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Produzione rifiuti urbani

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025

In Piemonte i principali indicatori evidenziano per il 2023:

  • una crescita nei valori assoluti della raccolta differenziata che risulta essere pari a 1.459.049  (+2,8 % rispetto al 2022; RD=1.414.858 tonnellate);
  • una diminuzione dei rifiuti indifferenziati che residuano dalla raccolta differenziata, pari a pari a 686.852 tonnellate (-1,1% rispetto al 2022; valore=694.434 tonnellate);
  • una produzione complessiva dei rifiuti urbani in leggera aumento, con un valore pari a 2.241.901 tonnellate (+1,5% rispetto al 2022; valore 2.109.292 tonnellate),

Continua il trend di crescita della raccolta differenziata; con 0,8 punti percentuali in più rispetto al 2022, la Regione Piemonte raggiunge il 67,9% di raccolta differenziata.

Principali indicatori regionali rifiuti anno 2022
Provincia Residenti 2021 Rifiuti totali (t/a) Rifiuti urbani indifferenziati (t/a) Raccolte differenziate (t/a) % di Raccolte Differenziate
Alessandria 409430 198741 67361 131380 66,1%
Asti 204141 90053 27793 62260 69,1%
Biella 169106 88161 23955 64206 72,8%
Cuneo 580736 299489 85094 214395 71,6%
Novara 364016 183541 35893 147649 80,4%
Torino 2205506 1109580 398681 710899 64,1%
VCO 154038 89813 23645 66168 73,7%
Vercelli 164378 81523 24430 57093 70,0%
Totale Regione 4.251.351 2.140.901 686.852 1.454.049 67,9%
Principali indicatori regionali per i rifiuti in Piemonte anno 2023 - Fonte Regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti

Se si considerano i rifiuti prodotti rapportati al numero di abitanti la quantità pro capite totale (RT)  è circa 504  kg di rifiuti, di cui 342 kg raccolti in modo differenziato e avviati a recupero e 162 kg avviati a smaltimento. Nella figura sottostante si può osservare il trend di produzione di rifiuti urbani totali negli anni 2000-2023.

Dal 2017 la Regione Piemonte si è allineata al metodo di calcolo nazionale; per tale motivo occorre porre particolare attenzione nell’analisi dei dati rispetto agli anni precedenti. 

Le modifiche apportate hanno inserito nel calcolo della Raccolta Differenziata tipologie di rifiuti che fino al 2017 non venivano computati,  quali i rifiuti avviati al compostaggio domestico (purché tale attività sia disciplinata dal comune di riferimento, e con un limite massimo pro capite di 120 kg), i rifiuti assimilati ai rifiuti urbani (quali ad esempio quelli prodotti da supermercati, attività commerciali, rifiuti che dal 2021 per adeguamento normativo sono diventati rifiuti urbani a tutti gli effetti), i rifiuti da costruzione e demolizione (con un limite di 15 kg pro capite), i rifiuti da spazzamento stradale avviati a recupero, e infine le raccolte selettive minori quali pile esauste, farmaci scaduti, olii, vernici e toner. 

Inoltre, con il vecchio metodo alcune raccolte differenziate venivano conteggiate al netto degli scarti che venivano sommati al rifiuto indifferenziato avviato a smaltimento, era il caso delle raccolte multimateriali, degli ingombranti e dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche RAEE. 

Variazione della produzione dei rifiuti in Piemonte, anni 2000-2023 - Fonte Regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti

Nella figura sottostante si riporta, a livello regionale, la serie storica 2000-2023 degli indici di produzione pro capite di Rifiuti Totali, Rifiuti Urbani, Raccolte Differenziate.

Confrontandoli con i dati del 2022 si rileva quanto segue: Raccolta Differenziata +2,9% (332 kg ab/anno nel 2022), Rifiuti Urbani -1%  (163 kg/ab anno nel 2022); Rifiuti Totali  +1,6% (496 kg ab/anno nel 2022).

Variazione dei principali indicatori dei rifiuti in Piemonte, anni 2000-2023 - Fonte Regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti
Informazioni e risorse aggiuntive

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DECRETO 26 maggio 2016 Linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/06/24/16A04762/sg

Deliberazione della Giunta Regionale 3 novembre 2017, n. 15-5870 
D.lgs 152/2006 e s.m.i. L.R. 24/02 - Approvazione del metodo normalizzato per il calcolo della 
percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani ai sensi del D.M. 26 maggio 2016. https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2017/45/attach/dgr_05870_930_03112017.pdf

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Rifiuti

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La regolamentazione della produzione e gestione dei rifiuti è contenuta nella Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti.

L'obiettivo della direttiva è stabilire un quadro giuridico per il trattamento dei rifiuti nell’Unione europea, concepito in modo da proteggere l’ambiente e la salute umana, sottolineando l’importanza di adeguate tecniche di gestione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, volte a ridurre le pressioni sulle risorse e a migliorarne l’uso.

La direttiva stabilisce una gerarchia dei rifiuti:

  • prevenzione;
  • preparazione per il riutilizzo;
  • riciclaggio;
  • altro recupero (per esempio recupero di energia);
  • smaltimento.

Conferma il «principio chi inquina paga», in base al quale i costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal produttore iniziale, introduce il concetto di «responsabilità estesa del produttore» e distingue tra rifiuti e sottoprodotti.

Prevede inoltre che la gestione dei rifiuti deve essere effettuata senza creare alcun pericolo per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora o la fauna, senza comportare inconvenienti da rumori o odori, e senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse e che i produttori o detentori di rifiuti devono trattarli in proprio o consegnarli a un operatore ufficialmente riconosciuto. In entrambi i casi devono essere autorizzati e sono sottoposti a ispezioni periodiche.

Le autorità nazionali competenti sono tenute a istituire piani di gestione dei rifiuti e programmi di prevenzione dei rifiuti.

Condizioni particolari si applicano a rifiuti pericolosi, oli usati e rifiuti organici.

