Redazione RSA

Il centro ricerche SMAT

Le recenti crisi globali, da quella climatica a quella energetica passando per quella pandemica, ci costringono ad affrontare un cammino di resilienza ed evoluzione in cui la ricerca gioca un ruolo sempre più prezioso, soprattutto nella gestione del Servizio Idrico Integrato.

Il Centro Ricerche SMAT, situato in uno spazio di oltre 2.200 metri quadrati all’interno del comprensorio dei grandi impianti di potabilizzazione del fiume Po, si colloca fra le maggiori realtà italiane ed internazionali nel campo della ricerca applicata e nel controllo e trattamento delle acque potabili e reflue, attività per la quale si avvale dei propri laboratori chimico e biologico.

In un’ottica di sviluppo sostenibile, all’interno del Centro Ricerche SMAT vengono definiti e sviluppati progetti innovativi che mirano alla tutela della risorsa idrica e dell’ambiente e, in attuazione con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rispondono alle necessità del servizio e del territorio.

Il valore che SMAT riserva alla Ricerca e all’Innovazione come fulcro di miglioramento costante della qualità del servizio idrico trova riscontro nel Piano Industriale approvato nel 2020, che sottolinea la centralità dell’attività svolta dal Centro Ricerche per lo sviluppo aziendale: dall’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, ai piani di abbattimento delle emissioni climalteranti, agli studi sugli inquinanti emergenti fino agli impatti dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica.

 

Informazioni e risorse aggiuntive
 

Centro Ricerche SMAT:
https://www.smatorino.it/centro-ricerche-smat/

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Le recenti crisi globali, da quella climatica a quella energetica passando per quella pandemica, ci costringono ad affrontare un cammino di resilienza ed evoluzione in cui la ricerca gioca un ruolo sempre più prezioso, soprattutto nella gestione del Servizio Idrico Integrato.

Il Centro Ricerche SMAT, situato in uno spazio di oltre 2.200 metri quadrati all’interno del comprensorio dei grandi impianti di potabilizzazione del fiume Po, si colloca fra le maggiori realtà italiane ed internazionali nel campo della ricerca applicata e nel controllo e trattamento delle acque potabili e reflue, attività per la quale si avvale dei propri laboratori chimico e biologico.

In un’ottica di sviluppo sostenibile, all’interno del Centro Ricerche SMAT vengono definiti e sviluppati progetti innovativi che mirano alla tutela della risorsa idrica e dell’ambiente e, in attuazione con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rispondono alle necessità del servizio e del territorio.

Il valore che SMAT riserva alla Ricerca e all’Innovazione come fulcro di miglioramento costante della qualità del servizio idrico trova riscontro nel Piano Industriale approvato nel 2020, che sottolinea la centralità dell’attività svolta dal Centro Ricerche per lo sviluppo aziendale: dall’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, ai piani di abbattimento delle emissioni climalteranti, agli studi sugli inquinanti emergenti fino agli impatti dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica.

 

Informazioni e risorse aggiuntive
 

Centro Ricerche SMAT:
https://www.smatorino.it/centro-ricerche-smat/

Anno
2026

Il Gruppo SMAT

Anno
2026

Il Gruppo SMAT è leader nel campo del servizio idrico integrato dove opera attraverso la progettazione, la realizzazione e la gestione di:

  • fonti diversificate di approvvigionamento idrico
  • impianti di potabilizzazione tecnologicamente avanzati
  • impianti di depurazione e riuso delle acque reflue urbane
  • reti di raccolta, depurazione e riuso
  • impianti di cogenerazione e recuperi energetici


Il Gruppo garantisce sempre la qualità e la continuità del servizio in tutto il territorio servito, anche in caso di emergenza e assicura la costante salvaguardia delle risorse idriche e dell’ambiente grazie ad un sistema produttivo e gestionale tra i più avanzati e moderni in Europa e nel Mondo.

Attraverso il miglioramento continuo e la valorizzazione delle proprie risorse, SMAT opera come un sistema flessibile e finalizzato a mantenere ed elevare costantemente i già eccellenti standard di qualità dell’acqua e di servizio alla clientela servita.


Sul fronte della cooperazione internazionale Il Gruppo SMAT partecipa a iniziative internazionali finalizzate a promuovere l’accesso all’acqua e a fornire assistenza tecnica specialistica per la realizzazione di infrastrutture e impianti idrici.

Il Gruppo è impegnato anche in attività di formazione in collaborazione con Hydroaid, Scuola Internazionale dell’Acqua per lo Sviluppo, di cui è socio sostenitore.

 

Servizi idrici integrati


La SMAT gestisce reti idriche e impianti di trattamento di acque potabili e acque reflue fra i più grandi ed avanzati in Europa.

SMAT produce annualmente oltre 300 milioni di metri cubi di acqua potabile di buona e costante qualità, rispondenti alla normativa vigente e verificati ogni anno da circa 740.000 analisi di laboratorio.

L’approvvigionamento idrico dei Comuni costituenti l’Ambito Territoriale Torinese avviene tramite il prelievo diretto da risorse idriche superficiali e da sorgenti e pozzi posti su tutto il territorio.

La maggior parte dell’acqua prelevata dall’ambiente è di origine sotterranea (complessivamente circa l’82%), meno di un quinto è di origine superficiale. Oltre il 71% dell’acqua distribuita proviene infatti da pozzi, che attingono ad una o più falde acquifere sotterranee, mentre il restante il 11% viene prelevato dalle sorgenti del Pian della Mussa e di Sangano.

SMAT, prima in Italia ad aver utilizzato acqua di origine superficiale, ha realizzato un impianto che consente di potabilizzare fino a 2500 litri al secondo di acque prelevate dal fiume Po, pari al 18% dell’acqua immessa in rete. Mediante una rete di distribuzione di 12.483 km la SMAT eroga una portata media giornaliera di 6.137 litri, nel giorno di massimo consumo, per il fabbisogno. SMAT provvede alla raccolta delle acque reflue urbane attraverso 9.526 km di reti fognarie ed effettua il controllo degli scarichi industriali in pubblica fognatura utilizzando anche sistemi di videoispezione, con robot campionatori automatici in rete.

Nel 2018 sono stati trattati 358 milioni di metri cubi di acque reflue attraverso 413 impianti di depurazione di piccole, medie e grandi dimensioni.

L’impianto di raccolta centralizzato realizzato e gestito da SMAT a Castiglione Torinese è il più grande impianto di trattamento chimico-fisico-biologico presente in Italia e rappresenta un punto di riferimento tecnologico per gli elevati standards di qualità raggiunti.

Stato del Documento
Strumento Associato
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Acqua

Sperimentazione di servizi di Sharing mobility sul territorio regionale per il triennio 2022-2024 (D. I. MIT-MEF n. 417 del 28.12.2022)

Il Decreto Interministeriale MIT-MEF n. 417 del 28.12.2022 ha finanziato la sperimentazione di servizi di Sharing mobility sostenibile (elettrica o muscolare) nel triennio 2022-2024, con oltre 30 milioni di euro a livello nazionale.

In Piemonte, sono stati stanziati € 4.489.009,02 per promuovere veicoli condivisi (station-based/free-floating), carpooling e trasporto a chiamata, integrati con il TPL.

ANNO STANZIAMENTO
2023 € 1.466.849,29
2023 € 1.496.336,34
2024 € 1.525.823,39
TOTALE € 4.489.009,02

Le aziende di trasporto TPL regionali hanno attivato progetti di sperimentazione con oggetto esclusivamente servizi di Sharing mobility, prevalentemente ad alimentazione elettrica o muscolare, complementari ai servizi di trasporto pubblico locale e regionale ed in particolare l’attuazione e la promozione, la messa a disposizione, il rafforzamento e il potenziamento di:

  • servizi di vehicle sharing, sia con modello operativo station-based che free- floating, compresa l’estensione geografica e/o oraria dell’area di copertura di servizi di vehicle sharing già attivati;
  • servizi di carpooling quale misura di mobility management aziendale o di ente;
  • servizi di Demand Responsive Transport (DRT);
  • altri servizi complementari e incentivanti rispetto ai servizi di mobilità condivisa e innovativa.

