Redazione RSA

Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA)

Anno
2026

La pianificazione di bacino costituisce il riferimento principale per quanto riguarda il tema del dissesto idrogeologico. I dati relativi al dissesto idrogeologico piemontese sono contenuti principalmente nei piani di bacino, livello di pianificazione previsto dalla legge quadro sulla Difesa del suolo (183/1989), oggi sostituita dal (e confluita nel) D.lgs. 152/2006, III parte. 

La legge 183 pose le basi per la costituzione delle "Autorità di bacino", dapprima di ambito territoriale nazionale o regionale, oggi sostituite dalle Autorità di Bacino Distrettuale.

Il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), previsto dalla Direttiva europea 2007/60 CE "Alluvioni" e approvato con DPCM 27 ottobre 2016,  si sviluppa attraverso la redazione delle Mappe di pericolosità e di rischio. Le mappe di pericolosità individuano scenari con diversi gradi di pericolosità (L – P1, M – P2, H – P3), mentre le mappe del rischio evidenziano diversi gradi di rischio da R1 a R4 sulla base dei beni, delle persone  e delle infrastrutture esposte e vulnerabili. Inoltre il PGRA evidenzia aree a rischio potenziale significativo (APSFR) alle quali sono associate specifiche Misure previste per il raggiungimento dei 5 obiettivi posti dalla Direttiva Alluvioni. Tra le misure non strutturali ai fini della prevenzione delle situazioni di rischio, vi è quella di associare alle aree allagabili a differente pericolosità, una idonea normativa d'uso, coerente con quella già presente nelle Norme di Attuazione del Piano per l'Assetto idrogeologico del fiume Po (PAI); 

È ad oggi in corso il III Ciclo di pianificazione, che terminerà nel 2027.

L’individuazione della pericolosità, del rischio, dei dissesti e delle misure su citate hanno rilevanza per la programmazione degli interventi di sistemazione idrogeologica nell’ambito della piattaforma ministeriale Rendis – Repertorio nazionale degli interventi di difesa del suolo.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Difesa del suolo

Bandi per il finanziamento dell’attività delle CLV

Dal 2021 la Regione Piemonte, attraverso un bando pubblicato sul BUR e sul sito istituzionale nella sezione Bandi, sostiene le attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) concedendo dei contributi a fondo perduto alle Unioni Montane (UM) dotate di CLV.

Le risorse economiche, variabili annualmente, negli anni scorsi sono state messe a disposizione per l’acquisto di strumentazione tecnica per svolgere rilevamenti nivologici e di dotazione di dispositivi di sicurezza per l’autosoccorso in valanga dei membri delle CLV. Inoltre sono stati finanziati incarichi di consulenza per la redazione del regolamento interno per l’operatività delle CLV, corsi AINEVA  di formazione in ambito nivologico e sistemi di monitoraggio e tele-rilevamento di parametri nivo-meteorologici a supporto della valutazione locale del pericolo di valanghe.

Tramite il bando pubblicato nel novembre 2025 la Regione Piemonte ha assegnato contributi a 10 Unioni Montane per un importo complessivo di circa 236.000 euro. Le risorse, finanziate attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT), sostengono l’operato delle CLV consentendo l'installazione di stazioni nivometeorologiche automatiche e di sensori specifici per la misura del trasporto eolico della neve, la posa di sistemi di videosorveglianza dedicati al monitoraggio di siti valanghivi e l'acquisto di Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (droni) con relative attività di formazione per l’abilitazione al volo.

Complessivamente dal 2021 sono stati concessi contributi per oltre 500.000 euro alle Unioni Montane per il sostegno all’operatività delle CLV.

Figura 1. Valanga di fondo su galleria paravalanghe in Valle Stura (CN).
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Dal 2021 la Regione Piemonte, attraverso un bando pubblicato sul BUR e sul sito istituzionale nella sezione Bandi, sostiene le attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) concedendo dei contributi a fondo perduto alle Unioni Montane (UM) dotate di CLV.

Le risorse economiche, variabili annualmente, negli anni scorsi sono state messe a disposizione per l’acquisto di strumentazione tecnica per svolgere rilevamenti nivologici e di dotazione di dispositivi di sicurezza per l’autosoccorso in valanga dei membri delle CLV. Inoltre sono stati finanziati incarichi di consulenza per la redazione del regolamento interno per l’operatività delle CLV, corsi AINEVA  di formazione in ambito nivologico e sistemi di monitoraggio e tele-rilevamento di parametri nivo-meteorologici a supporto della valutazione locale del pericolo di valanghe.

Tramite il bando pubblicato nel novembre 2025 la Regione Piemonte ha assegnato contributi a 10 Unioni Montane per un importo complessivo di circa 236.000 euro. Le risorse, finanziate attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT), sostengono l’operato delle CLV consentendo l'installazione di stazioni nivometeorologiche automatiche e di sensori specifici per la misura del trasporto eolico della neve, la posa di sistemi di videosorveglianza dedicati al monitoraggio di siti valanghivi e l'acquisto di Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (droni) con relative attività di formazione per l’abilitazione al volo.

Complessivamente dal 2021 sono stati concessi contributi per oltre 500.000 euro alle Unioni Montane per il sostegno all’operatività delle CLV.

Figura 1. Valanga di fondo su galleria paravalanghe in Valle Stura (CN).
Anno
2026

PNRR - Tutela del territorio e della risorsa idrica

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato, alla Componente 4 della Missione 2 – Tutela del territorio e della risorsa idrica, un ammontare complessivo di 15,06 miliardi di euro. In particolare, 2,49 miliardi di euro sono stati assegnati all’Investimento 2.1 – Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico con l’obiettivo di portare in sicurezza 1,5 milioni di persone a rischio. L’investimento 2.1 riguarda misure a favore delle aree colpite da calamità, a cui sono destinati 1,2 miliardi di euro per il ripristino delle infrastrutture danneggiate e per la riduzione del rischio residuo, con interventi selezionati sulla base di piani di investimento elaborati a livello locale e successivamente approvati dal Dipartimento della Protezione Civile entro la fine del 2021.

La Regione Piemonte ha proposto 22 “macro-interventi” attingendo dai quadri dei fabbisogni relativi agli eventi alluvionali nei quali i Settori tecnici territoriali hanno individuato la massima priorità. Gli interventi selezionati si riferiscono nello specifico ai seguenti eventi alluvionali:
   • eventi meteorologici del 19-22 ottobre 2019 – DCM del 14 novembre 2019 e eventi meteorologici del 21-25 novembre 2019 – DCM del 2 dicembre 2019;
   • eventi meteorologici del 2-3 ottobre 2020 – DCM del 22 ottobre 2020.

