Redazione RSA

V2 - Informazione e Comunicazione

Anno
2026

Obiettivo: accompagnare e rinforzare il cambiamento culturale necessario per garantire la transizione verso lo sviluppo sostenibile.

La transizione verso uno sviluppo durevole è una vera e propria missione. E una missione, se non viene comunicata, non raggiunge il suo obiettivo. Occorre, quindi, da un lato, rendere la cittadinanza consapevole del cambio di paradigma necessario da un modello di vita di economia lineare a uno circolare e, dall’altro, effettuare ascolto attivo e garantire la partecipazione del territorio al cambiamento. La comunicazione deve consolidare la prospettiva della sostenibilità e la SRSvS quali quadro di riferimento per lo sviluppo futuro per le comunità del Piemonte, anche utilizzando linguaggi innovativi che consentano di raggiungere ogni interlocutore in grado di contribuire al processo di transizione. Come istituzione di governo del territorio la Regione ha il compito di coinvolgere cittadini e stakeholder ma anche di sensibilizzare gli altri enti, perché adottino e operino secondo pratiche, norme e processi che possano rendere non solo preferibile ma conveniente l’essere sostenibili. Considerata la trasversalità del tema e delle sue competenze, la Regione Piemonte non può non agire come un vero e proprio promotore della cultura della sostenibilità a 360 gradi, integrando possibilità e necessità, creando un circolo virtuoso tra domanda e offerta di servizi pubblici sostenibili e capacità produttive, finalizzato a generare un modello di vita equilibrato e che cresce insieme al territorio. Ma comunicare la sostenibilità significa soprattutto stimolare a viverla. In questo sostenibilità e comunicazione sono perfettamente integrate, complementari e sinergiche, dovendo la comunicazione essere lo strumento principale per svolgere l’attività di engagement (cittadini, imprese, associazioni, scuole, altri Enti ecc.), coinvolgendoli preventivamente nel processo di programmazione, sviluppando la conoscenza e la consapevolezza e di conseguenza il ruolo attivo che gli interlocutori possono esercitare e informandoli successivamente delle opportunità rese disponibili per ciascuna categoria. La comunicazione diventa quindi un supporto strategico e un’azione trasversale della Strategia, sia per il coinvolgimento di tutti gli attori, sia per produrre il cambiamento culturale e di attenzione alla sostenibilità che potenzialmente può determinare la modificazione dei comportamenti di cittadini, istituzioni e imprese e generare un impatto positivo e durevole sul territorio e sul sistema socio-economico piemontese. Compito principale della comunicazione è quello di favorire il dialogo aperto e continuativo con gli stakeholder e di tradurre in messaggi chiari e semplici la visione strategica e le azioni di coordinamento e di governance che la Regione Piemonte sta attuando “verso un presente sostenibile”.

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v2
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V1 - Sistema delle Conoscenze

Anno
2026

Obiettivo: consolidare un Sistema di conoscenza comune per leggere la posizione e l’impegno del Piemonte verso lo sviluppo sostenibile e supportare la costruzione di politiche integrate.

La costruzione e il consolidamento di un Sistema della conoscenza integrato deve permettere la lettura della complessità e della trasversalità che caratterizzano i processi di sviluppo sostenibile, attraverso il potenziamento degli strumenti di conoscenza già a disposizione. Partendo dagli strumenti di conoscenza delle dinamiche ambientali, sociali ed economiche piemontesi oggi presenti, la Strategia prevede il loro potenziamento e la loro curvatura in relazione agli obiettivi della sostenibilità. 

Il Sistema di conoscenza, che costituisce il riferimento per leggere e conoscere la posizione e l’impegno del Piemonte verso lo sviluppo sostenibile e supportare la costruzione di politiche integrate, si basa sulla stretta connessione tra Relazione Stato Ambiente, Relazione annuale sull’andamento socio-economico e territoriale e Annuario statistico regionale del Piemonte, nonché sviluppando uno Strumento per il monitoraggio della Strategia, costruito a partire dalla collaborazione della Regione con Ires e Arpa Piemonte. È necessario tradurre i principi e gli obiettivi dei 17 Goals del Millennio nella realtà piemontese conoscendone profondamente dinamiche, criticità, opportunità e valori. 

Se il Piemonte deve rappresentarsi rispetto alla sostenibilità, occorre presentare e strutturare la conoscenza secondo questa chiave di lettura e fare in modo che diventi patrimonio comune di tutti coloro che con le proprie politiche e azioni agiscono sul territorio. La conoscenza non può non far riferimento alle pratiche e conoscenze dei territori.

