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Le emissioni di gas climalteranti in Italia e in Piemonte

Anno
2026

In Italia, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nell’ambito degli strumenti e delle politiche per fronteggiare i cambiamenti climatici, garantisce la predisposizione e l’aggiornamento annuale dell’Inventario Nazionale dei gas serra, documentato nel National Inventory Report .
L’inventario fornisce, oltre alle quantità annuali dei principali gas serra (protossido di azoto N2O, metano CH4 e anidride carbonica CO2), anche la quantificazione in termini di CO2 equivalente: tale parametro permette di pesare l’effetto climalterante complessivo da parte dei differenti gas serra sulla base dei GWP (Global Warming Potentials - Potenziali di Riscaldamento Globale), messi a punto e aggiornati periodicamente dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
Dal 2015, secondo quanto deciso dalle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, di cui alla Decisione 15/CP.17 adottata dalla COP17 di Durban 2011,  per la stima della CO2 eq ISPRA utilizza i GWP100 (riferiti ad un orizzonte temporale di 100 anni), riportati nel Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, attribuendo come fattori-peso 1 all’anidride carbonica CO2, 265 al protossido di azoto N2O e 28 al metano CH4 (valori aggiornati secondo il AR5 del 2021).
L’ultimo rapporto disponibile (National Inventory Report 2026) conferma come le emissioni totali di gas serra in Italia, in termini di CO2 equivalente, siano significativamente diminuite dal 1990 al 2024: escludendo il contributo legato all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alle foreste, le emissioni nazionali antropogeniche di gas serra nel 2024 risultano infatti ridotte del 30% rispetto ai livelli del 1990 e del 3.63% rispetto al 2023. Il totale si attesta quindi a poco meno di 362 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
Tale diminuzione è dovuta principalmente alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili (in particolare idroelettrico ed eolico), al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili più inquinanti con alternative a minore contenuto di carbonio. 
 

Fonte Ispra, Elaborazione Arpa Piemonte

Grazie alla disaggregazione spaziale dell’Inventario Nazionale a livello provinciale, realizzato sempre da ISPRA e rilasciato a cadenze regolari, è possibile analizzare la serie storica delle emissioni di gas serra con un focus regionale.
In Piemonte, le emissioni totali di gas serra comprensive degli assorbimenti, in termini di CO2 equivalente, sono diminuite dal 1990 al 2023 del 37% (da 37410 a 23593 kt di CO2 eq.). 
Inoltre, i totali emissivi al 2023 equivalgono a 5.55 t di CO2 equivalente per ogni abitante piemontese, da confrontare con il dato italiano di 5.4 t CO2 eq.
 

Fonte Regione Piemonte, Elaborazione Arpa Piemonte

Il quadro di dettaglio per le emissioni di gas climalteranti in Piemonte è riportato nei dati dell’Inventario Regionale delle Emissioni piemontese (IREA Piemonte) riferito all’anno 2019 - realizzato dalla Regione Piemonte (Direzione Ambiente, Energia e Territorio - Settore Qualità dell'aria e Innovazione Tecnologica per l'Ambiente) sulla base della metodologia EMEP-CORINAIR e nell’ambito del Consorzio INEMAR. 
Tale inventario fornisce la stima a livello comunale delle emissioni annuali di macro e microinquinanti e gas serra, disaggregate per attività emissiva ai vari livelli di classificazione SNAP97 (Selected Nomenclature for Air Pollution).
In termini di CO2 equivalente, in Piemonte, le quattro fonti principali, che contribuiscono alla produzione di gas serra, sono il settore industriale (46%), il trasporto su strada (24%) il riscaldamento (15%) e l’agricoltura (11%). Scendendo nel dettaglio, il comparto agricolo contribuisce al 70% delle emissioni di metano (principalmente dovute alla zootecnia) e al 69% delle emissioni di protossido di azoto dovute all’utilizzo di fertilizzanti, mentre il 50% circa della CO2 deriva dal settore industriale.
 

Fonte Regione Piemonte - Elaborazione Arpa Piemonte

Negli Inventari delle Emissioni vengono stimate non solo le emissioni di CO2, ma anche gli assorbimenti annuali di CO2, ovvero la quantità di carbonio assorbita in differenti serbatoi forestali: la biomassa epigea, la biomassa ipogea, la lettiera, la necromassa e il suolo.
Nell’Inventario Regionale delle Emissioni di Regione Piemonte gli assorbimenti vengono stimati attraverso una procedura basata sul modello For-Est sviluppato da ISPRA, seguendo le indicazioni delle linee guida LULUCF dell’IPCC. 
Si basa su una curva di crescita della biomassa forestale che lega il tasso di incremento annuo della biomassa alla biomassa inizialmente presente.
 

