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Sito di Balangero

Anno
2026
Sito di interesse nazionale ex sito estrattivo di Balangero e Corio

L’ex miniera di amianto di Balangero e Corio è un Sito di Interesse Nazionale ubicato 30 km a nord-ovest di Torino; all’interno di esso è stata effettuata l’estrazione di amianto di serpentino a partire dagli anni ’20 fino al 1990, anno del fallimento della Società Amiantifera di Balangero S.p.A.

Il territorio occupato dal sito minerario comprende un’area montuosa di superficie pari a circa 310 ettari e un complesso industriale esteso su circa 40 mila metri quadrati.
La storia industriale del sito si è sviluppata a cavallo dei due conflitti mondiali per divenire, negli anni ’70, una delle più moderne realtà industriali del settore, con una produzione media annua compresa tra 130.000 e 160.000 tonnellate di amianto, venduto per oltre il 60% sul mercato estero.

La superficie perimetrata del sito comprende la zona di estrazione, gli stabilimenti per la lavorazione dell’amianto, due discariche di materiale lapideo e le vasche di decantazione fanghi.

Attualmente sul sito vi sono attività che competono a soggetti privati e alla società R.S.A. S.r.l., società a totale capitale pubblico.

Il progetto di massima, risalente al 1993, prevede due fasi di intervento:

  • la prima, di redazione dei progetti esecutivi e messa in sicurezza di emergenza delle aree:
  • la seconda, di bonifica dell'intera area, attraverso opere di sistemazione idrogeologica e idraulica del sito, messa in sicurezza permanente delle discariche lapidee mediante, oltre ad altre opere previste, interventi di rivegetazione dei versanti, interventi di messa in sicurezza delle vasche di decantazione, demolizione degli ex stabilimenti e un piano di misure e controlli.
Il lago artificiale che ha riempito parte della cava della miniera S. Vittore di Balangero - Fonte Arpa Piemonte
Stato di avanzamento della bonifica

Nel 2021 si è concluso l’iter amministrativo di competenza della Città Metropolitana di Torino per la realizzazione di un “Volume confinato”, nel quale saranno conferiti i rifiuti prodotti durante l’esecuzione delle opere di bonifica previste all’interno del SIN.

Sul versante di discarica rivolto al centro abitato di Balangero gli importanti interventi di risanamento ambientale finora eseguiti sono stati finalizzati principalmente alla regimazione idraulica delle acque meteoriche di scorrimento e alla stabilizzazione degli accumuli di materiale sterile residuo di lavorazione ed interventi di manutenzione delle opere eseguite.

Il versante di discarica sul lato nord, rivolto verso il centro abitato di Corio, presenta una peculiarità specifica in quanto i detriti dell’attività mineraria risultano accumulati in maggiore quantità, con un unico ammasso, che si sviluppa per un’estensione lineare di circa 1 km, con un dislivello medio di 500 m, e pendenze intorno a 35 gradi, che localmente raggiungono valori di 40.

Nel corso degli anni 2019 e 2020 sono stati approvati dal Ministero due importanti progetti di intervento relativi alla messa in sicurezza permanente delle discariche lapidee lato Comune di Balangero e lato Comune di Corio, ad oggi conclusi.

Nell’area degli ex stabilimenti di produzione sono tutt’ora in corso le attività di progettazione della bonifica degli edifici, che prevedono sia la demolizione delle strutture, per la maggior parte costituite da coperture e tamponamenti in cemento-amianto, sia la rimozione degli impianti esistenti e la bonifica dei rottami ferrosi ivi presenti. Nel corso degli anni 2022÷2025 sono stati effettuati degli approfondimenti scientifici sul possibile recupero dei rottami ferrosi.