Gli utenti del servizio di trasporto TPL hanno potuto beneficiare di scontistiche o altre forme di agevolazione per l’acquisto di servizi di Sharing mobility, sulla base di una convenzione tra il soggetto incaricato della gestione dei sevizi di trasporto pubblico locale ed uno o più fornitori di servizi di Sharing mobility selezionati con modalità aperte e non discriminatorie.

La distribuzione delle risorse è avvenuta in base alle iniziative progettuali attivate dalle aziende di trasporto TPL nei singoli bacini della Regione Piemonte:

Bacino Azienda Contratto Importo ammesso da RP Risorse impegnate (al 31.12 2025)
Sud Est AMAG Urbano di Alessandria 324.313,06 € - €
SCAT Extraurbano di Alessandria 324.313,06 € 162.156,53 €
ASP Urbano di Asti 325.000,00 € 243.750,00 €
COAS Extraurbano di Asti 324.878,51 € 162.439,00 €
Sud Grandabus Extraurbano + urbano Cuneo 648.000,00 € 648.000,00 €
Nord Est ATAP Biella Extraurbano + urbano Biella 448.626,13 € 358.900,90 €
ATAP Vercelli Urbano di Vercelli 548.626,13 € 150.000,00 €
SUN Urbano di Novara 548.000,00 € 53.519,40 €
VCO Trasporti Extraurbano VCO 448.626,00 € 444.138,75 €
Metropolitano GTT Urbano e suburbano di Torino 548.626,13 € 430.926,83 €
4.489.009,02 € 2.653.832,41 €

L’andamento dell’utilizzo delle risorse (% rendicontazione):

% rend. al 31/12/2024 % rend. al 31/12/2025 Presunta % rend. al 30/06/2026
PIEMONTE 24% 59% 77%

Le iniziative hanno avuto una durata triennale sino al 31 dicembre 2025 e dovranno presentare la rendicontazione economica entro il 30 giugno 2026, termine ultimo stabilito grazie alla proroga concessa dal MIT.

link “Sperimentazione dei servizi di Sharing mobility”:

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/mobilita-trasporti/sperimentazione-dei-servizi-sharing-mobility-sul-territorio-regionale

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Il Decreto Interministeriale MIT-MEF n. 417 del 28.12.2022 ha finanziato la sperimentazione di servizi di Sharing mobility sostenibile (elettrica o muscolare) nel triennio 2022-2024, con oltre 30 milioni di euro a livello nazionale.

In Piemonte, sono stati stanziati € 4.489.009,02 per promuovere veicoli condivisi (station-based/free-floating), carpooling e trasporto a chiamata, integrati con il TPL.

ANNO STANZIAMENTO
2023 € 1.466.849,29
2023 € 1.496.336,34
2024 € 1.525.823,39
TOTALE € 4.489.009,02

Le aziende di trasporto TPL regionali hanno attivato progetti di sperimentazione con oggetto esclusivamente servizi di Sharing mobility, prevalentemente ad alimentazione elettrica o muscolare, complementari ai servizi di trasporto pubblico locale e regionale ed in particolare l’attuazione e la promozione, la messa a disposizione, il rafforzamento e il potenziamento di:

  • servizi di vehicle sharing, sia con modello operativo station-based che free- floating, compresa l’estensione geografica e/o oraria dell’area di copertura di servizi di vehicle sharing già attivati;
  • servizi di carpooling quale misura di mobility management aziendale o di ente;
  • servizi di Demand Responsive Transport (DRT);
  • altri servizi complementari e incentivanti rispetto ai servizi di mobilità condivisa e innovativa.

Gli utenti del servizio di trasporto TPL hanno potuto beneficiare di scontistiche o altre forme di agevolazione per l’acquisto di servizi di Sharing mobility, sulla base di una convenzione tra il soggetto incaricato della gestione dei sevizi di trasporto pubblico locale ed uno o più fornitori di servizi di Sharing mobility selezionati con modalità aperte e non discriminatorie.

La distribuzione delle risorse è avvenuta in base alle iniziative progettuali attivate dalle aziende di trasporto TPL nei singoli bacini della Regione Piemonte:

Bacino Azienda Contratto Importo ammesso da RP Risorse impegnate (al 31.12 2025)
Sud Est AMAG Urbano di Alessandria 324.313,06 € - €
SCAT Extraurbano di Alessandria 324.313,06 € 162.156,53 €
ASP Urbano di Asti 325.000,00 € 243.750,00 €
COAS Extraurbano di Asti 324.878,51 € 162.439,00 €
Sud Grandabus Extraurbano + urbano Cuneo 648.000,00 € 648.000,00 €
Nord Est ATAP Biella Extraurbano + urbano Biella 448.626,13 € 358.900,90 €
ATAP Vercelli Urbano di Vercelli 548.626,13 € 150.000,00 €
SUN Urbano di Novara 548.000,00 € 53.519,40 €
VCO Trasporti Extraurbano VCO 448.626,00 € 444.138,75 €
Metropolitano GTT Urbano e suburbano di Torino 548.626,13 € 430.926,83 €
4.489.009,02 € 2.653.832,41 €

L’andamento dell’utilizzo delle risorse (% rendicontazione):

% rend. al 31/12/2024 % rend. al 31/12/2025 Presunta % rend. al 30/06/2026
PIEMONTE 24% 59% 77%

Le iniziative hanno avuto una durata triennale sino al 31 dicembre 2025 e dovranno presentare la rendicontazione economica entro il 30 giugno 2026, termine ultimo stabilito grazie alla proroga concessa dal MIT.

link “Sperimentazione dei servizi di Sharing mobility”:

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/mobilita-trasporti/sperimentazione-dei-servizi-sharing-mobility-sul-territorio-regionale

Anno
2026

Rinnovo parco mezzi per il Trasporto Pubblico Locale (TPL)

Il rinnovo dei mezzi per il trasporto pubblico locale (TPL) rappresenta un investimento cruciale per la tutela dell'ambiente, la salute dei cittadini e la transizione verso un modello di mobilità più sostenibile e resiliente.

I mezzi di trasporto pubblico moderni, specialmente elettrici o ibridi, riducono drasticamente le emissioni inquinanti e il rumore. Grazie a tecnologie avanzate e alla frenata rigenerativa, consumano meno energia. Un parco mezzi rinnovato e confortevole rende il trasporto pubblico più allettante, incoraggiando le persone a lasciare l'auto privata e supportando zone a basse emissioni e mobilità dolce per una mobilità urbana integrata e sostenibile. L’azione rappresenta un aspetto centrale della riforma nazionale del TPL: il Piano Strategico Nazionale Mobilità Sostenibile (PSNMS), oltre a definire lo stato delle tecnologie per fonti di alimentazione alternative e lo stato della filiera produttiva del materiale rotabile in Italia, individua le scelte strategiche per il rinnovo del parco mezzi su gomma e i criteri per l’utilizzo delle risorse finanziarie per le diverse tipologie di mezzi in base all’alimentazione e alla destinazione d’uso, se urbano o extraurbano.

