasting dei fenomeni torrentizi. Il termine nowcasting indica la previsione a brevissimo termine dell’evoluzione di eventi meteorologici e idrologici, con l’obiettivo di supportare tempestivamente le attività di protezione civile e mitigazione del rischio.

Le elaborazioni riguardanti la probabilità di innesco di processi torrentizi operate dal modello DEFENSE hanno cadenza oraria e sono pubblicate quotidianamente - fatta eccezione per i giorni festivi in assenza di allerta - entro le ore 13. In caso di allerta, la sintesi delle elaborazioni del modello possono essere pubblicate più volte in un singolo giorno per fornire aggiornamenti sugli gli scenari di innesco di colate detritiche incanalate nel corso di un evento pluviometrico severo.

DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm)

Attraverso un sistema basato su PostgresSQL/PostGIS è possibile individuare i bacini alpini che sono, o saranno interessati da piogge potenzialmente pericolose. Utilizzando i dati provenienti dal sistema radar meteorologico, si stima il volume delle precipitazioni, consentendo così di valutare la probabilità di innesco di processi torrentizi all’interno dei bacini stessi.

I bacini alpini sono stati classificati in tre tipologie sulla base dalla litologia prevalente del loro substrato (classificazione Clay Weathering Index - CWI), la quale governa i processi che in questi avvengono:

- bacini Excellent Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma irregolare, con pendenze moderate, di ridotte dimensioni rispetto all’area del bacino alimentante (5%) e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi molto elevata (in media regionale 1 innesco ogni 2 anni), sono sensibili a piogge di moderata intensità (≥20 mm/h) e la stagione prevalente di innesco è l’estate, dove sono più frequenti i temporali;

- bacini Good Clay Maker (GCM) contraddistinti da conoidi alluvionali a forma di ventaglio regolare, con profilo debolmente pendente, molto ampi rispetto all’area del bacino alimentante (20%), e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi moderatamente elevata (in media regionale 1 innesco ogni 5 anni), sono sensibili a piogge di forte intensità (≥30 mm/h) e la stagione prevalente di innesco risulta essere la tarda primavera (maggio-giugno), dove le precipitazioni sono caratterizzate da componenti sia convettive che advettive;

- bacini Bad Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma lobata, con pendenze anche elevate in apice di conoide, di dimensioni variabili, ma con valori sempre al di sotto del 10% dell’area del bacino alimentante, sono inoltre caratterizzati da flussi detritici non coesivi (comportamento collisionale-frizionale). Tali bacini mostrano una bassa frequenza di inneschi (in media regionale 1 oltre i 10 anni), sono sensibili a piogge di intensità molto forte (≥50 mm/h) e le stagioni prevalenti di innesco risultano essere la primavera e l’autunno, dove le precipitazioni sono principalmente caratterizzate da dall’essere estese, prolungate e spesso a carattere estremo. In estate gli inneschi sono rari poiché causati da supercelle temporalesche di forte intensità o fronti temporaleschi caratterizzati da intensità e stazionarietà elevate.

Bacini individuati per il modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Per l'identificazione e il tracciamento dei temporali viene utilizzato un algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) in grado di seguire una o più celle temporalesche durante la loro evoluzione e definirne le caratteristiche principali. Quando una o più celle temporalesche di intensità nota interessano, o interesseranno nell’ora successiva, uno o più bacini sensibili a quel tipo di precipitazione, il sistema produrrà un’allerta.

Identificazione e il tracciamento dei temporali attraverso l'algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) - Fonte Arpa Piemonte

Le ellissi in figura rappresentano le celle temporalesche, identificate dal radar, a cui viene assegnata una colorazione in base a un indice di severità crescente (da 1 a 5). I tracciati in rosso rappresentano i percorsi osservati e previsti delle celle e i numeri nel centroide dell’ellisse possono indicare, l’ora di tracciamento o il valore massimo di riflettività del radar (in dBZ), che corrisponde a un’intensità di precipitazione in mm/h. Nella figura seguente è riportata a titolo d’esempio una situazione di allerta per un bacino (poligono in giallo) su cui sono indicate la data e l’ora di emissione dell’allerta a seguito della quale si è effettivamente verificato un fenomeno torrentizio.

