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Popolazione esposta al rischio di frane

Anno
2025

I valori relativi alla popolazione esposta alle frane, così come rilevate nel Sistema Informativo Frane in Piemonte -  SIFraP, sono ottenuti stimando la popolazione residente, in base al censimento ISTAT del 2011, suddivisa nei comuni (aggiornamento 2019). 

popolazione esposta alle frane
Province Numero comuni interessati Percentuale comuni interessati sul totale comuni Totale residenti Percentuale abitanti interessati sul totale abitanti Numero comuni 2019 Popolazione ISTAT 2011
Alessandria 145 77,54% 4076 0,95% 187 427064
Asti 113 96,58% 1756 0,81% 117 217573
Biella 51 68,92% 2740 1,50% 74 182092
Cuneo 209 84,62% 11140 1,90% 247 585830
Novara 14 16,09% 45 0,03% 87 176582
Torino 201 64,42% 8379 0,37% 312 2247787
VCO 72 97,30% 4991 3,11% 74 160228
Vercelli 27 32,93% 402 0,11% 82 365559
Piemonte 832 70,51% 33529 0,77% 1180 4362715
Percentuale abitanti e comuni interessati al rischio frane sul totale abitanti e comuni - Fonte Arpa Piemonte

Facendo riferimento ai dati aggiornati al 2024 si può evidenziare che i comuni interessati al rischio frane sono 832 (70% dei comuni piemontesi), con una percentuale di popolazione esposta dello 0.77%.

Ciò è dovuto per lo più all’ubicazione delle aree interessate da frane che, essendo in area montana-alpina, sono di per sé scarsamente abitate.

A fronte del coinvolgimento della quasi totalità dei comuni piemontesi nelle aree interessate a frane, quindi, la percentuale della popolazione residente esposta al rischio risulta piuttosto bassa.

Gli indicatori relativi alla popolazione esposta al rischio frane devono essere considerati come un'indicazione dello stato attuale della situazione regionale, ma non sono adatti per tracciare un andamento nel tempo.
 

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Geologia e nivologia

Attività sismica

Anno
2025

Nel corso del 2024 la rete sismica regionale ha rilevato 1313 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1.0 ML (magnitudo locale), di cui 180 localizzati internamente ai confini piemontesi e 184 entro 25 km. 

In Piemonte, i terremoti si concentrano soprattutto nelle Alpi Occidentali, seguendo in genere la fascia di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale.

Quasi il 75% dei terremoti di magnitudo superiore a 1.0 registrati in Piemonte nel 2024 è stato localizzato nella fascia alpina e pedemontana del Cuneese.

L’indicatore ‘Movimenti sismici’ è collegato all’obiettivo 13.1 dell’Agenda 2030, che mira a rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi climatici e ai disastri naturali in tutti i paesi.

Di seguito sono riportati i link alle notizie pubblicate sul sito di ARPA riguardanti i terremoti avvenuti nel 2024:

Terremoto ad Acceglio di magnitudo 4.1 - 9 dicembre 2024
Sciame sismico nei pressi di Acceglio (CN) - 20 agosto 2024

Localizzazione dei terremoti rilevati dalla rete sismica della Regione Piemonte nel 2024 - Fonte: Arpa Piemonte
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Numero sismi Magnitudo (ML) Profondità Km
Alpi torinesi 22 1.0 - 2.4 2-18
Pianura occidentale 4 1.1 - 1.9 25-29
Alpi cuneesi 137 1.0 - 3.0 1-23
Pianura orientale 1 2.6 86
Rilievi alpini nord-orientali 3 1.1 - 2.3 6-8
Astigiano - Alessandrino 6 1.2 - 2.1 21-64
Rilievi meridionali 7 1.0 - 1.5 4-17
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥1 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024. Fonte: Arpa Piemonte.
Distribuzione dei terremoti rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024
Settori geografici piemontesi Terremoti con magnitudo ≥ 2.75 ML (zona sismica, località, magnitudo, profondità, data e ora)
Alpi torinesi -
Pianura occidentale -
Alpi cuneesi Zona 3S: Acceglio (CN), Bellino (CN), Argentera (CN), Prazzo (CN), Pontechianale (CN), Elva (CN), Casteldelfino (CN) 2.96 ± 0.22 ML, 11.0 km, 24 dicembre 16:08 UTC
Pianura orientale -
Rilievi alpini nord-orientali -
Astigiano-Alessandrino -
Rilievi meridionali -
Distribuzione dei terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 2.75 rilevati internamente ai confini regionali - anno 2024. Fonte: Arpa Piemonte.
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro - 2024
Magnitudo (ML) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
1 - 2 152 161 99 57 325 249 1043
2 - 3 28 20 16 8 113 51 236
3 - 4 0 2 3 0 13 13 31
4 - 5 0 1 0 0 1 1 3
>= 5 0 0 0 0 0 0 0
Totale 180 184 118 65 452 314 1313
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2024. Fonte: Arpa Piemonte.
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza -2024
Profondità (km) interni 0-25 km 25-50 km 50-75 km 75-100 km 100-300 km Totale
<10 126 166 93 27 25 70 507
10-20 44 18 19 20 215 185 501
20-30 5 0 4 12 206 47 274
30-40 2 0 1 4 4 2 13
40-50 0 0 0 1 1 3 5
50-60 1 0 0 0 1 5 7
60-70 1 0 1 1 0 1 4
>=70 1 0 0 0 0 1 2
Totale 180 184 118 65 452 314 1313
Attività sismica: terremoti con magnitudo locale (ML) ≥ 1 distribuiti in funzione della profondità focale e della distanza dell’epicentro rispetto ai limiti regionali - anno 2024. Fonte: Arpa Piemonte.
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Geologia e nivologia

Aree in frana

Anno
2025

Le informazioni sulle frane, o più correttamente sulle aree in frana, sono registrate nel SIFraP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) che è la componente della Banca dati Geologica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante, in atto o avvenuti in passato, sulla base di documenti d’archivio, di rilevamento diretto sul posto o di telerilevamento.