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Infrastrutture verdi

Le Infrastrutture Verdi, secondo la definizione dell’Unione Europea, sono:

"una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine. Sulla terraferma, le infrastrutture verdi sono presenti in un contesto rurale e urbano".
- EU Green Infrastructure Strategy Bruxelles, 6.5.2013 COM(2013)

Nell'UE le infrastrutture verdi comprendono, oltre ai siti Natura 2000 e alle aree protette, ecosistemi sani ed aree ad elevato valore naturalistico al di fuori delle aree protette, elementi del paesaggio naturale, elementi artificiali, zone multifunzionali, aree in cui mettere in atto misure per migliorare la qualità ecologica generale e la permeabilità del paesaggio, elementi urbani che ospitano la biodiversità e che permettono agli ecosistemi di funzionare ed erogare i propri servizi.
(Commissione Europea, KH-32-10-314-ITC)

Obiettivi principali delle infrastrutture verdi:

  • rafforzare la funzionalità degli ecosistemi aumentando la loro resilienza affinché forniscano costantemente beni e servizi;
  • arginare la perdita di biodiversità aumentando la connettività tra aree naturali esistenti, migliorando la permeabilità del paesaggio;
  • mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita dell’uomo (nel campo della sanità, del turismo, di opportunità di green economy, della conservazione del patrimonio storico e culturale).

La Strategia europea delle Infrastrutture Verdi nasce dall'acquisita consapevolezza che la società umana dipende dai benefici prodotti dalla natura, cioè dai Servizi Ecosistemici, definiti dal Millennium Ecosystem Assessment (2005) come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
Il concetto di “servizio ecosistemico” è di fondamentale importanza per comprendere le molteplici interazioni fra uomo e ambiente. In particolare, questo concetto si basa sull’assunzione che il benessere umano sia indissolubilmente connesso alla presenza di ecosistemi in salute.

Il Millennium Ecosystem Assessment li classifica in quattro categorie:

  1. Supporto alla vita (Supporting): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici; forniscono i “servizi basilari” come l’habitat, la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria.
  2. Regolazione (Regulating): oltre al mantenimento della salute e del funzionamento degli ecosistemi, le funzioni regolative raccolgono molti altri servizi che comportano benefici diretti e indiretti per l’uomo come la regolazione del clima e delle maree, il riciclo dei rifiuti, la depurazione dell’acqua, l’impollinazione, l’immagazzinamento della CO2, la prevenzione dell’erosione.
  3. Approvvigionamento (Provisioning): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi di fornitura di risorse che gli ecosistemi naturali e semi-naturali producono; sono associati alla creazione di prodotti tangibili, come cibo, acqua potabile, fibre, sostanze biochimiche e risorse genetiche.
  4. Culturali (Cultural): riguardano lo sviluppo sociale, intellettuale e spirituale; come esseri umani, riceviamo dalla natura anche benefici non materiali, come arricchimento spirituale, sviluppo cognitivo, esperienze ricreative ed estetiche.

Le Infrastrutture Verdi consentono ad ecosistemi sani di rafforzare la propria funzionalità affinché forniscano costantemente beni e servizi, aumentando la resilienza e riducendo le vulnerabilità dei paesaggi, e sono in grado di produrre Servizi Ecosistemici anche all’interno dei paesaggi antropici (agricoli e/o urbani).

Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali e possono fornire un’ampia gamma di servizi contemporaneamente.
La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell’ecosistema: ogni ambito territoriale è caratterizzato da processi e funzioni ecologiche che forniscono benefici insostituibili (diretti o indiretti) alle popolazioni e concorrono a mantenere la funzionalità e la qualità ecologica dei sistemi paesistico-ambientali.

I benefici che questi processi erogano naturalmente, spesso per il solo fatto di esistere, sono un supporto insostituibile alla qualità di vita delle popolazioni e sono fattori di base per uno sviluppo economico durevole.
Una buona dotazione di servizi ecosistemici aumenta la “ricchezza” pro-capite in termini di Capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità della vita e le attività economiche dipendono, in larga misura dagli ecosistemi e dai benefici e servizi che questi forniscono.

Tutti questi benefici vengono però usati come se la loro offerta fosse pressoché illimitata e trattati come beni gratuiti il cui vero valore non è pienamente riconosciuto e apprezzato. 

Un tentativo per superare il mancato riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici viene dalla L. n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. All’art. 70 è prevista, infatti, l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), definito quale remunerazione di una quota di valore aggiunto derivante, secondo meccanismi di carattere negoziale, dalla trasformazione dei servizi ecosistemici e ambientali in prodotti di mercato, nella logica della transazione diretta tra consumatore e produttore, ferma restando la salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene.