L’esecuzione delle attività di bonifica e/o messa in sicurezza permanente è sottoposta a uno specifico piano di monitoraggio ambientale per la valutazione delle fibre di amianto presenti nelle matrici ambientali, aria ed acqua, eseguito da R.S.A. S.r.l. e concordato con gli enti territoriali competenti. In particolare, tale piano prevede l’esecuzione di campionamenti ambientali per il controllo dell’amianto aerodisperso, quotidiani, presso i centri abitati limitrofi al sito e presso le aree di cantiere, al fine di porre in essere le necessarie procedure di salvaguardia ambientale in presenza di situazioni di rischio.

Per assicurare la tempestività dei risultati delle analisi, RSA ha allestito un laboratorio in sito per le analisi dei campioni in microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF) e in microscopia elettronica a scansione (SEM), certificato (ISO 17025) e qualificato presso il Ministero della Salute per le analisi sull’amianto.

Monitoraggio e controllo

Arpa Piemonte, attraverso la struttura Centro Regionale Amianto ambientale (CRAa), effettua monitoraggi ambientali, svolge attività di valutazione tecnica di progetti e piani di lavoro, sopralluoghi finalizzati al controllo delle attività relative al SIN e di certificazione di fine lavori.

Le attività di Monitoraggio ambientale svolte dal CRAa consistono in:

  • campionamenti autonomi delle matrici acqua e aria per lo più a cadenza mensile, nei centri abitati di Balangero e Corio e nel sito minerario, al fine di verificare l’impatto delle attività in corso presso il SIN;
  • esecuzione di una campagna annuale di monitoraggio dell’amianto aerodisperso, nei comuni di Corio e Balangero;
  • controllo settimanale dei dati prodotti da RSA  e verifica tramite analisi del 10% dei campioni per la validazione dei dati analitici.

Nel 2025 sono stati effettuati due accessi e prelevati ed analizzati 3 campioni di materiale aerodispersi, oltre ad analisi di verifica di 29 campioni di aerodispersi su prelievi effettuati da RSA.

Per la matrice aria, dalle concentrazioni fino ad oggi misurate, sia sui campioni oggetto di validazione sia sui campioni del monitoraggio ambientale annuale, non sono stati osservati superamenti della concentrazione di 1 fibra/litro, soglia assunta come riferimento per gli ambienti di vita.
 

Sito 01/07/2024 02/07/2024 04/07/2024 05/07/2024 22/07/2024 07/10/2025 08/10/2025 09/10/2025 10/10/2025 14/10/2025
Corio - Case Vergon 0,3 0,3 0,2 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3
Corio - Scuola Materna 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3
Balangero - Scuola Media 0,3 0,2 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3
Ex miniera - Ingresso Piazzale 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3 0,3
Risorse e informazioni aggiuntive

Decalogo bonifiche amianto 2010 reperibile in “allegati” alla pagina: https://www.inail.it/portale/ricerca-e-tecnologia/it/ambiti-di-ricerca/area-sicurezza-sul-lavoro/tutela-ambientale-e-sviluppo-ecosostenibile/rischio-da-agente-cancerogeno-amianto--esposizione-bonifica-gestione-dei-rifiuti.html

La legislazione nazionale in materia di bonifica dei siti contaminati è dettata dal D.Lgs. 152/06, Parte IV, Titolo V. http://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

La legislazione nazionale in tema di Amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

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Redazione RSA

Amianto da attività antropica

Capitolo
Amianto
Anno
2026

L'inizio dello sfruttamento industriale dell'amianto può essere collocato nell'ultimo decennio del XIX secolo. La produzione di amianto, a livello mondiale, ha subito un incremento significativo a partire dalla seconda guerra mondiale, in Italia è terminata nel 1992.

Innumerevoli le applicazioni tecnologiche degli amianti. In letteratura si citano da 3000 a 5000 diverse possibilità d'impiego. Tra i settori si riportano quello edile, industriale, navale e ferroviario, nonché nella produzione di beni di consumo. L'amianto è stato uno dei minerali maggiormente impiegati dall'industria; nel 1977, nel mondo, ne venivano estratti più di 5.000.000 di tonnellate.

