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Tutti i testi pubblicati nel 2024

Disturbo olfattivo - tecniche di indagine

Anno
2026
Come rispondere alla problematica del disturbo olfattivo?

La vasta gamma di sostanze potenzialmente odorigene, la soggettività fisica e psichica della percezione di un odore, i fattori ambientali, uniti alla complessità del sistema olfattivo, rappresentano una serie di ostacoli che rendono la caratterizzazione degli odori e il controllo dell’inquinamento olfattivo particolarmente complessi. Ciononostante, anche l’odore può essere quantificato, attraverso l’applicazione di procedure standardizzate a livello europeo. 

Ad oggi la metodologia di elezione per la valutazione della molestia olfattiva è rappresentata dall’olfattometria dinamica, tecnica standardizzata e normata a livello europeo dalla norma tecnica EN 13725 “Air quality - Determination of odour concentration by dynamic olfactometry - CEN, Comitato europeo per la normalizzazione” (ultima edizione febbraio 2022), recepita a livello nazionale dalla norma UNI EN 13725 “Emissioni da sorgente fissa – determinazione della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica e della portata di odore” del marzo 2022. 
Si tratta di una tecnica sensoriale per la misura oggettiva della concentrazione di odore di campioni gassosi basata sull’impiego del naso di un gruppo (panel) di valutatori selezionati mediante l’uso di una sostanza di riferimento (n-butanolo). 

L’olfattometria dinamica permette di ottenere un dato di concentrazione di odore, espressa in unità odorimetriche al metro cubo (ou/m3) a 20 °C, che rappresentano il numero di diluizioni necessarie affinché l’odore sia percepibile dal 50% della popolazione. 

Il panel di valutatori viene selezionato con la logica di scartare sia i nasi troppo sensibili sia quelli che lo sono troppo poco, in modo da rappresentare il livello medio di percezione dell’odore. I campioni d’aria vengono prelevati dal sito oggetto di indagine e raccolti in sacchetti e successivamente condotti in laboratorio, dove vengono analizzati per mezzo di uno strumento, l’olfattometro, e del panel di annusatori selezionati. Il principio dell’analisi consiste nel somministrare agli esaminatori il campione diluito con aria inodore, partendo da diluizioni molto grandi e diminuendo man mano la diluizione del campione. Gli esaminatori segnalano quando rilevano l’odore ed attraverso le loro risposte si risale alla concentrazione di odore del campione, espressa in ouE /m3 (unità olfattometriche europee al m3).

 

Seduta olfattometrica con panel di valutatori.

Nonostante l’olfattometria dinamica sia riconosciuta come la tecnica più idonea per il monitoraggio delle emissioni odorigene, la sua applicazione non è sufficiente a valutare completamente i casi di disturbo olfattivo. Infatti, tale tecnica non è applicabile per un monitoraggio in continuo, inoltre, necessita tempi ristretti tra campionamento e analisi (massimo 30 ore). Per tale ragione, l’olfattometria dinamica è spesso affiancata ad altre metodologie (caratterizzazione chimica, valutazione delle segnalazioni della popolazione, indagini in campo, uso di sensori e analizzatori in continuo monoparametrici e multiparametrici, IOMS ossia Instrumental Odour Monitoring System), per un approccio integrato alla problematica della molestia olfattiva. 

La caratterizzazione chimica viene utilizzata sia sulle sorgenti delle potenziali emissioni odorigene, al fine di individuare eventuali traccianti e raccogliere elementi utili sulla tipologia di inquinanti rilasciati in atmosfera ai quali la popolazione potrebbe essere esposta, sia presso i recettori, per monitorare l’eventuale ricaduta di tali sostanze nell’intorno degli insediamenti produttivi e, ove possibile, fare una valutazione rispetto alla composizione del fondo ambientale. 
Si esegue attraverso l’impiego di campionamenti e tecniche analitiche mirati, che nella maggior parte dei casi sono rivolti alla ricerca di sostanze organiche volatili.

Strumentazione per la caratterizzazione chimica

Gli IOMS (Instrumental Odour Monitoring System), anche detti impropriamente "nasi elettronici", sono analizzatori in continuo che, una volta messe a punto le modalità di utilizzo, hanno il grande vantaggio di poter offrire un monitoraggio in campo per un lungo periodo (a differenza dell’olfattometria, che fornisce un esito su campioni istantanei) e di non impiegare nasi umani. Sono però da considerarsi una tecnica a completamento dell’indagine olfattometrica e vanno impiegati per il monitoraggio di situazioni già ben definite dal punto di vista olfattometrico e chimico. L’applicazione e le caratteristiche tecniche dello IOMS sono regolamentate dalla norma UNI 11761/2023 “Emissioni e qualità dell’aria – Misurazione strumentale degli odori tramite IOMS (Instrumental Odour Monitoring System)”.

Un’altra tecnica utilizzata nei casi di disturbo olfattivo è la valutazione delle segnalazioni della popolazione, in particolar modo attraverso il monitoraggio sistematico del disturbo. Questa tecnica consiste nell’individuare, nell’ambito di un’attività di coordinamento tra Enti (tavoli di confronto o tavoli tecnici), dei cittadini volontari che registrano in modo codificato e per un periodo concordato, gli eventi odorigeni rilevati; i dati raccolti vengono elaborati dagli Enti attraverso una verifica ed una validazione che tengono conto anche dei dati meteorologici, per stimare l’entità del disturbo e valutarne la significatività.

Una tecnica di indagine finalizzata alla determinazione della percezione delle emissioni odorigene è rappresentata dalla field inspection, regolamentata dalla norma UNI EN 16841/2017 “Aria ambiente – Determinazione dell’odore in aria ambiente mediante indagini in campo. Metodo a griglia e metodo del pennacchio”. L’applicazione di questa metodologia consiste nella rilevazione in campo dell’odore, svolta da personale addestrato e idoneo ai requisiti previsti per l’olfattometria dinamica, con lo scopo di definire l’area di ricaduta delle emissioni odorigene di una determinata sorgente. 

