Redazione RSA

Piano Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico

Anno
2026

A seguito del terremoto dell’Aquila del 2009, insieme alla ricostruzione, è stato avviato un Piano nazionale per la Prevenzione del rischio sismico attraverso il finanziamento di azioni e interventi solo marginalmente sviluppati negli anni precedenti quali: studi di microzonazione sismica (MS) per la scelta dei luoghi idonei dove costruire ed interventi per il miglioramento sismico di edifici, in modo particolare gli edifici pubblici di importanza strategica.

Per meglio integrare le conoscenze sulla pericolosità sismica locale con il sistema di gestione della protezione civile a scala comunale, oltre alla microzonazione sismica viene richiesta anche una analisi della Condizione Limite per l’Emergenza (CLE) dell’insediamento urbano finalizzata a valutare, in condizioni critiche di evento simico di particolare intensità, l’operatività delle funzioni strategiche essenziali per l’emergenza, la loro accessibilità e connessione con il contesto territoriale.

Il Piano, coordinato dal Dipartimento di Protezione Civile, prevede contributi destinati ai territori caratterizzati da maggior pericolosità sismica, stabilita da studi a carattere nazionale, e viene attuato per singole annualità attraverso specifiche Ordinanze che regolano le modalità di gestione delle attività. 
Le Regioni partecipano all’attuazione del Piano attraverso tavoli di coordinamento permanenti e gestiscono a scala locale la distribuzione delle risorse, che vengono assegnate a ciascuna regione in relazione al rischio sismico atteso, determinato a partire dalla pericolosità sismica di base e da parametri rappresentativi del danno atteso, ed in particolare dalla popolazione esposta.

Secondo quanto stabilito dalle Ordinanze i Comuni del Piemonte che possono usufruire dei contributi sono 140 e risultano concentrati in massima parte nella Provincia di Cuneo e nell’area della Città metropolitana di Torino e, subordinatamente, nella Provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Difesa del suolo

Verifica del rispetto dei sistemi idrografici e della stabilità dei versanti nello sfruttamento della risorsa mineraria

L’intervento della Regione nella valutazione complessiva generale del rischio ambientale nell’ambito delle attività estrattive è dettagliatamente illustrato nel relativo capitolo della relazione stato ambiente 2024, cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento.

Già nelle precedenti edizioni della RSA, è stato rilevato come gli aspetti ambientali legati alla geologia del territorio (nel senso più ampio del termine) possano spesso essere influenzati dall’attività di coltivazione mineraria: questa, modificando fisicamente in modo più o meno rilevante il territorio, può avere ricadute anche severe sull’equilibrio idrogeologico o, in altri termini, sui rischi naturali connessi ai sistemi idrografici e dei versanti.

È stato quindi evidenziato come azioni specifiche da adottarsi in fase di coltivazione mineraria e recupero morfologico ambientale del sito estrattivo fossero essenziali per il raggiungimento dell’obiettivo di uno sfruttamento ambientalmente compatibile della risorsa mineraria.

La l.r. 45/1989 dalla Regione Piemonte, inoltre, si prefigge di minimizzare gli effetti dell'erosione dei terreni anche ad opera delle acque meteoriche e di ruscellamento: pertanto i pareri “idrogeologici”, resi nell’ambito più ampio della legge mineraria, dovrebbero essere il più possibile strumenti efficaci, uniformati e contestualizzati rispetto alla prevenzione dei rischi naturali.

Così, nel corso del 2024, sono proseguite le attività di controllo del buon andamento della coltivazione (mediante sopralluoghi in situ) e di verifica del rispetto delle prescrizioni autorizzative emesse dal Settore Geologico all’interno del parere geologico di cui alla citata LR 45/1989, finalizzate alla prevenzione dei fenomeni di dissesto.

Figura 1. Interferenza tra attività di cava e assetto idrogeologico del versante

Per la redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) le strutture regionali competenti hanno coinvolto anche il Settore Geologico, con la finalità di rendere lo sfruttamento della risorsa mineraria il più possibile compatibile con il reticolato idrografico e la stabilità dei versanti, in particolare in merito alla stesura di 6 articoli (dal 20 al 25) delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PRAE riferiti ad aspetti in materia di vincolo idrogeologico (stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura, regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche). 

Nelle more di una positiva evoluzione dell’iter di approvazione del Piano, è stata avviata una preventiva operazione applicativa di “collaudo” dei contenuti tecnici dei 6 articoli delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), relativamente alla stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura e alla regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche nei siti estrattivi.

Anno
2026
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Redazione RSA
Paragrafi

L’intervento della Regione nella valutazione complessiva generale del rischio ambientale nell’ambito delle attività estrattive è dettagliatamente illustrato nel relativo capitolo della relazione stato ambiente 2024, cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento.

Già nelle precedenti edizioni della RSA, è stato rilevato come gli aspetti ambientali legati alla geologia del territorio (nel senso più ampio del termine) possano spesso essere influenzati dall’attività di coltivazione mineraria: questa, modificando fisicamente in modo più o meno rilevante il territorio, può avere ricadute anche severe sull’equilibrio idrogeologico o, in altri termini, sui rischi naturali connessi ai sistemi idrografici e dei versanti.

È stato quindi evidenziato come azioni specifiche da adottarsi in fase di coltivazione mineraria e recupero morfologico ambientale del sito estrattivo fossero essenziali per il raggiungimento dell’obiettivo di uno sfruttamento ambientalmente compatibile della risorsa mineraria.

La l.r. 45/1989 dalla Regione Piemonte, inoltre, si prefigge di minimizzare gli effetti dell'erosione dei terreni anche ad opera delle acque meteoriche e di ruscellamento: pertanto i pareri “idrogeologici”, resi nell’ambito più ampio della legge mineraria, dovrebbero essere il più possibile strumenti efficaci, uniformati e contestualizzati rispetto alla prevenzione dei rischi naturali.

Così, nel corso del 2024, sono proseguite le attività di controllo del buon andamento della coltivazione (mediante sopralluoghi in situ) e di verifica del rispetto delle prescrizioni autorizzative emesse dal Settore Geologico all’interno del parere geologico di cui alla citata LR 45/1989, finalizzate alla prevenzione dei fenomeni di dissesto.

Figura 1. Interferenza tra attività di cava e assetto idrogeologico del versante

Per la redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) le strutture regionali competenti hanno coinvolto anche il Settore Geologico, con la finalità di rendere lo sfruttamento della risorsa mineraria il più possibile compatibile con il reticolato idrografico e la stabilità dei versanti, in particolare in merito alla stesura di 6 articoli (dal 20 al 25) delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PRAE riferiti ad aspetti in materia di vincolo idrogeologico (stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura, regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche). 

Nelle more di una positiva evoluzione dell’iter di approvazione del Piano, è stata avviata una preventiva operazione applicativa di “collaudo” dei contenuti tecnici dei 6 articoli delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), relativamente alla stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura e alla regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche nei siti estrattivi.

Anno
2026

Piani di sicurezza dell’acqua

Tema
Tipo
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icona piano acqua risposte
Paragrafi
Obiettivi

I Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA o WSP, Water Safety Plans) costituiscono un sistema integrato di prevenzione e controllo basato sull’analisi di rischio sito-specifica estesa all’intera filiera idro-potabile, che, formulato dall’OMS nel 2004 e trasposto in seguito sul piano normativo, segna un passo fondamentale per rafforzare la qualità delle acque a tutela della salute umana.

L’introduzione dei PSA, secondo le linee guida dell’ISS-Ministero della Salute, persegue importanti obiettivi tra cui:

  • prevenire efficacemente emergenze idro-potabili dovute a parametri non oggetto di ordinario monitoraggio, considerando ogni plausibile evento pericoloso nelle sorgenti, nelle captazioni e nell’intera filiera idro-potabile, proiettato nello scenario dei cambiamenti ambientali e climatici in atto;
  • aumentare la capacità di intercettare precocemente eventi di contaminazioni grazie a sistemi on-line e early-warning;
  • ridefinire le zone di protezione delle aree di captazione delle acque;
  • potenziare la condivisione di informazioni e dati, come espressione della dovuta diligenza, tra le istituzioni che in diversi ambiti di competenza, operano monitoraggi e protezione del territorio e della salute;
  • consentire una partecipazione dei cittadini più consapevole e attiva, migliorando la comunicazione in situazioni ordinarie e critiche.
Chi se ne occupa

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è in prima linea per identificare e promuovere adeguate strategie per prevenire il rischio d’insorgenza di malattie dovute a fattori ambientali e per trasferire le evidenze scientifiche nei programmi e nelle politiche di sanità pubblica.

