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Il Reporting approva definitivamente i testi e li rende pubblicabili

Attività di pianificazione del territorio e dell'emergenza

Anno
2026

Le attività di pianificazione dell’emergenza esterna (PEE), previste dall’art.21 del D.lgs. 105/2015 per tutti gli stabilimenti che ricadono nel suo campo di applicazione, sono in capo al Prefetto e consistono nella definizione di procedure di intervento in caso di incidente da parte degli enti preposti, a tutela della popolazione e dell’ambiente. 

Il 7 dicembre 2022 sono state approvate, con Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, per l’informazione alla popolazione e gli indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna. 

Nell’ambito dei gruppi di lavoro istituiti dalle Prefetture per la redazione e l’aggiornamento dei PEE, Arpa Piemonte e Regione Piemonte forniscono un supporto specialistico, sia per quanto riguarda l’analisi degli scenari incidentali degli stabilimenti, necessaria alla definizione delle aree di pianificazione dell’intervento in emergenza, sia relativamente al modello organizzativo di intervento, anche al fine di garantire un’elaborazione uniforme dei PEE sul territorio regionale.

Estratto dal piano di emergenza esterno della provincia di Biella - Fonte Regione Piemonte

Nel 2025 sono proseguite le attività di supporto alle Prefettura di Biella, Novara e Torino per la predisposizione o aggiornamento dei PEE (piano di emergenza esterno), in particolare sono stati predisposti 3 nuovi PEE (1 in provincia di Novara e 2 in provincia di Biella).

La normativa prevede che i PEE degli stabilimenti RIR vengano periodicamente sperimentati, al fine di testarne l’efficacia; le modalità di sperimentazione dei PEE sono descritte negli “Indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna” di cui alla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 7 dicembre 2022 e prevedono sostanzialmente due tipologie di esercitazione, per posti di comando (parziale – livello A, o completa – livello B) e prove di soccorso (congiunte – livello C, a scala reale – livello D). 

Con riferimento alle sopracitate linee guida nazionali, nel 2025 è stata svolta l’attività di sperimentazione di un nuovo PEE in provincia di Biella.

Nell’ambito dei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) o di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), riguardanti uno stabilimento RIR o un territorio in cui è presente, la struttura competente di Arpa Piemonte per la Seveso fornisce supporto ai Dipartimenti territoriali dell’Agenzia per la valutazione dei potenziali impatti di tali stabilimenti. 

Nel 2025 sono stati forniti 21 contributi tecnici suddivisi su tutti e quattro i quadranti della Regione nell’ambito dei suddetti procedimenti, finalizzati all’espressione di pareri riguardanti la presenza di stabilimenti che utilizzano sostanze/miscele pericolose, compresi i rifiuti.

Inoltre, Arpa e Regione forniscono, su richiesta, il proprio supporto agli enti deputati alle attività di pianificazione territoriale (Comuni ed enti territoriali di area vasta), per la valutazione della compatibilità territoriale di progetti che interessano aree prossime a stabilimenti RIR. 

Regione, inoltre, effettua la disamina - nell’ambito delle procedure urbanistiche di competenza ai sensi della legge regionale n. 56/1977 e anche per valutarne la coerenza con quanto previsto dalle specifiche Linee Guida Regionali approvate nel 2010 - dei piani regolatori comunali e dei piani territoriali provinciali, al fine di garantire uno sviluppo sostenibile del territorio nel tempo senza impedirne lo sviluppo industriale, anche nell’ambito dei procedimenti avviati dagli sportelli unici per le attività produttive – SUAP.  

Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle pagine tematiche sul sito di Arpa Piemonte. 

Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. https://www.normattiva.it/eli/id/2015/07/14/15G00121/CONSOLIDATED/20160802

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE DIRETTIVA 7 dicembre 2022 Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, linee guida per l'informazione alla popolazione e indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/02/07/23A00741/sg

Pagine tematiche sul sito di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/temi/rischio-industriale/rischi-incidente-rilevante?pid=21 

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Redazione RSA

Stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (RIR)

Anno
2026

Gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (RIR) sono classificati di “soglia inferiore” o di “soglia superiore” in relazione ai massimi quantitativi potenzialmente presenti di sostanze e miscele pericolose, secondo quanto previsto dall’Allegato 1 al D.Lgs. 105/2015. Per approfondimenti è possibile consultare la pagina Rischio di incidente rilevante sul sito di Arpa Piemonte.