Le tecniche di indagine sopra citate sono sovente integrate e completate con la modellistica meteodispersiva, utilizzata per la stima dell’impatto delle sostanze odorigene emesse da diverse tipologie di sorgenti, al fine di individuare le aree di interesse dei fenomeni di molestia olfattiva. Arpa utilizza, per gli studi di dettaglio ad elevata risoluzione su area limitata, un sistema basato su modelli tridimensionali in grado di descrivere i fenomeni di trasporto e dispersione in atmosfera di inquinanti prodotti da specifiche sorgenti in condizioni orograficamente e meteorologicamente complesse; nel caso delle molestie olfattive e, più in generale, nel caso di simulazione di inquinanti considerati come non reattivi, la dispersione in atmosfera è descritta attraverso un modello lagrangiano a particelle (Il sistema modellistico diagnostico a scala locale | Arpa Piemonte), che permette di valutare l’impatto di specifiche sorgenti anche su singoli episodi.

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Aria

V3 - Educazione e Formazione

Anno
2026

Obiettivo: costruire una governance, intra ed extra Regione Piemonte, efficace per la gestione dei processi per la qualificazione professionale e l’educazione per la green e circular economy e, più in generale, la promozione della cultura della sostenibilità nei giovani e negli adulti fondata anche sul valore della cittadinanza globale.

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V2 - Informazione e Comunicazione

Anno
2026

Obiettivo: accompagnare e rinforzare il cambiamento culturale necessario per garantire la transizione verso lo sviluppo sostenibile.

La transizione verso uno sviluppo durevole è una vera e propria missione. E una missione, se non viene comunicata, non raggiunge il suo obiettivo. Occorre, quindi, da un lato, rendere la cittadinanza consapevole del cambio di paradigma necessario da un modello di vita di economia lineare a uno circolare e, dall’altro, effettuare ascolto attivo e garantire la partecipazione del territorio al cambiamento. La comunicazione deve consolidare la prospettiva della sostenibilità e la SRSvS quali quadro di riferimento per lo sviluppo futuro per le comunità del Piemonte, anche utilizzando linguaggi innovativi che consentano di raggiungere ogni interlocutore in grado di contribuire al processo di transizione. Come istituzione di governo del territorio la Regione ha il compito di coinvolgere cittadini e stakeholder ma anche di sensibilizzare gli altri enti, perché adottino e operino secondo pratiche, norme e processi che possano rendere non solo preferibile ma conveniente l’essere sostenibili. Considerata la trasversalità del tema e delle sue competenze, la Regione Piemonte non può non agire come un vero e proprio promotore della cultura della sostenibilità a 360 gradi, integrando possibilità e necessità, creando un circolo virtuoso tra domanda e offerta di servizi pubblici sostenibili e capacità produttive, finalizzato a generare un modello di vita equilibrato e che cresce insieme al territorio. Ma comunicare la sostenibilità significa soprattutto stimolare a viverla. In questo sostenibilità e comunicazione sono perfettamente integrate, complementari e sinergiche, dovendo la comunicazione essere lo strumento principale per svolgere l’attività di engagement (cittadini, imprese, associazioni, scuole, altri Enti ecc.), coinvolgendoli preventivamente nel processo di programmazione, sviluppando la conoscenza e la consapevolezza e di conseguenza il ruolo attivo che gli interlocutori possono esercitare e informandoli successivamente delle opportunità rese disponibili per ciascuna categoria. La comunicazione diventa quindi un supporto strategico e un’azione trasversale della Strategia, sia per il coinvolgimento di tutti gli attori, sia per produrre il cambiamento culturale e di attenzione alla sostenibilità che potenzialmente può determinare la modificazione dei comportamenti di cittadini, istituzioni e imprese e generare un impatto positivo e durevole sul territorio e sul sistema socio-economico piemontese. Compito principale della comunicazione è quello di favorire il dialogo aperto e continuativo con gli stakeholder e di tradurre in messaggi chiari e semplici la visione strategica e le azioni di coordinamento e di governance che la Regione Piemonte sta attuando “verso un presente sostenibile”.

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V1 - Sistema delle Conoscenze

Anno
2026

Obiettivo: consolidare un Sistema di conoscenza comune per leggere la posizione e l’impegno del Piemonte verso lo sviluppo sostenibile e supportare la costruzione di politiche integrate.

La costruzione e il consolidamento di un Sistema della conoscenza integrato deve permettere la lettura della complessità e della trasversalità che caratterizzano i processi di sviluppo sostenibile, attraverso il potenziamento degli strumenti di conoscenza già a disposizione. Partendo dagli strumenti di conoscenza delle dinamiche ambientali, sociali ed economiche piemontesi oggi presenti, la Strategia prevede il loro potenziamento e la loro curvatura in relazione agli obiettivi della sostenibilità. 

Il Sistema di conoscenza, che costituisce il riferimento per leggere e conoscere la posizione e l’impegno del Piemonte verso lo sviluppo sostenibile e supportare la costruzione di politiche integrate, si basa sulla stretta connessione tra Relazione Stato Ambiente, Relazione annuale sull’andamento socio-economico e territoriale e Annuario statistico regionale del Piemonte, nonché sviluppando uno Strumento per il monitoraggio della Strategia, costruito a partire dalla collaborazione della Regione con Ires e Arpa Piemonte. È necessario tradurre i principi e gli obiettivi dei 17 Goals del Millennio nella realtà piemontese conoscendone profondamente dinamiche, criticità, opportunità e valori. 

Se il Piemonte deve rappresentarsi rispetto alla sostenibilità, occorre presentare e strutturare la conoscenza secondo questa chiave di lettura e fare in modo che diventi patrimonio comune di tutti coloro che con le proprie politiche e azioni agiscono sul territorio. La conoscenza non può non far riferimento alle pratiche e conoscenze dei territori.

