Redazione RSA

Carta e superficie forestale

Anno
2026

Dalla carta forestale (edizione 2016) risulta che la superficie forestale complessiva del Piemonte è pari a 976.953 ha.

Il dato comprende i soprassuoli forestali, le aree dedicate all’arboricoltura da legno e le “Altre superfici forestali a copertura arboreo-arbustiva, come i boschi di neoformazione e i popolamenti a prevalenza di conifere posti ai limiti superiori della vegetazione forestale o in zone con forti limitazioni (rupi boscate, greti, etc.) che localmente ne impediscono l’espansione o l’aumento della copertura.

I soli boschi, al netto delle aree trasformate in altre destinazioni d’uso, sono aumentati di 57.854 ettari (6,6%).

Il confronto con la prima carta forestale regionale (pubblicata nel 1980) evidenzia un aumento della superficie forestale del 38% circa e più che raddoppiata rispetto ai dati risalenti all’Unità d’Italia.

L’aumento della superficie forestale è dovuto principalmente al progressivo processo di colonizzazione delle aree agricole e pascolive abbandonate a partire dal secondo dopoguerra ed in minima parte a iniziative di rimboschimento artificiale.

Tabella 1. Superficie forestale regionale

Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016". 

Figura 1. Carta forestale del Piemonte

Ulteriori dati sono presenti in scarico sul sito web di Arpa Piemonte alla sezione dedicata agli indicatori ambientali. 

Tra le 21 categorie forestali individuate dalla carta forestale, quelle maggiormente rappresentate, che nel complesso occupano circa i 2/3 della superficie boscata regionale, sono i Castagneti (22%; 206.977 ha), le Faggete (15%; 141.599 ha), i Robinieti (12% 117.483 ha), i Larici-cembrete (10% 92.533 ha) e le Boscaglie pioniere e d’invasione (8% 74.995 ha). 

La maggior parte dei boschi piemontesi si trova in montagna (72%, con un indice di boscosità del 57%), seguono la collina (19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (9%, con un indice di boscosità del 10%).

La distribuzione delle superfici boscate a livello di province/aree metropolitane è riportata nella tabella sottostante.

Tabella 2: Distribuzione delle Superfici boscate per Provincia/area metropolitana
Province/area metropolitana Boschi (ha) Altre categorie forestali (ha) Arboricoltura da legno (ha) Totale (ha)
AL 114.711 1.397 7.499 123.607
AT 44.713 5.693 50.406
BI 46.011 839 548 47.398
CN 258.369 2.573 7.439 268.381
NO 35.528 2.405 37.933
TO 242.278 3.123 9.473 254.874
VB 129.782 790 163 130.735
VC 61.122 652 1.845 63.619
Tabella 2: Distribuzione delle Superfici boscate per Provincia/area metropolitana

Per ulteriori approfondimenti si può fare riferimento alla sezione del Cruscotto di conoscenze del patrimonio naturale piemontese dedicata alle superfici forestali. L’argomento è stato sviluppato in diverse precedenti edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

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Foreste, fattori sul territorio

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La gestione sostenibile delle foreste concorre all' obiettivo 15 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica.

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo. Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, oggi definite globalmente come servizi ecosistemici.

Per ribadire l'importanza delle foreste, il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste.

I boschi sono entità ambientali modellate da fattori naturali (clima, geomorfologia, suoli, ecologia delle specie, etc) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.

Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa 1/4 di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la spontanea conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali e vegetali.

I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, poligono del Giappone, buddleja ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.

Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno. Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.

Anno
2026
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PNRR - Architetture rurali

La Componente M1C3 del PNRR ha l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’identità del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale. Inoltre i settori del comparto sono tra quelli con la più alta incidenza di lavoro giovanile e femminile.

In relazione alle misure in ambito culturale stabilite dal PNRR, la Regione Piemonte è stata nominata con D.M. 18 marzo 2022 soggetto attuatore della misura PNRR. M1C3 Investimento 2.2. “Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

L’avviso nasce come risposta ad una esigenza di tutela del patrimonio rurale diffuso sul territorio, caratterizzato da una presenza capillare legata al tessuto produttivo e alle peculiarità paesaggistiche. 

Molti edifici rurali, originariamente destinati a scopi abitativi (es.: casali, fattorie), produttivi (es.: case coloniche, stalle, mulini, frantoi), religiosi (chiese rurali, edicole votive), didattici (scuole rurali, fattorie didattiche) e strutture agricole hanno subito un progressivo processo di abbandono, degrado e alterazioni che ne ha compromesso le caratteristiche tipologiche e costruttive e il loro rapporto con gli spazi circostanti. 

L’intervento mira pertanto a migliorare la qualità paesaggistica del territorio nazionale e favorire il trasferimento di buone pratiche, nonché l’implementazione di soluzioni innovative anche tecnologiche per migliorare l’accessibilità per persone con disabilità fisica e sensoriale. Il recupero del patrimonio edilizio rurale, ove coniugato ad interventi per migliorarne l’efficienza energetica, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali. Allo stesso modo, le colture agro-forestali-pastorali di interesse storico sono caratterizzate da bassi apporti energetici esterni e da un’ottima capacità di assorbimento della CO2, spesso superiore alle foreste. 

