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Criticità idrologiche ed idrauliche

Capitolo
Eventi estremi
Anno
2025
Precipitazioni intense Pasqua 2024

Il mese di marzo 2024 si è contraddistinto per le frequenti e abbondanti precipitazioni sul nordovest, con un susseguirsi di onde cicloniche abbastanza serrato. L’ultima decade ha infine visto il progressivo espandersi di una depressione di matrice nord Atlantica e il protrarsi di una profonda saccatura fin sul Mediterraneo occidentale, configurazione che ha guidato diversi sistemi frontali verso le Alpi, sospinti da intensi flussi sud-occidentali in quota. La posizione della corrente a getto a latitudini molto basse a partire dal 29 marzo e l’intensificarsi del flusso meridionale in tutta la troposfera, ha portato anche all’irruzione di polvere sahariana fino all’Europa centrale, poi depositatasi durante le precipitazioni sia liquide che solide avvenute nel fine settimana pasquale. La sua sospensione in aria ha caratterizzato i cieli gialli di sabato 30 marzo, e poi la successiva deposizione sulle Alpi ha determinato la formazione di uno strato di neve rossa ben visibile. I successivi passaggi frontali e le schiarite, soprattutto di Pasqua e Pasquetta, hanno dato forma ad un evento misto tra puramente avvettivo-orografico in alcune sue fasi, a spiccatamente convettivo, con temporali a cella singola sabato pomeriggio, seguiti da una forte convergenza sulle pianure nord-orientali e la formazione di una squall line1 in rapido movimento verso est, seguiti da temporali più diffusi nella sera di domenica, e infine anche di tipo grandinigeno nel pomeriggio sera del lunedì di Pasquetta. Gli intensi apporti pluviometrici hanno determinato incrementi dei corsi d’acqua generalmente moderati, ma localmente elevati nel reticolo idrografico secondario. Le zone più colpite sono state inizialmente nel Nord del Piemonte nella serata di sabato e si sono allargate al Sud del Piemonte, in particolare nel Cuneese, nell’ultima fase tra domenica sera e lunedì mattina. Nel nord della Regione, in Valle Strona in particolare, si è altresì verificata una frana che ha interessato in due punti la viabilità provinciale e l’area di deposito ha lambito un’abitazione privata. La perturbazione, unita ad uno zero termico stabilmente intorno ai 2000-2200 m, ha portato abbondanti nevicate sulle Alpi, con neve però solo fino ai 1500 m e con densità elevata. Il pericolo valanghe ha raggiunto verso fine evento il livello massimo, 5-molto forte, in concomitanza con l’attività valanghiva spontanea più diffusa.

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Nevicate 2-4 e 9-11 marzo 2024

Dopo una seconda, decade di febbraio che ha visto la ricorrente presenza di un anticiclone sul Mediterraneo centro-occidentale, la situazione sinottica a scala europea è profondamente mutata a partire dall’ultima decade di febbraio, con una configurazione meteorologica in cui le aree di alta pressione risultavano presenti sull’Oceano Atlantico e sull’Anatolia orientale e si è creato quindi un canale per la discesa delle depressioni di matrice artica e nordatlantica. Tale fatto ha determinato la formazione di una prima depressione che ha interessato l’Europa centrale e il Piemonte tra il 26 e il 29 febbraio, e una successiva area depressionaria nei primi giorni di marzo; da quest’ultima si è poi isolato un minimo barico secondario strutturato a tutte le quote, che è progredito lentamente tra sabato 2 e domenica 3 marzo dal Golfo del Leone verso la Costa Azzurra, causando una cospicua avvezione umida da est, sudest sul Piemonte stesso. Il progressivo calo dello zero termico ha portato nevicate fino a 600-800 m di quota a seconda dei settori, con cumulate giornaliere di precipitazione comprese tra 50 e 180 mm il 3 marzo 2024. I fenomeni precipitativi sono stati più intensi su tutta la fascia pedemontana piemontese e sulle zone pianeggianti adiacenti, che sono stati i settori maggiormente interessati dalla risalita delle masse di aria umida dai quadranti orientali in prossimità di Alpi e Appennini. Un secondo episodio di tempo perturbato diffuso si è verificato tra sabato 9 marzo e domenica 10 marzo quando un profondo minimo depressionario presente sul Golfo di Biscaglia ha convogliato masse di aria umida verso il Piemonte con precipitazioni diffuse tra la serata del 9 e la mattinata del 10 marzo. In questa occasione, la quota delle nevicate, mediamente compresa tra gli 800 e i 1000 m, è scesa anche fino a 300-400 m sul basso Cuneese. Le nevicate abbondanti del fine settimana si sono sommate ai quantitativi importanti caduti durante il fine settimana precedente, innescando un rischio valanghe pronunciato su quasi tutte le zone alpine piemontesi, una allerta di livello arancione che su Alpi Pennine, Lepontine e Graie settentrionali si è protratta fino a lunedì 11 marzo

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Evento del 29-30 giugno 2024