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Infrastrutture verdi

Le Infrastrutture Verdi, secondo la definizione dell’Unione Europea, sono:

"una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine. Sulla terraferma, le infrastrutture verdi sono presenti in un contesto rurale e urbano".
- EU Green Infrastructure Strategy Bruxelles, 6.5.2013 COM(2013)

Nell'UE le infrastrutture verdi comprendono, oltre ai siti Natura 2000 e alle aree protette, ecosistemi sani ed aree ad elevato valore naturalistico al di fuori delle aree protette, elementi del paesaggio naturale, elementi artificiali, zone multifunzionali, aree in cui mettere in atto misure per migliorare la qualità ecologica generale e la permeabilità del paesaggio, elementi urbani che ospitano la biodiversità e che permettono agli ecosistemi di funzionare ed erogare i propri servizi.
(Commissione Europea, KH-32-10-314-ITC)

Obiettivi principali delle infrastrutture verdi:

  • rafforzare la funzionalità degli ecosistemi aumentando la loro resilienza affinché forniscano costantemente beni e servizi;
  • arginare la perdita di biodiversità aumentando la connettività tra aree naturali esistenti, migliorando la permeabilità del paesaggio;
  • mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita dell’uomo (nel campo della sanità, del turismo, di opportunità di green economy, della conservazione del patrimonio storico e culturale).

La Strategia europea delle Infrastrutture Verdi nasce dall'acquisita consapevolezza che la società umana dipende dai benefici prodotti dalla natura, cioè dai Servizi Ecosistemici, definiti dal Millennium Ecosystem Assessment (2005) come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
Il concetto di “servizio ecosistemico” è di fondamentale importanza per comprendere le molteplici interazioni fra uomo e ambiente. In particolare, questo concetto si basa sull’assunzione che il benessere umano sia indissolubilmente connesso alla presenza di ecosistemi in salute.

Il Millennium Ecosystem Assessment li classifica in quattro categorie:

  1. Supporto alla vita (Supporting): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici; forniscono i “servizi basilari” come l’habitat, la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria.
  2. Regolazione (Regulating): oltre al mantenimento della salute e del funzionamento degli ecosistemi, le funzioni regolative raccolgono molti altri servizi che comportano benefici diretti e indiretti per l’uomo come la regolazione del clima e delle maree, il riciclo dei rifiuti, la depurazione dell’acqua, l’impollinazione, l’immagazzinamento della CO2, la prevenzione dell’erosione.
  3. Approvvigionamento (Provisioning): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi di fornitura di risorse che gli ecosistemi naturali e semi-naturali producono; sono associati alla creazione di prodotti tangibili, come cibo, acqua potabile, fibre, sostanze biochimiche e risorse genetiche.
  4. Culturali (Cultural): riguardano lo sviluppo sociale, intellettuale e spirituale; come esseri umani, riceviamo dalla natura anche benefici non materiali, come arricchimento spirituale, sviluppo cognitivo, esperienze ricreative ed estetiche.

Le Infrastrutture Verdi consentono ad ecosistemi sani di rafforzare la propria funzionalità affinché forniscano costantemente beni e servizi, aumentando la resilienza e riducendo le vulnerabilità dei paesaggi, e sono in grado di produrre Servizi Ecosistemici anche all’interno dei paesaggi antropici (agricoli e/o urbani).

Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali e possono fornire un’ampia gamma di servizi contemporaneamente.
La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell’ecosistema: ogni ambito territoriale è caratterizzato da processi e funzioni ecologiche che forniscono benefici insostituibili (diretti o indiretti) alle popolazioni e concorrono a mantenere la funzionalità e la qualità ecologica dei sistemi paesistico-ambientali.

I benefici che questi processi erogano naturalmente, spesso per il solo fatto di esistere, sono un supporto insostituibile alla qualità di vita delle popolazioni e sono fattori di base per uno sviluppo economico durevole.
Una buona dotazione di servizi ecosistemici aumenta la “ricchezza” pro-capite in termini di Capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità della vita e le attività economiche dipendono, in larga misura dagli ecosistemi e dai benefici e servizi che questi forniscono.

Tutti questi benefici vengono però usati come se la loro offerta fosse pressoché illimitata e trattati come beni gratuiti il cui vero valore non è pienamente riconosciuto e apprezzato. 

Un tentativo per superare il mancato riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici viene dalla L. n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. All’art. 70 è prevista, infatti, l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), definito quale remunerazione di una quota di valore aggiunto derivante, secondo meccanismi di carattere negoziale, dalla trasformazione dei servizi ecosistemici e ambientali in prodotti di mercato, nella logica della transazione diretta tra consumatore e produttore, ferma restando la salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene.

Le Infrastrutture Verdi, infine, si compongono di Nature Based Solutions (NBS): soluzioni ispirate e basate sulla ricostruzione di processi della natura, come per esempio la capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il flusso dell’acqua; si caratterizzano a seconda del paesaggio e dei Servizi Ecosistemici erogati; sono convenienti in termini di costi e al contempo forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire resilienza dei territori. 
Componente fondamentale delle NBS è la vegetazione.
Alle NBS viene affidato il compito di disegnare gli spazi verdi del futuro, generare connessioni sociali e valori culturali che questi spazi sono in grado di creare e trasmettere attraverso la loro resilienza e la capacità di fornire servizi. Non è sufficiente, infatti, l’uso di elementi naturali o piante, ma è necessario l’innesco di processi naturali, il più possibile spontanei, grazie a scelte progettuali adatte ai luoghi, costruite in modo da “copiare” e innescare processi spontanei con il minor apporto possibile di energia. Sono, quindi, tecniche sostenibili, durevoli nel tempo, efficaci per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, per la transizione ecologica e, al contrario delle infrastrutture grigie che cominciano a degradarsi appena ultimate, le NBS ben progettate e realizzate, nel tempo si sviluppano e migliorano in aspetto e prestazioni.