I macro-interventi relativi ad entrambi gli eventi alluvionali sono stati concepiti per comprendere:

a) interventi volti al ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti delle condutture idriche e fognarie, delle comunicazioni, dei trasporti nell'ottica della riduzione del consumo di suolo e nel rispetto della sostenibilità ambientale;

b) interventi di contrasto dei cambiamenti climatici lungo le aste dei corsi d’acqua principali e loro affluenti, di mitigazione dei rischi di allagamento, di effetti della dinamica fluvio-torrentizia e dell'erosione dei suoli.

I macro-interventi della categoria a) riguardano le frane che hanno coinvolto la viabilità e le fognature e sono stati ripartiti su aree territoriali provinciali, mentre quelli della categoria b),  che riguardano invece le opere lungo i corsi d’acqua, sono stati ripartiti su bacini idrografici.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha approvato l’elenco dettagliato dei nuovi progetti del Piemonte per un importo complessivo pari a € 59.308.773,06.

Nel corso del 2025 la Regione Piemonte ha curato:

  • il servizio di assistenza a favore dei Soggetti Attuatori (Comuni, Province e AIPo) per la compilazione delle check-list e DSAN (v. Modulistica), atte a verificare per ogni fase di avanzamento del progetto diversi aspetti legati alla regolarità della spesa, all'assenza di doppi finanziamenti, all'assenza del conflitto di interessi, alla titolarità effettiva, alla parità di genere, ai target e milestone del progetto e al rispetto del principio del DNSH (Do No Significant Harm), ovvero del “non arrecare un danno significativo” all’ambiente;
     
  • l'approvazione delle modalità di rendicontazione e la redazione di indicazioni operative per il rispetto del principio del DNSH diffuso capillarmente a tutti i soggetti attuatori e ai professionisti incaricati per la redazione dei progetti. 

In materia DNSH, i temi attenzionati sono: la valutazione del rischio alluvioni attraverso le pianificazioni territoriali esistenti; il rispetto del principio dell'economia circolare con l'applicazione delle 5 R "ridurre, riutilizzare, riciclare, recuperare, rigenerare" i materiali presenti in cantiere;  la protezione e il ripristino della biodiversità attraverso lo studio biologico e naturalistico dell'impatto delle opere sulle specie protette ove presenti. Per gli interventi che prevedono scavi, è stato affrontato il tema delle terre e rocce da scavo con la loro caratterizzazione e il possibile riutilizzo per il cantiere medesimo o per altri cantieri. Ai progettisti è stato richiesto di prestare particolare attenzione alla cantierizzazione dell'opera limitando l'utilizzo di acqua e pensando al suo riutilizzo nelle lavorazioni di cantiere e ai mezzi d'opera. Inoltre, i progetti di maggior impatto economico situati lungo i corsi d'acqua sono stati soggetti a verifica di assoggettabilità di VIA, al fine di indagare eventuali effetti negativi sull'ecosistema. È stato anche verificato che i progetti non ricadessero in aree di particolare pregio naturalistico/ambientale (Natura 2000, Parchi, Iba, aree Sic e ZSC).

Nel mese di novembre 2025 la Regione ha concluso  l’attività di formazione presso la sede regionale di Torino mentre è tuttora in corso l’attività di supporto diretto in loco a favore delle Amministrazioni che presentano maggiori criticità operative.

Al 31/03/2026 oltre il 90% degli interventi risulta concluso e i Soggetti attuatori sono attualmente impegnati nel caricamento sulla piattaforma ReGiS della documentazione necessaria ai fini della rendicontazione di Milestone e Target.

La Regione, in qualità di Amministrazione Attuatrice, sta effettuando i controlli formali sul 100% degli interventi e i controlli sostanziali a campione. Contestualmente, sta procedendo alla compilazione delle relative checklist, alla redazione del Report M&T e alla predisposizione dell'intero fascicolo documentale, che sarà trasmesso al Dipartimento della Protezione Civile per la verifica e la rendicontazione del Target.

Le criticità maggiori connesse all’esecuzione degli interventi riguardano l’applicazione in cantiere del principio del DNSH e la stesura delle relazioni conclusive sul rispetto del principio.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato, alla Componente 4 della Missione 2 – Tutela del territorio e della risorsa idrica, un ammontare complessivo di 15,06 miliardi di euro. In particolare, 2,49 miliardi di euro sono stati assegnati all’Investimento 2.1 – Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico con l’obiettivo di portare in sicurezza 1,5 milioni di persone a rischio. L’investimento 2.1 riguarda misure a favore delle aree colpite da calamità, a cui sono destinati 1,2 miliardi di euro per il ripristino delle infrastrutture danneggiate e per la riduzione del rischio residuo, con interventi selezionati sulla base di piani di investimento elaborati a livello locale e successivamente approvati dal Dipartimento della Protezione Civile entro la fine del 2021.

La Regione Piemonte ha proposto 22 “macro-interventi” attingendo dai quadri dei fabbisogni relativi agli eventi alluvionali nei quali i Settori tecnici territoriali hanno individuato la massima priorità. Gli interventi selezionati si riferiscono nello specifico ai seguenti eventi alluvionali:
   • eventi meteorologici del 19-22 ottobre 2019 – DCM del 14 novembre 2019 e eventi meteorologici del 21-25 novembre 2019 – DCM del 2 dicembre 2019;
   • eventi meteorologici del 2-3 ottobre 2020 – DCM del 22 ottobre 2020.

I macro-interventi relativi ad entrambi gli eventi alluvionali sono stati concepiti per comprendere:

a) interventi volti al ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti delle condutture idriche e fognarie, delle comunicazioni, dei trasporti nell'ottica della riduzione del consumo di suolo e nel rispetto della sostenibilità ambientale;

b) interventi di contrasto dei cambiamenti climatici lungo le aste dei corsi d’acqua principali e loro affluenti, di mitigazione dei rischi di allagamento, di effetti della dinamica fluvio-torrentizia e dell'erosione dei suoli.

I macro-interventi della categoria a) riguardano le frane che hanno coinvolto la viabilità e le fognature e sono stati ripartiti su aree territoriali provinciali, mentre quelli della categoria b),  che riguardano invece le opere lungo i corsi d’acqua, sono stati ripartiti su bacini idrografici.

Il Dipartimento della Protezione Civile ha approvato l’elenco dettagliato dei nuovi progetti del Piemonte per un importo complessivo pari a € 59.308.773,06.

Nel corso del 2025 la Regione Piemonte ha curato:

  • il servizio di assistenza a favore dei Soggetti Attuatori (Comuni, Province e AIPo) per la compilazione delle check-list e DSAN (v. Modulistica), atte a verificare per ogni fase di avanzamento del progetto diversi aspetti legati alla regolarità della spesa, all'assenza di doppi finanziamenti, all'assenza del conflitto di interessi, alla titolarità effettiva, alla parità di genere, ai target e milestone del progetto e al rispetto del principio del DNSH (Do No Significant Harm), ovvero del “non arrecare un danno significativo” all’ambiente;
     
  • l'approvazione delle modalità di rendicontazione e la redazione di indicazioni operative per il rispetto del principio del DNSH diffuso capillarmente a tutti i soggetti attuatori e ai professionisti incaricati per la redazione dei progetti. 

