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Amianto

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L’asbesto o amianto, dal greco Amiantos "non macchiato”, a causa del massiccio impiego che ne è stato fatto nel secolo scorso, costituisce un fattore di pericolo per la salute umana di particolare rilievo sul territorio piemontese; è tristemente noto il prezzo che è stato pagato in termini di vite umane a seguito della lavorazione e del suo utilizzo.

Gli amianti sono minerali fibrosi - silicati appartenenti alle famiglie degli anfiboli e delle serpentiniti - classificati dalla normativa italiana e internazionale con i seguenti nomi: crisotilo, crocidolite, grunerite d’amianto o amosite, actinolite d’amianto, antofillite d’amianto, e tremolite d’amianto. 

Tra questi i primi tre sono stati largamente usati nell’industria per le loro caratteristiche chimico-fisiche tra cui la resistenza alla trazione, alla corrosione ed al fuoco, le proprietà fonoassorbenti ed isolanti.

In alcune zone delle Alpi e degli Appennini si trovano affioramenti e giacimenti naturali di crisotilo, tremolite e actinolite d’amianto. 

Ne è un esempio l’ex miniera di Balangero (TO) da cui si estraeva crisotilo.

La consistenza fibrosa dell’amianto e la tendenza a generare fibre così sottili da essere respirabili, sono la causa delle patologie asbesto-correlate.

Con l’emanazione della Legge n. 257/1992 – che vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto – ha avuto inizio un’importante opera di bonifica tutt’ora in corso.

Roccia con amianto - Fonte Arpa Piemonte

Un particolare impegno della Regione Piemonte è stato finalizzato all’eliminazione dei rischi connessi alla presenza di amianto di origine antropica, con le bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale per la presenza di amianto, il sito di Casale Monferrato, presso il quale aveva sede lo stabilimento Eternit e la cui presenza ed attività ha determinato una ingentissima diffusione di amianto sul territorio ed il sito di Balangero, che nel secolo scorso fu sede della più grande miniera di amianto in Europa. 

Non ci si è limitati a questo ma i campi di azione sono stati estesi a tutti gli ambiti nei quali la presenza di amianto può essere causa di criticità.

Il Piano Regionale Amianto 2016-2020 ha definito dunque strumenti e linee di azione che spaziano dalla mappatura della presenza di amianto di origine antropica e naturale, ai protocolli per la gestione degli esposti, a linee guida per la rimozione e per la gestione dell'amianto in opera e nell'ambiente naturale, ai monitoraggi, ai percorsi di qualificazione professionale per disporre di addetti e aziende che operino nel pieno rispetto della tutela della salute e dell'ambiente in coerenza con le norme vigenti.

Ai sensi del D.M. 101/2003, la Regione Piemonte, tramite Arpa Piemonte, provvede alla mappatura dell’amianto, al fine di pervenire all'individuazione ed alla delimitazione dei siti e delle aree caratterizzate dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale e costruito. 

Risorse e informazioni aggiuntive

  Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

Direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro http://data.europa.eu/eli/dir/2009/148/oj

LEGGE 27 marzo 1992, n. 257 Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

D.M. 18 marzo 2003, n. 101 “Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell’articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2003/05/09/003G0126/sg

Legge regionale n. 30 del 14 ottobre 2008 "Norme per la tutela della salute, il risanamento dell'ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell'amianto" http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2008;30

Regione Piemonte Piano Regionale Amianto 2016-2020 https://www.regione.piemonte.it/web/media/9987

In questo sito Piano Regionale Amianto

Anno
2025
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La bonifica dei siti contaminati

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L’obbligo di bonifica

In sede europea, con la Direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, sono state stabilite norme per l'applicazione del principio “chi inquina paga”; ciò significa che un soggetto che provoca un danno ambientale ne è considerato responsabile e deve farsi carico di intraprendere le necessarie azioni di prevenzione o di riparazione e di sostenere tutti i costi relativi.

La normativa nazionale (art. 242 del D.Lgs. 152/2006) stabilisce, pertanto, che quando si verifica un evento che potrebbe comportare la contaminazione del suolo o delle acque, il responsabile dell’evento debba attivare le misure d'emergenza per mitigare gli effetti dell'evento e avviare un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento. Lo stesso obbligo sussiste qualora si individuino contaminazioni pregresse (“storiche”) che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.