Le informazioni sono organizzate secondo tre livelli di approfondimento. Il primo livello comprende circa 38.000 fenomeni franosi rilevati in Piemonte e permette di calcolare la percentuale di territorio in frana, comunemente indicata come indice di franosità. È un indicatore piuttosto statico la cui variazione nel tempo è quasi impercettibile; l’aumento della superficie in frana è più frequentemente dovuta ad un miglioramento della conoscenza del territorio che alla attivazione di nuovi fenomeni franosi. L’indice di franosità rappresenta un importante indicatore a scala comunale, provinciale e regionale della vulnerabilità del territorio collinare e montano. La rappresentazione in mappa è disponibile sul sito istituzionale.
La raccolta di informazioni al secondo livello di approfondimento comprende attualmente 780 fenomeni franosi e permette di ottenere un quadro maggiormente dettagliato.
Solo per un numero limitato di casi - attualmente 13 - vengono realizzate le schede monografiche di maggior dettaglio del terzo livello di approfondimento. 

Fenomeni franosi analizzati al 2° e 3° livello di approfondimento - Fonte Arpa Piemonte
In rosso le frane per le quali sono disponibili informazioni di secondo livello di approfondimento, in blu quelle al terzo livello di approfondimento.

Nel corso del 2024 è stata avviata l’attività di verifica e confronto tra la cartografia delle frane dei fogli CARG in corso di allestimento ed il SIFraP, con lo scopo di definire un quadro del dissesto quanto più condiviso e omogeneo, pur mantenendo le specificità dei due catasti. L’attività di Arpa ha preso avvio dal Foglio Tortona per il quale si è proceduto ad effettuare la fotointerpretazione sul volo CGR degli anni ‘70, lo stesso utilizzato anche dai rilevatori CARG del CNR - IGG di Torino, producendo una copertura di frane ex novo rispetto al quadro SIFRAP esistente. Successivamente si sono posti a confronto i dissesti Arpa e CNR, verificando una sostanziale corrispondenza tra i dati dei due enti, avendo il 90% di sovrapposizione tra le aree in dissesto. Sono poi stati effettuati sopralluoghi congiunti per la verifica delle principali frane non corrispondenti, arrivando ad una condivisione finale dei movimenti franosi. Complessivamente, per il foglio Tortona, sono state perimetrate circa 420 frane, ascritte principalmente alla tipologia di colamento lento e secondariamente a quella di scivolamento generico.

Come approfondimento su dissesti verificatisi nel 2024, si riporta a titolo di esempio il caso di una frana di crollo in alta quota, verificatosi al Colle delle Locce in valle Anzasca, descritta nella Scheda SIFRAP 103-77661-00.

Il 26 dicembre 2024, nelle ore serali, si è verificato il crollo di uno sperone roccioso, 200 m a nord-ovest del Colle delle Locce. Sul versante, a quote comprese tra 3100 m e 3300 m, il distacco ha lasciato un ampio squarcio al di sotto del quale si è allungato un deposito di frana grigio-marrone, ben in risalto sulla copertura di neve. Il confronto con la morfologia precedente la frana, ha permesso la misura dei principali parametri dimensionali della nicchia (175 m di lunghezza, 100 m di larghezza, profondità media di 20 m, con punte di 50 m) e ne è stato calcolato il volume di roccia venuto a mancare in seguito al crollo: circa 310.000 m3. Il corpo di frana ha attraversato l’intera lunghezza del sottostante ghiacciaio Settentrionale delle Locce, raggiungendo la sponda meridionale del lago omonimo, con un percorso di 2,2 km planimetrici e 1100 m di dislivello.

Frana di crollo avvenuta il 26 dicembre 2024 sul ghiacciaio Settentrionale delle Locce, in alta valle Anzasca. Il distacco è avvenuto poco sotto la cresta a circa 3300 m di quota; il materiale franato (delimitato dalla linea continua rossa), dopo aver percorso l’intero ghiacciaio, ha raggiunto il lago delle Locce mentre la polvere di roccia, ghiaccio e neve (delimitata dal tratteggio rosso) ha interessato l’intera conca (Foto del 28/12/2024, M. Vittone - Soccorso Alpino Macugnaga).

Per quanto possa sorprendere l’attivazione di una grande frana di crollo in alta quota in inverno, bisogna ricordare che si tratta di una fenomenologia non isolata, in relazione al contesto di cambiamento climatico in atto e alla degradazione del permafrost (vedi paragrafo dedicato) : proprio a poche centinaia di metri di distanza, nel 2015 si era prodotta un’altra grande frana di crollo, occorsa il 16 dicembre, sotto la Punta Tre Amici. Sempre in dicembre, si sono verificate frane di crollo di grandi dimensioni anche sui versanti del Rocciamelone (2006) e del Monviso (2019).

Modello 3D della conca del versante Est del Monte Rosa con indicate le aree di coinvolgimento dei fenomeni di instabilità più significativi: rock-avalanche dell'aprile 2007 (1), del dicembre 2015 (2) e del dicembre 2024 (3).

Il Ghiacciaio del Belvedere rappresenta attualmente uno dei siti a maggior dinamicità dell’ambiente alpino piemontese di alta quota, in cui si sovrappongono processi di natura glaciale, gravitativa, torrentizia e valanghiva controllati da una elevata energia di rilievo, dalle rapide trasformazioni dei corpi glaciali e dalla crescente disponibilità di detrito.

Carta delle instabilità geomorfologiche attive e sintesi dei principali eventi che hanno coinvolto la parete est del Monte Rosa e la conca glaciale del Belvedere negli ultimi anni (elaborazione Arpa Piemonte)

Annualmente con i dati del SIFRAP viene aggiornato l’inventario dei fenomeni franosi in Italia (Progetto IFFI) gestito da ISPRA. A partire dal 2020 i dati dell’inventario nazionale sono consultabili dalla Piattaforma Idrogeo che consente la consultazione di dati, mappe, report, foto, video e documenti dell’intero Inventario nazionale IFFI; è inoltre possibile la condivisione e il download dei dati. la piattaforma è accessibile con diversi tipi di dispositivo (smartphone, tablet, desktop), è sviluppata in open source ed è utilizzata da parte delle Regioni per il caricamento/aggiornamento dei dati, la segnalazione di nuove frane e la creazione di report.