L’intervento, inoltre, restituisce alla collettività e in molti casi all’uso pubblico un patrimonio edilizio sottoutilizzato e non accessibile al pubblico; il suo recupero favorisce non solo le attività legate al mondo agricolo ma anche la creazione di servizi a beneficio della fruizione culturale e turistica, come i piccoli musei locali legati al mondo rurale che svolgono un ruolo importante nelle comunità locali promuovendo la conoscenza e la memoria. 

L’investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” è pertanto finalizzato alla realizzazione di un’azione sistematica di conoscenza, tutela e valorizzazione di edifici storici rurali e del paesaggio rurale, attraverso il perseguimento dei seguenti principali obiettivi: 

  • Preservare i valori dei paesaggi rurali storici attraverso la tutela e la valorizzazione dei beni della cultura materiale e immateriale e al mantenimento e ripristino della qualità paesaggistica dei luoghi;
  • Promuovere la creazione di iniziative e attività legate ad una fruizione turistico-culturale sostenibile, alle tradizioni e alla cultura locale. 

Con l’investimento M1C3 Intervento 2.2 l’importo assegnato dal MIC alla Regione Piemonte ammonta ad Euro 39.494.512,07 e coinvolge oltre 300 beneficiari, in particolare persone fisiche e soggetti privati profit e non profit, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti del terzo settore e altre associazioni, fondazioni, cooperative, imprese in forma individuale o societaria, che siano proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale, cui sono rivolte le azioni di sostegno. Importante è il ruolo della Soprintendenza e degli Enti Locali chiamati al rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’attivazione dei progetti assegnatari di contributo.

A beneficiarne sono stati principalmente beni religiosi e beni che rappresentano varie categorie dell’architettura rurale, edifici e spazi che costituiscono testimonianze significative della storia delle comunità e dei sistemi rurali, nonché delle rispettive economie agricole tradizionali e dell’evoluzione del paesaggio. I progetti presentati sono volti infatti anche ad un miglioramento complessivo della qualità del paesaggio e all’attivazione di processi di valorizzazione territoriale, attraverso il potenziamento della fruizione culturale-turistica di tale patrimonio e l’integrazione con reti, itinerari, sistemi culturali.

I criteri di assegnazione hanno previsto il sostegno di progetti caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità, collocati in territori di tutela paesaggistica e/o legati a piani o iniziative di carattere sovraregionale, come i cammini religiosi (Via Francigena) o i riconoscimenti UNESCO. In particolare, numerosi progetti finanziati appartengono ai territori compresi nell’area della Riserva della Biosfera UNESCO del Monviso e nelle aree del sito Patrimonio Mondiale dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, ma non mancano anche numerosi interventi nei territori appartenenti ad altri riconoscimenti UNESCO.

Parchi e giardini storici

Il progetto rientra nella Missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura", Componente 3 - Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 "Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale", Investimento 2.3 "Programmi di tutela e riqualificazione di parchi e giardini storici". L'obiettivo principale è rafforzare i valori culturali, storici e ambientali dei parchi e giardini, favorendo una corretta conservazione e valorizzazione, anche in ottica turistica. In particolare, si punta a contrastare il decadimento urbano, ristabilire le identità condivise dei luoghi e creare nuove opportunità per il rilancio delle economie locali, oltre che a migliorare la gestione e la conservazione dei beni culturali.

L'investimento M1C3 I2.3 prevede un’importante azione destinata al censimento, al restauro e alla valorizzazione di Parchi e Giardini storici, nell’ambito della quale è previsto uno specifico “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Il progetto intende avviare un processo di individuazione, quantificazione e descrizione dei parchi e giardini storici, finalizzato alla catalogazione (tramite la compilazione della scheda PG 4.01, appositamente predisposta dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), per favorire l’implementazione del Catalogo generale dei beni culturali. Sul totale nazionale di 300.000.000 euro per la Misura M1C3-I2.3, le risorse destinate all’attività di catalogazione dei parchi e giardini storici sono pari a 3.000.000 euro, di cui 2.511.300 di euro assegnati alle Regioni e Province Autonome per l’attuazione del “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Delle risorse complessive, il Piemonte risulta assegnatario, con DSG n. 455 del 22/04/2024, di 120.000 euro per il finanziamento della catalogazione di n. 400 parchi e giardini storici siti sul territorio regionale, da completarsi entro il 31 dicembre 2026, grazie alla proroga del termine di attuazione del progetto, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2025. 
Per garantire la qualità scientifica del progetto, Regione Piemonte si è avvalsa della collaborazione del “Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture” del Politecnico di Torino, che, tramite il gruppo di lavoro appositamente costituito (composto da catalogatori, addetti alla compilazione delle schede PG 4.01, e dal coordinatore, responsabile della verifica e validazione scientifica delle schede compilate), ha completato la catalogazione dei 400 parchi e giardini storici prevista dal progetto, attualmente nelle fase di attuazione conclusiva da parte della struttura regionale competente. 
Il progetto di catalogazione di parchi e giardini storici finanziato dal PNRR, quindi, ha consentito la costruzione di un quadro conoscitivo aggiornato, omogeneo e scientificamente rigoroso (in modo da rendere possibile la comparazione, a fini scientifici, di questa tipologia di beni), tale da costituire uno strumento utile ad orientare le politiche di tutela, pianificazione paesaggistica e valorizzazione culturale e turistica del territorio.