Fonte Regione Piemonte - Elaborazione Arpa Piemonte

Sul Geoportale di Arpa Piemonte sono riportate alcune rappresentazioni cartografiche a livello comunale delle emissioni e degli assorbimenti di anidride carbonica, nonché la sommatoria comunale dei gas climalteranti (espressi come CO2 equivalente) calcolata sia includendo che escludendo gli assorbimenti.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024. National Inventory Report 2026 https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/national-inventory-document-2026-italian-greenhouse-gas-inventory-1990-2024

United Nations Conference of the Parties Report of the Conference of the Parties on its seventeenth session, held in Durban from 28 November to 11 December 2011    https://unfccc.int/sites/default/files/resource/docs/2011/cop17/eng/09a02.pdf

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) The Earth’s Energy Budget, Climate Feedbacks and Climate Sensitivity Supplementary Material    https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_Chapter07_SM.pdf

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)  Climate Change 2014 Synthesis Report    https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/SYR_AR5_FINAL_full.pdf

Inventario Regionale delle Emissioni piemontese (IREA Piemonte)  https://www.servizi.piemonte.it/osservatori/cruscotto-conoscenze-ambientali/emissioni-atmosfera.shtml

SNAP97 (Selected Nomenclature for Air Pollution)  https://www.eea.europa.eu/publications/EMEPCORINAIR4/page009-a.html

Geoportale di Arpa Piemonte - Emissioni in atmosfera (IREA dal 2010)    https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=62dae3bef6f44c8693bee5a6f922112d
 

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Clima

Le emissioni di gas climalteranti a livello globale

Anno
2026

A livello mondiale, si stima che le emissioni antropogeniche  di CO2, rilasciate in atmosfera dall’utilizzo di combustibili fossili e produzione di cemento dal 1750 al 2024, siano circa di 510 GtC (miliardi di tonnellate di carbonio), mentre la deforestazione e le modifiche all’uso del suolo emettono circa 250 GtC.

Di queste emissioni antropogeniche, 311 GtC sono state accumulate in atmosfera, 210 GtC sono state assorbite dagli oceani (subendo quindi un’importante acidificazione) e 190 GtC dagli ecosistemi naturali terrestri.

L'evoluzione delle emissioni globali di gas serra di natura antropogenica durante il periodo 1970-2024 è illustrata nella seguente figura: si può evincere che nel 2024, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 53,2 Gt di CO2eq e che il settore in cui si è registrato il maggiore incremento in termini assoluti è il comparto produzione di energia (+235,2 Mt di CO2eq, pari al +1,5%), mantenendo così il ruolo di settore dominante nelle emissioni globali di gas serra (quasi il 30% del totale). 

Emissioni annuali globali di CO2 fossile in Gt CO2/anno, per i diversi comparti produttivi - anni 1970-2024: produzione energetica, industria (processi di combustione e produzione di carburanti), trasporti (reti viarie e ferroviarie, aviazione e navigazione), costruzioni e altri settori (altri processi industriali, agricoltura, trattamento rifiuti) - Fonte JRC 2025

Per quanto riguarda la situazione relativa agli stati membri dell’Unione Europea, l’Agenzia Europea per l’Ambiente mostra una sostanziale diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra a partire dal 1990, più accentuata negli ultimi dieci anni.  In particolare, si è registrata una diminuzione dell'1,8% (pari a 57,9 Mt di CO2eq) delle emissioni totali di GHG nel 2024 rispetto al 2023, confermando il trend di riduzione decennale dell'UE27.

Informazioni e risorse aggiuntive

Global Carbon Budget, 2025 https://essd.copernicus.org/articles/18/3211/2026/essd-18-3211-2026-discussion.html

Data viewer on greenhouse gas emissions and removals, sent by countries to UNFCCC and the EU Greenhouse Gas Monitoring Mechanism (EU Member States) https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer/

EDGAR - Emissions Database for Global Atmospheric Research  https://edgar.jrc.ec.europa.eu/report_2025

 

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Clima

Il cambiamento climatico a livello globale

Anno
2026

L'Organizzazione meteorologica mondiale e i dati Copernicus confermano che il periodo 2015-2025 è stato il più caldo di sempre negli ultimi 11 anni e che il 2025 è stato il terzo anno più caldo di sempre, dopo il 2023 e il 2024, che rimane l'anno più caldo di sempre.

La temperatura media globale della superficie è stata di circa 1.43 °C al di sopra della media del 1850-1900.

Il 2025 ha visto temperature eccezionali dell'aria in prossimità del suolo e della superficie marina, oltre a eventi estremi come inondazioni, ondate di calore e incendi boschivi. I dati preliminari indicano che le concentrazioni di gas serra hanno continuato ad aumentare nel 2025.

La mappa sottostante mostra come le temperature locali nel 2025 siano aumentate rispetto alla temperatura media del periodo 1951-1980. Quest'anno si nota un notevole riscaldamento in Asia, Africa, Nord America e Sud America, così come nell'Oceano Atlantico, nel Pacifico settentrionale e nell'Oceano Antartico.

Anomalia della temperatura superficiale mondiale (°C) rispetto al periodo 1951–1980 - Berkeley Earth Data

Dal 1999, il livello medio globale del mare è aumentato in media di 3.7 mm all'anno, per un incremento totale di 9.38 cm negli ultimi 25 anni.

Circa il 30% di questo aumento può essere attribuito all'espansione termica oceanica, mentre il 60% è dovuto allo scioglimento dei ghiacci terrestri provenienti dai ghiacciai e dalle calotte glaciali antartica e groenlandese. Il restante 10% è causato da cambiamenti nelle riserve idriche terrestri, come l'umidità del suolo, le acque superficiali e le acque sotterranee.

Secondo i dati Copernicus  l'innalzamento del livello medio globale del mare è passato da una tendenza di 2.9 ± 0.5 mm/anno nel periodo 1999-2009 a una tendenza di 4.3 ± 0.5 mm/anno nel periodo 2014-2024, con un aumento del 46%. 