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Geologia e nivologia

Rischi naturali, fattori sul Territorio

Tema
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Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano processi morfodinamici, classificabili in:

  • Processi sui versanti (frane), che si verificano in ambiente sia montano sia collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua di ordine inferiore (erosione e trasporto solido), che si verificano anch’essi in ambiente montano e collinare;
  • Processi lungo i corsi d’acqua nei fondivalle e in pianura (erosioni di sponda, tracimazioni, allagamenti), che si verificano prevalentemente in ambiente di pianura.

Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono, inoltre, causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe. Sempre nell'area di alta quota, i rischi naturali possono essere connessi ai processi legati all'evoluzione di ghiacciai e permafrost.

Il territorio regionale è soggetto anche ai terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi portano la regione ad essere sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza. I terremoti nell’area si verificano principalmente lungo due direttrici: la prima segue l’andamento dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in prossimità del margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale; la seconda, caratterizzata da una maggiore dispersione, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni, lungo il Fronte Pennidico. Una diffusa sismicità, seppur con minori frequenze, caratterizza anche i rilievi centrali e sud-orientali della regione, in particolare nell’Appennino settentrionale.

In Piemonte sono presenti particolari tipi di rocce che producono gas radiogeni e altri nei quali vi è probabilità che siano presenti "mineralizzazioni" di amianto naturale.

Anno
2025
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Criosfera e Territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

Un elemento caratteristico dell’area montana è rappresentato dalla criosfera, definita come la “porzione della Terra in cui l’acqua si trova allo stato solido”. In ambito alpino fanno parte della criosfera la neve stagionale e perenne, i ghiacciai, il permafrost, il terreno congelato e il ghiaccio che si forma su corsi d'acqua e laghi.

La criosfera, modificato da IPCC – AR4 WGI Chapter 4: Observations: Changes in Snow, Ice, and Frozen Ground - Fonte https://learnweather.com/
I ghiacciai

I ghiacciai sono la componente della criosfera più rappresentativa dell’alta montagna. Nascono dall’accumulo e dalla trasformazione della neve in ghiaccio che avviene a causa dell'azione del gelo e della compattazione progressiva degli strati nevosi. Se la massa di ghiaccio supera lo spessore di alcune decine di metri tende a deformarsi plasticamente e a scorrere verso il basso a causa della forza di gravità, formando delle lingue più o meno allungate all’interno delle valli.

L’evoluzione dei ghiacciai è direttamente collegata alle condizioni climatiche e, in particolare, al regime delle precipitazioni nevose e della temperatura dell’aria. Infatti, l’intensa riduzione areale dei ghiacciai in tutte le catene montuose a livello mondiale, che ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni, è sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti delle variazioni climatiche in atto. 

Oltre ad essere degli importanti indicatori climatici, i ghiacciai rappresentano un’importante risorsa idrica, energetica, paesaggistica e turistica. I ghiacciai rivestono infatti grande importanza per il regime idrico, in quanto immagazzinano le precipitazioni nel corso delle stagioni, degli anni o addirittura dei decenni e dei secoli. Soprattutto durante le fasi di siccità nei mesi estivi, i ghiacciai contribuiscono in maniera determinante al deflusso di molti corsi d’acqua alpini e di molti fiumi principali come il Po.

Lo studio ed il monitoraggio dei ghiacciai assumono quindi un ruolo sempre più importante, non solo dal punto di vista degli effetti dei cambiamenti climatici in quota, ma come basi di valutazione per una gestione razionale di una risorsa strategica e dei rischi naturali che caratterizzano le attuali aree alpine in profonda trasformazione. 

Il permafrost

Tra le componenti della criosfera, il permafrost è sicuramente l’elemento più difficile da osservare, benché sia quello più diffuso al mondo, e per questo motivo viene definito come “la componente nascosta della criosfera”. 

Il permafrost (contrazione dei termini inglesi “perennially frozen ground”) viene definito come terreno o roccia che presenta una temperatura minore o uguale a 0 °C per almeno due anni consecutivi, indipendentemente dalla presenza di ghiaccio.

La presenza del ghiaccio per la definizione del permafrost, quindi, non è un elemento fondante in quanto il materiale può essere secco o può contenere acqua allo stato liquido, anche se le temperature sono < 0 °C (ad es. a causa di sali disciolti o di falde in pressione che abbassano la temperatura di congelamento). Lo studio e il monitoraggio del permafrost sono relativamente recenti e negli ultimi anni hanno avuto un forte impulso grazie all’attenzione crescente posta dalla comunità scientifica e dall’opinione pubblica sia ai cambiamenti climatici, sia agli effetti del riscaldamento globale nelle aree alto alpine.

Infatti, il permafrost è direttamente collegato alle caratteristiche climatiche sia globali che locali ed il suo monitoraggio fornisce un importante contributo alla comprensione dei cambiamenti climatici in area montana, dei rischi naturali in alta quota e sul ciclo idrologico delle terre alte.

Informazioni e risorse aggiuntive

In questo sito Neve

Anno
2025
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Mappa della concentrazione di cromo, nichel, cobalto e vanadio nei suoli della pianura piemontese

Anno
2025

La mappa è realizzata elaborando i dati della Rete Arpa Piemonte di monitoraggio ambientale dei suoli e fornisce informazioni di base per l'individuazione, a livello regionale, di valori di riferimento nel suolo utili allo svolgimento di procedimenti di bonifica dei siti contaminati ed alla corretta gestione delle terre e rocce da scavo, come da presa d'atto della Giunta Regionale della Regione Piemonte.

Nella mappa, che verrà progressivamente estesa a tutto il territorio piemontese, sono rappresentate aree omogenee rispetto alla concentrazione di cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co) e vanadio (V).