Introduce obiettivi di riciclaggio e di recupero da raggiungere entro il 2020 per i rifiuti domestici (50 %) e i rifiuti da costruzione e demolizione (70 %).

La normativa non riguarda taluni tipi di rifiuti, quali elementi radioattivi, materiali esplosivi in disuso, feci, acque reflue e carcasse di animali già regolamentati in norme apposite o in norme relative a settori specifici.

Nell’ambito di un pacchetto di misure sull’economia circolare, la Direttiva (UE) 2018/851 modifica la direttiva 2008/98/CE.

Stabilisce i requisiti operativi minimi per i regimi di responsabilità estesa del produttore, i quali possono includere anche la responsabilità organizzativa e la responsabilità di contribuire alla prevenzione dei rifiuti e alla possibilità di riutilizzare e riciclare i prodotti e rafforza le norme relative alla prevenzione dei rifiuti.

Infatti, gli Stati membri dell’Unione devono adottare misure per:

  • sostenere modelli di produzione e consumo sostenibili;
  • incoraggiare la progettazione, la produzione e l’uso di prodotti che siano efficienti nell’utilizzo delle risorse, durevoli, riparabili, riutilizzabili e che possano essere aggiornati;
  • concentrarsi sui prodotti contenenti materie prime essenziali per evitare che tali materiali diventino rifiuti;
  • incoraggiare la disponibilità di parti di ricambio, manuali di istruzioni, informazioni tecniche o altri mezzi che consentano la riparazione e il riutilizzo dei prodotti senza comprometterne la qualità e la sicurezza;
  • ridurre la produzione di rifiuti alimentari come contributo all’obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite di ridurre del 50 % lo spreco alimentare globale pro capite a livello della vendita al dettaglio e dei consumatori e di ridurre le perdite alimentari lungo le filiere di produzione e di approvvigionamento entro il 2030;
  • promuovere la riduzione del contenuto di sostanze pericolose nei materiali e nei prodotti;
  • fermare la produzione di rifiuti marini.

Stabilisce altresì nuovi obiettivi per il riciclaggio dei rifiuti urbani: entro il 2025 dovrà essere riciclato almeno il 55 % dei rifiuti urbani in peso.

Tale obiettivo salirà al 60 % entro il 2030 e al 65 % entro il 2035.

Gli Stati membri devono anche istituire, entro il 1° gennaio 2025, la raccolta differenziata dei materiali tessili e dei rifiuti pericolosi prodotti dalle famiglie e garantire che, entro il 31 dicembre 2023, i rifiuti organici siano raccolti separatamente o riciclati alla fonte (ad esempio, mediante compostaggio).

La direttiva evidenzia anche esempi di incentivi per applicare la gerarchia dei rifiuti, quali ad esempio gli oneri per il conferimento in discarica e l’incenerimento e i sistemi di pagamento in base al consumo.

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive http://data.europa.eu/eli/dir/2008/98/oj

Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/AUTO/?uri=celex:32018L0851

Unione Europea Il principio «chi inquina paga» e la responsabilità ambientale http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=legissum:l28120

Unione Europea Economia circolare https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/circular-economy.html

Unione Europea Materie prime essenziali https://single-market-economy.ec.europa.eu/sectors/raw-materials/areas-specific-interest/critical-raw-materials_en?prefLang=it

Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Responsabilità estesa del produttore https://www.mase.gov.it/pagina/responsabilita-estesa-del-produttore

Anno
2025
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Potenza complessiva degli impianti di telecomunicazione

Anno
2025

La potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni, parametro correlabile con l’intensità di campo elettromagnetico irradiata, ha avuto negli anni andamento crescente. 

Fino al 2011, il contributo preponderante è stato quello degli impianti radiotelevisivi. 

A partire dal 2012, però, la potenza complessiva di questa tipologia di impianti è andata stabilizzandosi intorno ad un valore di 1.1 milioni di Watt, mentre ha continuato a crescere la potenza delle stazioni radiobase per telefonia cellulare. 

Quest’ultima è in effetti passata da un contributo pari al 34% del totale nel 2006 a poco meno del 92% del totale ad inizio 2025.

Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda la potenza complessiva degli impianti di telefonia, si può osservare nel grafico seguente la percentuale di incremento in ciascun anno in rapporto alla potenza totale rilevata a maggio 2025.

E’ possibile rilevare come gli incrementi maggiori sono conseguenza dei cambi di tecnologia, a partire dall’anno 2005, in cui si ebbe un incremento netto legato all’implementazione della rete 3G.

In effetti gli aumenti di potenza si sono concentrati negli ultimi anni: nel 2011 il primo grosso balzo è legato all’introduzione del 4G e, tra il 2019 e il 2021 al potenziamento del 4G per garantire maggiori coperture territoriali e tipologie di servizi e all’introduzione del 5G. 

Nel 2024, l’incremento percentuale è praticamente raddoppiato, in conseguenza delle modifiche normative legate all’aumento dei limiti.

Al fine di poter seguire l’andamento dell’implementazione dei nuovi sistemi banda larga, è stato introdotto dal 2015 il monitoraggio della potenza complessiva a livello regionale per ciascun sistema di telefonia: 2G (GSM e DCS), 3G (UMTS) e 4G (LTE); dal 2019 viene monitorata anche la potenza associata ai nuovi sistemi 5G e dal 2020 la potenza associata al sistema ibrido 4G-5G chiamato DSS.

Si può vedere dal grafico come la potenza dei sistemi 2G, dopo un calo nelle potenze legato al riutilizzo delle frequenze per sistemi di nuova generazione, si è stabilizzata/leggermente rialzata negli ultimi anni. 

Questo fenomeno è dovuto al fatto che le reti 2G gestiscono, oltre alla telefonia mobile, anche una serie di servizi di trasferimento dati (ad esempio dai contatori elettrici a lettura remota) che richiedono che tale tecnologia sia mantenuta attiva.

