In redazione

I responsabili del contenuto fanno gli aggiornamenti 2025

Salute e Clima

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clima e salute
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Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha attirato l’attenzione di ricercatori e opinione pubblica. Quanto in atto, sta esponendo le popolazioni ad alterazioni della disponibilità e della qualità di acqua, aria, cibo, prodotti agricoli e mezzi di sussistenza, con effetti diretti e indiretti sulla salute.
L’area mediterranea è considerata particolarmente a rischio. In Italia, da sud a nord, sono evidenti i fenomeni estremi quali siccità e ondate di calore, che colpiscono con maggiore frequenza e intensità le aree urbane, dove risiede la maggior parte della popolazione nazionale. L’elevata vulnerabilità del bacino del Mediterraneo è confermata anche dal rapporto di sintesi del sesto Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici dell’IPCC Italia, presentato il 20 marzo 2023. Il documento evidenzia che “questa regione si è riscaldata e continuerà a riscaldarsi più della media globale, in particolare durante l’estate”, con effetti singoli e combinati su persone ed ecosistemi.
L’esposizione a temperature estive sempre più elevate comporta anche un aumento della concentrazione di ozono, un inquinante secondario prodotto nell’atmosfera in presenza di luce solare e di precursori chimici quali gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOC), che provengono principalmente da attività di trasporto e industriali concentrate soprattutto nelle aree urbane. Tuttavia, i precursori dell’ozono possono avere anche un’origine naturale, come nel caso delle emissioni di VOC, monossido di carbonio e metano, generate ad esempio dagli incendi, la cui frequenza sarebbe in aumento nell’ipotesi di una futura e continua riduzione dei giorni caratterizzati da precipitazioni. L’aumento del numero di incendi comporterebbe inoltre una maggiore formazione di particolato, in particolare della frazione più fine, scientificamente associata ad eventi dannosi per la salute umana.
Gli inquinanti costantemente monitorati a livello europeo e nazionale sono ampiamente studiati e presentano un impatto ormai ben documentato sulla salute.
Dal 2003, gli studi sulle popolazioni umane dimostrano come le elevate temperature siano un possibile fattore responsabile, direttamente, di numerosi esiti sanitari avversi.
Le intense precipitazioni, invece, possono essere una possibile causa di esiti sanitari sia diretti, come la perdita di vite umane, sia indiretti, a seguito di frane e smottamenti che possono provocare danni alle infrastrutture, quali l’interruzione delle strade e della rete elettrica, oppure difficoltà di accesso ad acqua potabile non contaminata.
Infine, studi sul mondo animale e vegetale evidenziano gli effetti delle temperature e delle precipitazioni sulle variazioni della biodiversità, con conseguenti effetti indiretti del cambiamento climatico sulla salute umana.
Le nuove specie animali e vegetali presenti sul territorio regionale, le cosiddette specie aliene, sono strettamente connesse ad alcuni esiti sanitari. Ad esempio, le zanzare possono essere vettori di malattie come la dengue.
Valutazioni su specie erbacee e arboree hanno inoltre dimostrato che i determinanti meteorologici rivestono un ruolo fondamentale sia nel processo di liberazione del polline, sia nella quantità di polline prodotto e nel relativo andamento della pollinazione.
Le variazioni dovute ai cambiamenti climatici possono essere evidenziate indirettamente anche attraverso l’anticipo delle concentrazioni polliniche di alcune famiglie o generi botanici, così come attraverso l’allungamento della stagione pollinica o l’aumento dell’integrale pollinico (si vedano i sottocapitoli sulle variazioni nei calendari pollinici e la segnalazione sul Corylus).
Le modifiche dell’andamento temporale e della quantità di polline aerodisperso sono responsabili delle variazioni delle pollinosi nei soggetti allergici, quali polisensibilizzazione, anticipo della comparsa dei sintomi allergici e incremento della loro durata.
 

La relazione tra ambiente di vita e salute umana è oggetto di una specifica sezione del Piano Nazionale della Prevenzione Piano nazionale della prevenzione 2020 - 2025 cha tratta di ambiente, clima e salute.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stima che nelle regioni europee l’ambiente di vita possa essere responsabile di circa il 20% della mortalità.