Anno
2026
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La Componente M1C3 del PNRR ha l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’identità del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale. Inoltre i settori del comparto sono tra quelli con la più alta incidenza di lavoro giovanile e femminile.

In relazione alle misure in ambito culturale stabilite dal PNRR, la Regione Piemonte è stata nominata con D.M. 18 marzo 2022 soggetto attuatore della misura PNRR. M1C3 Investimento 2.2. “Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

L’avviso nasce come risposta ad una esigenza di tutela del patrimonio rurale diffuso sul territorio, caratterizzato da una presenza capillare legata al tessuto produttivo e alle peculiarità paesaggistiche. 

Molti edifici rurali, originariamente destinati a scopi abitativi (es.: casali, fattorie), produttivi (es.: case coloniche, stalle, mulini, frantoi), religiosi (chiese rurali, edicole votive), didattici (scuole rurali, fattorie didattiche) e strutture agricole hanno subito un progressivo processo di abbandono, degrado e alterazioni che ne ha compromesso le caratteristiche tipologiche e costruttive e il loro rapporto con gli spazi circostanti. 

L’intervento mira pertanto a migliorare la qualità paesaggistica del territorio nazionale e favorire il trasferimento di buone pratiche, nonché l’implementazione di soluzioni innovative anche tecnologiche per migliorare l’accessibilità per persone con disabilità fisica e sensoriale. Il recupero del patrimonio edilizio rurale, ove coniugato ad interventi per migliorarne l’efficienza energetica, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali. Allo stesso modo, le colture agro-forestali-pastorali di interesse storico sono caratterizzate da bassi apporti energetici esterni e da un’ottima capacità di assorbimento della CO2, spesso superiore alle foreste. 

L’intervento, inoltre, restituisce alla collettività e in molti casi all’uso pubblico un patrimonio edilizio sottoutilizzato e non accessibile al pubblico; il suo recupero favorisce non solo le attività legate al mondo agricolo ma anche la creazione di servizi a beneficio della fruizione culturale e turistica, come i piccoli musei locali legati al mondo rurale che svolgono un ruolo importante nelle comunità locali promuovendo la conoscenza e la memoria. 

L’investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” è pertanto finalizzato alla realizzazione di un’azione sistematica di conoscenza, tutela e valorizzazione di edifici storici rurali e del paesaggio rurale, attraverso il perseguimento dei seguenti principali obiettivi: 

  • Preservare i valori dei paesaggi rurali storici attraverso la tutela e la valorizzazione dei beni della cultura materiale e immateriale e al mantenimento e ripristino della qualità paesaggistica dei luoghi;
  • Promuovere la creazione di iniziative e attività legate ad una fruizione turistico-culturale sostenibile, alle tradizioni e alla cultura locale. 

Con l’investimento M1C3 Intervento 2.2 l’importo assegnato dal MIC alla Regione Piemonte ammonta ad Euro 39.494.512,07 e coinvolge oltre 300 beneficiari, in particolare persone fisiche e soggetti privati profit e non profit, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti del terzo settore e altre associazioni, fondazioni, cooperative, imprese in forma individuale o societaria, che siano proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale, cui sono rivolte le azioni di sostegno. Importante è il ruolo della Soprintendenza e degli Enti Locali chiamati al rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’attivazione dei progetti assegnatari di contributo.

A beneficiarne sono stati principalmente beni religiosi e beni che rappresentano varie categorie dell’architettura rurale, edifici e spazi che costituiscono testimonianze significative della storia delle comunità e dei sistemi rurali, nonché delle rispettive economie agricole tradizionali e dell’evoluzione del paesaggio. I progetti presentati sono volti infatti anche ad un miglioramento complessivo della qualità del paesaggio e all’attivazione di processi di valorizzazione territoriale, attraverso il potenziamento della fruizione culturale-turistica di tale patrimonio e l’integrazione con reti, itinerari, sistemi culturali.

I criteri di assegnazione hanno previsto il sostegno di progetti caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità, collocati in territori di tutela paesaggistica e/o legati a piani o iniziative di carattere sovraregionale, come i cammini religiosi (Via Francigena) o i riconoscimenti UNESCO. In particolare, numerosi progetti finanziati appartengono ai territori compresi nell’area della Riserva della Biosfera UNESCO del Monviso e nelle aree del sito Patrimonio Mondiale dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, ma non mancano anche numerosi interventi nei territori appartenenti ad altri riconoscimenti UNESCO.

Parchi e giardini storici

Il progetto rientra nella Missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura", Componente 3 - Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 "Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale", Investimento 2.3 "Programmi di tutela e riqualificazione di parchi e giardini storici". L'obiettivo principale è rafforzare i valori culturali, storici e ambientali dei parchi e giardini, favorendo una corretta conservazione e valorizzazione, anche in ottica turistica. In particolare, si punta a contrastare il decadimento urbano, ristabilire le identità condivise dei luoghi e creare nuove opportunità per il rilancio delle economie locali, oltre che a migliorare la gestione e la conservazione dei beni culturali.