Continua il calo delle potenze dedicate al 3G - in via di dismissione da parte di diversi operatori - mentre resta considerevole l’incremento della potenza dei sistemi 4G. 

Tale incremento è stato particolarmente significativo nel 2024, in conseguenza all’aumento del valore di attenzione avvenuto a cavallo tra il 2023 e il 2024. 

Ad oggi, la potenza dedicata ai sistemi 4G è pari ad oltre il 56% della potenza complessivamente installata negli impianti di telefonia.

Analoga conseguenza delle modifiche normative è visibile anche sulla potenza dei sistemi 5G e DSS. In particolare, il 5G è passato da una potenza dedicata pari a circa il 10% del totale nel 2023, ad un valore pari ad oltre il 16% del totale ad inizio 2025.

Percentuale di incremento annuo di potenza degli impianti per telefonia in rapporto alla potenza totale rilevata a febbraio 2022 - Fonte Arpa Piemonte

Per quanto riguarda la potenza complessiva degli impianti di telefonia, negli anni gli incrementi maggiori sono conseguenza dei cambi di tecnologia a partire dall’anno 2005, in cui si ebbe un incremento netto legato all’implementazione della rete 3G. 

In effetti gli aumenti di potenza si sono concentrati negli ultimi anni: nel 2011 il primo grosso balzo è legato all’introduzione del 4G e, tra il 2019 e il 2021 al potenziamento del 4G per garantire maggiori coperture territoriali e tipologie di servizi e all’introduzione del 5G. 

Negli ultimi tre anni l’incremento si è stabilizzato su livelli tra l’8 e il 10% annui.

Al fine di poter seguire l’andamento dell’implementazione dei nuovi sistemi banda larga, è stato introdotto dal 2015 il monitoraggio della potenza complessiva a livello regionale per ciascun sistema di telefonia: 2G (GSM e DCS), 3G (UMTS) e 4G (LTE); dal 2019 viene monitorata anche la potenza associata ai nuovi sistemi 5G e dal 2020 la potenza associata al sistema ibrido 4G-5G chiamato DSS.

I dati mostrano come i sistemi 2G ad oggi impegnino circa il 13% della potenza installata. Continua infatti la tendenza in diminuzione iniziato nel 2019, dovuto al fatto che si sfruttano le stesse bande di frequenza precedentemente destinate al GSM per i sistemi più recenti, togliendo potenza al primo per dedicarla ai secondi.

Circa il 12% della potenza complessiva è invece impiegata dai sistemi 3G, che hanno avuto un incremento di potenza negli anni tra il 2015 e il 2017, ed iniziato una decrescita che, a partire dal 2018, si va facendo di anno in anno più significativa: anche questo sistema, pur restando un contributo significativo alla potenza complessivamente installata, sta lasciando spazio ai più efficienti sistemi dal 4G in su, tanto che due operatori di telefonia in Italia stanno procedendo alla completa dismissione della rete 3G.

In effetti, l’incremento della potenza dei sistemi 4G è stato e rimane considerevole, tanto che il contributo percentuale alla potenza totale è del 63%. 

Per quanto riguarda invece i sistemi 5G, anche in questo caso si rileva una rapida crescita delle potenze, che nel giro di 4 anni sono passate dall’1% al 14% della potenza totale.

Un 10% circa della potenza totale è invece dedicato al sistema DSS.

Dati aggiornati a marzo di ciascun anno - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO 2 dicembre 2014 Linee guida, relative alla definizione delle modalita' con cui gli operatori forniscono all'ISPRA e alle ARPA/APPA i dati di potenza degli impianti e alla definizione dei fattori di riduzione della potenza da applicare nelle stime previsionali per tener conto della variabilita' temporale dell'emissione degli impianti nell'arco delle 24 ore. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2014/12/22/14A09740/sg

  Portale sui campi elettromagnetici in Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/portale_cem/

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Redazione RSA

Siti nucleari in Piemonte

Anno
2025
I siti nucleari in Piemonte

La passata stagione nucleare italiana, terminata con il referendum del 1987, ha lasciato in eredità l’oneroso compito di gestire il decommissioning di tutti gli impianti del ciclo del combustibile nucleare distribuiti sul territorio nazionale.

In generale si tratta di impianti datati, concepiti con tecnologie superate e soprattutto con un’età media ben superiore alla durata per la quale erano stati progettati. Di conseguenza non stupisce il manifestarsi di problematiche e anomalie impiantistiche che possono, in alcuni casi, avere importanti ripercussioni sull’ambiente.

I siti nucleari piemontesi sono tre: Bosco Marengo (AL), Saluggia (VC) e Trino (VC).

In particolare, il sito di Saluggia, sicuramente il sito più complesso del Piemonte, nel tempo ha ospitato un impianto pilota di ritrattamento del combustibile irraggiato, un impianto pilota di fabbricazione del combustibile nucleare, un reattore di ricerca con annesse celle calde per le prove sul materiale irraggiato, stabilimenti per la produzione di radiofarmaci, un deposito di combustibile nucleare irraggiato, depositi di rifiuti radioattivi solidi e liquidi.

Impianti nucleari in Piemonte
Sito Impianto Stato
Bosco Marengo (AL) Impianto di fabbricazione combustibile nucleare. SO.G.I.N. Area disattivazione In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati
Saluggia (VC) EUREX: impianto pilota di riprocessamento di combustibile nucleare irraggiato. SO.G.I.N. Area disattivazione In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati e rifiuti liquidi non condizionati
Deposito Avogadro: deposito di combustibile nucleare irraggiato In attività, presenza combustibile in piscina, rifiuti non condizionati
LivaNova Site Management (ex Sorin Site Management): deposito rifiuti radioattivi* In attività, rifiuti non condizionati
Trino (VC) Centrale elettronucleare di potenza E. Fermi. SO.G.I.N. Area disattivazione In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati
Impianti nucleari in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
*LivaNova Site Management non è un impianto nucleare ex Titolo IX del D.Lgs 101/20 ma è comunque oggetto delle attività di monitoraggio e controllo di Arpa Piemonte.
Rifiuti radioattivi e combustibile nucleare irraggiato detenuti

Il Piemonte ad oggi detiene più del 70% dei rifiuti radioattivi italiani – in termini di attività – e la quasi totalità del combustibile nucleare irraggiato. 