Al link di seguito indicato è possibile consultare un Abaco delle Nature Based Solutions.
https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2022-12/GBI_GUIDA_appr7_Abaco.pdf

 

I progetti europei sul tema infrastrutture verdi

 

Il Progetto LOS_DAMA! - Landscape and Open Space Development in Alpine Metropolitan Areas (2016 – 2019), finanziato dal Programma Alpine Space, si è posto l’obiettivo di comprendere, gestire e valorizzare i paesaggi periurbani e il loro patrimonio naturale e culturale quale parte integrante della rete di infrastrutture verdi dell’intero territorio di Spazio Alpino.  

Il progetto pilota della Regione Piemonte si è focalizzato sulla governance dei paesaggi periurbani della Corona Verde nella città metropolitana di Torino.

In questa occasione è stata impostata e testata una metodologia di analisi e valutazione ambientale e paesaggistica idonea a mettere in luce i problemi (Vulnerabilità), le opportunità (Resilienza) del territorio e le risposte possibili in termini di benefici (Servizi Ecosistemici) erogati dalle Infrastrutture Verdi e Blu. Il tutto in un processo partecipativo finalizzato a dare concretezza e continuità alle strategie, affiancato dalla valutazione economica dei benefici indotti dalle proposte di scenario scaturite dall’incontro tra tecnici e stakeholders.

In questi termini, le Infrastrutture Verdi giocano un ruolo cruciale nel mantenimento degli equilibri e nel funzionamento del paesaggio, e rappresentano soluzioni sostenibili su cui fondare un modello operativo e nuove economie in grado di dare una risposta alle sfide del futuro.

La metodologia si avvale delle conoscenze derivate dell’economia ambientale, disciplina che permette di far dialogare le istanze ambientali e quelle economiche, in grado di originare output effettivamente sostenibili e concretamente attuabili. Per questo LOS_DAMA! ha previsto un processo di confronto e coinvolgimento continuo degli stakeholders locali, passaggio di assoluta importanza per la costruzione di mappe dei valori condivisi del territorio, alla base della definizione delle missioni di pianificazione.

Blue Green City - Blue and Green Infrastructure for Sustainable Cities (2019 – 2023), finanziato dal Programma di cooperazione territoriale Interreg Europe, si è posto lobiettivo di promuovere le Infrastrutture verdi e blu come componente essenziale e parte integrante della strategia di tutela del patrimonio naturale locale e regionale, evidenziando la necessità che le Infrastrutture verdi e blu diventino parte integrante della pianificazione territoriale. 


Fra i risultati del progetto Blue Green City, in ottica di contribuire a migliorare lo strumento programmatico regionale del PR-FESR e di favorire l'integrazione delle Infrastrutture verdi e blu nella pianificazione territoriale regionale, sono state realizzate le Linee Guida per la pianificazione sostenibile delle Infrastrutture Verdi e Blu  per le aree urbane e periurbane della regione, un manuale per supportare policy maker, tecnici pubblici e privati nella pianificazione delle IVB e nella scelta delle Nature Based Solutions (NBS) e le Raccomandazioni per il Programma Regionale a valere sui fondi FESR 2021-2027 al fine di definire obiettivi, contenuti e criteri dei bandi per il finanziamento delle IVB e delle NBS. 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Le Infrastrutture Verdi, secondo la definizione dell’Unione Europea, sono:

"una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine. Sulla terraferma, le infrastrutture verdi sono presenti in un contesto rurale e urbano".
- EU Green Infrastructure Strategy Bruxelles, 6.5.2013 COM(2013)

Nell'UE le infrastrutture verdi comprendono, oltre ai siti Natura 2000 e alle aree protette, ecosistemi sani ed aree ad elevato valore naturalistico al di fuori delle aree protette, elementi del paesaggio naturale, elementi artificiali, zone multifunzionali, aree in cui mettere in atto misure per migliorare la qualità ecologica generale e la permeabilità del paesaggio, elementi urbani che ospitano la biodiversità e che permettono agli ecosistemi di funzionare ed erogare i propri servizi.
(Commissione Europea, KH-32-10-314-ITC)

Obiettivi principali delle infrastrutture verdi:

  • rafforzare la funzionalità degli ecosistemi aumentando la loro resilienza affinché forniscano costantemente beni e servizi;
  • arginare la perdita di biodiversità aumentando la connettività tra aree naturali esistenti, migliorando la permeabilità del paesaggio;
  • mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita dell’uomo (nel campo della sanità, del turismo, di opportunità di green economy, della conservazione del patrimonio storico e culturale).

La Strategia europea delle Infrastrutture Verdi nasce dall'acquisita consapevolezza che la società umana dipende dai benefici prodotti dalla natura, cioè dai Servizi Ecosistemici, definiti dal Millennium Ecosystem Assessment (2005) come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
Il concetto di “servizio ecosistemico” è di fondamentale importanza per comprendere le molteplici interazioni fra uomo e ambiente. In particolare, questo concetto si basa sull’assunzione che il benessere umano sia indissolubilmente connesso alla presenza di ecosistemi in salute.

Il Millennium Ecosystem Assessment li classifica in quattro categorie:

  1. Supporto alla vita (Supporting): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici; forniscono i “servizi basilari” come l’habitat, la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria.
  2. Regolazione (Regulating): oltre al mantenimento della salute e del funzionamento degli ecosistemi, le funzioni regolative raccolgono molti altri servizi che comportano benefici diretti e indiretti per l’uomo come la regolazione del clima e delle maree, il riciclo dei rifiuti, la depurazione dell’acqua, l’impollinazione, l’immagazzinamento della CO2, la prevenzione dell’erosione.
  3. Approvvigionamento (Provisioning): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi di fornitura di risorse che gli ecosistemi naturali e semi-naturali producono; sono associati alla creazione di prodotti tangibili, come cibo, acqua potabile, fibre, sostanze biochimiche e risorse genetiche.
  4. Culturali (Cultural): riguardano lo sviluppo sociale, intellettuale e spirituale; come esseri umani, riceviamo dalla natura anche benefici non materiali, come arricchimento spirituale, sviluppo cognitivo, esperienze ricreative ed estetiche.