Le risultanze dell'indagine vanno confrontate con i rispettivi valori limite tabellari (Concentrazioni Soglia di Contaminazione, riportate nell'Allegato 5 al D.Lgs. 152/2006) e, se risultano inferiori, il procedimento si chiude; se risultano superiori, il sito viene definito “potenzialmente contaminato”.

L'iter amministrativo che ne deriva coinvolge il soggetto responsabile e le pubbliche amministrazioni e comporta la progettazione e l'esecuzione di un piano di caratterizzazione finalizzato anche alla successiva applicazione della analisi di rischio per la definizione delle Concentrazioni Soglia di Rischio sito-specifiche (CSR).

Qualora accertato il superamento delle CSR il sito è dichiarato “contaminato” e il responsabile della contaminazione deve presentare ed eseguire un intervento di bonifica messa in sicurezza che consenta di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente.

In Regione Piemonte, con L.R. 7 aprile 2000, n. 42, L.R. 23 aprile 2007, n. 9 e L.R. 11 marzo 2015, n. 3, le competenze amministrative dei procedimenti di bonifica, assegnate dalla normativa nazionale alle regioni, sono state trasferite in capo ai comuni, che risultano pertanto gli Enti pubblici responsabili del procedimento di bonifica.

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e e riparazione del danno ambientale http://data.europa.eu/eli/dir/2004/35/oj

DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale. https://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

Concentrazioni Soglia di Contaminazione https://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=006G017100300140110001&dgu=2006-04-14&art.dataPubblicazioneGazzetta=2006-04-14&art.codiceRedazionale=006G0171&art.num=14&art.tiposerie=SG

Regione Piemonte L.R. 7 aprile 2000, n. 42 http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/base/leggi/l2000042.html

Regione Piemonte L.R. 23 aprile 2007, n. 9 http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/base/coord/c2007009.html

Regione Piemonte L.R. 11 marzo 2015, n. 3  http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=LEGGI&LEGGE=3&LEGGEANNO=2015

 

 

 

Anno
2025
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Sito di Spinetta Marengo

Anno
2025

Situazione della contaminazione

Il Polo chimico di Spinetta vede la presenza di diverse aziende tra cui Solvay Specialty Polymers Italy S.p.A. oggi SYENSQO (Ausimont fino al 31.12.2002), Arkema S.r.l. e Cofely.

 Il polo si trova nel Comune di Alessandria, in località Spinetta Marengo. Lo stabilimento industriale confina lungo il lato Est e Nord-Est con il centro abitato di Spinetta Marengo e ha una superficie complessiva di circa 1.430.000 m², dei quali circa 980.000 m² hanno un utilizzo industriale.  L’area ad ovest del sito è prevalentemente di tipo agricolo ed è solcata da diversi corsi d’acqua tra i quali il Fiume Bormida, che confluisce nel Fiume Tanaro che scorre a circa 4,5 km a nord del sito.

Lo stabilimento è attivo fin dai primi decenni del secolo scorso, nell’area si sono succedute varie proprietà (molte del settore pubblico Montedison, Enimont, Ausimont) che hanno condotto differenti attività produttive, per cui le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti hanno subito notevoli variazioni nel tempo.

Le produzioni di Acido Solforico, Acido Fluoridrico, pigmenti inorganici (ad es. di Piombo e Cadmio) e Biossidi di Titanio sono state dismesse nei primi anni ‘80 dall’allora proprietaria del sito. Le produzioni di cromati e bicromati furono invece interrotte tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ‘70. Per quanto riguarda il DDT, la produzione ebbe inizio nel secondo dopoguerra (modificando l’impianto del nebbiogeno prodotto durante il periodo bellico) e terminò, indicativamente, dopo pochi anni. Fra le produzioni antiche si ricordano inoltre anche il Solfato di Rame, gli Arseniati di Piombo ed i fluorosilicati di Zinco. Si precisa anche che la materia prima Tetracloruro di Carbonio è stata dismessa a partire dal 2004.