Nel corso della giornata di sabato 29 giugno 2024, una circolazione depressionaria in arrivo dalla Penisola Iberica ha eroso il bordo occidentale di un promontorio di alta pressione nordafricana che si estendeva su tutta la penisola italiana e che, fino ad allora, stava determinando condizioni in gran parte stabili, con temperature massime che in pianura erano state localmente sui 32-34 °C nella giornata precedente. L’evoluzione a scala sinottica ha determinato un marcato aumento dell’instabilità atmosferica a partire dalle ore centrali, causata dalla decisa intensificazione delle correnti in quota dai quadranti sudoccidentali e, negli strati più bassi dell’atmosfera, prevalentemente da sud-sudest, in concomitanza ad infiltrazioni di aria più fresca in quota. I fenomeni più persistenti hanno interessato le zone di media e bassa valle nordoccidentali e settentrionali della regione e la fascia pedemontana adiacente, per interazione dei flussi instabili con l’orografia. La rigenerazione dei temporali è avvenuta per più ore sulle stesse zone, anche a causa dalla presenza del promontorio di alta pressione ad est che non ha favorito un movimento più rapido del sistema perturbato. Precipitazioni abbondanti si sono verificate sulla fascia alpina soprattutto tra Alpi Graie e Lepontine. In particolare, sono stati registrati valori di pioggia cumulata anche superiori ai 150 mm nelle valli di Lanzo, in valle Orco e in valle Anzasca. Nella stazione di Noasca (TO) i valori massimi cumulati su 1, 3 e 6 ore corrispondono a tempi di ritorno di oltre 200 anni. Anche le precipitazioni registrate presso la stazione di Alpe Veglia (VB) risultano statisticamente significative: i valori massimi cumulati per le durate di 3 e 6 ore corrispondono rispettivamente a tempi di ritorno di 100 e 200 anni. I primi consistenti innalzamenti dei corsi d’acqua si sono verificati nelle valli di Lanzo nella serata di sabato: la Stura di Valgrande a Cantoira (TO) e la Stura di Lanzo a Mezzenile (TO) hanno superato repentinamente la soglia di pericolo raggiungendo il colmo alle 19:00 UTC (21:00 locali). Nelle stesse ore, il torrente Orco ha superato il livello di pericolo in corrispondenza della sezione di Spineto (TO). A valle, il colmo di piena del torrente è transitato a San Benigno (TO) nelle prime ore di domenica, raggiungendo la soglia di guardia. A seguito delle forti precipitazioni che hanno interessato la Valle d’Aosta, la Dora Baltea a Tavagnasco (TO) ha superato il livello di guardia nelle prime ore di domenica, raggiungendo il colmo di piena alle 2:30 UTC (4:30 locali). Nella notte tra sabato e domenica anche nel Verbano ci sono stati importanti innalzamenti dei corsi d’acqua del reticolo secondario: a San Carlo (VB), il torrente Anza ha superato il livello di pericolo alle 20:30 UTC di sabato ed è tornato sotto il livello di guardia nella tarda mattinata di domenica. Anche il torrente Ovesca a Villadossola (VB) ha superato la soglia di pericolo, raggiungendo il colmo alle 00:00 UTC (2:00 locali) di domenica. Nelle stesse ore, il Toce a Domodossola (VB) ha raggiunto il livello di guardia. Tutti i contributi sono defluiti alla chiusura del bacino del Toce, dove il colmo di piena ordinaria è transitato a Candoglia (VB) alle 4:00 UTC (6:00 locali) di domenica, determinando anche un incremento del livello del Lago Maggiore. Quest’ultimo si è mantenuto al di sotto della soglia di guardia e ha registrato presso la stazione di Pallanza (VB) il livello massimo di 4,7 metri alle 17:00 UTC (19:00 locali) di domenica. Le piogge intense hanno anche determinato l'attivazione di diversi dissesti. Le zone più colpite sono state quelle comprese tra le Valli di Lanzo, le valli Orco e Soana in provincia di Torino; le valli Anzasca, Sesia e Devero nel nord Piemonte.

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Temporali del 2 agosto 2024

Nel corso della giornata di venerdì 2 agosto 2024 il bordo settentrionale dell'alta pressione di matrice subtropicale presente in area mediterranea ha subito una lieve flessione a ridosso del nordovest italiano a causa del transito di un’ondulazione atlantica accompagnata da masse d’aria relativamente più fresche in quota. Il transito di aria più fredda in quota ha determinato un marcato aumento dell’instabilità atmosferica. Questi fattori, uniti alle condizioni preesistenti, che hanno visto nei giorni precedenti e nella giornata di venerdì elevati valori di temperature ed umidità relativa sulle pianure, hanno determinato l’innesco di rovesci e temporali dapprima a ridosso delle vallate alpine e della fascia pedemontana adiacente (una prima supercella ha interessato la zona di Sabbia nell’alto Vercellese al primo pomeriggio) con successivo coinvolgimento dell’area collinare del Torinese; qui il temporale formatosi è risultato persistente e in estensione verso ovest e i quartieri centrali e nordorientali della città. Dal tardo pomeriggio e poi in serata i temporali hanno interessato in maniera più diffusa il Cuneese. Le precipitazioni più intense si sono registrate a Venaria Reale (TO), dove sono caduti 85,5 mm di pioggia in un’ora e 93,5 mm in tre ore: si tratta di un valore di precipitazione molto elevato, corrispondente ad un tempo di ritorno superiore ai 200 anni per l’intervallo orario e compreso tra 100 e 200 anni per quello tri-orario. Molto intense le precipitazioni anche sul centro e sulla zona settentrionale dell’abitato di Torino: le cumulate orarie registrate dalle stazioni di Torino Reiss Romoli e Torino Giardini Reali sono state, rispettivamente, pari a 66,4 mm e 77,7 mm. Abbondanti anche le precipitazioni sulla collina torinese: la stazione di Pino Torinese (TO) ha registrato 39,6 mm di pioggia cumulata in 1 ora e 78,3 mm in 3 ore. Le forti precipitazioni sono state accompagnate da grandine con chicchi di dimensioni compresi da 4 e 5 cm. Violenti temporali hanno interessato anche le pianure del Cuneese dal tardo pomeriggio. Le precipitazioni più intense sono state registrate a Saluzzo (CN) con 48,0 mm in un’ora e 63,1 mm in tre ore e a Villanova Solaro (CN) con 43,9 mm in un’ora e 60,6 mm in tre ore.

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Temporali del 14 agosto 2024

Nel corso della giornata di mercoledì 14 agosto 2024, una saccatura estesa dalle Isole Britanniche alla Penisola Iberica e al Mediterraneo occidentale si muove lentamente, evolvendo verso una situazione di isolamento del minimo barico (cut-off) sul Mediterraneo. Questa configurazione sinottica determina, sul Piemonte, l’afflusso di correnti sudoccidentali umide in quota, associate a modeste infiltrazioni di aria relativamente più fresca. Tra la tarda mattinata e le ore centrali sono già attivi temporali sulle zone alpine nordoccidentali ed iniziano a innescarsi temporali lungo il confine con la Liguria. Nella prima parte del pomeriggio i temporali si fanno più intensi e diffusi, interessando anche la zona di Torino e il cuneese; il rovescio più intenso si scatena sui bacini del Chisone e del Sangone (locali picchi fino a circa 120 mm in 3 ore). La città di Torino è colpita da un violento nubifragio, accompagnato da grandine al più di medie dimensioni e non abbondante, e raffiche di vento superiori a 50-60 km/h. Le precipitazioni più intense si sono registrate a Pinerolo (TO) e Fenestrelle (TO), dove le stazioni di Talucco e Prà Catinat hanno registrato rispettivamente 117.9 mm e 96.1 mm in tre ore: si tratta di un valore di precipitazione molto elevato, corrispondente ad un tempo di ritorno superiore ai 200 anni per l’intervallo tri-orario. Violenti temporali, associati localmente a grandinate di medie dimensioni, hanno interessato anche la zona meridionale dell’abitato di Torino: la cumulata oraria registrata dalla stazione di Torino Vallere è stata di 55.4 mm. Abbondanti anche le precipitazioni sulla collina torinese: la stazione di Pino Torinese (TO) ha registrato 38.2 mm in 3 ore. Infine, temporali localmente forti si sono verificati anche nel Vercellese dove le precipitazioni più intense sono state rilevate a Borgosesia (VC), con 45.4 mm in un’ora.