Si riportano di seguito alcune significative tipologie di utilizzo: isolante termoacustico, ritardante di fiamma, materiale antifrizione, rinforzante di manufatti cementizi, materiale per la produzione di guarnizioni antiacido, carica inerte nella produzione di svariati materiali (es.: sigillanti, isolanti elettrici, plastica), ecc . E' inoltre nota la commercializzazione di indumenti di protezione, tra cui si evidenziano guanti, tute, grembiuli, cappucci, pantaloni, giacche.

L’amianto rappresenta un pericolo quando esiste la possibilità che le fibre di cui è costituito siano inalate a seguito della manipolazione, lavorazione o degrado dei manufatti che lo contengono. Il rischio d’inalazione è strettamente legato alla friabilità del materiale, pertanto, i manufatti contenenti amianto vengono classificati in friabili e compatti.

La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. 

Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. 

Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. 

Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale. 

 

Copertura in cemento amianto - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Quaderno di Arpa Piemonte relativo all'amianto negli edifici https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-06/amianto%20negli%20edifici_0.pdf

 

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Amianto

Tema
Tipo
Paragrafi

L’asbesto o amianto, dal greco Amiantos "non macchiato”, a causa del massiccio impiego che ne è stato fatto nel secolo scorso, costituisce un fattore di pericolo per la salute umana di particolare rilievo sul territorio piemontese; è tristemente noto il prezzo che è stato pagato in termini di vite umane a seguito della lavorazione e del suo utilizzo.

Gli amianti sono minerali fibrosi - silicati appartenenti alle famiglie degli anfiboli e delle serpentiniti - classificati dalla normativa italiana e internazionale con i seguenti nomi: crisotilo, crocidolite, grunerite d’amianto o amosite, actinolite d’amianto, antofillite d’amianto, e tremolite d’amianto. 

Tra questi i primi tre sono stati largamente usati nell’industria per le loro caratteristiche chimico-fisiche tra cui la resistenza alla trazione, alla corrosione ed al fuoco, le proprietà fonoassorbenti ed isolanti.

In alcune zone delle Alpi e degli Appennini si trovano affioramenti e giacimenti naturali di crisotilo, tremolite e actinolite d’amianto. 

Ne è un esempio l’ex miniera di Balangero (TO) da cui si estraeva crisotilo.

La consistenza fibrosa dell’amianto e la tendenza a generare fibre così sottili da essere respirabili, sono la causa delle patologie asbesto-correlate.

Con l’emanazione della Legge n. 257/1992 – che vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto – ha avuto inizio un’importante opera di bonifica tutt’ora in corso.

Roccia con amianto - Fonte Arpa Piemonte

Un particolare impegno della Regione Piemonte è stato finalizzato all’eliminazione dei rischi connessi alla presenza di amianto di origine antropica, con le bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale per la presenza di amianto, il sito di Casale Monferrato, presso il quale aveva sede lo stabilimento Eternit e la cui presenza ed attività ha determinato una ingentissima diffusione di amianto sul territorio ed il sito di Balangero, che nel secolo scorso fu sede della più grande miniera di amianto in Europa. 

Non ci si è limitati a questo ma i campi di azione sono stati estesi a tutti gli ambiti nei quali la presenza di amianto può essere causa di criticità.

Il Piano Regionale Amianto 2016-2020 ha definito dunque strumenti e linee di azione che spaziano dalla mappatura della presenza di amianto di origine antropica e naturale, ai protocolli per la gestione degli esposti, a linee guida per la rimozione e per la gestione dell'amianto in opera e nell'ambiente naturale, ai monitoraggi, ai percorsi di qualificazione professionale per disporre di addetti e aziende che operino nel pieno rispetto della tutela della salute e dell'ambiente in coerenza con le norme vigenti.

Ai sensi del D.M. 101/2003, la Regione Piemonte, tramite Arpa Piemonte, provvede alla mappatura dell’amianto, al fine di pervenire all'individuazione ed alla delimitazione dei siti e delle aree caratterizzate dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale e costruito. 