L'investimento M1C3 I2.3 prevede un’importante azione destinata al censimento, al restauro e alla valorizzazione di Parchi e Giardini storici, nell’ambito della quale è previsto uno specifico “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Il progetto intende avviare un processo di individuazione, quantificazione e descrizione dei parchi e giardini storici, finalizzato alla catalogazione (tramite la compilazione della scheda PG 4.01, appositamente predisposta dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), per favorire l’implementazione del Catalogo generale dei beni culturali. Sul totale nazionale di 300.000.000 euro per la Misura M1C3-I2.3, le risorse destinate all’attività di catalogazione dei parchi e giardini storici sono pari a 3.000.000 euro, di cui 2.511.300 di euro assegnati alle Regioni e Province Autonome per l’attuazione del “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Delle risorse complessive, il Piemonte risulta assegnatario, con DSG n. 455 del 22/04/2024, di 120.000 euro per il finanziamento della catalogazione di n. 400 parchi e giardini storici siti sul territorio regionale, da completarsi entro il 31 dicembre 2026, grazie alla proroga del termine di attuazione del progetto, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2025. 
Per garantire la qualità scientifica del progetto, Regione Piemonte si è avvalsa della collaborazione del “Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture” del Politecnico di Torino, che, tramite il gruppo di lavoro appositamente costituito (composto da catalogatori, addetti alla compilazione delle schede PG 4.01, e dal coordinatore, responsabile della verifica e validazione scientifica delle schede compilate), ha completato la catalogazione dei 400 parchi e giardini storici prevista dal progetto, attualmente nelle fase di attuazione conclusiva da parte della struttura regionale competente. 
Il progetto di catalogazione di parchi e giardini storici finanziato dal PNRR, quindi, ha consentito la costruzione di un quadro conoscitivo aggiornato, omogeneo e scientificamente rigoroso (in modo da rendere possibile la comparazione, a fini scientifici, di questa tipologia di beni), tale da costituire uno strumento utile ad orientare le politiche di tutela, pianificazione paesaggistica e valorizzazione culturale e turistica del territorio.

Anno
2026

Gestione integrata del ciclo delle acque

Tema
Tipo
Paragrafi

La gestione integrata del ciclo delle acque concorre agli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare all'Obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie ed in riferimento alla Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS), concorre in particolare agli obiettivi previsti nella macro-area strategica MAS 3 - Curare il patrimonio culturale e ambientale e la resilienza dei territori, attraverso la tutela delle acque, dei suoli, delle biodiversità, la riduzione delle marginalità territoriali e la valorizzazione delle risorse culturali, paesaggistiche e ambientali.

In particolare concorre alle seguenti priorità:

Si riportano nel dettaglio gli obiettivi della programmazione che concorrono alla attuazione della SRSvS:

  • Estensione, potenziamento ed adeguamento funzionale dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione in funzione di una loro maggiore efficienza, efficacia ed economicità;
  • Aumento della resilienza dei suddetti servizi agli effetti dei cambiamenti climatici, soprattutto in termini di sicurezza dell’approvvigionamento potabile;
  • Aggregazione delle gestioni del SII in funzione di una gestione unica a scala di ogni singolo ATO;
  • Riorganizzazione e potenziamento della filiera di riutilizzo e smaltimento dei fanghi di depurazione nonché aggiornamento della pianificazione regionale in materia;
  • Tutela del territorio montano e delle sue risorse naturali attraverso una quota della tariffa del SII che annualmente viene a tal fine destinata dagli Enti di governo d’Ambito.

Le norme in materia di Servizio Idrico Integrato (SII) sono mirate alla organizzazione del servizio secondo principi di efficienza, di efficacia e di economicità, traguardano l'obiettivo di una graduale aggregazione e industrializzazione dei soggetti gestori del servizio finalizzata al miglioramento dei livelli qualitativi del servizio erogato nonché al miglioramento delle prestazioni ambientali e di soddisfazione dell’utenza delle fasi di captazione, trasporto e distribuzione dell’acqua potabile, di collettamento e depurazione delle acque reflue urbane.

L'azione della Regione è finalizzata, nel perimetro delle proprie competenze, ad incentivare l’attuazione della riforma del servizio dal punto di vista dell’organizzazione, al raggiungimento di una più robusta condizione di ottemperanza alle normative comunitarie in materia di acque potabili e trattamento delle acque reflue, all’erogazione di un servizio di qualità e resiliente agli effetti del cambiamento climatico.

Anno
2026
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Fondo Unico Nazionale del Turismo (FUNT) - Ostana e Rimella

Anno
2026

Con atto di programmazione del FUNT di conto capitale per l’anno 2022 (adottato con Decreto del Ministero del Turismo prot. n. 7618 del 14,06,2022) è stato stabilito il riparto delle risorse messe a disposizione delle regioni e Province Autonome per l’anno 2022: per la Regione Piemonte tale quota è pari ad Euro 1.513.800,00.

Tale importo è finalizzato alla realizzazione di interventi volti alla valorizzazione di un turismo che stimoli l’impronta ecologica del settore attraverso investimenti di riqualificazione dei territori. Lo scopo è aumentare le potenzialità attrattive in termini turistici o rifunzionalizzare aree pubbliche per accogliere nuove iniziative.