I solventi clorurati (in particolare tetracloruro di carbonio e cloroformio) sono stati e sono (in parte) tuttora utilizzati nei processi produttivi del sito di Spinetta Marengo: il tetracloruro di carbonio non è più in uso dal 2004, mentre il cloroformio è tuttora materia prima in uso presso l’impianto Algofrene per la produzione del tetrafluoroetilene monomero (TFEM), alla base delle produzioni dei polimeri fluorurati.

Da quando è stato avviato il procedimento di bonifica nel marzo 2001, è stato realizzato all’interno del sito un numero elevato dei piezometri (circa 250 tra superficiali e profondi, escludendo i pozzi industriali), che risultano ubicati in aree caratterizzate da gradi di contaminazione diversi per concentrazioni e inquinanti.

Le attività produttive oggi attive nel complesso industriale di Spinetta Marengo sono quasi integralmente legate alla chimica dei prodotti fluorurati (Solvay Solexis -SYENSQO) e dei perossidi organici (Arkema). Nell’area di proprietà Cofely sorge la centrale Termoelettrica destinata alla produzione di energia.

Attualmente lo stabilimento è tra i pochi al mondo dedicato alla chimica dei prodotti fluorurati (Algofrene, Monomeri, Perfluorovinileteri, Algoflon-Hyflon, Tecnoflon, Fomblin, ecc.).

Avanzamento della bonifica 

La procedura di bonifica presso il sito è stata avviata su iniziativa dell’allora proprietà nel marzo 2001 ai sensi dell’art. 9, comma 3 del D.M. n. 471/99.

Nel maggio 2008, a seguito dei riscontri analitici degli accertamenti svolti da ARPA e richiesti dal Comune di Alessandria che attestavano ingenti superamenti dei limiti di legge nelle acque di falda di una decina di parametri tra cui Cromo VI e Solventi Clorurati, vengono attivati urgentemente interventi per la risoluzione della situazione di inquinamento della falda superficiale. 
Gli interventi di bonifica presso il sito Solvay Specialty Polymers S.p.A. (SSPI) di Spinetta Marengo riguardano essenzialmente due famiglie di composti:

  • i solventi clorurati
  • il cromo esavalente (CrVI)

Per quanto concerne le matrici ambientali oggetto di bonifica, si segnalano per i terreni superficiali superamenti delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio) approvate con l’Analisi di Rischio per i parametri Cromo Esavalente, Arsenico, Piombo, DDT, DDD, DDE e Idrocarburi pesanti C>12, mentre per i terreni profondi superamenti delle CSR di Cromo Esavalente, DDT, DDD, DDE, Idrocarburi pesanti C>12, Cloroformio.

Per le acque di falda contenute nella porzione superficiale dell’acquifero, sono emersi superamenti delle CSR sanitarie per i parametri Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, Tetracloroetilene e Tricloroetilene.

Ai sensi del D.Lgs. 04/08 le CSR ai confini del sito sono poste pari alle CSC definite dalla Tab. 2 All. 5 Titolo V Parte Quarta D.Lgs. 152/06 e s.m.i.. Sono stati individuati diversi punti di conformità (POC) per le tre porzioni individuate nell’acquifero, ovvero superficiale, intermedia e profonda.

Le concentrazioni rilevate in tali punti per il livello superficiale risultano non conformi alle CSC per diversi parametri, cioè vari solventi organoalogenati, Triclorofluorometano, Cromo esavalente, Cromo totale, Solfati, Fluoruri. I superamenti registrati nel livello intermedio dell’acquifero sono in numero e in concentrazioni generalmente inferiori rispetto a quelle registrate nel livello superficiale. I punti di conformità del livello più profondo indicano concentrazioni conformi ai limiti ad eccezione della presenza di Cromo esavalente. In alcuni piezometri del livello più profondo si riscontrano presenze di Cloroformio in alcuni casi prossime alle CSC. Queste situazioni sono tenute sotto particolare osservazione dal momento che questo acquifero è più sensibile e necessita di maggiore tutela.