Le attività condotte in questo ambito riguardano la qualità dell’acqua, del suolo, dell’aria e degli ambienti indoor, la gestione dei rifiuti, gli effetti di inquinanti emergenti e dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi, l’esposizione umana ad agenti ambientali e i loro meccanismi di tossicità, gli effetti sulla salute dell’esposizione a fattori di rischio ambientali.

Le attività di ricerca convergono verso un approccio valutativo integrato che comprende l’ambiente fisico, sociale, economico, ecologico e culturale del contesto territoriale al fine di promuovere la salute umana e la sostenibilità ambientale secondo gli obiettivi integrati dell’Agenda 2030.

Cosa sono

Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale per la Salute per la qualità dell'acqua potabile raccomandano i piani di sicurezza dell'acqua come il mezzo più efficace per garantire in modo coerente la sicurezza e l'accettabilità di una fornitura di acqua potabile.

I WSP richiedono una valutazione del rischio che comprenda tutte le fasi dell'approvvigionamento idrico, dalla captazione al consumatore, seguita dall'attuazione e dal monitoraggio delle misure di controllo della gestione del rischio, con particolare attenzione ai rischi ad alta priorità. Laddove i rischi non possono essere affrontati immediatamente, l'approccio WSP consente di attuare sistematicamente miglioramenti incrementali nel corso del tempo. 
I WSP devono essere attuati in un contesto di salute pubblica, rispondendo a obiettivi chiari basati sulla salute e controllando la qualità attraverso una sorveglianza indipendente.

I WSP sono adattabili a tutti i tipi e dimensioni di approvvigionamento idrico e possono essere applicati efficacemente in tutti i contesti socioeconomici. L'approccio alla pianificazione della sicurezza idrica è sempre più adottato a livello globale come migliore pratica per la fornitura di acqua potabile sicura.

Formazione

Sul sito della Organizzazione Mondiale per la Salute, sono disponibili due serie di corsi di formazione sulla pianificazione della sicurezza dell'acqua:

  1. Pianificazione della sicurezza idrica: introduzione ai principi e alle fasi della WSP.
    Fornisce una rapida panoramica della pianificazione della sicurezza dell'acqua, compreso l'utilizzo del quadro WSP per sostenere l'equità e la resilienza climatica (circa 2 ore).
  2. Formazione sull'audit del piano di sicurezza dell'acqua. 
    Copre il "cosa, perché, chi, quando" dell'audit, compreso come individuare e utilizzare i vari strumenti disponibili per supportare il processo di audit del WSP (circa 4,5 ore in totale).

Queste formazioni, condotte in collaborazione tra la sede centrale dell'OMS e gli uffici regionali del Sud-Est asiatico e del Pacifico occidentale per un evento, sono state concepite in modo tale che la comunità WSP globale possa trarre beneficio dalla visione di questi corsi.

Informazioni e risorse aggiuntive

ECOSCIENZA Numero 6 • Anno 2016 26 ACQUE WSP, DAL PIEMONTE UN POSSIBILE MODELLO NAZIONALE https://relazione.ambiente.piemonte.it/2024/sites/default/files/doc/WSP, DAL PIEMONTE UN possibile modello nazionale 2016.pdf

Ministero della Salute I Piani di Sicurezza dell'Acqua https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4529&area=acque_potabili&menu=controlli

Rapporto ISTISAN 21/27 - Piano di sicurezza dell’acqua del sistema acquedottistico della Città di Torino (Aree 2, 7 e 10). https://www.iss.it/rapporti-istisan/-/asset_publisher/Ga8fOpve0fNN/content/rapporto-istisan-21-27-piano-di-sicurezza-dell-acqua-del-sistema-acquedottistico-della-citt%C3%A0-di-torino-aree-2-7-e-10-.-luca-lucentini-camilla-marchiafava-daniela-mattei-mario-cerroni-valentina-fuscoletti-enrico-veschetti-camilla-burdizzo-sara-steffen

Istituto Superiore di Sanità Linee guida nazionali per l’implementazione dei Piani di sicurezza dell’Acqua, Rapporto ISTISAN 22/33 https://www.iss.it/-/rapporto-istisan-22/33-linee-guida-nazionali-per-l-implementazione-dei-piani-di-sicurezza-dell-acqua.-gruppo-nazionale-di-lavoro-per-la-redazione-delle-linee-guida-nazionali-per-l-implementazione-dei-psa

Istituto Superiore di Sanità Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plan (Piani di Sicurezza dell’Acqua - PSA) Rapporto ISTISAN 14/21 https://www.iss.it/documents/20126/45616/14_21_web.pdf

International Water Association https://iwa-network.org 

6th International Conference for Water Safety, https://watersafety2024.org/welcome/ 

Organizzazione Mondiale per la Salute https://www.who.int/

WHO Water safety planning training videos https://www.who.int/teams/environment-climate-change-and-health/water-sanitation-and-health/water-safety-and-quality/water-safety-planning/water-safety-planning-training-videos 

Anno
2026
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Compatibilità con la pianificazione di bacino

Nell’ambito della redazione del Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), si è reso necessario coadiuvare questa attività con una corretta verifica di compatibilità con la pianificazione di bacino e con una corretta redazione delle norme di attuazione del Piano.

Per la valutazione di compatibilità sono stati sovrapposti ai poli previsti dal PRAE le perimetrazioni dei dissesti PAI (Piano Assetto Idrogeologico), con particolare attenzione alle tipologie di dissesto citate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po nell’ambito della Conferenza di copianificazione e procedura di VAS (fase di valutazione) del PRAE, che costituisce a tutt’oggi il principale riferimento.

Si è provveduto pertanto a sovrapporre i dissesti PAI ai poli previsti dal PRAE, calcolando la superficie del polo interferita e la relativa percentuale. Dai risultati visibili in tabella (Tab. 1), è possibile discriminare immediatamente alcuni singoli casi: solo quattro occorrenze hanno restituito percentuali del polo interferito superiori al 20%; sei con percentuali superiori al 10% e il resto con percentuali inferiori al 10%.

Tab. 1 -Sovrapposizione tra i dissesti PAI ed i poli previsti dal PRAE, con calcolo della superficie del polo interferita e la relativa percentuale.

Tale risultato ha reso possibile ragionare in merito alla possibilità di rendere compatibile il PRAE con i dissesti PAI.
Ad esempio, le interferenze che si verificano solamente nei pressi dei limiti del polo, hanno portato alla ri-delimitazione del polo stesso, eliminando di fatto l’interferenza. Nei casi in cui invece i dissesti ricadono in porzioni dell’areale del polo per le quali sarebbe impossibile il ritaglio, nella scheda dei poli sono state inserite indicazioni che rimandano a studi specifici da condursi in fase progettuale, al fine di caratterizzare il dissesto e di impostare il progetto prioritariamente come un progetto di bonifica del dissesto.
Infine, per quanto riguarda i dissesti "Ee" perimetrati, sono stati eseguiti tagli dei poli in modo da eliminare ogni possibile interferenza.

Anche per i Comuni interessati dall’applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’articolo 9 bis della l.r. 56/1977, si è verificata la presenza di interferenze tra i poli e le aree in dissesto; il confronto si è reso necessario in quanto i provvedimenti cautelari comporteranno, per questi comuni, una volta conclusa la procedura di variante dell’Elaborato 2 del PAI, un vincolo corrispondente a quello dei dissesti PAI già oggetto di controllo di interferenze con i poli. I Comuni che ricadono in questa casistica e che contengono poli del PRAE sono 15.
In merito alle interferenze con le aree a rischio molto elevato (RME) è emersa un’unica interferenza in comune di Druento, per la quale è stata decisa l’eliminazione del polo.
 