Per le previsioni a breve e medio termine, vengono utilizzate le previsioni meteorologiche quantitative (QPE/QPF) come input, al fine di valutare, con cadenza oraria, l'eventuale occorrenza di fenomeni di colata detritica che possono verificarsi al superamento dei valori soglia di precipitazione nelle 48 ore successive al momento dell’acquisizione delle previsioni (emesse quotidianamente alle ore 00:00 UTC). Tali fenomeni sono monitorati in piccoli bacini alpini situati all’interno di una più ampia sezione valliva del bacino principale (i cosiddetti Macrobacini, rappresentati nella figura sottostante). 

Al contrario delle simulazioni operate tramite l’input da radar meteorologico, che interessano singolarmente e separatamente i 2100 bacini alpini, le previsioni meteorologiche quantitative a cadenza oraria sono caratterizzate da una risoluzione spaziale più bassa rispetto alle stime radar, a causa dei limiti imposti delle dimensioni della griglia utilizzata dal modello previsionale COSMO-2I e ICON-IT (rispettivamente di 2,2 e 2,5 Km di risoluzione orizzontale). Per questo motivo, a tutti i piccoli bacini compresi in un dato Macrobacino è assegnato il medesimo valore di pioggia oraria prevista per le varie scadenze temporali.

Aggregazione dei bacini per la valutazione delle precipitazioni nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Nella figura seguente è riportato a titolo d’esempio il confronto tra massimi di pioggia oraria previsti e le soglie di innesco assegnate ai bacini ricadenti all’interno del Macrobacino della Dora di Cesana (Torrente Dora Riparia).

Valutazione delle soglie di innesco nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Bertolotto P., Cremonini R., Gaeta A.R., Vela N. (2023) The Territorial Debris Flow Early Warning System of Piemonte (North-western Italy). In: Proceedings of the 8th International Conference on Debris-Flow Hazards Mitigation. EPJ Web of Conferences.https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2023/52/e3sconf_dfhm82023_03030.pdf

Tiranti D., Cremonini R., Marco F., Gaeta A.R., Barbero S. (2014) The DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm): an early warning system for torrential processes by radar storm tracking using a Geographic Information System (GIS). Computers & Geosciences 70:  96-109; Elsevier. DOI: 10.1016/j.cageo.2014.05.004 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0098300414001174

Tiranti D., Cremonini R., Asprea I., Marco F. (2016) Driving Factors for Torrential Mass-Movements Occurrence in the Western Alps. Front. Earth Sci. 4:16. DOI: 10.3389/feart.2016.00016 https://www.frontiersin.org/journals/earth-science/articles/10.3389/feart.2016.00016/full

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Geologia e nivologia

Bollettino di probabilità di attivazione di frane per scivolamenti traslativi/rotazionali

Anno
2026

TRAPS (Tanslational/Rotational slides Activation Prediction System)

Per la valutazione della probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi e rotazionali che interessano le Langhe e le colline alessandrine, il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha realizzato il modello denominato TRAPS, basato sulla relazione tra fenomeni di scivolamento storici e precipitazioni critiche ad essi associate.

Sulla base dell'analisi storica sono state definite le soglie di innesco variabili in funzione del mese, considerando come precipitazioni critiche la somma dell’apporto pluviometrico dell’evento innescante e delle precipitazioni nei 60 giorni antecedenti, inclusi i contributi derivanti dalla fusione della neve. Il modello TRAPS considera l’acqua effettivamente infiltrata nel suolo, tenendo conto della dinamica di fusione e accumulo della neve attraverso la stima dello “Snow Water Equivalent” (SWE).

Nel periodo compreso tra novembre e maggio, quando questi fenomeni si manifestano con maggiore frequenza, viene emesso un Bollettino di Probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali a frequenza mensile. In presenza di una marcata variabilità nello stato di attività dei fenomeni, il bollettino viene aggiornato su base settimanale.

Il bollettino riguardante la probabilità di innesco di scivolamenti traslativi/rotazionali ottenute con il modello TRAPS per l’area collinare della Langa e dell’alessandrino è accessibile per la consultazione sul sito dell’ARPA Piemonte.