Con Deliberazione della Giunta Regionale 30 settembre 2022, n. 28-5715 si è disposto di presentare al Ministero del Turismo i progetti che si sono posizionati al secondo e al terzo posto della graduatoria approvata con la D.G.R. n. n. 2 - 4762 del 14 marzo 2022 nell’ambito della Misura 2,1 “Attrattività dei Borghi” del PNRR, secondo le seguenti modalità: 

  • Comune di Ostana "Interventi di valorizzazione del borgo di Ostana (CN)", per un totale complessivo di investimento pari a euro 2.000.000,00 di cui ero 1.000.000,00 di risorse FUNT e la restante quota pari a euro 1.000.000,00 come cofinanziamento regionale;
  • Comune di Rimella "Interventi di valorizzazione del borgo di Rimella (VC)", per un totale complessivo di investimento pari a euro 1.027.600,00 di cui euro 513.800,00 di risorse FUNT e la restante quota pari a euro 513.800,00 come cofinanziamento regionale.

Nel corso dell’anno 2023 sono pervenuti entrambi i progetti di fattibilità tecnico economica ed è stata erogata la quota parte di contributo pari al 50%.

Nel corso dell’anno 2024, recepite tutte le autorizzazioni, sono stati approvati i progetti esecutivi ed è stato dato avvio alla fase inerente gli affidamenti.

Nel corso dell’anno 2025 sono iniziati gli interventi che, salvo imprevisti, dovranno concludersi entro il 31/12/2026.
Con DD 123/A2011A/2025 del 06/05/2025, facendo seguito a espressa richiesta da parte dei beneficiari e dopo attenta valutazione delle motivazioni sottese, è stato approvato lo Schema di Accordo modificato, andando a variare l’art. 3 – 3° capoverso, per rimodulare l’erogazione delle rate di contribute, al fine di non gravare con eccessivi anticipi i bilanci dei beneficiari stessi.

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Bandiere Arancioni (TCI)

Anno
2026

La Bandiera arancione, marchio di qualità turistico-ambientale del Touring Club Italiano, è stata pensata dal punto di vista del viaggiatore e della sua esperienza di visita. Viene assegnata ai Comuni che, oltre a godere di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Il marchio è, inoltre, uno strumento qualificante di valorizzazione del territorio e un elemento distintivo agli occhi dei turisti. Oggi i Comuni certificati sono 290 distribuiti in tutta Italia.
Ideata nel 1998, la Bandiera arancione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale del Turismo come unica esperienza italiana di successo nel campo del turismo sostenibile.

La collaborazione tra il Touring Club Italiano e la Regione Piemonte ha portato in questi anni all’analisi di oltre 300 Comuni e alla certificazione di 40 località con la Bandiera arancione (Tabella 1), facendo del Piemonte la seconda regione più “arancione” d’Italia.

Comuni certificati in Piemonte

  1. Aglié TO
  2. Alagna Valsesia VC
  3. Arona NO
  4. Avigliana TO
  5. Barolo CN
  6. Bene Vagienna CN
  7. Bergolo CN
  8. Candelo BI
  9. Canelli AT
  10. Cannero Riviera VB
  11. Cannobio VB
  12. Castagnole delle Lanze AT
  13. Cherasco CN
  14. Chiusa di Pesio CN
  15. Cocconato AT
  16. Entracque CN
  17. Fobello VC
  18. Gavi AL
  19. Grinzane Cavour CN
  20. Guarene CN
  21. La Morra CN
  22. Limone Piemonte CN
  23. Macugnaga VB
  24. Malesco VB
  25. Mergozzo VB
  26. Moncalvo AT
  27. Monforte d'Alba CN
  28. Neive CN
  29. Orta San Giulio NO
  30. Ozzano Monferrato AL
  31. Revello CN
  32. Rosignano Monferrato AL
  33. Santa Maria Maggiore VB
  34. Susa TO
  35. Trarego Viggiona VB
  36. Trisobbio AL
  37. Usseaux TO
  38. Usseglio TO
  39. Varallo VC
  40. Vogogna VB
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Tipo Strumento
Turismo/Cultura

Itinerario cicloturistico della Via Francigena

All’interno del Progetto interregionale Via Francigena, che prevede un itinerario escursionistico, viene affiancato anche un itinerario cicloturistico. In particolare, in attuazione all’intervento n. 33, il Ministero per i beni e le attività culturali ha stipulato un Accordo con le Regioni, finalizzato a realizzare un percorso di livello nazionale omogeneo, per qualità del tracciato, unitarietà di immagine e di servizi, tale da poter essere promosso anche a livello internazionale per uniformità e standard.

Sono stati individuati alcuni nodi critici sui quali, per il Piemonte, il Comune di Carema e il Comune di Vercelli (Via Francigena Valle d’Aosta) e l’Unione Montana Valle Susa (Via Francigena Valle di Susa) hanno presentato al Ministero gli Studi di fattibilità tecnica economica che beneficeranno di futuri finanziamenti a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020. Per il tratto della Valle di Susa si aggiungono anche un finanziamento da parte di Regione Piemonte e un mutuo del Credito sportivo.