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Evento del 4 e 5 settembre 2024

Nel corso del pomeriggio del 4 settembre 2024, una circolazione depressionaria centrata sulle isole britanniche si è mossa verso sud facendo il suo ingresso sul Mediterraneo occidentale, causando condizioni di tempo instabile sulla nostra regione e convogliando flussi umidi dai quadranti meridionali verso il nordovest italiano. Questa configurazione sinottica ha determinato l’attivazione di rovesci e temporali sparsi sulle zone montane piemontesi che si sono progressivamente estesi al resto della regione. Nella notte tra il 4 e il 5 settembre, le correnti, di scirocco in quota e da est-sudest negli strati medio-bassi dell’atmosfera, hanno subito un deciso rinforzo e, interagendo con l’orografia piemontese, hanno causato tempo diffusamente perturbato fino al primo pomeriggio, con rovesci temporaleschi localmente molto forti e cumulate areali di precipitazione significative, soprattutto a ridosso delle vallate occidentali e nordoccidentali. Solo dalla tarda serata di giovedì 5, le condizioni di instabilità si sono attenuate sia grazie alla graduale rimonta dei valori di pressione in quota sia per il parziale ritiro dalla pianura padana del bordo orientale della circolazione depressionaria. Le precipitazioni più abbondanti nelle due giornate dell’evento si sono verificate nel Torinese, con valori cumulati superiori a 200 mm nelle valli di Lanzo e prossimi a 190 mm in val Chisone. In queste aree le stazioni pluviometriche torinesi di Pietrastretta, Talucco, Balme e Perrero Germanasca hanno registrato, per diverse durate, valori massimi con tempi di ritorno superiori a 200 anni. A nord della regione, nel Verbano e nell’alto Vercellese, sono stati osservati 150-160 mm totali, mentre nel Cuneese, al confine con la Liguria, le precipitazioni hanno raggiunto gli 80 mm. Decisamente più contenuti gli apporti pluviometrici sulle pianure. Per quanto riguarda il reticolo fluviale, incrementi significativi sono stati registrati nella mattina del 5 settembre per i corsi d’acqua montani e pedemontani occidentali e nord-occidentali. Le prime risposte hanno riguardato i torrenti Chisone e Pellice che, a Pinerolo (TO) e a Luserna San Giovanni (TO), si sono avvicinati al livello di guardia. Deflussi importanti hanno interessato anche le Valli di Lanzo: la Stura di Valgrande a Cantoira (TO) e la Stura di Lanzo a Mezzenile (TO) hanno superato il livello di pericolo e la Stura di Viù a Germagnano (TO) ha superato la soglia di guardia. A causa di questi contributi significativi da monte, la Stura di Lanzo a Lanzo Torinese (TO) ha superato il livello di guardia, iniziando poi una lenta decrescita. Un innalzamento significativo è stato registrato anche per il torrente Orco che nella sezione di Spineto (TO) ha superato il livello di pericolo in due momenti distinti della giornata. Nel Piemonte occidentale è stato registrato in mattinata anche un incremento importante per il torrente Sangone che a Trana (TO) ha superato la soglia di guardia. Nel Piemonte settentrionale, nella prima parte della giornata, il torrente Anza ha superato a Vanzone con San Carlo (VB) il livello di pericolo e il fiume Sesia ha superato a Campertogno (BI) la soglia di guardia. Le piene che hanno interessato nella mattina di giovedì 5 gli affluenti torinesi, in sinistra idrografica, del fiume Po hanno determinato nel pomeriggio un incremento rilevante dei livelli del Po in alcune sezioni a valle di Torino. La piena ha raggiunto in serata il colmo a San Sebastiano (TO) e a Crescentino (VC), con valori coincidenti con il livello di guardia; i livelli sono diminuiti nella notte. Nelle sezioni più a valle gli incrementi del Po sono stati contenuti e i livelli si sono mantenuti ampiamente al di sotto della soglia di guardia.

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Evento dell'8 ottobre 2024

Tra le prime ore della notte del 7 ottobre 2024 e il pomeriggio del giorno successivo, l’avvicinamento di una saccatura atlantica sul Mediterraneo ha causato piogge diffuse sul Piemonte, con temporali persistenti associati a piogge molto forti sui settori appenninici ai confini con la Liguria. Mentre un fronte freddo entrava gradualmente sul Mediterraneo, il bacino tirrenicoligure e il Nord Italia erano interessati da un richiamo di masse d’aria miti e molto umide dai quadranti meridionali, associate al fronte caldo della saccatura. A sostenere i temporali persistenti sulla Liguria centrale e sulle aree piemontesi adiacenti, è stata la prolungata convergenza sul Golfo di Genova tra lo Scirocco mite e umido e la tramontana più fredda in discesa dalla Pianura Padana attraverso i valichi appenninici. Le precipitazioni più abbondanti si sono verificate nell’alessandrino, con valori cumulati superiori a 200 mm in una sola giornata. Nel Verbano sono state registrate precipitazioni comprese tra i 55 e 100 mm, mentre nel Cuneese, al confine con la Liguria, le precipitazioni hanno raggiunto cumulate superiori ai 100 mm totali. Nelle restanti zone montane la precipitazione è stata superiore ai 55 mm mentre nelle zone collinari, pedemontane e di pianura è stata inferiore a 40 mm. Nelle prime ore della mattina di martedì 8 ottobre sono stati registrati incrementi significativi sul torrente Scrivia nelle sezioni di Serravalle (AL) e Guazzora (AL), pur mantenendosi al di sotto del livello di guardia. Anche il torrente Orba ha registrato incrementi significativi nella mattina di martedì superando la soglia di guardia sia a Tiglieto (GE) che a Basaluzzo (AL); nelle due sezioni il colmo è stato raggiunto rispettivamente alle ore 06:30 UTC (08:30 locali) e 11:30 UTC (13:00 locali) per poi decrescere successivamente. A seguito del passaggio della piena dell’Orba anche la Bormida ad Alessandria, il Tanaro a Montecastello e il Po ad Isola Sant’Antonio hanno registrato incrementi significativi, pur mantenendosi al di sotto della soglia di guardia. Nella parte alta del bacino idrografico del Tanaro sono stati registrati incrementi importanti per il Corsaglia nella sezione di Frabosa Soprana (CN) dove ha raggiunto il colmo, superando la soglia di guardia, alle 11:30 UTC (13:00 locali) per poi decrescere nel primo pomeriggio. Anche il Tanaro nelle sezioni di Ponte di Nava (CN) e Piantorre (CN) ha registrato incrementi significativi, rimanendo però al di sotto del livello di guardia.