Le norme di attuazione devono accompagnare la progettazione, al fine di rendere pienamente compatibili gli interventi di attività estrattiva, prevedendo le corrette analisi da produrre per ottenere i dati necessari e permettere la coesistenza dei dissesti del PAI con l’attività estrattiva, oppure eliminare i dissesti stessi attraverso, ad esempio, opere di bonifica dei versanti.

A tale scopo le norme sono state strutturate cercando di fornire riferimenti tecnici su come effettuare le analisi, a seconda che si tratti di cave/miniere lungo i versanti o in pianura. Si è inoltre differenziato a seconda della tipologia di dissesto interferente, in modo da orientare efficacemente le analisi e i risultati da fornire per le diverse componenti: analisi idrologiche/idrauliche, analisi geologiche/geomorfologiche.

Figura 1. Esempio di due poli interessati da un dissesto che ne occupa circa l’80%

Sul reticolo principale si sono effettuate analisi geomorfologiche e di confronto con la pianificazione di bacino vigente (e relativo quadro conoscitivo), per la valutazione dei poli estrattivi individuati nel PRAE per tale ambito territoriale.

Le interferenze tra i poli identificati dal PRAE e le dinamiche legate ai corsi d’acqua sono state analizzate indagando le porzioni dei poli interessate dalle fasce A e B del PAI e dagli scenari di pericolosità ‘H’ (High) e ‘M’ (Medium) del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA).
Si è poi proceduto ad un approfondimento per ogni corso d’acqua interferito, applicando i criteri di analisi indicati dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Sono state riscontrate interferenze con alcuni corsi d’acqua dotati di Piani di Gestione dei Sedimenti (PGS) approvati (PO a valle della confluenza con la Dora Baltea e Pellice), alcuni corsi d’acqua  per i quali è stato predisposto e concluso lo studio propedeutico per il PGS (Orba e Bormida), altri per cui gli studi sono stati avviati ma non conclusi (Stura di Demonte, Tanaro e Varaita) e altri ancora per i quali non è ancora stato predisposto alcuno studio (Grana-Mellea, Po a monte della città di Torino, Rotaldo, Sangone e Scrivia).

Si è stabilito che il criterio generale di compatibilità dei poli delle attività estrattive lungo il reticolo idrografico principale è dato dalla loro localizzazione esterna rispetto alle fasce di mobilità massima compatibile dei corsi d’acqua, generalmente individuate nei PGS, al fine di eliminare le problematiche legate alle interferenze riscontrate, utilizzando i  criteri di seguito illustrati:

  • Per i corsi d’acqua dotati di PGS approvati, si è provveduto ad analizzare i poli singolarmente, confrontando eventuali intersezioni con la fascia di mobilità compatibile.
     
  • Per il Bormida e l’Orba sono state aggiornate le fasce di mobilità individuate negli elaborati del PGS, tenendo conto degli effetti degli eventi di piena più recenti.
     
  • È stata rinviata a successivi provvedimenti l’individuazione della fascia di divagazione massima compatibile del fiume Tanaro, nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte ed Asti, e del fiume Po a monte di Torino, tenendo conto dell’impegno assunto dall’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo) ad individuare la fascia di divagazione compatibile del fiume Po nell’ambito degli studi idraulici e geomorfologici già programmati e finalizzati alla revisione delle fasce fluviali del PAI in tale tratto.
     
  • Per il fiume Tanaro, è stata definita la fascia di mobilità compatibile nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte in comune di Cherasco (CN) e il ponte della SP-39 in comune di Castello di Annone (AT), sulla base degli elementi di conoscenza disponibili, aggiornati mediante  analisi dello stato dei luoghi attuali. Il prodotto realizzato è stato trasmesso all’AdB per la condivisione.
     
  • Per i restanti corsi d’acqua interferiti (Grana-Mellea, Rotaldo, Sangone Scrivia, Stura di Demonte e Varaita), si è provveduto a verificare ogni singolo polo, mediante analisi geomorfologica.
Anno
2026
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Paragrafi

Nell’ambito della redazione del Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), si è reso necessario coadiuvare questa attività con una corretta verifica di compatibilità con la pianificazione di bacino e con una corretta redazione delle norme di attuazione del Piano.

Per la valutazione di compatibilità sono stati sovrapposti ai poli previsti dal PRAE le perimetrazioni dei dissesti PAI (Piano Assetto Idrogeologico), con particolare attenzione alle tipologie di dissesto citate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po nell’ambito della Conferenza di copianificazione e procedura di VAS (fase di valutazione) del PRAE, che costituisce a tutt’oggi il principale riferimento.

Si è provveduto pertanto a sovrapporre i dissesti PAI ai poli previsti dal PRAE, calcolando la superficie del polo interferita e la relativa percentuale. Dai risultati visibili in tabella (Tab. 1), è possibile discriminare immediatamente alcuni singoli casi: solo quattro occorrenze hanno restituito percentuali del polo interferito superiori al 20%; sei con percentuali superiori al 10% e il resto con percentuali inferiori al 10%.

Tab. 1 -Sovrapposizione tra i dissesti PAI ed i poli previsti dal PRAE, con calcolo della superficie del polo interferita e la relativa percentuale.

Tale risultato ha reso possibile ragionare in merito alla possibilità di rendere compatibile il PRAE con i dissesti PAI.
Ad esempio, le interferenze che si verificano solamente nei pressi dei limiti del polo, hanno portato alla ri-delimitazione del polo stesso, eliminando di fatto l’interferenza. Nei casi in cui invece i dissesti ricadono in porzioni dell’areale del polo per le quali sarebbe impossibile il ritaglio, nella scheda dei poli sono state inserite indicazioni che rimandano a studi specifici da condursi in fase progettuale, al fine di caratterizzare il dissesto e di impostare il progetto prioritariamente come un progetto di bonifica del dissesto.
Infine, per quanto riguarda i dissesti "Ee" perimetrati, sono stati eseguiti tagli dei poli in modo da eliminare ogni possibile interferenza.

Anche per i Comuni interessati dall’applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’articolo 9 bis della l.r. 56/1977, si è verificata la presenza di interferenze tra i poli e le aree in dissesto; il confronto si è reso necessario in quanto i provvedimenti cautelari comporteranno, per questi comuni, una volta conclusa la procedura di variante dell’Elaborato 2 del PAI, un vincolo corrispondente a quello dei dissesti PAI già oggetto di controllo di interferenze con i poli. I Comuni che ricadono in questa casistica e che contengono poli del PRAE sono 15.
In merito alle interferenze con le aree a rischio molto elevato (RME) è emersa un’unica interferenza in comune di Druento, per la quale è stata decisa l’eliminazione del polo.
 

Le norme di attuazione devono accompagnare la progettazione, al fine di rendere pienamente compatibili gli interventi di attività estrattiva, prevedendo le corrette analisi da produrre per ottenere i dati necessari e permettere la coesistenza dei dissesti del PAI con l’attività estrattiva, oppure eliminare i dissesti stessi attraverso, ad esempio, opere di bonifica dei versanti.

A tale scopo le norme sono state strutturate cercando di fornire riferimenti tecnici su come effettuare le analisi, a seconda che si tratti di cave/miniere lungo i versanti o in pianura. Si è inoltre differenziato a seconda della tipologia di dissesto interferente, in modo da orientare efficacemente le analisi e i risultati da fornire per le diverse componenti: analisi idrologiche/idrauliche, analisi geologiche/geomorfologiche.

Figura 1. Esempio di due poli interessati da un dissesto che ne occupa circa l’80%

Sul reticolo principale si sono effettuate analisi geomorfologiche e di confronto con la pianificazione di bacino vigente (e relativo quadro conoscitivo), per la valutazione dei poli estrattivi individuati nel PRAE per tale ambito territoriale.

Le interferenze tra i poli identificati dal PRAE e le dinamiche legate ai corsi d’acqua sono state analizzate indagando le porzioni dei poli interessate dalle fasce A e B del PAI e dagli scenari di pericolosità ‘H’ (High) e ‘M’ (Medium) del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA).
Si è poi proceduto ad un approfondimento per ogni corso d’acqua interferito, applicando i criteri di analisi indicati dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Sono state riscontrate interferenze con alcuni corsi d’acqua dotati di Piani di Gestione dei Sedimenti (PGS) approvati (PO a valle della confluenza con la Dora Baltea e Pellice), alcuni corsi d’acqua  per i quali è stato predisposto e concluso lo studio propedeutico per il PGS (Orba e Bormida), altri per cui gli studi sono stati avviati ma non conclusi (Stura di Demonte, Tanaro e Varaita) e altri ancora per i quali non è ancora stato predisposto alcuno studio (Grana-Mellea, Po a monte della città di Torino, Rotaldo, Sangone e Scrivia).