Le indagini sempre più approfondite sulla stretta relazione tra ambiente e salute umana hanno portato allo sviluppo di un approccio integrato che consideri non solo gli effetti dell’ambiente sulla salute dell’uomo, ma anche quelli sulla salute degli animali che condividono lo stesso ambiente. La salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono quindi considerate elementi indissolubilmente interconnessi secondo l’approccio One Health

Seguendo questo approccio, la valutazione dell’impatto dei determinanti ambientali sulla salute può essere condotta in due modi:

  • valutazione degli impatti diretti dell’ambiente sulla salute umana, quali quelli provocati dall’inquinamento atmosferico, dai pollini e dalle ondate di calore;
  • valutazione degli impatti indiretti, come gli effetti sulle malattie trasmissibili da vettori animali, la cui presenza è direttamente influenzata dai fattori ambientali.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Rapporto IPPC Italia 2023 https://ipccitalia.cmcc.it/climate-change-2023-ar6-rapporto-di-sintesi/

Organizzazione Mondiale della Sanità https://www.who.int/

Istituto Superiore di sanità ISS https://www.iss.it/

Approccio One Health https://www.iss.it/one-health

Ministero della Salute https://www.salute.gov.it/

Piano nazionale della prevenzione 2020 – 2025 https://www.salute.gov.it/portale/prevenzione/dettaglioContenutiPrevenzione.jsp?id=5772&area=prevenzione&menu=vuoto

Ministero della Salute Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/

Anno
2026
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Emissioni di gas climalteranti

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emissioni
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I gas a effetto serra, sia di origine antropica che naturale, trattengono con un meccanismo molto efficace la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, impedendone così l’irraggiamento verso lo spazio. L’incremento dell’effetto serra è un fenomeno a scala globale e risulta la principale causa dei cambiamenti climatici.

I principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre sono il vapore acqueo (H2O), l’anidride carbonica (CO2), il protossido di azoto (N2O) e il metano (CH4). 

Mentre la presenza di vapore acqueo è legata al ciclo idrologico e dipende dalla temperatura dell’atmosfera, non risultando direttamente collegato alle attività antropiche, gli altri gas serra negli ultimi due secoli sono stati fortemente influenzati dalle attività dell’uomo. La CO2 per la maggior parte deriva dal consumo di combustibili fossili, mentre il CH4 e il N2O sono per la maggior parte generati da attività agricole e allevamenti. Contribuiscono, seppur in maniera minore, all’effetto serra anche i gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6, NF3), la cui presenza deriva essenzialmente da attività industriali e di refrigerazione.

 

Anno
2026
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Eventi estremi

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immagine stilizzata di eventi estremi
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In Piemonte l’anno 2025 è stato il quinto anno più caldo dopo il 2022, il 2023, il 2015 e il 2024 nella distribuzione storica compresa tra il 1958 e il 2025. 

La temperatura media annuale è risultata pari a circa 10.8 °C, superiore di quasi 1 °C rispetto al periodo climatico di riferimento (il trentennio 1991-2020, avente una media climatica di circa 9.9°C).

La precipitazione cumulata è stata di 1113.8 mm, con un lieve surplus pluviometrico di 84.3 mm (pari all’8%) nei confronti della media climatica del trentennio 1991-2020, posizionandosi al 26° posto tra gli anni più piovosi valutati a partire dal 1958.
Per il terzo anno solare consecutivo non si è verificata neppure una nevicata di rilievo a Torino città e neanche su diversi settori della pianura piemontese.

Gli episodi di foehn annuali sono risultati 65, di poco inferiori ai 66 medi del periodo 2000-2020.
 

Arpa Piemonte ha seguito l’evolversi degli eventi meteorologici, avvenuti nel corso del 2025 attraverso il Centro Funzionale Regionale, che ha garantito l’attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni ad essi associati, a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale. 

Le catastrofi naturali dovute a condizioni meteorologiche avverse secondo l’WMO sono in costante aumento e trovano riscontro nei più rilevanti database dei disastri naturali.

Gli eventi meteorologici estremi che interessano il territorio italiano si verificano periodicamente, ad intervalli più o meno regolari, con intensità e durata differente. 