Le Infrastrutture Verdi, infine, si compongono di Nature Based Solutions (NBS): soluzioni ispirate e basate sulla ricostruzione di processi della natura, come per esempio la capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il flusso dell’acqua; si caratterizzano a seconda del paesaggio e dei Servizi Ecosistemici erogati; sono convenienti in termini di costi e al contempo forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire resilienza dei territori. 
Componente fondamentale delle NBS è la vegetazione.
Alle NBS viene affidato il compito di disegnare gli spazi verdi del futuro, generare connessioni sociali e valori culturali che questi spazi sono in grado di creare e trasmettere attraverso la loro resilienza e la capacità di fornire servizi. Non è sufficiente, infatti, l’uso di elementi naturali o piante, ma è necessario l’innesco di processi naturali, il più possibile spontanei, grazie a scelte progettuali adatte ai luoghi, costruite in modo da “copiare” e innescare processi spontanei con il minor apporto possibile di energia. Sono, quindi, tecniche sostenibili, durevoli nel tempo, efficaci per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, per la transizione ecologica e, al contrario delle infrastrutture grigie che cominciano a degradarsi appena ultimate, le NBS ben progettate e realizzate, nel tempo si sviluppano e migliorano in aspetto e prestazioni.

Al link di seguito indicato è possibile consultare un Abaco delle Nature Based Solutions.
https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2022-12/GBI_GUIDA_appr7_Abaco.pdf

 

I progetti europei sul tema infrastrutture verdi

 

Il Progetto LOS_DAMA! - Landscape and Open Space Development in Alpine Metropolitan Areas (2016 – 2019), finanziato dal Programma Alpine Space, si è posto l’obiettivo di comprendere, gestire e valorizzare i paesaggi periurbani e il loro patrimonio naturale e culturale quale parte integrante della rete di infrastrutture verdi dell’intero territorio di Spazio Alpino.  

Il progetto pilota della Regione Piemonte si è focalizzato sulla governance dei paesaggi periurbani della Corona Verde nella città metropolitana di Torino.

In questa occasione è stata impostata e testata una metodologia di analisi e valutazione ambientale e paesaggistica idonea a mettere in luce i problemi (Vulnerabilità), le opportunità (Resilienza) del territorio e le risposte possibili in termini di benefici (Servizi Ecosistemici) erogati dalle Infrastrutture Verdi e Blu. Il tutto in un processo partecipativo finalizzato a dare concretezza e continuità alle strategie, affiancato dalla valutazione economica dei benefici indotti dalle proposte di scenario scaturite dall’incontro tra tecnici e stakeholders.

In questi termini, le Infrastrutture Verdi giocano un ruolo cruciale nel mantenimento degli equilibri e nel funzionamento del paesaggio, e rappresentano soluzioni sostenibili su cui fondare un modello operativo e nuove economie in grado di dare una risposta alle sfide del futuro.

La metodologia si avvale delle conoscenze derivate dell’economia ambientale, disciplina che permette di far dialogare le istanze ambientali e quelle economiche, in grado di originare output effettivamente sostenibili e concretamente attuabili. Per questo LOS_DAMA! ha previsto un processo di confronto e coinvolgimento continuo degli stakeholders locali, passaggio di assoluta importanza per la costruzione di mappe dei valori condivisi del territorio, alla base della definizione delle missioni di pianificazione.

Blue Green City - Blue and Green Infrastructure for Sustainable Cities (2019 – 2023), finanziato dal Programma di cooperazione territoriale Interreg Europe, si è posto lobiettivo di promuovere le Infrastrutture verdi e blu come componente essenziale e parte integrante della strategia di tutela del patrimonio naturale locale e regionale, evidenziando la necessità che le Infrastrutture verdi e blu diventino parte integrante della pianificazione territoriale. 


Fra i risultati del progetto Blue Green City, in ottica di contribuire a migliorare lo strumento programmatico regionale del PR-FESR e di favorire l'integrazione delle Infrastrutture verdi e blu nella pianificazione territoriale regionale, sono state realizzate le Linee Guida per la pianificazione sostenibile delle Infrastrutture Verdi e Blu  per le aree urbane e periurbane della regione, un manuale per supportare policy maker, tecnici pubblici e privati nella pianificazione delle IVB e nella scelta delle Nature Based Solutions (NBS) e le Raccomandazioni per il Programma Regionale a valere sui fondi FESR 2021-2027 al fine di definire obiettivi, contenuti e criteri dei bandi per il finanziamento delle IVB e delle NBS. 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Le Infrastrutture Verdi, secondo la definizione dell’Unione Europea, sono:

"una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici. Ne fanno parte gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine. Sulla terraferma, le infrastrutture verdi sono presenti in un contesto rurale e urbano".
- EU Green Infrastructure Strategy Bruxelles, 6.5.2013 COM(2013)

Nell'UE le infrastrutture verdi comprendono, oltre ai siti Natura 2000 e alle aree protette, ecosistemi sani ed aree ad elevato valore naturalistico al di fuori delle aree protette, elementi del paesaggio naturale, elementi artificiali, zone multifunzionali, aree in cui mettere in atto misure per migliorare la qualità ecologica generale e la permeabilità del paesaggio, elementi urbani che ospitano la biodiversità e che permettono agli ecosistemi di funzionare ed erogare i propri servizi.
(Commissione Europea, KH-32-10-314-ITC)

Obiettivi principali delle infrastrutture verdi:

  • rafforzare la funzionalità degli ecosistemi aumentando la loro resilienza affinché forniscano costantemente beni e servizi;
  • arginare la perdita di biodiversità aumentando la connettività tra aree naturali esistenti, migliorando la permeabilità del paesaggio;
  • mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita dell’uomo (nel campo della sanità, del turismo, di opportunità di green economy, della conservazione del patrimonio storico e culturale).

