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Reti di monitoraggio della qualità dell'aria

Anno
2025

In Piemonte il Sistema Regionale di Rilevamento per la misura della qualità dell’aria è costituito, al 31 dicembre 2024 da:

  • 58 stazioni fisse per il monitoraggio in continuo di parametri chimici, delle quali 4 di proprietà privata;
  • 6 laboratori mobili attrezzati, per realizzare campagne brevi di monitoraggio;
  • 1 Centro Operativo Regionale (COR) dove i dati rilevati sono sottoposti alla validazione automatica ed interattiva di primo livello dal personale delle strutture dipartimentali del territorio.

I dati puntuali prodotti dalla rete di rilevamento sono disponibili sulle pagine del sito http://www.aria.ambiente.piemonte.it
 

Rete delle stazioni rilevamento qualità dell'aria 2023 - Fonte Arpa Piemonte

La rete di monitoraggio della qualità dell'aria è consultabile in tempo reale anche sul   Geoportale di Arpa Piemonte

Le stazioni sono dislocate sul territorio in modo da rappresentare in maniera significativa le diverse caratteristiche ambientali inerenti alla qualità dell’aria. 

Più in dettaglio le stazioni di traffico sono collocate in posizione tale da misurare prevalentemente gli inquinanti provenienti da emissioni veicolari; le stazioni di fondo rilevano livelli di inquinamento non direttamente influenzati da singole sorgenti ma riferibili al loro contributo integrato, mentre quelle industriali rilevano il contributo connesso alle limitrofe attività produttive.

I punti di misura ove sono misurati o campionati i principali inquinanti sono descritti in relazione alla loro collocazione per tipo di zona o per tipo di stazione.

Per quanto riguarda il tipo di zona, buona parte della strumentazione è installata in zone urbane, dove vive una parte rilevante della popolazione e ove sono generalmente più elevati i valori degli inquinanti.

Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di zona
Tipo zona Benzene Benzo(a)pirene NO2 SO2 CO O3 PM10 PM2,5 Metalli tossici Black Carbon NH3
Rurale 1 5 10 1 2 9 10 6 2 1
Suburbana 5 11 15 3 2 11 15 11 8 1 2
Urbana 9 22 29 5 7 11 39 22 12 1 1
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di zona - Fonte Arpa Piemonte

Riguardo il tipo di stazione, le stazioni di fondo ospitano una parte importante della strumentazione in quanto sono più rappresentative dell’esposizione media della popolazione.

Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di stazione
Tipo stazione Benzene Benzo(a)pirene NO2 SO2 CO O3 PM10 PM2,5 Metalli tossici Black Carbon NH3
Fondo 10 24 36 3 3 31 41 31 11 2 4
Industriale 1 1 1 1
Traffico 5 13 18 5 8 22 8 10
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di stazione - Fonte Arpa Piemonte
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Aria

Monitoraggio della qualità dell'aria

Tema
Tipo
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monitoraggio della qualità dell'aria
Paragrafi

Il monitoraggio della qualità dell'aria è condotto con metodologie comparabili in tutta l'Unione Europea sulla base della Direttiva 2008/50/EC “Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa” che identifica il miglioramento della qualità dell’aria come un obiettivo chiave della legislazione ambientale con l'intento di ridurre il numero di decessi legati all’inquinamento.

Centrale è l'informazione al pubblico sul livello di inquinamento e sui rischi connessi.
La direttiva in particolare definisce le soglie per la valutazione di ciascuna sostanza inquinante, i criteri per il metodo di valutazione e stabilisce i limiti, gli obiettivi e gli obblighi che gli Stati membri devono raggiungere entro un determinato periodo.

La direttiva richiede la comunicazione dei risultati della valutazione e le informazioni relative ai piani e programmi messi in campo, per consentire alla Commissione di valutare il rispetto delle disposizioni delle direttive. Inoltre, prevede che alla Commissione, agli Stati membri, agli stakeholder, alla Agenzia Europea dell’Ambiente e a tutti i cittadini siano fornite informazioni armonizzate sui dati misurati e la valutazione e gestione della qualità dell’aria.

Infine, la 2008/50/EC spinge sull’ottenimento di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente che supportino il monitoraggio delle tendenze a lungo termine e garantisce che le informazioni siano sempre messe a disposizione dei cittadini.

La successiva Decisione 2011/850/UE, meglio conosciuta come IPR “Implementing Provision on Reporting” della direttiva sulla qualità dell’aria, supporta la notifica e lo scambio di informazioni e facilita l’elaborazione dei dati mediante l’uso di avanzati strumenti elettronici e portali web.

La lettura combinata della direttiva e della decisione evidenzia degli importanti dettagli, quali:

  • zonizzazione territoriale e gli agglomerati urbani chiariscono qual è la scala di valutazione e gestione della qualità dell’aria;
  • i punti di campionamento usati per la valutazione della qualità dell’aria ambiente sono basati sull’esposizione della popolazione e la tutela dell’ambiente;
  • metodi di misurazione di riferimento sono stabiliti e così pure i livelli critici;
  • sono da monitorare le concentrazioni di ozono (O3), biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), ossidi totali di azoto (NOx), le particelle (PM10 e PM2,5), piombo (Pb), benzene (BTX) e monossido di carbonio (CO);
  • l’utilizzo dei modelli di diffusione trasporto per la valutazione della qualità dell’aria ambiente, dopo una opportuna convalida dei dati.

Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a rendere disponibili le informazioni in una forma “machine readable” standardizzata in linea con l’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità Europea (INSPIRE).

La Commissione ha realizzato un portale della qualità dell’aria ambiente per raccogliere i dati e renderli accessibili a tutti i Paesi membri e ai Paesi vicini che vogliano aderire su base volontaria.