Le Infrastrutture Verdi consentono ad ecosistemi sani di rafforzare la propria funzionalità affinché forniscano costantemente beni e servizi, aumentando la resilienza e riducendo le vulnerabilità dei paesaggi, e sono in grado di produrre Servizi Ecosistemici anche all’interno dei paesaggi antropici (agricoli e/o urbani).

Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali e possono fornire un’ampia gamma di servizi contemporaneamente.
La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell’ecosistema: ogni ambito territoriale è caratterizzato da processi e funzioni ecologiche che forniscono benefici insostituibili (diretti o indiretti) alle popolazioni e concorrono a mantenere la funzionalità e la qualità ecologica dei sistemi paesistico-ambientali.

I benefici che questi processi erogano naturalmente, spesso per il solo fatto di esistere, sono un supporto insostituibile alla qualità di vita delle popolazioni e sono fattori di base per uno sviluppo economico durevole.
Una buona dotazione di servizi ecosistemici aumenta la “ricchezza” pro-capite in termini di Capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità della vita e le attività economiche dipendono, in larga misura dagli ecosistemi e dai benefici e servizi che questi forniscono.

Tutti questi benefici vengono però usati come se la loro offerta fosse pressoché illimitata e trattati come beni gratuiti il cui vero valore non è pienamente riconosciuto e apprezzato. 

Un tentativo per superare il mancato riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici viene dalla L. n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. All’art. 70 è prevista, infatti, l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), definito quale remunerazione di una quota di valore aggiunto derivante, secondo meccanismi di carattere negoziale, dalla trasformazione dei servizi ecosistemici e ambientali in prodotti di mercato, nella logica della transazione diretta tra consumatore e produttore, ferma restando la salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene.

Le Infrastrutture Verdi, infine, si compongono di Nature Based Solutions (NBS): soluzioni ispirate e basate sulla ricostruzione di processi della natura, come per esempio la capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il flusso dell’acqua; si caratterizzano a seconda del paesaggio e dei Servizi Ecosistemici erogati; sono convenienti in termini di costi e al contempo forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire resilienza dei territori. 
Componente fondamentale delle NBS è la vegetazione.
Alle NBS viene affidato il compito di disegnare gli spazi verdi del futuro, generare connessioni sociali e valori culturali che questi spazi sono in grado di creare e trasmettere attraverso la loro resilienza e la capacità di fornire servizi. Non è sufficiente, infatti, l’uso di elementi naturali o piante, ma è necessario l’innesco di processi naturali, il più possibile spontanei, grazie a scelte progettuali adatte ai luoghi, costruite in modo da “copiare” e innescare processi spontanei con il minor apporto possibile di energia. Sono, quindi, tecniche sostenibili, durevoli nel tempo, efficaci per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, per la transizione ecologica e, al contrario delle infrastrutture grigie che cominciano a degradarsi appena ultimate, le NBS ben progettate e realizzate, nel tempo si sviluppano e migliorano in aspetto e prestazioni.

Al link di seguito indicato è possibile consultare un Abaco delle Nature Based Solutions.
https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2022-12/GBI_GUIDA_appr7_Abaco.pdf

 

I progetti europei sul tema infrastrutture verdi

 

Il Progetto LOS_DAMA! - Landscape and Open Space Development in Alpine Metropolitan Areas (2016 – 2019), finanziato dal Programma Alpine Space, si è posto l’obiettivo di comprendere, gestire e valorizzare i paesaggi periurbani e il loro patrimonio naturale e culturale quale parte integrante della rete di infrastrutture verdi dell’intero territorio di Spazio Alpino.  

Il progetto pilota della Regione Piemonte si è focalizzato sulla governance dei paesaggi periurbani della Corona Verde nella città metropolitana di Torino.

In questa occasione è stata impostata e testata una metodologia di analisi e valutazione ambientale e paesaggistica idonea a mettere in luce i problemi (Vulnerabilità), le opportunità (Resilienza) del territorio e le risposte possibili in termini di benefici (Servizi Ecosistemici) erogati dalle Infrastrutture Verdi e Blu. Il tutto in un processo partecipativo finalizzato a dare concretezza e continuità alle strategie, affiancato dalla valutazione economica dei benefici indotti dalle proposte di scenario scaturite dall’incontro tra tecnici e stakeholders.

In questi termini, le Infrastrutture Verdi giocano un ruolo cruciale nel mantenimento degli equilibri e nel funzionamento del paesaggio, e rappresentano soluzioni sostenibili su cui fondare un modello operativo e nuove economie in grado di dare una risposta alle sfide del futuro.

La metodologia si avvale delle conoscenze derivate dell’economia ambientale, disciplina che permette di far dialogare le istanze ambientali e quelle economiche, in grado di originare output effettivamente sostenibili e concretamente attuabili. Per questo LOS_DAMA! ha previsto un processo di confronto e coinvolgimento continuo degli stakeholders locali, passaggio di assoluta importanza per la costruzione di mappe dei valori condivisi del territorio, alla base della definizione delle missioni di pianificazione.

Blue Green City - Blue and Green Infrastructure for Sustainable Cities (2019 – 2023), finanziato dal Programma di cooperazione territoriale Interreg Europe, si è posto lobiettivo di promuovere le Infrastrutture verdi e blu come componente essenziale e parte integrante della strategia di tutela del patrimonio naturale locale e regionale, evidenziando la necessità che le Infrastrutture verdi e blu diventino parte integrante della pianificazione territoriale. 


