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I responsabili del contenuto fanno gli aggiornamenti 2025

Pollini e Aria

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pollini
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Arpa Piemonte, tramite la struttura semplice Epidemiologia Ambientale, coordina la rete di monitoraggio dei pollini allergenici e cura la pubblicazione settimanale del bollettino pollinico.

A livello nazionale, Arpa Piemonte aderisce alla rete POLLnet,  la rete di monitoraggio aerobiologico istituzionale del Sistema delle Agenzie Ambientali, e fa parte del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINAnet). Istituita nel 2010, questa rete ha diversi obiettivi:

  • in campo ambientale, integra il monitoraggio della qualità dell'aria, contribuisce sia alla stima della biodiversità delle specie vegetali sia alla valutazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici;
  • in campo sanitario, fornisce informazioni fondamentali per la diagnostica, la pratica clinica e la terapia, contribuendo alla ricerca e alla prevenzione delle patologie allergiche respiratorie.

I pollini sono gli gametofiti maschili delle piante superiori (fanerogame o piante a fiore), a cui è affidato il compito di fecondare gli ovuli. Le loro dimensioni variano a seconda delle specie: da un minimo di 10 micron, come nelle Urticaceae, ad un massimo di 200 micron nelle Pinaceae (pari a 0,2 millimetri).  

Gli allergeni sono contenuti nell'intina, lo strato più interno della parete del granulo pollinico, e nei granuli di amido.

La presenza di ppolline in atmosfera è influenzata da diversi fattori:

  • le condizioni climatiche antecedenti il periodo della fioritura, che condizionano la data di inizio del fenomeno;
  • le condizioni meteorologiche (vento, turbolenza, pioggia, umidità e irraggiamento), che incidono sulla fluttuazione della concentrazione polliniche in atmosferica.

L'aerobiologia è il ramo della biologia che studia la dispersione, il trasporto e la deposizione in atmosfera di particelle anemofile in atmosfera sia viventi sia non viventi (batteri, alghe, funghi, pollini, virus, spore di felci e di muschi, insetti e altra microfauna, oltre a particelle e gas di origine naturale o antropica) . L'insieme di queste particelle in sospensione, di varia origine, forma e dimensione, costituiscono l'aerosol atmosferico.

Il contributo che l'aerobiologia può dare, tramite il monitoraggio dei pollini e delle particelle aerodisperse, non è limitato soltanto al campo della medicina e in particolare dell'allergologia, ma si estende anche ad altri settori quali l'agricoltura, la fitopatologia, la conservazione dei beni culturali, nonché allo studio della biodiversità, del clima e dell'inquinamento atmosferico.

Tuttavia, il suo primo e ancora principale utilizzo è nel campo dell’allergologia al fine di:

  • conoscere la concentrazione di particelle aerodisperse a fini diagnostici e terapeutici;
  • redigere calendari pollinici;
  • sviluppare modelli previsionali di emissione e trasporto dei pollini.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

PollNet https://pollnet.isprambiente.it/

POLLnet - Linee guida per il monitoraggio aerobiologico https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/pollnet-linee-guida-per-il-monitoraggio-aerobiologico

Studio della rimozione dei PFAS tramite l’utilizzo della canapa (Cannabis sativa L.): accumulo nel polline e possibili rischi per le api https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39638132/ 

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Polo chimico di Spinetta Marengo

Anno
2026

Situazione della contaminazione

Il Polo chimico di Spinetta vede la presenza di diverse aziende tra cui Solvay Specialty Polymers Italy S.p.A., oggi SYENSQO (Ausimont fino al 31.12.2002), Arkema S.r.l. e Cofely.

Il polo si trova nel Comune di Alessandria, in località Spinetta Marengo. Lo stabilimento industriale confina lungo il lato Est e Nord-Est con il centro abitato di Spinetta Marengo e ha una superficie complessiva di circa 1.430.000 m², dei quali circa 980.000 m² hanno un utilizzo industriale.  L’area ad ovest del sito è prevalentemente di tipo agricolo ed è solcata da diversi corsi d’acqua tra i quali il Fiume Bormida, che confluisce nel Fiume Tanaro che scorre a circa 4,5 km a nord del sito.

Lo stabilimento è attivo fin dai primi decenni del secolo scorso, nell’area si sono succedute varie proprietà (molte del settore pubblico Montedison, Enimont, Ausimont) che hanno condotto differenti attività produttive, per cui le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti hanno subito notevoli variazioni nel tempo.

Foto del sito di Spinetta Marengo. Fonte Google Earth.

Le produzioni di Acido Solforico, Acido Fluoridrico, pigmenti inorganici (ad es. di Piombo e Cadmio) e Biossidi di Titanio sono state dismesse nei primi anni ‘80 dall’allora proprietaria del sito. Le produzioni di cromati e bicromati furono invece interrotte tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ‘70. Per quanto riguarda il DDT, la produzione ebbe inizio nel secondo dopoguerra (modificando l’impianto del nebbiogeno prodotto durante il periodo bellico) e terminò, indicativamente, dopo pochi anni. Fra le produzioni antiche si ricordano inoltre anche il Solfato di Rame, gli Arseniati di Piombo ed i fluorosilicati di Zinco.

I solventi clorurati (in particolare tetracloruro di carbonio e cloroformio) sono stati e sono (in parte) tuttora utilizzati nei processi produttivi del sito di Spinetta Marengo: il tetracloruro di carbonio non è più in uso dal 2004, mentre il cloroformio è tuttora materia prima in uso presso l’impianto Algofrene per la produzione del tetrafluoroetilene monomero (TFEM), alla base delle produzioni dei polimeri fluorurati.

Da quando è stato avviato il procedimento di bonifica nel marzo 2001, è stato realizzato all’interno del sito un numero elevato dei piezometri (circa 250 tra superficiali e profondi, escludendo i pozzi industriali), che risultano ubicati in aree caratterizzate da gradi di contaminazione diversi per concentrazioni e inquinanti.

Le attività produttive oggi attive nel complesso industriale di Spinetta Marengo sono quasi integralmente legate alla chimica dei prodotti fluorurati (Solvay Solexis -SYENSQO) e dei perossidi organici (Arkema). Nell’area di proprietà Cofely sorge la centrale Termoelettrica destinata alla produzione di energia.

Attualmente lo stabilimento è tra i pochi al mondo dedicato alla chimica dei prodotti fluorurati (Algofrene, Monomeri, Perfluorovinileteri, Algoflon-Hyflon, Tecnoflon, Fomblin, ecc.).

Avanzamento della bonifica 

La procedura di bonifica presso il sito è stata avviata su iniziativa dell’allora proprietà nel marzo 2001 ai sensi dell’art. 9, comma 3 del D.M. n. 471/99.