Ciò corrisponde a un'accelerazione di 1.1 ± 0.4 mm/anno per decennio negli ultimi 25 anni.

Nel 2025, il contenuto di calore dell'oceano superiore, ovvero la quantità di calore immagazzinata nei primi 2000 metri dell'oceano, ha confermato una tendenza preoccupante, stabilizzandosi su livelli record o quasi record dopo il picco estremo registrato nel 2023 e nel 2024.

Il contenuto di calore dell'oceano è un indicatore climatico chiave perché gli oceani immagazzinano il 90% del calore in eccesso nel sistema terrestre. 

L'indicatore è stato monitorato a livello globale dal 1975 e si è registrato un trend in costante aumento a partire dagli anni '90 con anomalie costantemente positive dal 2008.

L'estensione del ghiaccio marino antartico è stata la terza più bassa mai registrata, mentre l'Artide ha visto il suo minimo invernale (massima estensione annuale) più basso di sempre nel marzo 2025.

I cambiamenti climatici osservati dal 1950 a oggi, compresi gli eventi estremi, hanno determinato impatti significativi sui sistemi naturali e antropici, dimostrando, da una parte, la loro elevata suscettibilità al clima che cambia e dall’altra, che le azioni per la riduzione della vulnerabilità adottate, ove possibili, sono largamente insufficienti a proteggere persone, beni e capitale naturale. 
Eventi estremi meteo climatici continuano ad avere severi impatti socio-economici.

Gli eventi estremi rilevati nel 2025 nei continenti abitati, includono inondazioni e piogge record, cicloni tropicali e siccità.  

Da un lato, precipitazioni violente hanno flagellato l'Asia e l'Africa, dove la stagione dei monsoni ha scatenato inondazioni senza precedenti; queste non solo hanno causato migliaia di vittime, ma hanno anche devastato le coltivazioni, minando le basi dell'economia agricola locale.

Contemporaneamente, il pianeta ha dovuto fare i conti con una siccità ostinata e severa: aree come il Corno d'Africa e vaste zone del Sud America hanno sofferto una carenza idrica estrema che, nonostante qualche pioggia isolata, ha portato a una crisi alimentare e idrica senza precedenti per milioni di persone. 

A completare questo scenario critico si è aggiunta una stagione di cicloni tropicali particolarmente aggressiva nell'Oceano Indiano, con tempeste che hanno abbattuto difese e infrastrutture costiere, rendendo ancora più complessa la gestione delle emergenze su scala globale.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

WMO - State of global climate 2025       https://wmo.int/publication-series/state-of-global-climate/state-of-global-climate-2025           

Copernicus CLIMATE INDICATORS Sea level    https://climate.copernicus.eu/climate-indicators/sea-level

Significant Weather & Climate Events 2025    https://wmo.int/files/significant-weather-climate-events-2025                            

 

 

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Clima

Il cambiamento climatico in Italia

Anno
2026

Il 2025 in Italia si è confermato tra gli anni più caldi, posizionandosi come il terzo a livello globale. Le temperature medie sono rimaste nettamente superiori alla norma (+1,33°C in Italia), con un'estate molto calda (4° più calda degli ultimi due secoli) e precipitazioni in calo di circa il 9% rispetto al 2024, registrando un calo delle risorse idriche. 

Per approfondimenti sull’andamento meteo-climatico del 2025 nelle regioni, curate dai servizi meteo delle Agenzie regionali per l’ambiente,  si può leggere la notizia completa sul sito di SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente).

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Clima

Clima e scenari di cambiamento climatico

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clima vari
Paragrafi

In questa sezione si trovano informazioni sull'andamento climatico del 2025 a livello globale, in Italia e in Piemonte, oltre agli scenari climatici applicati al Piemonte con proiezioni fino al 2100.
 

Anno
2026
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Bollettino valanghe

Anno
2026

Il bollettino valanghe è un documento di sintesi, che descrive il pericolo valanghe, l’innevamento e lo stato del manto nevoso di un determinato territorio, utilizzando la scala europea del pericolo valanghe composta da 5 livelli detti “gradi di pericolo” (https://bollettini.aineva.it/education/danger-scale).

Scala europea del pericolo valanghe. Fonte Arpa Piemonte

Come si osserva dall'immagine seguente, Il territorio piemontese è suddiviso in 14 settori, detti meteonivozone, aggregati in base a caratteristiche nivologiche e problematiche valanghive simili. Per ciascuna meteonivozona è inoltre possibile distinguere due fasce altimetriche

Suddivisione dell’arco alpino piemontese nelle 14 singole meteonivozone che, a seconda delle condizioni, vengono aggregate per caratteristiche uniformi. Fonte Arpa Piemonte

Bollettini valanghe stagione 2024-2025

  • Periodo di emissione: 29 novembre 2024 – 12 maggio 2025
  • Numero bollettini emessi: 164
  • Note informative: 3 (22/11;16/05; 23/05)
  • Copertura territoriale: territorio montano piemontese, inizialmente parziale (assenza di grado di pericolo fino al 9 dicembre per scarso innevamento per le Valli Gesso e Vermenagna e Valli del Monregalese).

Dati elaborati

L’analisi dei dati deriva dai bollettini valanghe ufficiali emessi dal servizio nivologico di Arpa Piemonte.