Area TRAPS - Fonte Arpa Piemonte

Il “Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali” si articola in due parti: la prima parte è dedicata all'informazione di sintesi con relative legende e note di approfondimento, nella seconda parte viene presentata, in forma tabellare, la situazione dettagliata per ogni comune interessato. La pagina di sintesi è suddivisa in sezioni: nella sezione [1] sono riportati i riferimenti anagrafici del bollettino. La sezione [2] presenta i livelli di criticità rappresentati mediante una scala cromatica su una mappa di sintesi, corredata da una legenda cromatica che illustra lo stato probabile di attività. Nelle sezioni [3] e [4] compaiono rispettivamente la mappa dell'acqua infiltrata nel suolo nei 60 giorni antecedenti e la mappa della distribuzione attuale dell'equivalente in acqua del manto nevoso al suolo. La sezione [5] è dedicata alle note esplicative relative ai fenomeni franosi presi in considerazione e alla corretta interpretazione del bollettino. La seconda pagina del bollettino presenta una tabella in cui sono riportate le informazioni anagrafiche, l'indice di franosità  - ovvero la percentuale del territorio comunale interessato da tali fenomeni franosi, e la probabilità di innesco rappresentata con le stesse modalità descritte nella pagina di sintesi.

Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, prima pagina - Fonte Arpa Piemonte
Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, seconda pagina - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Rabuffetti D., Salandin A., Tararbra M. (2013) Development of a new translational and rotational slides prediction model in Langhe hills (north-western Italy) and its application to the 2011 March landslide event. Landslides 10 (2): 121-138; Springer-Verlag. DOI: 10.1007/s10346-012-0319-7

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Banca dati geotecnica e geofisica

Anno
2026

La Banca Dati Geotecnica e Geofisica di Arpa Piemonte è stata istituita con l’obiettivo di raccogliere, conservare e rendere accessibile l’ingente patrimonio di informazioni geologiche e geotecniche di cui l’Agenzia entra quotidianamente in possesso. Questi dati provengono, tra l’altro, dalla documentazione tecnica allegata a progetti di grandi opere, studi di settore, piani regolatori e altre analisi ambientali.

Gestita da oltre trent’anni da Arpa, la banca dati ha conosciuto nel tempo un notevole sviluppo e ampliamento. Oggi raccoglie un’ingente quantità di documentazione tecnica relativa alla caratterizzazione meccanica dei geomateriali, includendo risultati di sondaggi stratigrafici, prove penetrometriche, analisi granulometriche di campioni di terreno e prove geotecniche di laboratorio.

Dal 2021 la Banca Dati si è ampliata con l’introduzione di un nuovo modulo dedicato alle indagini geofisiche; il servizio offre quindi al pubblico, oltre ai dati geotecnici, anche un dataset di dati geofisici che comprende informazioni di contesto, tipologie di indagine svolte e alcune grandezze fisiche rilevate.

Nel 2025, la Banca Dati Geotecnica e Geofisica è stata implementata, introducendo una nuova funzionalità che consente la consultazione e il download delle scansioni originali delle stratigrafie in formato PDF. Questo importante aggiornamento si affianca alle consolidate funzionalità disponibili, tra cui la consultazione cartografica, la visualizzazione di stratigrafie normalizzate, i risultati delle prove di laboratorio e i dati derivanti da indagini geofisiche.

Stratigrafia semplificata - Banca dati geotecnica di Arpa Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Esempio di fuso granulometrico - Fonte Arpa Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Profilo verticale di una Prova geofisica MASW (Multichannel Analysis of Surface Waves). Fonte Arpa Piemonte

Principali caratteristiche della Banca Dati

  • Dati disponibili: la banca dati raccoglie e organizza informazioni provenienti da oltre 14.000 sondaggi geotecnici, 7.300 campioni di terreno analizzati in laboratorio e in sito e circa 1.900 indagini geofisiche, frutto di oltre trent’anni di attività.
  • Strumenti di consultazione: gli utenti possono accedere ai dati in formato tabellare e grafico, visualizzare stratigrafie normalizzate e profili geofisici, con strumenti intuitivi pensati per facilitare la ricerca, la navigazione e l’analisi.
  • Accesso alle scansioni: con l’ultima integrazione, è ora possibile consultare e scaricare i documenti originali delle stratigrafie in PDF, migliorando l’accessibilità e la trasparenza delle informazioni geologiche e geotecniche contenute. 
Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti. Fonte Arpa Piemonte

Il servizio è rivolto principalmente a operatori professionali, pubblici e privati, che utilizzano i dati per scopi tecnici specifici. Negli ultimi anni, tuttavia, il patrimonio informativo reso disponibile è sempre più impiegato anche per analisi territoriali diffuse, finalizzate alla ricostruzione di modelli geotecnici e per la caratterizzazione del sottosuolo.