In materia DNSH, i temi attenzionati sono: la valutazione del rischio alluvioni attraverso le pianificazioni territoriali esistenti; il rispetto del principio dell'economia circolare con l'applicazione delle 5 R "ridurre, riutilizzare, riciclare, recuperare, rigenerare" i materiali presenti in cantiere;  la protezione e il ripristino della biodiversità attraverso lo studio biologico e naturalistico dell'impatto delle opere sulle specie protette ove presenti. Per gli interventi che prevedono scavi, è stato affrontato il tema delle terre e rocce da scavo con la loro caratterizzazione e il possibile riutilizzo per il cantiere medesimo o per altri cantieri. Ai progettisti è stato richiesto di prestare particolare attenzione alla cantierizzazione dell'opera limitando l'utilizzo di acqua e pensando al suo riutilizzo nelle lavorazioni di cantiere e ai mezzi d'opera. Inoltre, i progetti di maggior impatto economico situati lungo i corsi d'acqua sono stati soggetti a verifica di assoggettabilità di VIA, al fine di indagare eventuali effetti negativi sull'ecosistema. È stato anche verificato che i progetti non ricadessero in aree di particolare pregio naturalistico/ambientale (Natura 2000, Parchi, Iba, aree Sic e ZSC).

Nel mese di novembre 2025 la Regione ha concluso  l’attività di formazione presso la sede regionale di Torino mentre è tuttora in corso l’attività di supporto diretto in loco a favore delle Amministrazioni che presentano maggiori criticità operative.

Al 31/03/2026 oltre il 90% degli interventi risulta concluso e i Soggetti attuatori sono attualmente impegnati nel caricamento sulla piattaforma ReGiS della documentazione necessaria ai fini della rendicontazione di Milestone e Target.

La Regione, in qualità di Amministrazione Attuatrice, sta effettuando i controlli formali sul 100% degli interventi e i controlli sostanziali a campione. Contestualmente, sta procedendo alla compilazione delle relative checklist, alla redazione del Report M&T e alla predisposizione dell'intero fascicolo documentale, che sarà trasmesso al Dipartimento della Protezione Civile per la verifica e la rendicontazione del Target.

Le criticità maggiori connesse all’esecuzione degli interventi riguardano l’applicazione in cantiere del principio del DNSH e la stesura delle relazioni conclusive sul rispetto del principio.

Anno
2026

Le Commissioni Locali Valanghe (CLV)

Anno
2026

Le Unioni Montane (UM), anche associate per ambiti territoriali ottimali secondo apposite convenzioni, costituiscono Commissioni Locali Valanghe (CLV) per l'esercizio di attività di sorveglianza dei fenomeni nivologici, in qualità di organi tecnici consultivi dei Sindaci per la gestione di situazioni di rischio da valanghe in territorio antropizzato (centri o nuclei abitati, opere pubbliche ed impianti o infrastrutture di interesse pubblico).

Le CLV sono previste dall’art. 19 “Difesa dalle valanghe” della l.r. 14/2019; quelle istituite dalle UM piemontesi sono in totale 17 e coprono la quasi totalità del territorio montano regionale.

Ai componenti delle CLV, che operano su base volontaria, è richiesto il possesso di specifici titoli riconosciuti dall'Associazione Interregionale Neve e Valanghe (AINEVA), sulle tematiche inerenti ai fenomeni nivologici e valanghivi ed alle problematiche valanghive di protezione civile. L’attività delle CLV si armonizza quindi con il sistema d’allertamento regionale e con la pianificazione d’emergenza di protezione civile comunale ed intercomunale, sotto il coordinamento delle strutture tecniche regionali preposte.

Le attività svolte a favore delle CLV sono sviluppate in coordinamento con le Regioni e le Province autonome dell'arco alpino italiano attraverso l’AINEVA, che cura anche la formazione e l'aggiornamento tecnico degli operatori del settore.

Il DPGR del 18/12/2020 n. 7/R prevede all’art. 12 (Dotazione tecnica) che la Regione contribuisca al finanziamento dell’acquisto, da parte delle UM, della strumentazione tecnica specifica per rilevamenti nivologici e della dotazione di sicurezza per l’autosoccorso degli operatori; l’art. 13 (Disposizioni finanziarie) prevede che “Il finanziamento per il sostegno della Regione alle attività delle CLV trova copertura nelle risorse del fondo regionale per la montagna, secondo quanto previsto dall’articolo 11 della LR n. 14/2019 e dall'articolo 6 del Regolamento 25/06/2020, n.3/R”.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Territorio

Approvazione Criteri e indirizzi in materia di difesa del suolo e pianificazione territoriale e urbanistica

A più di 24 anni dalla data di approvazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico – PAI (d.p.c.m. del 24 maggio 2001) si è manifestata l’esigenza di accorpare in un unico documento “Criteri e indirizzi in materia di difesa del suolo e pianificazione territoriale” (di seguito “CRITERI”) le numerose disposizioni regolative in materia di uso del suolo emanate dalla Regione Piemonte già a partire dalla Circolare PGR n. 7/LAP/1996 e della successiva Nota Tecnica Esplicativa del 1999 riguardanti le specifiche tecniche per l’elaborazione degli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici.

A tal fine negli scorsi anni è stato istituito un gruppo di lavoro interdirezionale composto da rappresentanti della Direzione Ambiente, Energia e Territorio e della Direzione Opere Pubbliche, Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica che hanno lavorato in sinergia predisponendo una bozza di testo che è stata successivamente trasmessa per le osservazioni all’Ordine regionale dei Geologi del Piemonte, all’Ordine degli Architetti e all’Ordine dei Geometri.

Il documento affronta gli aspetti procedurali e tecnici per l'analisi del dissesto, della pericolosità e del rischio e per la valutazione delle previsioni urbanistiche sostenibili rispetto al danno atteso ed è integrato da sette Annessi: l’Annesso I – Analisi geologiche, l’Annesso II – Componente idraulica, l’Annesso III – Componente sismica, l’Annesso IV – Invarianza idraulica, l’Annesso V – Criteri per la definizione del quadro del dissesto relativo ai comuni che non hanno ancora provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico al PAI, l’Annesso VI – disposizioni relative all’aggiornamento del quadro del dissesto a seguito di eventi alluvionali e l’Annesso VII – Schede dei dissesti.

Il testo è inoltre integrato con il progetto di informatizzazione degli strumenti urbanistici denominato "Urbanistica senza carta" - USC (d.g.r. 29 dicembre 2020, n. 1-2681 e smi) e costituisce provvedimento attuativo della legge urbanistica regionale n. 56/1977 disciplinandone gli aspetti di natura procedurale e i contenuti degli elaborati necessari per conseguire l’adeguamento alla normativa sovraordinata in materia di difesa del suolo e sismica.