Le elaborazioni rappresentano, per il grado di pericolo:

  • frequenza (%) del numero di settori, distinto su due fasce altimetriche.
  • distribuzione giornaliera distinta su due fasce altimetriche

Le elaborazioni rappresentano, per il problema valanghivo:

  • frequenza (%) del numero di settori
  • distribuzione giornaliera.

ANALISI DEL GRADO DI PERICOLO VALANGHE

Nella stagione invernale 2024-2025, alle quote elevate il grado più frequente è stato il 2-Moderato (46.9%) seguito dall’1-Debole (30.1%)- Al contrario,  alle quote basse il grado maggiormente utilizzato è stato l’1-Debole (70.5%) seguito dal 2-Moderato (24.9%). 
Il grado di pericolo 3-Marcato è stato utilizzato per la maggior parte dei casi alle quote elevate (21.3%) e solo marginalmente alle quote basse (3.9%).
Il grado di pericolo 4-Forte è stato emesso raramente (1,7% alle quote elevate e 0,8% alle quote basse), mentre il grado 5-Molto forte non è mai stato rilevato.

Frequenza di utilizzo dei gradi di pericolo sul territorio dell’arco alpino piemontese, nelle due fasce altimetriche, nella stagione 2024-2025, tematizzati secondo la scala di pericolo europea. Fonte Arpa Piemonte

Osservando la distribuzione dei gradi di pericolo nel corso della stagione si nota un primo periodo più stabile (dicembre), poco nevoso, con gradi di pericolo bassi; in questo primo periodo per due settori non è stato emesso il grado di pericolo a fronte della scarsità di neve. La parte centrale dell’inverno (gennaio-febbraio) è stata caratterizzata da nuove precipitazioni che, nonostante la modesta intensità, hanno determinato l’aumento dei gradi di pericolo. 

Dopo un ulteriore periodo di stabilità (fine febbraio – inizio marzo), la stagione si è conclusa con una marcata alternanza di fasi stabili e periodi di forte instabilità, tipici della stagione primaverile, durante i quali è stato inoltre emesso il grado di pericolo 4–Forte.

Distribuzione dell’andamento dei gradi di pericolo nei singoli settori dell’arco alpino piemontese, nelle due fasce altimetriche, nella stagione 2024-2025, tematizzati secondo la scala di pericolo europea. Sono presenti a inizio stagione due settori nei quali non è stato emesso il grado di pericolo. Fonte Arpa Piemonte

ANALISI DEL PROBLEMA TIPICO VALANGHIVO

Il problema valanghivo principale più ricorrente nella stagione 2024-2025 è stato la “neve ventata”, (46.4%), anche a causa delle 26 giornate caratterizzate da venti di foehn durante l’inverno. Seguono, per frequenza, i problemi legati agli “strati deboli persistenti” (19.1%) e alla “neve fresca” (15.1%). 

Frequenza di utilizzo del problema valanghivo principale sull’arco alpino piemontese nella stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

Dalla distribuzione dei problemi valanghivi nel corso della stagione invernale, si osservano alcuni periodi privi di un problema valanghivo tipico (in bianco), in particolare nel mese di dicembre, caratterizzato da maggiore stabilità, e, in misura minore, anche tra febbraio e marzo. 

Nel resto della stagione si alternano fasi caratterizzate da “strati deboli persistenti” (in blu), associati a scarsa copertura nevosa e basse temperature, a periodi dominati dalla “neve ventata” e, durante le nevicate, dalla “neve fresca” (in verde).

Nell’ultima parte della stagione, da metà aprile a metà maggio, prevale la “neve fresca” in occasione di perturbazioni intense, che evolve rapidamente in “neve bagnata” (in rosso) a causa della fusione indotta  dalle temperature primaverili e dagli episodi di pioggia su neve.

Distribuzione del problema valanghivo principale (Avalanche Problem) nei singoli settori alpini, nel corso della stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

VALUTAZIONE DEL LIVELLO DI ALLERTA VALANGHE

L’allerta valanghe è contenuta all’interno del bollettino di allerta meteoidrologica e idraulica di Arpa Piemonte (https://www.arpa.piemonte.it/rischi_naturali/snippets_arpa/allerta/index.html), un documento previsionale emesso dal Centro Funzionale del Piemonte rivolto al sistema di Protezione Civile. 

Il bollettino contiene una previsione di criticità, per le successive 36 ore, differenziata su 11 aree di allerta, la criticità valanghe viene emessa sulle 6 aree relative alle zone montane.

Suddivisione del Piemonte nelle 11 aree di allerta; l’allerta valanghe viene emessa per le zone dalla A alla F (con il retinato vengono evidenziate le zone montane). Fonte Arpa Piemonte

La criticità è classificata in 4 livelli crescenti, caratterizzati dai codici colore verde, giallo, arancione e rosso, che corrispondono ai colori dell’allerta. 

Criticità valanghe stagione 2024-2025

  • Periodo di emissione: 29 novembre 2024 – 12 maggio 2025
  • Numero di bollettini emessi: 165
  • Giorni con almeno una zona in allerta (gialla e/o arancione): 5
  • Periodi di allerta: 22–23 marzo e 16–18 aprile

Dati elaborati

L’analisi dei dati deriva dai bollettini di allerta meteoidrografica e idraulica emessi dal Centro Funzionale di Arpa Piemonte.