La Strategia europea delle Infrastrutture Verdi nasce dall'acquisita consapevolezza che la società umana dipende dai benefici prodotti dalla natura, cioè dai Servizi Ecosistemici, definiti dal Millennium Ecosystem Assessment (2005) come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”.
Il concetto di “servizio ecosistemico” è di fondamentale importanza per comprendere le molteplici interazioni fra uomo e ambiente. In particolare, questo concetto si basa sull’assunzione che il benessere umano sia indissolubilmente connesso alla presenza di ecosistemi in salute.

Il Millennium Ecosystem Assessment li classifica in quattro categorie:

  1. Supporto alla vita (Supporting): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici; forniscono i “servizi basilari” come l’habitat, la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria.
  2. Regolazione (Regulating): oltre al mantenimento della salute e del funzionamento degli ecosistemi, le funzioni regolative raccolgono molti altri servizi che comportano benefici diretti e indiretti per l’uomo come la regolazione del clima e delle maree, il riciclo dei rifiuti, la depurazione dell’acqua, l’impollinazione, l’immagazzinamento della CO2, la prevenzione dell’erosione.
  3. Approvvigionamento (Provisioning): queste funzioni raccolgono tutti quei servizi di fornitura di risorse che gli ecosistemi naturali e semi-naturali producono; sono associati alla creazione di prodotti tangibili, come cibo, acqua potabile, fibre, sostanze biochimiche e risorse genetiche.
  4. Culturali (Cultural): riguardano lo sviluppo sociale, intellettuale e spirituale; come esseri umani, riceviamo dalla natura anche benefici non materiali, come arricchimento spirituale, sviluppo cognitivo, esperienze ricreative ed estetiche.

Le Infrastrutture Verdi consentono ad ecosistemi sani di rafforzare la propria funzionalità affinché forniscano costantemente beni e servizi, aumentando la resilienza e riducendo le vulnerabilità dei paesaggi, e sono in grado di produrre Servizi Ecosistemici anche all’interno dei paesaggi antropici (agricoli e/o urbani).

Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali e possono fornire un’ampia gamma di servizi contemporaneamente.
La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell’ecosistema: ogni ambito territoriale è caratterizzato da processi e funzioni ecologiche che forniscono benefici insostituibili (diretti o indiretti) alle popolazioni e concorrono a mantenere la funzionalità e la qualità ecologica dei sistemi paesistico-ambientali.

I benefici che questi processi erogano naturalmente, spesso per il solo fatto di esistere, sono un supporto insostituibile alla qualità di vita delle popolazioni e sono fattori di base per uno sviluppo economico durevole.
Una buona dotazione di servizi ecosistemici aumenta la “ricchezza” pro-capite in termini di Capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità della vita e le attività economiche dipendono, in larga misura dagli ecosistemi e dai benefici e servizi che questi forniscono.

Tutti questi benefici vengono però usati come se la loro offerta fosse pressoché illimitata e trattati come beni gratuiti il cui vero valore non è pienamente riconosciuto e apprezzato. 

Un tentativo per superare il mancato riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici viene dalla L. n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”. All’art. 70 è prevista, infatti, l’introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), definito quale remunerazione di una quota di valore aggiunto derivante, secondo meccanismi di carattere negoziale, dalla trasformazione dei servizi ecosistemici e ambientali in prodotti di mercato, nella logica della transazione diretta tra consumatore e produttore, ferma restando la salvaguardia nel tempo della funzione collettiva del bene.

Le Infrastrutture Verdi, infine, si compongono di Nature Based Solutions (NBS): soluzioni ispirate e basate sulla ricostruzione di processi della natura, come per esempio la capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il flusso dell’acqua; si caratterizzano a seconda del paesaggio e dei Servizi Ecosistemici erogati; sono convenienti in termini di costi e al contempo forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire resilienza dei territori. 
Componente fondamentale delle NBS è la vegetazione.
Alle NBS viene affidato il compito di disegnare gli spazi verdi del futuro, generare connessioni sociali e valori culturali che questi spazi sono in grado di creare e trasmettere attraverso la loro resilienza e la capacità di fornire servizi. Non è sufficiente, infatti, l’uso di elementi naturali o piante, ma è necessario l’innesco di processi naturali, il più possibile spontanei, grazie a scelte progettuali adatte ai luoghi, costruite in modo da “copiare” e innescare processi spontanei con il minor apporto possibile di energia. Sono, quindi, tecniche sostenibili, durevoli nel tempo, efficaci per l’adattamento ai Cambiamenti Climatici, per la transizione ecologica e, al contrario delle infrastrutture grigie che cominciano a degradarsi appena ultimate, le NBS ben progettate e realizzate, nel tempo si sviluppano e migliorano in aspetto e prestazioni.