Gli stabilimenti RIR sono censiti nell’inventario nazionale predisposto da ISPRA e consultabile sul sito del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, sulla base delle informazioni contenute nella Notifica trasmessa dai gestori e sottoscritta nelle forme dell'autocertificazione.

L’ultimo aggiornamento dell’inventario nazionale (dicembre 2025) censisce 81 stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante in Piemonte, di cui 44 di soglia superiore e 37 di soglia inferiore. 

La norma italiana tiene conto dei criteri di classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze pericolose definiti dal Regolamento CLP relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele, con la entrata in vigore del Regolamento, avvenuta nel 2016, il numero di stabilimenti presenti nel territorio regionale si è ridotto a seguito della modifica di classificazione dei bagni galvanici. 

Successivamente, tale numero si è mantenuto pressoché costante e, nell’ultimo anno, risultano due nuovi stabilimenti di soglia superiore.

Inventario nazionale stabilimenti a rischio di incidente rilevante (aggiornamento dicembre 2025). Elaborazione Arpa Piemonte.

Nel panorama nazionale, il Piemonte si conferma una tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti RIR, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

I territori con il maggior numero di stabilimenti risultano essere la provincia di Alessandria e Novara e la Città Metropolitana di Torino con  circa 20 stabilimenti RIR ciascuna.

Inventario nazionale stabilimenti a rischio di incidente rilevante (aggiornamento dicembre 2025). Elaborazione Arpa Piemonte.

Gli stabilimenti RIR possono appartenere a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati. 

Le attività maggiormente presenti sul territorio regionale sono i depositi di stoccaggio/movimentazione del GPL e i depositi di sostanze tossiche/ecotossiche (comprese le logistiche), seguono produzione/utilizzazione di resine sintetiche o vernici e le attività di deposito e/o trattamento di prodotti petroliferi. 

Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. http://www.normattiva.it/eli/id/2015/07/14/15G00121/CONSOLIDATED/20160802

Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica https://www.mase.gov.it/pagina/inventario-nazionale-degli-stabilimenti-rischio-di-incidente-rilevante-0

Inventario degli stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose https://www.rischioindustriale.isprambiente.gov.it/seveso-query-105/Default.php

Regione Piemonte https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/ambiente/elettromagnetismo-rischio-industriale-rumore/rischio-industriale

Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/rischi-industriali/rischio-di-incidente-rilevante/rischio-di-incidente-rilevante

Regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006 http://data.europa.eu/eli/reg/2008/1272/oj

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Redazione RSA

Rischi industriali, fattore per il territorio

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Il rischio di incidente rilevante

Il rischio industriale è associato alle attività antropiche che comportano la presenza sul territorio di impianti produttivi che, per la natura delle sostanze che utilizzano o detengono, possono costituire fonti di pericolo per l'uomo, ad esempio nel caso di esposizione a sostanze tossiche rilasciate in atmosfera in caso di incidente, e per l’ambiente, legati alla possibile contaminazione del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera.

Nell’ambito del rischio industriale si collocano i rischi di incidenti rilevanti ovvero eventi, quali "un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuti a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento e che danno luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento e in cui intervengano una o più sostanze pericolose”. 

Il processo di regolamentazione degli aspetti legati alla prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti è iniziato a seguito del gravissimo incidente avvenuto a Seveso nel 1976 ed attualmente ha come riferimento il Decreto Legislativo n. 105 del 26/06/2015, che recepisce la Direttiva 2012/18/UE (Seveso III).

Lo scopo della normativa “Seveso” è quello di esaminare i sistemi tecnici, organizzativi e di gestione adottati dagli stabilimenti, al fine di individuare le situazioni sulle quali è opportuno intervenire per prevenire il rischio di incidente rilevante, migliorando le condizioni di sicurezza interne ed esterne allo stabilimento quali la sicurezza della popolazione, la protezione ambientale, la sicurezza dei lavoratori e la sicurezza dei processi, nonché di definire le procedure di intervento in caso di incidente e fornire una risposta efficace ed efficiente da parte degli enti preposti alla protezione della popolazione e dell’ambiente.

Inquinamento industriale

Il fattore di potenziale inquinamento del territorio dovuto alle attività industriali è affrontato dalla Unione Europea secondo un approccio di prevenzione e controllo integrato, intervenendo alla fonte delle attività attraverso una più rigorosa definizione del termine “compatibilità ambientale” e di corretta gestione delle risorse naturali, che sono considerate come interdipendenti e da proteggere in modo integrato.