In particolare, il maggior quantitativo di rifiuti radioattivi è costituito dai rifiuti liquidi ad alta attività stoccati presso l’impianto EUREX di Saluggia, per i quali è previsto il trattamento di solidificazione nell’impianto CEMEX, attualmente in fase di costruzione. 

Tutto il combustibile nucleare irraggiato ancora presente in Piemonte è stoccato presso il Deposito Avogadro di Saluggia, dal momento che nel corso del 2015 sono stati effettuati due trasporti verso l’impianto di La Hague (F) con i quali è stata svuotata la piscina della centrale E. Fermi di Trino.

Fonte Isin - Aggiornato al 31 dicembre 2023
Fonte Isin – Aggiornato al 31 dicembre 2023
Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 31 luglio 2020, n. 101 Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom e riordino della normativa di settore in attuazione dell'articolo 20, comma 1, lettera a), della legge 4 ottobre 2019, n. 117. https://www.normattiva.it/eli/id/2020/08/12/20G00121/CONSOLIDATED/20240529

Sogin https://www.sogin.it/it

ISIN https://www.isinucleare.it/it

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Icona siti nucleari
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Radiazioni ionizzanti

Sorgenti artificiali di radiazioni ionizzanti

Anno
2025

Tulle le sorgenti di radiazioni ionizzanti sono registrate in un archivio detto Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti o STRIMS gestito da ISIN.

Le radiazioni ionizzanti possono essere prodotte da sorgenti radioattive o da apparecchi radiogeni. Nel primo caso la produzione di radiazioni ionizzanti è continua e quindi la sorgente deve essere custodita correttamente e smaltita tramite ditte autorizzate quando non è più utilizzabile. 

Nel caso degli apparecchi radiogeni invece, la produzione di radiazioni ionizzanti cessa nel momento in cui cessa l’alimentazione elettrica: da un punto di vista radioprotezionistico quindi le macchine radiogene sono in generale meno pericolose e non pongono problemi radiologici dopo la loro dismissione.

La attuale normativa stabilisce che chiunque intenda fare un uso o utilizzare applicazione che necessita o sfrutta radiazioni ionizzanti debba darne notifica preventiva di almeno 30 giorni all’ASL, all’ARPA, ai Vigili del Fuoco e all’Ispettorato del Lavoro. 

Se l’attività - si intende la emissione di radiazioni ionizzanti - delle sorgenti detenute è superiore a determinati livelli indicati dalla normativa stessa o se la tensione di lavoro delle macchine radiogene è superiore a 200 kV i detentori devono anche avere un’autorizzazione, detta “nulla osta”.

I nulla osta si dividono in due categorie A o B a seconda dell’attività della sorgente.

Il nulla osta di cat. B viene rilasciato dal Prefetto per gli utilizzi industriali o di ricerca. 

Attualmente, per gli utilizzi sanitari o veterinari, la Regione, con la Legge Regionale 5 del 2010, ha individuato nelle ASL territorialmente competenti le autorità titolari del procedimento e quindi deputate al rilascio. 

Tuttavia, la suddetta legge è in fase di revisione, per l’adeguamento al D.Lgs. 101/2020 che contiene la clausola che il nulla osta non può essere rilasciato dallo stesso soggetto titolare della pratica. 

Si ipotizza quindi che in futuro possano essere designate altre autorità deputate al rilascio del nulla osta di cat. B in ambito sanitario. 

Se invece l’attività delle sorgenti detenute è ancora più alta o le caratteristiche della macchina radiogena sono tali da generare un significativo irraggiamento neutronico, il nulla osta di cat. A viene rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico di concerto con altri ministeri e sentiti l’ISIN e la Regione. 

La nuova normativa dà rilevanza al principio di giustificazione di una pratica, che non può più essere implicito, ma deve essere esplicitamente illustrato sia nella notifica della pratica stessa sia nell’istanza di nulla osta.

Numero di detentori di sorgenti radioattive in Piemonte suddivisi per provincia e tipologia di autorizzazioni. Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Sistema Tracciabilità Rifiuti Materiali e Sorgenti STRIMS https://strims.isinucleare.it/

Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione ISIN https://www.isinucleare.it/it

DECRETO LEGISLATIVO 31 luglio 2020, n. 101 Attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom e riordino della normativa di settore in attuazione dell'articolo 20, comma 1, lettera a), della legge 4 ottobre 2019, n. 117. https://www.normattiva.it/eli/id/2020/08/12/20G00121/CONSOLIDATED/20240528

Legge regionale n. 5 del 18 febbraio 2010  Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2010;5

D.G.R. 19 Gennaio 2018, n. 23-6389 Direttive per le attivita' di controllo ambientale della radioattivita' di origine naturale ed artificiale https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/06/siste/00000076.htm

 

 

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Radiazioni ionizzanti, fattore per il territorio

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Ogni essere vivente sulla Terra è continuamente esposto alla radiazione esterna proveniente dai raggi cosmici e dai nuclidi radioattivi naturalmente presenti nella crosta terrestre; queste radiazioni sono responsabili sia dell’irraggiamento esterno sia dell’irraggiamento interno, nel caso di incorporazione dei radionuclidi, ovvero degli elementi radioattivi, stessi.

L’intensità di queste radiazioni varia a seconda del luogo e dell’ambiente in cui gli esseri viventi si trovano. Si calcola che più dell’80 % dell’esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti derivi da sorgenti naturali, mentre solo il 20 % sia dovuto all’attività umana a causa delle sorgenti artificiali, utilizzate soprattutto per scopi medici.