Ai cosiddetti inquinanti “storici”, normati dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., presenti in falda si “affiancano” le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), di cui alcune ancora prodotte ed utilizzate nei cicli produttivi, come il cC6O4 e l’ADV, con la funzione di coadiuvanti del processo di polimerizzazione per la produzione di plastomeri ed elastomeri fluorurati.

Questi inquinanti sono analizzati da Arpa e dalla Ditta da marzo 2019 su richiesta di Arpa stessa a seguito di approfondimenti che l’Agenzia aveva condotto sulla falda di sua iniziativa e del conseguente ritrovamento di queste sostanze nelle acque superficiali e sotterranee.

Dal 2020 nel Piano di Monitoraggio delle acque di falda e della barriera idraulica approvato dal Comune di Alessandria sono stati introdotti i PFAS e altre sostanze xenobiotiche (clorofluorocarburi).

All’interno del sito - nel livello più superficiale della falda – i tensioattivi perfluoroalchilici sono presenti a concentrazioni elevate nelle aree di utilizzo dei composti.

Le sostanze fluorurate sono state ritrovate anche nell’acquifero superficiale esterno allo stabilimento. 
Tali composti hanno raggiunto anche il livello intermedio dell’acquifero, mentre il livello più profondo non sembra essere stato interessato, a parte il ritrovamento in tracce di cC6O4 in un piezometro che ha subito un intervento di ricondizionamento in quanto ammalorato e attualmente in fase di dismissione perché ritenuto non più rappresentativo del reale stato di qualità del Livello più profondo.

All’esterno del sito, nel livello più superficiale della falda (livello A), le ultime campagne confermano  la presenza di contaminanti lungo la direzione del deflusso di falda oltre l’area di influenza della barriera idraulica, sia per quanto riguarda i PFAS che per gli inquinanti storici.

Relativamente agli inquinanti storici, i dati di Arpa mostrano la presenza di alcuni di essi in concentrazioni elevate in piezometri distanti dallo stabilimento ubicati lungo l’asse di propagazione della falda. In particolare, si segnalano superamenti dei limiti di legge o fissati da pareri ISS per i parametri Cromo VI, Cromo totale, Cloroformio, Tetracloruro di Carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene. Si registra, inoltre, la presenza di Triclorofluorometano, Diclorodifluorometano.

Monitoraggio e controllo 

L’Agenzia effettua campagne di monitoraggio per la verifica della qualità delle acque sotterranee in aree interne ed esterne al polo chimico, segue le attività di bonifica avviate in diverse aree dello stabilimento (tecnologia di Riduzione Chimica in situ ISCR tramite l’iniezione di un agente riducente nei terreni insaturi per il trattamento del Cromo esavalente e di Declorurazione Riduttiva Potenziata ERD attraverso l’iniezione nelle acque sotterranee di una microemulsione biologica per la degradazione dei solventi clorurati e verifica l’efficacia delle opere di pompaggio poste a presidio (barriera idraulica).

Negli ultimi anni l’Agenzia ha incrementato notevolmente le attività in termini sia di frequenza di campionamento (divenuta trimestrale) sia di numero di piezometri monitorati (ubicati sia in area interna che in area esterna allo stabilimento). 

Nel corso del 2024 è proseguito il monitoraggio trimestrale delle acque di falda cui sono stati affiancati monitoraggi straordinari della falda e dei terreni a seguito del ritrovamento nel corso della campagna di marzo 2024 di concentrazioni anomale di cC6O4 in alcuni piezometri interni allo stabilimento.

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Gruppo di Redazione
Suolo e siti contaminati

I siti contaminati di interesse nazionale in Piemonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2025

Sul territorio della Regione Piemonte sono presenti cinque Siti di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuti dallo Stato in funzione delle caratteristiche del sito, delle caratteristiche degli inquinanti e della loro pericolosità, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.

La procedura relativa all’iter di bonifica dei SIN è attribuita alla competenza del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) che si avvale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente delle regioni interessate e dell'Istituto superiore di sanità (ISS) nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati.

I SIN piemontesi sono riassunti nella seguente tabella.