Al link di seguito indicato è possibile consultare un Abaco delle Nature Based Solutions.
https://www.regione.piemonte.it/web/sites/default/files/media/documenti/2022-12/GBI_GUIDA_appr7_Abaco.pdf

 

I progetti europei sul tema infrastrutture verdi

 

Il Progetto LOS_DAMA! - Landscape and Open Space Development in Alpine Metropolitan Areas (2016 – 2019), finanziato dal Programma Alpine Space, si è posto l’obiettivo di comprendere, gestire e valorizzare i paesaggi periurbani e il loro patrimonio naturale e culturale quale parte integrante della rete di infrastrutture verdi dell’intero territorio di Spazio Alpino.  

Il progetto pilota della Regione Piemonte si è focalizzato sulla governance dei paesaggi periurbani della Corona Verde nella città metropolitana di Torino.

In questa occasione è stata impostata e testata una metodologia di analisi e valutazione ambientale e paesaggistica idonea a mettere in luce i problemi (Vulnerabilità), le opportunità (Resilienza) del territorio e le risposte possibili in termini di benefici (Servizi Ecosistemici) erogati dalle Infrastrutture Verdi e Blu. Il tutto in un processo partecipativo finalizzato a dare concretezza e continuità alle strategie, affiancato dalla valutazione economica dei benefici indotti dalle proposte di scenario scaturite dall’incontro tra tecnici e stakeholders.

In questi termini, le Infrastrutture Verdi giocano un ruolo cruciale nel mantenimento degli equilibri e nel funzionamento del paesaggio, e rappresentano soluzioni sostenibili su cui fondare un modello operativo e nuove economie in grado di dare una risposta alle sfide del futuro.

La metodologia si avvale delle conoscenze derivate dell’economia ambientale, disciplina che permette di far dialogare le istanze ambientali e quelle economiche, in grado di originare output effettivamente sostenibili e concretamente attuabili. Per questo LOS_DAMA! ha previsto un processo di confronto e coinvolgimento continuo degli stakeholders locali, passaggio di assoluta importanza per la costruzione di mappe dei valori condivisi del territorio, alla base della definizione delle missioni di pianificazione.

Blue Green City - Blue and Green Infrastructure for Sustainable Cities (2019 – 2023), finanziato dal Programma di cooperazione territoriale Interreg Europe, si è posto lobiettivo di promuovere le Infrastrutture verdi e blu come componente essenziale e parte integrante della strategia di tutela del patrimonio naturale locale e regionale, evidenziando la necessità che le Infrastrutture verdi e blu diventino parte integrante della pianificazione territoriale. 


Fra i risultati del progetto Blue Green City, in ottica di contribuire a migliorare lo strumento programmatico regionale del PR-FESR e di favorire l'integrazione delle Infrastrutture verdi e blu nella pianificazione territoriale regionale, sono state realizzate le Linee Guida per la pianificazione sostenibile delle Infrastrutture Verdi e Blu  per le aree urbane e periurbane della regione, un manuale per supportare policy maker, tecnici pubblici e privati nella pianificazione delle IVB e nella scelta delle Nature Based Solutions (NBS) e le Raccomandazioni per il Programma Regionale a valere sui fondi FESR 2021-2027 al fine di definire obiettivi, contenuti e criteri dei bandi per il finanziamento delle IVB e delle NBS. 

Anno
2026

Corona Verde: il progetto strategico

Corona Verde è il progetto strategico regionale che mette a sistema la Corona di Delizie delle Residenze Reali sabaude con la Cintura Verde dei Parchi, dei fiumi e dalle aree rurali dell’area metropolitana torinese. Il territorio interessato dal progetto si estende su 93 Comuni, 84 dei quali, insieme a altri 18 soggetti tra pubblici e privati, hanno firmato un Protocollo di Intesa finalizzato alla costruzione di un’infrastruttura verde.

Corona Verde ha promosso la realizzazione e la gestione sostenibile di un’infrastruttura verde attorno alla città di Torino per recuperare un rapporto più equilibrato tra Città e Natura, migliorare la qualità di vita degli abitanti e promuovere processi di sviluppo locale sostenibile e si propone di:

  • tutelare e riqualificare le componenti ecosistemiche di pregio del territorio;
  • potenziare la rete fruitiva connettendo le risorse naturalistiche e storico-culturali di maggiore interesse;
  • valorizzare l’agricoltura periurbana per gestire e mantenere il sistema degli spazi aperti e dei paesaggi rurali tradizionali;
  • ridisegnare i bordi e le porte urbane per salvaguardare le aree non costruite; contrastare il consumo di suolo.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

Corona Verde:
https://www.coronaverde.it/wp/

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Corona Verde è il progetto strategico regionale che mette a sistema la Corona di Delizie delle Residenze Reali sabaude con la Cintura Verde dei Parchi, dei fiumi e dalle aree rurali dell’area metropolitana torinese. Il territorio interessato dal progetto si estende su 93 Comuni, 84 dei quali, insieme a altri 18 soggetti tra pubblici e privati, hanno firmato un Protocollo di Intesa finalizzato alla costruzione di un’infrastruttura verde.