Nel maggio 2008, a seguito dei riscontri analitici degli accertamenti svolti da ARPA e richiesti dal Comune di Alessandria che attestavano ingenti superamenti dei limiti di legge nelle acque di falda di una decina di parametri tra cui Cromo VI e Solventi Clorurati, vengono attivati urgentemente interventi per la risoluzione della situazione di inquinamento della falda superficiale. 
Gli interventi di bonifica presso il sito Solvay Specialty Polymers S.p.A. (SSPI) di Spinetta Marengo riguardano essenzialmente due famiglie di composti:

  • i solventi clorurati
  • il cromo esavalente (CrVI)

Per quanto concerne le matrici ambientali oggetto di bonifica, si segnalano per i terreni superficiali superamenti delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio) approvate con l’Analisi di Rischio per i parametri Cromo Esavalente, Arsenico, Piombo, DDT, DDD, DDE e Idrocarburi pesanti C>12 (numero di atomi di carbonio maggere di 12), mentre per i terreni profondi superamenti delle CSR di Cromo Esavalente, DDT, DDD, DDE, Idrocarburi pesanti C>12, Cloroformio.

Per le acque di falda contenute nella porzione superficiale dell’acquifero, sono emersi superamenti delle CSR sanitarie per i parametri Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, Tetracloroetilene e Tricloroetilene.

Ai sensi del D.Lgs. 04/08 le CSR ai confini del sito sono poste pari alle CSC definite dalla Tab. 2 All. 5 Titolo V Parte Quarta D.Lgs. 152/06 e s.m.i.. Sono stati individuati diversi punti di conformità (POC) per le tre porzioni individuate nell’acquifero, ovvero superficiale, intermedia e profonda.

Le concentrazioni rilevate in tali punti per il livello superficiale risultano non conformi alle CSC per diversi parametri, cioè vari solventi organoalogenati, Triclorofluorometano, Cromo esavalente, Cromo totale, Solfati, Fluoruri. I superamenti registrati nel livello intermedio dell’acquifero sono in numero e in concentrazioni generalmente inferiori rispetto a quelle registrate nel livello superficiale. I punti di conformità del livello più profondo indicano concentrazioni conformi ai limiti ad eccezione della presenza di Cromo esavalente. In alcuni piezometri del livello più profondo si riscontrano presenze di Cloroformio in alcuni casi prossime alle CSC. Queste situazioni sono tenute sotto particolare osservazione dal momento che questo acquifero è più sensibile e necessita di maggiore tutela.

Ai cosiddetti inquinanti “storici”, normati dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., presenti in falda si “affiancano” le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), tra cui le principali sono PFOA, cC6O4 e l’ADV, sostanze utilizzate con la funzione di coadiuvanti del processo di polimerizzazione per la produzione di plastomeri ed elastomeri fluoruratie e che progressivamente l’azienda sta dismettendo.

Il monitoraggio di tali inquinanti è stato avviato nel marzo 2019 su specifica richiesta di ARPA, a seguito di indagini condotte autonomamente dall'Agenzia sulla falda idrica. Tali approfondimenti avevano infatti accertato la presenza di queste sostanze sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, rendendo necessaria l'attivazione di approfondimenti immediati.

Dal 2020 nel Piano di Monitoraggio delle acque di falda e della barriera idraulica approvato dal Comune di Alessandria sono stati introdotti i PFAS e altre sostanze xenobiotiche (clorofluorocarburi).

All’interno del sito - nel livello più superficiale della falda – i tensioattivi perfluoroalchilici sono presenti a concentrazioni elevate nelle aree di utilizzo dei composti. Da dicembre 2019 la Ditta ha avviato su base volontaria in area Plastomeri un impianto di trattamento delle acque di falda come Messa in sicurezza Preventiva (MIPRE).

La MIPRE prevede l’abbattimento dei PFAS su resine su scambio ionico e attualmente è configurata con 6 piezometri in emungimento ed altrettanti piezometri di controllo tra monte e valle idrogeologica. Anche il TAF (impianto di trattamento delle acque di falda provenienti dalla barriera idraulica e dagli altri emungimenti della bonifica) è stato implementato con una sezione a carboni attivi, dedicata all’abbattimento dei PFAS. Tali composti hanno raggiunto anche il livello intermedio dell’acquifero, mentre il livello più profondo non sembra essere stato interessato, a parte il ritrovamento in tracce di cC6O4 (nome commerciale di una miscela multi-componente di diastereoisomeri del composto ammonio) in un piezometro interno che ha subito un intervento di ricondizionamento in quanto ammalorato e attualmente in fase di dismissione perché ritenuto non più rappresentativo del reale stato di qualità del livello più profondo.

Le sostanze fluorurate sono state ritrovate anche nell’acquifero superficiale esterno allo stabilimento, dove le ultime campagne confermano la presenza di contaminanti lungo la direzione del deflusso di falda oltre l’area di influenza della barriera idraulica, sia per quanto riguarda i PFAS che per gli inquinanti storici.

Relativamente agli inquinanti storici, i dati di Arpa mostrano la presenza di alcuni di essi in concentrazioni elevate in piezometri distanti dallo stabilimento, ubicati lungo l’asse di propagazione della falda. In particolare, si segnalano superamenti dei limiti di legge o fissati da pareri ISS per i parametri Cromo VI, Cromo totale, Cloroformio, Tetracloruro di Carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene. 

A partire dalla campagna di monitoraggio di  settembre 2024, l’Agenzia ha rilevato nelle acque sotterranee interne allo stabilimento la presenza di concentrazioni significative e “anomale” di Clorodifluorometano (R22) appartenente alla famiglia dei composti clorofluorurati (CFC), dell’ordine di migliaia di microgrammi/litro. Il ritrovamento è stato inizialmente riscontrato in diversi piezometri situati nell'area centro-occidentale dello stabilimento, tra l’Area Plastomeri e l’Area Algofrene. Per i CFC il  D.Lgs. 152/2006 non prevede valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC).

A seguito di tale evidenza, è stata effettuata tempestiva comunicazione agli Enti competenti ed è stata avviata un’interlocuzione con la Ditta, che ha condotto a un confronto interlaboratoristico e all’estensione del set analitico. Quest’ultimo è stato ampliato includendo diverse molecole sito-specifiche riconducibili ai cicli produttivi aziendali, con analisi estese all’intera rete piezometrica oggetto di monitoraggio.

Le risultanze analitiche, relative a oltre un anno di osservazioni, confermano sia l’entità sia la diffusione del fenomeno, che interessa diversi settori dell’acquifero superficiale e profondo, sia all’interno sia all’esterno dello stabilimento. Tali evidenze rendono necessaria la prosecuzione delle attività di monitoraggio e degli approfondimenti, finalizzati all’individuazione delle sorgenti di contaminazione e alla definizione delle più efficaci misure di contenimento.