La Regione è impegnata nel rinnovamento del parco mezzi del TPL attraverso programmi pluriennali che utilizzano diverse fonti di finanziamento: il PSNMS, le risorse RINDEC del Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, il Fondo Nazionale Complementare al PNRR e il Fondo Sviluppo e Coesione. Nel 2024, la Regione ha utilizzato i fondi disponibili e programmato investimenti per il periodo 2024-2033 (d.g.r. n. 12-345 del 8 novembre 2024).

Investire nel rinnovamento dei mezzi del trasporto pubblico locale (TPL) è fondamentale per raggiungere una migliore qualità ambientale, in quanto permette di ridurre i consumi energetici, le emissioni inquinanti e il rumore derivante dalle attività di trasporto sul territorio. Questa politica di rinnovo e potenziamento del materiale rotabile, definita attraverso specifici provvedimenti di attuazione dei piani di investimento, contribuisce direttamente alla tutela della salute dei cittadini e accelera la transizione verso un modello di mobilità maggiormente sostenibile e resiliente.

Assicurare l’efficienza e l’efficacia dei servizi di TPL, attraverso un consistente rinnovamento e potenziamento del materiale rotabile, rende il trasporto pubblico più attraente e ne aumenta l’efficacia e l’affidabilità, migliorandone anche la sicurezza, reale e percepita. Questo incoraggia le persone a lasciare l'auto privata, riducendo in modo significativo le emissioni di gas a effetto serra e dei principali inquinanti atmosferici su strada, e in generale i rischi per l’ambiente, sostenendo scelte energetiche a minor impatto in tutto il ciclo di vita dei mezzi. In tal modo, si supportano anche le aree che presentano soluzioni di moderazione del traffico (zone 30) e mobilità dolce per una mobilità urbana integrata e sostenibile.

I moderni mezzi di trasporto pubblico, specialmente elettrici e ibridi, offrono emissioni inquinanti e rumore contenuti, migliorando la qualità dell'aria e la vivibilità urbana. Grazie a tecnologie avanzate, come motori efficienti e la frenata rigenerativa, riducono il consumo energetico recuperando energia in frenata. Alimentati da fonti rinnovabili, i veicoli elettrici mirano a un impatto ambientale minimo, mentre gli ibridi offrono una transizione efficiente. Questa modernizzazione rende il trasporto pubblico più ecologico, attraente e contribuisce alla decarbonizzazione urbana.

Per il periodo 2024-2033, con D.G.R. n. 12-345 del 8 novembre 2024, sono stati definiti criteri generali e modalità di attuazione  del programma pluriennale,. Il provvedimento approva le disposizioni per gli investimenti nel trasporto pubblico locale su gomma riguardanti l'utilizzo delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile (PSNMS) e del decreto ministeriale n. 223/2020.

Il Piano Strategico Nazionale Mobilità Sostenibile (PSNMS) definisce lo stato delle tecnologie per le fonti di alimentazione alternative e della filiera produttiva del materiale rotabile in Italia, e, con un ruolo di indirizzo anche per i programmi regionali di contribuzione degli investimenti nel TPL, individua le scelte strategiche per il rinnovo del parco mezzi su gomma e i criteri per l’utilizzo delle risorse finanziarie per le diverse tipologie di mezzi in base all’alimentazione e alla destinazione d’uso, urbana o extraurbana.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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Il rinnovo dei mezzi per il trasporto pubblico locale (TPL) rappresenta un investimento cruciale per la tutela dell'ambiente, la salute dei cittadini e la transizione verso un modello di mobilità più sostenibile e resiliente.

I mezzi di trasporto pubblico moderni, specialmente elettrici o ibridi, riducono drasticamente le emissioni inquinanti e il rumore. Grazie a tecnologie avanzate e alla frenata rigenerativa, consumano meno energia. Un parco mezzi rinnovato e confortevole rende il trasporto pubblico più allettante, incoraggiando le persone a lasciare l'auto privata e supportando zone a basse emissioni e mobilità dolce per una mobilità urbana integrata e sostenibile. L’azione rappresenta un aspetto centrale della riforma nazionale del TPL: il Piano Strategico Nazionale Mobilità Sostenibile (PSNMS), oltre a definire lo stato delle tecnologie per fonti di alimentazione alternative e lo stato della filiera produttiva del materiale rotabile in Italia, individua le scelte strategiche per il rinnovo del parco mezzi su gomma e i criteri per l’utilizzo delle risorse finanziarie per le diverse tipologie di mezzi in base all’alimentazione e alla destinazione d’uso, se urbano o extraurbano.

La Regione è impegnata nel rinnovamento del parco mezzi del TPL attraverso programmi pluriennali che utilizzano diverse fonti di finanziamento: il PSNMS, le risorse RINDEC del Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, il Fondo Nazionale Complementare al PNRR e il Fondo Sviluppo e Coesione. Nel 2024, la Regione ha utilizzato i fondi disponibili e programmato investimenti per il periodo 2024-2033 (d.g.r. n. 12-345 del 8 novembre 2024).

Investire nel rinnovamento dei mezzi del trasporto pubblico locale (TPL) è fondamentale per raggiungere una migliore qualità ambientale, in quanto permette di ridurre i consumi energetici, le emissioni inquinanti e il rumore derivante dalle attività di trasporto sul territorio. Questa politica di rinnovo e potenziamento del materiale rotabile, definita attraverso specifici provvedimenti di attuazione dei piani di investimento, contribuisce direttamente alla tutela della salute dei cittadini e accelera la transizione verso un modello di mobilità maggiormente sostenibile e resiliente.

Assicurare l’efficienza e l’efficacia dei servizi di TPL, attraverso un consistente rinnovamento e potenziamento del materiale rotabile, rende il trasporto pubblico più attraente e ne aumenta l’efficacia e l’affidabilità, migliorandone anche la sicurezza, reale e percepita. Questo incoraggia le persone a lasciare l'auto privata, riducendo in modo significativo le emissioni di gas a effetto serra e dei principali inquinanti atmosferici su strada, e in generale i rischi per l’ambiente, sostenendo scelte energetiche a minor impatto in tutto il ciclo di vita dei mezzi. In tal modo, si supportano anche le aree che presentano soluzioni di moderazione del traffico (zone 30) e mobilità dolce per una mobilità urbana integrata e sostenibile.

I moderni mezzi di trasporto pubblico, specialmente elettrici e ibridi, offrono emissioni inquinanti e rumore contenuti, migliorando la qualità dell'aria e la vivibilità urbana. Grazie a tecnologie avanzate, come motori efficienti e la frenata rigenerativa, riducono il consumo energetico recuperando energia in frenata. Alimentati da fonti rinnovabili, i veicoli elettrici mirano a un impatto ambientale minimo, mentre gli ibridi offrono una transizione efficiente. Questa modernizzazione rende il trasporto pubblico più ecologico, attraente e contribuisce alla decarbonizzazione urbana.

Per il periodo 2024-2033, con D.G.R. n. 12-345 del 8 novembre 2024, sono stati definiti criteri generali e modalità di attuazione  del programma pluriennale,. Il provvedimento approva le disposizioni per gli investimenti nel trasporto pubblico locale su gomma riguardanti l'utilizzo delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile (PSNMS) e del decreto ministeriale n. 223/2020.

Il Piano Strategico Nazionale Mobilità Sostenibile (PSNMS) definisce lo stato delle tecnologie per le fonti di alimentazione alternative e della filiera produttiva del materiale rotabile in Italia, e, con un ruolo di indirizzo anche per i programmi regionali di contribuzione degli investimenti nel TPL, individua le scelte strategiche per il rinnovo del parco mezzi su gomma e i criteri per l’utilizzo delle risorse finanziarie per le diverse tipologie di mezzi in base all’alimentazione e alla destinazione d’uso, urbana o extraurbana.