Per il pubblico è importante disporre di dati aggiornati che siano facili da capire e di facile accesso.

Inoltre, per la comunità scientifica indipendente, è molto importante disporre di informazioni aggiornate in un formato standardizzato.

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa http://data.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

2011/850/UE: Decisione di esecuzione della Commissione, del 12 dicembre 2011, recante disposizioni di attuazione delle direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda lo scambio reciproco e la comunicazione di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente http://data.europa.eu/eli/dec_impl/2011/850/oj

Direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2007, che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire) http://data.europa.eu/eli/dir/2007/2/oj

European Air Quality Portal The Data and Information Gateway on Air Quality in Europe https://aqportal.discomap.eea.europa.eu/

Air - European Commission (europa.eu) https://environment.ec.europa.eu/topics/air_en
 

Anno
2025
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Previsione di innesco delle colate detritiche incanalate

Anno
2025

Il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha sviluppato DEFENSE, un sistema di monitoraggio e nowcasting dei fenomeni torrentizi. Il termine nowcasting indica la previsione a brevissimo termine dell’evoluzione di eventi meteorologici e idrologici, con l’obiettivo di supportare tempestivamente le attività di protezione civile e mitigazione del rischio.

Le elaborazioni riguardanti la probabilità di innesco di processi torrentizi operate dal modello DEFENSE hanno cadenza oraria e sono pubblicate quotidianamente - fatta eccezione per i giorni festivi in assenza di allerta - entro le ore 13. In caso di allerta, la sintesi delle elaborazioni del modello possono essere pubblicate più volte in un singolo giorno per fornire aggiornamenti sugli gli scenari di innesco di colate detritiche incanalate nel corso di un evento pluviometrico severo.

DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm)

Attraverso un sistema basato su PostgresSQL/PostGIS è possibile individuare i bacini alpini che sono, o saranno interessati da piogge potenzialmente pericolose. Utilizzando i dati provenienti dal sistema radar meteorologico, si stima il volume delle precipitazioni, consentendo così di valutare la probabilità di innesco di processi torrentizi all’interno dei bacini stessi.

I bacini alpini sono stati classificati in tre tipologie sulla base dalla litologia prevalente del loro substrato (classificazione Clay Weathering Index - CWI), la quale governa i processi che in questi avvengono:

- bacini Excellent Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma irregolare, con pendenze moderate, di ridotte dimensioni rispetto all’area del bacino alimentante (5%) e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi molto elevata (in media regionale 1 innesco ogni 2 anni), sono sensibili a piogge di moderata intensità (≥20 mm/h) e la stagione prevalente di innesco è l’estate, dove sono più frequenti i temporali;

- bacini Good Clay Maker (GCM) contraddistinti da conoidi alluvionali a forma di ventaglio regolare, con profilo debolmente pendente, molto ampi rispetto all’area del bacino alimentante (20%), e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi moderatamente elevata (in media regionale 1 innesco ogni 5 anni), sono sensibili a piogge di forte intensità (≥30 mm/h) e la stagione prevalente di innesco risulta essere la tarda primavera (maggio-giugno), dove le precipitazioni sono caratterizzate da componenti sia convettive che advettive;

- bacini Bad Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma lobata, con pendenze anche elevate in apice di conoide, di dimensioni variabili, ma con valori sempre al di sotto del 10% dell’area del bacino alimentante, sono inoltre caratterizzati da flussi detritici non coesivi (comportamento collisionale-frizionale). Tali bacini mostrano una bassa frequenza di inneschi (in media regionale 1 oltre i 10 anni), sono sensibili a piogge di intensità molto forte (≥50 mm/h) e le stagioni prevalenti di innesco risultano essere la primavera e l’autunno, dove le precipitazioni sono principalmente caratterizzate da dall’essere estese, prolungate e spesso a carattere estremo. In estate gli inneschi sono rari poiché causati da supercelle temporalesche di forte intensità o fronti temporaleschi caratterizzati da intensità e stazionarietà elevate.

Bacini individuati per il modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Per l'identificazione e il tracciamento dei temporali viene utilizzato un algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) in grado di seguire una o più celle temporalesche durante la loro evoluzione e definirne le caratteristiche principali. Quando una o più celle temporalesche di intensità nota interessano, o interesseranno nell’ora successiva, uno o più bacini sensibili a quel tipo di precipitazione, il sistema produrrà un’allerta.

Identificazione e il tracciamento dei temporali attraverso l'algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) - Fonte Arpa Piemonte

Le ellissi in figura rappresentano le celle temporalesche, identificate dal radar, a cui viene assegnata una colorazione in base a un indice di severità crescente (da 1 a 5). I tracciati in rosso rappresentano i percorsi osservati e previsti delle celle e i numeri nel centroide dell’ellisse possono indicare, l’ora di tracciamento o il valore massimo di riflettività del radar (in dBZ), che corrisponde a un’intensità di precipitazione in mm/h. Nella figura seguente è riportata a titolo d’esempio una situazione di allerta per un bacino (poligono in giallo) su cui sono indicate la data e l’ora di emissione dell’allerta a seguito della quale si è effettivamente verificato un fenomeno torrentizio.

Per le previsioni a breve e medio termine, vengono utilizzate le previsioni meteorologiche quantitative (QPE/QPF) come input, al fine di valutare, con cadenza oraria, l'eventuale occorrenza di fenomeni di colata detritica che possono verificarsi al superamento dei valori soglia di precipitazione nelle 48 ore successive al momento dell’acquisizione delle previsioni (emesse quotidianamente alle ore 00:00 UTC). Tali fenomeni sono monitorati in piccoli bacini alpini situati all’interno di una più ampia sezione valliva del bacino principale (i cosiddetti Macrobacini, rappresentati nella figura sottostante). 