Risorse e informazioni aggiuntive

  Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

D.Lgs 81/2008, titolo IX capo 3 “Protezione dai rischi connessi all'esposizione all'amianto” https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2008-04-30&atto.codiceRedazionale=008G0104&atto.articolo.numero=0&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=0&qId=6f547fab-6e84-4a5a-b6ab-1a9ef8c49c0f&tabID=0.6064923914203442&title=lbl.dettaglioAtto

Direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A02009L0148-20231220

LEGGE 27 marzo 1992, n. 257 Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

D.M. 18 marzo 2003, n. 101 “Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell’articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2003/05/09/003G0126/sg

Legge regionale n. 30 del 14 ottobre 2008 "Norme per la tutela della salute, il risanamento dell'ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell'amianto" http://arianna.cr.piemonte.it/iterlegcoordweb/dettaglioLegge.do?urnLegge=urn:nir:regione.piemonte:legge:2008;30

Regione Piemonte Piano Regionale Amianto 2016-2020 https://www.regione.piemonte.it/web/media/9987

In questo sito Piano Regionale Amianto

Anno
2026
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La bonifica dei siti contaminati

Tema
Tipo
Paragrafi
L’obbligo di bonifica

In sede europea, con la Direttiva 2004/35/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, sono state stabilite norme per l'applicazione del principio “chi inquina paga”; ciò significa che un soggetto che provoca un danno ambientale ne è considerato responsabile e deve farsi carico di intraprendere le necessarie azioni di prevenzione o di riparazione e di sostenere tutti i costi relativi.

La normativa nazionale (art. 242 del D.Lgs. 152/2006) stabilisce, pertanto, che quando si verifica un evento che potrebbe comportare la contaminazione del suolo o delle acque, il responsabile dell’evento debba attivare le misure d'emergenza per mitigare gli effetti dell'evento e avviare un'indagine preliminare sui parametri oggetto dell'inquinamento. Lo stesso obbligo sussiste qualora si individuino contaminazioni pregresse (“storiche”) che possano ancora comportare rischi di aggravamento della situazione di contaminazione.

Le risultanze dell'indagine vanno confrontate con i rispettivi valori limite tabellari (Concentrazioni Soglia di Contaminazione, riportate nell'Allegato 5 al D.Lgs. 152/2006) e, se risultano inferiori, il procedimento si chiude; se risultano superiori, il sito viene definito “potenzialmente contaminato”.

L'iter amministrativo che ne deriva coinvolge il soggetto responsabile e le pubbliche amministrazioni e comporta la progettazione e l'esecuzione di un piano di caratterizzazione finalizzato anche alla successiva applicazione della analisi di rischio per la definizione delle Concentrazioni Soglia di Rischio sito-specifiche (CSR).

Qualora accertato il superamento delle CSR il sito è dichiarato “contaminato” e il responsabile della contaminazione deve presentare ed eseguire un intervento di bonifica messa in sicurezza che consenta di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente.

In Regione Piemonte, con L.R. 7 aprile 2000, n. 42, L.R. 23 aprile 2007, n. 9 e L.R. 11 marzo 2015, n. 3, le competenze amministrative dei procedimenti di bonifica, assegnate dalla normativa nazionale alle regioni, sono state trasferite in capo ai comuni, che risultano pertanto gli Enti pubblici responsabili del procedimento di bonifica.

Anno
2026
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I siti contaminati di interesse nazionale in Piemonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2026

Sul territorio della Regione Piemonte sono presenti cinque Siti di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuti dallo Stato in funzione delle caratteristiche del sito, delle caratteristiche degli inquinanti e della loro pericolosità, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.

La procedura relativa all’iter di bonifica dei SIN è attribuita alla competenza del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) che si avvale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente delle regioni interessate e dell'Istituto superiore di sanità (ISS) nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati.

I SIN piemontesi sono riassunti nella seguente tabella.