Anno
2026

Rete ciclabile

Spostarsi con la bicicletta è un’importante alternativa per promuovere un riparto modale degli spostamenti sistematici a favore delle due ruote, riducendo la pressione del traffico veicolare e le esternalità causate dall’uso del mezzo proprio motorizzato e migliorando la salute pubblica anche per gli aspetti di stile di vita sedentario.
Le disposizioni nazionali per lo sviluppo della mobilità ciclistica (l.n. 2/2018) imprimono un forte impulso all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto, sia per le esigenze quotidiane e ricreative che per lo sviluppo dell'attività turistica, che impegnano tutti i livelli amministrativi nello sviluppo della rete ciclabile come componente fondamentale delle politiche di mobilità. 

Lo strumento di riferimento a livello regionale è il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC), parte integrante del Piano regionale della Mobilità delle Persone (PrMoP) e Piano regionale della Logistica (PrLog), con il quale la Regione intende tracciare la via per un Piemonte più sostenibile in cui la bicicletta sia una scelta sicura, piacevole e vantaggiosa. Il PRMC interviene su infrastrutture, comportamenti e promuove un maggiore coordinamento dell’azione locale.

La Regione sta sviluppando la rete ciclabile individuata dal PRMC con super ciclabili per pendolari e per la logistica (anche elettrica e cargo e-bike), includendo anche altre forme di micro-mobilità. Nel 2024 è stata approvata la progettazione e sono in corso le procedure per realizzare i primi lotti della Ciclovia Vento (tratto Chivasso-Trino Vercellese). Inoltre, sono stati stanziati fondi FESR 2021-2027 per infrastrutture ciclistiche strategiche per gli enti locali, focalizzandosi su aree urbane e interurbane per favorire il pendolarismo e la competitività delle due ruote, anche potenziando l'intermodalità con i trasporti pubblici.

La crescita della mobilità ciclistica comporta l’adozione di misure per migliorare la protezione di questi utenti della strada: la Regione, pertanto, sta promuovendo e realizzando percorsi ciclabili sicuri sia in ambito urbano che extraurbano mediante il Bando “Percorsi ciclabili sicuri”. Contestualmente ha destinato risorse per servizi di comunicazione mirati a incoraggiare l'utilizzo della bicicletta.

La Banca dati georeferenziata della rete ciclabile è in continuo aggiornamento e consente agli enti territoriali di scaricare i dati di loro interesse

 

Informazioni e risorse ulteriori
 

Banca dati georeferenziata della rete ciclabile:
https://www.geoportale.piemonte.it/geonetwork/srv/ita/catalog.search#/metadata/r_piemon:89ff8ac8-6499-454d-bde8-7da6adb475c6


 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
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Paragrafi

Spostarsi con la bicicletta è un’importante alternativa per promuovere un riparto modale degli spostamenti sistematici a favore delle due ruote, riducendo la pressione del traffico veicolare e le esternalità causate dall’uso del mezzo proprio motorizzato e migliorando la salute pubblica anche per gli aspetti di stile di vita sedentario.
Le disposizioni nazionali per lo sviluppo della mobilità ciclistica (l.n. 2/2018) imprimono un forte impulso all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto, sia per le esigenze quotidiane e ricreative che per lo sviluppo dell'attività turistica, che impegnano tutti i livelli amministrativi nello sviluppo della rete ciclabile come componente fondamentale delle politiche di mobilità. 

Lo strumento di riferimento a livello regionale è il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC), parte integrante del Piano regionale della Mobilità delle Persone (PrMoP) e Piano regionale della Logistica (PrLog), con il quale la Regione intende tracciare la via per un Piemonte più sostenibile in cui la bicicletta sia una scelta sicura, piacevole e vantaggiosa. Il PRMC interviene su infrastrutture, comportamenti e promuove un maggiore coordinamento dell’azione locale.

La Regione sta sviluppando la rete ciclabile individuata dal PRMC con super ciclabili per pendolari e per la logistica (anche elettrica e cargo e-bike), includendo anche altre forme di micro-mobilità. Nel 2024 è stata approvata la progettazione e sono in corso le procedure per realizzare i primi lotti della Ciclovia Vento (tratto Chivasso-Trino Vercellese). Inoltre, sono stati stanziati fondi FESR 2021-2027 per infrastrutture ciclistiche strategiche per gli enti locali, focalizzandosi su aree urbane e interurbane per favorire il pendolarismo e la competitività delle due ruote, anche potenziando l'intermodalità con i trasporti pubblici.

La crescita della mobilità ciclistica comporta l’adozione di misure per migliorare la protezione di questi utenti della strada: la Regione, pertanto, sta promuovendo e realizzando percorsi ciclabili sicuri sia in ambito urbano che extraurbano mediante il Bando “Percorsi ciclabili sicuri”. Contestualmente ha destinato risorse per servizi di comunicazione mirati a incoraggiare l'utilizzo della bicicletta.

La Banca dati georeferenziata della rete ciclabile è in continuo aggiornamento e consente agli enti territoriali di scaricare i dati di loro interesse

 

Informazioni e risorse ulteriori
 

Banca dati georeferenziata della rete ciclabile:
https://www.geoportale.piemonte.it/geonetwork/srv/ita/catalog.search#/metadata/r_piemon:89ff8ac8-6499-454d-bde8-7da6adb475c6


 

Anno
2026

Formazione professionale, Europa e Ambiente

Anno
2026

Le politiche europee, nazionali, regionali e locali hanno come quadro di riferimento  l’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile, che prevede 17 obiettivi interconnessi e indivisibili per armonizzare la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente.

In linea con questi principi, i Regolamenti UE indirizzano le politiche di coesione 2021/2027 a operare un’autentica e completa  transizione dal punto di vista economico, sociale e ambientale. In particolare il Fondo sociale europeo Plus (FSE+), fondo di riferimento per la formazione professionale in quanto principale strumento dell’UE per investire nel capitale umano e nel miglioramento delle opportunità di formazione ed occupazione, è orientato ad attuare i 20 principi del Pilastro europeo dei diritti sociali, documento proclamato congiuntamente nel 2017 dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione. 

In quest’ottica il FSE+ interviene direttamente nell’obiettivo strategico 4 del Regolamento (UE) 2021/1060, ovvero quello di creare un’Europa sociale forte, fatta di persone e del loro benessere, per una prosperità condivisa, fondata su un modello di crescita sostenibile e inclusivo capace di garantire le migliori condizioni per le persone e il pianeta e di offrire opportunità a tutti. Il Fondo contribuisce anche al conseguimento degli altri obiettivi strategici del  Regolamento 1060, in particolare quello relativo a un'Europa più verde, tramite il miglioramento dei sistemi di istruzione e di formazione necessari per l'adattamento delle competenze e delle qualifiche e la creazione di nuovi posti di lavoro in settori collegati all'ambiente, al clima, all'energia, all'economia circolare e alla bioeconomia. Tali principi sono alla base delle sfide della Regione Piemonte nell’ambito del Programma regionale (PR) per l’attuazione del FSE+ 2021-2027, approvato dalla Commissione europea con decisione di esecuzione n. C(2022) 5299 final del 18 luglio 2022 e modificato da ultimo dalla Decisione di esecuzione della CE C(2026)904 final del 9/02/2026, oltre che nella Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, al fine di indirizzare la crescita e sostenere il futuro del proprio territorio e delle sue comunità.

Lo sviluppo sostenibile rappresenta insieme alle pari opportunità e non discriminazione e alla parità tra uomini e donne, uno dei consolidati principi orizzontali d’intervento  della Programmazione e anche per il periodo 2021-2027 particolare attenzione  è riservata alla promozione dello sviluppo sostenibile, conformemente all’aquis ambientale dell’Unione e al principio “non arrecare un danno significativo” (Do No Significant Harm, DNSH); in proposito è importante segnalare che, come evidenziato già nel PR FSE+ del Piemonte, tutte le tipologie di azioni contemplate dal Programma sono state giudicate compatibili con il principio DNSH, in quanto, considerata la loro natura, non si prevede che abbiano un impatto ambientale negativo significativo.