Si è stabilito che il criterio generale di compatibilità dei poli delle attività estrattive lungo il reticolo idrografico principale è dato dalla loro localizzazione esterna rispetto alle fasce di mobilità massima compatibile dei corsi d’acqua, generalmente individuate nei PGS, al fine di eliminare le problematiche legate alle interferenze riscontrate, utilizzando i  criteri di seguito illustrati:

  • Per i corsi d’acqua dotati di PGS approvati, si è provveduto ad analizzare i poli singolarmente, confrontando eventuali intersezioni con la fascia di mobilità compatibile.
     
  • Per il Bormida e l’Orba sono state aggiornate le fasce di mobilità individuate negli elaborati del PGS, tenendo conto degli effetti degli eventi di piena più recenti.
     
  • È stata rinviata a successivi provvedimenti l’individuazione della fascia di divagazione massima compatibile del fiume Tanaro, nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte ed Asti, e del fiume Po a monte di Torino, tenendo conto dell’impegno assunto dall’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo) ad individuare la fascia di divagazione compatibile del fiume Po nell’ambito degli studi idraulici e geomorfologici già programmati e finalizzati alla revisione delle fasce fluviali del PAI in tale tratto.
     
  • Per il fiume Tanaro, è stata definita la fascia di mobilità compatibile nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte in comune di Cherasco (CN) e il ponte della SP-39 in comune di Castello di Annone (AT), sulla base degli elementi di conoscenza disponibili, aggiornati mediante  analisi dello stato dei luoghi attuali. Il prodotto realizzato è stato trasmesso all’AdB per la condivisione.
     
  • Per i restanti corsi d’acqua interferiti (Grana-Mellea, Rotaldo, Sangone Scrivia, Stura di Demonte e Varaita), si è provveduto a verificare ogni singolo polo, mediante analisi geomorfologica.
Anno
2026

Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE)

Anno
2026

Il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) della Regione Piemonte costituisce il quadro di riferimento unitario delle attività estrattive di cava ai sensi della legge regionale n. 23 del 17 novembre 2016 ed è volto a perseguire il corretto equilibrio tra i valori territoriali, l'attività estrattiva e il mercato di riferimento. Ai sensi della legge regionale n. 23/2016, il PRAE persegue i seguenti dieci obiettivi (art. 4):

  1. definire le linee per un corretto equilibrio fra i valori territoriali, quali il territorio, l’ambiente e il paesaggio, l’attività estrattiva e il mercato di riferimento;
  2. tutelare e salvaguardare i giacimenti in corso di coltivazione, quelli riconosciuti e le relative risorse, considerando i giacimenti minerari e l’attività estrattiva come risorse primarie per lo sviluppo socio-economico del territorio;
  3. valorizzare i materiali coltivati attraverso il loro utilizzo integrale e adeguato alle loro specifiche caratteristiche;
  4. uniformare l’esercizio dell’attività estrattiva sull’intero territorio regionale;
  5. orientare le attività estrattive verso un migliore equilibrio nella produzione industriale e l’ottimizzazione degli interventi ai fini del recupero e della riqualificazione ambientale e della valorizzazione di siti degradati e dismessi;
  6. promuovere, tutelare e qualificare il lavoro e le imprese;
  7. favorire il recupero di aggregati inerti provenienti da attività di costruzione e demolizione, nonché l’utilizzo di materiali inerti da riciclo;
  8. assicurare il monitoraggio delle attività estrattive;
  9. favorire sinergie ambientali e economiche derivanti da interventi di sistemazione e manutenzione delle aste fluviali e dei bacini idroelettrici;
  10. fornire indicazioni per l’approvvigionamento dei materiali necessari alla realizzazione delle opere pubbliche.

Le fasi della redazione e dell’approvazione del PRAE sono normate dall’art. 5 della l.r.. 23/2016, e il PRAE è stato redatto in coerenza con gli indirizzi di programmazione e strategici del Documento Programmatico di Piano, inquadrando i seguenti tre comparti estrattivi:

  • Comparto I: aggregati per le costruzioni e le infrastrutture;
  • Comparto II: pietre ornamentali;
  • Comparto III: materiali industriali.

La prima adozione del PRAE in Giunta è avvenuta con la D.G.R. n. 81-6285 del 16/12/2022; successivamente, in riscontro alle numerose osservazioni di soggetti pubblici e privati in relazione ai Poli estrattivi del Comparto II (pietre ornamentali), che manifestavano la necessità di approfondimenti e valutazioni specifiche prima dell'adozione definitiva del PRAE, la L.R. 23/2016 è stata modificata al fine di procedere all’approvazione del PRAE per stralci successivi, pertanto il Comparto II è stato temporaneamente escluso dal piano e si è proceduto all’aggiornamento di tutti i documenti del PRAE, preparando un Piano stralcio riguardante il i Comparti estrattivi I e III. Per il Comparto II si procederà in seguito ad analisi più approfondite sulle condizioni di stabilità, vincoli paesaggistici, interazioni tra attività estrattive presenti, etc., che riguarderanno ciascuno dei poli identificati per tale comparto.

Il PRAE – Stralcio per il primo e terzo comparto è stato adottato con D.G.R. n. 20-525 del 16 dicembre 2024 e successivamente approvato con delibera di consiglio regionale n. 122-20649 del 30 settembre 2025.

Gli obiettivi correlati al Comparto II – Pietre ornamentali sono demandati al futuro Piano stralcio, che gli sarà specificatamente dedicato.

Per una trattazione più approfondita degli aspetti sopra richiamati, si rimanda ai capitoli 3.4, 3.5 e 4.1. della Relazione generale di piano del PRAE
 

Informazioni e risorse aggiuntive


Piano Regionale delle Attività Estrattive:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sviluppo/attivita-estrattive/piano-regionale-delle-attivita-estrattive-prae-0

Relazione generale di piano del PRAE:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sviluppo/attivita-estrattive/piano-regionale-delle-attivita-estrattive-prae-adozione-2024

 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Territorio

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Anno
2026

Il PNRR - in Italia - illustra gli investimenti e le riforme che il Paese intende mettere in campo con il sostegno del Dispositivo di Ripresa e Resilienza, strutturati in un pacchetto completo e coerente di misure che si sviluppa intorno a tre assi strategici - digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale - e si declina in sei Missioni:

  • Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
  • Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • Missione 4 – Istruzione e ricerca;
  • Missione 5 – Coesione e inclusione;
  • Missione 6 – Salute.

Le sei Missioni condividono tre Priorità trasversali: il contrasto alle discriminazioni di genere, l’accrescimento delle competenze, delle capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani ed il riequilibrio territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno. Ogni Missione si articola ulteriormente in Componenti, ciascuna delle quali aggrega riforme ed investimenti riconducibili al medesimo settore d’intervento, costituendo un pacchetto coerente di misure complementari.

L’Italia si colloca tra gli Stati membri che più beneficeranno del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, con un finanziamento di 191,5 miliardi di euro, tra sovvenzioni e prestiti.

Regione Piemonte esercita diretta competenza su centinaia di progetti come soggetto attuatore o con ruolo di coordinamento e verifica in sede di rendicontazione dei progetti.

Sul web è disponibile un    portale aggiornato dedicato allo stato di avanzamento del PNRR in Piemonte.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Pronto intervento e fondi alluvionali

La Regione Piemonte, al verificarsi di un evento calamitoso, a seconda della gravità e dell'estensione del territorio coinvolto, può:

Per far fronte alle richieste di pronto intervento e ripristino formulate dagli Enti locali, i Settori Tecnici regionali si mobilitano accertando i danni tramite appositi sopralluoghi, verificandone la rispondenza con i disposti di legge, valutandone l'entità del rischio associato e quantificando l'impegno economico necessario per intervenire sul territorio.