SIN piemontesi
Sito di Interesse Nazionale Istituzione SIN Decreto di Perimetrazione
Cengio e Saliceto art. 1 L. 426/98 D.m. 17/10/2024
Balangero art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Casale Monferrato art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Pieve Vergonte art. 1 L. 426/98 D.m. 10/01/2000
Serravalle Scrivia art. 14 L. 179/02 D.m. 07/02/2003

Per i siti di Casale Monferrato e Balangero la contaminazione è legata in specifico alla presenza di amianto.

Per i siti dell’Ex Acna di Cengio e Saliceto e dell’Ex Enichem di Pieve Vergonte la contaminazione è riconducibile alla presenza di attività industriali storiche, mentre per il sito dell’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia deriva dalla presenza, nel secolo scorso, di un’attività di gestione di rifiuti.

L’area Basse di Stura nel Comune di Torino, ricompresa dal 2002 nei siti di interesse nazionale, con decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del gennaio 2013 è stata esclusa dall’elenco dei SIN e la competenza del procedimento è passata al Comune di Torino, secondo quanto previsto dalla l.r. 42/2000.

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Redazione RSA

Siti contaminati e qualità delle acque sotterranee

Anno
2026

I siti contaminati rappresentano uno dei principali fattori che possono compromettere la qualità delle acque sotterranee, una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico.
Le sostanze inquinanti introdotte nel terreno da attività umane passate o presenti, possono infatti raggiungere la falda attraverso diversi meccanismi: l’infiltrazione dell’acqua piovana, il dilavamento dei contaminanti o la presenza di percorsi preferenziali nel sottosuolo che facilitano la migrazione degli inquinanti. Una volta entrate nella falda, queste sostanze possono diffondersi anche su distanze considerevoli.

Le analisi condotte nei siti sottoposti a procedimenti di bonifica mostrano che i contaminanti più frequentemente riscontrati nelle acque sotterranee appartengono a tre grandi gruppi:

  • idrocarburi,
  • contaminanti inorganici,
  • solventi, in particolare quelli di origine industriale.

Tra gli idrocarburi, i più comuni sono gli idrocarburi totali (espressi come n-esano) e i cosiddetti BTEX: benzene, toluene, etilbenzene e xileni. Il benzene merita un’attenzione particolare, perché è una sostanza riconosciuta come cancerogena e può rappresentare un rischio significativo per la salute umana anche a basse concentrazioni. 

Idrocarburi nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte

Accanto agli idrocarburi, nelle acque sotterranee sono spesso presenti anche contaminanti inorganici, come alcuni metalli, e solventi, il cui dettaglio è illustrato nelle schede e nelle figure di riferimento. 

Contaminati inorganici nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Solventi nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte

I solventi clorurati, rappresentano la più rilevante forma di inquinamento diffuso di origine antropica nelle acque sotterranee del territorio piemontese. Tra questi, i più comuni sono il tetracloroetilene e il tricloroetilene, sostanze ampiamente utilizzate in passato in ambito industriale.

Questi composti, una volta rilasciati nell’ambiente, formano i cosiddetti pennacchi di contaminazione che possono persistere a lungo nel tempo. Inoltre, attraverso processi naturali di dealogenazione possono trasformarsi in altre sostanze, (come 1,2 dicloroetilene, 1,1 dicloroetilene, cloruro di vinile) talvolta ancora più pericolose per l’uomo. Questi prodotti di degradazione si riscontrano con minore frequenza, ma la loro presenza è comunque significativa. Da segnalare infine anche il triclorometano, meglio conosciuto come cloroformio.

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Redazione RSA

Siti contaminati

Tema
Tipo
img-intro
icona siti contaminati
Paragrafi

Un sito contaminato è un sito all’interno del quale le concentrazioni di contaminanti nelle diverse matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque sotterranee e superficiali) sono tali da determinare un rischio sanitario–ambientale non accettabile in funzione della destinazione d’uso e dello specifico utilizzo.  