Al contrario delle simulazioni operate tramite l’input da radar meteorologico, che interessano singolarmente e separatamente i 2100 bacini alpini, le previsioni meteorologiche quantitative a cadenza oraria sono caratterizzate da una risoluzione spaziale più bassa rispetto alle stime radar, a causa dei limiti imposti delle dimensioni della griglia utilizzata dal modello previsionale COSMO-2I e ICON-IT (rispettivamente di 2,2 e 2,5 Km di risoluzione orizzontale). Per questo motivo, a tutti i piccoli bacini compresi in un dato Macrobacino è assegnato il medesimo valore di pioggia oraria prevista per le varie scadenze temporali.

Aggregazione dei bacini per la valutazione delle precipitazioni nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Nella figura seguente è riportato a titolo d’esempio il confronto tra massimi di pioggia oraria previsti e le soglie di innesco assegnate ai bacini ricadenti all’interno del Macrobacino della Dora di Cesana (Torrente Dora Riparia).

Valutazione delle soglie di innesco nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Bertolotto P., Cremonini R., Gaeta A.R., Vela N. (2023) The Territorial Debris Flow Early Warning System of Piemonte (North-western Italy). In: Proceedings of the 8th International Conference on Debris-Flow Hazards Mitigation. EPJ Web of Conferences.https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2023/52/e3sconf_dfhm82023_03030.pdf

Tiranti D., Cremonini R., Marco F., Gaeta A.R., Barbero S. (2014) The DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm): an early warning system for torrential processes by radar storm tracking using a Geographic Information System (GIS). Computers & Geosciences 70:  96-109; Elsevier. DOI: 10.1016/j.cageo.2014.05.004 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0098300414001174

Tiranti D., Cremonini R., Asprea I., Marco F. (2016) Driving Factors for Torrential Mass-Movements Occurrence in the Western Alps. Front. Earth Sci. 4:16. DOI: 10.3389/feart.2016.00016 https://www.frontiersin.org/journals/earth-science/articles/10.3389/feart.2016.00016/full

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Geologia e nivologia

Bollettino di probabilità di attivazione di frane per scivolamenti traslativi/rotazionali

Anno
2025

TRAPS (Tanslational/Rotational slides Activation Prediction System)

Per la valutazione della probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi e rotazionali che interessano le Langhe e le colline alessandrine, il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha realizzato il modello denominato TRAPS, basato sulla relazione tra fenomeni di scivolamento storici e precipitazioni critiche ad essi associate.

Sulla base dell'analisi storica sono state definite le soglie di innesco variabili in funzione del mese, considerando come precipitazioni critiche la somma dell’apporto pluviometrico dell’evento innescante e delle precipitazioni nei 60 giorni antecedenti, inclusi i contributi derivanti dalla fusione della neve. Il modello TRAPS considera l’acqua effettivamente infiltrata nel suolo, tenendo conto della dinamica di fusione e accumulo della neve attraverso la stima dello “Snow Water Equivalent” (SWE).

Nel periodo compreso tra novembre e maggio, quando questi fenomeni si manifestano con maggiore frequenza, viene emesso un Bollettino di Probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali a frequenza mensile. In presenza di una marcata variabilità nello stato di attività dei fenomeni, il bollettino viene aggiornato su base settimanale.

Il bollettino riguardante la probabilità di innesco di scivolamenti traslativi/rotazionali ottenute con il modello TRAPS per l’area collinare della Langa e dell’alessandrino è accessibile per la consultazione sul sito dell’ARPA Piemonte.

Area TRAPS - Fonte Arpa Piemonte

Il “Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali” si articola in due parti: la prima parte è dedicata all'informazione di sintesi con relative legende e note di approfondimento, nella seconda parte viene presentata, in forma tabellare, la situazione dettagliata per ogni comune interessato. La pagina di sintesi è suddivisa in sezioni: nella sezione [1] sono riportati i riferimenti anagrafici del bollettino. La sezione [2] presenta i livelli di criticità rappresentati mediante una scala cromatica su una mappa di sintesi, corredata da una legenda cromatica che illustra lo stato probabile di attività. Nelle sezioni [3] e [4] compaiono rispettivamente la mappa dell'acqua infiltrata nel suolo nei 60 giorni antecedenti e la mappa della distribuzione attuale dell'equivalente in acqua del manto nevoso al suolo. La sezione [5] è dedicata alle note esplicative relative ai fenomeni franosi presi in considerazione e alla corretta interpretazione del bollettino. La seconda pagina del bollettino presenta una tabella in cui sono riportate le informazioni anagrafiche, l'indice di franosità  - ovvero la percentuale del territorio comunale interessato da tali fenomeni franosi, e la probabilità di innesco rappresentata con le stesse modalità descritte nella pagina di sintesi.

Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, prima pagina - Fonte Arpa Piemonte
Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, seconda pagina - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Rabuffetti D., Salandin A., Tararbra M. (2013) Development of a new translational and rotational slides prediction model in Langhe hills (north-western Italy) and its application to the 2011 March landslide event. Landslides 10 (2): 121-138; Springer-Verlag. DOI: 10.1007/s10346-012-0319-7

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Geologia e nivologia

Banca dati geotecnica e geofisica

Anno
2025

La Banca Dati Geotecnica di Arpa Piemonte è stata istituita con l’obiettivo di raccogliere, conservare e rendere accessibile l’ingente patrimonio di informazioni geologiche e geotecniche di cui l’Agenzia entra quotidianamente in possesso. Questi dati provengono, tra l’altro, dalla documentazione tecnica allegata a progetti di grandi opere, studi di settore, piani regolatori e altre analisi ambientali.

