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Recupero di rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2026

Nel 2023 sono stati sottoposti alle operazioni di recupero più di 11 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, che rappresentano l’85% di quelli gestiti in Piemonte, si tratta quasi esclusivamente di rifiuti non pericolosi (98,7%). 

Il 69% del totale delle operazioni di recupero è costituito da quello delle sostanze inorganiche (R5), che nel 2023 ammonta a oltre 7,5 milioni di tonnellate, in lieve incremento rispetto al 2022. Il recupero dei metalli (R4) costituisce il 12% dei rifiuti speciali recuperati (circa 1,3 milioni di tonnellate) e quello delle sostanze organiche (R3) il 13%. Un ulteriore 3% è costituito dai rifiuti sottoposti a recupero energetico, utilizzo come combustibile (R1) e, infine, il 2% impiegati nello spandimento sul suolo, in agricoltura o per recuperi ambientali (R10).

Il grafico rappresenta la percentuale e i quantitativi dei rifiuti speciali suddivisi per tipologia di recupero

Per quanto riguarda le attività di recupero svolte sui rifiuti speciali pericolosi, acquistano importanza anche operazioni diverse da quelle effettuate sui rifiuti non pericolosi, in particolare quelle della rigenerazione di acidi e basi (R6) e della rigenerazione e recupero di solventi (R2).

Relativamente all’anno 2023 il capitolo EER quantitativamente più significativo per quanto riguarda il recupero è il 17, costituito principalmente da rifiuti inerti misti, metalli, bitumi, cemento e mattoni, oltre che da terre e rocce da scavo, a seguire ci sono i rifiuti provenienti da impianti di trattamento rifiuti (EER 19) e i rifiuti "assimilabili" ai rifiuti urbani (EER 20). In misura minore sono sottoposti ad operazioni di recupero i rifiuti provenienti dalla lavorazione e dal trattamento di metalli e plastica (EER 12), e si tratta in particolare di polveri, particolato, limatura e trucioli di materiali ferrosi. Infine si segnala anche il recupero degli imballaggi (EER 15).

Il grafico rappresenta le operazioni di recupero per capitolo EER

I rifiuti da costruzione e demolizione (EER 17), i rifiuti da processi termici (EER 10) vengono principalmente sottoposti a recupero come sostanze inorganiche (R5), i rifiuti provenienti dalla lavorazione dei metalli (EER 12) a recupero come metalli (R4), mentre i rifiuti assimilabili agli urbani (EER 20), i rifiuti di imballaggio (EER 15) e i rifiuti provenienti da impianti di trattamento (EER 19) sono trattati per il recupero delle sostanze organiche (R3). 

Il recupero di sostanze inorganiche diverse dai metalli (R5) è elevato in quasi tutte le province e sempre in aumento in relazione all’incremento delle attività edilizie e dei rifiuti legati a questo settore. Il recupero delle sostanze organiche (R3), fra cui il compostaggio, è rilevante non solo nella CM di Torino, ma anche proporzionalmente nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

Il recupero energetico interessa quantità modeste di rifiuti speciali, è maggiormente incisivo nel recupero per termovalorizzazione dei rifiuti urbani.

Il recupero dei rifiuti pericolosi avviene soprattutto nelle province di Alessandria, Vercelli e Novara.

Il grafico rappresenta le operazioni di recupero per provincia
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Rifiuti

Smaltimento di rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2026

Le quantità totali di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, avviati alle operazioni di smaltimento, diverse dal deposito in discarica, sempre escludendo il codice EER 200301 (rifiuti urbani misti), nel corso del 2023 ammontano a quasi 1,5 milioni di tonnellate, in discesa dell’1% rispetto al 2022. 

Le operazioni di smaltimento a cui sono stati sottoposti i maggiori quantitativi di rifiuti speciali nel 2023 sono il trattamento biologico (D8), con quasi 950 mila tonnellate, quasi esclusivamente di rifiuti non pericolosi, pari al 63% delle operazioni di smaltimento, e il trattamento chimico-fisico (D9), con 540 mila tonnellate. Sono invece molto limitate le quantità di rifiuti inceneriti (D10), pari a meno dell’1% del totale smaltito, dal momento che ormai la quasi totalità delle operazioni di gestione mediante combustione prevedono il recupero energetico (R1).