La Banca Dati Geotecnica e Geofisica è consultabile sul Geoportale di Arpa Piemonte a questi indirizzi, con aggiornamento settimanale.

Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti. Fonte Arpa Piemonte
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Geologia e nivologia

L'evoluzione dell'ambiente glaciale nelle Alpi piemontesi

Anno
2026

Le fluttuazioni dei ghiacciai rappresentano un'integrazione dell’andamento del bilancio energetico e sono ampiamente riconosciute come indicatori ad alta affidabilità del cambiamento climatico (Bojinski et al., 2014). I parametri dimensionali dei ghiacciai (lunghezza, area, volume e massa) sono oggetto di misurazione da decenni (anche oltre un secolo, nel caso di alcune serie di variazioni frontali) e numerosi studi ne hanno dimostrato un trend negativo sia a livello locale sia globale (Glambie Team, 2025; IPCC reports). 
Vicino a noi, le Alpi stanno sperimentando una rapida deglaciazione come effetto diretto del riscaldamento che interessa in modo peculiare i mesi estivi, limitando la capacità della neve di conservarsi da un anno all’altro, se non a quote sempre più alte.

In un contesto caratterizzato da rapidi cambiamenti ambientali, Arpa Piemonte monitora lo stato della criosfera regionale attraverso i rilievi eseguiti nell’ambito delle campagne glaciologiche e di controllo del permafrost

Il lago glaciale sul fianco del ghiacciaio di Noaschetta, Parco Nazionale del Gran Paradiso, il 16 settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte

L’evoluzione dello stato della criosfera è rappresentata nel portale degli indicatori ambientali - tematica Neve e ghiacciai , in cui si trovano le informazioni sulle campagne di monitoraggio sui ghiacciai piemontesi. Nello specifico, i parametri illustrati comprendono la misura delle dimensioni dei ghiacciai (area e posizione della fronte) e del bilancio tra accumuli di neve e perdite per fusione (bilancio di massa).

L’estensione areale dei ghiacciai è controllata dal bilancio tra apporti nevosi invernali-primaverili e fusione estiva, rappresentando sul medio-lungo periodo un indicatore affidabile dello stato del ghiacciaio. L’esposizione, la morfologia, la dimensione e lo sviluppo in quota condizionano i tempi di risposta della forma del ghiacciaio al mutare delle condizioni climatiche: i ghiacciai di piccole dimensioni rispondono rapidamente, mentre i grandi ghiacciai che si originano alle alte quote tendono a rispondere con tempi più lunghi. 
La fronte glaciale, ossia la porzione del ghiacciaio situala alla quota più bassa, è l’area in cui si registra la massima variazione della sua estensione; per questo motivo, la sua misura è considerata uno dei parametri più diretti per monitorare gli effetti del cambiamento climatico in alta montagna, soprattutto nel medio-lungo periodo.
Dal punto di vista energetico, il bilancio di massa rappresenta il parametro più strettamente correlato all’andamento climatico a scala annuale: viene calcolato sommando algebricamente la massa di neve accumulata e la massa di neve più ghiaccio persa per fusione, nel corso di un singolo anno. Un accumulo di neve maggiore delle perdite genera un bilancio positivo, determinando quindi l’aumento di dimensioni del ghiacciaio; al contrario, un bilancio negativo indica invece la perdita di volume di ghiaccio e quindi la contrazione, l’arretramento.

Monitoraggio della posizione frontale del ghiacciaio della Ciamarella, settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte

I dati raccolti nelle recenti campagne annuali confermano il trend negativo di deglacializzazione delle Alpi, con particolare effetto per i ghiacciai (o le parti di questi) poste sotto i 3100/3200 m di quota.