Monitoraggio e controllo 

L’Agenzia effettua campagne di monitoraggio per la verifica della qualità delle acque sotterranee in aree interne ed esterne al polo chimico, segue le attività di bonifica avviate in diverse aree dello stabilimento (tecnologia di Riduzione Chimica in situ ISCR tramite l’iniezione di un agente riducente nei terreni insaturi per il trattamento del Cromo esavalente e di Declorurazione Riduttiva Potenziata ERD attraverso l’iniezione nelle acque sotterranee di una microemulsione biologica per la degradazione dei solventi clorurati) e verifica l’efficacia delle opere di pompaggio poste a presidio (barriera idraulica).

Negli ultimi anni l’Agenzia ha incrementato notevolmente le attività in termini sia di frequenza di campionamento (divenuta trimestrale) sia di numero di piezometri monitorati (ubicati sia in area interna che in area esterna allo stabilimento). 

Nel corso del 2025 è proseguito il monitoraggio trimestrale delle acque di falda interne ed esterne al sito, cui sono state affiancate due campagne aggiuntive di monitoraggio delle acque sotterranee nelle aree esterne ad integrazione del Piano di Caratterizzazione. 

Monitoraggio di Spinetta Marengo: numero di campioni annui. Fonte Arpa Piemonte.

Tutti i campioni sono stati sottoposti ad analisi chimiche per la ricerca, nei diversi livelli acquiferi, sia degli inquinanti normati dal D. Lgs152/06 e s.m.i. sia degli inquinanti non normati / emergenti, in particolare i PFAS e, a partire da dicembre 2024, i clorofluorocarburi (CFC).

Alla luce delle risultanze dei controlli condotti da Arpa e della documentazione prodotta dall’Agenzia nonché da Solvay stessa, attestante la presenza di sostanze xenobiotiche all’esterno dello stabilimento, nel 2021 è stato avviato il procedimento amministrativo di caratterizzazione dell’area esterna a nord del polo chimico e approvato il Piano della Caratterizzazione delle aree esterne. Le attività, che hanno previsto il prelievo di campioni di top soil, di terreni superficiali in corrispondenza di aree agricole, sondaggi, trincee per l’individuazione dei vecchi canali di scarico, sono state condotte dal 2022 al 2023.

Lo studio ha riguardato il campionamento di:

  • 175 campioni suoli agricoli
  • 47 campioni Top Soil
  • Trincee
  • 90 sondaggi geognostici di cui 25 allestiti a piezometro (liv A e B).

I campioni prelevati sono stati analizzati per la ricerca dei parametri: 

  • Composti inorganici: Antimonio, Arsenico, Cadmio, Cobalto, Cromo Totale, Cromo Esavalente, Nichel, Piombo, Rame, Selenio, Zinco e Fluoruri
  • Composti Alifatici Clorurati: Clorometano, Diclorometano, Cloroformio (Triclorometano), Tetracloruro di Carbonio (Tetraclorometano), Cloruro di Vinile, 1,1-Dicloroetilene, 1,2- Dicloroetilene, Tricloroetilene (Trielina), Tetracloroetilene (Percloroetilene)
  • CFC: Triclorofluorometano (A11), Diclorodifluorometano (A12) e Triclorotrifluoroetano (A113)
  • Fitofarmaci: DDD, DDT, DDE
  • PFAS: PFOA, ADV e cC604.

Nel corso del 2025 sono state condotte indagini integrative, con il prelievo, da parte di ARPA e della Società Solvay, di 20 campioni medio‑compositi di suolo in aree agricole esterne al sito industriale, al fine di verificare l’attendibilità dei dati relativi alle concentrazioni di Cromo VI forniti dal laboratorio di parte, secondo le procedure previste dala normativa. 

Parallelamente, l’Agenzia ha seguito ulteriori approfondimenti finalizzati al completamento del Modello Concettuale delle aree esterne, comprendenti indagini georadar e sondaggi localizzati lungo i tracciati dei canali storici.

Gli esiti analitici relativi alla caratterizzazione dei suoli insaturi per Cromo Totale, Cobalto e Nichel sono stati ricondotti a fenomeni di arricchimento naturale.  In tale contesto, nel giugno 2025 ARPA Piemonte ha elaborato lo studio Parametri statistici di riferimento e valori di fondo di cromo, nichel e cobalto per i suoli che interessano l’area industriale Solvay (AL – Spinetta Marengo), definendo i Valori di Fondo Naturale (VFN) per tali elementi nel suolo superficiale (primo metro).

Nel corso del 2025 sono state anche condotte le analisi previste dal Piano di indagini per la ricerca di PFOA, ADVN7850 e cC6O4 nei terreni stabilimento di Spinetta Marengo (AL). L’attività, avviata in ottemperanza alla diffida provinciale in ambito AIA, trae origine dalle anomalie di cC6O4 segnalate dall'Azienda nell'aprile 2024 in alcuni piezometri interni allo stabilimento, nell’area del reattore E, in particolare in corrispondenza di pozzi appartenenti alla MIPRE dell’area Plastomeri/Elastomeri.

In risposta all'evento, ARPA ha condotto nel corso del 2024 più campagne di monitoraggi straordinari su suolo e acque sotterranee, propedeutiche alle successive attività di indagine. Queste ultime hanno previsto l'esecuzione di 106 sondaggi a carotaggio continuo, spinti fino a una profondità di 10-13 metri dal piano di campagna, 20 dei quali eseguiti sotto la diretta supervisione dell'Agenzia.

L'insieme delle attività svolte ha consentito di acquisire un quadro conoscitivo fondamentale sulla distribuzione spaziale e verticale delle concentrazioni dei principali PFAS all’interno del sito industriale.

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Suolo e siti contaminati

I siti contaminati nella Anagrafe regionale del Piemonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2026

I siti attualmente contaminati o che sono stati interessati da una contaminazione sono censiti nell’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati, che fornisce un quadro aggiornato relativo agli impatti sulle matrici ambientali e ai procedimenti di bonifica e ripristino ambientale conclusi e in corso di realizzazione. 

I siti censiti sul territorio regionale al 31/12/2025 sono 2175, di cui 895 con procedimento attivo e 1280 conclusi.  

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

Circa il 44% dei siti presenti in banca dati sono localizzati nel territorio della Città Metropolitana di Torino; tale dato è da rapportare all’estensione, alla concentrazione e alla qualità delle attività insediate nell’area. Seguono, per numero di siti, le province di Alessandria e Novara.

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

La tabella riepiloga la situazione tecnico-amministrativa dei procedimenti di bonifica su base regionale; per più della metà dei siti interessati da una potenziale contaminazione il procedimento si conclude senza la necessità di intervento, generalmente già in fase di messa in sicurezza d’emergenza

Evoluzione dei siti con procedimento di bonifica

Il numero complessivo dei siti censiti nell’Anagrafe regionale cresce annualmente, in quanto rappresenta lo storico di tutti i procedimenti di bonifica avviati nel corso del tempo.