Fra i risultati del progetto Blue Green City, in ottica di contribuire a migliorare lo strumento programmatico regionale del PR-FESR e di favorire l'integrazione delle Infrastrutture verdi e blu nella pianificazione territoriale regionale, sono state realizzate le Linee Guida per la pianificazione sostenibile delle Infrastrutture Verdi e Blu  per le aree urbane e periurbane della regione, un manuale per supportare policy maker, tecnici pubblici e privati nella pianificazione delle IVB e nella scelta delle Nature Based Solutions (NBS) e le Raccomandazioni per il Programma Regionale a valere sui fondi FESR 2021-2027 al fine di definire obiettivi, contenuti e criteri dei bandi per il finanziamento delle IVB e delle NBS. 

Anno
2026

Corona Verde: il progetto strategico

Corona Verde è il progetto strategico regionale che mette a sistema la Corona di Delizie delle Residenze Reali sabaude con la Cintura Verde dei Parchi, dei fiumi e dalle aree rurali dell’area metropolitana torinese. Il territorio interessato dal progetto si estende su 93 Comuni, 84 dei quali, insieme a altri 18 soggetti tra pubblici e privati, hanno firmato un Protocollo di Intesa finalizzato alla costruzione di un’infrastruttura verde.

Corona Verde ha promosso la realizzazione e la gestione sostenibile di un’infrastruttura verde attorno alla città di Torino per recuperare un rapporto più equilibrato tra Città e Natura, migliorare la qualità di vita degli abitanti e promuovere processi di sviluppo locale sostenibile e si propone di:

  • tutelare e riqualificare le componenti ecosistemiche di pregio del territorio;
  • potenziare la rete fruitiva connettendo le risorse naturalistiche e storico-culturali di maggiore interesse;
  • valorizzare l’agricoltura periurbana per gestire e mantenere il sistema degli spazi aperti e dei paesaggi rurali tradizionali;
  • ridisegnare i bordi e le porte urbane per salvaguardare le aree non costruite; contrastare il consumo di suolo.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

Corona Verde:
https://www.coronaverde.it/wp/

Anno
2026
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Corona Verde è il progetto strategico regionale che mette a sistema la Corona di Delizie delle Residenze Reali sabaude con la Cintura Verde dei Parchi, dei fiumi e dalle aree rurali dell’area metropolitana torinese. Il territorio interessato dal progetto si estende su 93 Comuni, 84 dei quali, insieme a altri 18 soggetti tra pubblici e privati, hanno firmato un Protocollo di Intesa finalizzato alla costruzione di un’infrastruttura verde.

Corona Verde ha promosso la realizzazione e la gestione sostenibile di un’infrastruttura verde attorno alla città di Torino per recuperare un rapporto più equilibrato tra Città e Natura, migliorare la qualità di vita degli abitanti e promuovere processi di sviluppo locale sostenibile e si propone di:

  • tutelare e riqualificare le componenti ecosistemiche di pregio del territorio;
  • potenziare la rete fruitiva connettendo le risorse naturalistiche e storico-culturali di maggiore interesse;
  • valorizzare l’agricoltura periurbana per gestire e mantenere il sistema degli spazi aperti e dei paesaggi rurali tradizionali;
  • ridisegnare i bordi e le porte urbane per salvaguardare le aree non costruite; contrastare il consumo di suolo.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

Corona Verde:
https://www.coronaverde.it/wp/

Anno
2026

Anagrafe regionale dei siti contaminati

L’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati, istituita dalla Regione nel 2004, è uno strumento che consente di conoscere lo stato di fatto e pianificare la gestione dei siti contaminati.

I dati dell’anagrafe regionale sono pubblicati e scaricabili sul sito del Geoportale della Regione Piemonte, su dati Piemonte e su Sistema delle Conoscenze Ambientali.

La Regione Piemonte ha avviato, con il supporto di Arpa e del CSI, ente informatico della Regione, il percorso di aggiornamento dell’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati. L’obiettivo che si pone la nuova anagrafe è quello di creare un vero e proprio sistema informativo dei siti in procedimento di bonifica, permettendo l’inserimento da parte dei soggetti proponenti/progettisti dei dati di ogni singolo sito su apposita piattaforma informatica.

La nuova banca dati regionale dialogherà con la banca dati nazionale MOSAICO messa a punto da ISPRA, nella quale confluiscono annualmente i dati delle singole anagrafi regionali.

L’Anagrafe dei siti contaminati contiene, tra le altre, informazioni in merito ai procedimenti conclusi e agli interventi di bonifica in corso.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

L’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati, istituita dalla Regione nel 2004, è uno strumento che consente di conoscere lo stato di fatto e pianificare la gestione dei siti contaminati.

I dati dell’anagrafe regionale sono pubblicati e scaricabili sul sito del Geoportale della Regione Piemonte, su dati Piemonte e su Sistema delle Conoscenze Ambientali.

La Regione Piemonte ha avviato, con il supporto di Arpa e del CSI, ente informatico della Regione, il percorso di aggiornamento dell’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati. L’obiettivo che si pone la nuova anagrafe è quello di creare un vero e proprio sistema informativo dei siti in procedimento di bonifica, permettendo l’inserimento da parte dei soggetti proponenti/progettisti dei dati di ogni singolo sito su apposita piattaforma informatica.

La nuova banca dati regionale dialogherà con la banca dati nazionale MOSAICO messa a punto da ISPRA, nella quale confluiscono annualmente i dati delle singole anagrafi regionali.

L’Anagrafe dei siti contaminati contiene, tra le altre, informazioni in merito ai procedimenti conclusi e agli interventi di bonifica in corso.

Anno
2026

Variante di aggiornamento al Piano Territoriale Regionale (PTR)

A marzo del 2023, la Giunta regionale ha adottato il Documento programmatico, comprensivo delle informazioni necessarie per il processo di VAS, dando così avvio alla predisposizione degli elaborati per la revisione del Piano territoriale regionale.