Le competenze specifiche di sviluppo sostenibile e difesa dell’ambiente (con particolare attenzione alla sostenibilità energetico/ambientale), come esplicitato nel documento “Standard di progettazione dei percorsi”,  sono integrate in tutti i percorsi di formazione alle professioni e al lavoro, agendo in tre direzioni:

  • a livello trasversale, sulle professioni e sui percorsi formativi a tutti i livelli, integrando su questi il “sapere minimo” che ciascun profilo deve possedere per essere compatibile con i criteri della sostenibilità, affinché possa maturare in tutti i cittadini e lavoratori una sempre maggiore consapevolezza dei propri atteggiamenti, comportamenti e delle conseguenze sull’ambiente e sulla qualità di vita;
  • con azioni più estese soprattutto per quanto riguarda i corsi relativi a professioni non direttamente collegate all’ambiente, al fine di valorizzare l’impatto che le specificità/innovazioni della green economy possono avere sui processi produttivi;
  • per quanto riguarda le professioni ambientali si assume che le tematiche riguardanti la green economy siano già trattate in maniera esaustiva nelle unità formative che compongono il percorso formativo.

In riferimento alle direzioni indicate, i percorsi formativi prevedono la trattazione del tema dello sviluppo sostenibile legato alla green economy sia rispetto ai temi di carattere più generale sia in relazione alla specificità del profilo professionale, associando l’obiettivo standard dalla Regione Piemonte denominato “Sviluppo sostenibile per la tutela del patrimonio ambientale e per il risparmio energetico”.

La contestualizzazione all’interno dei percorsi può avvenire anche attraverso l’inserimento di modalità e strumenti specifici, privilegiando modalità innovative e interattive, utilizzo di testimonianze, nonché visite didattiche e materiali multimediali.

Diversi operatori danno vita al loro interno a iniziative mirate per trattare in modo più ampio questa tematica, in particolare si segnala il progetto Green is now proposto da diversi anni dall’agenzia formativa Cnos-Fap Piemonte, che ha coinvolto tutti gli allievi dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) delle proprie sedi regionali.

Si tratta di un progetto composito che parla di sostenibilità ad ampio spettro e che mette al centro la persona, la responsabilità individuale e collettiva e la maturazione di uno stile di vita sostenibile, con grandi potenzialità in termini di innovazione didattica e metodologica attraverso momenti formativi e di confronto con le aziende leader del settore, visite tecniche e green labs. Il progetto, sviluppato sotto forma di concorso per renderlo maggiormente stimolante e sollecitare la creatività dei ragazzi, ha visto nel 2025 la premiazione come vincitori degli allievi della sede di Vigliano Biellese che hanno presentato il progetto “Shower Smart”.  

In un momento come l’attuale, caratterizzato da un forte e continuo cambiamento delle competenze richieste dalle imprese, la formazione professionale ha dovuto necessariamente essere riorientata e organizzata con modalità flessibili e rapidamente attivabili, per risultare effettivamente fruibile sia da coloro che sono alla ricerca di un lavoro, sia dagli occupati che devono aggiornare le proprie competenze e riqualificarsi.

In questo contesto, le ingenti risorse previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare quelle riferite alla  priorità di intervento Coesione e Inclusione (Missione 5) con il Programma GOL e il rafforzamento del sistema duale, si sono integrate con le misure già in atto, sia quelle più tradizionali che quelle più innovative, individuando e sfruttando sinergie sotto il profilo politico-strategico e anche operativo.

L’investimento relativo al sistema duale si è concluso nel 2025 con il superamento da parte di Regione Piemonte del target assegnato, il programma Gol è ancora attivo in quanto c’è stata una proroga da parte del Ministero e le attività dovranno concludersi entro agosto 2026.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Nodi di interscambio passeggeri

Investire nella creazione e nel miglioramento dei nodi di interscambio è una strategia fondamentale per incentivare l'uso del trasporto pubblico e di modalità di trasporto più sostenibili, contribuendo significativamente alla riduzione dell'impatto ambientale del settore dei trasporti.

Le attuali evoluzioni della mobilità richiedono una riorganizzazione delle stazioni ferroviarie e dei Movicentro regionali per semplificare l'interscambio tra vari mezzi di trasporto pubblici e privati (treni, bus, taxi, bici, auto). In Piemonte, il progetto "Movicentro" identifica stazioni strategiche (capoluoghi, centri urbani TPL, fermate SFM) che hanno ricevuto interventi per migliorare questa integrazione. Oltre ai Movicentro, anche altre stazioni, specialmente in città medie e grandi, offrono connessioni con bus, taxi e parcheggi. 

La Regione collabora con Rete Ferroviaria Italiana per potenziare l’accessibilità e l'attrattiva di questi nodi, aumentare la connettività e l’integrazione tra i diversi modi di trasporto secondo una gerarchia che favorisca prioritariamente spostamenti attivi, pubblici e condivisi e assicuri una migliore risposta in termini di qualità, efficienza, innovazione e sostenibilità alla domanda di mobilità delle persone.

Analisi svolte nell’ambito di tavoli tecnici congiunti hanno portato a una caratterizzazione delle stazioni, considerando non solo l'aspetto ferroviario ma anche la presenza di importanti poli attrattivi, delle diverse modalità di trasporto presenti e delle esigenze dei viaggiatori, in ottica di integrazione e coordinamento. Questo ha evidenziato la necessità di continuare gli incontri tecnici per studiare l'offerta attuale e futura dei trasporti pubblici locali e di altre opzioni di mobilità. L'obiettivo condiviso è trasformare le stazioni in veri e propri hub di mobilità integrata, offrendo ai passeggeri diverse soluzioni per raggiungere la loro destinazione finale dopo il treno. Questo lavoro ha portato, nel 2025, alla redazione di documenti congiunti che saranno approvati nel contesto di un tavolo interregionale, al fine di offrire su tutto il territorio nazionale un servizio omogeneo.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Investire nella creazione e nel miglioramento dei nodi di interscambio è una strategia fondamentale per incentivare l'uso del trasporto pubblico e di modalità di trasporto più sostenibili, contribuendo significativamente alla riduzione dell'impatto ambientale del settore dei trasporti.

Le attuali evoluzioni della mobilità richiedono una riorganizzazione delle stazioni ferroviarie e dei Movicentro regionali per semplificare l'interscambio tra vari mezzi di trasporto pubblici e privati (treni, bus, taxi, bici, auto). In Piemonte, il progetto "Movicentro" identifica stazioni strategiche (capoluoghi, centri urbani TPL, fermate SFM) che hanno ricevuto interventi per migliorare questa integrazione. Oltre ai Movicentro, anche altre stazioni, specialmente in città medie e grandi, offrono connessioni con bus, taxi e parcheggi. 

La Regione collabora con Rete Ferroviaria Italiana per potenziare l’accessibilità e l'attrattiva di questi nodi, aumentare la connettività e l’integrazione tra i diversi modi di trasporto secondo una gerarchia che favorisca prioritariamente spostamenti attivi, pubblici e condivisi e assicuri una migliore risposta in termini di qualità, efficienza, innovazione e sostenibilità alla domanda di mobilità delle persone.