Il grafico rappresenta le operazioni di smaltimento svolte sui rifiuti speciali

La maggior parte dei rifiuti smaltiti proviene da operazioni di trattamento di rifiuti o depurazione di acque (EER 19), e gli altri capitoli più importanti sono quelli dei rifiuti fuori catalogo, come apparecchiature e veicoli fuori uso (EER 16), i rifiuti "assimilabili" ai rifiuti urbani (EER 20), le lavorazioni dei metalli (EER 11) e i trattamenti di metalli e plastiche (EER 12), le lavorazioni agricole (EER 02) e i processi  chimici e termici (EER 06, 07 e 10). 

Il grafico rappresenta le operazioni di smaltimento per tipologia di rifiuti (capitolo EER)

Il quantitativo di rifiuti totali (speciali e urbani) smaltiti nelle discariche piemontesi ammonta a 711.000 tonnellate, mentre considerando i soli rifiuti speciali, senza conteggiare i rifiuti urbani e i rifiuti speciali derivanti da trattamento dei rifiuti urbani, il quantitativo è pari a 460.000 tonnellate.

Gli impianti di discarica complessivamente presenti sul territorio piemontese e attivi durante il 2023 sono 24, dei quali 12 sono gli impianti dedicati esclusivamente allo smaltimento dei rifiuti speciali. 

Il maggiore quantitativo di rifiuti speciali, pari al 64,5% di quelli depositati in discarica nel corso del 2023, è stato smaltito presso discariche per rifiuti non pericolosi, mentre il 17% è stato smaltito nelle discariche per rifiuti pericolosi e il 18% nelle discariche per rifiuti inerti. 

I principali capitoli EER smaltiti in discarica sono il 19 rifiuti da trattamento, per il 54%, il capitolo EER 17 rifiuti da costruzione e demolizione, per il 29% e i rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di carta e cartone per il 10%.

Risorse e informazioni aggiuntive

  Sul Geoportale di Arpa https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/ è presente la rappresentazione della localizzazione degli impianti di discarica attivi e in post gestione sul territorio piemontese  

 

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Rifiuti

Laghi

Tema
Tipo
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pesci
Paragrafi

La maggior parte dei numerosi laghi piemontesi sono il risultato dei fenomeni legati al ritiro dei ghiacciai a partire dalla fine del Pleistocene.

Molti di essi sono di piccole dimensioni, ma non mancano laghi molto grandi come il Lago Maggiore, che viene condiviso con la Svizzera e la confinante Lombardia. 

I principali laghi piemontesi sono sottoposti a programmi di monitoraggio per la valutazione dello stato generale della qualità delle acque a scala regionale.

Nel sessennio di monitoraggio 2014-2019 il 67% dei corpi idrici lacustri sono stati classificati in uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 33% in uno stato ecologico Sufficiente

Per quanto riguarda lo Stato Chimico, il 92% di questi particolari corpi idrici è risultato in classe Buono.

Stato/Potenziale Ecologico dei corpi idrici -LAGHI – sessennio 2014-2019 - Fonte Arpa Piemonte
Stato Chimico dei corpi idrici in Piemonte - LAGHI – sessennio 2014-2019 - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO 8 novembre 2010, n. 260 Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell'articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2011/02/07/011G0035/sg

Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po https://pianoacque.adbpo.it/piano-di-gestione-2021/

Analisi delle pressioni PianoAcque2021 https://www.adbpo.it/PianoAcque2021/PdGPo2021_22dic21/Elaborato_02_PressioniImpatti_22dic21/

Anno
2026
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Il portale sul clima in Piemonte

Anno
2026

La disponibilità e la conoscenza della informazione ambientale è una premessa indispensabile per la formulazione delle strategie di contrasto, mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico e della loro comprensione da parte del largo pubblico in fase di loro attuazione.