Corona Verde ha promosso la realizzazione e la gestione sostenibile di un’infrastruttura verde attorno alla città di Torino per recuperare un rapporto più equilibrato tra Città e Natura, migliorare la qualità di vita degli abitanti e promuovere processi di sviluppo locale sostenibile e si propone di:

  • tutelare e riqualificare le componenti ecosistemiche di pregio del territorio;
  • potenziare la rete fruitiva connettendo le risorse naturalistiche e storico-culturali di maggiore interesse;
  • valorizzare l’agricoltura periurbana per gestire e mantenere il sistema degli spazi aperti e dei paesaggi rurali tradizionali;
  • ridisegnare i bordi e le porte urbane per salvaguardare le aree non costruite; contrastare il consumo di suolo.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

Corona Verde:
https://www.coronaverde.it/wp/

Anno
2026

UNESCO - Programma Man And Biosphere (MAB)

Anno
2026

In Piemonte sono presenti tre Riserve della Biosfera riconosciute dall’UNESCO nell’ambito del Programma Man and Biosphere, si tratta di zone di pregio ambientale che rappresentano un modello di eccellenza nel rapporto equilibrato tra uomo e natura dove si sperimentano, con il coinvolgimento delle comunità locali, modelli di sviluppo “consapevoli” orientati a coniugare lo sviluppo economico e sociale con l’attenzione alla conservazione delle risorse naturali delle aree interessate, in particolare della biodiversità.

In coerenza con le loro finalità istituzionali, alcuni Enti di gestione delle Aree protette, insieme ad un vasto partenariato locale, hanno promosso l’istituzione delle Riserve della Biosfera e ottenuto dall’UNESCO il prestigioso riconoscimento.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

 

Programma UNESCO Man and Biosphere.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Turismo/Cultura

Piano Paesaggistico Regionale (Ppr)

Anno
2026

A conclusione di un lungo iter di formazione, volto a garantire la più ampia partecipazione dei soggetti interessati e a realizzare uno strumento sempre più completo, comprensibile ed efficace, il consiglio regionale del Piemonte ha approvato, con D.C.R. 3 luglio 2017, n. 233-35836, il Piano paesaggistico regionale (Ppr), strumento di tutela e promozione del paesaggio piemontese, realizzato d’intesa con il ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo.

Le politiche di pianificazione territoriale e paesaggistica possono essere considerate come vere e proprie politiche di sviluppo regionale e costituiscono un elemento di notevole rilevanza per il consolidamento delle culture e delle economie locali, così come per il rafforzamento della competitività e dell’attrattività della regione rispetto a più ampi contesti europei e internazionali.

Le nuove esigenze e le nuove opportunità legate a tali politiche hanno in particolare trovato riscontro nella Convenzione europea del paesaggio sottoscritta a Firenze nel 2000 da 45 Paesi membri del Consiglio d’Europa nonché, per quanto riguarda l’Italia, nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004).

Nello spirito della Convenzione europea, il Ppr non si limita a riconoscere e proteggere gli ambiti di eccezionale pregio e bellezza, ma si rivolge all’intero territorio regionale, comprensivo dei paesaggi della quotidianità, che rappresentano i contesti di vita e lavoro delle persone contribuendo a determinarne la qualità e che vanno quindi difesi dalle trasformazioni incontrollate, e di quelli compromessi o degradati, dei quali promuove il recupero e la riqualificazione.

L’azione di tutela del Piano, per essere pienamente efficace, necessita del fondamentale contributo degli enti locali; a seguito dell’approvazione, infatti, i Comuni sono chiamati ad avviare il processo di revisione dei propri strumenti urbanistici, al fine di recepire le previsioni del Ppr. Oltre alle essenziali finalità di regolamentazione, il Piano mira a diffondere una maggiore consapevolezza e attenzione nei confronti del paesaggio, inteso come patrimonio comune da proteggere e valorizzare, e ad accrescere la sensibilità dei cittadini verso gli obiettivi di tutela. Anche per questo il Piano affianca aspetti di natura strategica e progettuale a quelli più strettamente normativi.
 

Gli obiettivi del Piano


Il Ppr costituisce atto di pianificazione generale regionale improntato ai principi di sviluppo sostenibile, uso consapevole del territorio, minor consumo del suolo agronaturale, salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di promozione dei valori paesaggistici coerentemente inseriti nei singoli contesti ambientali. Definisce modalità e regole volte a garantire che il paesaggio sia adeguatamente conosciuto, tutelato, valorizzato e regolato. A tale scopo promuove la salvaguardia, la gestione e il recupero dei beni paesaggistici e la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti e integrati.