Nel 2025, la superficie glacializzata complessiva in Piemonte è scesa a 21.8 km2, segnando un nuovo minimo nella serie storica. In riferimento alla precedente campagna (dati 2022-2024), la riduzione areale coinvolge il 67% dei ghiacciai: 108 ghiacciai risultano in contrazione, con una perdita complessiva di 0.59 km2; tra questi, 13 ghiacciai hanno subito una riduzione areale di almeno un ettaro mentre la maggiore perdita è stata registrata dal ghiacciaio Meridionale del Sabbione (0.16 km2 persi nel 2025, pari all'11.5% della sua superficie). 

Alcuni corpi glaciali hanno perso una percentuale significativa della propria superficie (Blindenhorn Inferiore: -33%; Castelfranco: -28%), si tratta di piccoli glacionevati in fase di disfacimento, prossimi alla scomparsa. La perdita media, per ghiacciaio, tra le due campagne di misura è pari a quasi 5500 m2. Per 31 ghiacciai (19% del totale) si riconosce una sostanziale stabilità, in gran parte dovuta al fatto che i loro limiti sono coperti da neve o detrito per cui è difficile riconoscerne variazioni annuali. In particolare, 17 ghiacciai sono risultati completamente coperti da neve residua, prevalentemente dell’annata 2023-2024, particolarmente nevosa. Per 21 ghiacciai non è stato possibile fornire indicazioni sulle loro variazioni in quanto non rilevati (11 ghiacciai, 7% del totale) oppure perché oggetto di revisione dei limiti (10 ghiacciai, 6% del totale).

La variazione delle fronti glaciali, aggiornata al 2024, presenta per il terzo anno consecutivo la totalità dei ghiacciai misurati in arretramento, a conferma del trend di ritiro riconosciuto a scala globale.

In Piemonte Il bilancio di massa è eseguito sul solo ghiacciaio di Ciardoney (Valle Soana) dal personale della Società Meteorologica Italiana (SMI). La stagione idrologica 2024-2025 è stata caratterizzata da un innevamento eccezionale con il secondo valore più elevato di accumulo di neve (espresso in acqua equivalente) dall’inizio delle misure nel 1992. Tuttavia, le intense ondate di caldo di giugno e di agosto 2025, hanno determinato la fusione pressoché completa del manto nevoso, intaccando anche il ghiaccio sottostante. Il bilancio risulta quindi negativo, pari a -1,36 m di acqua equivalente persa, in linea con la sfavorevole media del periodo di osservazione dal 1992 (-1.4 metri di acqua equivalente).

Stato dei ghiacciai a termine della campagna 2025 ed in riferimento alla precedente campagna (rilievi 2022-2024). Fonte Arpa Piemonte
Superficie glacializzata in Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Comportamento dei ghiacciai la cui posizione della fronte è stata misurata rispetto all’anno precedente. Fonte Arpa Piemonte
Entità delle variazioni medie delle fronti glaciali in Piemonte rispetto all'anno precedente. Fonte Arpa Piemonte
Bilancio di massa del ghiacciaio Ciardoney (TO). Fonte Arpa Piemonte

Nel contesto del cambiamento climatico, la ripetizione annuale delle campagne glaciologiche fornisce solide basi per lo studio della criosfera piemontese, migliorando la conoscenza delle dinamiche geomorfologiche in rapida evoluzione, anche in ambienti difficilmente accessibili e su tutto il territorio piemontese. 

A conferma delle trasformazioni in atto, nel corso del 2025 è stata documentata la presenza di laghi glaciali di recente formazione (Collerin d’Arnas, Breuil, Noaschetta) e di soggetti a rapida trasformazione (Cervandone). Inoltre, a seguito delle piene torrentizie che hanno interessato il versante orientale del Monte Rosa tra il 2023 e il 2024, i torrenti del Piccolo Fillar e di Castelfranco sono ora assorbiti all’interno del ghiacciaio del Belvedere. Qui, nel 2025, si è formato un grande inghiottitoio glaciale la cui evoluzione determinerà importanti trasformazioni della lingua principale del ghiacciaio. 

Le osservazioni aggiornano il quadro di dissesto emerso nelle campagne di rilievo precedenti; le situazioni di instabilità individuate saranno oggetto di specifici approfondimenti di indagine nel corso del 2026, allo scopo di mantenere sotto stretta osservazione le trasformazioni in atto nella criosfera alpina.