Con questo obiettivo, in stretto coordinamento con Regione Piemonte, Arpa Piemonte ha realizzato un   portale dedicato alla pubblicazione di più di 350 indicatori relativi agli andamenti climatici del passato e agli scenari futuri organizzati per la consultazione nei cinque settori tematici di clima, agricoltura, foreste, salute, energia e trasporti.

Il portale è a disposizione del pubblico e delle Amministrazioni locali per supportare l’attuazione della Strategia regionale sul cambiamento climatico, in modo che la base conoscitiva consolidata e condivisa possa guidare sia il disegno delle misure da essa previste per contrastare il cambiamento climatico che il successivo monitoraggio della loro attuazione, in accordo con la DGR 18 febbraio 2022, n. 23-4671 che ha approvato il primo stralcio e le disposizioni sull'elaborazione delle politiche regionali della Strategia regionale sul Cambiamento Climatico.

Il Portale sul Clima in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte

Il Portale si propone come riferimento informativo sullo stato delle conoscenze sul clima in Piemonte e offre strumenti di consultazione e interrogazione dei dati attraverso un’interfaccia di semplice utilizzo che guida l’utente attraverso le mappe del ricco data base elaborato da Arpa Piemonte ed è integrato con sezioni di approfondimento che spiegano gli obiettivi della pubblicazione, il contesto in cui nasce e la metodologia utilizzata per il calcolo degli indicatori del clima passato e degli scenari futuri.

La consultazione dei dati, oltre che su base cartografica è facilitata da una presentazione con infografiche di sintesi spiegano in maniera semplice e diretta il cambiamento del clima in Piemonte.

Tenendo conto della necessità di lettura integrata dei dati una specifica sezione del portale è dedicata alla consultazione delle emissioni climalteranti dell’inventario regionale delle emissioni in atmosfera (IREA).

Accesso alle informazioni dell’Inventario Regionale delle Emissioni Climalteranti in Atmosfera dal Portale clima di Arpa Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Altri servizi del Geoportale di Arpa Piemonte in tema di clima 

Atlante delle piogge intense

  L’applicazione consente di ricavare in un qualsiasi punto del territorio regionale le linee segnalatrici di probabilità pluviometrica per assegnato tempo di ritorno per le durate da 10 minuti a 24 ore che rappresentano lo strumento essenziale nella progettazione idraulica e nella valutazione probabilistica delle portate di piena.

Atlante delle piogge intense - Fonte Arpa Piemonte

Meteo in tempo reale

La applicazione, realizzata da Arpa Piemonte con il supporto delle Regioni e delle Agenzie per l'Ambiente di Valle d'Aosta e Liguria, consente di visualizzare le previsioni meteo e i dati meteo idrologici misurati in tempo reale nell’ambito territoriale delle tre regioni. 

Tutti i dati sono consultabili in formato testuale, in mappe interattive e in grafici riportanti l’andamento temporale degli ultimi giorni.

il servizio è disponibile come    applicazione web del Geoportale di Arpa Piemonte e come App per smartphone Android ed iOS.

Meteo 3R - Fonte Arpa Piemonte

Sistema di consultazione Gradi Giorno in Piemonte

L'applicazione permette di   visualizzare i valori dei gradi giorno quindicinali (dal giorno 1 al giorno 15 e dal giorno 16 a fine mese) stimati per ogni comune del territorio piemontese.

Il punto su cui viene effettuata l’elaborazione corrisponde all’ubicazione dell’edificio municipale. 

Sono disponibili i valori degli ultimi 15 giorni e i valori dei mesi pregressi, fino ad un massimo di 1 anno di dati.

I gradi giorno (GG) forniti sono il risultato di una interpolazione a partire dalle temperature medie giornaliere misurate dagli strumenti della rete di monitoraggio meteorologico di ARPA Piemonte.

Il dato fornito per ogni comune viene riportato assieme alle coordinate (quota, UTM X e UTM Y) del punto su cui viene effettuata l’interpolazione.