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Evento dal 16 al 20 ottobre 2024

Tra mercoledì 16 e domenica 20 ottobre, precipitazioni forti e localmente molto forti hanno interessato il territorio regionale, con picchi più elevati tra le Alpi Lepontine e le Cozie settentrionali e al confine con la Liguria e la Francia. Gli accumuli più consistenti si sono verificati nel Torinese, nel Biellese e nell’alto Vercellese dove localmente sono stati registrati valori superiori ai 300 mm totali. Lungo il confine con la Liguria e con la Francia sono state localmente registrate precipitazioni cumulate superiori ai 200 mm. La prima fase della perturbazione del 16 ottobre ha interessato in particolar modo i bacini idrografici di testata della Bormida e dell’Orba a causa delle intense precipitazioni registrate in Liguria e al confine con il Piemonte, dove il pluviometro di Mallare (SV) ha registrato quasi 150 mm in 6 ore. Tra la sera del 17 e la notte del 18 ottobre si sono verificate precipitazioni particolarmente intense e diffuse su tutta la regione, alcuni pluviometri del Torinese, Biellese e Cuneese hanno registrato cumulate giornaliere superiori ai 100 mm. Tali precipitazioni e le condizioni di saturazione dei suoli hanno determinato un importante innalzamento dei livelli idrometrici nel reticolo idrografico primario e secondario. In particolare, gli affluenti principali in sinistra orografica del Po: Pellice, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Orco, Dora Baltea e Sesia hanno registrato innalzamenti significativi a partire dalle prime ore del mattino del 18 ottobre. I contributi di tali corsi d’acqua hanno determinato un incremento del livello del Po lungo tutta l’asta fluviale con il superamento della soglia di guardia in alcune sezioni a valle di Torino. Anche nel Piemonte meridionale si sono verificati incrementi significativi dei livelli idrometrici con un significativo accrescimento della portata del Tanaro; il colmo di piena si è tuttavia mantenuto al di sotto del livello di guardia lungo tutta l’asta.

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Evento del 26 e 27 ottobre 2024

Tra sabato 26 ottobre e domenica 27 ottobre 2024, precipitazioni diffuse forti e molto forti hanno interessato il Piemonte, con picchi più elevati sulle zone al confine con la Liguria e sulle zone pedemontane comprese tra Verbano e Torinese. L’evento è stato caratterizzato dalla discesa di un minimo depressionario dall’Atlantico settentrionale verso il Mediterraneo, che si è gradualmente isolato sulla Penisola Iberica e che, nei giorni successivi, ha avuto un impatto devastante su ampie porzioni del territorio spagnolo, tra le quali la Comunità di Valencia. Il nostro territorio, tuttavia, è stato interessato solo tangenzialmente dalla prima fase di questa perturbazione, la quale è stata comunque sufficiente a causare disagi e colpire in particolar modo i bacini idrografici di testata della Bormida e dell’Orba con temporali molto forti nella giornata di sabato 26 ottobre. In queste zone si sono verificate infatti precipitazioni particolarmente intense e localizzate, anche a causa della formazione di temporali di tipo V-shape che hanno prodotto quantitativi pluviometrici mediamente compresi tra i 90 e 115 m nell’arco di due giorni, con punte sul territorio ligure di 207 mm a Mallare (SV), 209 mm Rossiglione (GE) e 194 mm Cairo Montenotte (SV). Anche nel nord del Piemonte si segnalano, tra sabato 26 e domenica 27 ottobre, valori medi di pioggia oltre i 100 mm nel bacino del Toce e di 85 mm nel Sesia, con valori massimi puntuali di 210 mm a Candoglia (VB), 167 mm al Santuario di Oropa e 162 mm a Paino Audi (TO). Questi quantitativi di pioggia, uniti alle condizioni di saturazione dei suoli, hanno determinato dal pomeriggio di sabato 26 ottobre importanti onde di piena sui corsi d’acqua del reticolo principale e secondario, con livelli idrometrici che hanno superato in alcuni casi le soglie di guardia o di pericolo. La situazione più critica ha riguardato la Bormida che ha superato il livello di pericolo a monte sul ramo della Bormida di Spigno (con livello massimo storico a Piana Crixia, SV) e a valle a Cassine (AL), anche a causa delle piene generate sugli affluenti Erro e Orba. Il Tanaro ha avuto una fortecrescita a Montecastello (AL), a valle della confluenza con la Bormida. Incrementi significativi sono stati registrati anche nel Verbano per Ovesca e Anza e nel Torinese per Orco, Stura di Lanzo e Malone. La piena del Po è transitata a Torino in criticità ordinaria mentre nelle sezioni a valle è stata superata o avvicinata la soglia di guardia a causa dei contributi degli affluenti in sinistra idrografica.

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Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Analisi eventi idrologici, meteorologici e sismici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/analisi-eventi-idrologici-meteorologici-sismici

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Eventi estremi

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In Piemonte l’anno 2024 è stato il quarto anno più caldo dopo il 2022, il 2023 e il 2015 nella distribuzione storica compresa tra il 1958 e il 2024. 

La temperatura media annuale è risultata pari a circa 11 °C, superiore di 1.1 °C rispetto al periodo climatico di riferimento (il trentennio 1991-2020, avente una media climatica di circa 9.9°C).

La precipitazione cumulata è stata di 1495.7 mm, con un surplus pluviometrico di 466,2 mm (pari a +45%) nei confronti della media climatica del trentennio 1991-2020, posizionandosi al 2° posto dopo il 1977 tra gli anni più piovosi a partire dal 1958.

Combinando le anomalie standardizzate di temperature e precipitazioni, il 2024 è risultato il più caldo e umido della serie storica.

Gli episodi di foehn annuali sono risultati 71, poco superiori ai 66 medi del periodo 2000-2020.

Arpa Piemonte ha seguito l’evolversi degli eventi meteorologici, avvenuti nel corso del 2024 attraverso il Centro Funzionale Regionale, che ha garantito l’attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni ad essi associati, a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale. 
 

Le catastrofi naturali dovute a condizioni meteorologiche avverse secondo l’WMO sono in costante aumento e trovano riscontro nei più rilevanti database dei disastri naturali.

Gli eventi meteorologici estremi che interessano il territorio italiano si verificano periodicamente, ad intervalli più o meno regolari, con intensità e durata differente. 