Conteggio dei siti nell'Anagrafe dei siti contaminati, suddivisi per anno e stato del procedimento. Fonte Arpa Piemonte
Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

Per ottenere un quadro più rappresentativo della situazione, è opportuno distinguere tra siti con procedimento attivo e quelli con procedimento concluso. A partire dal 2016, il numero dei procedimenti conclusi ha superato quello dei procedimenti attivi e, nel tempo, tale tendenza positiva si è progressivamente consolidata, nonostante negli ultimi anni il numero di nuovi siti inseriti risulti superiore a quello dei procedimenti conclusi.

L’evoluzione dei siti inseriti in Anagrafe nel corso degli anni viene illustrata nel grafico seguente, nel quale sono presentati, a partire dal 2011, il numero di nuovi siti inseriti annualmente, il numero di procedimenti conclusi nello stesso anno e il relativo saldo.

Rispetto ai dati dello scorso anno, si registrano 66 nuovi procedimenti di bonifica inseriti in Anagrafe. Nel corso del 2025 sono stati conclusi 28 procedimenti, con un conseguente incremento di 38 unità del numero dei procedimenti attivi.

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

La durata del procedimento di bonifica dipende da diversi fattori: la complessità del sito, la rilevanza economica dell’area interessata dalla contaminazione e la tecnica di bonifica adottata. In alcuni casi il procedimento risulta avviato da numerosi anni; in tali situazioni è opportuno individuare le cause della lentezza dell’azione di bonifica, al fine di intervenire efficacemente.

Per i 399 siti potenzialmente contaminati, che si trovano nelle fasi precedenti all’approvazione dell’Analisi di Rischio, si individuano immediatamente le situazioni anomale rispetto alle tempistiche dettate dalla norma per l’avanzamento delle diverse fasi del procedimento, come rilevato dai dati ASCO (Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati). In particolare, per circa il 51% dei siti, il procedimento, secondo i dati disponibili, non risulta essere proseguito oltre la fase di notifica. È tuttavia doveroso precisare che tale percentuale è parzialmente influenzata dal mancato aggiornamento delle informazioni presenti in Anagrafe.

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.
Siti contaminati in Piemonte, dettaglio per classe di anzianità, dati 2025. Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte

Considerando i siti con procedimento attivo, dai dati presenti in Anagrafe emerge come la durata dei procedimenti superi frequentemente i sei anni.

Per quanto riguarda i siti potenzialmente contaminati, la numerosità diminuisce con l’aumentare della classe di anzianità, evidenziando come le fasi del procedimento relative alla caratterizzazione e all’analisi di rischio si concludano, nella maggior parte dei casi, in tempi più contenuti. Al contrario, l’incremento della numerosità dei siti nello stato di “contaminazione accertata” con il crescere della classe di anzianità mette in luce il fatto che la fase di bonifica vera e propria sia spesso caratterizzata da tempi molto lunghi, sia nei casi in cui gli interventi richiedano diversi anni per essere completati, sia in presenza di inerzie da parte dei soggetti obbligati all’attuazione degli interventi.

Le cause di contaminazione

Le cause della contaminazione possono essere imputate principalmente alla cattiva gestione di impianti e strutture, e in minor misura alla scorretta gestione di rifiuti e a eventi accidentali.

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

Le attività svolte nei siti oggetto di procedimento di bonifica riguardano principalmente la distribuzione di carburanti e le attività industriali; in misura minore, interessano la gestione dei rifiuti e altre attività commerciali. 

Per le  attività commerciali ed i distributori carburanti prevalgono i siti in attività, mentre per quanto riguarda le attività industriali il numero di siti in attività è di poco superiore a quello dei siti dismessi.  Nel grafico, sotto la categoria “altro” sono ricomprese le tipologie di siti con procedimento di bonifica per le quali la distinzione tra “sito in attività” e “sito dismesso” risulta poco significativa. Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli sversamenti accidentali dovuti a incidenti stradali, la rottura di cabine elettriche di trasformazione e le perdite da cisterne di combustibile per il riscaldamento. 

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.
Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.

Tra le attività che determinano fenomeni di contaminazione, i distributori di carburante rappresentano la categoria numericamente più rilevante, superando anche il comparto industriale. Questo primato è dovuto sia all’elevata diffusione degli impianti sul territorio, sia alla natura intrinsecamente a rischio dell’attività, oltre che modalità non sempre corrette con cui i prodotti inquinanti vengono maneggiati.

Tuttavia, trattandosi per lo più di contaminazioni circoscritte, per le quali il soggetto responsabile è generalmente individuabile e gli interventi risultano realizzabili in tempi relativamente brevi, i distributori di carburante costituiscono anche la tipologia con il maggior numero di procedimenti di bonifica conclusi

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.
I contaminanti presenti nei terreni dei siti con procedimento di bonifica

La contaminazione dei suoli è principalmente attribuibile alla presenza di idrocarburi, riscontrati in circa il 60% dei siti contaminati. Seguono, in termini di frequenza, i casi in cui si registra una combinazione di contaminanti inorganici e idrocarburi, e, infine, quelli dovuti esclusivamente a contaminanti inorganici. 

La gravità della contaminazione dipende soprattutto dalla concentrazione delle sostanze presenti nel suolo e dalla loro tossicità. All’interno della classe degli idrocarburi, infatti, composti cancerogeni come il benzene rivestono un’importanza significativamente maggiore rispetto ad altri idrocarburi, sia leggeri sia pesanti, sebbene questi ultimi risultino più diffusi nei siti contaminati.

Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.
Fonte Anagrafe regionale dei siti contaminati, elaborazione Arpa Piemonte.
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territorio fattori siti contaminati
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Redazione RSA

Mappa delle concentrazioni di cromo, nichel, cobalto e vanadio nei suoli della pianura piemontese

Anno
2026

La mappa delle concentrazioni di cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co) e vanadio (V) nei suoli è in fase di progressiva estensione all’intero territorio piemontese ed è consultabile attraverso il e scaricabile dalla sezione suolo del  Geoportale di ARPA Piemonte.

L’esigenza di disporre la mappa nasce dalla constatazione che, in ampie porzioni del territorio regionale, sono presenti concentrazioni elevate di Cr, Ni, Co e V, riconducibili prevalentemente alle caratteristiche litologiche, geochimiche e pedogenetiche dei suoli. In assenza di un adeguato quadro conoscitivo di riferimento, tali concentrazioni possono risultare di complessa interpretazione, in particolare ai fini della distinzione tra condizioni di fondo naturale e possibili contributi di origine antropica diffusa o puntuale.

Per la sua elaborazione sono utilizzati dati selezionati della Rete di monitoraggio ambientale dei suoli di ARPA Piemonte, in attuazione di quanto previsto dalla Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2021, n. 8 3474, che definisce il quadro metodologico per lo studio della contaminazione diffusa del suolo e la determinazione dei valori di fondo per i suoli piemontesi. 

L’impiego dei campioni della rete di monitoraggio garantisce la disponibilità di dati omogenei, validati, confrontabili e metodologicamente coerenti, in quanto acquisiti nell’ambito di un sistema di monitoraggio strutturato, basato su criteri condivisi di progettazione, campionamento, analisi ed elaborazione dei dati.