La Banca Dati Geotecnica, gestita da oltre vent’anni da Arpa, ha conosciuto nel tempo un notevole sviluppo e ampliamento. Oggi raccoglie un’ingente quantità di documentazione tecnica relativa alla caratterizzazione meccanica dei geomateriali, includendo risultati di sondaggi stratigrafici, prove penetrometriche, analisi granulometriche di campioni di terreno e prove geotecniche di laboratorio.

Dal 2021 la Banca Dati si è ampliata con l’introduzione di un nuovo modulo dedicato alle indagini geofisiche. Il servizio si presenta così in una veste rinnovata, offrendo al pubblico, oltre ai dati geotecnici, anche un dataset di dati geofisici che include informazioni di contesto, tipologie di indagine svolte e alcune grandezze fisiche rilevate.

Stratigrafia semplificata - Banca dati geotecnica di Arpa Piemonte
Esempio di fuso granulometrico - Fonte Arpa Piemonte
Profilo verticale di una Prova geofisica MASW (Multichannel Analysis of Surface Waves) - Fonte Arpa Piemonte

Il servizio è rivolto principalmente a operatori professionali, pubblici e privati, che utilizzano i dati per scopi tecnici specifici. Negli ultimi anni, tuttavia, il patrimonio informativo reso disponibile è sempre più impiegato anche per analisi territoriali diffuse, finalizzate alla ricostruzione di modelli geotecnici e per la caratterizzazione del sottosuolo.

Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti - Fonte Arpa Piemonte

Attualmente, la Banca Dati Geotecnica e Geofisica raccoglie circa 14.200 sondaggi, 7.450 campioni di terreno analizzati in laboratorio per la determinazione della distribuzione granulometrica e dei parametri fisici, di deformabilità e di resistenza meccanica, circa 1.800 dati provenienti da prove penetrometriche statiche e dinamiche e 1.900 informazioni derivanti da indagini geofisiche.

Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti - Fonte Arpa Piemonte

I dati sono consultabili e scaricabili dal Geoportale di Arpa Piemonte e hanno aggiornamento settimanale. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Geologia regionale e geotecnica "https://www.arpa.piemonte.it/temi/geologia-dissesto/geologia-regionale-geotecnica?pid=18"

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Geologia e nivologia

L'evoluzione dell'ambiente glaciale nelle Alpi piemontesi

Anno
2025

L’attività 2024 dell’Agenzia in campo glaciologico prende avvio dai risultati delle analisi e della classificazione dei ghiacciai piemontesi elaborata nel 2022 nell’ambito del Tavolo Tecnico nazionale "Rischio connesso ai fenomeni di dissesto in ambienti glaciali e periglaciali" e prosegue le attività di rilievo intraprese nel 2023. Il programma di monitoraggio dei ghiacciai, attraverso sopralluoghi in campo e sorvoli in elicottero, ha previsto osservazioni dirette, foto/video, rilievi fotogrammetrici e Gigapan (ovvero immagini panoramiche ad altissima risoluzione). I dati raccolti sono stati integrati con immagini e informazioni satellitari, arricchendo gli aspetti cartografici e consentendo confronti multitemporali su brevi e medi periodi.

Il ghiacciaio Tonini, sul versante settentrionale dell’Uja di Ciamarella (3.676 m) ripreso il 2 ottobre 2024 già ben imbiancato dalle nevicate precoci di settembre.

I rilievi del 2024 concorrono a definire una baseline dei ghiacciai piemontesi, un livello minimo e uniforme di conoscenza che comprende informazioni geografiche sull’ubicazione e la tipologia dei ghiacciai e sulla correlazione con eventi di instabilità. La baseline rappresenta la registrazione dello stato attuale - o quantomeno il più aggiornato possibile - ed è lo strumento di riferimento per monitorare l’evoluzione futura dei corpi glaciali e delle aree circostanti. Le informazioni cartografiche della baseline sono ora disponibili sul Geoportale di Arpa Piemonte, all'interno del tema Geologia. Parallelamente, è stato definito un programma di rivisitazione dei ghiacciai, articolato su scala pluriannuale, annuale e biennale, in base alla distanza dalle aree di frequentazione antropica e al grado di evoluzione della dinamica morfologica.

Il monitoraggio si è sviluppato su più livelli di approfondimento. In primo luogo, è stata prodotta la baseline tramite osservazioni sul campo e la raccolta di fotografie e video, soprattutto per i ghiacciai visitati per la prima volta nel 2024. In secondo luogo, sono stati riconosciuti in modo qualitativo i cambiamenti avvenuti rispetto all’anno precedente, confrontando le nuove immagini con quelle del 2023. Infine, è stato condotto un confronto quantitativo per valutare le trasformazioni in termini di superficie, volume dei ghiacciai e ubicazione ed estensione delle aree instabili. Questo è stato possibile grazie all’elaborazione delle immagini raccolte nel 2024, da cui sono state prodotte ortofoto e modelli digitali del terreno (DEM). 

Il Ghiacciaio Inferiore di Coolidge: l'immagine in alto mostra come si presentava nel settembre 2023, pochi giorni dopo l’evento del 27/28 agosto che ha scavato una profonda incisione, sezionando le placche di glacionevato; l'immagine inferiore si riferisce a settembre 2024 e mostra il ghiacciaio ricoperto sia di neve residua dell’inverno, sia da un accumulo di valanga (in primo piano) dovuto alle nevicate di inizio mese; come punto di riferimento si noti sulla sinistra delle fotografie la struttura rossa del Bivacco Falchi-Villata (foto Arpa Piemonte).