Cruscotto di consultazione dei gradi giorno - Fonte Arpa Piemonte
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Redazione RSA

Studio e monitoraggio dell’ambiente periglaciale e del permafrost nelle Alpi piemontesi

Anno
2026
Introduzione

Con il termine “permafrost” si definisce un terreno o una roccia che ha una temperatura inferiore a 0 °C per due o più anni consecutivi. La parola permafrost deriva dall’inglese e si traduce in “permanentemente congelato” anche se nel permafrost, in particolari condizioni, può non esserci ghiaccio o può essere presente acqua allo stato liquido. La parte superficiale del permafrost, che risente dei cicli stagionali di gelo-disgelo, si chiama “strato attivo” ed è sede di importanti fenomeni geomorfologici (es. frane e colamenti superficiali, rock glacier, suoli strutturati).

Il permafrost è considerato un importante indicatore climatico in quanto la sua formazione ed evoluzione è direttamente legata alle condizioni climatiche globali e locali. Infatti, il permafrost è molto diffuso nelle aree circumpolari, come in Siberia dove raggiunge profondità anche di 1,5 km; ma è presente anche nelle catene montuose delle medie latitudini, come sulle Alpi, dove localmente raggiunge profondità di alcune centinaia di metri. Sulla catena alpina il permafrost è presente in modo discontinuo dai 2.300-2.500 metri di quota, mentre diviene più continuo al di sopra dei 3.000 metri. I principali fattori climatici che condizionano l’evoluzione del permafrost sono la temperatura media dell’aria e lo spessore e la persistenza della neve al suolo. Poiché questi fattori rientrano nel contesto del cambiamento climatico in atto, anche il permafrost sta mostrando delle variazioni evidenziando lo stretto legame tra atmosfera e litosfera (RSA 2025).

La fusione del ghiaccio contenuto nel permafrost comporta numerosi effetti negativi per l’uomo. Nelle aree alpine, i principali problemi riguardano le variazioni del ciclo idrologico e la stabilità dei versanti. Infatti, il riscaldamento climatico e la conseguente degradazione del permafrost hanno determinato, negli ultimi decenni, un aumento dei fenomeni fenomeni franosi in quota, anche di grande volume, che talvolta hanno coinvolto aree abitate.

Le attività di studio e monitoraggio dell’ambiente periglaciale e del permafrost svolte da Arpa Piemonte sono affidate dal 2018 al Dipartimento Rischi Naturali e Ambientali (S.S. Geologia e nivologia). Queste attività hanno preso avvio nel 2006 e si sono sviluppate in modo significativo nel periodo 2008÷2011 durante il progetto europeo “PermaNet – permafrost long-term monitoring network” (Programma Interreg Alpine Space 2007÷2013). Ulteriori sviluppi nelle attività si sono avuti in occasione dei progetti Interreg transfrontalieri Italia-Francia (RiskNat e PrévRiskHauteMontagne) e Italia-Svizzera (Reservaqua), quest’ultimo terminato nel 2023.

Gestione della rete regionale di monitoraggio del permafrost

La rete regionale del permafrost è costituita da 5 siti con sensori termometrici inseriti a diverse profondità in fori di sondaggio verticali realizzati in roccia (RSA 2024). 

Nel 2025 è stata effettuata la periodica manutenzione delle stazioni ed è stata integrata l’analisi dei dati di monitoraggio relativi alle condizioni climatiche. In tutte le stazioni sono state condotte operazioni di manutenzione ordinaria con verifica dei sistemi di registrazione, della funzionalità della strumentazione, dell’efficienza del sistema di alimentazione, della stabilità ed integrità dei supporti. In alcune stazioni è stato necessario effettuare delle manutenzioni straordinarie: al Colle Sommeiller è stato installato un nuovo sensore aria ed è stato necessario rinforzare i punti di ancoraggio a terra dei tiranti; al Passo dei Salati – Corno del Camoscio è stato installato un nuovo regolatore di tensione danneggiato dopo la sostituzione del pannello solare nel 2024; al Passo del M. Moro è stato installato un nuovo componente dell'acquisitore dati (multiplexer). Si sono rese necessarie manutenzioni straordinarie anche alle stazioni meteo rilocabili del Colle Sommeiller (crollata nel dicembre 2024) e de La Colletta (rottura del tirante di monte).