Nel complesso, nel testo dei “CRITERI” vengono confermate buona parte delle indicazioni e delle modalità di indagine e restituzione già previste dalle disposizioni regionali previgenti, ora coordinate nell'ambito del sopra citato progetto "Urbanistica senza carta" - USC, al fine di garantire una continuità dell'azione svolta nell'ambito della prevenzione del rischio idrogeologico, sia da parte delle amministrazioni comunali, dei professionisti incaricati e degli uffici regionali, operando al contempo l'attualizzazione e la semplificazione di precedenti atti.

Nel corso del 2025 previo parere della Conferenza permanente Regione-Autonomie locali i criteri sono stati approvati con D.G.R. n. 8-905 del 24 marzo 2025, che ha sancito la conclusione del notevole lavoro effettuato dal gruppo interdirezionale.

Le principali novità contenute nel testo dei “CRITERI” sono state condivise attraverso momenti di confronto interni all’amministrazione regionale e sono state anche presentate nell’ambito di uno specifico seminario organizzato dall’Ordine regionale dei Geologi del Piemonte in data 4 dicembre 2025, dove alcuni componenti del gruppo di lavoro hanno illustrato le principali novità introdotte.

L’attività del gruppo di lavoro interdirezionale proseguirà anche negli anni futuri in quanto è intenzione dello stesso gruppo valutare le ricadute dei “CRITERI” sulla pianificazione locale apportando, eventualmente, le necessarie migliorie al fine di rendere più chiare le procedure in esso contenute.

Pertanto, si possono ipotizzare nel tempo nuove edizioni dei “CRITERI” che conterranno i necessari chiarimenti/aggiornamenti, al momento anticipati in una sezione FAQ del sito WEB regionale.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

A più di 24 anni dalla data di approvazione del Piano per l’Assetto Idrogeologico – PAI (d.p.c.m. del 24 maggio 2001) si è manifestata l’esigenza di accorpare in un unico documento “Criteri e indirizzi in materia di difesa del suolo e pianificazione territoriale” (di seguito “CRITERI”) le numerose disposizioni regolative in materia di uso del suolo emanate dalla Regione Piemonte già a partire dalla Circolare PGR n. 7/LAP/1996 e della successiva Nota Tecnica Esplicativa del 1999 riguardanti le specifiche tecniche per l’elaborazione degli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici.

A tal fine negli scorsi anni è stato istituito un gruppo di lavoro interdirezionale composto da rappresentanti della Direzione Ambiente, Energia e Territorio e della Direzione Opere Pubbliche, Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica che hanno lavorato in sinergia predisponendo una bozza di testo che è stata successivamente trasmessa per le osservazioni all’Ordine regionale dei Geologi del Piemonte, all’Ordine degli Architetti e all’Ordine dei Geometri.

Il documento affronta gli aspetti procedurali e tecnici per l'analisi del dissesto, della pericolosità e del rischio e per la valutazione delle previsioni urbanistiche sostenibili rispetto al danno atteso ed è integrato da sette Annessi: l’Annesso I – Analisi geologiche, l’Annesso II – Componente idraulica, l’Annesso III – Componente sismica, l’Annesso IV – Invarianza idraulica, l’Annesso V – Criteri per la definizione del quadro del dissesto relativo ai comuni che non hanno ancora provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico al PAI, l’Annesso VI – disposizioni relative all’aggiornamento del quadro del dissesto a seguito di eventi alluvionali e l’Annesso VII – Schede dei dissesti.

Il testo è inoltre integrato con il progetto di informatizzazione degli strumenti urbanistici denominato "Urbanistica senza carta" - USC (d.g.r. 29 dicembre 2020, n. 1-2681 e smi) e costituisce provvedimento attuativo della legge urbanistica regionale n. 56/1977 disciplinandone gli aspetti di natura procedurale e i contenuti degli elaborati necessari per conseguire l’adeguamento alla normativa sovraordinata in materia di difesa del suolo e sismica.

Nel complesso, nel testo dei “CRITERI” vengono confermate buona parte delle indicazioni e delle modalità di indagine e restituzione già previste dalle disposizioni regionali previgenti, ora coordinate nell'ambito del sopra citato progetto "Urbanistica senza carta" - USC, al fine di garantire una continuità dell'azione svolta nell'ambito della prevenzione del rischio idrogeologico, sia da parte delle amministrazioni comunali, dei professionisti incaricati e degli uffici regionali, operando al contempo l'attualizzazione e la semplificazione di precedenti atti.

Nel corso del 2025 previo parere della Conferenza permanente Regione-Autonomie locali i criteri sono stati approvati con D.G.R. n. 8-905 del 24 marzo 2025, che ha sancito la conclusione del notevole lavoro effettuato dal gruppo interdirezionale.

Le principali novità contenute nel testo dei “CRITERI” sono state condivise attraverso momenti di confronto interni all’amministrazione regionale e sono state anche presentate nell’ambito di uno specifico seminario organizzato dall’Ordine regionale dei Geologi del Piemonte in data 4 dicembre 2025, dove alcuni componenti del gruppo di lavoro hanno illustrato le principali novità introdotte.

L’attività del gruppo di lavoro interdirezionale proseguirà anche negli anni futuri in quanto è intenzione dello stesso gruppo valutare le ricadute dei “CRITERI” sulla pianificazione locale apportando, eventualmente, le necessarie migliorie al fine di rendere più chiare le procedure in esso contenute.

Pertanto, si possono ipotizzare nel tempo nuove edizioni dei “CRITERI” che conterranno i necessari chiarimenti/aggiornamenti, al momento anticipati in una sezione FAQ del sito WEB regionale.

Anno
2026

I geoparchi

Un geoparco è un ente che gestisce e valorizza il patrimonio geologico, promuovendone la visibilità e la fruizione tramite il geoturismo, in modo da favorire lo sviluppo economico del suo territorio. I visitatori possono approfondire le proprie conoscenze sull’ambiente locale, sia in autonomia che attraverso visite guidate.
I geoparchi non sono solo “musei a cielo aperto”: secondo le direttive dell’UNESCO, sono anche veri e propri laboratori per lo sviluppo sostenibile, che promuovono il patrimonio geologico e la sostenibilità delle comunità locali, con un approccio olistico. In accordo con questa visione, gli UNESCO Global Geoparks diffondono la conoscenza sulla geodiversità e la consapevolezza della sua importanza, promuovendo al contempo le migliori pratiche di conservazione, educazione, uso turistico del patrimonio geologico.

In Piemonte è presente il Sesia Val Grande Geopark, riconosciuto dall’ UNESCO come appartenente alla rete degli “Unesco Global Geopark”, per il quale la Legge regionale 06/10/2023, n. 23 contribuisce attraverso apposite risorse alla sua valorizzazione.