I dati raccolti vengono caricati nel Sistema Informativo di Gestione Emergenze e Territorio (EmeTer), un sistema WebGis che favorisce lo scambio di informazioni e migliora il coordinamento tra le istituzioni locali deputate alla salvaguardia e alla tutela del territorio. Questo strumento consente di raccogliere, aggiornare e gestire in modo integrato le informazioni relative alla componente alfanumerica e cartografica dei danni censiti. Il funzionario incaricato del censimento georiferisce il danno, lo associa all'evento calamitoso  (pioggia, grandine, movimento franoso, etc.), lo descrive (secondo le categorie di danno previste dalla nomenclatura "FloodCat"), indica la tipologia e la quantificazione economica dell’intervento ed individua il rischio associato (basso, medio e alto).

Per ogni danno è possibile associare più categorie di intervento: somma urgenza, urgente, definitivo.

Negli ultimi anni il censimento dei danni con EmeTer è stato esteso anche alle Amministrazioni provinciali e ad AiPO (Agenzia interregionale per il fiume Po), con specifiche istruzioni per la compilazione dei campi.
Tutte le informazioni e i documenti contenuti in EmeTer, compresi eventuali allegati fotografici e ordinanze di somma urgenza, possono essere scaricate attraverso la selezione dei dati con filtri di natura territoriale o temporale.
 

Disciplina e organizzazione degli interventi in dipendenza di calamità naturali (l.r. 38/1978)

Gli interventi finanziabili con la l.r. 38/1978 normalmente si riferiscono a danni puntuali.

Gli interventi vengono tipizzati secondo 3 categorie:

  • interventi di somma urgenza, realizzati entro poco tempo dall'accadimento dell'evento calamitoso;
  • interventi urgenti, di ripristino delle condizioni ex ante e di riduzione del rischio residuo;
  • interventi definitivi, di completamento degli interventi di ripristino.

Gli interventi sono inoltre classificati in base alla tipologia e seguono il seguente criterio di priorità:

  1. puntellamenti, demolizioni e sgomberi ed altri interventi a tutela della pubblica incolumità;
  2. ripristino delle strade comunali, provinciali e vicinali di uso pubblico, essenziali al collegamento degli abitanti ed al funzionamento di importanti attività produttive;
  3. ripristino di acquedotti pubblici, di fognature e di altre opere igieniche nonché interventi atti a prevenire incombenti situazioni di pericolo;
  4. lavori indispensabili ad assicurare la funzionalità delle opere idrauliche di competenza regionale, ove il mancato intervento pregiudichi la pubblica incolumità o la sicurezza di opere pubbliche;
  5. ripristino di edifici, opere ed impianti pubblici rientranti nella competenza regionale, ove ciò sia necessario per la salvaguardia della pubblica incolumità e per garantire la funzionalità dei servizi civili essenziali;
  6. costruzione, installazione e reperimento di ricoveri temporanei per le persone rimaste senza tetto a causa delle calamità;
  7. ripristino dell’agibilità essenziale dei porti lacuali;
  8. indagini, studi e progettazione preliminare inerenti agli interventi a tutela della pubblica incolumità.
     
Richiesta di Stato d'Emergenza - Decreto legislativo 1/2018

Al verificarsi di un evento alluvionale di particolare rilevanza e intensità, che coinvolga significativamente il territorio arrecando danno al patrimonio pubblico, privato, produttivo e agricolo, il Presidente della Regione può inoltrare al Presidente del Consiglio una richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza, supportata da un "rapporto di evento", redatto dai tecnici regionali con il supporto di Arpa Piemonte e di altri soggetti esterni (Province, AiPO, ANAS, CNR).

Il rapporto è destinato a documentare, in tempi rapidi, l’accaduto, delimitando il territorio coinvolto e fornendo una stima dell'entità dei danni e delle relative risorse finanziarie necessarie per i ripristini; non rappresenta sistematicamente tutte le situazioni di dissesto né riporta cartografie di dettaglio.

Sulla base dell’istruttoria e della relazione del Dipartimento della Protezione Civile che tiene conto delle risultanze dei sopralluoghi e del rapporto di evento, il Presidente del Consiglio può quindi dichiarare lo stato di emergenza, stabilendo un primo stanziamento delle risorse economiche e la durata.

Il Capo della Protezione Civile, previa intesa con la Regione, emana un’ordinanza con la quale nomina il Commissario delegato e fornisce le indicazioni operative per l’attuazione delle azioni e degli interventi necessari per il superamento dell’emergenza.

A fronte del censimento dei danni e della proposta degli interventi (tipologia e quantificazione economica) effettuati tramite EmeTer, la Regione redige il quadro del fabbisogno, secondo i quattro ordini di urgenza:

  • spese per soccorso e assistenza alla popolazione;
  • interventi di somma urgenza: ripristino della funzionalità di servizi pubblici e infrastrutture di rete strategiche;
  • prime misure economiche di immediato sostegno ai privati e alle attività economiche e produttive;
  • interventi di riduzione del rischio residuo;
  • ripristino di strutture ed infrastrutture pubbliche e private.

Sulla base delle indicazioni del Dipartimento della Protezione Civile il piano degli interventi viene redatto anche per stralci e approvato con ordinanze commissariali.
 

Eventi alluvionali in Piemonte - 2025

Nel corso del 2025 si sono registrati i seguenti eventi:

  • Evento temporalesco del 15-17 aprile 2025
    Sono stati finanziati gli interventi ascrivibili alle lettere a) e b) del Decreto legislativo 1/2018 per far fronte all’autonoma sistemazione degli sfollati e l'assistenza alla popolazione e per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea. I territori interessati riguardano i comuni e la Città metropolitana di Torino e i comuni e le Province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola. Lo stato di emergenza è stato dichiarato il 30 giugno 2025 per una durata di 12 mesi. Si tratta di un evento calamitoso che ha coinvolto un’area molto estesa del territorio piemontese per un totale di 540 comuni. Con Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile (o.c.d.p.c. n. 1154 del 15/07/2025), sono state individuate le modalità di gestione dei materiali litoidi, vegetali e di risulta.  
  • Evento temporalesco 30 giugno 2025 a Bardonecchia
    Sono stati finanziati gli interventi ascrivibili alle lettere a) e b) del Decreto legislativo 1/2018 per far fronte al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea. Il 30 giugno 2025, Bardonecchia è stata colpita da precipitazioni di eccezionale intensità che hanno causato una grave situazione di pericolo per l'incolumità pubblica. Si sono verificate colate detritiche, allagamenti e danni significativi a infrastrutture viarie, edifici pubblici e privati, reti di servizi essenziali e opere di difesa idraulica. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza il 4 settembre 2025 per la durata di dodici mesi. Con Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile (o.c.d.p.c. n. 1162 del 25/09/2025), sono state individuate le modalità di gestione dei materiali litoidi, vegetali e di risulta. Il materiale litoide è stato in parte riutilizzato per realizzare le opere di contenimento dei rio Gerardo in comune di Mattie e Bussoleno e in parte verrà riutilizzato nei comuni limitrofi per realizzare opere pubbliche.
  • Evento temporalesco 21 - 23 settembre 2025
    Il Piemonte è stato interessato da piogge forti e localmente molto forti, con picchi estremi nell'area sud-orientale (Alessandrino) e settentrionale. I valori più elevati sono stati registrati a Pareto (330,8 mm), Ponzone (257,4 mm) e Ovada (238,6 mm). Per quanto riguarda le piene fluviali si è generata una significativa onda di piena del fiume Bormida superando i livelli dell'alluvione dell'ottobre 2024. Numerosi corsi d'acqua del reticolo secondario sono esondati. Le piogge hanno innescato diffusi smottamenti, frane e cedimenti della sede stradale, compromettendo la viabilità comunale e provinciale in oltre 35 comuni. A Spigno Monferrato, l'esondazione del torrente Valla ha causato la morte di una turista travolta da acqua e fango. È stato richiesto lo stato di emergenza il 26 settembre 2025 per la Provincia di Alessandria e nei comuni di Mombaldone e Montabone (Asti). Con nota emessa dal Dipartimento della Protezione Civile il 5 febbraio 2026, è stato comunicato il diniego della richiesta di stato di emergenza avanzata dalla Regione Piemonte.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

La Regione Piemonte, al verificarsi di un evento calamitoso, a seconda della gravità e dell'estensione del territorio coinvolto, può:

Per far fronte alle richieste di pronto intervento e ripristino formulate dagli Enti locali, i Settori Tecnici regionali si mobilitano accertando i danni tramite appositi sopralluoghi, verificandone la rispondenza con i disposti di legge, valutandone l'entità del rischio associato e quantificando l'impegno economico necessario per intervenire sul territorio.