Analisi svolte nell’ambito di tavoli tecnici congiunti hanno portato a una caratterizzazione delle stazioni, considerando non solo l'aspetto ferroviario ma anche la presenza di importanti poli attrattivi, delle diverse modalità di trasporto presenti e delle esigenze dei viaggiatori, in ottica di integrazione e coordinamento. Questo ha evidenziato la necessità di continuare gli incontri tecnici per studiare l'offerta attuale e futura dei trasporti pubblici locali e di altre opzioni di mobilità. L'obiettivo condiviso è trasformare le stazioni in veri e propri hub di mobilità integrata, offrendo ai passeggeri diverse soluzioni per raggiungere la loro destinazione finale dopo il treno. Questo lavoro ha portato, nel 2025, alla redazione di documenti congiunti che saranno approvati nel contesto di un tavolo interregionale, al fine di offrire su tutto il territorio nazionale un servizio omogeneo.

Anno
2026

Mobility management

Il Mobility management è una strategia partecipativa che mira a trasformare il modo in cui ci muoviamo rendendolo più sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale, attraverso la gestione intelligente della domanda di mobilità e la promozione di scelte di trasporto consapevoli e responsabili.

Definendo le linee guida per i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), il D.M. 27/03/1998 ha istituito, a livello nazionale, la figura del Mobility manager. Norme e decreti successivi ne hanno dettagliato i compiti e fornito indicazioni operative per la redazione dei Piani di Spostamento Casa-Lavoro (PSCL), strumenti obbligatori per enti pubblici, scuole e aziende private con più di 300 dipendenti per sede in aree urbane ad alto rischio di inquinamento atmosferico. Il quadro normativo è in continua evoluzione per la crescente attenzione alla transizione ecologica e alla promozione di forme di mobilità sempre più sostenibili.

Il Piano Spostamenti Casa-Lavoro è un documento finalizzato alla riduzione del traffico veicolare privato e individua le misure utili a orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile alternative all'uso individuale del veicolo privato a motore, sulla base dell'analisi degli spostamenti dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e dello stato dell'offerta di trasporto presente nel territorio interessato.

L'adozione del PSCL è obbligatoria per tutte le imprese e le Pubbliche Amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti, come previsto dal decreto Legge n. 34 del 10 maggio 2020, c.d. “Decreto Rilancio”, convertito con Legge n. 77 del 17 luglio 2020 e dal decreto interministeriale n. 179 del 12 maggio 2021.

Le politiche regionali di Mobility management, in conformità con le normative nazionali, intendono ridurre in modo strutturale e permanente l'impatto ambientale del traffico privato nelle aree urbane e metropolitane. La Regione ha compiuto significativi progressi nel strutturare e potenziare il sistema di mobility management e creato strumenti pratici quali:

  • la piattaforma digitale regionale EMMA, che supporta i Mobility manager aziendali e scolastici nella redazione dei Piani di mobilità casa-lavoro/scuola, offrendo strumenti per promuovere e analizzare la domanda degli spostamenti, gestire la mobilità aziendale e scolastica, progettare e monitorare le iniziative di mobilità sostenibile, diffondere la cultura dello sviluppo locale partecipativo;
  • il Percorso formativo regionale offerto gratuitamente ai Mobility manager aziendali o scolastici, fornisce le competenze necessarie per esercitare la funzione del MM, le conoscenze per individuare soluzioni di mobilità sostenibile, gli strumenti e metodologie per poter redigere il Piano Spostamento Casa-Lavoro o Casa-Studio (PSCL - PSCS) in conformità con la normativa di riferimento e l'utilizzo gratuito della Piattaforma digitale regionale EMMA.;
  • la Rete regionale di mobility management, che mira a favorire la condivisione di informazioni e buone pratiche tra i partecipanti.

Nel 2025, la Regione Piemonte ha realizzato diverse iniziative chiave per supportare e sviluppare il Mobility management:

  • il completamento della fase sperimentale della Piattaforma digitale regionale EMMA ha permesso ai Mobility manager d'area di avviare la raccolta e il monitoraggio di dati e promuovere un’attività di pianificazione per i servizi di TPL e mobilità sostenibile, ad oggi, in totale risultano n. 397 soggetti accreditati alla Piattaforma tra Aziende, Enti, Scuole Università.;
  • il programma formativo regionale per Mobility manager aziendali e scolastici, di circa 20 ore articolato in moduli teorici e attività laboratoriali, è stato organizzato in modalità e-learning, a garanzia dell’autonomia organizzativa dei partecipanti registrando 418 iscrizioni;
  • è stato diffuso il manuale di "Buone pratiche per il mobility management" tramite il portale regionale “muoversinpiemonte” https://muoversinpiemonte.it/mobility-management per fornire strumenti, misure concrete ed esempi virtuosi.
Informazioni e risorse aggiuntive
 

Politiche regionali di Mobility management:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/mobilita-trasporti/politiche-regionali-mobility-management
 

Muoversi in Piemonte – Mobility management:
https://www.muoversinpiemonte.it/mobility-management


 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Il Mobility management è una strategia partecipativa che mira a trasformare il modo in cui ci muoviamo rendendolo più sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale, attraverso la gestione intelligente della domanda di mobilità e la promozione di scelte di trasporto consapevoli e responsabili.

Definendo le linee guida per i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), il D.M. 27/03/1998 ha istituito, a livello nazionale, la figura del Mobility manager. Norme e decreti successivi ne hanno dettagliato i compiti e fornito indicazioni operative per la redazione dei Piani di Spostamento Casa-Lavoro (PSCL), strumenti obbligatori per enti pubblici, scuole e aziende private con più di 300 dipendenti per sede in aree urbane ad alto rischio di inquinamento atmosferico. Il quadro normativo è in continua evoluzione per la crescente attenzione alla transizione ecologica e alla promozione di forme di mobilità sempre più sostenibili.

Il Piano Spostamenti Casa-Lavoro è un documento finalizzato alla riduzione del traffico veicolare privato e individua le misure utili a orientare gli spostamenti casa-lavoro del personale dipendente verso forme di mobilità sostenibile alternative all'uso individuale del veicolo privato a motore, sulla base dell'analisi degli spostamenti dei dipendenti, delle loro esigenze di mobilità e dello stato dell'offerta di trasporto presente nel territorio interessato.

L'adozione del PSCL è obbligatoria per tutte le imprese e le Pubbliche Amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti, come previsto dal decreto Legge n. 34 del 10 maggio 2020, c.d. “Decreto Rilancio”, convertito con Legge n. 77 del 17 luglio 2020 e dal decreto interministeriale n. 179 del 12 maggio 2021.

Le politiche regionali di Mobility management, in conformità con le normative nazionali, intendono ridurre in modo strutturale e permanente l'impatto ambientale del traffico privato nelle aree urbane e metropolitane. La Regione ha compiuto significativi progressi nel strutturare e potenziare il sistema di mobility management e creato strumenti pratici quali:

  • la piattaforma digitale regionale EMMA, che supporta i Mobility manager aziendali e scolastici nella redazione dei Piani di mobilità casa-lavoro/scuola, offrendo strumenti per promuovere e analizzare la domanda degli spostamenti, gestire la mobilità aziendale e scolastica, progettare e monitorare le iniziative di mobilità sostenibile, diffondere la cultura dello sviluppo locale partecipativo;
  • il Percorso formativo regionale offerto gratuitamente ai Mobility manager aziendali o scolastici, fornisce le competenze necessarie per esercitare la funzione del MM, le conoscenze per individuare soluzioni di mobilità sostenibile, gli strumenti e metodologie per poter redigere il Piano Spostamento Casa-Lavoro o Casa-Studio (PSCL - PSCS) in conformità con la normativa di riferimento e l'utilizzo gratuito della Piattaforma digitale regionale EMMA.;
  • la Rete regionale di mobility management, che mira a favorire la condivisione di informazioni e buone pratiche tra i partecipanti.