Il Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark si sviluppa nel settore nord occidentale delle Alpi piemontesi al confine con la Svizzera. Il suo territorio, che comprende circa 90 comuni, è molto vasto (oltre 2000 km2) e articolato e risente dei condizionamenti geologici imposti dalla struttura delle Alpi e dell’azione di diversi agenti di modellamento, che hanno dato forma alla catena alpina e al territorio pedemontano.
Dal punto di vista geologico, il geoparco piemontese comprende un’associazione di rocce provenienti da più ambienti, posti a diverse profondità nel nostro pianeta: dalle rocce eruttive della caldera dell’antico Supervulcano del Sesia ai plutoni dei graniti dei laghi formatisi nella crosta intermedia; dai complessi gabbrici stratificati della crosta profonda fino alle peridotiti del mantello, ora affioranti in superficie lungo la Val Sesia e la valle del Toce (fig. 1).

Tutto ciò parla degli sconvolgenti  processi geologici che hanno preceduto e poi determinato la formazione della catena alpina. Una geodiversità che racconta una storia di oltre 300 milioni di anni, in cui le forme delle montagne, delle valli e della zona pedemontana parlano anche dei cambiamenti climatici (passati e presenti) e dei loro effetti sul paesaggio, dalle glaciazioni al riscaldamento globale.

Le attività del Geoparco nel 2025 hanno consolidato il suo ruolo strategico nella valorizzazione e promozione della geodiversità e dello sviluppo sostenibile, ben oltre i confini regionali: dalla partecipazione a iniziative di rilievo nazionale e internazionale, come la fiera “Il Viaggio nei Geoparchi” nell’ambito di Biodiversa a Gravina di Puglia e l’11ª Conferenza Internazionale dei Geoparchi Globali UNESCO in Cile, al contributo a progetti di cooperazione scientifica e territoriale quali Interreg ITA-CH GeoNet e i programmi IGCP dell’UNESCO (tra cui CogeoCo e GEOFOOD), fino all’organizzazione di eventi di networking di respiro internazionale come “Un viaggio transfrontaliero nel cuore delle Alpi” (20-23 ottobre 2025), che ha riunito istituzioni, operatori e rappresentanti di geoparchi europei.

Parallelamente, il Geoparco ha rafforzato le attività di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici sul suo territorio, partecipando all’iniziativa “Climbing for Climate” (CFC7) su ghiacciai e comunità del Monte Rosa (fig. 2) e alle celebrazioni dell’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, oltre a contribuire alla ricerca e al dibattito scientifico con presentazioni all’Assemblea Generale dell’Unione Europea di Geoscienze (EGU) a Vienna. Tali azioni, integrate con numerose attività didattiche, turistiche e promozionali sul territorio, confermano la qualità del lavoro svolto e la piena coerenza con gli standard UNESCO, rafforzando il posizionamento del Geoparco all’interno della rete globale.

Figura 1. Carta geologica del Sesia Val Grande Global Geopark
Figura 2. Il gruppo CFC7 incontra le autorità locali, il Ministro Giorgetti e l’assessore regionale Marnati durante le celebrazioni del millennio della comunità di Otro (Alagna, Geoparco UNESCO Sesia Val Grande).
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Un geoparco è un ente che gestisce e valorizza il patrimonio geologico, promuovendone la visibilità e la fruizione tramite il geoturismo, in modo da favorire lo sviluppo economico del suo territorio. I visitatori possono approfondire le proprie conoscenze sull’ambiente locale, sia in autonomia che attraverso visite guidate.
I geoparchi non sono solo “musei a cielo aperto”: secondo le direttive dell’UNESCO, sono anche veri e propri laboratori per lo sviluppo sostenibile, che promuovono il patrimonio geologico e la sostenibilità delle comunità locali, con un approccio olistico. In accordo con questa visione, gli UNESCO Global Geoparks diffondono la conoscenza sulla geodiversità e la consapevolezza della sua importanza, promuovendo al contempo le migliori pratiche di conservazione, educazione, uso turistico del patrimonio geologico.

In Piemonte è presente il Sesia Val Grande Geopark, riconosciuto dall’ UNESCO come appartenente alla rete degli “Unesco Global Geopark”, per il quale la Legge regionale 06/10/2023, n. 23 contribuisce attraverso apposite risorse alla sua valorizzazione.

Il Sesia Val Grande UNESCO Global Geopark si sviluppa nel settore nord occidentale delle Alpi piemontesi al confine con la Svizzera. Il suo territorio, che comprende circa 90 comuni, è molto vasto (oltre 2000 km2) e articolato e risente dei condizionamenti geologici imposti dalla struttura delle Alpi e dell’azione di diversi agenti di modellamento, che hanno dato forma alla catena alpina e al territorio pedemontano.
Dal punto di vista geologico, il geoparco piemontese comprende un’associazione di rocce provenienti da più ambienti, posti a diverse profondità nel nostro pianeta: dalle rocce eruttive della caldera dell’antico Supervulcano del Sesia ai plutoni dei graniti dei laghi formatisi nella crosta intermedia; dai complessi gabbrici stratificati della crosta profonda fino alle peridotiti del mantello, ora affioranti in superficie lungo la Val Sesia e la valle del Toce (fig. 1).

Tutto ciò parla degli sconvolgenti  processi geologici che hanno preceduto e poi determinato la formazione della catena alpina. Una geodiversità che racconta una storia di oltre 300 milioni di anni, in cui le forme delle montagne, delle valli e della zona pedemontana parlano anche dei cambiamenti climatici (passati e presenti) e dei loro effetti sul paesaggio, dalle glaciazioni al riscaldamento globale.

Le attività del Geoparco nel 2025 hanno consolidato il suo ruolo strategico nella valorizzazione e promozione della geodiversità e dello sviluppo sostenibile, ben oltre i confini regionali: dalla partecipazione a iniziative di rilievo nazionale e internazionale, come la fiera “Il Viaggio nei Geoparchi” nell’ambito di Biodiversa a Gravina di Puglia e l’11ª Conferenza Internazionale dei Geoparchi Globali UNESCO in Cile, al contributo a progetti di cooperazione scientifica e territoriale quali Interreg ITA-CH GeoNet e i programmi IGCP dell’UNESCO (tra cui CogeoCo e GEOFOOD), fino all’organizzazione di eventi di networking di respiro internazionale come “Un viaggio transfrontaliero nel cuore delle Alpi” (20-23 ottobre 2025), che ha riunito istituzioni, operatori e rappresentanti di geoparchi europei.