Il Documento programmatico ha sviluppato e approfondito i contenuti del Documento preliminare per la revisione del Piano “Programmare e pianificare il territorio per il rilancio del Piemonte” che, a dieci anni dall’entrata in vigore del Piano vigente, illustrava le ragioni e i temi fondamentali dell’aggiornamento.

Rispetto agli obiettivi e alle strategie operative nazionali e regionali, relative alla sostenibilità e alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, il PTR assume un ruolo basilare e costituisce un contributo rilevante nel definire direttive e indirizzi per un uso consapevole e sostenibile del territorio e nell’affrontare le cause, le conseguenze e gli impatti del cambiamento climatico.
In particolare la pianificazione territoriale impone un considerevole "salto di scala", affiancando l’approccio globale richiesto dalla mitigazione per l’abbattimento delle emissioni climalteranti ad uno urbano e localizzato per l’adattamento.

Questi concetti vengono racchiusi dalla nozione globale di governance multilivello: “la coordinazione orizzontale fra i diversi settori e servizi è fondamentale nel processo di integrazione e non meno importante è la coordinazione verticale fra i diversi attori e livelli istituzionali” (LIFE MASTER ADAPT, 2017).

Nel corso del 2023 è stata quindi predisposta la proposta di variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR) vigente, del Rapporto ambientale e della Sintesi non tecnica, redatti ai sensi del D.lgs. 152/2006, al fine della formale adozione da parte della Giunta regionale avvenuta con la D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024.

I principali contenuti  della proposta di variante si possono così riassumere:

  • la realizzazione di un nuovo modello di pianificazione, capace di adattarsi a contesti in continuo mutamento, di integrare nuovi principi che gradualmente si affermano a livello globale, attento alle esigenze delle comunità coinvolte, in grado di interpretare e favorire le iniziative delle imprese e il mondo del lavoro;
     
  • l'integrazione del quadro strategico in termini di obiettivi generali e specifici in funzione del mutato contesto e per l’attuazione della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) e della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC);
     
  • l'aggiornamento del Quadro di riferimento strutturale (Qrs): riaffermazione del sistema policentrico e puntuali modifiche alle perimetrazioni degli Ait in relazione all’istituzione della Città metropolitana, alla ridefinizione di alcune realtà comunali e sulla base del confronto con le Province e di mutate condizioni relazionali;
     
  • l'aggiornamento del quadro normativo, per riconoscere maggior ruolo alla pianificazione intermedia (provinciale, metropolitana, intercomunale), integrare le nuove istanze provenienti delle discipline settoriali, incrementare il ruolo di indirizzo del Piano per la pianificazione locale al fine di garantire l’attuazione delle politiche di sviluppo del territorio e di sostenibilità.

Sulla base dei pareri e delle osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione degli elaborati della variante e a conclusione della procedura di valutazione ambientale, si è provveduto all’esame delle 23 osservazioni pervenute da parte dei soggetti interessati e dei 5 pareri pervenuti da parte delle Province e della Città metropolitana, compresi i contributi dei soggetti competenti in maniera ambientale e, tenuto conto anche di quanto espresso nel parere motivato per la Vas, approvato nel settembre 2024, sono state apportate le necessarie modifiche agli elaborati di piano per il proseguimento dell’iter di approvazione.

In data 27 ottobre 2025 la proposta di variante è stata oggetto di comunicazione alla Giunta regionale, con presentazione degli elaborati e proposta di trasmissione al Consiglio regionale. Nell’ambito della discussione in Giunta è emersa l’opportunità di apportare un’ulteriore modifica alle norme tecniche di attuazione, al fine di tenere conto dei sopravvenuti provvedimenti nazionali e regionali relativi alla Zona Logistica Semplificata “Porto e Retroporto di Genova”, in coerenza con analoghe disposizioni introdotte per interventi di interesse strategico in recepimento di specifiche osservazioni.

Gli elaborati della variante di aggiornamento e i relativi documenti a corredo (“Sintesi della revisione” e “Norme – Testo di raffronto”) sono quindi stati oggetto di definitiva revisione e si è provveduto a predisporre e sottoporre alla Giunta regionale le deliberazioni di assunzione delle determinazioni sui pareri e sulle osservazioni presentati, con conseguente approvazione delle modifiche agli elaborati, e di adozione della proposta di variante e trasmissione al Consiglio regionale per l’approvazione.

Con la DGR n. 12-1906 del 1 dicembre 2025, la Giunta regionale ha assunto le determinazioni sulle osservazioni e sui pareri espressi rispetto alla Variante di aggiornamento, approvando le conseguenti modifiche agli elaborati del Piano territoriale regionale che, con la successiva DGR n. 13-1907 del 1 dicembre 2025, ha trasmesso al Consiglio regionale ai fini dell’approvazione.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Aggiornamento del Piano Territoriale Regionale

D.G.R. n. 1-6558 del 6 marzo 2023 - Adozione del Documento Programmatico

D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024 - Adozione della variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR), del Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

A marzo del 2023, la Giunta regionale ha adottato il Documento programmatico, comprensivo delle informazioni necessarie per il processo di VAS, dando così avvio alla predisposizione degli elaborati per la revisione del Piano territoriale regionale.

Il Documento programmatico ha sviluppato e approfondito i contenuti del Documento preliminare per la revisione del Piano “Programmare e pianificare il territorio per il rilancio del Piemonte” che, a dieci anni dall’entrata in vigore del Piano vigente, illustrava le ragioni e i temi fondamentali dell’aggiornamento.

Rispetto agli obiettivi e alle strategie operative nazionali e regionali, relative alla sostenibilità e alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, il PTR assume un ruolo basilare e costituisce un contributo rilevante nel definire direttive e indirizzi per un uso consapevole e sostenibile del territorio e nell’affrontare le cause, le conseguenze e gli impatti del cambiamento climatico.
In particolare la pianificazione territoriale impone un considerevole "salto di scala", affiancando l’approccio globale richiesto dalla mitigazione per l’abbattimento delle emissioni climalteranti ad uno urbano e localizzato per l’adattamento.