Maggiori dettagli nel capitolo Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Informazioni e risorse aggiuntive

Disastro di Seveso https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Seveso

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. https://www.normattiva.it/eli/id/2015/07/14/15G00121/CONSOLIDATED/20160802

Direttiva 2012/18/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012 , sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, recante modifica e successiva abrogazione della direttiva 96/82/CE del Consiglio Testo rilevante ai fini del SEE https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2012/18

Anno
2026
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Previsione di innesco delle frane superficiali

Anno
2026

SLOPS (Shallow Landslides Occurence Prediction System)

SLOPS è un modello per il preannuncio delle frane superficiali basato su soglie pluviometriche e opera sia in fase previsionale sia in fase di monitoraggio, in analogia con l’impostazione del Sistema di Allertamento Regionale.

SLOPS distingue diverse unità territoriali di base (Landslides Frequency Zonation), ottenute dall’intersezione tra i poligoni delle aree elementari — definite incrociando mappe tematiche categoriche (litologia e suolo) — e la mappa di densità delle frane storiche avvenute tra il 1990 e il 2016 (circa 33.000 frane superficiali). Da questa elaborazione si ricava la Mappa di suscettibilità per l'innesco di frane superficiali, su cui si basa lo SLOPS per stimare, in ciascuna area, il numero massimo atteso di fenomeni franosi al superamento delle soglie di innesco, secondo una classificazione in quattro classi: Low, Moderate, High, Very High.

Sintesi dei livelli di suscettibilità all'innesco di frane - Fonte Arpa Piemonte

Le soglie pluviometriche sono del tipo Intensità-Durata (trasformate in Cumulata-Durata), ottenute dell’elaborazione statistica delle frane storiche e delle piogge che le hanno causate.

L’analisi degli eventi di frana diffusi e delle piogge a essi associate, condotta per i due contesti territoriali — alpino e collinare/appenninico — ha permesso di individuare le soglie minime di innesco caratteristiche di ciascun ambiente.

Soglie di innesco delle frane superficiali

Tra le soglie di base si articolano tante soglie quanti sono i pluviometri di riferimento inseriti nel modello. Le soglie sono di tipo probabilistico, dove la probabilità che una o più frane si inneschino è funzione dell’entità del superamento:

  • nessuna probabilità – il valore soglia non è raggiunto;
  • bassa probabilità – il valore soglia è raggiunto e/o superato del 10%;
  • media probabilità – il valore soglia è superato tra l’11% e il 30%;
  • alta probabilità – il valore soglia è superato tra il 31% e il 50%;
  • molto alta probabilità – il valore soglia è superato per più del 50%;

Al raggiungimento o superamento di una soglia, si evidenzierà uno Scenario di Innesco, la cui probabilità di accadimento dipenderà dall'entità del superamento stesso, come precedentemente illustrato, secondo il seguente schema:

  • nessuna probabilità è associata solo ed esclusivamente allo Scenario “Assenti (A)”;
  • una bassa probabilità di accadimento sarà associata esclusivamente allo Scenario “Isolati (I)”;
  • la media probabilità sarà associata agli Scenari “Isolati” e “Poco o moderatamente diffusi (P)”;
  • le probabilità alta e molto alta si potranno verificare con gli Scenari “Isolati (I)”, “Poco o moderatamente diffusi (P)” e “Diffusi o molto diffusi (D)”.

La sintesi delle valutazioni sugli Scenari di Innesco per le frane superficiali è riferita alle 11 Aree di Allerta del Sistema di Allerta Regionale per il Rischio Idrogeologico ed Idraulico come stabilito dal nuovo disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578).

Legenda degli scenari di innesco di frane superficiali

Lo "Scenario di innesco delle frane" è emesso quotidianamente, fatta eccezione per i fine settimana e i giorni festivi in assenza di allerta arancione o superiore.  In caso di allerta arancione o superiore emessa dal Sistema di Allerta Regionale, il bollettino viene diffuso con frequenza di emissione variabile in funzione delle caratteristiche dell’evento.

Le valutazioni riguardanti la probabilità di innesco di frane superficiali ottenute con il modello SLOPS sono ad aggiornamento orario, mentre lo scenario è pubblicato con cadenza giornaliera.