Intorno alla campagna glaciologica di Arpa Piemonte si è consolidata una rete di collaborazioni: con il CNR-Irpi di Torino per lo studio dei bacini glaciali della Bessanese, del Belvedere e per l’analisi dei fenomeni di dissesto; con il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) - di cui Arpa Piemonte è membro dal dicembre 2023 , per la pianificazione della campagna e la redazione del rendiconto annuale a scala nazionale (https://www.glaciologia.it/i-ghiacciai-italiani/le-campagne-glaciologiche/); con la Società Meteorologica Italiana per lo studio del ghiacciaio di Ciardoney in Valle Soana (sopralluogo congiunto il 17 settembre 2024 per la predisposizione del bilancio di massa - http://www.nimbus.it/ghiacciai/2024/240920_CiardoneyBilancio.htm); con il Parco Nazionale Gran Paradiso (sorvolo congiunto sui ghiacciai della Valle Orco l’11 ottobre 2024); nonché con il Settore Protezione Civile della Regione Piemonte e con il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese per l’organizzazione dei sorvoli in elicottero. Infine, gli esperti di Arpa Piemonte hanno partecipato alla tappa piemontese della Carovana dei Ghiacciai 2024, la campagna internazionale promossa da Legambiente e CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano.

Al termine della campagna di monitoraggio, si conferma la tendenza di riduzione areale e volumetrica della copertura glaciale, seppure attenuata dall’abbondante innevamento primaverile, circoscritto però alle quote più elevate. La rapidità e l’intensità delle trasformazioni in atto innescano un ventaglio di processi d’instabilità che racchiude l’intera gamma dei fenomeni tipici degli ambienti glaciali e periglaciali. In questo contesto, eventi meteorologici intensi e talora estremi, insieme al riscaldamento atmosferico, favoriscono il verificarsi di crolli rocciosi e colate detritiche, che interessano diffusamente bacini glacializzati, anche con elevata frequenza.

In particolare, gli intensi fenomeni  meteorologici dell'estate 2024 in Piemonte hanno determinato - in ambiente glaciale, effetti al suolo anche alle quote più elevate. 
L’evento del 29 giugno ha colpito violentemente il comune di Macugnaga (VB), dove si sono verificati danni alla viabilità, alle abitazioni e alla rete dei sottoservizi, soprattutto nell’area centrale del paese. Durante l'evento, si sono attivati gli impluvi e le linee di deflusso su gran parte dell’Alta Valle Anzasca, alimentando non solo i rii Tambach e Horlovono - responsabili dell’alluvionamento di Macugnaga, ma anche gli affluenti di sinistra dell’Anza nel bacino glaciale del Belvedere. Le piogge hanno colpito intensamente in alta quota, fin verso i 4000 metri, determinando l’erosione della neve e, a quote inferiori, l’incisione dei ripidi alvei dei torrenti. Il materiale detritico prelevato ha poi prodotto diffusi fenomeni di colata detritica che hanno coinvolto direttamente i ghiacciai e le morene di Nordend, del Piccolo Fillar, del Belvedere, di Jazzi e di Roffel. Per una descrizione approfondita degli effetti al suolo si veda la relazione di evento e la scheda SIFraP pubblicate da Arpa Piemonte.

 

Confronto multitemporale dell’attiva dinamica del conoide dei torrenti Castelfranco e Piccolo Fillar, sul fianco sinistro del ghiacciaio del Belvedere: in alto la situazione a inizio agosto 2023 (foto M. Chiarle, CNR-IRPI); in centro a seguito dell’evento del 27 agosto 2023, una significativa colata detritica si è propagata lungo l’asta del t. Castelfranco e, dopo aver divagato sul conoide, ha superato la morena laterale sinistra del Belvedere, approfondendone ed allargandone la breccia (*); il deposito detritico si è messo in posto sulla superficie del ghiacciaio e la frazione liquida ha proseguito fino alla fronte scavando due rigole nel ghiaccio. In basso, la colata del 29 giugno 2024 lungo il t. del Piccolo Fillar ha raggiunto il fianco destro dell’accumulo preesistente del Castelfranco, sopravanzandone l’unghia a ridosso della morena del Belvedere, fino a invadere il ghiacciaio dove la frazione liquida è stata assorbita dagli inghiottitoi glaciali (foto Arpa Piemonte).

L’evento del 5 settembre ha interessato un’area allungata che si estende dalla Val Chisone, attraversa la Val di Susa e la testata delle Valli di Lanzo fino alla Val d’Orco (per maggiori dettagli si rimanda alla relazione di evento). Anche in queste ultime due valli sono stati riscontrati effetti sulle zone glacializzate. Analogamente all’episodio di giugno, le piogge hanno colpito gli alti versanti, provocando l’attivazione di numerose colate detritiche. 

In questo contesto, alcuni ghiacciai hanno subito fenomeni di instabilità: il ghiacciaio Martellot, in Val Grande di Lanzo, è stato attraversato da molteplici canali di colata, ben visibili per il netto contrasto con la neve residua dell’inverno. Alla testata del vallone di Sea, sempre in Val Grande di Lanzo, un accumulo di detriti ha riempito e occupato il lago formatosi nell’estate 2024 alla fronte del ghiacciaio di Sea. In Val d’Orco, la morena frontale meridionale del ghiacciaio Occidentale del Carro è stata profondamente incisa per effetto di erosione concentrata; il materiale asportato si è depositato in due grandi accumuli tra i 2.400 m e i 2.150 m di quota, nei pressi dell’Alpe Mandetta.

Il piccolo ghiacciaio di Martellot, innevato, attraversato da numerosi accumuli di colata detritica attribuiti all’evento del 5 settembre 2024

Il 26 dicembre 2024, verso fine anno, si è verificato il crollo di circa 300.000 m3 di materiale da uno sperone roccioso a nord-ovest del Colle delle Locce in alta Valle Anzasca, a ridosso della cresta spartiacque con la Valsesia, nel comune di Macugnaga (VB). L’evento è descritto in dettaglio nel capitolo dedicato alle aree in frana.