Da sempre, questi fenomeni modellano il territorio, modificano il paesaggio e determinano danni anche ingenti alle infrastrutture, colpendo componenti del nostro sistema socio-economico diventate sempre più essenziali. 

Questo comporta un incremento dei costi connessi agli eventi estremi a causa dell’aumentata vulnerabilità.

Gli eventi meteorologici estremi possono essere definiti con metriche diverse, connesse ad esempio alle energie in gioco, che identificano un fenomeno estremo nel suo complesso, in relazione a tutti gli altri eventi meteorologici. 

Per limitarci alla meteorologia delle nostre latitudini, una tromba d’aria può essere considerata un evento estremo, anche se, nell’ambito della categoria “trombe d’aria”, potrebbe essere classificata come una di relativamente debole intensità. 

Più frequentemente si associa il concetto di “estremo” al verificarsi di un evento raro, in cui un parametro meteorologico (la pioggia, la temperatura, il vento…) supera un valore della sua distribuzione corrispondente a frequenze basse, ossia che si verificano raramente (solitamente dal 5% all’1% di tutti i casi osservati).

In altri casi, come nelle alluvioni o negli episodi di siccità, non sono i valori dei singoli parametri ad assumere un valore estremo, ma è piuttosto l’effetto cumulato nel tempo a risultare importante, o la sovrapposizione simultanea di più effetti diversi o, ancora, il superamento di un valore non estremo di per sé ma importante per gli effetti che può avere, ad esempio, per un particolare ecosistema.

Nell’accezione comune un evento meteorologico viene considerato “estremo” quando determina impatti rilevanti sul territorio, sull’ambiente o sulla salute

In generale la relazione tra eventi meteorologici estremi e disastri naturali non è lineare perché intervengono altri valori quali la suscettibilità, la vulnerabilità, la capacità di far fronte all’evento e di mettere in atto azioni di contrasto che limitino i danni. 

Spesso però in occasione dei disastri o nelle catastrofi naturali connesse agli eventi meteorologici, c’è qualche parametro meteorologico, o un valore cumulato di tale parametro nonché qualche indicatore che integra più parametri, che supera una “soglia”, quasi sempre legata agli eventi rari. 

Il superamento di una “soglia” è quindi spesso condizione necessaria, anche se non sufficiente, affinché si verifichi un evento in grado di generare impatti significativi.

Questo dato, unito al miglioramento della capacità di misurare i parametri meteorologici anche durante gli eventi estremi, di conoscerli e, in parte, di prevederli, ha consentito di sviluppare negli ultimi anni sistemi di allertamento a breve termine e di preavviso a più lunga scadenza, che, se associati ad azioni di prevenzione e contrasto da adottare a scala locale consentono una decisa mitigazione dei danni.

In Piemonte, ad esempio, l’implementazione di un sistema di allertamento per rischio idrogeologico codificato ha consentito la salvaguardia dell’incolumità delle persone nell’alluvione che ha colpito la regione nell’ottobre del 2000 rispetto a quella del 1994, a parità di precipitazione caduta e territorio coinvolto.

L’estate del 2003, la più calda in assoluto dell’ultimo secolo in quasi tutta Europa, ha insegnato come una buona previsione delle condizioni di disagio, e un sistema sanitario e socioassistenziale preparato, possono limitare gli impatti sulla salute della popolazione più fragile. 

Gli episodi di siccità prolungata che ha vissuto l’intero Nord Italia negli anni 2001, 2003 e 2006 hanno determinato la consapevolezza sociale e politica, della necessità di gestire, preservare e valorizzare la risorsa idrica, limitata e non equamente distribuita nello spazio e nel tempo.

In ragione delle sue caratteristiche geografiche e climatiche il Piemonte è frequentemente colpito da eventi alluvionali

Dal 1800 al 2018 gli eventi principali sono stati oltre 120, con una frequenza media di uno ogni 18 - 20 mesi circa.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Neve

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Il servizio nivologico regionale, affidato ad Arpa Piemonte, garantisce fin dal 1983 la raccolta e l’elaborazione dei dati nivometeorologici sul territorio regionale al fine di fornire un quadro aggiornato sulle caratteristiche dell’innevamento nell’ambiente alpino del Piemonte, compresi l'analisi di eventi valanghivi significativi e bollettini di allerta.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Stagione invernale 2023-2024

Capitolo
Neve
Anno
2025

La stagione 2023-2024 è stata caratterizzata da un surplus di neve fresca rispetto alla media trentennale (1991-2020), a differenza degli ultimi 5 anni nei quali gli apporti nevosi sono sempre stati carenti. Il surplus di neve fresca sull’arco alpino piemontese è indicativamente quantificabile tra il 20 e il 40% ed è maggiormente evidente alle quote superiori i 2000m. Si è inoltre osservata una singolare distribuzione delle nevicate con notevoli differenze tra inverno e primavera: un periodo invernale con assenza di neve al suolo in numerose stazioni sotto i 2000 m, seguito da abbondanti nevicate concentrate soprattutto a partire dal mese di marzo fino a maggio con un ottimo innevamento su tutti i settori. Nonostante le temperature estive piuttosto elevate, si sono conservati diversi nevai costituiti dagli accumuli di ripetute valanghe di dimensioni grandi e molto grandi o talora estreme.

Utilizzando il metodo del SAI - Standardized Anomaly Index possiamo analizzare nell’insieme i valori delle stazioni per ottenere un valore di anomalia indicativo per tutto il Piemonte rispetto al valore medio del periodo di riferimento di 30 anni. 

Nel grafico sono riportate le anomalie di neve fresca cumulata nella stagione, standardizzate per una selezione di stazioni manuali del territorio piemontese dal 1960 al 2024; più i valori sono vicini allo 0 più si avvicinano ai valori medi del periodo 1991-2010.

Nel complesso la stagione invernale 2023-2024 risulta sostanzialmente in media rispetto ai valori storici di riferimento (media 1991-2020), per cui la stagione è da considerarsi nella norma guardando ai valori complessivi di neve fresca. 

Indice di anomalia standardizzato della precipitazione nevosa in Piemonte (SAI - Standardized Anamaly Index) dal 1960 al 2021 basato sulla media del quarantennio 1981−2020. I valori delle stagioni che rimangono entro le linee continue (arancioni, che indicano rispettivamente il 1° e il 3° quartile) possono essere considerate nella media, mentre le variazioni che ricadono nell’intervallo tra le linee continue e quelle tratteggiate (rispettivamente nella parte negativa tra il 10° e il 25° percentile e nella parte positiva tra il 75° e il 90° percentile) sono considerate stagioni anomale, fuori dalla media. In ultimo le stagioni che ricadono al di sotto del 10° percentile e al di sopra del 90° percentile si considerano stagioni eccezionali - Fonte Arpa Piemonte

Per la valutazione dell’innevamento sull’arco alpino piemontese durante la stagione invernale si considerano 11 stazioni manuali, utilizzando come periodo storico di riferimento climatico il trentennio 1991−2020.