Da sempre, questi fenomeni modellano il territorio, modificano il paesaggio e determinano danni anche ingenti alle infrastrutture, colpendo componenti del nostro sistema socio-economico diventate sempre più essenziali. 

Questo comporta un incremento dei costi connessi agli eventi estremi a causa dell’aumentata vulnerabilità.

Gli eventi meteorologici estremi possono essere definiti con metriche diverse, connesse ad esempio alle energie in gioco, che identificano un fenomeno estremo nel suo complesso, in relazione a tutti gli altri eventi meteorologici. 

Un evento “estremo” è un evento raro, che si verifica quando un parametro meteorologico (come pioggia, temperatura o vento) raggiunge valori molto insoliti, osservati solo raramente (solitamente dal 5% all’1% di tutti i casi osservati).

In altri casi, come le alluvioni o la siccità, il problema non è un valore molto alto in un singolo momento, ma l’effetto cumulato nel tempo o la sovrapposizione simultanea di più effetti diversi o il superamento di una soglia che può causare danni a persone o ecosistemi.

Nel linguaggio comune un evento meteorologico viene considerato “estremo” quando determina impatti rilevanti sul territorio, sull’ambiente o sulla salute delle persone. 

In generale la relazione tra eventi meteorologici estremi e disastri naturali non è lineare perché intervengono altri valori quali la suscettibilità, la vulnerabilità, la capacità di far fronte all’evento e di mettere in atto azioni di contrasto che limitino i danni. 

Il miglioramento della capacità di misurare i parametri meteorologici anche durante gli eventi estremi, di conoscerli e, in parte, di prevederli, ha consentito di sviluppare negli ultimi anni sistemi di allertamento a breve termine e di preavviso a più lunga scadenza, che, se associati ad azioni di prevenzione e contrasto da adottare a scala locale, consentono una decisa mitigazione dei danni.

In Piemonte, ad esempio, l’implementazione di un sistema di allertamento per rischio idrogeologico codificato ha consentito la salvaguardia dell’incolumità delle persone nell’alluvione che ha colpito la regione nell’ottobre del 2000 rispetto a quella del 1994, a parità di precipitazione caduta e territorio coinvolto.

L’estate del 2003, la più calda in assoluto dell’ultimo secolo in quasi tutta Europa, seguite da quelle del 2022, 2017 e 2015, ha insegnato come una buona previsione delle condizioni di disagio, e un sistema sanitario e socioassistenziale preparato, possono limitare gli impatti sulla salute della popolazione più fragile. 

Gli episodi di siccità prolungata che ha vissuto l’intero Nord Italia negli anni 2001, 2003, 2006, 2022 e 2023 hanno determinato la consapevolezza sociale e politica, della necessità di gestire, preservare e valorizzare la risorsa idrica, limitata e non equamente distribuita nello spazio e nel tempo.

In ragione delle sue caratteristiche geografiche e climatiche il Piemonte è frequentemente colpito da eventi alluvionali

Dal 1800 al 2025 si sono verificati oltre 150 eventi, con una frequenza media di uno ogni 18 mesi.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2026
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Gruppo di Redazione

Andamento delle precipitazioni - anni 1958-2025

Anno
2026

Vengono presentati di seguito alcuni dei risultati più interessanti ottenuti sia utilizzando i dati rilevati dalle stazioni meteorologiche di Arpa Piemonte, sia le analisi oggettive del campo di precipitazioni ottenute applicando una tecnica di interpolazione statistica che consente di ricostruire dei campi su griglia regolare omogenei e confrontabili perché indipendenti dal numero di stazioni attive.

Il confronto tra la precipitazione media annua del periodo 1961–1990 e quella del periodo 1991–2020 evidenzia alcune differenze significative nella distribuzione spaziale delle piogge in Piemonte. Nel trentennio 1991–2020 si osserva un aumento delle precipitazioni medie annue soprattutto nelle aree alpine del Piemonte, in particolare nel settore nord-orientale, dove i massimi risultano più intensi ed estesi rispetto al 1961–1990. La fascia pedemontana evidenzia valori leggermente più elevati, mentre la pianura centrale resta l’area meno piovosa, pur con un lieve incremento dei quantitativi medi. e aree appenniniche del sud Piemonte mostrano invece variazioni più contenute, mantenendo quantitativi di precipitazione simili nei due periodi. Nel complesso emerge una redistribuzione delle precipitazioni, con un rafforzamento nelle aree montane e cambiamenti più modesti in pianura.