Un sito contaminato richiede un intervento di bonifica finalizzato a restituire le aree agli usi residenziali, industriali o alla libera evoluzione naturale, con livelli di contaminazione compatibili con il rischio minimo; ciò comporta l’individuazione di obiettivi di concentrazioni di contaminanti a bonifica avvenuta (obiettivi di bonifica) validi per garantire un livello di rischio sanitario-ambientale accettabile. 

In attesa del raggiungimento degli obiettivi di bonifica sul sito devono essere poste limitazioni di utilizzo tali da garantire la salute dei fruitori e devono essere attivate misure di messa in sicurezza tali da impedire l’espansione della contaminazione al di fuori dei confini del sito. 

I siti contaminati rappresentano una delle fonti di pressione di origine antropica più rilevante per la qualità delle risorse ambientali presenti sul territorio e una delle principali criticità da affrontare nella riconversione delle aree industriali, spesso all’interno dei centri urbani. 

Informazioni e risorse aggiuntive

La legislazione nazionale in materia di bonifica dei siti contaminati è dettata dal D.Lgs. 152/06, Parte IV, Titolo V. http://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

Anno
2026
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Bilancio regionale dei flussi di rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2026

Al fine di valutare il fabbisogno impiantistico regionale, oltre ad esaminare la produzione e la gestione dei rifiuti speciali, è necessario analizzare i flussi dei rifiuti in ingresso e in uscita dal territorio regionale. 

Il flusso di rifiuti in ingresso e uscita dalla Regione verso altre Regioni italiane nell’anno 2023 è piuttosto cospicuo, calcolato in 7 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, di cui 2,9 milioni in uscita e 4,4 milioni in ingresso, e pertanto molto più rilevante del flusso di import ed export di rifiuti da e verso l’estero, pari a circa 642 mila tonnellate/anno. La Lombardia è la regione che presenta i flussi più rilevanti, in entrambe le direzioni, mentre gli scambi con l’estero riguardano soprattutto Germania e Svizzera.

Nella sintesi del sistema regionale di gestione dei rifiuti speciali per il 2023, risultano sottostimati sia i rifiuti in uscita dalla regione (per effetto delle esenzioni dalla dichiarazione MUD), che, in parte, alcuni rifiuti gestiti con trattamenti preliminari che celano parziali operazioni di gestione.

Flussi e modalità di gestione de rifiuti speciali in Piemonte, dati in milioni di tonnellate - anno 2023 - Fonte Arpa Piemonte, Sezione regionale del Catasto Rifiuti
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Rifiuti

Gestione dei rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2026
Gestione

Le quantità di rifiuti speciali soggette ad attività di recupero e smaltimento, compreso il trattamento in discarica, nel 2023 arrivano a 13,1 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,6% rispetto al 2022.

Nel 2023 sono state sottoposte alle operazioni di recupero più di 11 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, che rappresentano l’85% di quelli gestiti in Piemonte, mentre il 3,5% è stato smaltito in discariche di diverso tipo e il restante 11,5% con altre tipologie di smaltimento (trattamento biologico o fisico-chimico). 

Il 96% dei rifiuti gestiti nel 2023 è costituito da rifiuti non pericolosi e il sistema impiantistico della regione, compresi anche i gestori di veicoli fuori uso, è distribuito in 1.214 unità locali operative. 

Il grafico rappresenta il quantitativo di rifiuti speciali gestiti suddivisi tra non pericolosi e pericolosi

L’origine dei rifiuti non è esclusivamente regionale; è presente, infatti, un flusso di materiale prodotto in altre regioni o all’estero e trattato da impianti dislocati in Piemonte e, viceversa, rifiuti prodotti nella nostra regione sono destinati a smaltimento e recupero in altre parti d’Italia e estero. 

I quantitativi trattati sono funzione non solo della collocazione degli impianti e della capacità di trattamento, ma anche delle condizioni di mercato.