Installazione del sensore di misura della temperatura dell’aria alla stazione del Colle Sommeiller, maggio 2025. Fonte Arpa Piemonte
Manutenzione straordinaria dei sistemi di fissaggio a terra e dei tiranti della stazione del Colle Sommeiller, settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte
Preparazione per la manutenzione straordinaria del datalogger della stazione del Passo del Monte Moro, dicembre 2025. Fonte Arpa Piemonte
Gestione e sviluppo di siti di monitoraggio GST (Ground Surface Temperature)

La rete di monitoraggio GST in Piemonte ha avuto inizio nel 2012 scegliendo come standard operativo per la raccolta dati di temperatura gli strumenti Tinytag 2 plus (datalogger a 2 canali) della Gemini dataloggers Ltd. I sensori incapsulati vengono inseriti direttamente nel misurando (roccia, detrito, suolo, aria, acqua liquida, ghiaccio) ed i dati vengono scaricati in sito, mediamente una volta all'anno, ogni due anni in alcuni contesti difficilmente raggiungibili.

Distribuzione dei 122 sensori della rete GST Arpa Piemonte (attivi al 2025) nei diversi tipi di materiali. Come si può osservare dal grafico, la maggior parte dei sensori (65 sensori pari al 53% del totale delle installazioni) sono installati in roccia. Fonte Arpa Piemonte

Nel 2025 è stata effettuata la manutenzione ordinaria/straordinaria di tutti i siti GST nelle Alpi piemontesi con download e analisi dei dati. È stata anche effettuata la taratura, utilizzando la camera climatica in sito, dei sensori installati nella Grotta turistica di Bossea, grazie alla collaborazione con l’Istituto Nazionale per la Ricerca Metrologica (INRiM di Torino). È stata, inoltre, condotta una manutenzione straordinaria su tutti gli strumenti presenti in magazzino che, nel corso degli anni, erano stati sottoposti a verifica a causa di anomalie o malfunzionamenti riscontrati in campo, recuperando oltre l’80% dei sensori e dei datalogger dismessi.

Il sito di monitoraggio GST di Arpa Piemonte in cui sono presenti più sensori è quello del Monte Rocciamelone in cui sono installati in totale 16 sensori termometrici in roccia che integrano le misure dei 30 sensori di temperatura posti in foro. In seguito all’evento di frana del 2006 che ha interessato la cresta sud del Rocciamelone, Arpa Piemonte ha avviato un programma di monitoraggio geotecnico-termico dell’intero settore di cresta, dalla cima (3500+ m s.l.m.) fino a quota 3000 m circa. Le finalità del monitoraggio, oltre al controllo dell’evoluzione dei fenomeni gravitativi, sono rivolte anche allo studio delle relazioni tra andamento termico e deformazioni dell’ammasso roccioso in alta quota. Dal 2007 sono stati installati i capisaldi per misure topografiche di precisione tramite l’utilizzo di sistemi GNSS e per misure distanziometriche di fratture aperte tramite distanziometri laser a lettura manuale. Dal 2013 è stata installata una rete di monitoraggio GST che è aumentata nel tempo ed attualmente è costituita da 16 sensori termometrici superficiali inseriti in roccia da 5 a 120 cm di profondità. Nel 2014 è stato anche installato un estensimetro a filo, re-installato nel 2024 in un’altra frattura aperta ritenuta più interessante dal punto di vista della dinamica del versante.

Nel 2016 è stato introdotto un monitoraggio geotecnico-termico in foro di sondaggio costituito da una colonna multiparametrica DMS® di 30 m di lunghezza a circa 3150 m di quota, in prossimità della linea di cresta e della nicchia di distacco del fenomeno parossistico del 2006-2007. La colonna è costituita da 30 moduli IT (inclinometrico-termometrici) della lunghezza di 1 m con termometri Pt1000 di classe A.