I dati raccolti vengono caricati nel Sistema Informativo di Gestione Emergenze e Territorio (EmeTer), un sistema WebGis che favorisce lo scambio di informazioni e migliora il coordinamento tra le istituzioni locali deputate alla salvaguardia e alla tutela del territorio. Questo strumento consente di raccogliere, aggiornare e gestire in modo integrato le informazioni relative alla componente alfanumerica e cartografica dei danni censiti. Il funzionario incaricato del censimento georiferisce il danno, lo associa all'evento calamitoso  (pioggia, grandine, movimento franoso, etc.), lo descrive (secondo le categorie di danno previste dalla nomenclatura "FloodCat"), indica la tipologia e la quantificazione economica dell’intervento ed individua il rischio associato (basso, medio e alto).

Per ogni danno è possibile associare più categorie di intervento: somma urgenza, urgente, definitivo.

Negli ultimi anni il censimento dei danni con EmeTer è stato esteso anche alle Amministrazioni provinciali e ad AiPO (Agenzia interregionale per il fiume Po), con specifiche istruzioni per la compilazione dei campi.
Tutte le informazioni e i documenti contenuti in EmeTer, compresi eventuali allegati fotografici e ordinanze di somma urgenza, possono essere scaricate attraverso la selezione dei dati con filtri di natura territoriale o temporale.
 

Disciplina e organizzazione degli interventi in dipendenza di calamità naturali (l.r. 38/1978)

Gli interventi finanziabili con la l.r. 38/1978 normalmente si riferiscono a danni puntuali.

Gli interventi vengono tipizzati secondo 3 categorie:

  • interventi di somma urgenza, realizzati entro poco tempo dall'accadimento dell'evento calamitoso;
  • interventi urgenti, di ripristino delle condizioni ex ante e di riduzione del rischio residuo;
  • interventi definitivi, di completamento degli interventi di ripristino.

Gli interventi sono inoltre classificati in base alla tipologia e seguono il seguente criterio di priorità:

  1. puntellamenti, demolizioni e sgomberi ed altri interventi a tutela della pubblica incolumità;
  2. ripristino delle strade comunali, provinciali e vicinali di uso pubblico, essenziali al collegamento degli abitanti ed al funzionamento di importanti attività produttive;
  3. ripristino di acquedotti pubblici, di fognature e di altre opere igieniche nonché interventi atti a prevenire incombenti situazioni di pericolo;
  4. lavori indispensabili ad assicurare la funzionalità delle opere idrauliche di competenza regionale, ove il mancato intervento pregiudichi la pubblica incolumità o la sicurezza di opere pubbliche;
  5. ripristino di edifici, opere ed impianti pubblici rientranti nella competenza regionale, ove ciò sia necessario per la salvaguardia della pubblica incolumità e per garantire la funzionalità dei servizi civili essenziali;
  6. costruzione, installazione e reperimento di ricoveri temporanei per le persone rimaste senza tetto a causa delle calamità;
  7. ripristino dell’agibilità essenziale dei porti lacuali;
  8. indagini, studi e progettazione preliminare inerenti agli interventi a tutela della pubblica incolumità.
     
Richiesta di Stato d'Emergenza - Decreto legislativo 1/2018

Al verificarsi di un evento alluvionale di particolare rilevanza e intensità, che coinvolga significativamente il territorio arrecando danno al patrimonio pubblico, privato, produttivo e agricolo, il Presidente della Regione può inoltrare al Presidente del Consiglio una richiesta per la dichiarazione dello stato di emergenza, supportata da un "rapporto di evento", redatto dai tecnici regionali con il supporto di Arpa Piemonte e di altri soggetti esterni (Province, AiPO, ANAS, CNR).

Il rapporto è destinato a documentare, in tempi rapidi, l’accaduto, delimitando il territorio coinvolto e fornendo una stima dell'entità dei danni e delle relative risorse finanziarie necessarie per i ripristini; non rappresenta sistematicamente tutte le situazioni di dissesto né riporta cartografie di dettaglio.

Sulla base dell’istruttoria e della relazione del Dipartimento della Protezione Civile che tiene conto delle risultanze dei sopralluoghi e del rapporto di evento, il Presidente del Consiglio può quindi dichiarare lo stato di emergenza, stabilendo un primo stanziamento delle risorse economiche e la durata.

Il Capo della Protezione Civile, previa intesa con la Regione, emana un’ordinanza con la quale nomina il Commissario delegato e fornisce le indicazioni operative per l’attuazione delle azioni e degli interventi necessari per il superamento dell’emergenza.

A fronte del censimento dei danni e della proposta degli interventi (tipologia e quantificazione economica) effettuati tramite EmeTer, la Regione redige il quadro del fabbisogno, secondo i quattro ordini di urgenza:

  • spese per soccorso e assistenza alla popolazione;
  • interventi di somma urgenza: ripristino della funzionalità di servizi pubblici e infrastrutture di rete strategiche;
  • prime misure economiche di immediato sostegno ai privati e alle attività economiche e produttive;
  • interventi di riduzione del rischio residuo;
  • ripristino di strutture ed infrastrutture pubbliche e private.

Sulla base delle indicazioni del Dipartimento della Protezione Civile il piano degli interventi viene redatto anche per stralci e approvato con ordinanze commissariali.
 

Eventi alluvionali in Piemonte - 2025

Nel corso del 2025 si sono registrati i seguenti eventi:

  • Evento temporalesco del 15-17 aprile 2025
    Sono stati finanziati gli interventi ascrivibili alle lettere a) e b) del Decreto legislativo 1/2018 per far fronte all’autonoma sistemazione degli sfollati e l'assistenza alla popolazione e per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea. I territori interessati riguardano i comuni e la Città metropolitana di Torino e i comuni e le Province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola. Lo stato di emergenza è stato dichiarato il 30 giugno 2025 per una durata di 12 mesi. Si tratta di un evento calamitoso che ha coinvolto un’area molto estesa del territorio piemontese per un totale di 540 comuni. Con Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile (o.c.d.p.c. n. 1154 del 15/07/2025), sono state individuate le modalità di gestione dei materiali litoidi, vegetali e di risulta.  
  • Evento temporalesco 30 giugno 2025 a Bardonecchia
    Sono stati finanziati gli interventi ascrivibili alle lettere a) e b) del Decreto legislativo 1/2018 per far fronte al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, attività di gestione dei rifiuti, delle macerie, del materiale vegetale o alluvionale o delle terre e rocce da scavo prodotti dagli eventi e misure volte a garantire la continuità amministrativa nei comuni e territori interessati, anche mediante interventi di natura temporanea. Il 30 giugno 2025, Bardonecchia è stata colpita da precipitazioni di eccezionale intensità che hanno causato una grave situazione di pericolo per l'incolumità pubblica. Si sono verificate colate detritiche, allagamenti e danni significativi a infrastrutture viarie, edifici pubblici e privati, reti di servizi essenziali e opere di difesa idraulica. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza il 4 settembre 2025 per la durata di dodici mesi. Con Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile (o.c.d.p.c. n. 1162 del 25/09/2025), sono state individuate le modalità di gestione dei materiali litoidi, vegetali e di risulta. Il materiale litoide è stato in parte riutilizzato per realizzare le opere di contenimento dei rio Gerardo in comune di Mattie e Bussoleno e in parte verrà riutilizzato nei comuni limitrofi per realizzare opere pubbliche.
  • Evento temporalesco 21 - 23 settembre 2025
    Il Piemonte è stato interessato da piogge forti e localmente molto forti, con picchi estremi nell'area sud-orientale (Alessandrino) e settentrionale. I valori più elevati sono stati registrati a Pareto (330,8 mm), Ponzone (257,4 mm) e Ovada (238,6 mm). Per quanto riguarda le piene fluviali si è generata una significativa onda di piena del fiume Bormida superando i livelli dell'alluvione dell'ottobre 2024. Numerosi corsi d'acqua del reticolo secondario sono esondati. Le piogge hanno innescato diffusi smottamenti, frane e cedimenti della sede stradale, compromettendo la viabilità comunale e provinciale in oltre 35 comuni. A Spigno Monferrato, l'esondazione del torrente Valla ha causato la morte di una turista travolta da acqua e fango. È stato richiesto lo stato di emergenza il 26 settembre 2025 per la Provincia di Alessandria e nei comuni di Mombaldone e Montabone (Asti). Con nota emessa dal Dipartimento della Protezione Civile il 5 febbraio 2026, è stato comunicato il diniego della richiesta di stato di emergenza avanzata dalla Regione Piemonte.