Aree omogenee della concentrazione di cromo, nichel, cobalto e vanadio per i suoli della pianura piemontese - comune di Torino (linea rossa) e cintura - Fonte Arpa Piemonte, Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023
Aree omogenee della concentrazione di cromo, nichel, cobalto e vanadio per i suoli della pianura piemontese - Dora Riparia, Chisola, Ceronda, Stura Lanzo, Po (Chivasso-Caluso) e Malone - Fonte Arpa Piemonte, Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023
Aree omogenee della concentrazione di cromo, nichel, cobalto e vanadio per i suoli della pianura piemontese - Pinerolese e cuneese - Fonte Arpa Piemonte, Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023

Per le aree omogene di concentrazione sono forniti i valori di fondo naturale e parametri statistici interpretabili con il termine più esteso di descrittori del fondo, da utilizzare come elementi scientifici di confronto nell’ambito delle indagini preliminari sito specifiche previste dalla normativa riguardante il suolo su siti contaminati, terre e rocce da scavo e suoli agricoli (D.Lgs. 152/06, D.P.R. 120/2017, D.M. 46/2019).

Le ipotesi relative all’origine prevalente naturale di Cr, Ni, Co e V sono verificate attraverso lo studio della variabilità verticale della concentrazione, l’individuazione di correlazioni statisticamente significative tra i contaminanti e la valutazione di indici di arricchimento. 

I valori di fondo naturale forniti per ciascuna area omogenea sono calcolati in base agli standard internazionali ISO 19258/2005 “Soil quality - Guidance on the determination of background values”.

Concentrazioni di cromo (Cr), nichel (Ni) e cobalto (Co) per aree omogenee e confronto con le soglie di contaminazione nel suolo (CSC) stabilite dal D.Lgs. 152/06 (linea rossa continua) stabilita dal D.Lgs. 152/06 per siti ad uso verde pubblico-privato e residenziale (Allegato 5, Parte IV, Tabella 1, colonna A) e dal D.M. 46/2019 per i suoli delle aree agricole (Allegato 2, Art. 3) - Fonte: Arpa Piemonte - Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023.
Valori di fondo della concentrazione di cromo (Cr) in mg/kg e confronto con le CSC (3). per aree omogenee di concentrazione dei suoli.
Valore di fondo-naturale (ISO 19258/2005), corrispondente al 90° percentile della popolazione ricostruita di dati ottenuta dopo aver rimosso eventuali valori outliers.
Concentrazione in mg/kg riferita alla totalità dei materiali secchi della frazione inferiore a 2 mm, comprensiva dello scheletro (frazione 2 mm - 2 cm). (3) Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo (CSC – 90 mg/kg) stabilita dal D.Lgs. 152/06 per siti ad uso verde pubblico-privato e residenziale (Allegato 5, Parte IV, Tabella 1, colonna A) e dal D.M. 46/2019 per i suoli delle aree agricole (Allegato 2, Art. 3).
Elaborazione dei campioni di suolo B (20-30 cm al disotto dell’orizzonte arato Ap per i suoli agricoli e 30 - 80 cm per i suoli naturali o indisturbati).
Fonte: Arpa Piemonte - Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023.

Ad integrazione dell'informazione “limitata” contenuta nel valore di fondo, per le aree omogenee sono inoltre riportati parametri statisti ed elaborazioni grafiche da utilizzare come termine di confronto e verifica dello stato di contaminazione effettiva del sito di interesse:
•    Tabelle con parametri di statistica descrittiva (media, mediana, deviazione standard – dev st, coefficiente di variazione – CV, valori minimi - min, valori massimi - max, 25°- 50° - 75° - 90° e 95° percentile, soglia outliers, valori di fondo naturale, numero e percentuale di campioni che superano i limiti di legge;
•    Box plot della concentrazione in mg/kg per aree omogenee di concentrazione;
•    Curve di densità della distribuzione e istogrammi della densità di distribuzione;
•    Curve di distribuzione cumulata di frequenza in percentili.

La mappa progressivamente aggiornata è consultabile e scaricabile dal   Geoportale di Arpa Piemonte, cercando il tema Suolo.

Area omogenea di concentrazione 23_001 - Fonte Arpa Piemonte
Statistica descrittiva, percentili e valori di fondo dell’area omogenea di concentrazione 23_001
Metalli pesanti Cr Ni Co V
Media mg/kg 377 241 24 95
Dev. St mg/kg 45 46 4 9
CV - 0,1 0,2 0,2 0,1
Min mg/kg 299 180 19 81
Max mg/kg 455 331 32 110
25° percentile (Q1) mg/kg 351 200 22 90
50° percentile mg/kg 359 236 23 95
75° percentile (Q3) mg/kg 398 274 25 99
90° percentile mg/kg 447 289 28 106
95° percentile mg/kg 452 302 31 108
Soglia outliers ≥ (5) mg/kg 468 385 29 113
Outliers n 0 0 2 0
Valore di fondo (1) mg/kg 447 289 25 106
Campioni n 15 15 15 14
CSC (6) mg/kg 150 120 20 90
> CSC n 15 15 12 10
(1) Valore di fondo-naturale (ISO 19258/2005), corrispondente al 90° percentile della popolazione ricostruita di dati ottenuta dopo aver rimosso eventuali valori outliers.
(2) Concentrazione in mg/kg riferita alla totalità dei materiali secchi della frazione inferiore a 2 mm, comprensiva dello scheletro (frazione 2 mm - 2 cm).
(3) Elaborazione dei campioni di suolo B (20-30 cm al disotto dell’orizzonte arato Ap per i suoli agricoli e 30 - 80 cm per i suoli naturali o indisturbati).
(4) Conforme alla D.G.R. 2 luglio 2021, n. 8-3474. (5) Soglia outliers = Q3+1,5(Q3-Q1).
(6) Concentrazione soglia di contaminazione nel suolo (CSC) stabilita dal D.Lgs. 152/06 per siti ad uso verde pubblico-privato e residenziale (Allegato 5, Parte IV, Tabella 1, colonna A) e dal D.M. 46/2019 per i suoli delle aree agricole (Allegato 2, Art. 3).
Fonte: Arpa Piemonte - Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023.
Suoli della pianura piemontese, aree critiche con probabilità elevate di superamento dei limiti di legge stabiliti D.Lgs. 152/06 per siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale (Allegato 5, Parte IV, Tabella 1, colinna A) e dal D.M. 46/2019 per i suoli agricoli per cromo, nichel e cobalto - Fonte Arpa Piemonte, Rete di monitoraggio ambientale dei suoli, dati aggiornati al 2023
Normativa di riferimento

La Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2021, n. 8-3474 prende atto dello studio di Arpa Piemonte sulla contaminazione diffusa del suolo, per la definizione di valori di fondo naturale ed ai fini della valutazione di situazioni di inquinamento diffuso ai sensi del D. Lgs. 152/2006, effettuato per il comune di Torino e cintura.

Nella delibera vengono sanciti il percorso metodologico ed i criteri di acquisizione, elaborazione e gestione dei dati, da utilizzare nei processi di valutazione della contaminazione diffusa e nella determinazione dei valori di fondo naturale a grande scala di dettaglio per i suoli piemontesi.

La D.G.R. 8-3474 della Regione Piemonte demanda alla Direzione Ambiente, Energia e Territorio di valutare e di mettere in atto le attività necessarie per estendere gradualmente all’intero territorio regionale gli approfondimenti contenuti nello studio di Arpa Piemonte effettuato inizialmente per il comune di Torino e cintura.

Le attività di aggiornamento sono svolte da Arpa Piemonte con l’obiettivo di completare inizialmente la carta delle concentrazioni di cromo, nichel e cobalto dei suoli della pianura piemontese, con particolare attenzione alle aree critiche precedentemente individuate per poi approfondire il rimanente territorio (Figura 8).

Nell’ambito delle indagini preliminari sito specifiche richieste dalla normativa vigente riguardante il suolo, per il confronto tra dati della rete di monitoraggio e quelli del sito/area di interesse è opportuno considerare che:

  • I valori di fondo forniti per le aree omogene di concentrazione sono compatibili con la definizione del D.M. 46/2019 di “fondo geochimico”: distribuzione di una sostanza nel suolo derivante dai processi naturali, con eventuale componente antropica non rilevabile o non apprezzabile;
  • Le aree omogenee di concentrazione individuate sono comparabili con la definizione riportata dal D.P.R. 120/2017 di “ambito territoriale con fondo naturale”: porzione di territorio geograficamente individuabile in cui può essere dimostrato che un valore di concentrazione di una o più sostanze nel suolo, superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione del D.Lgs. 152/06, sia ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi del territorio stesso, alle sue caratteristiche litologiche e alle condizioni chimico-fisiche presenti;
  • I parametri statistici forniti sono utilizzabili in base a quanto stabilito nell’articolo 11 comma 1 del D.P.R. 120/2017: “Il piano di indagine può fare riferimento anche ai dati pubblicati e validati dall'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente relativi all'area oggetto di indagine”;
  • Le concentrazioni dei contaminanti sono riferite alla totalità dei materiali secchi della frazione inferiore a 2 mm, comprensiva dello scheletro frazione 2 cm - 2 mm. I parametri statistici forniti sono quindi direttamente confrontabili con le indagini preliminari sito specifiche richieste dalla normativa (D.Lgs. 152/06, D.P.R. 120/2017, D.M. 46/2019); i campioni con caratteristiche attribuibili a potenziale origine antropica sono stati esclusi a priori dalle elaborazioni. I valori outliers delle aree omogenee, nonostante le elevate concentrazioni, sono riconducibili a prevalente origine litologica e rappresentano la naturale variabilità spaziale del contaminante;
  • La metodologia utilizzata nell’individuazione delle aree omogenee di concentrazione e nell’elaborazione dei parametri di riferimento è stata effettuata conformemente a quanto previsto dalla Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2021, n. 8-3474;
  • I parametri statistici forniti per aree omogenee di concentrazione possono essere utilizzati come riferimento per lo strato superficiale interessato da processi chimici, fisici e biologici della pedogenesi, per una profondità coerente con le profondità di campionamento utilizzate nel presente studio. Nell'ambito dell'applicazione della normativa (D.Lgs. 152/06, D.P.R. 120/2017, D.M. 46/2019), i parametri statistici forniti sono rappresentativi dello strato superficiale 0-100 cm.
Informazioni e risorse aggiuntive

   Geoportale di Arpa Piemonte - Suolo https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 giugno 2017, n. 120 Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164 https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:2017-06-13;120

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE DECRETO 1marzo 2019, n. 46 Regolamento relativo agli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento, ai sensi dell'articolo 241 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.  https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:ministero.ambiente.e.tutela.territorio.e.mare:decreto:2019-03-01;46!vig=

Legge regionale n. 42 del 07 aprile 2000 "Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati (Articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, da ultimo modificato dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426). Approvazione del Piano regionale di bonifica delle aree inquinate. Abrogazione della legge regionale 28 agosto 1995, n. 71 " http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2000;42

D.G.R. 2 Luglio 2021, n. 8-3474 D.Lgs. 152/2006, articolo 239, comma 3. Presa d'atto dello studio di Arpa Piemonte, datato dicembre 2020, sui valori di concentrazione di Cromo, Nichel e Cobalto nei suoli del Comune di Torino e cintura ed indirizzi per la predisposizione dei piani per l'inquinamento diffuso e valori di fondo naturale. http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2021/27/suppo1/00000110.htm

Deliberazione della Giunta Regionale 2 luglio 2021, n. 8-3474 D.Lgs. 152/2006, articolo 239, comma 3. Presa d'atto dello studio di Arpa Piemonte, datato dicembre 2020, sui valori di concentrazione di Cromo, Nichel e Cobalto nei suoli del Comune di Torino e cintura ed indirizzi per la predisposizione dei piani per l'inquinamento diffuso e valori di fondo naturale https://webgis.arpa.piemonte.it/w-metadoc/suolo/aree_omo_metalli/DGR_2_luglio_2021_n_8-3474.pdf

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Rete di monitoraggio ambientale dei suoli in Piemonte

Anno
2025

Arpa Piemonte realizza un programma di monitoraggio ambientale dei suoli del Piemonte, con l'obiettivo di valutare la presenza, origine, intensità e distribuzione spaziale della contaminazione diffusa del suolo, individuare aree critiche caratterizzate da elevate probabilità di superamento dei limiti individuati dalle normative vigenti e fornire parametri statistici di riferimento dei contaminanti a diverse scale di rappresentazione.