Vista frontale della frana del Colle delle Locce avvenuta il 26 dicembre 2024 (Fotografia scattata il 28 dicembre 2024, cortesemente fornita da M. Vittone del Soccorso Alpino di Macugnaga).

l crollo del 26 dicembre costituisce l’ultimo episodio di instabilità in un’area caratterizzata da dinamiche ambientali particolarmente intense. La sovrapposizione di dinamiche geomorfologiche di natura glaciale, gravitativa, torrentizia e valanghiva rende indispensabile un approfondimento conoscitivo, con l’obiettivo di definire un piano specifico di osservazione e monitoraggio da attuare nel 2025.

In generale, anche negli episodi osservati nell’ultimo anno, l’instabilità in ambiente glaciale è ormai appurato essere un diretto effetto del deterioramento della resistenza superficiale della roccia alle alte quote. Un fattore determinante è la riduzione locale del permafrost, verosimilmente accelerata dalle temperature elevate e persistenti di agosto. Il permafrost — la cui degradazione influisce fortemente sulla stabilità degli ammassi rocciosi — è monitorato a livello regionale dalla rete di misura di Arpa Piemonte ed è in fase di riscaldamento, in linea con i trend riscontrati a scala globale. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Notizia sul sito di Arpa Piemonte sulla prima giornata mondiale dei ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/notizia/prima-giornata-mondiale-dei-ghiacciai

I ghiacciai nelle Alpi piemontesi RSA2024

Report campagna glaciologica 2024 https://www.arpa.piemonte.it/media/7234 

Video campagna glaciologica 2024 https://www.youtube.com/watch?v=-o-EmwTYL0M

Report campagna glaciologica 2023 https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-05/Relazione_glaciologica_2023.pdf

Video campagna glaciologica 2023 https://youtu.be/sbyWalH0Kws

Report campagna glaciologica 2022 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-preliminare-dellanalisi-dei-principali-ghiacciai-delle-alpi-piemontesi

Geoportale Arpa Piemonte, livello ghiacciai: https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=6880d779243e4bfbaf6f6fbfba525c67

Comitato Glaciologico Italiano: http://www.glaciologia.it/

Società Meteorologica Italiana: http://www.nimbus.it

Il settore del Rifugio Gastaldi e del ghiacciaio della Bessanese è sito di studio e di valorizzazione, per maggiori informazioni https://geoclimalp.irpi.cnr.it/bacino-della-bessanese/.

Gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps):  https://geoclimalp.irpi.cnr.it

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, impatti del Clima

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clima impatti
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La valutazione degli impatti del clima nel caso dei rischi naturali è possibile analizzando separatamente gli elementi che costituiscono il rischio: l'effetto atteso e la probabilità che un evento si verifichi.

Nel caso di rischi naturali, l'effetto atteso, ovvero la magnitudo dei danni dovuti ad un evento avverso, è proporzionale sia al maggiore o minore danno causato da un singolo evento, a sua volta dovuto ad un maggiore o minore pericolosità della situazione del territorio, sia dalla maggiore o minore frequenza di eventi avversi, che cumulativamente causano danno, una maggiore frequenza registrata porta a inferire un aumento della probabilità di ripetizione dell'evento.

La entità degli effetti al suolo, il numero degli eventi in un determinato arco temporale o la variazione della pericolosità di specifiche situazioni, costituiscono tutti indicatori utili alla valutazione dell'impatto del clima sui rischi naturali.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

In questo sito I ghiacciai nelle Alpi piemontesi

 

Anno
2025
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Gruppo di Redazione

L'impatto dei cambiamenti climatici sugli eventi franosi superficiali

Anno
2025
Utilizzo dei dati pluviometrici satellitari ERA5-Land per la valutazione dell’efficacia del sistema di allerta regionale SLOPS  per frane superficiali 

Le frane superficiali sono uno dei fenomeni gravitativi più pericolosi. In Piemonte, negli ultimi cento anni, hanno causato oltre la metà delle vittime legate a eventi franosi

Per capire se e in che modo il cambiamento climatico abbia influenzato il comportamento delle frane superficiali nell’ultimo secolo, è fondamentale ricostruire la loro evoluzione nel tempo e le cause che le hanno innescate, riducendo al minimo l’incertezza nelle correlazioni statistiche tra cause ed effetti.

Sono state analizzate le frane superficiali che si sono verificate in Piemonte dal 1960 al 2023, causate principalmente da eventi di pioggia, con un ruolo trascurabile attribuibile alle precipitazioni precedenti l’evento. 

In uno studio del 2023 è stata analizzata l’efficacia delle soglie di innesco utilizzate nel sistema di allerta precoce per le frane superficiali a scala regionale in Piemonte, considerando diversi contesti geologici e morfologici: le Alpi, gli Appennini, la collina torinese e il Bacino Terziario Piemontese (BTP). Lo studio ha preso in esame le soglie medie di innesco delle frane relative a durate di 24 e 48 ore, con valori di riferimento pari a 120 mm e 170 mm per le Alpi, e 70 mm e 80 mm per le aree collinari (Collina di Torino, BTP e fascia pedemontana appenninica). Questi valori sono attualmente impiegati nel sistema operativo di allerta precoce SLOPS ("Shallow Landslide Occurrence Prediction System"), attivo in Piemonte dal 2018 (Tiranti et al., 2019).
L’analisi dello studio si è basata su 120 eventi di frana superficiale avvenuti tra il 1960 e il 2019, confrontati con dati di precipitazione giornaliera nello stesso arco temporale, ottenuti mediante il metodo di interpolazione spaziale Optimal Interpolation (OI). I risultati hanno mostrato un tasso di successo del 68%, suggerendo che le soglie adottate dal sistema R-SLEWS sono generalmente affidabili sia per le aree montane sia per quelle collinari nell’arco temporale considerato.
Tuttavia, una delle principali limitazioni dello studio riguarda la bassa risoluzione temporale dei dati di pioggia, disponibili solo su base giornaliera (dalle 00:00 alle 23:59). Questo approccio non consente di valutare in modo adeguato l’efficacia delle soglie di innesco su intervalli di tempo più brevi (ad esempio 6 o 12 ore), né di analizzare correttamente gli episodi di pioggia che si estendono su due giorni consecutivi.