I radionuclidi naturali si distinguono in due classi: i radionuclidi cosmogenici e i radionuclidi primordiali.

La Terra è colpita continuamente da radiazione che vede la sua fonte principale nel Sole (67 %) e in percentuale minore (33 %) nella galassia.

La radiazione cosmica colpisce gli strati esterni dell’atmosfera terrestre che costituisce uno scudo assai efficace a protezione della vita sulla superficie del Pianeta.

Questi “raggi” hanno energie elevatissime e quando colpiscono l’atmosfera, si genera una cascata di interazioni nucleari che dà a sua volta origine a molte altre particelle secondarie che rivestono un ruolo fondamentale nella produzione dei radionuclidi cosmogenici, isotopi del Berillio, del Sodio, dell’Idrogeno e del Carbonio (Be-7, Na-22, H-3 e C-14).

I radionuclidi primordiali, invece, si sono formati per reazioni di fusione nucleare, di assorbimento di neutroni e di decadimenti beta in una stella originaria, che infine è esplosa come una supernova. Gran parte dei radionuclidi primordiali appartiene alle tre famiglie radioattive naturali seguenti:

  • famiglia del torio che ha per capostipite, cioè per nuclide originario, il Th-232;
  • famiglia dell’uranio che ha per capostipite l’U-238;
  • famiglia dell’attinio che ha per capostipite l’U-235.

In tutte e tre le famiglie è sempre presente un radionuclide allo stato gassoso la cui presenza costituisce, tra l’altro, una delle principali ragioni della diffusione della radioattività ambientale:

  • il radon (Rn-222) nella serie dell’uranio;
  • il toron (Rn-220) in quella del torio;
  • l’attinon (Rn-219) in quella dell’attinio.

In particolare, in alcune zone, l’esposizione al radon nelle abitazioni a causa della presenza dell’uranio nel suolo e nei materiali da costruzione può rappresentare uno dei maggiori problemi di radioprotezione dei giorni nostri.

Le fonti di radioattività artificiale nell’ambiente sono dovute ai test atomici effettuati nella seconda metà del secolo scorso principalmente nell’Oceano Pacifico, negli Stati Uniti e in Russia, e agli incidenti nucleari, in particolare quello di Chernobyl del 1986. Quello di Fukushima del 2011 ha interessato l’Italia in misura estremamente marginale.

In Italia le centrali nucleari e le altre installazioni connesse al ciclo del combustibile non sono più in esercizio e sono in corso le attività di disattivazione delle installazioni e di messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dal pregresso esercizio. L’impatto che producono sull’ambiente è pertanto ridotto rispetto al precedente periodo di funzionamento.

Ulteriori fonti di radioattività artificiale nell’ambiente sono un’ampia gamma di attività industriali e mediche che impiegano sorgenti di radiazione che possono comportare un rischio per la popolazione e per l’ambiente: in campo industriale i rivelatori di fumo, i misuratori di spessore e calibri, controlli di radiografia industriale, ecc.; in campo medico strumenti di diagnostica e terapia o di ricerca radiobiologica, marcatura di farmaci, ecc.

Anno
2025
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Rischi industriali, risposte sul territorio

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Industrie a rischio di incidente rilevante

In materia di prevenzione dei rischi di incidente rilevante, la normativa prevede due tipologie di attività di controllo, le ispezioni sui Sistema di Gestione della Sicurezza per tutti gli stabilimenti e le istruttorie dei Rapporti di Sicurezza solo per gli stabilimenti di soglia superiore; si tratta di procedimenti molto complessi che vedono coinvolti numerosi Enti (principalmente Arpa Piemonte, Vigili del Fuoco, nonché Regione e INAIL) e si articolano in numerose giornate, che prevedono sia attività di disamina documentale, sia sopralluoghi in campo presso gli stabilimenti per verificare la congruenza tra quanto indicato nei documenti e la configurazione impiantistica e gestionale.

La normativa prevede altresì attività di pianificazione dell’emergenza esterna per tutti gli stabilimenti RIR, per la definizione di procedure di intervento condivise tra i vari enti chiamati a intervenire (es. VVF, Arpa, ASL, Forze dell’ordine) in caso di incidente, a tutela della popolazione e dell’ambiente e attività di pianificazione del territorio.

I controlli integrati delle attività produttive

L’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una strategia, comune a tutta l’Unione Europea, per aumentare le “prestazioni ambientali” dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione.

L’AIA (autorizzazione integrata ambientale) in Italia è il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto a determinate condizioni che devono garantire che l’impianto sia conforme ai requisiti stabiliti dalle norme ambientali.

In particolare, l’autorizzazione AIA non considera un impianto solo in termini di rispetto dei limiti alle emissioni, ma entra nella specifica gestione dello stesso sia con l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili o BAT (Best Available Technologies), sia prevedendo una specifica attività di controlli interni ed esterni.

Verifiche impiantistiche

La normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, disciplina in più articoli gli obblighi del datore di lavoro quale garante della sicurezza, salute, incolumità dei propri dipendenti. 

Tra questi obblighi vi è quello di predisporre ambienti di lavoro e attrezzature adeguate ai rischi connessi all’attività dell’Azienda; in particolare vi è obbligo di sottoporre gli impianti e i dispositivi di sicurezza a regolare manutenzione e controllo di funzionamento con verifiche periodiche (annuale, biennale, triennale, quinquennale e decennale) da parte pubblica, secondo la tipologia delle attrezzature e il tipo di verifica (funzionalità o integrità).