Parallelamente, il Geoparco ha rafforzato le attività di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici sul suo territorio, partecipando all’iniziativa “Climbing for Climate” (CFC7) su ghiacciai e comunità del Monte Rosa (fig. 2) e alle celebrazioni dell’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, oltre a contribuire alla ricerca e al dibattito scientifico con presentazioni all’Assemblea Generale dell’Unione Europea di Geoscienze (EGU) a Vienna. Tali azioni, integrate con numerose attività didattiche, turistiche e promozionali sul territorio, confermano la qualità del lavoro svolto e la piena coerenza con gli standard UNESCO, rafforzando il posizionamento del Geoparco all’interno della rete globale.

Figura 1. Carta geologica del Sesia Val Grande Global Geopark
Figura 2. Il gruppo CFC7 incontra le autorità locali, il Ministro Giorgetti e l’assessore regionale Marnati durante le celebrazioni del millennio della comunità di Otro (Alagna, Geoparco UNESCO Sesia Val Grande).
Anno
2026

Legge Regionale 23/2023 - Disposizioni per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio geologico

Anno
2026

Nell’ottobre 2023 è stata promulgata la L.R. 06/10/2023 n. 23 - Disposizioni per la conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio geologico, una legge che, sulla falsa riga di analoghi dispositivi vigenti in altre regioni, intende riordinare la materia creando un unico catasto dei geositi regionali, sulla base di un'attenta analisi tecnica.

Il Piemonte non risultava infatti dotato di un catasto unico ed anche quello nazionale, riportato nel geoportale di ISPRA, necessitava di una revisione.

La LR 23/2023 ha inoltre abrogato la legge regionale sui massi erratici e prevede azioni a favore della valorizzazione dei geositi, di una migliore divulgazione scientifica e della promozione del territorio. La legge prevede, infine, delle risorse per i geoparchi piemontesi, consentendo attività di promozione e valorizzazione degli stessi in linea con le raccomandazioni dell’UNESCO.

Stato del Documento
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Tipo Strumento
Turismo/Cultura

Sviluppo Progetto Resil-Av - Programma Interreg Francia-Italia 2021-2027 ALCOTRA

Nell’ambito dell’obiettivo 2.IV “Promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza” la Regione partecipa, tramite il Settore Geologico e con un budget di € 192.750,00, al progetto Resil-Av (Resilienza Valanghe) che prevede un budget complessivo di € 1.878.720,12 (cofinanziato per l’80 % dal FESR).

Il progetto è finalizzato alla definizione di un approccio comune nella gestione del rischio valanghe lungo la viabilità montana, una sfida che accomuna i territori di confine italo-francesi in un contesto climatico in rapida evoluzione. L'iniziativa promuove una stretta cooperazione transfrontaliera attraverso lo scambio di procedure, dati nivo-meteorologici e strumenti software; nuovi sistemi di supporto alle decisioni saranno integrati con i più recenti risultati della ricerca scientifica, sviluppata con l'implementazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale.

L’obiettivo finale è rafforzare la resilienza delle comunità locali, affinando la capacità di previsione del pericolo valanghe e ottimizzando le procedure operative di Protezione Civile per una gestione tempestiva ed efficace delle emergenze sulla viabilità di montagna.

E’ prevista, col supporto tecnico di ARPA Piemonte, la realizzazione di una piattaforma informatica a sostegno dell’attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) del Piemonte e della Valle d’Aosta e lo sviluppo di azioni per il miglioramento dell’operatività delle CLV, attraverso l’organizzazione di un corso di formazione e di due esercitazioni transfrontaliere sulle problematiche di protezione civile per la gestione delle emergenze per rischio valanghivo.

Il progetto ha avuto ufficialmente inizio il 1°settembre 2025 e si concluderà il 31 agosto 2028.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dell’obiettivo 2.IV “Promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza” la Regione partecipa, tramite il Settore Geologico e con un budget di € 192.750,00, al progetto Resil-Av (Resilienza Valanghe) che prevede un budget complessivo di € 1.878.720,12 (cofinanziato per l’80 % dal FESR).

Il progetto è finalizzato alla definizione di un approccio comune nella gestione del rischio valanghe lungo la viabilità montana, una sfida che accomuna i territori di confine italo-francesi in un contesto climatico in rapida evoluzione. L'iniziativa promuove una stretta cooperazione transfrontaliera attraverso lo scambio di procedure, dati nivo-meteorologici e strumenti software; nuovi sistemi di supporto alle decisioni saranno integrati con i più recenti risultati della ricerca scientifica, sviluppata con l'implementazione di algoritmi di Intelligenza Artificiale.

L’obiettivo finale è rafforzare la resilienza delle comunità locali, affinando la capacità di previsione del pericolo valanghe e ottimizzando le procedure operative di Protezione Civile per una gestione tempestiva ed efficace delle emergenze sulla viabilità di montagna.

E’ prevista, col supporto tecnico di ARPA Piemonte, la realizzazione di una piattaforma informatica a sostegno dell’attività delle Commissioni Locali Valanghe (CLV) del Piemonte e della Valle d’Aosta e lo sviluppo di azioni per il miglioramento dell’operatività delle CLV, attraverso l’organizzazione di un corso di formazione e di due esercitazioni transfrontaliere sulle problematiche di protezione civile per la gestione delle emergenze per rischio valanghivo.

Il progetto ha avuto ufficialmente inizio il 1°settembre 2025 e si concluderà il 31 agosto 2028.

Anno
2026

Sviluppo Progetto GeoNet - Programma Interreg Italia - Svizzera 2021-2027

Il progetto GeoNet è un progetto di cooperazione transfrontaliera che mira a creare una rete geoturistica integrata e sostenibile tra Italia e Svizzera, valorizzando geositi, miniere storiche e itinerari alpini per generare conoscenza, tutela del geopatrimonio e nuove opportunità di sviluppo locale. In una vasta area che include i parchi Veglia Devero, Binntall, Valgrande, si è cercato di creare una iniziativa condivisa per sostenere una rete turistica che includa aspetti essenziali e condivisi dei terirtori interessati.

Nel 2025 il progetto ha costruito le basi scientifiche, metodologiche e operative per lo sviluppo dell’offerta geoturistica transfrontaliera Sesia–Ossola–Binntal. L’anno è stato dedicato soprattutto alla produzione dei contenuti, alla progettazione degli interventi e al coordinamento tra partner italiani e svizzeri.

WP1 – Costruzione dell’offerta geoturistica comune

Il WP1 ha posto le basi conoscitive, metodologiche e operative dell’intero progetto. I partner hanno avviato la produzione dei principali contenuti scientifici e divulgativi a supporto dell’offerta geoturistica: sono state impostate le risorse per la divulgazione del geopatrimonio, avviate le attività preparatorie per l’inventario transfrontaliero dei geositi e per i rilievi geologici di dettaglio, già in corso in area Veglia–Devero, e avviati i lavori sulle collezioni mineralogiche e sui contenuti tematici legati alla storia mineraria. Parallelamente, è stato definito un metodo condiviso di lavoro tra partner e consulenti per la produzione dei prodotti multimediali e delle esperienze geoturistiche accessibili, che entreranno nella fase di piena realizzazione nel secondo anno. Un risultato rilevante del primo anno è inoltre l’emersione, attraverso il confronto transfrontaliero, delle criticità e delle potenzialità legate all’ipotesi di estensione del Geoparco UNESCO in Svizzera: il progetto ha consentito di anticipare il tema, riorientando il lavoro verso il rafforzamento dell’offerta geoturistica concreta e verso azioni di sensibilizzazione istituzionale di medio-lungo periodo, pienamente coerenti con gli obiettivi strategici del progetto.

