Avanzamento della bonifica
La procedura di bonifica presso il sito è stata avviata su iniziativa dell’allora proprietà nel marzo 2001 ai sensi dell’art. 9, comma 3 del D.M. n. 471/99.
Nel maggio 2008, a seguito dei riscontri analitici degli accertamenti svolti da ARPA e richiesti dal Comune di Alessandria che attestavano ingenti superamenti dei limiti di legge nelle acque di falda di una decina di parametri tra cui Cromo VI e Solventi Clorurati, vengono attivati urgentemente interventi per la risoluzione della situazione di inquinamento della falda superficiale.
Gli interventi di bonifica presso il sito Solvay Specialty Polymers S.p.A. (SSPI) di Spinetta Marengo riguardano essenzialmente due famiglie di composti:
- i solventi clorurati
- il cromo esavalente (CrVI)
Per quanto concerne le matrici ambientali oggetto di bonifica, si segnalano per i terreni superficiali superamenti delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio) approvate con l’Analisi di Rischio per i parametri Cromo Esavalente, Arsenico, Piombo, DDT, DDD, DDE e Idrocarburi pesanti C>12 (numero di atomi di carbonio maggere di 12), mentre per i terreni profondi superamenti delle CSR di Cromo Esavalente, DDT, DDD, DDE, Idrocarburi pesanti C>12, Cloroformio.
Per le acque di falda contenute nella porzione superficiale dell’acquifero, sono emersi superamenti delle CSR sanitarie per i parametri Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, Tetracloroetilene e Tricloroetilene.
Ai sensi del D.Lgs. 04/08 le CSR ai confini del sito sono poste pari alle CSC definite dalla Tab. 2 All. 5 Titolo V Parte Quarta D.Lgs. 152/06 e s.m.i.. Sono stati individuati diversi punti di conformità (POC) per le tre porzioni individuate nell’acquifero, ovvero superficiale, intermedia e profonda.
Le concentrazioni rilevate in tali punti per il livello superficiale risultano non conformi alle CSC per diversi parametri, cioè vari solventi organoalogenati, Triclorofluorometano, Cromo esavalente, Cromo totale, Solfati, Fluoruri. I superamenti registrati nel livello intermedio dell’acquifero sono in numero e in concentrazioni generalmente inferiori rispetto a quelle registrate nel livello superficiale. I punti di conformità del livello più profondo indicano concentrazioni conformi ai limiti ad eccezione della presenza di Cromo esavalente. In alcuni piezometri del livello più profondo si riscontrano presenze di Cloroformio in alcuni casi prossime alle CSC. Queste situazioni sono tenute sotto particolare osservazione dal momento che questo acquifero è più sensibile e necessita di maggiore tutela.
Ai cosiddetti inquinanti “storici”, normati dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., presenti in falda si “affiancano” le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), tra cui le principali sono PFOA, cC6O4 e l’ADV, sostanze utilizzate con la funzione di coadiuvanti del processo di polimerizzazione per la produzione di plastomeri ed elastomeri fluoruratie e che progressivamente l’azienda sta dismettendo.
Il monitoraggio di tali inquinanti è stato avviato nel marzo 2019 su specifica richiesta di ARPA, a seguito di indagini condotte autonomamente dall'Agenzia sulla falda idrica. Tali approfondimenti avevano infatti accertato la presenza di queste sostanze sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, rendendo necessaria l'attivazione di approfondimenti immediati.
Dal 2020 nel Piano di Monitoraggio delle acque di falda e della barriera idraulica approvato dal Comune di Alessandria sono stati introdotti i PFAS e altre sostanze xenobiotiche (clorofluorocarburi).
All’interno del sito - nel livello più superficiale della falda – i tensioattivi perfluoroalchilici sono presenti a concentrazioni elevate nelle aree di utilizzo dei composti. Da dicembre 2019 la Ditta ha avviato su base volontaria in area Plastomeri un impianto di trattamento delle acque di falda come Messa in sicurezza Preventiva (MIPRE).
La MIPRE prevede l’abbattimento dei PFAS su resine su scambio ionico e attualmente è configurata con 6 piezometri in emungimento ed altrettanti piezometri di controllo tra monte e valle idrogeologica. Anche il TAF (impianto di trattamento delle acque di falda provenienti dalla barriera idraulica e dagli altri emungimenti della bonifica) è stato implementato con una sezione a carboni attivi, dedicata all’abbattimento dei PFAS. Tali composti hanno raggiunto anche il livello intermedio dell’acquifero, mentre il livello più profondo non sembra essere stato interessato, a parte il ritrovamento in tracce di cC6O4 (nome commerciale di una miscela multi-componente di diastereoisomeri del composto ammonio) in un piezometro interno che ha subito un intervento di ricondizionamento in quanto ammalorato e attualmente in fase di dismissione perché ritenuto non più rappresentativo del reale stato di qualità del livello più profondo.
Le sostanze fluorurate sono state ritrovate anche nell’acquifero superficiale esterno allo stabilimento, dove le ultime campagne confermano la presenza di contaminanti lungo la direzione del deflusso di falda oltre l’area di influenza della barriera idraulica, sia per quanto riguarda i PFAS che per gli inquinanti storici.
Relativamente agli inquinanti storici, i dati di Arpa mostrano la presenza di alcuni di essi in concentrazioni elevate in piezometri distanti dallo stabilimento, ubicati lungo l’asse di propagazione della falda. In particolare, si segnalano superamenti dei limiti di legge o fissati da pareri ISS per i parametri Cromo VI, Cromo totale, Cloroformio, Tetracloruro di Carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene.
A partire dalla campagna di monitoraggio di settembre 2024, l’Agenzia ha rilevato nelle acque sotterranee interne allo stabilimento la presenza di concentrazioni significative e “anomale” di Clorodifluorometano (R22) appartenente alla famiglia dei composti clorofluorurati (CFC), dell’ordine di migliaia di microgrammi/litro. Il ritrovamento è stato inizialmente riscontrato in diversi piezometri situati nell'area centro-occidentale dello stabilimento, tra l’Area Plastomeri e l’Area Algofrene. Per i CFC il D.Lgs. 152/2006 non prevede valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC).
A seguito di tale evidenza, è stata effettuata tempestiva comunicazione agli Enti competenti ed è stata avviata un’interlocuzione con la Ditta, che ha condotto a un confronto interlaboratoristico e all’estensione del set analitico. Quest’ultimo è stato ampliato includendo diverse molecole sito-specifiche riconducibili ai cicli produttivi aziendali, con analisi estese all’intera rete piezometrica oggetto di monitoraggio.
Le risultanze analitiche, relative a oltre un anno di osservazioni, confermano sia l’entità sia la diffusione del fenomeno, che interessa diversi settori dell’acquifero superficiale e profondo, sia all’interno sia all’esterno dello stabilimento. Tali evidenze rendono necessaria la prosecuzione delle attività di monitoraggio e degli approfondimenti, finalizzati all’individuazione delle sorgenti di contaminazione e alla definizione delle più efficaci misure di contenimento.