Inghiottitoio glaciale che convoglia le acque dei torrenti di Castelfranco e Piccolo Fillar all’interno del ghiacciaio del Belvedere (Macugnaga, VB. Foto M. Giardino, agosto 2025). Fonte Arpa Piemonte

Infine, la disponibilità di modelli digitali del terreno multitemporali consente di quantificare i cambiamenti nella topografia delle aree glacializzate. Confrontando il modello del 2025, rilevato da Arpa Piemonte, con quello del 2011, rilevato da Regione Piemonte, è stato possibile analizzare le variazioni di quota dei ghiacciai del Monte Rosa. 

L’analisi evidenzia un abbassamento delle superfici dei ghiacciai con valori che aumentano progressivamente alle quote più basse, fino a raggiungere perdite di circa 70 metri sulla superficie del ghiacciaio del Belvedere al di sotto dei 2000 metri di quota. 

L’integrazione di queste variazioni ha inoltre permesso di stimare il volume complessivo di ghiaccio perso nel periodo considerato, pari a circa 56 milioni di metri cubi. Convertendo questo dato in volume di acqua equivalente e rapportandolo alla media annua, si stima una perdita di circa 4 milioni di metri cubi di riserva di acqua dolce all’anno, dovuta alla riduzione della massa glaciale.

Alta Valle Anzasca, versante orientale del Monte Rosa, perdite medie annue di volume e altezza di acqua equivalente nel periodo 2011-2025 per diminuzione della massa glaciale. Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bojinski, S., Verstraete, M., Peterson, T. C., Richter, C., Simmons, A., & Zemp, M. (2014). The concept of essential climate variables in support of climate research, applications, and policy. Bulletin of the American Meteorological Society, 95(9), 1431-1443. https://doi.org/10.1175/BAMS-D-13-00047.1

IPCC: https://www.ipcc.ch/synthesis-report/, in particolare IPCC, 2019: IPCC Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate [H.-O. Pörtner, D.C. Roberts, V. Masson-Delmotte, P. Zhai, M. Tignor, E. Poloczanska, K. Mintenbeck, A. Alegría, M. Nicolai, A. Okem, J. Petzold, B. Rama, N.M. Weyer (eds.)] https://www.ipcc.ch/srocc/ 

World Glacier Monitoring Service (WGMS): https://wgms.ch/

The GlaMBIE team. Community estimate of global glacier mass changes from 2000 to 2023. Nature. 19 February 2025. DOI: https://www.nature.com/articles/s41586-024-08545-z

Notizia - La giornata mondiale dei ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/notizia/21-marzo-2026-giornata-mondiale-dei-ghiacciai

Notizia sul Geoportale https://webgis.arpa.piemonte.it/portal/apps/storymaps/stories/61992a4d888848bb84248594336285d7

Report campagna glaciologica 2025  https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2025

Report campagna glaciologica 2024 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2024

Video campagna glaciologica 2024 https://www.youtube.com/watch?v=-o-EmwTYL0M

Report campagna glaciologica 2023 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2023

Video campagna glaciologica 2023 https://youtu.be/sbyWalH0Kws

Report campagna glaciologica 2022 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-preliminare-dellanalisi-dei-principali-ghiacciai-delle-alpi-piemontesi

Geoportale Arpa Piemonte, livello ghiacciai: https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=6880d779243e4bfbaf6f6fbfba525c67

Comitato Glaciologico Italiano: http://www.glaciologia.it/

Società Meteorologica Italiana: http://www.nimbus.it

Il settore del Rifugio Gastaldi e del ghiacciaio della Bessanese è sito di studio e di valorizzazione, per maggiori informazioni https://geoclimalp.irpi.cnr.it/bacino-della-bessanese/.

Gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps):  https://geoclimalp.irpi.cnr.it

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Geologia e nivologia

L'impatto dei cambiamenti climatici sugli eventi franosi superficiali

Anno
2026
Comportamento degli eventi di frane superficiali diffuse sotto l’influenza del riscaldamento globale: analisi aggiornata al 2025 

 

Le frane superficiali sono uno dei fenomeni gravitativi più comuni e pericolosi. In Piemonte, negli ultimi cento anni, hanno causato oltre la metà delle vittime legate a eventi franosi

Per capire se e in che modo il cambiamento climatico abbia influenzato il comportamento delle frane superficiali nell’ultimo secolo in Piemonte (Stoffel et al., 2014), è fondamentale ricostruire la loro evoluzione nel tempo, aggiornando costantemente la serie storica, e le cause che le hanno innescate, riducendo al minimo l’incertezza nelle correlazioni statistiche tra cause ed effetti.