Precipitazione media annua nei periodi 1961–1990 (a sinistra) e 1991–2020 (a destra) in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte

Considerando il numero medio annuo di giorni piovosi (precipitazione registrata maggiore o uguale a 1 mm) in Piemonte nei periodi 1961–1990 e 1991–2020, nel periodo più recente si osserva una lieve riduzione del numero di giorni piovosi sulla pianura centrale, che rimane l’area con la minore frequenza di precipitazioni. Al contrario, le aree montane e pedemontane, in particolare il settore alpino settentrionale, mantengono valori elevati e localmente stabili o in lieve aumento. 

Differenza del numero medio annuo di giorni piovosi (≥ 1 mm) in Piemonte nei periodi 1961–1990 (a sinistra) e 1991–2020 (a destra) - Fonte Arpa Piemonte

Le mappe di seguito allegate mostrano l’anomalia percentuale della precipitazione media annua nel 2025 rispetto ai periodi climatici di riferimento 1961–1990 e 1991–2020. 

Nel confronto con il periodo 1961–1990 prevalgono anomalie positive su gran parte del territorio regionale, in particolare sulla pianura e nei settori orientali, quindi il 2025 risulta un anno mediamente più piovoso rispetto al clima storico. 

Rispetto al periodo più recente 1991–2020, le anomalie risultano generalmente più contenute e spazialmente meno marcate, con valori per lo più prossimi alla norma e alcune aree con lievi scostamenti positivi o negativi. 

Nel complesso, il 2025 appare più umido rispetto al clima storico, ma sostanzialmente in linea con il clima medio degli ultimi decenni.

Anomalia percentuale della precipitazione cumulata media annua nel 2025 rispetto ai periodi climatici di riferimento 1961–1990 (a sinistra) e 1991–2020 (a destra) - Fonte Arpa Piemonte

Nel 2025 il numero medio annuo di giorni piovosi risulta generalmente inferiore rispetto al periodo climatico 1961–1990, con anomalie negative diffuse soprattutto sulla pianura e nei settori meridionali della regione. 

Il confronto con il periodo più recente 1991–2020 mostra invece anomalie più deboli e spesso prossime allo zero, indicando una frequenza dei giorni piovosi sostanzialmente in linea con il clima 1991-2020. 

Nel complesso, il 2025 appare caratterizzato da una riduzione del numero di giorni piovosi rispetto al clima del periodo 1961-1990, ma senza scostamenti marcati rispetto agli ultimi decenni.

Anomalia del numero medio annuo di giorni piovosi nel 2025 rispetto ai periodi climatici 1961–1990 (a sinistra) e 1991–2020 (a destra) - Fonte Arpa Piemonte

Osservando gli andamenti negli anni dell’anomalia della precipitazione annua cumulata sul Piemonte dal 1958 al 2025 e calcolata rispetto alla media 1991-2020, non si osserva né una tendenza significativa né un aumento della variabilità interannuale.

In particolare, negli ultimi quattro anni si osserva che la precipitazione cumulata annua è stata inferiore del 41% rispetto alla climatologia 1991-2020 nel 2022, nel 2024 è stata superiore del 45%, mentre nel 2023 e nel 2025 è stata nella media (rispettivamente -8% e +8%).

Anomalia delle precipitazioni annue cumulate dal 1958 al 2025 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Anomalia delle precipitazioni annue cumulate dal 1958 al 2025 rispetto alla media del periodo 1991-2020 nelle quattro stagioni meteorologiche in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte.
In alto a sinistra dicembre-febbraio, in alto a destra marzo-maggio, in basso a sinistra giugno-agosto e in basso a destra settembre-novembre.
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Clima

Temperature

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nuvole e termometro
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L'andamento delle temperature e le anomalie delle temperature rispetto al periodo di riferimento 1991-2020 sono indicatori climatici di base particolarmente significativi. Nei contenuti dedicati sono disponibili approfondimenti sull’andamento registrato nel 2025 e sull’analisi della serie storica. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2026
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