Questi concetti vengono racchiusi dalla nozione globale di governance multilivello: “la coordinazione orizzontale fra i diversi settori e servizi è fondamentale nel processo di integrazione e non meno importante è la coordinazione verticale fra i diversi attori e livelli istituzionali” (LIFE MASTER ADAPT, 2017).

Nel corso del 2023 è stata quindi predisposta la proposta di variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR) vigente, del Rapporto ambientale e della Sintesi non tecnica, redatti ai sensi del D.lgs. 152/2006, al fine della formale adozione da parte della Giunta regionale avvenuta con la D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024.

I principali contenuti  della proposta di variante si possono così riassumere:

  • la realizzazione di un nuovo modello di pianificazione, capace di adattarsi a contesti in continuo mutamento, di integrare nuovi principi che gradualmente si affermano a livello globale, attento alle esigenze delle comunità coinvolte, in grado di interpretare e favorire le iniziative delle imprese e il mondo del lavoro;
     
  • l'integrazione del quadro strategico in termini di obiettivi generali e specifici in funzione del mutato contesto e per l’attuazione della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) e della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC);
     
  • l'aggiornamento del Quadro di riferimento strutturale (Qrs): riaffermazione del sistema policentrico e puntuali modifiche alle perimetrazioni degli Ait in relazione all’istituzione della Città metropolitana, alla ridefinizione di alcune realtà comunali e sulla base del confronto con le Province e di mutate condizioni relazionali;
     
  • l'aggiornamento del quadro normativo, per riconoscere maggior ruolo alla pianificazione intermedia (provinciale, metropolitana, intercomunale), integrare le nuove istanze provenienti delle discipline settoriali, incrementare il ruolo di indirizzo del Piano per la pianificazione locale al fine di garantire l’attuazione delle politiche di sviluppo del territorio e di sostenibilità.

Sulla base dei pareri e delle osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione degli elaborati della variante e a conclusione della procedura di valutazione ambientale, si è provveduto all’esame delle 23 osservazioni pervenute da parte dei soggetti interessati e dei 5 pareri pervenuti da parte delle Province e della Città metropolitana, compresi i contributi dei soggetti competenti in maniera ambientale e, tenuto conto anche di quanto espresso nel parere motivato per la Vas, approvato nel settembre 2024, sono state apportate le necessarie modifiche agli elaborati di piano per il proseguimento dell’iter di approvazione.

In data 27 ottobre 2025 la proposta di variante è stata oggetto di comunicazione alla Giunta regionale, con presentazione degli elaborati e proposta di trasmissione al Consiglio regionale. Nell’ambito della discussione in Giunta è emersa l’opportunità di apportare un’ulteriore modifica alle norme tecniche di attuazione, al fine di tenere conto dei sopravvenuti provvedimenti nazionali e regionali relativi alla Zona Logistica Semplificata “Porto e Retroporto di Genova”, in coerenza con analoghe disposizioni introdotte per interventi di interesse strategico in recepimento di specifiche osservazioni.

Gli elaborati della variante di aggiornamento e i relativi documenti a corredo (“Sintesi della revisione” e “Norme – Testo di raffronto”) sono quindi stati oggetto di definitiva revisione e si è provveduto a predisporre e sottoporre alla Giunta regionale le deliberazioni di assunzione delle determinazioni sui pareri e sulle osservazioni presentati, con conseguente approvazione delle modifiche agli elaborati, e di adozione della proposta di variante e trasmissione al Consiglio regionale per l’approvazione.

Con la DGR n. 12-1906 del 1 dicembre 2025, la Giunta regionale ha assunto le determinazioni sulle osservazioni e sui pareri espressi rispetto alla Variante di aggiornamento, approvando le conseguenti modifiche agli elaborati del Piano territoriale regionale che, con la successiva DGR n. 13-1907 del 1 dicembre 2025, ha trasmesso al Consiglio regionale ai fini dell’approvazione.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Aggiornamento del Piano Territoriale Regionale

D.G.R. n. 1-6558 del 6 marzo 2023 - Adozione del Documento Programmatico

D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024 - Adozione della variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR), del Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica

Anno
2026

PSR e CSR - Programmi di Sviluppo Rurale

Anno
2026

La politica agricola comune sostiene la vitalità e redditività economica delle zone rurali attraverso finanziamenti e azioni a sostegno dello sviluppo rurale.

Lo sviluppo rurale costituisce il "secondo pilastro" della Politica Agricola Comune (PAC) e ne rafforza il "primo pilastro", dedicato al sostegno al reddito e alle misure di mercato, favorendo la sostenibilità sociale, ambientale ed economica delle zone rurali.

La PAC contribuisce allo sviluppo sostenibile delle zone rurali attraverso tre obiettivi a lungo termine:

  • accrescere la competitività del settore agricolo e forestale;
  • garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l'azione per il clima;
  • realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro.

Il contributo della PAC agli obiettivi di sviluppo rurale dell'UE è sostenuto dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), che ha visto nel 2025 la fine della sovrapposizione di due periodi di programmazione che rendono l’attività di gestione e coordinamento particolarmente intensa e complessa: si è infatti concluso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2022, mentre parallelamente è stato portato avanti il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027, i cui primi bandi erano già stati aperti a partire da metà del 2023.

Il PSR è stato inoltre sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.

Nel merito, sono state prodotte due brochure che riassumono il funzionamento dei programmi e gli interventi finanziati:

Informazioni e risorse aggiuntive


La nuova PAC e lo sviluppo rurale per il Piemonte:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/nuova-pac-sviluppo-rurale-2023-2027-per-piemonte

Programma di Sviluppo Rurale PSR 2014-2022:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/programmazione-2014-2022-psr

Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale CSR 2023-2027:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Agricoltura