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Rifiuti

Produzione dei rifiuti speciali

Capitolo
Rifiuti
Anno
2026

I dati sui rifiuti speciali sono disponibili con un ritardo di circa due anni, a causa delle tempistiche di dichiarazione, validazione ed elaborazione."

Anno 2023

I dati sui rifiuti speciali sono desunti dalle dichiarazioni MUD (Modulo Unico di Dichiarazione ambientale), che molti dei soggetti che producono rifiuti e tutti i gestori sono tenuti annualmente a compilare e inviare alle Camere di commercio.

Al momento attuale la banca dati MUD costituisce ancora l’unica fonte certa dei dati relativi ai rifiuti speciali. I quantitativi che si ottengono dal MUD, tuttavia, sottostimano generalmente la produzione, in quanto non tutti i produttori di rifiuti sono tenuti a presentare la dichiarazione. Nel corso degli anni sono variate le categorie di aziende che erano obbligate a presentare il MUD, questo ha causato diverse difficoltà nelle operazioni di verifica ed elaborazione dei dati. 

Per l’anno 2023, la produzione complessiva di rifiuti speciali è stata di circa 12,8 milioni di tonnellate, di cui il 93%, pari a circa 11,9 milioni di tonnellate, è costituito da rifiuti non pericolosi. Molto elevata risulta la produzione dei rifiuti da costruzione e demolizione (EER 17) che da soli rappresentano il 55% della produzione complessiva dei rifiuti speciali totali. Le altre principali attività produttive da cui derivano rifiuti speciali, si possono ricondurre ai rifiuti provenienti da impianti di trattamento dei rifiuti e delle acque (EER 19), ai rifiuti derivanti dal trattamento superficiale di metalli e plastiche (EER 12) e ai rifiuti di imballaggio (EER 15).

Il dato di produzione dei rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione viene calcolato mediante stima, in quanto i quantitativi dichiarati sottostimano le effettive produzioni a causa delle esenzioni previste dalla normativa sulle dichiarazioni da effettuare annualmente.  Il dato di produzione si ottiene mediante la valutazione del flusso dei rifiuti da costruzione e demolizione avviato ai gestori, opportunamente ponderato secondo la formula riportata dalle Linee Guida ISPRA SNPA 30/2021.

Il grafico rappresenta le quantità prodotte di rifiuti speciali totali in percentuale ripartite per codice rifiuto.

A livello pro capite la quota annua di rifiuti speciali prodotti è di circa 3.000 kg per abitante, di cui oltre la metà è costituita dai soli rifiuti da costruzione e demolizione.  

Analizzando la produzione dei rifiuti sotto il profilo della provenienza, indicata dall’attività prevalente ai fini ISTAT dichiarata nel MUD, la maggior parte dei rifiuti speciali non pericolosi è stata prodotta dalle attività di costruzioni edili (F) e dalle forniture di acqua, reti fognarie e gestione rifiuti (E), seguite dalle attività manifatturiere (C), in particolare l’industria dei metalli e la fabbricazione di macchinari e veicoli, e infine dal commercio (G), soprattutto dalle attività connesse al commercio all’ingrosso.

Nota. I dati sui rifiuti speciali sono disponibili con un ritardo di circa due anni a partire dalla fine dell'anno, a causa delle tempistiche di dichiarazione, validazione ed elaborazione. La dichiarazione infatti è presentata nell’anno successivo a quello di riferimento e i dati risultano disponibili per la validazione e l’elaborazione nei primi mesi dell’anno ancora successivo.

Il grafico rappresenta le quantità prodotte di rifiuti speciali totali in percentuale ripartite per settore produttivo.
Risorse e informazioni aggiuntive

  Produzione di rifiuti speciali per comune https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/rifiuti_spec_webapp/index.html

Elaborazione di metodologie per il rapporto annuale rifiuti speciali ai sensi dell'art. 189 del d.lgs. 152/2006 https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2021/03/LG_SNPA_MetologieIndicatori_n-30_2021.pdf

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Rifiuti