La mappa individua aree omogenee di concentrazione per Cr, Ni, Co e V mettendo in relazione i livelli di concentrazione osservati con i principali fattori naturali di controllo, quali la litologia dei materiali parentali, i processi pedogenetici e le proprietà chimico fisiche dei suoli.

Per ciascuna area omogenea vengono forniti i valori di fondo geochimico naturale e un set di parametri statistici descrittivi, utili a rappresentare in modo più completo la variabilità naturale delle concentrazioni.

Le ipotesi di prevalente origine naturale delle concentrazioni osservate sono verificate mediante un approccio integrato che combina l’analisi della variabilità verticale lungo il profilo del suolo, la ricerca di correlazioni statisticamente significative tra gli elementi e la valutazione di specifici indici di arricchimento.

Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura torinese, bacini Sangone, Dora Riparia, Chisola, Ceronda, Stura Lanzo, Po (Chivasso-Caluso) e Malone.
Concentrazione del cromo (Cr) per aree omogenee di concentrazione e confronto con le soglie di contaminazione nel suolo (CSC) stabilite dal D.Lgs. 152/06 (linea rossa continua) per i suoli della pianura torinese, bacini Sangone, Dora Riparia, Chisola, Ceronda, Stura Lanzo, Po (Chivasso-Caluso) e Malone.
Aree omogene di concentrazione del cromo per i suoli della pianura alessandrina (bacini di Orba, Bormida e Scrivia) e della pianura tortonese (bacini di Scrivia, Grue e Curone).

Ad integrazione dell'informazione “limitata” contenuta nel valore di fondo, per le aree omogenee sono inoltre riportati parametri statisti ed elaborazioni grafiche da utilizzare come termine di confronto e verifica dello stato di contaminazione effettiva del sito di interesse:
•    Tabelle con parametri di statistica descrittiva (media, mediana, deviazione standard – dev st, coefficiente di variazione – CV, valori minimi - min, valori massimi - max, 25°- 50° - 75° - 90° e 95° percentile, soglia outliers, valori di fondo naturale, numero e percentuale di campioni che superano i limiti di legge;
•    Box plot della concentrazione in mg/kg per aree omogenee di concentrazione;
•    Curve di densità della distribuzione e istogrammi della densità di distribuzione;
•    Curve di distribuzione cumulata di frequenza in percentili.

La mappa progressivamente aggiornata è consultabile e scaricabile dal   Geoportale di Arpa Piemonte, cercando il tema Suolo.

Statistica descrittiva, percentili e valori di fondo (1) della concentrazione di cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co) e vanadio (V) (2) peri i suoli (3) dell’area omogenea di concentrazione 24_001 (4).

Nel suo complesso, la mappa rappresenta uno strumento conoscitivo di riferimento per supportare correttamente l’applicazione della normativa vigente in materia di suolo, le valutazioni ambientali e i procedimenti di caratterizzazione, la pianificazione territoriale e la gestione sostenibile del territorio, contribuendo a una lettura più consapevole e contestualizzata dei dati analitici sul suolo.

Le ipotesi riferite alla prevalente origine naturale di Cr, Ni, Co e V derivano dall’analisi di una popolazione di dati statisticamente significativa a scala di dettaglio 1:50.000.

In particolare nell’ambito delle indagini preliminari sito specifiche previste dalla normativa vigente in materia di suolo (contaminazione del suolo, terre e rocce da scavo, utilizzo sostenibile e circolare delle terre da scavo, suoli agricoli e piani di gestione dell’inquinamento diffuso), la definizione del fondo geochimico naturale rappresenta un presupposto indispensabile per una corretta interpretazione e per la distinzione tra apporti di origine naturale e contaminazioni di origine antropica, riducendo il rischio di interventi non necessari. 

Informazioni e risorse aggiuntive

   Geoportale di Arpa Piemonte - Suolo https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/

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Gruppo di Redazione
Suolo e siti contaminati

Rete di monitoraggio ambientale dei suoli in Piemonte

Anno
2026

Arpa Piemonte realizza un programma di monitoraggio ambientale dei suoli, con l'obiettivo di valutare la presenza, origine, intensità e distribuzione spaziale della contaminazione diffusa dei metalli pesanti del suolo, individuare aree critiche caratterizzate da elevate probabilità di superamento dei limiti individuati dalle normative vigenti e fornire parametri statistici di riferimento dei contaminanti su diverse scale di rappresentazione.
Il monitoraggio è realizzato mediante una rete di stazioni di campionamento georiferite, distribuite sull’intero territorio regionale secondo criteri di rappresentatività spaziale, presso le quali vengono effettuati prelievi di suolo a diverse profondità pedologiche e successive analisi chimiche finalizzate alla determinazione delle concentrazioni di metalli pesanti normati. 
La rete è oggetto di progressivo ampliamento e densificazione sulla base delle evidenze emerse dalle campagne di monitoraggio, attraverso approfondimenti mirati nelle aree che presentano segnali di criticità. 
I dati analitici ottenuti sono confrontati con i valori di riferimento stabiliti dal D.Lgs. 152/2006 per i suoli a uso verde pubblico, privato e residenziale e dal D.M. 46/2019 per i suoli agricoli. 
L’elaborazione dei dataset avviene mediante modelli predittivi , che consentono la produzione di mappe di distribuzione spaziale delle concentrazioni degli elementi analizzati e la stima delle probabilità di superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione a diverse scale di dettaglio, da quella regionale a quella locale. 
Sulla base degli output modellistici vengono individuate e delimitate aree omogenee di concentrazione e aree a elevata criticità, per le quali sono condotte valutazioni finalizzate a distinguere le componenti di origine prevalentemente naturale da quelle di origine prevalentemente antropica, a stimare l’intensità dei fenomeni di contaminazione diffusa e a definire i principali indicatori statistici descrittiviutili per la valutazione dello stato ambientale dei suoli e per il supporto alle attività di pianificazione e gestione del rischio.
 

I risultati evidenziano, per il Piemonte, la presenza di tre principali gruppi di contaminanti responsabili di differenti forme di contaminazione diffusa:
•    Contaminanti di prevalente origine naturale, quali cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co), vanadio (V) e arsenico (As), caratterizzati da aree critiche generalmente estese e ben delimitate, con concentrazioni medie e valori di fondo elevati rispetto ai limiti di legge. L’origine è principalmente attribuibile al substrato litologico e/o ai sedimenti coinvolti nei processi di formazione del suolo.
•    Contaminanti di prevalente origine antropica, quali piombo (Pb), rame (Cu), zinco (Zn) e antimonio (Sb), che presentano aree critiche di dimensioni più ridotte e concentrazioni maggiori negli orizzonti superficiali, indicativi di deposizione da contaminazione diffusa. L’origine è riconducibile principalmente a deposizioni atmosferiche (traffico stradale, riscaldamento domestico, attività industriali) e ad attività agricole intensive (utilizzo di concimi, fitofarmaci, fanghi di depurazione e liquami zootecnici).