I dati forniti dalla rete di monitoraggio rappresentano una indispensabile base scientifica di riferimento in attività correlate alla valutazione della qualità dell’ambiente, alla pianificazione territoriale, all'adozione di pratiche di gestione sostenibile, alla certificazione della qualità del suolo, all’utilizzo sostenibile e circolare delle terre da scavo e all’applicazione delle normative che riguardano la contaminazione del suolo.

Il monitoraggio dei suoli è effettuato raccogliendo ed analizzando campioni su una rete di punti distribuiti su tutto il territorio regionale. 

Il campionamento dei suoli è stato ampliato progressivamente con approfondimenti realizzati in base ai risultati ottenuti in corso d'opera.

Per ogni stazione di monitoraggio sono analizzate a diverse profondità le concentrazioni dei metalli pesanti per i quali sono fissati valori limite dal D.Lgs. 152/06 (Allegato 5, Parte IV, Tabella 1, colonna A) per i suoli ad uso verde pubblico, privato e residenziale e dal D. n. 46/2019 per i suoli agricoli.

Per parte delle stazioni di monitoraggio sono inoltre analizzati diossine e furani (PCDD/DF), policlorobifenili (PCB) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

L'elaborazione dei dati attraverso modelli predittivi geostatistici consente di ottenere rappresentazioni spaziali della concentrazione dei contaminanti a diverse scale di dettaglio (regionale, comunale, di dettaglio).

In base ai risultati ottenuti dai modelli previsionali, sono delimitate sul territorio aree omogenee di concentrazione dei contaminanti e aree critiche che presentano probabilità elevate di superamento dei limiti di legge stabiliti dal D.Lgs. 152/06.

Per ogni area omogenea sono effettuate valutazioni relative alla presenza, origine, intensità della contaminazione diffusa e vengono forniti i principali parametri statistici di riferimento.

I risultati evidenziano per il Piemonte la presenza di tre principali gruppi di contaminanti responsabili di altrettante forme di contaminazione diffusa:

  • Contaminanti di prevalente origine naturale: metalli pesanti quali cromo (Cr), nichel (Ni), cobalto (Co), vanadio (V) e arsenico (As) che presentano aree critiche solitamente molto estese e ben delimitate sul territorio, con concentrazioni medie e valori di fondo molto elevati rispetto ai limiti di legge. L’origine è principalmente attribuibile al substrato litologico e/o ai sedimenti che hanno contribuito alla formazione del suolo.;
  • Contaminanti di prevalente origine antropica: metalli pesanti piombo (Pb), rame (Cu), zinco (Zn) e antimonio (Sb) che presentano aree critiche di dimensioni ridotte, concentrazioni più elevate in corrispondenza degli orizzonti superficiali ad indicare deposizione da contaminazione diffusa. L’origine dell’inquinamento diffuso è attribuibile a deposizioni atmosferiche (traffico stradale, riscaldamento domestico, attività industriali etc…) ed attività legate all’agricoltura intensiva (utilizzo di concimi, fitofarmaci, fanghi di depurazione, liquami zootecnici etc…);
  • Contaminanti organici: diossine - furani (PCDD/DF), policlorobifenili (PCB) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA) di origine prevalentemente antropica (combustioni di idrocarburi, attività industriali, incenerimento di rifiuti etc…). Presentano forme lievi di contaminazione diffusa su tutto il territorio con concentrazioni medie e valori di fondo ampiamente al disotto dei limiti di legge. Non sono state individuate zone critiche, mentre i pochi superamenti riscontrati sono da attribuire a casi isolati di contaminazione puntuale. 
     
Stazioni della rete di monitoraggio ambientale dei suoli - Fonte Arpa Piemonte

Lo studio sulla contaminazione diffusa del suolo finalizzato alla definizione di parametri statistici di riferimento e valori di fondo naturale per aree omogenee di concentrazione, è coerente con quanto disposto da normative europee, nazionali e regionali:

  • Strategia del Suolo per il 2030 approvata dalla Commissione Europea, che sarà parte integrante dell’attuazione del Green Deal europeo, indica una serie di punti fermi e azioni da realizzare tra le quali potenziare la ricerca, la raccolta di dati e il monitoraggio del suolo. Da segnalare anche l’intenzione di favorire l’istituzione di un “passaporto” per i suoli scavati e riutilizzati, con il fine di controllare la qualità e migliorane il riutilizzo del suolo promuovendone l’economia circolare.
  • COM(2023) 416: Proposal for a Soil Monitoring and Resilience (Soil Monitoring Law). La proposta prevede la progettazione e realizzazione di reti di monitoraggio dei suoli a scala nazionale con criteri omogenei per tutti i paesi dell’UE;
  • D.Lgs. 152/2006, parte IV, titolo V: disciplina la materia della bonifica dei siti contaminati e definisce l'inquinamento diffuso quale "la contaminazione o le alterazioni chimiche, fisiche o biologiche delle matrici ambientali determinate da fonti diffuse e non imputabili ad una singola origine".;
  • D.Lgs. 152/2006, art. 239 - c: prevede che “gli interventi di bonifica e ripristino ambientale per le aree caratterizzate da inquinamento diffuso sono disciplinati dalle regioni con appositi piani, fatte salve le competenze e le procedure previste per i siti oggetto di bonifica di interesse nazionale;
  • D.Lgs. 152/2006, art. 240 - b: specifica che "nel caso in cui il sito potenzialmente contaminato sia ubicato in un’area interessata da fenomeni antropici o naturali che abbiano determinato il superamento di una o più concentrazioni soglia di contaminazione, queste ultime si assumono pari al valore di fondo esistente per tutti i parametri superati";
  • D.P.R. 120/2017, art. 2 - h: introduce il concetto di "ambito territoriale con fondo naturale" definendolo come "porzione di territorio geograficamente individuabile in cui può essere dimostrato che un valore di concentrazione di una o più sostanze nel suolo, superiore alle concentrazioni soglia di contaminazione di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sia ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi del territorio stesso, alle sue caratteristiche litologiche e alle condizioni chimico-fisiche presenti";
  • D.M. 46/2019, art. 2 - d: definisce il "valore di fondo geochimico" quale "distribuzione di una sostanza nel suolo derivante dai processi naturali, con eventuale componente antropica non rilevabile o non apprezzabile" ;
  • D.M. 46/2019, all. 2, art. 3: stabilisce le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per i suoli delle aree agricole da utilizzare solo in assenza di Valori di Fondo Geochimico (VFG) validati da ARPA/APPA;
  • L.R. Piemonte 42/2000, art. 2: stabilisce che la Regione Piemonte promuove la realizzazione di studi, di indagini, di ricerche, di documentazioni, di progettazioni, di organizzazione di dati anche finalizzati all'attività di pianificazione e che la stessa è competente in ordine alla formulazione dei piani di disciplina degli interventi di inquinamento diffuso;
  • DGR Piemonte 2 luglio 2021, n. 8-3474: prende atto dello studio di Arpa Piemonte sui valori di concentrazione di cromo, nichel e cobalto nei suoli del Comune di Torino, sancisce il percorso metodologico da utilizzare per la determinazione dei valori di fondo naturale a grande scala di dettaglio e prevede di estendere gradualmente all’intero territorio regionale gli approfondimenti contenuti nello studio;
  • DGR Piemonte 2 luglio 2021, n. 8-3474: specifica che occorre fare riferimento ai parametri statistici di riferimento definiti dalla Rete di monitoraggio ambientale dei suoli di Arpa in riferimento a quanto stabilito nell’articolo 11 comma 1 del D.P.R. 120/2017 (“Il piano di indagine può fare riferimento anche ai dati pubblicati e validati dall'Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente relativi all'area oggetto di indagine”);
  • DGR Piemonte 9 maggio 2023, n. 277-11379 – Il piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate - PRUBAI, nell’obiettivo 5 stabilisce di “Prevedere strategie per l’inquinamento diffuso”. L’azione 5.1 stabilisce di “prevedere studi e attività di approfondimento, in collaborazione con Arpa Piemonte, sulle situazioni di inquinamento diffuso e di fondo naturale per le matrici suolo e acque sotterranee”.
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Contaminazione diffusa del suolo

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Il suolo può essere contaminato da fonti puntuali, che agiscono su una superficie limitata e sono attribuibili ad un unico soggetto chiaramente individuabile, o da fonti diffuse responsabili della contaminazione di aree in genere estese, per le quali risulta difficile o impossibile discriminare il contributo delle singole fonti che hanno causato la contaminazione.

La presenza naturale di alcuni metalli nel suolo può mascherare una contaminazione antropica o limitare alcuni usi del suolo in presenza di una contaminazione antropica.

Le attività industriali, il traffico automobilistico, gli impianti di produzione energetica e di trattamento dei rifiuti, il riscaldamento domestico e altre attività umane immettono nell’atmosfera inquinanti che si depositano al suolo e permangono per lunghi periodi prima di essere degradati o trasportati dall’acqua.

Anche l’utilizzo prolungato in agricoltura di concimi, antiparassitari, liquami zootecnici e fanghi di depurazione delle acque può provocare un progressivo accumulo di metalli pesanti e altri contaminanti. 

I contaminanti che si depositano al suolo possono essere pericolosi anche in concentrazioni molto basse, soprattutto nel caso di presenza contemporanea di più contaminanti la cui interazione può amplificare gli effetti negativi.

Dallo stato di salute del suolo dipende la qualità della biomassa vegetale con evidenti ripercussioni sull’intera catena alimentare.  

La contaminazione diffusa del suolo è quindi un fenomeno che può avere ripercussioni negative sulla qualità dell’ambiente, sulla salute dell’uomo e sull’economia.  

Ricordiamo che il suolo è definito come lo strato superiore della crosta terrestre, costituito da componenti minerali, organici, acqua, aria e organismi viventi; esso è una risorsa non rinnovabile, che svolge numerose funzioni e fornisce servizi fondamentali per le attività umane e la sopravvivenza degli ecosistemi.

Il suolo e la moltitudine di organismi che in esso vivono forniscono cibo, biomassa, fibre e materie prime, regolano i cicli dell'acqua, del carbonio e dei nutrienti e rendono possibile la vita sulla terra.

La matrice suolo ha anche un ruolo prioritario nella salvaguardia delle acque sotterranee dall’inquinamento, nel controllo della quantità di CO2 atmosferica, nella regolazione dei flussi idrici superficiali con dirette conseguenze sugli eventi alluvionali e franosi, nel mantenimento della biodiversità, nei cicli degli elementi nutritivi ecc. 

Informazioni e risorse aggiuntive

Suolo - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Suolo

Pedologia - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pedologia

Società Italiana di Pedologia http://www.pedologiasipe.it/

Società Italiana della Scienza del Suolo https://www.scienzadelsuolo.org/

Heavy metals in soil ecosystems https://www.eea.europa.eu/en/european-zero-pollution-dashboards/indicators/heavy-metals-in-soil-ecosystems-signal

Anno
2025
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I dati di consumo di suolo in Piemonte e in Italia

Anno
2025
Il portale di accesso ai dati del consumo di suolo in Italia

I dati completi del consumo del suolo, dello stato di artificializzazione del territorio e delle diverse forme insediative, degli impatti prodotti sui servizi ecosistemici e sullo stato di degrado del suolo, sono rilasciati in formato aperto e liberamente accessibili sul sito dell’ISPRA e del SNPA e rappresentano uno strumento che il Sistema mette a disposizione dell’intera comunità istituzionale e scientifica nazionale.