SIN piemontesi
Sito di Interesse Nazionale Istituzione SIN Decreto di Perimetrazione
Cengio e Saliceto art. 1 L. 426/98 D.m. 17/10/2024
Balangero art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Casale Monferrato art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Pieve Vergonte art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Serravalle Scrivia art. 14 L. 179/02 D.m. 07/02/2003

Per i siti di Casale Monferrato e Balangero la contaminazione è legata in specifico alla presenza di amianto.

Per i siti dell’Ex Acna di Cengio e Saliceto e dell’Ex Enichem di Pieve Vergonte la contaminazione è riconducibile alla presenza di attività industriali storiche, mentre per il sito dell’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia deriva dalla presenza, nel secolo scorso, di un’attività di gestione di rifiuti.

L’area Basse di Stura nel Comune di Torino, ricompresa dal 2002 nei siti di interesse nazionale, con decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del gennaio 2013 è stata esclusa dall’elenco dei SIN e la competenza del procedimento è passata al Comune di Torino, secondo quanto previsto dalla l.r. 42/2000.

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Redazione RSA

Bilancio regionale dei flussi di rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025

Al fine di valutare il fabbisogno impiantistico regionale, oltre ad esaminare la produzione e la gestione dei rifiuti speciali, è necessario analizzare i flussi dei rifiuti in ingresso e in uscita dal territorio regionale. 

Il flusso di rifiuti in ingresso e uscita dalla Regione verso altre Regioni italiane nell’anno 2022 è piuttosto cospicuo, pari a circa 6,7 milioni di tonnellate all’anno, di cui 3,9 milioni in uscita e 2,8 milioni in ingresso, e pertanto molto più rilevante del flusso di import ed export di rifiuti da e verso l’estero, pari a circa 597 mila tonnellate/anno. La Lombardia è la regione che presenta i flussi più rilevanti, in entrambe le direzioni, mentre gli scambi con l’estero riguardano soprattutto Germania e Svizzera.

Nella sintesi del sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali per il 2022, risultano sottostimati sia i rifiuti in uscita dalla regione (per effetto delle esenzioni dalla dichiarazione MUD), che, in parte, alcuni rifiuti gestiti con trattamenti preliminari che celano parziali operazioni di gestione.

Flussi e modalità di gestione de rifiuti speciali in Piemonte, dati in milioni di tonnellate - anno 2022- Fonte Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti
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Rifiuti

Smaltimento di rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025

Le quantità totali di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, avviati alle operazioni di smaltimento, diverse dal deposito in discarica, sempre escludendo il codice EER 200301 (rifiuti urbani misti), nel corso del 2022 ammontano a 1,5 milioni di tonnellate, in discesa dell’8% rispetto al 2021. 

Le operazioni di smaltimento a cui sono stati sottoposti i maggiori quantitativi di rifiuti speciali nel 2022 sono il trattamento biologico (D8), con 850 mila tonnellate, quasi esclusivamente di rifiuti non pericolosi, pari al 56% delle operazioni di smaltimento, e il trattamento chimico-fisico (D9), con 630 mila tonnellate, di cui il 55% di rifiuti pericolosi. 

Sono invece molto limitate le quantità di rifiuti inceneriti (D10), pari al 2% del totale smaltito, in quanto classificate ormai quasi sempre come recupero energetico R1.

Per quanto riguarda la tipologia di capitoli EER sottoposti a smaltimento, il 51% del totale dei rifiuti smaltiti nell'anno 2021 proviene da operazioni di trattamento di rifiuti o depurazione di acque. 

Fonte: Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti

Per quanto attiene ai rifiuti avviati a incenerimento (D10), i quantitativi sono molto bassi, dal momento che ormai la quasi totalità delle operazioni di gestione mediante combustione prevedono il recupero energetico (R1). I quantitativi non tengono conto del codice EER 200301, considerato a tutti gli effetti un rifiuto urbano. 

Fonte: Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto rifiuti

Il quantitativo di rifiuti totali (speciali e urbani) smaltiti nelle discariche piemontesi ammonta a 755.000 tonnellate, mentre considerando i soli rifiuti speciali, senza conteggiare i rifiuti urbani e i rifiuti speciali derivanti da trattamento dei rifiuti urbani, il quantitativo è pari a 493.000 tonnellate.