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Nicolò G., Gaeta A. R. (2019) Shallow landslides predisposing and triggering factors in developing a regional early warning system. Landslides 16:2, 235-251. https://doi.org/10.1007/s10346-018-1096-8

Sito Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/previsione-innesco-delle-frane-superficiali

Regione Piemonte, Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578) - https://www.arpa.piemonte.it/export/sites/default/pubblicazioni/pdf/D.G.R.-30-luglio-2007-n.46-6578.pdf

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Geologia e nivologia

Aree interessate da eventi alluvionali e Popolazione esposta al rischio di alluvioni

Anno
2026

Arpa ha predisposto due indicatori ambientali relativi alla tematica Alluvioni, le cui schede, corredate dalla descrizione del metodo di calcolo e dalle rappresentazione tabellari e grafiche dei dati , sono disponibili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali e vengono riportate e riassunte brevemente di seguito.

Aree interessate da eventi alluvionali: l’indicatore è finalizzato a fornire, a scala provinciale, un quadro della tipologia, dell’estensione e della distribuzione delle aree interessate da eventi alluvionali sul territorio regionale.

Popolazione esposta al rischio di alluvioni: l’indicatore offre informazioni sulla popolazione regionale residente in aree interessate da eventi alluvionali, a scala provinciale e comunale.

Entrambi gli indicatori sono stati oggetto di revisione metodologica e di ricalcolo nel corso del 2025; di conseguenza, i valori aggiornati non risultano direttamente confrontabili con quelli pubblicati nel 2024. Gli indicatori devono essere considerati come un'indicazione dello stato attuale della situazione regionale, ma non sono adatti per tracciare un andamento nel tempo.

Per quanto riguarda le Aree interessate da eventi alluvionali emerge che, pur coprendo circa il quindici per cento del territorio regionale, il reticolo idrografico mostra una distribuzione molto disomogenea

Le province di Torino e Cuneo, le più estese, presentano da ampie superfici di territorio occupate dal reticolo idrografico; tuttavia proprio per la loro grande estensione, l’incidenza percentuale sul totale dell’area provinciale risulta inferiore rispetto a quella delle province di Novara e Alessandria. Queste ultime, infatti, sono caratterizzare da percentuali particolarmente elevate dovute alla presenza di pianure irrigue e sistemi lacuali. Al contrario, i territori prevalentemente montani come quelli delle province di Biella e del Verbano-Cusio-Ossola presentano superfici occupate dal reticolo idrografico più contenute. 

Questi dati evidenziano come morfologia e uso del suolo influenzino fortemente l’estensione e la struttura del reticolo idrografico e le conseguenti dinamiche evolutive.

Aree a pericolosità alluvionale per tipologia di reticolo idrografico

Per quanto riguarda la Popolazione esposta al rischio di alluvioni, facendo riferimento ai dati aggiornati al 2025 si può evidenziare che più di ottocentomila piemontesi risiedono in aree potenzialmente soggette a inondazione, corrispondente al 19% della popolazione (dati censimento ISTAT 2011). Di questi, 243.000 risiedono in aree a probabilità di inondazione media o elevata, (circa il 5% della popolazione regionale), mentre la maggior parte si trova all’interno delle aree P1/L, caratterizzate da bassa probabilità di accadimento (nel caso del reticolo principale) o da bassa intensità dei fenomeni, soprattutto in ambiente alpino, su conoidi e fondovalle. 

Tra le province piemontesi, quella che presenta la percentuale maggiore di residenti in aree soggette a pericolo di inondazione è la provincia del Verbano-Cusio-Ossola: circa il 48% dei residenti (poco più di 76.000 persone) è soggetto a pericoli associati ad eventi di piena; la provincia con la percentuale minore è quella di Biella con il 7% degli abitanti coinvolti (13.700 persone). Questo si verifica perché la provincia di Verbania è caratterizzata dall’ampio fondovalle del fiume Toce, fortemente urbanizzato e da estesi conoidi alluvionali su cui si sviluppano i centri abitati. La Provincia di Biella invece presenta una densità abitativa maggiore in aree di pianura esterne alle aree indicate come pericolose dal PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni, elaborato dall'Autorità di Bacino Distrettuale) .