Dall’analisi della neve fresca stagionale si può notare come in tutte le stazioni di riferimento è stato registrato un surplus rispetto alla media degli ultimi trent’anni (1991-2020), a differenza degli ultimi anni dove i valori erano sempre negativi. Come evidenziato dal grafico SAI precedente, questa stagione fa registrare un segno positivo dopo 5 stagioni negative come nevicate. I valori positivi sono indicativamente prossimi al +20% / +40% con alcune differenze all’interno del territorio regionale: nei settori settentrionali alle quote più elevate (>2000 m) il surplus è maggiore (+25/35% circa), mentre alle quote medie (1500 m) i valori sono più bassi (+15%).

Neve fresca cumulata da novembre a maggio nella stagione 2023-2024 (in azzurro) a confronto con la media quarantennale 1981-2020 (in blu) - Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda il numero di giorni nevosi si nota un generale calo dei valori rispetto alla media storica, spostandosi da nord verso sud della Regione. Nei settori settentrionali e occidentali l’anomalia positiva oscilla tra il +20% e il +40% con punte di +54% alla stazione di Formazza - L. Vannino (2177 m) con più di 70 giorni nevosi da novembre a maggio. A partire dalle stazioni occidentali-sudoccidentali i valori iniziano a diminuire significativamente, fino a diventare prossimi o anche leggermente inferiori alla media storica (es. Pontechianale - L. Castello (1589 m) -9.3%, Vinadio - L. Riofreddo (1206 m) +1.3%).

Giorni Nevosi (SD) da novembre a maggio nella stagione 2023-2024 (in azzurro) a confronto con la media quarantennale 1981-2020 (in blu) - Fonte Arpa Piemonte

A differenza delle precedenti variabili analizzate, il numero di giorni con neve al suolo presenta un maggior numero di stazioni con valori negativi. Infatti, le abbondanti nevicate registrate complessivamente nella stagione 2023-2024 si sono concentrate soprattutto a partire dal mese di marzo fino a maggio, con una carenza di precipitazioni che nei primi mesi della stagione ha fatto segnare diversi giorni con assenza di neve al suolo anche in stazioni relativamente in quota. Le stazioni alle quote più elevate (>2000 m) dei settori settentrionali e occidentali presentano valori, leggermente positivi, prossimi alle medie storiche. In questi casi la quota maggiore ha garantito anche durante l’inizio della stagione invernale degli apporti nevosi che hanno costituito un manto nevoso sufficiente a determinare una copertura nevosa continua, anche se generalmente inferiore allo spessore medio del periodo.

Giorni con neve al suolo (HSD) da novembre a maggio nella stagione 2023-2024 (in azzurro) a confronto con la media quarantennale 1981-2020 (in blu) - Fonte Arpa Piemonte

La stagione 2023-2024 risulta sostanzialmente divisa in due periodi, uno con precipitazioni molto sotto la media e l’altro molto nevoso.

L’inverno (dicembre-gennaio-febbraio) è stato caratterizzato da un innevamento generalmente inferiore alla media su tutto l’arco alpino piemontese fino alla fine del mese di febbraio. Con la fine del cosiddetto “inverno meteorologico” e l’inizio della primavera meteorologica (marzo-aprile-maggio) le precipitazioni nevose hanno iniziato ad intensificarsi sia come frequenza che come apporti per evento. Fino a febbraio gli spessori di neve al suolo erano molto inferiori alle medie e come per le ultime due stagioni vi erano le condizioni per lo sviluppo di processi di metamorfismo costruttivo, che favoriscono la crescita dei cristalli in presenza di un gradiente termico medio-elevato nel manto nevoso (differenza tra temperatura basale e superficiale rapportata allo spessore della neve al suolo). Gli ultimi mesi della stagione sono stati caratterizzati da un apporto ingente di neve nuova che ha portato a periodi di elevata instabilità, ma limitati nel tempo. Questo perché in presenza di spessori significativi del manto nevoso e allo stesso tempo temperature dell’aria che iniziavano ad aumentare progressivamente, il gradiente termico diminuiva notevolmente lasciando agire processi di metamorfismo distruttivo, con formazione prevalente di grani di tipo arrotondato (RG) che portano verso strutture più stabili. L’apporto di grandi quantità di neve in singoli episodi precipitativi ha causato eventi valanghivi di magnitudo piuttosto elevata. Questi fenomeni si sono ripetuti anche più volte durante gli ultimi mesi della stagione alimentando così numerosi depositi nelle zone di accumulo delle valanghe e favorendo la formazione di spessori considerevoli che sono perdurati per buona parte del periodo estivo, anche a quote relativamente basse.

Alcune stazioni in quota distribuite sull’arco alpino nelle quali si può osservare l’incremento della neve al suolo nella seconda metà della stagione - Fonte Arpa Piemonte

RENDICONTO NIVOMETRICO

Per maggiori dettagli e approfondimenti relativi alla stagione 2023-2024 consultare la pubblicazione del Rendiconto stagionale sul sito di Arpa Piemonte.

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Clima

Nebbia

Tema
Tipo
img-intro
nebbia
Paragrafi

Nell’anno 2024 gli episodi di nebbia ordinaria (con visibilità inferiore a 1 km) sono stati quasi in perfetto accordo con la climatologia recente del periodo 2004-2023, con 120 giorni annuali e 121 attesi dalla norma climatica.  Ma tra essi gli episodi di nebbia fitta (con visibilità inferiore a 100 m) sono stati 27, quasi un terzo superiori ai 21 calcolati dalla media climatica. 