WP2 – Valorizzazione del patrimonio costituito dai siti minerari dismessi

Il WP2, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio minerario aurifero, ha prodotto risultati particolarmente concreti sul piano degli interventi fisici e progettuali. EGAPOSSOLA ha completato gli interventi principali presso la Miniera del Taglione, raggiungendo anticipatamente l’obiettivo di piena fruibilità e accessibilità del sito, con una spesa inferiore al previsto e la possibilità di ulteriori miglioramenti funzionali entro fine progetto. Sempre in capo a EGAPOSSOLA è stato avviato il percorso di progettazione del Centro Visite di Antrona, ritenuto prioritario rispetto a Crodo. In Valsesia, UMV ha avviato la progettazione degli interventi di accessibilità alla Miniera della Gula, con un cronoprogramma chiaro che prevede la realizzazione dei lavori nel 2026, e ha impostato le azioni preliminari per il sito di Kreas. È inoltre iniziata la riflessione strutturata sulla creazione del primo “Distretto turistico minerario transfrontaliero dell’oro”, capitalizzando l’esperienza del progetto Mineralp e ponendo le basi per una gestione coordinata dei siti auriferi italiani e svizzeri.

WP3 – Valorizzazione dei geositi e dei Geotour emblematici

Il WP3 ha visto l’avvio delle attività progettuali e di coordinamento transfrontaliero. Il Parco Nazionale Val Grande ha affidato gli incarichi per la progettazione degli interventi di sistemazione dei geositi, mentre Landschaftspark Binntal, in collaborazione con EGAPOSSOLA, ha avviato l’individuazione dei Geotour emblematici, identificando un itinerario transfrontaliero prioritario tra Sempione, Binntal, Veglia e Devero. È emersa una scelta strategica condivisa verso la valorizzazione digitale dei contenuti lungo gli itinerari, più sostenibile ed efficace rispetto alla pannellistica tradizionale in ambiente alpino. 

WP4 – Comunicazione, formazione e sensibilizzazione

Il WP4 ha garantito una forte visibilità al progetto già nel primo anno. Sono stati realizzati numerosi eventi pubblici e di networking, sia organizzati direttamente da GeoNet sia attraverso la partecipazione dei partner a iniziative di terzi, coinvolgendo tecnici, istituzioni, cittadini, scuole e pubblico generalista. Le attività educative hanno visto un avvio significativo sul versante svizzero con Simplon Trekking e una strutturazione avanzata dell’offerta didattica in Italia, pronta per essere attuata nel 2026.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Il progetto GeoNet è un progetto di cooperazione transfrontaliera che mira a creare una rete geoturistica integrata e sostenibile tra Italia e Svizzera, valorizzando geositi, miniere storiche e itinerari alpini per generare conoscenza, tutela del geopatrimonio e nuove opportunità di sviluppo locale. In una vasta area che include i parchi Veglia Devero, Binntall, Valgrande, si è cercato di creare una iniziativa condivisa per sostenere una rete turistica che includa aspetti essenziali e condivisi dei terirtori interessati.

Nel 2025 il progetto ha costruito le basi scientifiche, metodologiche e operative per lo sviluppo dell’offerta geoturistica transfrontaliera Sesia–Ossola–Binntal. L’anno è stato dedicato soprattutto alla produzione dei contenuti, alla progettazione degli interventi e al coordinamento tra partner italiani e svizzeri.

WP1 – Costruzione dell’offerta geoturistica comune

Il WP1 ha posto le basi conoscitive, metodologiche e operative dell’intero progetto. I partner hanno avviato la produzione dei principali contenuti scientifici e divulgativi a supporto dell’offerta geoturistica: sono state impostate le risorse per la divulgazione del geopatrimonio, avviate le attività preparatorie per l’inventario transfrontaliero dei geositi e per i rilievi geologici di dettaglio, già in corso in area Veglia–Devero, e avviati i lavori sulle collezioni mineralogiche e sui contenuti tematici legati alla storia mineraria. Parallelamente, è stato definito un metodo condiviso di lavoro tra partner e consulenti per la produzione dei prodotti multimediali e delle esperienze geoturistiche accessibili, che entreranno nella fase di piena realizzazione nel secondo anno. Un risultato rilevante del primo anno è inoltre l’emersione, attraverso il confronto transfrontaliero, delle criticità e delle potenzialità legate all’ipotesi di estensione del Geoparco UNESCO in Svizzera: il progetto ha consentito di anticipare il tema, riorientando il lavoro verso il rafforzamento dell’offerta geoturistica concreta e verso azioni di sensibilizzazione istituzionale di medio-lungo periodo, pienamente coerenti con gli obiettivi strategici del progetto.

WP2 – Valorizzazione del patrimonio costituito dai siti minerari dismessi

Il WP2, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio minerario aurifero, ha prodotto risultati particolarmente concreti sul piano degli interventi fisici e progettuali. EGAPOSSOLA ha completato gli interventi principali presso la Miniera del Taglione, raggiungendo anticipatamente l’obiettivo di piena fruibilità e accessibilità del sito, con una spesa inferiore al previsto e la possibilità di ulteriori miglioramenti funzionali entro fine progetto. Sempre in capo a EGAPOSSOLA è stato avviato il percorso di progettazione del Centro Visite di Antrona, ritenuto prioritario rispetto a Crodo. In Valsesia, UMV ha avviato la progettazione degli interventi di accessibilità alla Miniera della Gula, con un cronoprogramma chiaro che prevede la realizzazione dei lavori nel 2026, e ha impostato le azioni preliminari per il sito di Kreas. È inoltre iniziata la riflessione strutturata sulla creazione del primo “Distretto turistico minerario transfrontaliero dell’oro”, capitalizzando l’esperienza del progetto Mineralp e ponendo le basi per una gestione coordinata dei siti auriferi italiani e svizzeri.

WP3 – Valorizzazione dei geositi e dei Geotour emblematici

Il WP3 ha visto l’avvio delle attività progettuali e di coordinamento transfrontaliero. Il Parco Nazionale Val Grande ha affidato gli incarichi per la progettazione degli interventi di sistemazione dei geositi, mentre Landschaftspark Binntal, in collaborazione con EGAPOSSOLA, ha avviato l’individuazione dei Geotour emblematici, identificando un itinerario transfrontaliero prioritario tra Sempione, Binntal, Veglia e Devero. È emersa una scelta strategica condivisa verso la valorizzazione digitale dei contenuti lungo gli itinerari, più sostenibile ed efficace rispetto alla pannellistica tradizionale in ambiente alpino. 