I periodi di allerta per valanghe si sono concentrati a fine marzo (22 e 23 marzo) e a metà aprile (16, 17 e 18 aprile). Il massimo livello di allerta emesso per valanghe è stato l’arancione: il 16 marzo nelle zone di allerta A, B, C; il 17 marzo nelle zone A, B, C, D). Le aree maggiormente interessate corrispondono ai settori settentrionali e nordoccidentali.

Numero di giorni con allerta gialla e arancione nelle singole zone di allertamento nel corso della stagione 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte

PRODOTTI INFORMATIVI VALANGHE

Periodo di riferimento: stagione invernale 2024–2025

La produzione informativa risulta consolidata e diversificata (contenuti web, mailing list e video), con buona diffusione al pubblico e una prevalenza di accesso tramite i canali social.

Blog sito Aineva

  • Note informative: 3
  • Blog stagionali: 30

Notizie sul sito di Arpa Piemonte

  • Notizie: 22 (nel periodo dal 13/12/2024 al 16/05/2025)

Mailing list

  • Newsletter pubblicate: 22 (nel periodo dal 13/12/2024 al 16/05/2025)
  • Numero iscritti: ~1.000 utenti

La lista di distribuzione risulta in “buona salute”, con un numero sostanzialmente equivalente di nuove iscrizioni e richieste di cancellazione. 

Video bollettini

  • Numero video: 19 (di cui 1 conclusivo stagionale) pubblicati con cadenza settimanale sui canali Youtube e Instagram di Arpa Piemonte
  • Visualizzazioni complessive: >31.000
  • Media visualizzazioni per video: ~1.650
  • Canale prevalente preferenziale: Instagram (~67% delle visualizzazioni)
  • Distribuzione temporale: picchi in concomitanza con eventi nevosi significativi

Canale Telegram

  • Numero utenti attivi: circa 3700

Tramite il BOT valanghePIE sono stati rilanciati, nel periodo 13/12/2024 - 16/05/2025, sia il bollettino valanghe (con cadenza quotidiana), sia il blog e il video (con cadenza settimanale).

Andamento delle visualizzazioni dei video bollettini valanghe nella stagione invernale 2024-2025. Fonte Arpa Piemonte
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Geologia e nivologia

Analisi delle allerte nell'anno 2025 per zona e per fenomeno

Anno
2026
Numero totale di allerte

La tabella seguente riporta, a scala regionale, il numero di allerte calcolate nel 2025 come massima allerta nelle 36 ore di validità del Bollettino di Allerta meteoidrologica e idraulica.

allerte annue per bollettino
Livello di allerta Numero bollettini
VERDE 294
GIALLA 66
ARANCIONE 4
ROSSA 1
Livello massimo di allerta per bollettino nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Le allerte meteoidrologiche e idrauliche per zona e per fenomeno

Le tabelle seguenti riportano il numero di giornate con allerta - non vengono conteggiati quindi i codici verdi - per singola area e per tipologia di fenomeno, relativi alla massima allerta nelle 36 ore di validità del Bollettino di Allerta meteoidrologica e idraulica.

Nella stessa giornata è possibile che vengano emesse allerte in più zone.

Allerte gialle per fenomeno e zona nel 2025
Zona / Allerte gialle per fenomeno Idrogeologico Idraulico Temporali Neve Valanghe Totale
A - Toce 6 2 23 0 4 35
B - Sesia, Cervo e Chiusella 19 1 24 0 4 48
C - Orco, Lanzo, bassa Valsusa e Sangone 17 1 21 2 7 48
D - Alta Valsusa, Chisone Pellice e Po 12 1 15 2 5 35
E - Varaita, Maira e Stura 12 8 8 10 9 47
F - Tanaro 14 1 11 12 8 46
G - Belbo e Bormida 24 2 15 6 - 47
H - Scrivia 21 0 14 2 - 37
I - Pianura settentrionale 23 1 28 0 - 52
L - Pianura torinese e Colline 23 1 25 0 - 49
M - Pianura cuneese 11 1 9 4 - 25
Allerte gialle per fenomeno e zona nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Allerte arancione per fenomeno e zona nel 2025
Zona / Allerte arancione per fenomeno Idrogeologico Idraulico Temporali Neve Valanghe Totale
A - Toce 5 2 0 0 2 9
B - Sesia, Cervo e Chiusella 5 2 0 0 2 9
C - Orco, Lanzo, bassa Valsusa e Sangone 3 2 0 0 2 7
D - Alta Valsusa, Chisone Pellice e Po 2 2 0 0 1 5
E - Varaita, Maira e Stura 0 0 0 0 4 0
F - Tanaro 0 1 0 0 0 1
G - Belbo e Bormida 1 1 0 0 - 2
H - Scrivia 0 0 0 0 - 0
I - Pianura settentrionale 2 2 0 0 - 4
L - Pianura torinese e Colline 0 2 0 0 - 2
M - Pianura cuneese 0 1 0 0 - 1
Allerte arancione per fenomeno e zona nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Allerte rosse per fenomeno e zona nel 2025
Zona / Allerte rosse per fenomeno Idrogeologico Idraulico Neve Valanghe Totale
A - Toce 0 0 0 0 0
B - Sesia, Cervo e Chiusella 1 0 0 0 1
C - Orco, Lanzo, bassa Valsusa e Sangone 1 0 0 0 1
D - Alta Valsusa, Chisone Pellice e Po 0 0 0 0 0
E - Varaita, Maira e Stura 0 0 0 0 0
F - Tanaro 0 0 0 0 0
G - Belbo e Bormida 0 0 0 - 0
H - Scrivia 0 0 0 - 0
I - Pianura settentrionale 0 0 0 - 0
L - Pianura torinese e Colline 0 0 0 - 0
M - Pianura cuneese 0 0 0 - 0
Allerte rosse per fenomeno e zona nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Le 11 zone di allerta del Piemonte