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2012/18/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012 , sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, recante modifica e successiva abrogazione della direttiva 96/82/CE del Consiglio Testo rilevante ai fini del SEE https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2012/18

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. https://www.normattiva.it/eli/id/2015/07/14/15G00121/CONSOLIDATED/20160802

Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica https://www.mase.gov.it/pagina/inventario-nazionale-degli-stabilimenti-rischio-di-incidente-rilevante-0

Inventario degli stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose https://www.rischioindustriale.isprambiente.gov.it/seveso-query-105/Default.php

Regione Piemonte https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/ambiente/elettromagnetismo-rischio-industriale-rumore/rischio-industriale

Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/rischi-industriali/rischio-di-incidente-rilevante/rischio-di-incidente-rilevante

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DECRETO 6 marzo 2017, n. 58 Regolamento recante le modalità, anche contabili, e le tariffe da applicare in relazione alle istruttorie ed ai controlli previsti al Titolo III-bis della Parte Seconda, nonchè i compensi spettanti ai membri della commissione istruttoria di cui all'articolo 8-bis. https://www.normattiva.it/eli/id/2017/05/11/17G00079/ORIGINAL

Le norme IPPC (Direttiva 1996/61/CE, poi abrogata dalla Direttiva 2008/1/CE) sono state sostituite, a partire dal 7/01/14, dalla Direttiva 2010/75/UE (cosiddetta “Direttiva emissioni industriali”) relativa alle emissioni industriali; l’Italia ha provveduto al recepimento con Decreto Legislativo n. 46 del 04/04/14.

Direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) http://data.europa.eu/eli/dir/2010/75/oj

DECRETO LEGISLATIVO 4 marzo 2014, n. 46 Attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) https://www.normattiva.it/eli/id/2014/03/27/14G00058/CONSOLIDATED

Anno
2025
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Gruppo di Redazione

Attività di pianificazione del territorio e dell'emergenza

Anno
2025

Le attività di pianificazione dell’emergenza esterna (PEE), previste dall’art.21 del D.lgs. 105/2015 per tutti gli stabilimenti che ricadono nel suo campo di applicazione, sono in capo al Prefetto e consistono nella definizione di procedure di intervento in caso di incidente da parte degli enti preposti, a tutela della popolazione e dell’ambiente. 

Il 7 dicembre 2022 sono state approvate, con Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, per l’informazione alla popolazione e gli indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna. 

Nell’ambito dei gruppi di lavoro istituiti dalle Prefetture per la redazione e l’aggiornamento dei PEE, Arpa Piemonte e Regione Piemonte forniscono un supporto specialistico, sia per quanto riguarda l’analisi degli scenari incidentali degli stabilimenti, necessaria alla definizione delle aree di pianificazione dell’intervento in emergenza, sia relativamente al modello organizzativo di intervento, anche al fine di garantire un’elaborazione uniforme dei PEE sul territorio regionale.

Estratto dal piano di emergenza esterno provincia di Biella - Fonte Regione Piemonte

Nel 2024 sono proseguite le attività di supporto alle Prefettura di Alessandria, Biella, Novara e Torino per la predisposizione/aggiornamento dei PEE, in particolare è stato completato l’aggiornamento di 3 PEE della Città Metropolitana di Torino.

Il D.lgs.105/2015 prevede che i PEE degli stabilimenti RIR vengano periodicamente sperimentati, al fine di testarne l’efficacia; le modalità di sperimentazione dei PEE sono descritte negli “Indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna” di cui alla Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 7 dicembre 2022 e prevedono sostanzialmente due tipologie di esercitazione, per posti di comando (parziale – livello A, o completa – livello B) e prove di soccorso (congiunte – livello C, a scala reale – livello D). 

Con riferimento alle linee guida nazionali, nel 2024 è stata svolta l’attività di sperimentazione di 2 PEE per due stabilimenti rispettivamente situati nella Città Metropolitana di Torino e in provincia di Novara.

Nell’ambito dei procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) o di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), riguardanti uno stabilimento RIR o un territorio in cui è presente, la struttura competente di Arpa Piemonte per la Seveso fornisce supporto ai Dipartimenti territoriali dell’Agenzia per la valutazione dei potenziali impatti di tali stabilimenti. 

Nel 2024 sono stati forniti 20 contributi (10 per il quadrante Sud ovest e gli altri distribuiti sui restanti quadranti della Regione) nell’ambito dei suddetti procedimenti, finalizzati all’espressione di pareri riguardanti la presenza di stabilimenti che utilizzano sostanze/miscele pericolose, compresi i rifiuti.

Inoltre, Arpa e Regione forniscono, su richiesta, il proprio supporto agli enti deputati alle attività di pianificazione territoriale (Comuni ed enti territoriali di area vasta) per la valutazione della compatibilità territoriale di progetti che interessano aree prossime a stabilimenti RIR. 

Regione, inoltre, effettua la disamina - nell’ambito delle procedure urbanistiche di competenza ai sensi della legge regionale n. 56/1977 e anche per valutarne la coerenza con quanto previsto dalle specifiche Linee Guida Regionali approvate nel 2010 - dei piani regolatori comunali e dei piani territoriali provinciali, al fine di garantire uno sviluppo sostenibile del territorio nel tempo senza impedirne lo sviluppo industriale, anche nell’ambito dei procedimenti avviati dagli sportelli unici per le attività produttive – SUAP.

Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2015, n. 105 Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. https://www.normattiva.it/eli/id/2015/07/14/15G00121/CONSOLIDATED/20160802

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE DIRETTIVA 7 dicembre 2022 Linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, linee guida per l'informazione alla popolazione e indirizzi per la sperimentazione dei piani di emergenza esterna https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/02/07/23A00741/sg

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Redazione RSA

Previsione di innesco delle frane superficiali

Anno
2025

SLOPS (Shallow Landslides Occurence Prediction System)

SLOPS è un modello per il preannuncio delle frane superficiali basato su soglie pluviometriche e opera sia in fase previsionale sia in fase di monitoraggio, in analogia con l’impostazione del Sistema di Allertamento Regionale.