Dalle cinque strategie del Ppr discendono 26 obiettivi generali, che sono comuni a Piano paesaggistico e Piano territoriale. Le finalità particolari e le strategie operative per gli aspetti paesaggistico-ambientali sono invece in gran parte differenti da quelle territoriali, in relazione ai temi specifici e agli interessi diversificati che Ppr e Ptr si trovano ad affrontare: il quadro degli obiettivi specifici, pur mantenendo un reciproco coordinamento, è pertanto differenziato per i due strumenti.

Il quadro degli obiettivi specifici costituisce il riferimento per gli aspetti di qualità paesaggistica da individuare in ciascun ambito di paesaggio. A tal fine, nell’allegato B alle Norme di attuazione sono riportati gli obiettivi specifici di maggiore rilevanza per la qualità paesaggistica di ciascun ambito, accompagnati dalle azioni strategiche più opportune per le caratteristiche e le dinamiche di ciascuna parte di territorio.
 

Il significato del Piano paesaggistico


Il Piano paesaggistico costituisce strumento di pianificazione sovraordinata e prevalente secondo la legislazione nazionale sul paesaggio, che prevede la redazione di un piano esteso a tutto il territorio regionale da predisporre d’intesa tra Regione e Ministero.

Al di là degli obblighi normativi, il piano costituisce presa di coscienza da parte di una comunità del valore del proprio territorio; il paesaggio rappresenta infatti l’espressione della forma di un territorio nel quale si identifica la sua popolazione, in relazione alle dinamiche ambientali, naturali, storiche, culturali, frutto delle trasformazioni operate dall’uomo nel tempo, che ne hanno plasmato le caratteristiche percettive dalla sua genesi fino a oggi.

Il piano riconosce questi aspetti e si pone come strumento di conoscenza, di regolazione, di pianificazione e programmazione, per garantire la salvaguardia delle invarianti del territorio, la riqualificazione delle parti compromesse, la crescita di una coscienza comune sull’importanza dell’attenzione nei confronti del territorio, risorsa non riproducibile, in grado di garantire lo sviluppo delle comunità che lo abitano.
 

Le finalità del Piano paesaggistico


Il Ppr è strumento di:

  • Conoscenza: costituisce un “atlante” complessivo che descrive il territorio piemontese; riconosce i valori fondamentali che lo qualificano, i suoi caratteri identitari, le principali criticità presenti; rappresenta una visione unitaria della regione alla luce delle sue componenti costitutive, delle sue principali vocazioni, delle espressioni caratteristiche che contraddistinguono la sua storia;
  • Programmazione: contiene linee strategiche volte alla tutela del paesaggio e al miglior utilizzo del territorio; il Ppr ha sostenuto numerose azioni già attuate (progetti europei, progetti di valorizzazione, progetti di riqualificazione) e, nella sua parte strutturale, contiene principi e assi tematici che consentiranno nei prossimi anni di dare corso a politiche consapevoli di rigenerazione e valorizzazione del territorio, in una logica di sviluppo del Piemonte volta alla qualificazione e salvaguardia delle sue risorse, verso un’economia sostenibile e per il miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti;
  • Pianificazione: i contenuti del Ppr costituiscono elemento fondante per il sistema della pianificazione territoriale provinciale e della città metropolitana, della pianificazione urbanistica dei comuni e delle loro forme associative, nonché riferimento essenziale per la definizione di strumenti di pianificazione settoriale coerenti e compatibili con le caratteristiche del territorio piemontese;
  • Regolazione: contiene nella sua parte prescrittiva misure di tutela volte a tradurre i riconoscimenti di valore in disposizioni normative che incidono direttamente o indirettamente sui processi di trasformazione, finalizzate a garantire il corretto equilibrio tra sviluppo delle comunità e salvaguardia dei principali ambiti di pregio paesaggistico.
     
La visione strategica


Il Ppr affronta i temi della tutela del territorio e della qualità paesaggistica delle trasformazioni sia direttamente attraverso i propri contenuti normativi, sia promuovendo programmi, piani e progetti strategici volti alla valorizzazione integrata del territorio, a regia regionale o promossi da soggetti diversi (pubblici e privati), nonché con la realizzazione di approfondimenti tematici, attraverso la definizione di studi e analisi di accompagnamento al processo di attuazione del Ppr.