Il portale   "Consumo di suolo in Italia" è realizzato da Arpa Piemonte in collaborazione con Ispra, mette a disposizione dati, cartografie, indicatori a scala nazionale, regionale e per singolo comune, costantemente aggiornati con cadenza annuale.

Nel portale sono presentati in forma semplificata e divulgativa i principali aspetti ambientali connessi al suolo, ai fenomeni di trasformazione e consumo, ai servizi ecosistemici ad esso correlati.

Il portale guida l'utente nella scoperta e comprensione della materia attraverso un percorso organizzato in sezioni che integrano testi, immagini, video, mappe e animazioni.

Attraverso l'applicazione è possibile:

  • consultare lo stato e le tendenze del consumo di suolo attraverso una sezione di sintesi del rapporto annuale ed un apposito cruscotto dinamica che attraverso cartogrammi, grafici e tabelle permette di leggere e confrontare i principali indicatori del fenomeno a scala nazionale, regionale e comunale;
  • accedere alla cartografia del consumo di suolo e consultare l'evoluzione del fenomeno con le mappe nazionali;
  • visualizzare attraverso l'Atlante fotografico una serie di casi reali significativi di trasformazioni del territorio emersi e analizzati nell'ambito delle attività di monitoraggio da parte di SNPA;
  • scoprire come viene realizzato il monitoraggio annuale attraverso una sezione divulgativa che illustra i principi e le tecniche di analisi utilizzare dal Sistema nazionale e basate sul telerilevamento satellitare e aereo, con particolare riferimento alle immagini messe a disposizione dal programma europeo Copernicus;
  • approfondire i principali concetti inerenti il suolo come risorsa naturale non rinnovabile, i processi e le caratteristiche dei diversi fenomeni di consumo di suolo, il significato e il valore dei servizi ecosistemici garantiti dal suolo.
Atlante nazionale del consumo di suolo

L’Atlante del consumo di suolo, pubblicato nel 2023, si inserisce nell’ampio quadro di dati e prodotti realizzati da ISPRA e dal SNPA sui temi del consumo del suolo, dello stato del territorio e degli insediamenti, degli impatti sui servizi ecosistemici e del degrado, con il duplice intento di contribuire alla conoscenza, alla sensibilizzazione e alla formazione di una coscienza critica su questi temi e di fornire all’intera comunità istituzionale e scientifica nazionale una base conoscitiva aperta e liberamente accessibile a supporto delle politiche, dello sviluppo del quadro normativo e delle decisioni a livello locale necessarie per arrivare all’obiettivo di arrestare il consumo di suolo.

Rapporto ISPRA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici

Il Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” è un prodotto del Sistema Nazio-nale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che assi-cura le attività di monitoraggio del territorio e del con-sumo di suolo. Il Rapporto, insieme alla cartografia e alle banche dati di indicatori allegati, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della coper-tura del suolo e permette di valutare il degrado del territorio e l’impatto del consumo di suolo sul paesaggio e sui servizi ecosistemici.

Informazioni e risorse aggiuntive

  Portale Il Consumo di Suolo in Italia Trasformazioni in atto e attività di monitoraggio https://www.consumosuolo.it/home

Atlante del consumo di suolo https://www.isprambiente.gov.it/files2023/pubblicazioni/pubblicazioni-di-pregio/atlante-nazionale-del-consumo-di-suolo.pdf

Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023 – Sintesi https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2023/10/Rapporto_consumo_di_suolo_2023_sintesi.pdf

Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023 https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2023/10/Rapporto_consumo_di_suolo_2023.pdf

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Il monitoraggio del consumo di suolo

Capitolo
Consumo di suolo
Anno
2025

Le attività di monitoraggio del territorio in termini di uso, copertura e consumo di suolo nel nostro Paese, sono assicurate dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) come previsto dalla L.132/2016, è infatti compito del Sistema seguire le trasformazioni del territorio e la perdita di suolo naturale, agricolo e seminaturale, inteso come risorsa ambientale essenziale e non rinnovabile, vitale per il nostro ambiente, il nostro benessere e la nostra stessa economia.

In particolare, il servizio di Monitoraggio del Consumo di Suolo è realizzato attraverso il lavoro congiunto di ISPRA e delle Agenzie per la Protezione Ambientale Regionali e Provinciali (ARPA/APPA), attraverso la rete nazionale dei Referenti per il Monitoraggio del territorio e del consumo di suolo.

Questo ruolo di monitoraggio è fondamentale soprattutto in attesa di una normativa nazionale sul consumo di suolo, oggetto negli ultimi 10 anni di numerosi disegni di legge ancora non approdati alla fase conclusiva, in proposito si veda in fondo la sezione contenuti correlati.

L’attività di monitoraggio realizzata dal SNPA permette di avere un quadro aggiornato con frequenza annuale a scala nazionale, regionale e comunale dell’evoluzione dei fenomeni di consumo di suolo, delle dinamiche di trasformazione del territorio e della crescita urbana, in particolare, attraverso la produzione di cartografia tematica e l’elaborazione di indicatori specifici.

Il servizio prevede l’analisi e la redazione annuale della cartografia tematica attraverso l'utilizzo di reti di monitoraggio puntali e di tecniche di earth observation per l’analisi del territorio, avvalendosi delle migliori informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di offrire e dei dati derivanti da satelliti di osservazione della terra, tra cui quelle del programma Copernicus. 

Il monitoraggio è svolto secondo una ben precisa metodologia nazionale.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Linee Guida per il monitoraggio del consumo di suolo nell’ambito delle attività del Snpa https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2024/05/Linee-Guida-SNPA-50_24.pdf

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