Popolazione residente in aree a differente pericolosità da inondazione/allagamento
Popolazione esposta al rischio di alluvioni in base al tipo di reticolo
Informazioni e risorse aggiuntive

Piano gestione rischio alluvioni – PGRA – Geoportale regionale 
https://www.geoportale.piemonte.it/visregpigo/?action-type=pgra

Arpa Piemonte Geologia e dissesto https://www.arpa.piemonte.it/temi/geologia-dissesto

Rischi naturali, impatti sul Territorio

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Geologia e nivologia

Numero e distribuzione delle frane in Piemonte e Popolazione esposta al rischio di frane

Anno
2026

Arpa Piemonte ha predisposto due indicatori ambientali relativi alla tematica frane, le cui schede, corredate dalla descrizione del metodo di calcolo e dalle rappresentazione tabellari e grafiche dei dati , sono disponibili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali e vengono riportate e riassunte brevemente di seguito.

Numero e distribuzione delle frane in Piemonte: l’indicatore fornisce informazioni sul numero e sulla distribuzione per provincia e contesto morfologico (collinare o montano) delle frane in Piemonte, censite nel SIFraP (Sistema Informativo Frane in Piemonte). 

Popolazione residente in aree di frana: l’indicatore fornisce, per ciascuna provincia piemontese, una stima della popolazione residente all’interno dei perimetri di frana censiti nel SIFraP. I dati mostrano anche il dettaglio con la popolazione esposta per ogni tipologia di frana. Il valore è ottenuto mediante sovrapposizione cartografica e non tiene conto della dinamica evolutiva dei fenomeni franosi né di eventuali evoluzioni dirette o indirette dei processi.

Entrambi gli indicatori sono stati oggetto di revisione metodologica e di ricalcolo nel corso del 2025; di conseguenza, i valori aggiornati non risultano direttamente confrontabili con quelli pubblicati nel 2024.

A scala regionale risultano censite oltre 31.000 frane poligonali e più di 5.000 frane puntuali, con circa il 70% dei comuni piemontesi interessati. La superficie (Numero e distribuzione delle frane in Piemonte) complessivamente coinvolta è pari a 2.420 km², corrispondente a un indice di franosità del 7,71% sull’intero territorio, valore che sale all’11,84% se riferito alle sole aree montano-collinari. Le province alpine, in particolare Verbano-Cusio-Ossola, Torino e Cuneo, presentano i valori più elevati sia in termini assoluti sia percentuali, con indici che superano il 10% sull’intera superficie e raggiungono il 16–20% nelle aree acclivi. Le province collinari (Asti, Alessandria, Biella) mostrano valori intermedi, mentre le province di pianura, soprattutto Novara, registrano livelli di franosità molto contenuti. 

Indice di Franosità in Piemonte
Aree in frana in Piemonte
Superficie delle frane in Piemonte per tipologia e Provincia

Per quanto riguarda la popolazione (Popolazione residente in aree di frana), i residenti in aree in frana rappresentano lo 0,72% del totale regionale. Si tratta di una percentuale contenuta, ma significativa, poiché riferita a dissesti effettivamente cartografati e delimitati nel SIFRAP. Anche in questo caso emergono marcate differenze territoriali: le incidenze più elevate si riscontrano nelle province alpine, con il Verbano-Cusio-Ossola (2,85%) in testa, seguito da Cuneo (1,75%) e Biella (1,49%). Cuneo, oltre a presentare una componente montana estesa, registra anche il numero assoluto più alto di residenti in frana (oltre 10.000). Le province collinari si attestano su valori prossimi alla media regionale, mentre nelle province di pianura (Novara e Vercelli) le percentuali risultano molto basse. Nel caso della Città Metropolitana di Torino, l’incidenza percentuale è ridotta (0,35%) ma il valore assoluto è rilevante (circa 8.000 residenti), effetto della forte concentrazione demografica nei centri cittadini che attenua il peso percentuale.

Popolazione residente in aree a differente tipologia di frana

L’analisi dei dati sia su numero e distribuzione delle frane sia sulla popolazione esposta evidenzia in sintesi una forte correlazione tra franosità e caratteristiche morfologiche del territorio piemontese. 

Gli indicatori sopra citati devono essere considerati come un'indicazione dello stato attuale della situazione regionale, ma non sono adatti per tracciare un andamento nel tempo.

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Geologia e nivologia

Attività sismica

Anno
2026

Nel corso del 2025 la rete sismica regionale ha rilevato 700 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1.0 ML (magnitudo locale), di cui 131 localizzati internamente ai confini piemontesi e 146 entro 25 km. 

All’interno del territorio regionale i terremoti usualmente interessano prevalentemente le Alpi Occidentali, con una distribuzione allineata alla fascia di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale.
Oltre la metà dei terremoti di magnitudo superiore a 1.0 osservati in Piemonte nel 2025 è stato localizzato nella fascia alpina e pedemontana cuneese occidentale (72 terremoti).