Con Decreto rep. 749 del 21.09.2021 dell’Autorità responsabile del Piano Sviluppo e Coesione (FSC) in cui è confluito il Piano Stralcio “Cultura e Turismo” FSC 2014-2020 ex delibera Cipe 3/2016, viene attuata una nuova ricognizione degli interventi facenti capo a Regioni ed Enti Locali ricompresi nel complessivo intervento n. 33 denominato “Via Francigena” ad integrazione del precedente Decreto rep. n. 558 del 20.12.2019. Per il tratto piemontese sono stati confermati 3 interventi finalizzati alla messa in sicurezza del tracciato situati nel Comune di Carema, di Vercelli e in Valle di Susa. Il totale delle risorse stanziate è di euro 1.650.000,00 e come da previsione dell’Accordo, si sono concluse le procedure ad evidenza pubblica funzionali alla realizzazione degli interventi entro il 31.12.2022, mentre la conclusione dei lavori viene fissata entro il 31.10.2025. Con DGR n. 21-4295 del 10.12.2021 si dispone che il Turismo sia individuato come soggetto deputato al coordinamento a livello regionale e che gli Enti territoriali identificati come beneficiari del finanziamento possano assumere il ruolo di stazione appaltante.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

All’interno del Progetto interregionale Via Francigena, che prevede un itinerario escursionistico, viene affiancato anche un itinerario cicloturistico. In particolare, in attuazione all’intervento n. 33, il Ministero per i beni e le attività culturali ha stipulato un Accordo con le Regioni, finalizzato a realizzare un percorso di livello nazionale omogeneo, per qualità del tracciato, unitarietà di immagine e di servizi, tale da poter essere promosso anche a livello internazionale per uniformità e standard.

Sono stati individuati alcuni nodi critici sui quali, per il Piemonte, il Comune di Carema e il Comune di Vercelli (Via Francigena Valle d’Aosta) e l’Unione Montana Valle Susa (Via Francigena Valle di Susa) hanno presentato al Ministero gli Studi di fattibilità tecnica economica che beneficeranno di futuri finanziamenti a valere sulle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020. Per il tratto della Valle di Susa si aggiungono anche un finanziamento da parte di Regione Piemonte e un mutuo del Credito sportivo.

Con Decreto rep. 749 del 21.09.2021 dell’Autorità responsabile del Piano Sviluppo e Coesione (FSC) in cui è confluito il Piano Stralcio “Cultura e Turismo” FSC 2014-2020 ex delibera Cipe 3/2016, viene attuata una nuova ricognizione degli interventi facenti capo a Regioni ed Enti Locali ricompresi nel complessivo intervento n. 33 denominato “Via Francigena” ad integrazione del precedente Decreto rep. n. 558 del 20.12.2019. Per il tratto piemontese sono stati confermati 3 interventi finalizzati alla messa in sicurezza del tracciato situati nel Comune di Carema, di Vercelli e in Valle di Susa. Il totale delle risorse stanziate è di euro 1.650.000,00 e come da previsione dell’Accordo, si sono concluse le procedure ad evidenza pubblica funzionali alla realizzazione degli interventi entro il 31.12.2022, mentre la conclusione dei lavori viene fissata entro il 31.10.2025. Con DGR n. 21-4295 del 10.12.2021 si dispone che il Turismo sia individuato come soggetto deputato al coordinamento a livello regionale e che gli Enti territoriali identificati come beneficiari del finanziamento possano assumere il ruolo di stazione appaltante.

Anno
2026

Ciclovia turistica VenTo

Dopo la sigla del primo protocollo d’intesa tra MIT, il Ministero per i beni e le attività culturali (MIBACT) e le Regioni interessate (28 luglio 2016), per la progettazione e realizzazione della ciclovia turistica VEnTO da Venezia a Torino, si è siglato un ulteriore accordo tra le 4 Regioni interessate e il Politecnico di Milano, sancendone il ruolo di coordinatore scientifico per la progettazione (ottobre 2016). Successivamente, tramite Regione Lombardia (capofila di progetto) è stata affidata la redazione dello studio di fattibilità tecnica ed economica dell’intero percorso, finanziato dal Ministero e consegnato il 30 aprile 2019, mentre il 2 agosto 2019 si concludeva la conferenza dei servizi preliminare per la valutazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica.

Il 18 aprile 2019 era stato approvato un nuovo protocollo d’intesa tra il MIT e le Regioni interessate (per equiparare tutte le ciclovie strategiche di interesse nazionale).

Successivamente, ciascuna regione, su indicazione del MIT, ha individuato un lotto prioritario di intervento su cui si procederà alla progettazione definitiva/esecutiva e quindi alla realizzazione (in base alle risorse stanziate per ciascuna). La Regione Piemonte ha individuato il tratto Chivasso-Trino Vercellese, facendo coincidere il tratto iniziale (Chivasso-Borgo Revel) con la Ciclostrada del Canale Cavour.
Dopo numerosi incontri la Regione Piemonte ha affidato ad AIPO la successiva progettazione, realizzazione e gestione del Progetto Vento (essendo il tracciato per la maggioranza della sua estensione su tratti arginali del fiume Po), come hanno fatto anche la Regione Lombardia ed Emilia-Romagna. È stata anche modificata la legge istitutiva di AIPO andando ad ampliarne le competenze e I ruoli dello stesso.