Gli impianti di discarica complessivamente presenti sul territorio piemontese e attivi durante il 2022 sono 24, dei quali 12 sono gli impianti dedicati esclusivamente allo smaltimento dei rifiuti speciali. 

Il maggiore quantitativo di rifiuti speciali, pari al 63% di quelli depositati in discarica nel corso del 2022, è stato smaltito presso discariche per rifiuti non pericolosi, mentre il 23% è stato smaltito nelle discariche per rifiuti pericolosi e il 14% nelle discariche per rifiuti inerti. 

I principali capitoli EER smaltiti in discarica sono il 19 rifiuti da trattamento, per il 47%, il capitolo EER 17 rifiuti da costruzione e demolizione, per il 39%.

Risorse e informazioni aggiuntive

  Sul Geoportale di Arpa https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/ è presente la rappresentazione della localizzazione degli impianti di discarica attivi e in post gestione sul territorio piemontese  

 

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Rifiuti

Gestione dei rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025
Gestione

Le quantità di rifiuti speciali soggette ad attività di recupero e smaltimento, compreso il trattamento in discarica, nel 2022 arrivano a 12,4 milioni di tonnellate, con un aumento del 3,8% rispetto al 2021. 

Nel 2022 sono state sottoposte alle operazioni di recupero più di 10 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, che rappresentano l’84% di quelli gestiti in Piemonte, mentre il 4% è stato smaltito in discariche di diverso tipo e il restante 12% con altre tipologie di smaltimento (trattamento biologico o fisico-chimico). 

Il 95% dei rifiuti gestiti nel 2022 è costituito da rifiuti non pericolosi e il sistema impiantistico della regione, compresi anche i gestori di veicoli fuori uso, è distribuito in circa 1.204 unità locali operative. 

L’origine dei rifiuti non è esclusivamente regionale; è presente, infatti, un flusso di materiale prodotto in altre regioni e trattato da impianti dislocati in Piemonte e, viceversa, rifiuti prodotti nella nostra regione sono destinati a smaltimento e recupero in altre parti d’Italia. 

I quantitativi trattati sono funzione non solo della collocazione degli impianti e della capacità di trattamento, ma anche delle condizioni di mercato.

Fonte Arpa Piemonte - Sezione regionale del catasto Rifiuti
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Rifiuti

Produzione dei rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025
Anno 2022

I dati sui rifiuti speciali sono desunti dalle dichiarazioni MUD (Modulo Unico di Dichiarazione ambientale), che molti dei soggetti che producono rifiuti e tutti i gestori sono tenuti annualmente a compilare e inviare alle Camere di commercio. Il MUD rappresenta, a partire dal 1994, anno di istituzione, la fonte dati principale per conoscere e valutare produzione, gestione e flussi dei rifiuti speciali. Si segnala che a partire dal 2019 sono stati inclusi nel totale della produzione i dati relativi alla sezione dei veicoli fuori uso, per cui potrebbero esserci degli incrementi rispetto agli anni precedenti anche per questo motivo.

La produzione complessiva di rifiuti speciali per l’anno 2022 è stata di circa 12,55 milioni di tonnellate, di cui il 92%, pari a circa 11,6 milioni di tonnellate, è costituito da rifiuti non pericolosi. Molto elevata risulta la produzione dei rifiuti da costruzione e demolizione (EER 17) che da soli rappresentano il 56% della produzione complessiva dei rifiuti speciali totali, con particolare incidenza sui rifiuti non pericolosi. I quantitativi di rifiuti speciali prodotti sul territorio piemontese, escludendo solo i codici EER 17 non pericolosi, ammontano per l’anno 2022 a circa 5,7 milioni di tonnellate, con una produzione in diminuzione del 2% rispetto all’anno precedente. Si tratta per l’83% di rifiuti non pericolosi e per il restante 17% di rifiuti pericolosi. 

A livello pro capite la quota annua di rifiuti speciali prodotti, escludendo appunto gli inerti, è di circa 1.334 kg per abitante. A livello provinciale (figura sottostante) le quote di rifiuti più consistenti provengono dal territorio della Città Metropolitana di Torino, che ha subito una riduzione della produzione di rifiuti, e rappresenta il 41% della produzione regionale; seguono la provincia di Cuneo con il 18% e quella di Alessandria (13%).