In particolare, si evidenziano due eventi di magnitudo superiore a 2.75 ML avvenuti a poco più di 1 minuto uno dall’altro, localizzati, con le medesime coordinate ipocentrali, in Valle Stura di Demonte.

L'indicatore “Movimenti sismici” è correlato all'obiettivo 13.1 dell'Agenda 2030 “Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi”. Da quest'anno è disponibile sulla nuova piattaforma Banca dati indicatori ambientali di Arpa, con schede descrittive della metodologia.

Localizzazione dei terremoti rilevati dalla rete sismica della Regione Piemonte nel 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Numero sismi Magnitudo (ML) Profondità Km
Alpi torinesi 24 1.0 - 2.5 0-18
Profondi 4 1.2 - 2.8 20-50
Alpi cuneesi 72 1.0 - 2.9 3-18
Alpi liguri 3 1.0-1.3 5-9
BTP 24 1.0 - 1.8 6-18
Appennino Alessandrino 2 2.3 13-16
Rilievi alpini nord-orientali 2 1.6 6
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥1 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Terremoti con magnitudo ≥ 2.75 ML (zona sismica, località, magnitudo, profondità, data e ora)
Alpi torinesi -
Profondi Zona 3S: Val Varaita (Venasca (CN), Brossasco (CN), Valmala (CN), Isasca (CN), Rossana (CN), Melle (CN), Brondello (CN), Piasco (CN), Pagno (CN), Villar San Costanzo (CN), 2.76 ± 0.24 ML, 20.1 km, 01 marzo 10:20 UTC
Alpi cuneesi Zona 3S: Moiola (CN), Demonte (CN), Valdieri (CN), Valloriate (CN), Gaiola (CN), Rittana (CN), Entracque (CN), Roccasparvera (CN), Roaschia (CN) 2.92 ± 0.24 ML, 6.0 km, 10 ottobre 17:22 UTC 2.78 ± 0.23 ML, 6.0 km, 10 ottobre 17:23 UTC Zona 3S: Sampeyre (CN), Frassino (CN), Oncino (CN), Sanfront (CN), Paesana (CN), Ostana (CN), Melle (CN) 2.83 ± 0.24 ML, 10.4 km, 14 ottobre 07:33 UTC
Alpi Liguri -
BTP -
Appennino Alessandrino -
Rilievi alpini nord-orientali -
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 2.75 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro - 2024
Magnitudo (ML) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
1 - 2 108 114 131 39 35 129 556
2 - 3 23 31 17 8 7 41 127
3 - 4 0 1 4 3 1 7 16
4 - 5 0 0 0 0 0 1 1
>= 5 0 0 0 0 0 0 0
Totale 131 146 152 50 43 178 700
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza -2024
Profondità (km) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
<10 78 125 122 17 20 50 412
10-20 49 20 17 19 8 92 205
20-30 3 1 11 9 14 28 66
30-40 0 0 1 2 0 2 5
40-50 1 0 0 0 0 2 3
50-60 0 0 0 2 0 4 6
60-70 0 0 1 1 1 0 3
>=70 0 0 0 0 0 0 0
Totale 131 146 152 50 43 178 700
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥1 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2025. Fonte Arpa Piemonte
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Geologia e nivologia

Le frane sul territorio regionale

Anno
2026

Le informazioni sulle frane, o più correttamente sulle aree in frana, sono registrate nel SIFraP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) che è la componente della Banca dati Geologica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante, in atto o avvenuti in passato, sulla base di documenti d’archivio, di rilevamento diretto sul posto o di telerilevamento.

Le informazioni sono strutturate su tre livelli di approfondimento crescente. 

Il primo livello censisce circa 38.000 fenomeni franosi sul territorio piemontese. 
La raccolta di informazioni al secondo livello di approfondimento comprende attualmente 808 fenomeni franosi e offre un quadro più dettagliato.
Il terzo livello, riservato a un numero limitato di casi (al momento 14), consiste in schede monografiche ad alta precisione; tra queste, nel 2025 è stata inserita la nuova scheda relativa alla Frana del Colle delle Locce in Comune di Macugnaga.