 

Anno
2026

Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS)

Il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS) è lo strumento tramite il quale le Regioni rendono disponibili, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), all’ISPRA e all’Autorità di Distretto competente per il territorio regionale, le informazioni sui progetti di mitigazione del rischio che la Regione intende attuare con i fondi nazionali a disposizione.

Il DPCM 27 settembre 2021 introduce importanti novità come quella relativa all’attribuzione del punteggio dell’intervento a valle di una valutazione a cura dell’Autorità di Distretto (con il precedente DPCM il punteggio veniva attribuito al momento della validazione regionale). Il Decreto fissa, inoltre, i termini per la valutazione da parte dell’Autorità di Distretto ed introduce la classificazione IFFI o FLOODCat, per gli interventi dovuti ad eventi calamitosi recenti; richiede una relazione di compatibilità con la pianificazione di bacino in cui siano illustrati gli effetti indotti dall’opera nel contesto fisico-ambientale di riferimento e come le opere previste nel progetto incidano sulla mitigazione o riduzione della pericolosità o del rischio idraulico e idrogeologico. Il DPCM ha introdotto infine la relazione circa l’interazione tra le opere proposte (o individuate) e i fenomeni di degrado degli ecosistemi fluviali e degli habitat riparali, al fine di impedire o minimizzare il deterioramento dei corpi idrici, come riportato all’art. 4 della Direttiva Acque (DIR/2000/60/CE).

I principali criteri che sono alla base della formazione della graduatoria sono il numero delle persone esposte al rischio diretto, i beni esposti a rischio grave, la riduzione del numero di persone a rischio a seguito della realizzazione dell’intervento.

Programmazione attivata

Nel corso del 2025 sono state attivate due programmazioni:

1) è stata avviata dal MASE la procedura per la definizione della programmazione 2025 di interventi di carattere preventivo a valere sui fondi di bilancio del Ministero; la Regione, secondo le linee programmatiche comunicate dal Ministero, ha proposto 12 nuovi interventi e l’integrazione finanziaria di un intervento precedentemente programmato, per un importo complessivo di 25,03 M€; i nuovi 12 interventi sono così suddivisi

  • 6 interventi per dissesti idraulici per un importo di 16,37 M€;
  • 6 interventi per dissesti di versante per un importo di 10,11 M€.

Gli interventi sono stati finanziati dal MASE e gestiti a cura del Commissario di Governo.

2) è stata definita la programmazione regionale ai sensi della Legge Regionale n. 54 del 1975 con la quale, a partire dal 2017, vengono erogati contributi ai Comuni per realizzare interventi di manutenzione idraulica sul reticolo idrografico minore. Il programma avviato, il cui valore è di 3 M€, prevede la realizzazione di n. 92 nuovi interventi di ricalibratura degli alvei, taglio piante, ripristino funzionale di opere idrauliche preesistenti.

Le anzidette misure, tendenti alla mitigazione e riduzione del rischio, appaiono comunque insufficienti rispetto ai reali bisogni che emergono dal territorio al continuo manifestarsi di dissesti naturali. Ciò emerge, in particolare, se si confronta il valore dei danni conseguenti agli eventi alluvionali ed il valore degli stanziamenti per la prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Nell’ottica di raggiungere una migliore efficacia degli stanziamenti pubblici contro il dissesto, non viene in soccorso la sovrabbondante produzione normativa, prevalentemente di derivazione comunitaria, relativa alle fasi di gestione delle opere pubbliche e dei fondi. Questa, infatti, rallenta notevolmente la realizzazione degli interventi; sarebbe necessario semplificare realmente i flussi decisionali e le procedure per poter ridurre il tempo che oggi intercorre tra la pianificazione, il finanziamento e la conclusione dell’intervento.
 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS) è lo strumento tramite il quale le Regioni rendono disponibili, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), all’ISPRA e all’Autorità di Distretto competente per il territorio regionale, le informazioni sui progetti di mitigazione del rischio che la Regione intende attuare con i fondi nazionali a disposizione.

Il DPCM 27 settembre 2021 introduce importanti novità come quella relativa all’attribuzione del punteggio dell’intervento a valle di una valutazione a cura dell’Autorità di Distretto (con il precedente DPCM il punteggio veniva attribuito al momento della validazione regionale). Il Decreto fissa, inoltre, i termini per la valutazione da parte dell’Autorità di Distretto ed introduce la classificazione IFFI o FLOODCat, per gli interventi dovuti ad eventi calamitosi recenti; richiede una relazione di compatibilità con la pianificazione di bacino in cui siano illustrati gli effetti indotti dall’opera nel contesto fisico-ambientale di riferimento e come le opere previste nel progetto incidano sulla mitigazione o riduzione della pericolosità o del rischio idraulico e idrogeologico. Il DPCM ha introdotto infine la relazione circa l’interazione tra le opere proposte (o individuate) e i fenomeni di degrado degli ecosistemi fluviali e degli habitat riparali, al fine di impedire o minimizzare il deterioramento dei corpi idrici, come riportato all’art. 4 della Direttiva Acque (DIR/2000/60/CE).

I principali criteri che sono alla base della formazione della graduatoria sono il numero delle persone esposte al rischio diretto, i beni esposti a rischio grave, la riduzione del numero di persone a rischio a seguito della realizzazione dell’intervento.

Programmazione attivata

Nel corso del 2025 sono state attivate due programmazioni:

1) è stata avviata dal MASE la procedura per la definizione della programmazione 2025 di interventi di carattere preventivo a valere sui fondi di bilancio del Ministero; la Regione, secondo le linee programmatiche comunicate dal Ministero, ha proposto 12 nuovi interventi e l’integrazione finanziaria di un intervento precedentemente programmato, per un importo complessivo di 25,03 M€; i nuovi 12 interventi sono così suddivisi

  • 6 interventi per dissesti idraulici per un importo di 16,37 M€;
  • 6 interventi per dissesti di versante per un importo di 10,11 M€.

Gli interventi sono stati finanziati dal MASE e gestiti a cura del Commissario di Governo.

2) è stata definita la programmazione regionale ai sensi della Legge Regionale n. 54 del 1975 con la quale, a partire dal 2017, vengono erogati contributi ai Comuni per realizzare interventi di manutenzione idraulica sul reticolo idrografico minore. Il programma avviato, il cui valore è di 3 M€, prevede la realizzazione di n. 92 nuovi interventi di ricalibratura degli alvei, taglio piante, ripristino funzionale di opere idrauliche preesistenti.

Le anzidette misure, tendenti alla mitigazione e riduzione del rischio, appaiono comunque insufficienti rispetto ai reali bisogni che emergono dal territorio al continuo manifestarsi di dissesti naturali. Ciò emerge, in particolare, se si confronta il valore dei danni conseguenti agli eventi alluvionali ed il valore degli stanziamenti per la prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Nell’ottica di raggiungere una migliore efficacia degli stanziamenti pubblici contro il dissesto, non viene in soccorso la sovrabbondante produzione normativa, prevalentemente di derivazione comunitaria, relativa alle fasi di gestione delle opere pubbliche e dei fondi. Questa, infatti, rallenta notevolmente la realizzazione degli interventi; sarebbe necessario semplificare realmente i flussi decisionali e le procedure per poter ridurre il tempo che oggi intercorre tra la pianificazione, il finanziamento e la conclusione dell’intervento.
 