I risultati della rete di monitoraggio rappresentano una indispensabile base scientifica di riferimento in attività correlate all’applicazione delle normative che riguardano la contaminazione del suolo (contaminazione del suolo, terre e rocce da scavo, utilizzo sostenibile e circolare delle terre da scavo, suoli agricoli e piani di gestione dell’inquinamento diffuso), alla valutazione della qualità del suolo e dell’ambiente e alla pianificazione territoriale.

 

Stazioni della rete di monitoraggio ambientale dei suoli - Fonte Arpa Piemonte
Concentrazione di rame (Cu) e cromo (Cr) in mg/kg nei suoli piemontesi

L’approccio metodologico adottato risulta inoltre coerente con le linee guida e gli indirizzi tecnici emanati dagli enti di riferimento a livello nazionale , che promuovono l’utilizzo di criteri statistici e geochimici per la determinazione dei valori di fondo, garantendo rappresentatività territoriale, affidabilità dei risultati e uniformità nelle procedure di valutazione ambientale. 

I risultati della rete sono coerenti con quanto disposto dalla normativa europea, nazionale e regionale vigente in materia di tutela delle matrici ambientali, prevenzione dell’inquinamento e gestione dei siti contaminati:

  • Direttiva (UE) 2025/2360 (Soil Monitoring Law). Prevede che gli Stati membri istituiscano o adeguino sistemi nazionali di monitoraggio del suolo, sulla base di una metodologia comune UE. In riferimento alla contaminazione diffusa, la direttiva richiede la valutazione della presenza di contaminanti del suolo, quali i metalli pesanti, nonché contaminanti emergenti come PFAS, pesticidi, microplastiche e altri composti individuati dagli stati membri.
  • D.Lgs. 152/2006, parte IV, titolo V: disciplina la materia della bonifica dei siti contaminati e definisce l'inquinamento diffuso quale "la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine".;
  • D.Lgs. 152/2006, art. 239 - c: prevede che “gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale;
  • D.Lgs. 152/2006, art. 240 - b: specifica che "nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati";
  • D.P.R. 120/2017, art. 2 - h: introduce il concetto di "ambito territoriale con fondo naturale" definendolo come "porzione di territorio geograficamente individuabile in cui può essere dimostrato che un valore di concentrazione di una o più sostanze nel suolo, superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sia ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi del territorio stesso, alle sue caratteristiche litologiche e alle condizioni chimico-fisiche presenti";
  • D.M. 46/2019, art. 2 - d: definisce il "valore di fondo geochimico" quale "distribuzione di una sostanza nel suolo derivante dai processi naturali, con eventuale componente antropica non rilevabile o non apprezzabile" ;
  • D.M. 46/2019, all. 2, art. 3: stabilisce le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per i suoli delle aree agricole da utilizzare solo in assenza di Valori di Fondo Geochimico (VFG) validati da ARPA/APPA;
  • L.R. Piemonte 42/2000, art. 2: stabilisce che la Regione Piemonte promuove la realizzazione di studi, di indagini, di ricerche, di documentazioni, di progettazioni, di organizzazione di dati anche finalizzati all'attività di pianificazione e che la stessa è competente in ordine alla formulazione dei piani di disciplina degli interventi di inquinamento diffuso;
  • DGR Piemonte 2 luglio 2021, n. 8-3474: prende atto dello studio di Arpa Piemonte sui valori di concentrazione di cromo, nichel e cobalto nei suoli del Comune di Torino, sancisce il percorso metodologico da utilizzare per la determinazione dei valori di fondo naturale a grande scala di dettaglio e prevede di estendere gradualmente all’intero territorio regionale gli approfondimenti contenuti nello studio;
  • DGR Piemonte 2 luglio 2021, n. 8-3474: specifica che occorre fare riferimento ai parametri statistici di riferimento definiti dalla Rete di monitoraggio ambientale dei suoli di Arpa in riferimento a quanto stabilito nell’articolo 11 comma 1 del D.P.R. 120/2017 (“Il piano di indagine può fare riferimento anche ai dati pubblicati e validati dall'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente relativi all'area oggetto di indagine”);
  • DGR Piemonte 9 maggio 2023, n. 277-11379 – Il piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate - PRUBAI, nell’obiettivo 5 stabilisce di “Prevedere strategie per l’inquinamento diffuso”. L’azione 5.1 stabilisce di “prevedere studi e attività di approfondimento, in collaborazione con Arpa Piemonte, sulle situazioni di inquinamento diffuso e di fondo naturale per le matrici suolo e acque sotterranee”.
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Suolo e siti contaminati

Contaminazione diffusa del suolo

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Il suolo è lo strato più superficiale della crosta terrestre, costituito da una combinazione di componenti minerali e organici, acqua, aria e da una grande varietà di organismi viventi.

È un sistema dinamico e complesso, che svolge funzioni fondamentali per l’ambiente e per le attività umane: produce alimenti e biomassa, regola i cicli dell’acqua, del carbonio e dei nutrienti, ospita una parte significativa della biodiversità terrestre e contribuisce alla protezione delle acque sotterranee e alla regolazione del clima.

Poiché i processi di formazione del suolo sono estremamente lenti, il suolo è considerato una risorsa di fatto non rinnovabile su scala umana e particolarmente vulnerabile al degrado.

La conoscenza della qualità e dello stato di salute dei suoli è un presupposto fondamentale per la tutela dell’ambiente, la sicurezza alimentare, la protezione della salute umana e una gestione sostenibile del territorio.

La Direttiva (UE) 2025/2360 dell’Unione Europea riconosce il suolo come una risorsa limitata e strategica, la cui salute dipende dal suo stato fisico, chimico e biologico e dalla capacità di mantenere nel tempo le proprie funzioni. La Direttiva individua tra le principali forme di degradazione del suolo la contaminazione, l’erosione, la compattazione, l’impermeabilizzazione e l’artificializzazione, l’eccesso o l’esaurimento dei nutrienti, l’acidificazione, la salinizzazione nonché la perdita di carbonio organico, biodiversità e attività biologica del suolo.

Il suolo può essere interessato da differenti forme di contaminazione: in alcuni casi l’inquinamento è riconducibile a fonti puntuali, che incidono su aree limitate e sono attribuibili a una singola attività o a un soggetto chiaramente individuabile; in altri casi, invece, la contaminazione deriva da fonti diffuse, non riconducibili a un’unica origine, che interessano porzioni estese di territorio. 

La contaminazione diffusa del suolo si configura come un’alterazione chimica, fisica o biologica che può compromettere la qualità del suolo e le sue funzioni ambientali.

La contaminazione diffusa del suolo è spesso il risultato di molteplici attività umane svolte nel tempo. Le attività industriali, il traffico veicolare, gli impianti di produzione energetica e di trattamento dei rifiuti, il riscaldamento domestico e altre fonti emissive rilasciano inquinanti in atmosfera che, depositandosi al suolo, possono accumularsi progressivamente e persistere per lunghi periodi prima di essere degradati o trasportati dalle acque.