Ad oggi il tratto da Chivasso (TO) a Trino Vercellese (VC) di 43Km ha il progetto definitivo in itinere, con un finanziamento di 4,8 M€ per la ciclovia a cui si aggiungono 2,9 M€ per la costruzione del nuovo ponte stradale sulla Dora Baltea di 1,5 Km, il cui progetto esecutivo in itinere è gestito dalla Città Metropolitana di Torino; il tratto di superamento della centrale nucleare di Trino (VC) di 2,5 Km è coperto da un finanziamento di 0,5 M€ derivanti dagli oneri di compensazione ambientale per la dismissione della centrale nucleare ed ha il progetto esecutivo in itinere, mentre l’ultimo tratto da Trino Vercellese (VC) a Valenza (AL) di 38 Km ha un finanziamento di 9,3 M€ derivanti dal PNRR (D.M. 4/2022) con il progetto definitivo in itinere. La fine dei lavori è prevista per il 2026.

Anno
2026
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Dopo la sigla del primo protocollo d’intesa tra MIT, il Ministero per i beni e le attività culturali (MIBACT) e le Regioni interessate (28 luglio 2016), per la progettazione e realizzazione della ciclovia turistica VEnTO da Venezia a Torino, si è siglato un ulteriore accordo tra le 4 Regioni interessate e il Politecnico di Milano, sancendone il ruolo di coordinatore scientifico per la progettazione (ottobre 2016). Successivamente, tramite Regione Lombardia (capofila di progetto) è stata affidata la redazione dello studio di fattibilità tecnica ed economica dell’intero percorso, finanziato dal Ministero e consegnato il 30 aprile 2019, mentre il 2 agosto 2019 si concludeva la conferenza dei servizi preliminare per la valutazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica.

Il 18 aprile 2019 era stato approvato un nuovo protocollo d’intesa tra il MIT e le Regioni interessate (per equiparare tutte le ciclovie strategiche di interesse nazionale).

Successivamente, ciascuna regione, su indicazione del MIT, ha individuato un lotto prioritario di intervento su cui si procederà alla progettazione definitiva/esecutiva e quindi alla realizzazione (in base alle risorse stanziate per ciascuna). La Regione Piemonte ha individuato il tratto Chivasso-Trino Vercellese, facendo coincidere il tratto iniziale (Chivasso-Borgo Revel) con la Ciclostrada del Canale Cavour.
Dopo numerosi incontri la Regione Piemonte ha affidato ad AIPO la successiva progettazione, realizzazione e gestione del Progetto Vento (essendo il tracciato per la maggioranza della sua estensione su tratti arginali del fiume Po), come hanno fatto anche la Regione Lombardia ed Emilia-Romagna. È stata anche modificata la legge istitutiva di AIPO andando ad ampliarne le competenze e I ruoli dello stesso.

Ad oggi il tratto da Chivasso (TO) a Trino Vercellese (VC) di 43Km ha il progetto definitivo in itinere, con un finanziamento di 4,8 M€ per la ciclovia a cui si aggiungono 2,9 M€ per la costruzione del nuovo ponte stradale sulla Dora Baltea di 1,5 Km, il cui progetto esecutivo in itinere è gestito dalla Città Metropolitana di Torino; il tratto di superamento della centrale nucleare di Trino (VC) di 2,5 Km è coperto da un finanziamento di 0,5 M€ derivanti dagli oneri di compensazione ambientale per la dismissione della centrale nucleare ed ha il progetto esecutivo in itinere, mentre l’ultimo tratto da Trino Vercellese (VC) a Valenza (AL) di 38 Km ha un finanziamento di 9,3 M€ derivanti dal PNRR (D.M. 4/2022) con il progetto definitivo in itinere. La fine dei lavori è prevista per il 2026.

Anno
2026

Il sistema fognario/depurativo

Anno
2026

La pressione sull’ambiente, a scala regionale, del sistema fognario/depurativo è determinata da circa 3.760 punti di scarico con un volume annuo di 773 milioni di m3. I punti di scarico relativi a 164 depuratori, tutti dotati di adeguato sistema di trattamento almeno secondario, fanno riferimento ai principali agglomerati urbani (con più di 2.000 abitanti equivalenti). È importane notare come circa il 5% degli scarichi corrisponda all’ 80% dei volumi totali e ad una popolazione trattata equivalente di circa 4,8 milioni.

La direttiva 91/271/CEE, che in modo specifico per anni ha regolato la materia, prevedendo livelli di trattamento a cui sottoporre le acque reflue urbane proporzionati e resi appropriati sulla base della classe dimensionale dell’agglomerato, calcolata in termini di carico organico ed espressa in abitanti equivalenti, nonché in considerazione della maggiore necessità di tutela delle acque dall’inquinamento, distinguendo tra scarico in aree normali, in aree sensibili (laghi) e in bacini drenanti afferenti ad aree sensibili (bacino drenante nel Delta del Po e nell’Adriatico).

La nuova direttiva UE 2024/3019 del 27 Novembre 2024, pubblicata il 12 Dicembre 2024 in Gazzetta Ufficiale, come rifusione della direttiva 91/271/CE, è entrata in vigore il 1º gennaio 2025 e gli Stati membri dovranno completare il recepimento delle disposizioni nel proprio ordinamento nazionale entro il 31 Luglio 2027, continua a perseguire lo stesso obiettivo della direttiva 91/271, implementando ed estendendo la sua applicazione nei seguenti macro argomenti:

  • applicazione ad agglomerati più piccoli,
  • ulteriore riduzione delle emissioni di Fosforo e di Azoto nonché attenzione ad un maggior numero di inquinanti, compresi i microinquinanti;
  • responsabilità estesa del produttore conformemente al principio "chi inquina paga".
  • obiettivo della neutralità energetica.