Sulla base di tali dati, Arpa calcola l'indice di franosità e gestisce due specifici indicatori ambientali, consultabili nella nuova Banca dati degli indicatori ambientali. Le schede descrittive includono metodologie di calcolo e rappresentazioni grafiche, mentre l'analisi dei dati è disponibile nel paragrafo dedicato alla distribuzione delle frane e alla popolazione esposta al rischio.

Fenomeni franosi analizzati al 2° e 3° livello di approfondimento - Fonte Arpa Piemonte
In rosso le frane per le quali sono disponibili informazioni di secondo livello di approfondimento, in blu quelle al terzo livello di approfondimento.

Nel corso del 2025 è proseguita l’attività di verifica e confronto tra la cartografia delle frane dei fogli CARG in corso di allestimento e il SIFraP, con lo scopo di definire un quadro del dissesto quanto più condiviso e omogeneo, pur mantenendo le specificità dei due catasti. L’attività di Arpa ha riguardato la chiusura del raffronto con il Foglio Tortona e l’avvio di analogo lavoro nei confronti dei Fogli Novi Ligure, Ormea e Pinerolo, per i quali si è proceduto ad effettuare attività di fotointerpretazione e di sopralluoghi congiunti per la verifica delle frane più significative, arrivando ad una condivisione finale dei movimenti franosi. 

Per il Foglio Ormea, l’attività ha consentito di aggiornare due importanti movimenti franosi, oggetto anche di monitoraggio da parte di Arpa, ossia le frane di Caprauna e di loc. Pornassino, in comune di Ormea. 

Sono iniziati, inoltre, i primi confronti anche con i rilevatori del Foglio Casale Monferrato, con i quali, per il momento, ci si è soffermati in particolare a discutere le problematiche di dissesto legate alle attività minerarie effettuate in passato nella porzione nord del Foglio.

Di recente inoltre è stata ufficialmente presentata in Piemonte la Guida “Frane d’Italia”, ed. 2022, edita da AIGA – Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale, con un evento svoltosi il 19 febbraio 2026 presso la sede di Arpa Piemonte. L’evento è stato in particolar modo dedicato alla presentazione dei capitoli piemontese e valdostano. Arpa ha contribuito alla redazione del capitolo piemontese e alla presentazione relativa all’argomento “Gli scivolamenti planari delle Langhe”. 

Tra i dissesti verificatisi nel 2025, si riporta a titolo di esempio il caso di una frana avvenuta nel corso dell’evento alluvionale che ha colpito la regione nel periodo 15-17 aprile 2025, interessando estesamente anche il versante nord della collina di Torino con un elevato numero di fenomeni franosi; di recente pubblicazione il servizio per la consultazione delle coperture geografiche dell’evento sul Geoportale. Tra i fenomeni franosi di più grandi dimensioni osservati, è stato rilevato un movimento gravitativo di tipo planare nel territorio comunale di Cocconato, in località Maroero. Il fenomeno è descritto nella scheda di secondo livello

La frana si è sviluppata ad una quota di circa 450 m s.l.m., a poca distanza dal crinale di Bric Maroero (posto a quota di 469 m s.l.m.) in un contesto di rilievo collinare e si è impostata lungo una ben definita superficie di stratificazione del substrato roccioso. La scarpata principale di distacco del fenomeno è alta circa 3 metri. Il fenomeno ha causato la traslazione a valle del manto stradale della SP 18 per un tratto di circa 50 metri. 

Ripresa dall'alto del fenomeno franoso di tipo planare nel territorio comunale di Cocconato, in località Maroero

I dati del SIFraP contribuiscono all'aggiornamento dell’inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI) gestito da ISPRA.

A partire dal 2020 i dati dell’inventario nazionale sono disponibili sulla Piattaforma Idrogeo che consente la consultazione di dati, mappe, report, foto, video e documenti dell’intero Inventario nazionale IFFI; è inoltre possibile la condivisione e il download dei dati. la piattaforma è accessibile con diversi tipi di dispositivo (smartphone, tablet, desktop), è sviluppata in open source ed è utilizzata da parte delle Regioni per il caricamento/aggiornamento dei dati, la segnalazione di nuove frane e la creazione di report.

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, fattori sul Territorio

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Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano processi morfodinamici, classificabili in:

  • Processi sui versanti (frane), che si verificano in ambiente sia montano sia collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua di ordine inferiore (erosione e trasporto solido), che si verificano anch’essi in ambiente montano e collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua nei fondivalle e in pianura (erosioni di sponda, tracimazioni, allagamenti), che si verificano prevalentemente in ambiente di pianura.

Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono inoltre causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe. Sempre nell'area di alta quota, i rischi naturali possono essere associati ai processi legati all'evoluzione di ghiacciai e permafrost.

Il territorio regionale è soggetto anche ai terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi rendono la regione sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza. I terremoti si verificano principalmente lungo due direttrici: la prima segue l’andamento dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in prossimità del margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale; la seconda, caratterizzata da una maggiore dispersione, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni, lungo il Fronte Pennidico. Una diffusa sismicità, seppur con minori frequenze, caratterizza anche i rilievi centrali e sud-orientali della regione, in particolare nell’Appennino settentrionale.

In Piemonte sono presenti particolari tipi di rocce che producono gas radiogeni e altri nei quali vi è probabilità che siano presenti "mineralizzazioni" di amianto naturale.

Anno
2026
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Criosfera e Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

Un elemento caratteristico dell’area montana è rappresentato dalla criosfera, definita come la “porzione della Terra in cui l’acqua si trova allo stato solido”. In ambito alpino fanno parte della criosfera la neve stagionale e quella perenne, i ghiacciai, il permafrost, il terreno congelato e il ghiaccio che si forma su corsi d'acqua e laghi.

La criosfera, modificato da IPCC – AR4 WGI Chapter 4: Observations: Changes in Snow, Ice, and Frozen Ground - Fonte https://learnweather.com/
I ghiacciai

I ghiacciai sono la componente della criosfera più rappresentativa dell’alta montagna. Nascono dall’accumulo e dalla trasformazione della neve in ghiaccio che avviene a causa dell'azione del gelo e della compattazione progressiva degli strati nevosi. Se la massa di ghiaccio supera lo spessore di alcune decine di metri tende a deformarsi plasticamente e a scorrere verso il basso a causa della forza di gravità, formando delle lingue più o meno allungate all’interno delle valli.

L’evoluzione dei ghiacciai è direttamente collegata alle condizioni climatiche e, in particolare, al regime delle precipitazioni nevose e della temperatura dell’aria. Infatti, l’intensa riduzione areale dei ghiacciai in tutte le catene montuose a livello mondiale, che ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni, è sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti delle variazioni climatiche in atto. 

Oltre ad essere importanti indicatori climatici, i ghiacciai costituiscono una risorsa fondamentale sotto il profilo idrico, energetico, paesaggistico e turistico. I ghiacciai rivestono infatti grande importanza per il regime idrico, in quanto immagazzinano le precipitazioni nel corso delle stagioni, degli anni e persino dei decenni o dei secoli. In particolare, durante i periodi di siccità estiva, i ghiacciai contribuiscono in maniera determinante al deflusso di numerosi corsi d’acqua alpini e di molti fiumi principali, come il Po.

Lo studio ed il monitoraggio dei ghiacciai assumono quindi un'importanza crescente, non solo per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici in quota, ma anche come base conoscitiva per una gestione razionale di una risorsa strategica e dei rischi naturali che caratterizzano le attuali aree alpine, oggi in profonda trasformazione. 

Il permafrost

Tra le componenti della criosfera, il permafrost è sicuramente l’elemento più difficile da osservare, benché sia quello più diffuso al mondo, e per questo motivo viene definito come “la componente nascosta della criosfera”. 

Il permafrost (contrazione dei termini inglesi “perennially frozen ground”) viene definito come terreno o roccia che presenta una temperatura minore o uguale a 0 °C per almeno due anni consecutivi, indipendentemente dalla presenza di ghiaccio.

La presenza di ghiaccio, quindi, non rappresenta un elemento imprescindibile nella definizione di permafrost: il materiale può infatti essere secco o contenere acqua allo stato liquido, anche se le temperature sono inferiori a 0 °C, ad esempio per effetto della presenza di sali disciolti o di falde in pressione che abbassano la temperatura di congelamento. 

Lo studio e il monitoraggio del permafrost sono relativamente recenti, ma hanno conosciuto negli ultimi anni un forte sviluppo anche grazie alla crescente attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica nei confronti dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale nelle aree di alta quota.

Il permafrost è è strettamente legato alle condizioni climatiche sia globali sia locali ed il suo monitoraggio fornisce un contributo fondamentale alla comprensione dei cambiamenti climatici in area montana, dei rischi naturali in alta quota e sul ciclo idrologico nelle regioni d'alta quota.

Informazioni e risorse aggiuntive

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