Lo studio descritto nella Relazione Stato Ambiente del 2025 è stato aggiornato considerando 128 eventi di frana superficiale verificatisi in Piemonte dal 1960 al 2025

Gli eventi franosi sono stati classificati in sette classi di gravità in base al numero di frane verificatesi durante ciascun evento di pioggia ricadente nel periodo di indagine. 

Classe di severità degli eventi di frana superficiale adottata per quantificarne l'intensità
Classe di severità Numero di frane
1 – Estremamente bassa 1–50
2 – Molto bassa >50–100
3 - Bassa >100–200
4 - Moderata >200–500
5 - Alta >500–2000
6 – Molto alta >2000–5000
7 – Eccezionalmente alta >5000–10000 e oltre
Classe di severità degli eventi di frana superficiale adottata per quantificare l'intensità degli eventi di frana in base al numero di frane verificatesi durante un singolo evento di pioggia. Fonte Arpa Piemonte

Nell'aggiornamento dell'analisi al 2025, persiste una debole tendenza crescente del numero di frane verificatesi durante ciascun evento di pioggia, indicando che gli eventi franosi superficiali stanno progressivamente diventando più intensi (vedi figura sottostante).

Andamento delle classi di severità degli eventi franosi superficiali nel periodo 1960-2025. I cerchi rappresentano la distribuzione degli eventi franosi superficiali suddivisi in 7 classi in base al numero di frane innescate durante ciascun evento. Fonte Arpa Piemonte

Al contrario, il numero di eventi franosi superficiali conferma una tendenza decrescente nello stesso periodo di tempo. Questa tendenza è osservata in quasi tutte le stagioni all'interno periodo considerato.

Il numero di eventi di frana superficiale nel tempo indica una diminuzione in inverno, primavera e autunno. E' invece apprezzabile un modesto trend crescente in estate. Fonte Arpa Piemonte

Il comportamento degli eventi franosi superficiali è direttamente correlato alle variazioni dei regimi pluviometrici, influenzati dai cambiamenti climatici negli ultimi 65 anni; ciò è maggiormente sottolineato dalla debole tendenza negativa registrata per la stagione invernale

Anomalia delle precipitazioni invernali (positive in blu e negative in arancione) in Piemonte negli ultimi settant'anni, con un debole andamento negativo a partire dal 1958 (linea nera con bande grigie). Il periodo di riferimento è 1991-2020. Dati tratti dal dataset giornaliero di Arpa Piemonte NWIOI (North-Western Italy Observed Interpolated - https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/dataset-griglia-nwioi).

In conclusione, gli scenari futuri relativi agli eventi franosi superficiali in Piemonte possono essere previsti utilizzando un unico fattore climatico chiave  dipendente dalle variazioni spazio-temporali della temperatura legate al riscaldamento globale: le precipitazioni. Considerando l'evoluzione dei regimi pluviometrici e i cambiamenti nella tipologia di precipitazione alle quote più elevate in ambiente alpino (riduzione delle nevicate a favore delle piogge), sarà possibile operare previsioni a lungo termine sull'impatto che il riscaldamento globale avrà sugli eventi di frane superficiali diffuse in Piemonte. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Si rimanda per approfondimenti al contenuto Sistema Regionale di Allerta Precoce per Frane Superficiali

Botto V., Tiranti D., Barbarino S., Ronchi C. (2025) Using ERA5-LAND reanalysis rainfall data to better evaluate the performance of the regional shallow landslide early warning system of Piemonte (north-western Italy) in the context of climate change. Frontiers in Earth Science, 12, 2025, 2296-6463. https://doi.org/0.3389/feart.2024.1536277

Stoffel M., Tiranti D., Huggel C. (2014) Climate change impacts on mass movements – case studies from the European Alps. Science of the Total Environment, 493: 1255-1266. https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2014.02.102