Produzione di rifiuti speciali totali (esclusi EER 17 non pericolosi) per provincia – anni 2016-2022 - Fonte Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti

L’analisi della produzione dei rifiuti speciali per singolo codice EER - considerando sia i pericolosi sia i non pericolosi, ad esclusione dei codici EER 17 non pericolosi - mette in evidenza il prevalere di rifiuti provenienti da impianti di trattamento dei rifiuti e delle acque (capitolo EER 19). 

Le altre principali attività produttive da cui derivano rifiuti speciali, si possono ricondurre nel 2022 ai rifiuti derivanti dal trattamento superficiale di metalli e plastiche e ai rifiuti di imballaggio. 

Fonte Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti

I quantitativi arrivano a 2.900 kg per abitante all’anno, e la percentuale dei rifiuti non pericolosi sale al 92%, se si considera in aggiunta la stima di produzione dei rifiuti speciali non pericolosi da costruzione e demolizione (EER 17), per i quali non è prevista la dichiarazione MUD.

La stima viene effettuata sulla base di quanto gestito in Piemonte, a cui viene sottratto quanto arriva dalle altre regioni italiane e dall’estero per essere trattato in Piemonte, e aggiunto quanto è inviato a gestori non piemontesi (da quest’anno abbiamo considerato per il calcolo dell’export non quanto dichiarato dai produttori piemontesi ma l’effettivo rifiuto ricevuto dai gestori delle altre regioni). Partendo dai dati di produzione presentati precedentemente, e inserendo come dato di produzione dei rifiuti EER 17 NP, per i quali la dichiarazione MUD non è obbligatoria, quanto ottenuto mediante il metodo sopra riportato, si ottiene il dato relativo ai rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi complessivamente prodotti in Piemonte nel 2021, pari a circa 12,5 milioni di tonnellate. Di queste:

  • il 53% è rappresentato dai rifiuti da costruzione e demolizione (capitolo EER 17);
  • il 25% da rifiuti da trattamento rifiuti e acque (capitolo EER 19);
  • il 22% da tutti gli altri EER.
     
Fonte: Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti
Risorse e informazioni aggiuntive

  Produzione di rifiuti speciali per comune https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/rifiuti_spec_webapp/index.html

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Rifiuti

Gestione dei rifiuti urbani

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025

Nel 2023 i rifiuti indifferenziati avviati a trattamento sono stati 686.852 tonnellate (694.434 nel 2022): di questi quantitativi il 61,3% - corrispondente a 420.990 tonnellate  (65%  pari a 451.675  t nel 2022), è stato inviato alla termovalorizzazione, il 38,2% al trattamento meccanico-biologico (TMB) per un totale di 262.568  tonnellate (34,8% pari a 241.528  tonnellate nel 2022) e solo lo 0,5% direttamente in discarica (percentuale leggermente in aumento rispetto al 2022).


Se si prendono in considerazione gli ultimi anni, il quantitativo di rifiuti urbani indifferenziati da gestire si è ridotto nel complesso del 35 % rispetto al 2010.

Destinazione dei rifiuti urbani indifferenziati in Piemonte, anni 2010-2023 - Fonte regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti

Il sistema di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati (relativamente all’anno 2023) dispone della seguente dotazione impiantistica:

  • 1 impianto di termovalorizzazione sito a Torino, località Gerbido, autorizzato con un carico termico di 206,25 Mwt; nel 2023 ha trattato complessivamente 599.501 tonnellate  di rifiuti (599.945 t di rifiuti nel 2022) di cui 455.276 tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati – compresi circa 11.800 tonnellate provenienti dalla Liguria - (codice EER 200301 -  451.843 t nel 2022); inoltre in provincia di Cuneo è operativo un impianto di co-incenerimento che sostituisce parte del combustibile fossile con combustibile derivato da rifiuti (CCS); nel 2023 l'impianto ha recuperato 68.697 tonnellate di CSS - Combustibile Solido Secondario di cui 61.616 proveniente dagli impianti di trattamento del territorio cuneese ( 60.931 t nel 2022);
  • 9 impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) di cui - 6 impianti di preselezione e stabilizzazione biologica aerobica: Alessandria, Casale Monferrato, Valterza, Magliano Alpi, Borgo San Dalmazzo e Sommariva Bosco - 2 impianti di bioessiccazione: Cavaglià, Villafalletto - 1 impianto di sola produzione di CSS: Roccavione. Nei suddetti impianti sono state trattate circa  337.747 tonnellate di urbani indifferenziati  - compresi i rifiuti urbani provenienti da fuori regione e in particolare dalla Regione Liguria - (erano 348.150 tonnellate nel 2022), in totale 384.125 tonnellate (421.928 tonnellate nel 2022), se si comprendono i rifiuti speciali. Dal trattamento sono state ottenute  73.766 tonnellate di CSS (58.808 t nel 2022), di cui 61.616 tonnellate è stato recuperato presso l’impianto di coincenerimento (cementificio) in Provincia di Cuneo. La frazione secca, non trasformata in CSS, e la frazione umida trattata e stabilizzata sono state conferite in discarica o inviate ad incenerimento fuori regione;
  • 12 discariche per rifiuti non pericolosi che ricevono rifiuti da trattamento dei rifiuti urbani, distribuite prevalentemente nelle Province di Torino, Alessandria e Cuneo.

Complessivamente sono state smaltite in discarica 358.244 tonnellate di rifiuti (erano 381.518 t nel 2022).

Informazioni e risorse aggiuntive

Regione Piemonte Rifiuti urbani https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/ambiente/rifiuti

I dati di produzione rifiuti con dettaglio a livello comunale sono resi disponibili in formato libero all’interno della sezione Rifiuti.

Regione Piemonte Open Data www.dati.piemonte.it (parole chiave tra le seguenti “%rd”, “rifiuti”, “produzione rifiuti”, “raccolta differenziata”)

Per rendere più facilmente fruibili le suddette informazioni è stato creato infine un servizio informativo denominato Cruscotto delle Conoscenze Ambientali, rivolto sia alla PA che ai cittadini, in cui sono esposte informazioni di sintesi a vari livelli (regione - provincia - consorzio - comune) sotto forma di tabelle e grafici interattivi finalizzati a mettere in luce aspetti diversi delle informazioni acquisite nel corso degli anni.

Cruscotto delle Conoscenze Ambientali http://www.sistemapiemonte.it/ambiente/cruscottiAmbiente/raccoltaRifiuti/index.shtml
 

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Rifiuti

Raccolta differenziata dei rifiuti urbani

Capitolo
Rifiuti
Anno
2025

La percentuale di Raccolta Differenziata ha avuto un notevole incremento negli anni analizzati, con una forte crescita nel primo decennio (2000-2010) pari a +174,7% e un rallentamento nel periodo successivo sino al 2023 pari a +34.9%. Tale rallentamento è evidenziato nella figura sottostante.

Percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Piemonte, variazione 2000-2023 - Fonte regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti
Percentuale di raccolta differenziata nel 2010 - Fonte regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti
Percentuale di raccolta differenziata nel 2023 - Fonte regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti

Nell’ambito della raccolta differenziata le frazioni maggiormente raccolte su base annuale (anno 2023) risultano essere la carta e cartone (298.322 tonnellate circa; 70,2 kg pro capite), l’organico (267.884,57 tonnellate circa; 63 kg pro capite), gli sfalci e potature (150.241,77 tonnellate circa; 35,3 kg pro capite) il vetro (124.620,96 tonnellate circa; 29,3 kg pro capite) ed il legno (110.155,71 tonnellate circa; 25,9 kg pro capite). In aumento il dato relativo al compostaggio domestico i cui quantitativi rilevati risultano essere pari a 45.932,86 tonnellate circa (10,8 kg pro capite).


Nella figura successiva viene rappresentata l’incidenza percentuale delle diverse frazioni raccolte in modo differenziato.

Ripartizione rifiuti differenziati in Piemonte, anno 2023, dati in tonnellate - Fonte Regione Piemonte Osservatorio Regionale Rifiuti
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