Le zone di allerta sono ambiti territoriali ottimali caratterizzati da risposta meteorologica e/o idrologica omogenea in occasione dell’insorgenza del rischio

Le zone di allerta in Piemonte sono undici e in genere i loro confini ricalcano i limiti dei bacini idrografici; il criterio idrografico consente di individuare aree omogenee dal punto di vista dell’evoluzione dei processi di piena, in quanto la pioggia caduta all’interno di un bacino idrografico può generare effetti sull'intero bacino.

Le zone di allerta sono “ritagliate” sui confini amministrativi regionali. 

La valutazione del rischio viene poi effettuata sulle “aree di riferimento” ad esse associate che possono anche ricomprendere territori esterni alla Regione per tenere conto delle precipitazioni previste o osservate sull’intero bacino idrografico.

Le 11 zone di allerta del Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Codici di allerta su area emessi per stagione e per fenomeno

Nei grafici è rappresentata, per ciascuna delle 11 aree di allertamento, la frequenza stagionale di emissione dei codici di allerta per ogni tipo di rischio (idrogeologico, idraulico, per temporali, per neve e per valanghe). Per ciascun bollettino e su ciascuna area viene conteggiato, per ogni rischio,  il livello massimo di allerta emesso.

Le stagioni meteorologiche sono così intese:

  • inverno dal 01/12 a fine febbraio
  • primavera dal 01/03 al 30/5
  • estate dal 01/06 al 31/08
  • autunno dal 01/09 al 30/11
Area A - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area B - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area C - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area D - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area E - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area F - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area G - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area H - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area I - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area L - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Area M - Codici di allerta emessi per stagione e per fenomeno nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 27 febbraio 2004: indirizzi operativi per la gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico e idraulico https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2004/03/11/59/so/39/sg/pdf

Disciplinare riguardante "Il Sistema di Allertamento e la risposta del sistema regionale di protezione civile" https://www.arpa.piemonte.it/export/sites/default/pubblicazioni/pdf/dgr_07320_1050_30072018.pdf

Bollettino di allerta meteoidrologica di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/rischi_naturali/snippets_arpa/allerta/index.html

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Acqua

Criticità idrologiche ed idrauliche

Capitolo
Eventi estremi
Anno
2026
Evento del 15-17 aprile 2025

Tra il 15 e il 17 aprile 2025 il Piemonte è stato interessato da un evento meteorologico intenso, caratterizzato da precipitazioni eccezionali, forti nevicate in montagna e raffiche di vento. Le piogge, in alcuni casi superiori ai 500 mm in 48 ore, hanno causato piene significative dei principali corsi d’acqua (tra cui Po, Dora Baltea, Sesia e Tanaro), frane diffuse, allagamenti estesi e numerosi fenomeni valanghivi. Le aree più colpite sono state il Torinese, il Biellese, il Vercellese, il Verbano‑Cusio‑Ossola, il Canavese e la collina di Torino. L’evento ha prodotto gravi danni alle infrastrutture, interruzioni della viabilità, evacuazioni e una vittima nel comune di Monteu da Po.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

Rapporto temporali del 22 maggio 2025

Il 22 maggio 2025 il Piemonte è stato interessato da temporali intensi e localizzati, dapprima sulle pianure orientali (Novarese e Vercellese) e successivamente, nel primo pomeriggio, sui settori pedemontani e montani del Pinerolese e del Cuneese.
L’evento più rilevante si è verificato nel Cuneese, con 87,7 mm di pioggia in 3 ore a Roccaforte Mondovì, valori eccezionali per intensità. I temporali sono stati spesso accompagnati da grandine, soprattutto nell’area di Pinerolo, con chicchi fino a 2–3 cm e accumuli significativi.
Dal punto di vista idrologico si sono registrati rapidi innalzamenti di rii e torrenti secondari, senza però superare le soglie di guardia. L’evento è stato causato dal passaggio di una saccatura di aria fredda in quota, che, interagendo con aria più calda e umida nei bassi strati e con l’orografia alpina, ha favorito una marcata instabilità atmosferica.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

Rapporto temporali del 21 giugno 2025

Il 21 giugno 2025 il Piemonte è stato interessato da forti temporali dovuti all’ingresso di aria fredda in quota che ha indebolito l’alta pressione presente nei giorni precedenti. I fenomeni più intensi si sono verificati nel pomeriggio e in serata, soprattutto sui settori orientali e meridionali della regione. Si sono registrate piogge molto intense e localizzate (fino a oltre 70 mm in poche ore), grandinate anche di grandi dimensioni, forte attività elettrica e raffiche di vento molto forti, con un valore massimo di 112 km/h. L’evento ha avuto carattere localmente eccezionale e il Centro Funzionale di Arpa Piemonte aveva emesso allerta gialla per temporali già nelle ore precedenti.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