Anche l’attività agricola contribuisce alla contaminazione diffusa del suolo: l’uso prolungato di concimi, prodotti fitosanitari, liquami zootecnici e fanghi di depurazione può determinare un progressivo accumulo di metalli pesanti e altri contaminanti.

Ulteriori contributi possono derivare dalla dispersione di contaminanti attraverso il ruscellamento superficiale, le esondazioni fluviali, l’irrigazione con acque di qualità non ottimale e il riutilizzo di materiali e matrici residuali sul suolo. Anche la presenza di infrastrutture, l’urbanizzazione diffusa e l’artificializzazione del territorio possono favorire l’accumulo di sostanze inquinanti nel tempo.

La contaminazione diffusa del suolo può determinare impatti rilevanti e di lungo periodo sulla qualità dell’ambiente, sulla salute delle popolazioni esposte e sulle attività economiche che dipendono dalle risorse del suolo, quali agricoltura, gestione del territorio e uso sostenibile degli ecosistemi.

Un ulteriore elemento di complessità nella valutazione della contaminazione del suolo è rappresentato dalla presenza naturale di alcuni elementi chimici, in particolare metalli e metalloidi, legata alle caratteristiche geologiche dei materiali parentali e ai processi di formazione dei suoli. In determinati contesti territoriali, concentrazioni anche elevate di tali sostanze possono quindi riflettere condizioni naturali di fondo, piuttosto che essere riconducibili a fenomeni di inquinamento di origine antropica. In questo contesto la distinzione tra fondo naturale geochimico e contaminazione di origine antropica assume un ruolo centrale nella corretta valutazione dello stato di qualità dei suoli.  

Arpa Piemonte realizza un programma di monitoraggio ambientale sistematico dei suoli regionali tramite la Rete ARPA Piemonte di monitoraggio ambientale dei suoli, finalizzato a valutare la presenza, l’origine (naturale, naturale antropica e antropica), l’intensità e la distribuzione spaziale dei potenziali contaminanti del suolo.
 

Anno
2026
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Informazione ambientale sul tema Territorio

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I servizi informativi sul territorio sono, per loro natura, estremamente eterogenei e coprono ambiti e discipline diverse. Accanto ai servizi che forniscono informazioni in tempo reale, o quasi, per rispondere alle esigenze quotidiane di cittadini e istituzioni, esistono anche servizi orientati alla raccolta, storicizzazione e valorizzazione dei dati, messi a disposizione per scopi di studio, pianificazione e verifica degli andamenti dei fenomeni indagati o descritti.

Tutte le informazioni sono fornite in formato aperto e di libero utilizzo, alla sola condizione che ne venga sempre citata la fonte.

Anno
2026
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Concentrazioni di pollini allergizzanti - calendari pollinici

Capitolo
Pollini e Clima
Anno
2026
Calendari pollinici

Il calendario pollinico rappresenta graficamente l’andamento su base annuale della concentrazione di pollini anemofili e di spore presenti in atmosfera.

Si tratta di uno strumento particolarmente  utile per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malattie allergiche respiratorie, poiché consente di individuare, per le principali famiglie di pollini allergenici, il periodo medio di fioritura o sporulazione e le variazioni di concentrazione in relazione alle condizioni ambientali e climatiche.

Ogni area geografica ha un suo specifico calendario pollinico che illustra la distribuzione annuale delle fioriture delle famiglie botaniche allergeniche presenti sul territorio. Tale distribuzione dipende sia dalla vegetazione caratteristica della zona sia dalle specifiche condizioni climatiche.

L’andamento delle concentrazioni di pollini e spore nell’aria si ottiene calcolando la media decadale a partire dai valori medi giornalieri - espressi in granuli per metro cubo di aria (granuli/m3) - su una serie storica di più anni di monitoraggio. 

A questo parametro quantitativo è associata una valutazione qualitativa articolata in quattro livelli di concentrazione - assente, bassa, media e alta - rappresentati rispettivamente dai colori bianco, giallo, arancione e rosso.

Valori di riferimento stabiliti per quattro classi di concentrazione di pollini in aria per famiglia e/o genere - Fonte Pollnet

Si precisa che le quattro classi di concentrazione non corrispondono a livelli di “rischio allergico".

La classificazione qualitativa, infatti, si riferisce esclusivamente alla quantità di polline delle diverse specie o famiglie anemofile presente in atmosfera e non fornisce indicazioni sulle eventuali concentrazioni soglia in grado di scatenare una reazione allergica nei soggetti sensibili.

I calendari pollinici della rete di monitoraggio aerobiologico di Arpa Piemonte, relativi ai principali pollini allergenici e alla spora Alternaria, sono elaborati a partire dai dati di monitoraggio disponibili, previa verifica della completezza e della validità delle serie storiche considerate.

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Ambiente e salute

Pollini e Clima

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clima e pollini
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Da tempo è oggetto di approfondimento la relazione tra cambiamenti climatici e concentrazioni polliniche sotto l’ipotesi che un aumento della temperatura media globale induca un allungamento della stagione pollinica con un connesso anticipo di fioritura oltre ad un intensificarsi della quantità di polline emesso in atmosfera.

Le conseguenze sulla salute sono evidenti, si stima, infatti, che i pazienti allergici ai pollini debbano assumere farmaci per un periodo più lungo rispetto al passato. Inoltre, si stima un aumento di soggetti polisensibili, allergici a due o più specie.

Di recente evidenza è la dimostrazione di correlazione tra integrale pollinico annuale, specificamente quercia, e numero di encefaliti da zecche nei due anni successivi come comunicato durante la 16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento.

Tutte le patologie allergiche sono in aumento e si stima che le manifestazioni cliniche oculari, rinosinusali e bronchiali da allergia al polline costituiscano la terza causa di malattia cronica. 

Le pollinosi sono un fenomeno che interessa oggi circa cinque milioni di italiani, con una tendenza in aumento a causa dei cambiamenti climatici. Questo giustifica e dà conto dell’importanza di avere una rete di monitoraggio che fornisca informazioni continue e aggiornate circa la concentrazione in aria dei pollini allergenici.