In un aggiornamento dello studio sono stati impiegati i dati orari delle precipitazioni del dataset ERA5-Land, resi disponibili dal Copernicus Climate Data Store. Per correggere eventuali distorsioni nei dati, è stata applicata una mappatura dei quantili su base giornaliera, mentre l’adozione di finestre mobili di 24 e 48 ore ha permesso di aumentare la risoluzione temporale dell’analisi. La ricerca si è posta due obiettivi principali: da un lato, valutare l’efficacia delle soglie di attivazione del sistema di allerta SLOPS, con particolare attenzione agli eventi di pioggia che superano le soglie di 24 e 48 ore ma si estendono su più giorni consecutivi; dall’altro, esplorare la possibilità di utilizzare dati satellitari su larga scala per prevedere le frane sia a livello regionale sia locale.
L’analisi, ampliata e aggiornata, ha preso in considerazione 123 eventi franosi diffusi verificatisi tra il 1960 e il 2023. Gli eventi sono stati classificati in sette categorie di severità, in base al numero di frane associate a ciascun episodio di pioggia, come riportato nella tabella seguente.

Classe di severità degli eventi di frana superficiale adottata per quantificarne l'intensità
Classe di severità Numero di frane
1 – Estremamente bassa 1–50
2 – Molto bassa >50–100
3 - Bassa >100–200
4 - Moderata >200–500
5 - Alta >500–2000
6 – Molto alta >2000–5000
7 – Eccezionalmente alta >5000–10000 e oltre
Classe di severità degli eventi di frana superficiale adottata per quantificare l'intensità degli eventi di frana in base al numero di frane verificatesi durante un singolo evento di pioggia.

Dall’analisi emerge una lieve tendenza all’aumento, tra il 1960 e il 2023, dell’intensità degli eventi di frana superficiale - intesa come numero di frane che si verificano durante un singolo episodio di pioggia, in particolare per eventi classificati con una gravità pari o superiore al livello 4 (moderata o più severa), come mostrato nell'immagine designata con la lettera A. Al contrario, il numero complessivo di eventi franosi superficiali - analizzato per intervalli di cinque anni, mostra un andamento decrescente nello stesso periodo, (immagine designata con la lettera B).
Per quanto riguarda il contesto climatico, In Piemonte le precipitazioni cumulate annuali e stagionali sono rimaste sostanzialmente stabili nel corso degli ultimi decenni. Tuttavia, si è registrata una lieve riduzione del numero di giorni di pioggia, indicando che le piogge tendono a concentrarsi in episodi meno frequenti ma più intensi. Questa tendenza climatica rispecchia quanto osservato per le frane superficiali: negli ultimi sessant’anni, pur diminuendo in frequenza, esse sono diventate mediamente più gravi.

(A) Distribuzione temporale degli eventi di frana superficiale (dal 1960 al 2023) con una classe di severità ≥ 4, raggruppati in quinquenni, mostrano una debole tendenza crescente. (B) Numero di eventi di frana superficiale che si sono verificati dal 1960 al 2023, raggruppati per periodi di 5 anni, mostrano invece una tendenza decrescente.

I dati di precipitazione oraria ERA5-Land del programma Copernicus utilizzati coprono il periodo 1° gennaio 1960 – 31 dicembre 2023 e si riferiscono al Piemonte e alle aree limitrofe. Tutti i dettagli relativi all’interpolazione spaziale, alla validazione dei dati, alla verifica delle soglie di attivazione del sistema di allerta e all’approccio a finestra mobile per l’analisi temporale sono riportati nell’articolo completo.

Nell’identificare le piogge che hanno innescato frane superficiali in Piemonte dal 1960 i dati ERA5-Land si sono rivelati meno affidabili dei dati interpolati provenienti dai pluviometri, nonostante la maggiore risoluzione temporale e strumentale. Tuttavia, la correzione delle precipitazioni orarie tramite mappatura dei quantili rende prezioso l'utilizzo dei dati ERA5-Land specialmente in aree con copertura strumentale ridotta.

(A) Confronto delle precipitazioni mensili medie per il periodo 1960-2023 per il set di dati OI derivati dalle precipitazioni osservate (linea continua), il set di dati ERA5-Land (linea tratteggiata) e lo stesso set di dati corretto utilizzato per il confronto con gli eventi di frana superficiale (linea tratteggiata). (B) Diagramma delle prestazioni che confronta la capacità di rilevare giorni umidi e asciutti tra diversi set di dati (cerchio nero: dati OI rispetto ai dati ERA5-Land; quadrato nero: dati OI rispetto a dati ERA5-Land corretti).
Informazioni e risorse aggiuntive

Si rimanda per approfondimenti al contenuto Sistema Regionale di Allerta Precoce per Frane Superficiali

Botto Valentina , Tiranti Davide , Barbarino Simona , Ronchi Christian (2025) Using ERA-5 LAND reanalysis rainfall data to better evaluate the performance of the regional shallow landslide early warning system of Piemonte (north-western Italy) in the context of climate change. Frontiers in Earth Science, 12, 2025, 2296-6463  https://doi.org/10.3389/feart.2024.1536277