Rapporto sui temporali del 30 giugno 2025

Tra il 28 e il 30 giugno 2025 il Piemonte è stato interessato da una forte ondata di caldo legata a un anticiclone nordafricano, con temperature fino a 35–37 °C in pianura e zero termico oltre i 5200 m. Il 30 giugno, il parziale cedimento dell’alta pressione ha favorito l’ingresso di aria più fresca in quota, innescando temporali intensi ma localizzati, soprattutto lungo l’arco alpino.
Le precipitazioni hanno colpito in particolare Alta Val di Susa, Val Bognanco, Valle Stura e Valle Maira, con piogge molto intense sulle brevi durate e tempi di ritorno fino a oltre 50 anni. In Alta Val di Susa, un temporale stazionario ha provocato una colata detritica nel torrente Frejus, causando gravi danni all’abitato di Bardonecchia, estesi allagamenti, interruzioni stradali e una vittima.
L’evento ha determinato rapidi innalzamenti dei livelli idrometrici, in particolare sulla Dora di Bardonecchia, con superamento della soglia di pericolo. Il Centro Funzionale di Arpa Piemonte, pur in presenza di allerta verde, aveva attivato una vigilanza meteorologica per temporali forti sull’arco alpino e ha seguito l’evoluzione dell’evento in tempo reale tramite radar, informando i sistemi locali di protezione civile.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

Rapporto evento 28-29 agosto 2025

Tra il 28 e il 29 agosto 2025 il Piemonte è stato interessato da piogge intense e persistenti legate a una perturbazione atlantica, con gli accumuli maggiori nel Verbano, Biellese, Vercellese e Novarese, dove localmente si sono superati i 200 mm. Temporali molto forti hanno colpito anche l’Alessandrino al confine con la Liguria, con grandinate e rovesci di forte intensità.
Le precipitazioni hanno causato innalzamenti significativi dei corsi d’acqua, frane e colate detritiche, in particolare nel comune di Varzo (VB), dove la riattivazione del reticolo idrografico minore ha interessato viabilità, ferrovia e aree abitate. L’evento è stato seguito da Arpa Piemonte con allerte gialle e arancioni e monitoraggio continuo.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

Rapporto evento 21-23 settembre 2025

Tra il 21 e il 23 settembre 2025 il Piemonte è stato interessato da precipitazioni forti ed eccezionali, legate a una depressione atlantica, con gli accumuli maggiori nel settore sud‑orientale al confine con la Liguria e nelle aree settentrionali. Nell’Alessandrino si sono registrati oltre 300 mm di pioggia, con eventi a carattere eccezionale.
Le piogge hanno causato piene significative dei corsi d’acqua, in particolare della Bormida di Spigno e dell’Erro, con il superamento delle soglie di pericolo e una portata stimata fino a 1900 m³/s a Cassine. I principali effetti al suolo hanno incluso esondazioni, frane e gravi danni, con una vittima a Spigno Monferrato. L’evento è stato seguito da Arpa Piemonte con allerte gialle e monitoraggio continuo.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento

 

 
Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Analisi eventi idrologici, meteorologici e sismici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/analisi-eventi-idrologici-meteorologici-sismici

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Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Neve

Tema
Tipo
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Paragrafi

Il servizio nivologico regionale, affidato ad Arpa Piemonte, garantisce fin dal 1983 la raccolta e l’elaborazione dei dati nivometeorologici sul territorio regionale al fine di fornire un quadro aggiornato sulle caratteristiche dell’innevamento nell’ambiente alpino del Piemonte, compresi l'analisi di eventi valanghivi significativi e bollettini di allerta.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Stagione invernale 2024-2025

Anno
2026

La stagione 2024-2025 è stata ancora caratterizzata, a livello regionale, da un marcato deficit di precipitazioni nevose.

Per la valutazione dell’innevamento sull’arco alpino piemontese durante la stagione invernale si fa riferimento a 11 stazioni manuali, utilizzando come periodo storico di riferimento climatico il trentennio 1991−2020.

A partire da quest’anno, gli indicatori commentati nel presente paragrafo sono consultabili nella Banca dati indicatori ambientali. Nella tematica Neve e ghiacciai della piattaforma dedicata, si possono trovare informazioni aggiuntive sulla metodologia di raccolta dati e sulla rilevanza del database.

Stazioni manuali utilizzate per la valutazione dell’innevamento sull’arco alpino piemontese durante la stagione invernale; il periodo storico di riferimento climatico è il trentennio 1991−2020. Fonte Arpa Piemonte

Dall’analisi del SAI (indice di anomalia standardizzato) emerge che, per il Piemonte, la stagione 2024-2025 è stata caratterizzata da una eccezionale anomalia negativa di neve fresca. Il deficit, inferiore al 10° percentile, colloca questa stagione al 4° posto per carenza di neve fresca sul Piemonte a partire dal 1961. 

L’indice di anomalia esprime lo scostamento del parametro esaminato - le precipitazioni nevose - rispetto al valore medio del periodo di riferimento di 30 anni. Ricavando un indice SAI per ogni stazione, è possibile ottenere un valore significativo per l'intero territorio: essendo adimensionale, infatti, l'indice può essere mediato tra varie stazioni, a diverse quote e per località differenti. 