Nel 2025, la Regione Piemonte ha realizzato diverse iniziative chiave per supportare e sviluppare il Mobility management:

  • il completamento della fase sperimentale della Piattaforma digitale regionale EMMA ha permesso ai Mobility manager d'area di avviare la raccolta e il monitoraggio di dati e promuovere un’attività di pianificazione per i servizi di TPL e mobilità sostenibile, ad oggi, in totale risultano n. 397 soggetti accreditati alla Piattaforma tra Aziende, Enti, Scuole Università.;
  • il programma formativo regionale per Mobility manager aziendali e scolastici, di circa 20 ore articolato in moduli teorici e attività laboratoriali, è stato organizzato in modalità e-learning, a garanzia dell’autonomia organizzativa dei partecipanti registrando 418 iscrizioni;
  • è stato diffuso il manuale di "Buone pratiche per il mobility management" tramite il portale regionale “muoversinpiemonte” https://muoversinpiemonte.it/mobility-management per fornire strumenti, misure concrete ed esempi virtuosi.
Informazioni e risorse aggiuntive
 

Politiche regionali di Mobility management:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/mobilita-trasporti/politiche-regionali-mobility-management
 

Muoversi in Piemonte – Mobility management:
https://www.muoversinpiemonte.it/mobility-management


 

Anno
2026

Bando AcqueVive

Riqualificazione dei corpi idrici piemontesi - Premio della Commissione Europea 2025 e Bandiera Verde di Legambiente 2026

 

L’analisi delle pressioni condotta in occasione della stesura del PdG Po - 2015, evidenziò come l’alterazione delle caratteristiche morfologiche rappresentava la maggiore pressione esercitata sui corsi d’acqua piemontesi, coinvolgendo circa il 64 % dei corpi idrici fluviali monitorati. Sponde di fiumi, torrenti, rii e laghi presentano infatti una diffusa artificializzazione delle sponde, opere trasversali, riduzione della fascia boscata perifluviale.

Nel programma di misure del PdG Po sono pertanto inserite misure di riqualificazione morfologica riconducibili al miglioramento della vegetazione ed al ripristino della naturalità dell’alveo, nel rispetto delle concomitanti esigenze di riduzione del rischio idraulico per abitati ed infrastrutture.

La Regione Piemonte ha deciso di finanziare gli interventi di riqualificazione morfologica ricorrendo all’applicazione dell’articolo 21 del regolamento 15/R del 2004 che prevede la destinazione di una quota parte dell'introito dei proventi relativi all'uso dell'acqua pubblica al finanziamento delle attività di attuazione del Piano di Tutela delle Acque, dando così attuazione al principio “l’acqua paga l’acqua”.

Nel marzo 2018, per la prima volta, sono stati definiti gli obiettivi che si intendevano raggiungere, le condizioni ed i criteri per finanziare progetti di riqualificazione tramite bando pubblico rivolto ai Comuni, alla Città Metropolitana di Torino e alle Province, agli Enti Parco e ai gestori dei siti Rete Natura 2000. 

Per affrontare le criticità di natura morfologica sono stati ritenuti ammissibili al finanziamento interventi coerenti con le Key Type Measures (KTM), le misure chiave che l’Unione Europea ha definito per la pianificazione sulle acque in attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque, che concorrono al ripristino della naturalità di alveo e sponde fluviali e lacustri. 

Il primo bando, pubblicato nell’aprile 2018, ha visto la presentazione di 11 progetti e il finanziamento di 7 di questi. Da allora fino al 2025 sono stati erogati quasi 18,8 milioni di € per finanziare 87progetti proposti e realizzati da Enti Pubblici del territorio, i cui risultati operativi sono riportati nella Tabella 1, a cui si aggiungono 33 scale di risalita per la fauna ittica che ricreano un continuum fluviale di 263 km.

L’esito dell’iniziativa ha permesso di migliorare la vegetazione perifluviale, contrastando l’erosione delle sponde con inserimento di specie vegetali autoctone che favoriscono l’ombreggiatura delle acque e del suolo e assorbono gli inquinanti di derivazione agricola. 

È stata finanziata la rimozione degli ostacoli che impediscono la circolazione della fauna ittica e la creazione di aree per la riproduzione dei pesci autoctoni. 

Ad oggi degli 87 finanziati, 54 sono conclusi e rendicontati. Il Bando AcqueVive 2026 si è appena chiuso e sono in atto le istruttorie per la valutazione dei progetti presentati.

Anno N. arboree N. arbustive e arboree piccole Area intervento (mq) Nuove fasce tampone (mq) Nuove foreste (mq)
2018 22.048 24.872 280.139 116.873 137.984
2019 1.145 1.580 93.610 1.476 4.370
2020 2.910 18.858 96.976 21.753 50.973
2021 5.146 32.104 1.091.945 28.728 1.149.518
2022 13.039 8.329 309.807 2.351 83.531
2023 7.864 1.990 403.116 2.316 540.727
2024 3.289 10.832 133.526 945 94.013
Totale 55.441 98.565 2.409.119 174.442 2.061.116
I risultati del bando Acquevive

Nel marzo del 2025 la Commissione Europea ha riconosciuto il valore di questo meccanismo innovativo di finanziamento per l’applicazione del principio “l’acqua paga l’acqua” e dei suoi risultati reali attribuendo alla Regione Piemonte un premio nell’ambito dell’EU Mission “Restore our Ocean and Waters by 2030, che pone l’accento sulla protezione degli ecosistemi acquatici, la riduzione dell’inquinamento e la resilienza al cambiamento climatico.

Nell’ambito della Campagna nazionale Carovana delle Alpi, Legambiente ha riconosciuto alla Regione Piemonte la Bandiera Verde 2026, con la medesima motivazione di un meccanismo innovativo che reinveste le risorse derivanti dall’uso nella tutela dei territori.

Informazioni aggiuntive

Bando regionale Acque Vive.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi
Riqualificazione dei corpi idrici piemontesi - Premio della Commissione Europea 2025 e Bandiera Verde di Legambiente 2026

 

L’analisi delle pressioni condotta in occasione della stesura del PdG Po - 2015, evidenziò come l’alterazione delle caratteristiche morfologiche rappresentava la maggiore pressione esercitata sui corsi d’acqua piemontesi, coinvolgendo circa il 64 % dei corpi idrici fluviali monitorati. Sponde di fiumi, torrenti, rii e laghi presentano infatti una diffusa artificializzazione delle sponde, opere trasversali, riduzione della fascia boscata perifluviale.

Nel programma di misure del PdG Po sono pertanto inserite misure di riqualificazione morfologica riconducibili al miglioramento della vegetazione ed al ripristino della naturalità dell’alveo, nel rispetto delle concomitanti esigenze di riduzione del rischio idraulico per abitati ed infrastrutture.

La Regione Piemonte ha deciso di finanziare gli interventi di riqualificazione morfologica ricorrendo all’applicazione dell’articolo 21 del regolamento 15/R del 2004 che prevede la destinazione di una quota parte dell'introito dei proventi relativi all'uso dell'acqua pubblica al finanziamento delle attività di attuazione del Piano di Tutela delle Acque, dando così attuazione al principio “l’acqua paga l’acqua”.

Nel marzo 2018, per la prima volta, sono stati definiti gli obiettivi che si intendevano raggiungere, le condizioni ed i criteri per finanziare progetti di riqualificazione tramite bando pubblico rivolto ai Comuni, alla Città Metropolitana di Torino e alle Province, agli Enti Parco e ai gestori dei siti Rete Natura 2000. 

Per affrontare le criticità di natura morfologica sono stati ritenuti ammissibili al finanziamento interventi coerenti con le Key Type Measures (KTM), le misure chiave che l’Unione Europea ha definito per la pianificazione sulle acque in attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque, che concorrono al ripristino della naturalità di alveo e sponde fluviali e lacustri. 