SLOPS distingue diverse unità territoriali di base (Landslides Frequency Zonation), ottenute dall’intersezione tra i poligoni delle aree elementari — definite incrociando mappe tematiche categoriche (litologia e suolo) — e la mappa di densità delle frane storiche avvenute tra il 1990 e il 2016 (circa 33.000 frane superficiali). Da questa elaborazione si ricava la Mappa di suscettibilità per l'innesco di frane superficiali, su cui si basa lo SLOPS per stimare, in ciascuna area, il numero massimo atteso di fenomeni franosi al superamento delle soglie di innesco, secondo una classificazione in quattro classi: Low, Moderate, High, Very High.

Sintesi dei livelli di suscettibilità all'innesco di frane - Fonte Arpa Piemonte

Le soglie pluviometriche sono del tipo Intensità-Durata (trasformate in Cumulata-Durata), ottenute dell’elaborazione statistica delle frane storiche e delle piogge che le hanno causate.

L’analisi degli eventi di frana diffusi e delle piogge a essi associate, condotta per i due contesti territoriali — alpino e collinare/appenninico — ha permesso di individuare le soglie minime di innesco caratteristiche di ciascun ambiente.

Soglie di innesco delle frane superficiali

Tra le soglie di base si articolano tante soglie quanti sono i pluviometri di riferimento inseriti nel modello. Le soglie sono di tipo probabilistico, dove la probabilità che una o più frane si inneschino è funzione dell’entità del superamento:

  • nessuna probabilità – il valore soglia non è raggiunto;
  • bassa probabilità – il valore soglia è raggiunto e/o superato del 10%;
  • media probabilità – il valore soglia è superato tra l’11% e il 30%;
  • alta probabilità – il valore soglia è superato tra il 31% e il 50%;
  • molto alta probabilità – il valore soglia è superato per più del 50%;

Al raggiungimento o superamento di una soglia, si evidenzierà uno Scenario di Innesco, la cui probabilità di accadimento dipenderà dall'entità del superamento stesso, come precedentemente illustrato, secondo il seguente schema:

  • nessuna probabilità è associata solo ed esclusivamente allo Scenario “Assenti (A)”;
  • una bassa probabilità di accadimento sarà associata esclusivamente allo Scenario “Isolati (I)”;
  • la media probabilità sarà associata agli Scenari “Isolati” e “Poco o moderatamente diffusi (P)”;
  • le probabilità alta e molto alta si potranno verificare con gli Scenari “Isolati (I)”, “Poco o moderatamente diffusi (P)” e “Diffusi o molto diffusi (D)”.

La sintesi delle valutazioni sugli Scenari di Innesco per le frane superficiali è riferita alle 11 Aree di Allerta del Sistema di Allerta Regionale per il Rischio Idrogeologico ed Idraulico come stabilito dal nuovo disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578).

Legenda degli scenari di innesco di frane superficiali

Lo "Scenario di innesco delle frane" è emesso quotidianamente, fatta eccezione per i fine settimana e i giorni festivi in assenza di allerta arancione o superiore.  In caso di allerta arancione o superiore emessa dal Sistema di Allerta Regionale, il bollettino viene diffuso con frequenza di emissione variabile in funzione delle caratteristiche dell’evento.

Le valutazioni riguardanti la probabilità di innesco di frane superficiali ottenute con il modello SLOPS sono ad aggiornamento orario, mentre lo scenario è pubblicato con cadenza giornaliera.

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Nicolò G., Gaeta A. R. (2019) Shallow landslides predisposing and triggering factors in developing a regional early warning system. Landslides 16:2, 235-251. https://doi.org/10.1007/s10346-018-1096-8

Sito Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/previsione-innesco-delle-frane-superficiali

Regione Piemonte, Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del “Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile" (D.G.R. n. 30 luglio 2007, n. 46-6578) - https://www.arpa.piemonte.it/export/sites/default/pubblicazioni/pdf/D.G.R.-30-luglio-2007-n.46-6578.pdf

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Geologia e nivologia

Popolazione esposta al rischio di alluvioni

Anno
2025

Per valutare la popolazione interessata da rischio di alluvioni nel territorio piemontese sono stati utilizzati dati relativi alla popolazione residente (dati ISTAT 2011) e le mappe della pericolosità da inondazione del Piano Gestione Rischio Alluvioni – PGRA 2024. Il dato è aggiornato con cadenza bimestrale.

Per quanto riguarda i dati relativi al PGRA sono state utilizzate le estensioni totali delle aree inondabili, secondo la seguente classificazione:

  • aree ad elevata probabilità di inondazione  – P3/H: interessate da piene molto frequenti (tempo di ritorno – TR – ventennale, corrispondente a una probabilità annua di accadimento del 5%);
  • aree a medio/alta probabilità di inondazione – P2/M: interessate da piene frequenti (TR 100-200 anni, corrispondente a una probabilità annua di accadimento dello 0.5 – 1%) ;
  • aree a bassa probabilità di inondazione – P1/L: interessate da piene poco frequenti o rare (TR 300-500 anni, corrispondente a una probabilità annua di accadimento dello 0,3 -  0.2 % ).

Più di ottocentomila piemontesi risiedono in aree potenzialmente soggette a inondazione, corrispondente al 18%  della popolazione (dati censimento ISTAT 2011). Di questi, 240.000 risiedono in aree a probabilità di inondazione  media o elevata, (circa il 5% della popolazione regionale).

Confrontando i dati del 2024 con quelli del 2019, l’aumento della popolazione a rischio — circa 185.000 persone — è dovuto principalmente alle nuove varianti del PAI (Piano per l'Assetto Idrogeologico). Queste varianti, riguardanti sia le Fasce Fluviali sia l’Atlante dei rischi idraulici e idrogeologici del reticolo secondario, hanno ampliato le aree soggette alla dinamica dei corsi d’acqua grazie a studi condotti con maggiore dettaglio.

Analizzando le popolazioni residenti nelle aree a diverso grado di pericolosità da inondazione, emerge che quelle ubicate in zone ad alta probabilità (P3/H) costituiscono, in media, meno del 5 % del totale delle persone che vivono in aree inondabili, si va da un valore minimo del 2 % in provincia di Vercelli ai valori massimi delle province di Biella (11%), e Verbania (10 %).  