I valori prossimi allo 0 indicano condizioni vicine alla media del periodo 1991-2010. I valori compresi tra le linee continue (arancioni),  corrispondenti rispettivamente al 1° e al 3° quartile, rappresentano stagioni nella media. I valori inclusi tra le linee continue e quelle tratteggiate - ovvero tra il 10° e il 25° percentile in campo negativo e tra il 75° e il 90° percentile in campo positivo - rappresentano stagioni anomale, al di fuori della media. Infine, i valori inferiori al 10° percentile o superiori al 90° percentile, identificano stagioni eccezionali.

Indice di anomalia standardizzato della precipitazione nevosa in Piemonte (SAI - Standardized Anamaly Index) dal 1960 al 2024 basato sulla media del trentennio 1991−2020. La stagione 2024/25 presenta un deficit inferiore al 10° percentile (linea tratteggiata rossa), risultando la 4° stagione per carenza di neve fresca sul Piemonte a partire dal 1961. Fonte Arpa Piemonte

Dall’analisi della neve fresca stagionale, riportata nella figura seguente, si osserva che i valori negativi variano indicativamente tra il -20% e il -30% con picchi superiori al -60% alle quote più basse dei settori meridionali (Vinadio L. Riofreddo 1206 m). 

Nei settori occidentali, alle quote più elevate ( oltre i 2000 metri circa) il deficit risulta più contenuto e prossimo ai valori medi del periodo di riferimento, attestandosi intorno al -6% (Bardonecchia Lago Rochemolles 1975 metri e Ceresole Reale Lago Serrù 2296 metri). 

I maggiori deficit si registrano nei settori meridionali, dove i valori si aggirano intorno ai -35% alle quote più elevate e raggiungono quasi -65% nelle stazioni poste alle quote più basse. 

Neve fresca cumulata da novembre a maggio nella stagione 2024-2025 (in azzurro) a confronto con la
media trentennale 1991-2020 (in blu). Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda il numero di giorni nevosi, la maggior parte delle stazioni presenta valori pressoché nella media, compresi tra +10% e -10%.

Si evidenziano 2 stazioni con deficit particolarmente marcati: la stazione di Pontechianale Lago Castello (1589 metri), rappresentativa delle quote medie dei settori sud-occidentali, che presenta il deficit più elevato (-35.8%) e la stazione di Antrona Lago Camposecco (2320 metri), nei settori di confine settentrionali alle quote più elevate, con un deficit pari a -25.6%.

Giorni Nevosi (SD) da novembre a maggio nella stagione 2024-2025 (in azzurro) a confronto con la media trentennale 1991-2020 (in blu). Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda il numero di giorni con neve al suolo, emerge una netta differenza tra i diversi settori alpini regionali

Nei settori meridionali si rileva una carenza di giornate con neve al suolo rispetto alla media storica, variabile da circa -20% nella stazione di Entracque Lago Chiotas (2010 metri) a oltre il -50% alle quote più basse (Pontechianale Lago Castello, 1589 metri). In questi settori da novembre fino a metà gennaio, la presenza di neve al suolo è stata discontinua, a causa sia delle temperature elevate di episodi di pioggia su neve.

Alle quote medie e medio-basse (intorno ai 1500m) dei settori settentrionali e occidentali, il numero di giorni con neve al suolo è invece generalmente superiore alle medie storiche, con surplus più significativo a Ceresole Reale Capoluogo (1573 metri) e Usseglio Lago Malciaussia (1815 m). Qui, a differenza dei settori meridionali, la continuità del manto nevoso è stata maggiore anche durante i mesi pienamente invernali, senza episodi di completa fusione.

Nei restanti settori, i valori sono generalmente prossimi alla media storica, con scostamenti compresi tra circa +5% e -5%.

Giorni con neve al suolo (HSD) da novembre a maggio nella stagione 2024-2025 (in azzurro) a confronto con la media trentennale 1991-2020 (in blu). Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda la copertura di neve al suolo, l’inverno 2024-2025 è stato caratterizzato, nella prima parte della stagione da un innevamento sensibilmente inferiore alla media su tutto l’arco alpino piemontese. Con l’inizio della primavera meteorologica le precipitazioni nevose hanno progressivamente aumentato sia la frequenza sia gli apporti per evento, determinando un incremento dei quantitativi di neve al suolo che, tuttavia, si sono mantenuti prevalentemente al di sotto della media o prossimi ai valori minimi

Nonostante il significativo apporto nevoso primaverile in quota, le temperature elevate registrate già a partire dal mese di maggio e fino ai primi giorni di luglio, hanno accelerato in modo marcato la fusione completa del manto nevoso anche in quota.

Alcune stazioni in quota distribuite sull’arco alpino nelle quali si può osservare l’incremento della neve al suolo nella seconda metà della stagione . Fonte Arpa Piemonte
Approfondimenti e informazioni aggiuntive

Per maggiori dettagli e approfondimenti relativi alla stagione 2024-2025 consultare la pubblicazione del Rendiconto Nivometrico stagionale sul sito di Arpa https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/rendiconto-nivometrico-stagione-invernale-20242025

Tema Neve sul sito di Arpa https://www.arpa.piemonte.it/temi/neve-ghiacciai/neve?pid=19

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Gruppo di Redazione
Clima