WP4 – Comunicazione, formazione e sensibilizzazione

Il WP4 ha garantito una forte visibilità al progetto già nel primo anno. Sono stati realizzati numerosi eventi pubblici e di networking, sia organizzati direttamente da GeoNet sia attraverso la partecipazione dei partner a iniziative di terzi, coinvolgendo tecnici, istituzioni, cittadini, scuole e pubblico generalista. Le attività educative hanno visto un avvio significativo sul versante svizzero con Simplon Trekking e una strutturazione avanzata dell’offerta didattica in Italia, pronta per essere attuata nel 2026.

Anno
2026

Variante normativa articoli 1 e 18 delle Norme di Attuazione PAI

Nella Conferenza Istituzionale Permanente (CIP) dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po del 21/09/2023 era stata approvata la deliberazione n. 7/2023 con la quale era stata adottata la Variante al PAI relativa alle modifiche degli art. 1 e 18 delle norme di attuazione, al fine di adeguare le procedure di aggiornamento degli Elaborati del PAI alle disposizioni di cui al D.Lgs n. 152/2006 art. 68 commi 4bis e 4ter introdotte dalla legge n. 120/2020.

Tale variante è stata approvata con DPCM del 10 marzo 2025, che è stato pubblicato su GURI il 16 aprile 2025.

Le modifiche più rilevanti riguardano il comma 5 dell’art. 1 e i commi 5, 6 e 7 dell’art. 18, di seguito riportati:

Art. 1

5. Allorché il Piano riguardante l’assetto della rete idrografica e dei versanti detta disposizioni di indirizzo o vincolanti per le aree interessate dal primo e dal secondo Piano Stralcio delle Fasce Fluviali, le previsioni integrano le discipline previste per detti piani, essendo destinate a prevalere nel caso che esse siano fra loro incompatibili. Dall’entrata in vigore degli aggiornamenti delle Fasce fluviali del PAI Po, in adeguamento al nuovo quadro conoscitivo derivante da studi e approfondimenti e da quello rappresentato nelle mappe del PGRA vigente, nelle aree allagabili che ricadono all’interno delle fasce fluviali così aggiornate, cessano di avere efficacia le disposizioni regionali, adottate ai sensi del successivo articolo 58. Alle fasce fluviali aggiornate si applicano le disposizioni del Titoli II delle presenti Norme di Attuazione.

Art. 18

5. Coerentemente alle procedure urbanistiche vigenti in ogni Regione il Comune trasmette alla Regione la proposta di aggiornamento degli Elaborati del PAI corredata dalla relativa verifica di compatibilità di cui al comma 3, nonché la documentazione comprovante le risultanze della fase di partecipazione, ed eventuali atti deliberativi. La Regione procede a trasmettere tutta la suddetta documentazione alla Segreteria tecnico operativa dell’Autorità di bacino distrettuale, la quale procede, di concerto con la stessa Regione, ad una verifica istruttoria circa la completezza e congruenza della documentazione trasmessa rispetto agli Elaborati di Piano, predisposta secondo i contenuti previsti dalla Direttiva di cui al comma 3.

6. Il Segretario Generale, a seguito della procedura di cui al comma precedente e sulla base della documentazione e della verifica istruttoria ivi prevista, sulla scorta del parere favorevole della Conferenza Operativa e dell’intesa espressa dalla Regione ai sensi del comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. approva con proprio Decreto l’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI, ai sensi del medesimo comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

7. L’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI approvato ai sensi del comma precedente produce i suoi effetti a seguito dell’entrata in vigore del Decreto di approvazione del Segretario Generale.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Nella Conferenza Istituzionale Permanente (CIP) dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po del 21/09/2023 era stata approvata la deliberazione n. 7/2023 con la quale era stata adottata la Variante al PAI relativa alle modifiche degli art. 1 e 18 delle norme di attuazione, al fine di adeguare le procedure di aggiornamento degli Elaborati del PAI alle disposizioni di cui al D.Lgs n. 152/2006 art. 68 commi 4bis e 4ter introdotte dalla legge n. 120/2020.

Tale variante è stata approvata con DPCM del 10 marzo 2025, che è stato pubblicato su GURI il 16 aprile 2025.

Le modifiche più rilevanti riguardano il comma 5 dell’art. 1 e i commi 5, 6 e 7 dell’art. 18, di seguito riportati:

Art. 1

5. Allorché il Piano riguardante l’assetto della rete idrografica e dei versanti detta disposizioni di indirizzo o vincolanti per le aree interessate dal primo e dal secondo Piano Stralcio delle Fasce Fluviali, le previsioni integrano le discipline previste per detti piani, essendo destinate a prevalere nel caso che esse siano fra loro incompatibili. Dall’entrata in vigore degli aggiornamenti delle Fasce fluviali del PAI Po, in adeguamento al nuovo quadro conoscitivo derivante da studi e approfondimenti e da quello rappresentato nelle mappe del PGRA vigente, nelle aree allagabili che ricadono all’interno delle fasce fluviali così aggiornate, cessano di avere efficacia le disposizioni regionali, adottate ai sensi del successivo articolo 58. Alle fasce fluviali aggiornate si applicano le disposizioni del Titoli II delle presenti Norme di Attuazione.

Art. 18

5. Coerentemente alle procedure urbanistiche vigenti in ogni Regione il Comune trasmette alla Regione la proposta di aggiornamento degli Elaborati del PAI corredata dalla relativa verifica di compatibilità di cui al comma 3, nonché la documentazione comprovante le risultanze della fase di partecipazione, ed eventuali atti deliberativi. La Regione procede a trasmettere tutta la suddetta documentazione alla Segreteria tecnico operativa dell’Autorità di bacino distrettuale, la quale procede, di concerto con la stessa Regione, ad una verifica istruttoria circa la completezza e congruenza della documentazione trasmessa rispetto agli Elaborati di Piano, predisposta secondo i contenuti previsti dalla Direttiva di cui al comma 3.

6. Il Segretario Generale, a seguito della procedura di cui al comma precedente e sulla base della documentazione e della verifica istruttoria ivi prevista, sulla scorta del parere favorevole della Conferenza Operativa e dell’intesa espressa dalla Regione ai sensi del comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. approva con proprio Decreto l’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI, ai sensi del medesimo comma 4bis dell’art. 68 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

7. L’aggiornamento dell’Elaborato n. 2 del PAI approvato ai sensi del comma precedente produce i suoi effetti a seguito dell’entrata in vigore del Decreto di approvazione del Segretario Generale.

Anno
2026