Il primo bando, pubblicato nell’aprile 2018, ha visto la presentazione di 11 progetti e il finanziamento di 7 di questi. Da allora fino al 2025 sono stati erogati quasi 18,8 milioni di € per finanziare 87progetti proposti e realizzati da Enti Pubblici del territorio, i cui risultati operativi sono riportati nella Tabella 1, a cui si aggiungono 33 scale di risalita per la fauna ittica che ricreano un continuum fluviale di 263 km.

L’esito dell’iniziativa ha permesso di migliorare la vegetazione perifluviale, contrastando l’erosione delle sponde con inserimento di specie vegetali autoctone che favoriscono l’ombreggiatura delle acque e del suolo e assorbono gli inquinanti di derivazione agricola. 

È stata finanziata la rimozione degli ostacoli che impediscono la circolazione della fauna ittica e la creazione di aree per la riproduzione dei pesci autoctoni. 

Ad oggi degli 87 finanziati, 54 sono conclusi e rendicontati. Il Bando AcqueVive 2026 si è appena chiuso e sono in atto le istruttorie per la valutazione dei progetti presentati.

Anno N. arboree N. arbustive e arboree piccole Area intervento (mq) Nuove fasce tampone (mq) Nuove foreste (mq)
2018 22.048 24.872 280.139 116.873 137.984
2019 1.145 1.580 93.610 1.476 4.370
2020 2.910 18.858 96.976 21.753 50.973
2021 5.146 32.104 1.091.945 28.728 1.149.518
2022 13.039 8.329 309.807 2.351 83.531
2023 7.864 1.990 403.116 2.316 540.727
2024 3.289 10.832 133.526 945 94.013
Totale 55.441 98.565 2.409.119 174.442 2.061.116
I risultati del bando Acquevive

Nel marzo del 2025 la Commissione Europea ha riconosciuto il valore di questo meccanismo innovativo di finanziamento per l’applicazione del principio “l’acqua paga l’acqua” e dei suoi risultati reali attribuendo alla Regione Piemonte un premio nell’ambito dell’EU Mission “Restore our Ocean and Waters by 2030, che pone l’accento sulla protezione degli ecosistemi acquatici, la riduzione dell’inquinamento e la resilienza al cambiamento climatico.

Nell’ambito della Campagna nazionale Carovana delle Alpi, Legambiente ha riconosciuto alla Regione Piemonte la Bandiera Verde 2026, con la medesima motivazione di un meccanismo innovativo che reinveste le risorse derivanti dall’uso nella tutela dei territori.

Informazioni aggiuntive

Bando regionale Acque Vive.

Anno
2026

La rete di connessione paesaggistica

Il Piano paesaggistico regionale (Ppr) promuove la formazione della Rete di connessione paesaggistica (Art. 42 delle Norme di Attuazione), costituita dall’integrazione degli elementi delle reti ecologica, storico-culturale e fruitiva. Il Piano riconosce la rete ecologica regionale, come individuata dalla l.r. 19/2009, intesa come sistema integrato di risorse naturali interconnesse, volto ad assicurare in tutto il territorio regionale le condizioni di base, anche per la sostenibilità ambientale dei processi di trasformazione e, in primo luogo, per la conservazione attiva della biodiversità.

Il concetto di Rete promosso dal Ppr presenta analogie e differenze con il concetto di Inrastrutture verdi promosso dalla Strategia UE. Entrambi i concetti richiamano quello di rete ecologica polivalente o multifunzionale in cui la connettività dei sistemi naturali, seminaturali, agrari e urbani svolge funzioni multiple rispetto al tema della biodiversità, della riconoscibilità dei paesaggi identitari e dei valori storico-culturali, nonché della fruibilità degli spazi verdi urbani, periurbani e del benessere delle popolazioni, in definitiva della qualità della vita.

Il concetto di multifunzionalità della Rete però, con la Strategia EU, si arricchisce degli aspetti sociali, economici e del riconoscimento del valore dei benefici che gli ecosistemi erogano naturalmente. Emerge con forza il concetto di servizi ecosistemici, forniti principalmente dal capitale naturale ma anche dal capitale culturale.

Il Ppr incorpora pienamente il concetto di rete multifunzionale ante Strategia europea, essendo stato avviato il processo di pianificazione diversi anni prima, quando non era ancora entrato in maniera così dirompente il tema del riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici nelle prassi di pianificazione del territorio. È con la Strategia per le Infrastrutture verdi che il tema dei servizi ecosistemici esce, infatti, dalla settorialità in cui era stato fino ad allora confinato. 

Il Ppr, nel corso della sua formazione ha riconosciuto l’emergere di questa nuova visione e ha individuato tra le iniziative di rilevanza regionale, l’implementazione delle infrastrutture verdi e dei servizi ecosistemici e lasciato ai progetti strategici e ai progetti europei l’approfondimento di queste tematiche nell’attuazione del piano. Esso, infatti, non è inteso in modo statico ma la sua visione strategica permette di implementare, attraverso piani e progetti locali e di area vasta, temi nuovi e strategici per lo sviluppo sostenibile, in linea con i cambiamenti in atto.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Il Piano paesaggistico regionale (Ppr) promuove la formazione della Rete di connessione paesaggistica (Art. 42 delle Norme di Attuazione), costituita dall’integrazione degli elementi delle reti ecologica, storico-culturale e fruitiva. Il Piano riconosce la rete ecologica regionale, come individuata dalla l.r. 19/2009, intesa come sistema integrato di risorse naturali interconnesse, volto ad assicurare in tutto il territorio regionale le condizioni di base, anche per la sostenibilità ambientale dei processi di trasformazione e, in primo luogo, per la conservazione attiva della biodiversità.

Il concetto di Rete promosso dal Ppr presenta analogie e differenze con il concetto di Inrastrutture verdi promosso dalla Strategia UE. Entrambi i concetti richiamano quello di rete ecologica polivalente o multifunzionale in cui la connettività dei sistemi naturali, seminaturali, agrari e urbani svolge funzioni multiple rispetto al tema della biodiversità, della riconoscibilità dei paesaggi identitari e dei valori storico-culturali, nonché della fruibilità degli spazi verdi urbani, periurbani e del benessere delle popolazioni, in definitiva della qualità della vita.

Il concetto di multifunzionalità della Rete però, con la Strategia EU, si arricchisce degli aspetti sociali, economici e del riconoscimento del valore dei benefici che gli ecosistemi erogano naturalmente. Emerge con forza il concetto di servizi ecosistemici, forniti principalmente dal capitale naturale ma anche dal capitale culturale.

Il Ppr incorpora pienamente il concetto di rete multifunzionale ante Strategia europea, essendo stato avviato il processo di pianificazione diversi anni prima, quando non era ancora entrato in maniera così dirompente il tema del riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici nelle prassi di pianificazione del territorio. È con la Strategia per le Infrastrutture verdi che il tema dei servizi ecosistemici esce, infatti, dalla settorialità in cui era stato fino ad allora confinato. 

Il Ppr, nel corso della sua formazione ha riconosciuto l’emergere di questa nuova visione e ha individuato tra le iniziative di rilevanza regionale, l’implementazione delle infrastrutture verdi e dei servizi ecosistemici e lasciato ai progetti strategici e ai progetti europei l’approfondimento di queste tematiche nell’attuazione del piano. Esso, infatti, non è inteso in modo statico ma la sua visione strategica permette di implementare, attraverso piani e progetti locali e di area vasta, temi nuovi e strategici per lo sviluppo sostenibile, in linea con i cambiamenti in atto.

Anno
2026