Sulle serie storiche di questi dati sono costruiti i calendari pollinici che sono un valido strumento ai fini di prevenzione e per attuare in modo tempestivo le terapie desensibilizzanti e i trattamenti antiallergici per i soggetti atopici. ##

Informazioni e risorse aggiuntive

Calendari pollinici Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/calendari-pollinici

16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento https://www.youtube.com/watch?v=azcQegYB8dU

ISPRA Pollini allergenici in Italia: analisi dei trend 2010 - 2019 https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/pollini-allergenici-in-italia-analisi-dei-trend-2010-2019

Il rapporto IPCC spiegato dagli esperti italiani con i contenuti principali su Europa, Mediterraneo e Italia https://ipccitalia.cmcc.it/il-rapporto-ipcc-spiegato-dagli-esperti-italiani-con-i-contenuti-principali-su-europa-mediterraneo-e-italia/

William R. L. Anderegg, Leander D. L. Anderegg, Leonard Bielory, Patrick L. Kinney and Lewis Ziska (2021) Anthropogenic climate change is worsening North American pollen seasons PNAS Vol. 118 | No. 7 https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2013284118

Lewis H Ziska, László Makra, Susan K Harry, Nicolas Bruffaerts, Marijke Hendrickx, Frances Coates, Annika Saarto, Michel Thibaudon, Gilles Oliver, Athanasios Damialis, Athanasios Charalampopoulos, Despoina Vokou, Starri Heiđmarsson, Ellý Guđjohnsen, Maira Bonini, Jae-Won Oh, Krista Sullivan, Linda Ford, G Daniel Brooks, Dorota Myszkowska, Elena Severova, Regula Gehrig, Germán Darío Ramón, Paul J Beggs, Kim Knowlton, Allison R Crimmins (2019), Temperature-related changes in airborne allergenic pollen abundance and seasonality across the northern hemisphere: a retrospective data analysis, The Lancet Planetary Health, Volume 3, Issue 3, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2542519619300154?via%3Dihub

Ziello C, Sparks TH, Estrella N, Belmonte J, Bergmann KC, Bucher E, et al. (2012) Changes to Airborne Pollen Counts across Europe. PLoS ONE 7(4): e34076. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0034076
 

 

 

Anno
2026
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Salute e Clima

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clima e salute
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Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha attirato l’attenzione di ricercatori e opinione pubblica. Quanto in atto, sta esponendo le popolazioni ad alterazioni della disponibilità e della qualità di acqua, aria, cibo, prodotti agricoli e mezzi di sussistenza, con effetti diretti e indiretti sulla salute.
L’area mediterranea è considerata particolarmente a rischio. In Italia, da sud a nord, sono evidenti i fenomeni estremi quali siccità e ondate di calore, che colpiscono con maggiore frequenza e intensità le aree urbane, dove risiede la maggior parte della popolazione nazionale. L’elevata vulnerabilità del bacino del Mediterraneo è confermata anche dal rapporto di sintesi del sesto Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell’IPCC Italia, presentato il 20 marzo 2023. Il documento evidenzia che “questa regione si è riscaldata e continuerà a riscaldarsi più della media globale, in particolare durante l’estate”, con effetti singoli e combinati su persone ed ecosistemi.
L’esposizione a temperature estive sempre più elevate comporta anche un aumento della concentrazione di ozono, un inquinante secondario prodotto nell’atmosfera in presenza di luce solare e di precursori chimici quali gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOC), che provengono principalmente da attività di trasporto e industriali concentrate soprattutto nelle aree urbane. Tuttavia, i precursori dell’ozono possono avere anche un’origine naturale, come nel caso delle emissioni di VOC, monossido di carbonio e metano, generate ad esempio dagli incendi, la cui frequenza sarebbe in aumento nell’ipotesi di una futura e continua riduzione dei giorni caratterizzati da precipitazioni. L’aumento del numero di incendi comporterebbe inoltre una maggiore formazione di particolato, in particolare della frazione più fine, scientificamente associata ad eventi dannosi per la salute umana.
Gli inquinanti costantemente monitorati a livello europeo e nazionale sono ampiamente studiati e presentano un impatto ormai ben documentato sulla salute.
Dal 2003, gli studi sulle popolazioni umane dimostrano come le elevate temperature siano un possibile fattore responsabile, direttamente, di numerosi esiti sanitari avversi.
Le intense precipitazioni, invece, possono essere una possibile causa di esiti sanitari sia diretti, come la perdita di vite umane, sia indiretti, a seguito di frane e smottamenti che possono provocare danni alle infrastrutture, quali l’interruzione delle strade e della rete elettrica, oppure difficoltà di accesso ad acqua potabile non contaminata.
Infine, studi sul mondo animale e vegetale evidenziano gli effetti delle temperature e delle precipitazioni sulle variazioni della biodiversità, con conseguenti effetti indiretti del cambiamento climatico sulla salute umana.
Le nuove specie animali e vegetali presenti sul territorio regionale, le cosiddette specie aliene, sono strettamente connesse ad alcuni esiti sanitari. Ad esempio, le zanzare possono essere vettori di malattie come la dengue.
Valutazioni su specie erbacee e arboree hanno inoltre dimostrato che i determinanti meteorologici rivestono un ruolo fondamentale sia nel processo di liberazione del polline, sia nella quantità di polline prodotto e nel relativo andamento della pollinazione.
Le variazioni dovute ai cambiamenti climatici possono essere evidenziate indirettamente anche attraverso l’anticipo delle concentrazioni polliniche di alcune famiglie o generi botanici, così come attraverso l’allungamento della stagione pollinica o l’aumento dell’integrale pollinico (si vedano i sottocapitoli sulle variazioni nei calendari pollinici e la segnalazione sul Corylus).
Le modifiche dell’andamento temporale e della quantità di polline aerodisperso sono responsabili delle variazioni delle pollinosi nei soggetti allergici, quali polisensibilizzazione, anticipo della comparsa dei sintomi allergici e incremento della loro durata.
 

La relazione tra ambiente di vita e salute umana è oggetto di una specifica sezione del Piano Nazionale della Prevenzione Piano nazionale della prevenzione 2020 - 2025 cha tratta di ambiente, clima e salute.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stima che nelle regioni europee l’ambiente di vita possa essere responsabile di circa il 20% della mortalità.

Le indagini sempre più approfondite sulla stretta relazione tra ambiente e salute umana hanno portato allo sviluppo di un approccio integrato che consideri non solo gli effetti dell’ambiente sulla salute dell’uomo, ma anche quelli sulla salute degli animali che condividono lo stesso ambiente. La salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono quindi considerate elementi indissolubilmente interconnessi secondo l’approccio One Health

Seguendo questo approccio, la valutazione dell’impatto dei determinanti ambientali sulla salute può essere condotta in due modi:

  • valutazione degli impatti diretti dell’ambiente sulla salute umana, quali quelli provocati dall’inquinamento atmosferico, dai pollini e dalle ondate di calore;
  • valutazione degli impatti indiretti, come gli effetti sulle malattie trasmissibili da vettori animali, la cui presenza è direttamente influenzata dai fattori ambientali.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Rapporto IPPC Italia 2023 https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2023-ar6-rapporto-di-sintesi/

Organizzazione Mondiale della Sanità https://www.who.int/

Istituto Superiore di sanità ISS https://www.iss.it/

Approccio One Health https://www.iss.it/one-health

Ministero della Salute https://www.salute.gov.it/

Piano nazionale della prevenzione 2020 – 2025 https://www.salute.gov.it/portale/prevenzione/dettaglioContenutiPrevenzione.jsp?id=5772&area=prevenzione&menu=vuoto

Ministero della Salute Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/

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