I sensori della rete GST posti in corrispondenza della vetta del M. Rocciamelone evidenziano comportamenti termici differenti a seconda dell’esposizione sud (grafico a, in alto) o nord (grafico b, in basso), a causa del diverso irraggiamento solare e dalla distribuzione e permanenza della copertura nevosa (dati agosto 2024-agosto 2025). Nel grafico della temperatura della roccia a 55 cm (Serie 1) e a 10 cm (Serie 2) di profondità sul versante sud della cima del M. Rocciamelone (grafico a, in alto) è possibile osservare come l’influenza dell’innevamento sia quasi nullo, con oscillazioni significative nella parte superficiale (tra +25 e –16 °C). Nel grafico della temperatura della roccia a 55 cm (Serie 1) e a 10 cm (Serie 2) di profondità sul versante nord (grafico b, in basso) l’influenza dell’innevamento è molto importante, con un periodo di permanenza di neve al suolo da settembre a inizio luglio. Le oscillazioni termiche nella parte superficiale sono meno pronunciate rispetto al versante sud (tra +14 e –9 °C).
Monitoraggio termico nel pozzo di 30 m di profondità effettuato tramite i sensori della colonna multiparametrica DMS, nel biennio 2023-2025: la curva rossa rappresenta la temperatura dell’aria misurata presso la stazione DMS, in blu è rappresentata la temperatura della roccia ad 1 m di profondità in cui si osserva la stretta relazione tra gli andamenti dell’aria e della roccia in estate e la permanenza della neve al suolo, in viola è riportata la temperatura in roccia a 30 m di profondità in cui si evidenza la stabilità termica, poco superiore a 0°C.
Monitoraggio delle sorgenti in ambiente periglaciale e valutazione delle risorse idriche connesse al permafrost

Nel 2025 sono proseguite le attività iniziate nell’ambito del progetto europeo Interreg Italia-Svizzera “RESERVAQUA” (Implementazione di una REte di SERvizi per lo studio, la protezione, la valorizzazione e la gestione sostenibile dell’ACQUA a scala locale e regionale su un territorio transfrontaliero alpino) di cui Arpa Piemonte era partner. Nell’ambito di tale progetto, terminato nel settembre 2023, Arpa Piemonte ha sviluppato alcune attività di campionamento e monitoraggio delle acque di sorgenti ubicate in contesti di permafrost.

Nell'ambito del progetto sono state sviluppate attività di ricerca in collaborazione con il CNR-IRSA di Verbania e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, finalizzate alla valutazione della qualità dell'acqua in bacini alpini selezionati, con particolare attenzione alle acque provenienti dai rock glacier (corpi detritici in condizioni di permafrost contenenti ghiaccio). Nell’ambito di questo contesto di ricerca è stato sviluppato un metodo di rilevamento dei rock glacier utilizzando dati satellitari ad apprendimento automatico utilizzando Google Earth Engine. Il metodo, ancora in via sperimentale, è stato applicato nelle Alpi Marittime e ha consentito di classificare automaticamente 621 ghiacciai rocciosi. Questo metodo open-source fornisce uno strumento operativo per migliorare il monitoraggio del permafrost e le valutazioni degli impatti dei cambiamenti climatici in alta quota.

Nel 2025 sono state anche condotte alcune campagne di rilievi sul campo in diversi siti in Piemonte, sia per campionare acque di sorgente, sia per raccogliere dati sui rock glacier. Per le sorgenti connesse a permafrost sono stati raccolti dati per eseguire una valutazione della chimica dell'acqua e un confronto tra i vari siti analizzati: Le Caldaie (Varzo, VB), Fourneaux (Bardonecchia, TO), Lago Lungo – Pellice (Bobbio Pellice, TO), Prato Ciorliero (Acceglio, CN), Lago Laris – Schiantalà (Pietraporzio, CN), Vej del Bouc (Valdieri, CN). 