Tiranti D., Nicolò G., Gaeta A. R. (2019) Shallow landslides predisposing and triggering factors in developing a regional early warning system. Landslides 16:2, 235-251. https://doi.org/10.1007/s10346-018-1096-8

Tiranti D., Ronchi C. (2023) Climate Change Impacts on Shallow Landslide Events and on the Performance of the Regional Shallow Landslide Early Warning System of Piemonte (Northwestern Italy). GeoHazards, 4(4), 475–496. https://doi.org/10.3390/geohazards4040027

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, impatti sul Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

Il Piemonte, densamente popolato (oltre 4 milioni di abitanti), caratterizzato da un’economia dinamica e dalla presenza di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, presenta una significativa vulnerabilità ai rischi naturali. Il territorio è infatti frequentemente interessato da fenomeni naturali con impatti rilevanti sia sulla popolazione e sulle attività antropiche, sia sulla morfologia del territorio.

Il rischio naturale è definito come il danno atteso in relazione a un ipotetico scenario di eventi naturali, oppure come quello effettivamente prodotto dal loro verificarsi.

I fattori naturali di rischio, così come i relativi impatti, sono molto vari e vengono analizzati e valutati in modo specifico sul territorio, con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili sia per la prevenzione sia per la gestione degli interventi in caso di eventi naturali.

Anno
2026
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Rischi naturali, risposte sul Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

La Regione Piemonte programma e attua sul territorio regionale iniziative volte alla prevenzione e alla gestione dei rischi naturali, intervenendo sia sul dissesto idrogeologico (connesso alla dinamica fluviale, torrentizia e valanghiva e ai dissesti di versante) sia sul rischio sismico.

Le numerose iniziative intraprese, oltre a rispondere alla normativa europea, come la Direttiva Alluvioni, e alla normativa nazionale, come il Progetto CARG, si inseriscono nelle politiche di bacino, come il Piano di Assetto Idrogeologico del bacino del Po, e regionale, come la pianificazione urbanistica. Tali azioni si inquadrano inoltre nelle Strategie per lo Sviluppo Sostenibile, sviluppate a livello mondiale, nazionale e regionale.

Tutte le iniziative, indipendentemente dalla scala di intervento, possono essere classificate in base alla tipologia di approccio (vedi tabella) e riguardano a diversi livelli le seguenti tematiche:

  • Geologia
  • Dinamica fluviale e torrentizia
  • Dissesti di versante
  • Dinamica valanghiva
  • Sismica
Tipologie di approccio e iniziative coinvolte nella gestione e prevenzione dei rischi naturali.
Tipologia di approccio Iniziative
Conoscenza Studi, rilievi, acquisizione dati, realizzazione cartografie, proposta di modelli, sviluppo di data base, divulgazione, ecc.
Pianificazione Pianificazione territoriale e di protezione civile, produzione normativa di settore, regolamenti, procedure, ecc.
Interventi di mitigazione Interventi strutturali, interventi silvo-colturali, manutenzioni, rilocalizzazioni, ecc.
Gestione emergenza e post-emergenza Azioni (e relativi strumenti) condotte a seguito di eventi alluvionali, terremoti, ecc.
Tipologie di approccio e iniziative intraprese nella gestione e prevenzione dei rischi naturali.

Alla base di ogni azione è fondamentale una conoscenza approfondita del territorio.

Il Piemonte dispone di un sistema di allerta regionale per il rischio idrogeologico e idraulico, per finalità di protezione civile, che è stato sviluppato e viene gestito da Arpa Piemonte. Il sistema valuta i i seguenti fenomeni: idraulico, geo-idrologico, geo-idrologico per temporali, nevicate, valanghe. 

In particolare, il sistema di allerta regionale per la previsione dei processi di versante è stato sviluppato dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte ed è basato su tre modelli concepiti ad hoc per fenomeni gravitativi di diversa tipologia (SLOPS, TRAPS e DEFENSE).

Informazioni e risorse aggiuntive

 

Direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni http://data.europa.eu/eli/dir/2007/60/oj

Piano di Assetto Idrogeologico del bacino del Po https://pai.adbpo.it/

Regione Piemonte - Urbanistica https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/territorio/urbanistica

Anno
2026
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