Tiranti D. and Ronchi C. (2023) Climate Change Impacts on Shallow Landslide Events and on the Performance of the Regional Shallow Landslide Early Warning System of Piemonte (Northwestern Italy). GeoHazards, 4(4), 475–496. https://doi.org/10.3390/geohazards4040027

Tiranti D., Cremonini R. (2019) Editorial: Landslide Hazard in a Changing Environment. Front. Earth Sci. 7:3. https://doi.org/10.3389/feart.2019.00003

Stoffel M., Tiranti D., Huggel C. (2014) Climate change impacts on mass movements – case studies from the European Alps. Science of the Total Environment 493: 1255-1266. https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2014.02.102

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, impatti sul Territorio

Tema
Tipo
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Il Piemonte, densamente popolato (oltre 4 milioni di abitanti), economicamente attivo e sede di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, risulta fragile nella sua esposizione ai rischi naturali

Per rischio naturale s’intende il numero atteso di perdite umane, feriti, danni alle proprietà e interruzioni di attività economiche, causati da processi d’instabilità che si sviluppano naturalmente sul territorio.

I fattori naturali di rischio, e i relativi impatti che ne derivano, sono di tipo diverso e vengono rilevati e valutati in modo specifico sul territorio, al fine di raccogliere informazioni utili sia per la prevenzione e per l'intervento in caso di eventi naturali.

 

Anno
2025
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Gruppo di Redazione

Monitoraggio dei siti nucleari

Anno
2025

Le reti di monitoraggio della radioattività ambientale costituiscono lo strumento operativo attraverso il quale è possibile valutare l’impatto radiologico dei rilasci in normale esercizio degli impianti, segnalare eventuali anomalie – legate a mutamenti dell’assetto del territorio o ad un diverso sfruttamento dello stesso o ad eventi non configurabili come situazioni incidentali – che comportino comunque un’alterazione dello stato radioecologico di una componente ambientale.

Una rete di monitoraggio è costituita essenzialmente da un insieme di punti di campionamento correlati a specifiche matrici ambientali e alimentari a cui vengono associate frequenze minime di campionamento. 

Affinché una rete di monitoraggio possa dimostrarsi uno strumento efficace deve possedere alcune caratteristiche fondamentali:

  • la significatività dei punti di campionamento rispetto alle modalità di diffusione dei contaminanti;
  • la rappresentatività delle matrici prelevate;
  • la capacità di segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia;
  • l’adeguatezza delle tecniche analitiche.

Nel grafico è riportato il numero di campioni analizzati nell’ambito delle attività di monitoraggio radiologico ambientale dei tre siti nucleari piemontesi: da oltre 10 anni sono analizzati più di 1000 campioni/anno, in circa 100 punti di campionamento diversi, con un totale di circa 5000 parametri/anno.

Nell’anno 2024 si sono effettuati più di 1700 campioni.
 

Fonte Arpa Piemonte
Convenzione tra il Comune di Trino e Arpa Piemonte

Nel 2023 è stata rinnovata per un triennio la convenzione Ottimizzazione delle attività di monitoraggio radiologico in relazione alla presenza della Centrale Nucleare “E. Fermi” tra il Comune di Trino e Arpa Piemonte.

La convenzione fu sottoscritta per la prima volta nel 2016 con il fine di implementare i monitoraggi e i controlli radiologici per verificare che le nuove attività correlate allo smantellamento dell’impianto avvengano senza significativi rilasci di radioattività artificiale in ambiente.

Le attività di monitoraggio e controllo che sono state messe in atto secondo il programma delle attività connesse allo smantellamento, sono:

  • l’incremento di 6 punti di campionamento della falda acquifera nell’area interessata dallo svolgimento delle attività di decommissioning potenzialmente più impattanti;
  • l’installazione di una nuova postazione di campionamento per implementare il monitoraggio dell’aria (particolato atmosferico e trizio) presso l’Istituto Comprensivo di Trino, ubicazione ritenuta significativa ai fini della valutazione della dose alla popolazione;
  • il controllo dei materiali solidi che, avendo un contenuto di radioattività inferiore ai limiti per il rilascio fissati da ISPRA (ora ISIN) nell’ambito dell’autorizzazione alla disattivazione, vengono allontanati dall’impianto – ai fini di riciclo, riuso o smaltimento – come materiali non soggetti alle disposizioni di legge in materia di radioprotezione;
  • sono state introdotte nuove matrici quali foglie di salice e pesce siluro presso le aree protette del fiume Po “Ghiaia Grande” e “Zona umida in località Brusaschetto Nuovo”.

In nessuno dei campioni analizzati in seguito alla convenzione sono state evidenziate tracce di radionuclidi artificiali.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Relazioni tecniche di dettaglio  http://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/radioattivita/siti-nucleari/

  Tutti i risultati delle misure sul Geoportale di Arpa Piemonte http://webgis.arpa.piemonte.it/basicviewer_arpa_webapp/index.html?webmap=f2981cd3f0354dce8e65ff5553bf1cd9

Convenzione Comune di Trino e Arpa Piemonte per attività di monitoraggio radiologico ex centrale Enrico Fermi https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/convenzione-comune-trino-arpa-piemonte-per-attivita-monitoraggio-radiologico-ex

Sicurezza nucleare e gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi

Decreto Legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 e ss.mm.ii. “Disciplina ((…)) dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché benefici economici ((…)), a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”. https://www.normattiva.it/eli/id/2010/03/08/010G0048/CONSOLIDATED/20250521

Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 45 e ss.mm.ii “Attuazione della direttiva 2011/70/EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi” https://www.normattiva.it/eli/id/2014/03/26/14G00057/CONSOLIDATED/20250521

Si applica a tutte le fasi della gestione del combustibile esaurito nonché della gestione dei rifiuti radioattivi, dalla generazione fino allo smaltimento, quando questi derivino da attività civili.

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Redazione RSA