Giorni di nebbia ordinaria e fitta registrati in Piemonte nell’anno 2023
 Giorni nebbia ordinaria nel 2024 (visibilità 1 km) Climatologia giorni nebbia ordinaria (visibilità 1 km) Giorni nebbia fitta nel 2024 (visibilità 100 metri) Climatologia giorni nebbia fitta (visibilità 100 metri)
Gennaio 21 19 6 5
Febbraio 18 16 2 4
Marzo 14 9 0 1
Aprile 4 5 0 0
Maggio 3 3 0 0
Giugno 3 1 0 0
Luglio 0 2 0 0
Agosto 2 1 1 0
Settembre 4 6 0 0
Ottobre 14 19 3 3
Novembre 24 19 11 4
Dicembre 13 21 4 4
Anno 120 121 27 21
Giorni di nebbia ordinaria e fitta registrati in Piemonte nell’anno 2024, comparati con le medie del periodo 2004-2023 - Fonte Arpa Piemonte

Nel 2024, Il mese più ricco di eventi nebbiosi è stato novembre con 24 giorni di nebbia ordinaria e 11 episodi giornalieri di nebbia fitta, pari al 40% circa del valore totale annuo.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2025
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Andamento delle precipitazioni - anni 1958-2024

Anno
2025

Vengono presentati di seguito alcuni dei risultati più interessanti ottenuti sia utilizzando i dati rilevati dalle stazioni meteorologiche di Arpa Piemonte, sia le analisi oggettive del campo di precipitazioni ottenute applicando una tecnica di interpolazione statistica che consente di ricostruire dei campi su griglia regolare omogenei e confrontabili perché indipendenti dal numero di stazioni attive.

Considerando gli ultimi 65 anni, dalle analisi del campo di precipitazione, non si evince una tendenza significativa nella pioggia giornaliera sul Piemonte. Analizzando gli ultimi 20 anni circa, rispetto al periodo di riferimento 1971-2000, si osserva una forte diminuzione del numero di giorni piovosi (precipitazione registrata maggiore o uguale a 1 mm), un aumento della precipitazione cumulata annua nel verbano, in corrispondenza della zona del Lago Maggiore, una lieve diminuzione complessiva delle precipitazioni sul resto della regione, più rilevante sul biellese e sulla fascia meridionale tra Cuneo e Alessandria.

Differenza del numero medio di giorni piovosi (a destra) e della precipitazione cumulata annuale media (a sinistra) tra i periodi 2001-2024 e 1971-2000 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Anomalia delle precipitazioni annue cumulate dal 1958 al 2024 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Anomalia delle precipitazioni annue cumulate dal 1958 al 2024 rispetto alla media del periodo 1991-2020 nelle quattro stagioni meteorologiche in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte.
In alto a sinistra dicembre-febbraio, in alto a destra marzo-maggio, in basso a sinistra giugno-agosto e in basso a destra settembre-novembre.

Osservando gli andamenti negli anni dell’anomalia della precipitazione annua cumulata sul Piemonte dal 1958 al 2024 e calcolata rispetto alla media 1991-2020, non si osserva né una tendenza significativa né un aumento della variabilità interannuale.

In particolare, negli ultimi tre anni si osserva che la precipitazione cumulata annua è stata inferiore del 41% rispetto alla climatologia 1991-2020 nel 2022, nel 2023 è stata nella media (-8%) mentre nel 2024 è stata del 45% in più.

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Clima

Andamento delle precipitazioni nell'anno 2024

Anno
2025

L’analisi dell’andamento giornaliero nel corso dell’anno evidenzia come i fenomeni precipitativi annuali si siano concentrati prevalentemente tra febbraio e ottobre, con un temporaneo calo nel bimestre luglio-agosto, in cui si sono però verificati diversi eventi pluviometrici molto intensi e localizzati con temporali a supercella che hanno causato danni ingenti. 

Il giorno più piovoso dell’anno è stato il 5 settembre con 51.5 mm medi sul territorio piemontese.

Precipitazione cumulata giornaliera media - anno 2024 - Fonte Arpa Piemonte
I valori della precipitazione cumulata giornaliera media sono riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota. La riga verde scuro rappresenta la precipitazione media cumulata del 2024, mentre la riga verde chiaro quella del periodo 1991-2020.

In conclusione, nel 2024 le precipitazioni sono state leggermente inferiori alla norma di riferimento 1991-2020 e tale deficit non risulta distribuito in modo uniforme sulla regione.

In particolare, le zone meridionali (bacino di Orba, Tanaro e Bormida) hanno presentato un deficit di precipitazione compreso tra il 14 e 40%, i bacini nord-occidentali della regione (Stura di Lanzo, Orco, Cervo, Sesia e Toce) sono caratterizzati da un deficit compreso tra il 9 e 16% mentre nei bacini occidentali (Stura di Demonte, Alto Po, Pellice, Varaita, Maira, Dora Riparia) si è registrato un leggero surplus pluviometrico. 

Inverno 2024/2025

In Piemonte nell’inverno 2024/2025 le precipitazioni sono state nel complesso inferiori alla media del periodo 1991-2020, con un’anomalia negativa di -18%. 

Dicembre e febbraio sono risultati mesi con precipitazioni inferiori alla norma, in particolar modo il mese di dicembre ha avuto un’anomalia negativa marcata di -77%, posizionandosi nella distribuzione storica al 5° posto dei mesi meno piovosi. 

Al contrario il mese di gennaio ha avuto un surplus precipitativo del + 67%, con 77.1 mm di precipitazioni medie. Non si sono verificati record pluviometrici stagionali in 24 ore della rete di pluviometri di Arpa Piemonte. 

Anomalia della precipitazione cumulata nell’inverno 2024/2025 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Primavera 2024

La primavera 2024 è stata la più piovosa degli ultimi 67 anni in Piemonte con 595.3 mm medi e un surplus di 300.6 mm (pari al 102%) rispetto alla norma degli anni 1991-2020. 

Il contributo più rilevante alla marcata anomalia pluviometrica positiva è stato dato dal mese di marzo con 267.2 mm medi e uno scarto percentuale pari al 323%; abbondanti precipitazioni anche in maggio con 231.1 mm e un surplus dell’88% mentre ad aprile i valori pluviometrici cumulati sono risultati sostanzialmente nella norma con 97 mm e una leggera anomalia negativa del 10%.

I primati stagionali di precipitazione in 24 ore sono stati registrati in 25 pluviometri della rete Arpa Piemonte (pari al 9% del totale), in prevalenza tra il 3 e il 4 marzo.

Anomalia della precipitazione cumulata nella primavera 2024 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Estate 2024

In Piemonte nell’estate 2024 le precipitazioni sono state prossime alla media degli anni 1991-2020. con 230.9 mm medi e un lieve deficit di 6.3 mm (pari al 3% circa).

Giugno è stato il mese più piovoso con 125.4 mm medi che rappresentano il 54% della precipitazione stagionale; luglio e agosto hanno avuto entrambi una precipitazione di poco inferiore a 53 mm. 

I primati di precipitazione stagionale in 24 ore si sono verificati in una decina di stazioni pluviometriche (pari al 3% del totale) della rete Arpa Piemonte, in prevalenza tra il 29 e 30 giugno 2024.