Sito di monitoraggio della sorgente scaturente al piede del rock glacier de Le Caldaie – Alpe Veglia (Varzo, Arpa Piemonte ottobre 2025).
Piccolo lago a ridosso del margine destro superiore del rock glacier dei Fourneaux – Alta Val Susa, campionato in occasione della campagna 2025 (Bardonecchia, Arpa Piemonte settembre 2025).
Lago Laris ripreso dall’elicottero, ubicato alla fronte del rock glacier Schiantalà (Pietraporzio, Arpa Piemonte agosto 2025).
Punto di campionamento della sorgente Granero ubicata un centinaio di m a monte del Lago Lungo, gli strumenti di monitoraggio sono installati una decina di m più a monte, protetti da grossi blocchi di roccia (Bobbio Pellice, Arpa Piemonte agosto 2025).

Per caratterizzare il rock glacier ubicato nel sito chiave di monitoraggio del permafrost dell’Alta Val Susa, denominato “dei Fourneaux” in quanto si sviluppa nei depositi glaciali dell’omonimo ghiacciaio ora pressoché estinto, è stata effettuata una campagna di rilievi geofisici e fotogrammetrici.

In seguito alle prime ricerche condotte in collaborazione con l'università di PISA e nell'ambito del progetto Reservaqua sopra citato, si è deciso di continuare ad investigare questo corpo detritico. In giugno, è stato effettuato un rilievo georadar (GPR, Ground Penetrating Radar) su un'ampia superficie grazie all’equipe dell'Università di Pisa, ampliando le precedenti campagne geofisiche (sia ERT che GPR).

Rilievo GPR del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa eseguito approfittando della presenza di accumuli nevosi residui dell’inverno precedente che favoriscono il trascinamento dello strumento (Bardonecchia, Arpa Piemonte 11 giugno 2025).
Rilievo GPR del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa, tracce e primi profili elettromagnetici (© UniPisa, giugno 2025).

Nell'ambito della convenzione di collaborazione con Arpa Valle d'Aosta, è stato effettuato il secondo sorvolo con drone per il rilievo fotogrammetrico di precisione del rockglacier dei Fourneaux. È stato effettuato anche il sorvolo di un tratto di versante a valle del rockglacier che negli anni ha evidenziato dinamiche di accelerazione delle colate detritiche. Le analisi preliminari sui tassi di movimento della copertura detritica del rock glacier dei Fourneaux indicano velocità massime di circa 1 m/anno nella parte centrale del corpo detritico nel biennio 2023-2025. A supporto di questa analisi, è stato anche effettuato un rilievo topografico di precisione, utilizzando le tecniche GNSS (volgarmente detto "GPS").

Ripresa fotografica obliqua da drone del rock glacier dei Fourneaux in Alta Val Susa (rilievo effettuato da Arpa Valle d’Aosta, archivio Arpa Piemonte, agosto 2025).
Informazioni e risorse aggiuntive

Relazione sullo Stato dell’Ambiente - Permafrost anni 2017201820192020202120222023, 2024, 2025.

Notizia Giornata Internazionale della Montagna 2025 https://www.arpa.piemonte.it/notizia/giornata-internazionale-della-montagna-2025

Arpa Piemonte, sito istituzionale: Criosfera e permafrost - https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost

SNPA - Ambiente Informa n. 594 di giovedì 30 gennaio 2025: Il permafrost nelle montagne europee si sta riscaldando velocemente - https://www.snpambiente.it/snpa/arpa-piemonte/il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente

Progetto europeo Interreg Italia-Svizzera “RESERVAQUA” - https://www.interreg-italiasvizzera.eu/wps/portal/site/interreg-italia-svizzera/DettaglioRedazionale/progetti-2014-2020/reservaqua

Progetto europeo Alpine Space PermaNet - https://www.permanet-alpinespace.eu/home.html 

Istituto di Ricerca Sulle Acque CNR-IRSA Sede di Verbania - https://www.irsa.cnr.it/wp/?page_id=376

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Geologia e nivologia