La quota di popolazione residente in aree a media probabilità di inondazione (ossia nella fascia tra P3/H e P1/L) si attesta intorno al 36 % del totale inondabile, variando dal 3 % della provincia di Asti al 70 % di quella di Alessandria.  Nel caso della provincia di Asti, il valore contenuto riflette probabilmente la conformazione collinare del territorio, più soggetto a fenomeni franosi che a inondazioni. Nella provincia di Alessandria, invece, l’elevata percentuale è conseguenza di recenti studi idraulici svolti dall’Università di Padova per conto dell’Autorità di Bacino del Po (2021) che hanno ricompreso gran parte dell’area edificata nelle fasce a medio/alta probabilità di inondazione da parte dei fiumi Tanaro e Bormida. In provincia di Torino, infine, la consistente presenza di popolazione nelle aree P2 (medio/alta probabilità di inondazione) è legata all’intensa urbanizzazione della pianura torinese e, nelle zone alpine, allo sviluppo di insediamenti sugli ampi conoidi alluvionali.

Piemonte: numero di abitanti per ogni provincia, residente in aree a differente pericolosità da inondazione/allagamento
popolazione esposta alluvioni
Province Numero comuni interessati Percentuale comuni interessati sul totale comuni Totale residenti Percentuale abitanti interessati sul totale abitanti Numero comuni 2019 Popolazione ISTAT 2011
Alessandria 182 97,33% 107682 25,21% 187 427064
Asti 107 91,45% 29606 13,61% 117 217573
Biella 67 90,54% 13722 7,54% 74 182092
Cuneo 241 97,57% 79742 13,61% 247 585830
Novara 85 97,70% 38347 21,72% 87 176582
Torino 303 97,12% 408290 18,16% 312 2247787
VCO 70 94,59% 76394 47,68% 74 160228
Vercelli 73 89,02% 50195 13,73% 82 365559
Piemonte 1128 95,59% 803978 18,43% 1180 4362715
Percentuale abitanti e comuni interessati al rischio alluvioni sul totale degli abitanti e dei comuni - Fonte Arpa Piemonte

Tra le province piemontesi, quella che presenta la percentuale maggiore di residenti in aree soggette a pericolo di inondazione è la provincia del Verbano-Cusio-Ossola: circa il 48% degli ossolani (76.000 persone) è soggetto a pericoli associati ad eventi di piena; la provincia con la percentuale minore è quella di Biella con il 7% degli abitanti coinvolti (13.700 persone).

La provincia di Verbania è caratterizzata dall’ampio fondovalle glaciale del fiume Toce, fortemente urbanizzato e da estesi conoidi alluvionali su cui si sviluppano i centri abitati. La Provincia di Biella invece presenta una densità abitativa maggiore in aree di pianura esterne alle aree indicate pericolose dal PGRA (Piano Gestione Rischio Alluvioni, elaborato dall'Autorità di Bacino Distrettuale) .

L’istogramma successivo evidenzia la popolazione complessiva - differenziata per provincia - residente in aree a pericolosità da inondazione, distinta per ambiente fluviale di pianura, montano o collinare e lacuale. L’altezza delle colonne è legata al numero di residenti delle varie province, la prevalenza della provincia di Torino si spiega con il fatto che vi risiede ben il 52% della popolazione piemontese.

In Piemonte, la maggior parte dei residenti a rischio alluvione vive nelle aree di pianura influenzate dai corsi d’acqua, con l'eccezione delle province del Verbano Cusio Ossola — prevalentemente montana — e di Biella. In quest’ultima, infatti, solo il 21% degli abitanti esposti al rischio si trova nelle zone soggette alle piene del reticolo idrografico principale e secondario di pianura, a fronte di una media regionale del 70%.  Tale differenza è dovuta alle caratteristiche geologiche della pianura biellese: le aree ancora soggette alla dinamica dei corsi d’acqua si sviluppano in fasce ristrette, delimitate dalle alte scarpate di terrazzo che le separano dalle superfici più antiche, generalmente non più soggette a inondazioni,  dove sorgono i principali centri abitati.

In conclusione, la maggior parte della popolazione piemontese residente in aree potenzialmente soggette a inondazioni si trova all’interno delle aree P1/L, caratterizzate da bassa probabilità di accadimento (nel caso del reticolo principale) o da bassa intensità dei fenomeni, soprattutto in ambiente alpino, su conoidi e fondovalle. Tuttavia, circa il 30% della popolazione esposta a fenomeni idraulici risiede in aree dove la frequenza o l’intensità degli eventi è significativa.

Analizzando i dati riferiti all’intera popolazione piemontese, la quota di residenti in aree potenzialmente soggette a inondazione si attesta in media al 18%. Spicca tuttavia la provincia del Verbano-Cusio-Ossola, dove ben il 47% della popolazione vive in aree a rischio idrogeologico.

Dal punto di vista della prevedibilità dei fenomeni in ambito di protezione civile, è importante sottolineare che, nelle aree soggette alle piene dei principali corsi d’acqua, i modelli previsionali offrono risultati sufficientemente attendibili. Al contrario, i fenomeni torrentizi — dalle piene improvvise alle colate detritiche — restano ancora difficili da interpretare in chiave di allertamento e gestione dell’emergenza. Questo evidenzia la necessità di azioni mirate a formare la popolazione residente, affinché acquisisca consapevolezza delle dinamiche fluviali e sia in grado di adottare misure di protezione e autodifesa in caso di eventi di piena.

Popolazione in aree a pericolosità da inondazione/allagamento differenziata per provincia e tipologia di ambiente
Informazioni e risorse aggiuntive

Piano gestione rischio alluvioni – PGRA – Geoportale regionale 
https://www.geoportale.piemonte.it/visregpigo/?action-type=pgra

Arpa Piemonte Geologia e dissesto https://www.arpa.piemonte.it/temi/geologia-dissesto

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Geologia e nivologia