Anomalia della precipitazione cumulata nell’estate 2024 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Autunno 2024

Nell’autunno 2024 in Piemonte le precipitazioni sono state superiori alla media degli anni 1991-2020, con 467.6 mm medi ed un surplus di 117.2 mm (pari al 33%); pertanto l’autunno 2024 si posiziona al 10° posto tra le stagioni autunnali più piovose dal 1958.

Il 96% della precipitazione media stagionale si è concentrata nei primi due mesi, con maggiore piovosità a ottobre con quasi 296 mm; solo una ventina di mm sono caduti a novembre.

I primati di precipitazione stagionale in 24 ore si sono verificati in tre pluviometri della rete Arpa Piemonte, pari all’1% del totale, tutti nel giorno 5 settembre.

Anomalia della precipitazione cumulata nell’autunno 2024 rispetto alla media del periodo 1991-2020 in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

 

 

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immagine di precipitazioni diverse
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Clima

Vento

Tema
Tipo
img-intro
nuvole e vento
Paragrafi

Nel 2024 nei capoluoghi di provincia la velocità media annua del vento è variata da 1.2 m/s, registrati a Boves, fino a 2.1 m/s ad Alessandria e a Oropa (BI), mentre la massima raffica (28.4 m/s) è stata misurata a Oropa (BI) il 22 gennaio, durante un evento di foehn. 

Velocità media (m/s) e massima raffica (m/s) misurate nei capoluoghi di provincia
Località Velocità media (m/s) Massima raffica (m/s) Data massima raffica
Alessandria 2 22.1 12/07/2024
Asti 1.5 19.9 18/04/2024
Boves (CN) 1.2 19.1 07/08/2024
Novara 1.5 16.7 16/04/2024
Oropa (BI) 2.1 28.4 22/01/2024
Pallanza (VB) 1.7 24.2 23/03/2024
Torino Alenia 1.8 21.3 16/04/2024
Vercelli 1.4 20.4 18/04/2024
Velocità media (m/s) e massima raffica (m/s) misurate nei capoluoghi di provincia nel 2024 - Fonte Arpa Piemonte

Gli episodi di foehn nel 2024 sono stati 71, superiori ai 66 della media annuale del periodo 2000-2020; durante gli episodi di foehn la ventilazione sostenuta favorisce la dispersione delle sostanze inquinanti.

Numero di giorni di foehn per mese 2024
gen feb mar apr mag giu lug ago set ott nov dic
2024 15 9 8 9 2 3 1 0 9 2 5 8
Media 2000-2020 9 7 8 4 5 3 4 4 4 5 5 8
Numero di giorni di foehn per mese in Piemonte nel 2024 comparati con le medie del periodo 2000-2020- Fonte Arpa Piemonte

Il mese con più episodi è stato gennaio mentre ad agosto non si sono verificate giornate con foehn.

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2025
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Precipitazioni

Tema
Tipo
img-intro
cielo e pioggia
Paragrafi

L'andamento delle precipitazioni e le anomalie delle precipitazioni rispetto al periodo di riferimento 1991-2020 sono indicatori climatici di base particolarmente significativi. Nei contenuti dedicati sono disponibili approfondimenti sull’andamento registrato nel 2024 e sull’analisi della serie storica. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Rapporti di analisi climatica https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

Anno
2025
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Andamento delle temperature - anni 1958 - 2024

Capitolo
Temperature
Anno
2025

Vengono presentati di seguito alcuni dei risultati più interessanti ottenuti sia utilizzando i dati rilevati dalle stazioni meteorologiche di Arpa Piemonte sia le analisi oggettive del campo di temperatura ottenute applicando una ‘tecnica di interpolazione statistica’ che consente di ricostruire dei campi su griglia regolare omogenei e confrontabili perché indipendenti dal numero di stazioni attive.

Se si considera l’andamento delle temperature massime negli ultimi 67 anni, in Piemonte si osserva una tendenza positiva statisticamente significativa, più accentuata nel periodo dal 1991 al 2020, con un aumento di 0.6 °C ogni 10 anni, rispetto all’intero periodo 1958 - 2024 che ha presentato un aumento medio di 0.4 °C ogni 10 anni. Quindi le temperature massime sono aumentate di circa +2.7°C in 67 anni. Tale incremento risulta particolarmente marcato nelle aree montane.

Anomalia della temperatura massima dal 1958 al 2024 rispetto al periodo di riferimento 1991 – 2020 e tendenza - Fonte Arpa Piemonte
In blu sono rappresentati gli anni con temperature inferiori rispetto alla climatologia del periodo 1991 - 2020, in rosso gli anni con anomalie positive; la retta tratteggiata rappresenta la tendenza dal 1958 al 2024.
Le aree evidenziate in grigio e in verde rappresentano rispettivamente l’intervallo di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%) del periodo 1958 – 2024 e 1991 – 2020

Anche le temperature minime hanno subito un aumento, anche se di minore entità, circa 2 °C in 67 anni. Si evince una variazione di trend nei periodi più recenti, anche se meno accentuata rispetto ai valori massimi; infatti, nel periodo 1958-2024 si è osservato un trend di 0.3 °C ogni 10 anni mentre nel periodo 1991 – 2020 le temperature minime sono aumentate di 0.35 °C ogni 10 anni.

Valori medi annuali della temperatura minima - anni 1958-2024 rispetto al periodo di riferimento 1991 – 2020 e tendenza - Fonte Arpa Piemonte
In blu sono rappresentati gli anni con temperature inferiori rispetto alla climatologia del periodo 1991 - 2020, in rosso gli anni con anomalie positive; la retta tratteggiata rappresenta la tendenza dal 1958 al 2024.
Le aree evidenziate in grigio e in verde rappresentano rispettivamente l’intervallo di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%) del periodo 1958 – 2024 e 1991 – 2020.

È Interessante osservare come l’aumento della temperatura si rifletta sulla forma della distribuzione della temperatura stessa, modificando non solo il valore medio, ma anche gli estremi. Confrontando, ad esempio, la distribuzione della temperatura massima invernale del periodo 1991-2024 con quella del 1958-1990 si evidenzia un aumento della mediana di circa 1.88°C, un aumento di circa 2.34 °C del 95° percentile e di circa 2.44 °C del 99° percentile.

Distribuzione dei valori di temperatura massima nel periodo invernale per le zone di pianura periodo 1958-1990 (blu) e 1991-2024 (rosso). - Fonte Arpa Piemonte
Le linee verticali rappresentano i percentili (50°, 95° e 99°) delle due distribuzioni.
Informazioni e risorse aggiuntive

Rapporti climatici annuali e i rapporti di analisi climatica di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rapporti-analisi-climatica

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Clima