La nuova direttiva impone agli Stati membri di raccogliere e trattare le acque reflue provenienti da tutti gli agglomerati con oltre 1.000 abitanti equivalenti. Tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 1.000 e 2.000 devono essere dotati di reti fognarie e trattamento secondario dei reflui entro il 2035. A partire dal 2033 ed entro il 2045 progressivo incremento del numero degli impianti > 10.000 abitanti equivalenti adeguati ai nuovi limiti più restrittivi di emissione dell'azoto e del fosforo (trattamento terziario). A partire dal 2033 ed entro il 2045 progressivo incremento del numero degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane che trattano un carico di 150.000 abitanti equivalenti o più adeguati ai requisiti del trattamento supplementare per rimuovere i microinquinanti (trattamento quaternario).

È utile considerare che l’ulteriore estensione del servizio di fognatura è ormai fortemente condizionato dalle caratteristiche fisiche del territorio e dalle particolarità dell’urbanizzazione, che in alcune aree della regione si presenta molto frammentata. Le risorse economiche derivanti dalla tariffa, nonché gli eventuali programmi di finanziamento con risorse pubbliche (Ministero, Regione), sono prioritariamente destinate non tanto all’estensione del reticolo di collettamento dei reflui per raggiungere quelle che convenzionalmente sono dette “case sparse”, quanto piuttosto a dotare le reti attuali di migliori terminali. L’obiettivo è di realizzare per le diverse reti fognarie, valutando caso per caso, impianti di depurazione che garantiscano maggiori prestazioni in termini di qualità dello scarico nell’ambiente o il convogliamento dei reflui verso gli impianti di depurazione di maggiori dimensioni, razionalizzando il sistema infrastrutturale e dismettendo piccoli depuratori di difficile gestione e dalle prestazioni modeste.

Il servizio di fognatura non procede dunque tanto in termini di percentuale di popolazione raggiunta, ormai vicina al limite di fattibilità tecnica e di sostenibilità economica, quanto nella risoluzione delle criticità delle infrastrutture esistenti (rotture, rigurgiti, allagamenti, emissioni odorose sgradevoli) e nel miglioramento della qualità delle acque trattate e restituite nell’ambiente.

La lunghezza totale della rete fognaria principale ad esclusione degli allacci risulta di 23.324 km di cui 16.123 di fognatura mista, 3.098 km di fognatura bianca e 4.102 di fognatura nera a servizio 1.036.358 utenti finali esclusi utenti indiretti, di cui 2.805 industriali.

Il carico inquinante totale delle acque reflue del territorio servito (carico generato) è di 7.427.056 A.E. di cui 565.924 A.E. di origine industriale.

Nella Tabella 1 riportata di seguito sono caricati i dati relativi agli impianti di depurazione distinti per carico trattato tra maggiori e minori di 2.000 A.E. e per tipologia di trattamento.

Tabella 1. Dati relativi agli impianti di depurazione distinti per carico trattato e per tipologia di trattamento.

Approfondimenti su questo argomento sono consultabili sulla relazione “Quadro conoscitivo sull’avanzamento della riforma e lo stato dei servizi idrici” alla pagina dedicata sul sito regionale.


 

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Impatti del clima sull'agricoltura

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Il cambiamento climatico rappresenta una delle principali sfide ambientali, economiche e sociali del nostro tempo. Le evidenze scientifiche mostrano con sempre maggiore chiarezza come gli effetti del riscaldamento globale e della crescente variabilità climatica stiano già influenzando numerosi settori produttivi, tra cui l’agricoltura, in maniera significativa e trasversale.

In Piemonte, regione caratterizzata da una notevole diversificazione colturale e da una consolidata tradizione agricola, le ripercussioni del cambiamento climatico sono già osservabili su molteplici livelli. L’alterazione dei regimi termici e pluviometrici, l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi e la maggiore incidenza di stress idrici e termici stanno determinando effetti concreti sulla produttività delle colture, sulla qualità delle produzioni, sulla gestione delle risorse naturali e sulla stabilità degli ecosistemi agricoli.

Il settore agricolo piemontese si trova quindi nella necessità di affrontare un duplice ruolo: da un lato, quello di comparto particolarmente esposto e vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico; dall’altro, quello di attore potenzialmente attivo nelle politiche di mitigazione, in considerazione delle emissioni di gas serra legate alle attività agricole e zootecniche.

In questo contesto, risulta prioritario definire strategie integrate di adattamento e mitigazione che valorizzino la sostenibilità, la resilienza e l’innovazione del comparto agricolo. Tali strategie devono essere supportate da strumenti di pianificazione, ricerca e trasferimento tecnologico, nonché da un costante aggiornamento delle conoscenze e delle pratiche agronomiche. Il contributo della comunità scientifica, delle istituzioni regionali e del mondo produttivo sarà fondamentale per garantire la continuità e la competitività del sistema agricolo piemontese in un contesto climatico in continua evoluzione.

Nei sottocapitoli in spalla destra, sono disponibili i dettagli relativi ai fenomeni climatici che hanno interessato il settore agricolo in Piemonte nel 2025.

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2026
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