Anno
2026

Strategia Regionale per i Cambiamenti Climatici (SRCC)

Anno
2026

La Strategia regionale sul Cambiamento climatico (SRCC), in attuazione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile (SRSvS), è costruita come uno strumento di orientamento delle diverse politiche regionali che, ciascuna con le proprie specificità, devono contribuire alla mitigazione e all’adattamento ai nuovi scenari che il nostro territorio affronta e affronterà per via del cambiamento climatico: dalla sanità alla pianificazione del territorio, dall’agricoltura ai trasporti, dalla qualità dell’aria alla gestione della risorsa acqua, etc.

La finalità della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico è quella di indirizzare l’azione amministrativa e politica regionale per contrastare il cambiamento climatico e far fronte alle sue conseguenze, minimizzando gli effetti negativi e, ove possibile, sfruttarne le opportunità.

La Regione persegue, infatti, l’obiettivo del contenimento del cambiamento climatico, sia attraverso la diminuzione delle emissioni di gas climalteranti, sia tramite il sequestro del carbonio (mitigazione) e dell’incremento della resilienza dall’altra, per aumentare la capacità adattativa, ridurre la vulnerabilità e diminuire l’esposizione delle persone, dei beni e del capitale naturale al rischio climatico (adattamento).

Il Documento di indirizzo - Verso la Strategia regionale sul Cambiamento Climatico ha fornito i primi indirizzi per la stesura della SRCC, definendo scopo, struttura, finalità e obiettivi del documento che sancirà in modo inequivocabile l’impegno del Piemonte nel contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica al 2050 come indicato dalla Commissione Europea. 


 

Il primo stralcio della SRCC è denominato Strategia regionale sul Cambiamento Climatico - 1° STRALCIO ed è articolato secondo le seguenti componenti:

  • la conoscenza oggi e in futuro del cambiamento climatico in Piemonte
  • la metodologia per la definizione delle Misure Tematiche territorializzate
  • la salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche
  • gli strumenti per la corretta gestione ambientale ed energetica di sistemi, organizzazioni e territori – Carbon Footprint.

L’elaborazione della metodologia per la definizione delle Misure Tematiche e la Salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche costituiscono il risultato della Borsa di Ricerca per i giovani Talenti (Bando “Talenti della società civile 2019” sostenuto dalla Fondazione Giovanni Goria di Asti) “Conoscenze e ricadute ambientali del cambiamento climatico in Piemonte per la costruzione della Strategia regionale”.

Osservatorio Regionale sul Cambiamento Climatico

L’Osservatorio regionale sul Clima è il dispositivo volto al potenziamento della conoscenza e degli strumenti di supporto per le istituzioni e per altri soggetti in relazione alla mitigazione e all’adattamento ai Cambiamenti Climatici.

L’Osservatorio regionale sul clima ha carattere tecnico, assolve a una serie di funzioni complesse e interagenti fra loro per garantire il potenziamento e la condivisione della conoscenza, la definizione di strumenti di supporto alle istituzioni per la redazione di piani e progetti per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, un’efficace comunicazione e informazione per accrescere la consapevolezza pubblica rispetto ai cambiamenti climatici, il coinvolgimento attivo dei cittadini, imprese, istituzioni e media e deve prevedere il coinvolgimento attivo dei principali soggetti istituzionali della ricerca e della conoscenza piemontesi.

Nel corso del  2025 si sono perfezionati gli adempimenti (D.G.R. n. 9-1533 del 8/09/2025) per l’attivazione dell’Osservatorio sul cambiamento climatico della Regione Piemonte disciplinandone la composizione, il funzionamento e la sua articolazione su tre livelli: Comitato di indirizzo, Gruppo Tecnico Scientifico e Segretariato Tecnico, promuovendo il coinvolgimento attivo dei principali soggetti istituzionali della ricerca e della conoscenza piemontesi, tra i quali ARPA Piemonte, IRES Piemonte e gli Atenei piemontesi che con le loro conoscenze ed expertise possono garantire un concreto contributo agli obiettivi della struttura.

Con successiva provvedimenti, sulla base dei riscontri pervenuti da parte degli enti individuati, è stato costituito l’Osservatorio, provvedendo alla nomina dei componenti delle sue varie articolazioni e convocando i primi incontri operativi per l’individuazione delle priorità di azione.

Informazioni e risorse aggiuntive

Deliberazione della Giunta Regionale 3 luglio 2017, n. 24-5295 Disposizioni per la predisposizione e la realizzazione della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici quale attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile di cui alla deliberazione CIPE n. 57/2002 e all'articolo 3, comma 2 della legge 221/2015. 

Deliberazione della Giunta Regionale 27 novembre 2020, n. 66-2411Schema di Deliberazione comunale per l’adesione al Patto dei Sindaci – Europa. PAES congiunto (impegno collettivo)

Deliberazione della Giunta Regionale 18 febbraio 2022, n. 23-4671 L. 221/2015. D.G.R. 24-5295 del 3 luglio 2017. Strategia regionale sul Cambiamento Climatico. Approvazione Primo stralcio e disposizioni sull'elaborazione delle politiche regionali. 

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/cambiamento-climatico

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Clima/Energia

Mappatura delle coperture in cemento amianto

Anno
2026

Dal 2013 Arpa Piemonte e Regione Piemonte sono impegnate nella mappatura delle coperture potenzialmente contenenti amianto.

L'attività è stata avviata attraverso una prima mappatura speditiva realizzata attraverso tecniche di telerilevamento, basate sull’uso combinato delle bande del visibile e dell’infrarosso vicino, delle ortoimmagini prodotte dalla Regione Piemonte con voli del 2009 e 2010.

Nel 2020 la mappatura speditiva fino ad allora realizzata per il riconoscimento e la classificazione delle coperture in cemento amianto è stata integrata con nuovi metodi di analisi di immagine basati su deep learning con reti neurali. Per l’addestramento del modello su base multitemporale sono state utilizzate tutte le ortoimmagini disponibili su scala regionale nel periodo di riferimento ed in particolare le riprese del volo regionale ICE del 2010, le riprese AGEA 2015, 2018 e le allora più recenti immagini disponibili sul territorio regionale del servizio Google Maps (date variabili 2018-2020, "Map data © 2018,2019,2020 Google").

Sulla base della mappatura speditiva sono stati organizzati i sopralluoghi e le verifiche in situ da parte dei tecnici di Arpa Piemonte finalizzati ad accertare i casi di presenza id cemento amianto.

I risultati delle verifiche sono pubblicati dal 2014 sul Portale amianto in Piemonte, sezione "amianto antropico", e sono aggiornati quotidianamente, man mano che procedono i controlli.

 

Home page portale amianto in Piemonte - Fonte Geoportale Arpa Piemonte

Allo scopo di offrire ai cittadini il quadro conoscitivo più esaustivo dell'indagine condotta in Piemonte, da oggi la sezione dell'"amianto antropico" è stata arricchita della mappatura speditiva che si va ad aggiungere all'informazione fino ad ora presente sul geoportale ovvero i risultati dei controlli in situ.

Nella mappa sono dunque rappresentati anche i casi individuati da telerilevamento, grazie anche all'integrazione con innovative tecniche di deep learning con reti neurali.

Siti sui quali verificare la presenza di amianto nelle coperture - Fonte Arpa Piemonte

A fine 2025 risultano presenti nel database circa 12567 coperture bonificate e 56873 coperture con potenziale presenza di cemento amianto o parzialmente bonificate, per un totale di oltre 70000 controlli effettuati.

Per i punti individuati da telerilevamento e ancora da sottoporre a verifica, si fa presente che si riferiscono allo stato di fatto del 2018 e pertanto nel periodo successivo potrebbero essere stati bonificati.

L'avanzamento delle verifiche eseguite dall'Arpa è disponibile in tempo reale nel Portale amianto in Piemonte, nella sezione "Amianto antropico - indicatori".

Indicatori dell'avanzamento della mappatura dell'amianto antropico - Fonte Arpa Piemonte

Dalla sezione "Open data" del portale dell'amianto è possibile accedere anche allo scarico dei dati, alla metadocumentazione e ai servizi interoperabili pubblicati secondo i protocolli WMS e WFS.

Mappatura dei manufatti diversi dalle coperture

Per quanto riguarda la mappatura di manufatti diversi dalle coperture, lo strumento di rilevazione è costituito dalle comunicazioni previste dall'art. 9 della L.R. 30/2008 e specificate dalla D.G.R. 29 dicembre 2016, n. 58-4532.

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Redazione RSA