Il Ppr sostiene politiche e iniziative di livello sovra locale che mirano a uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio, in particolare relativamente ai seguenti temi:

  • valorizzazione del patrimonio paesaggistico piemontese;
  • implementazione della rete di connessione paesaggistica;
  • contenimento del consumo di suolo;
  • salvaguardia attiva dei paesaggi agrari;
  • definizione di criteri e modalità specifici per la qualificazione dei sistemi urbani e periurbani in termini edilizi, urbanistici e della funzionalità ecosistemica del territorio;
  • implementazione delle infrastrutture verdi e dei servizi ecosistemici;
  • inserimento paesaggistico dei manufatti specialistici e degli impianti tecnologici o di produzione di energia e riqualificazione delle aree dismesse o compromesse.


Il Ppr riconosce quali strumenti di approfondimento di queste tematiche, i seguenti programmi e progetti strategici, già attuati o in corso di attuazione:

  • i progetti relativi ai siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco e delle Riserve della biosfera (MAB);
  • la salvaguardia dei tenimenti storici dell’Ordine Mauriziano;
  • il progetto Corona Verde;
  • i contratti di fiume e di lago;
  • l’implementazione della rete ecologica regionale;
  • i progetti europei finanziati con il programma di cooperazione transnazionale “Alpine space”;
  • le attività connesse al monitoraggio del consumo di suolo.

Autorizzazioni e semplificazione amministrativa
 

Il Ppr non introduce, in riferimento alle procedure autorizzative degli interventi ricadenti all'interno di beni paesaggistici, vere e proprie novità, che invece possono risultare di rilievo a seguito del completamento delle procedure di adeguamento degli strumenti urbanistici al Ppr stesso. Fino ad allora, infatti, i soggetti competenti al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche continueranno a verificare la conformità degli interventi proposti con le disposizioni cogenti e immediatamente prevalenti dettate dal Piano paesaggistico. Anche dal punto di vista della semplificazione amministrativa, la conformazione degli strumenti urbanistici costituisce il requisito essenziale per lo snellimento delle procedure autorizzative; in particolare, a seguito della positiva verifica da parte del Ministero della Cultura, dell'adeguamento del piano regolatore al Ppr, il parere del Soprintendente assumerà natura obbligatoria ma non vincolante nell’ambito delle autorizzazioni di cui all’articolo 146, comma 5, del Codice.

Con riferimento all’aggiornamento dei dati contenuti nel Ppr, nel corso del 2025 sono effettuati approfondimenti istruttori e incontri tecnici con il Ministero della Cultura e con i Settori Urbanistica relativamente alla verifica della sussistenza del vincolo paesaggistico di un corpo idrico in un Comune che ha avviato la Variante strutturale al proprio strumento urbanistico. Sempre in riferimento al tema della tutela dei corpi idrici tutelati per legge rappresentati nella Tavola dei Beni paesaggistici del Ppr, sono stati effettuati approfondimenti tecnici su cartografie storiche al fine di verificarne la corretta rappresentazione, a seguito di discrepanze emerse in alcune Conferenze di copianificazione, segnalate dai Comuni interessati ai sensi dell’articolo 45, comma 5 del Ppr. Sono in corso indagini istruttorie approfondite che dovranno essere condivise con il Ministero della Cultura per il prosieguo dell’eventuale iter di modifica.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Territorio

Anagrafe regionale dei siti contaminati

L’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati, istituita dalla Regione nel 2004, è uno strumento che consente di conoscere lo stato di fatto e pianificare la gestione dei siti contaminati.

I dati dell’anagrafe regionale sono pubblicati e scaricabili sul sito del Geoportale della Regione Piemonte, su dati Piemonte e su Sistema delle Conoscenze Ambientali.

La Regione Piemonte ha avviato, con il supporto di Arpa e del CSI, ente informatico della Regione, il percorso di aggiornamento dell’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati. L’obiettivo che si pone la nuova anagrafe è quello di creare un vero e proprio sistema informativo dei siti in procedimento di bonifica, permettendo l’inserimento da parte dei soggetti proponenti/progettisti dei dati di ogni singolo sito su apposita piattaforma informatica.

La nuova banca dati regionale dialogherà con la banca dati nazionale MOSAICO messa a punto da ISPRA, nella quale confluiscono annualmente i dati delle singole anagrafi regionali.

L’Anagrafe dei siti contaminati contiene, tra le altre, informazioni in merito ai procedimenti conclusi e agli interventi di bonifica in corso.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

L’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati, istituita dalla Regione nel 2004, è uno strumento che consente di conoscere lo stato di fatto e pianificare la gestione dei siti contaminati.

I dati dell’anagrafe regionale sono pubblicati e scaricabili sul sito del Geoportale della Regione Piemonte, su dati Piemonte e su Sistema delle Conoscenze Ambientali.

La Regione Piemonte ha avviato, con il supporto di Arpa e del CSI, ente informatico della Regione, il percorso di aggiornamento dell’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati. L’obiettivo che si pone la nuova anagrafe è quello di creare un vero e proprio sistema informativo dei siti in procedimento di bonifica, permettendo l’inserimento da parte dei soggetti proponenti/progettisti dei dati di ogni singolo sito su apposita piattaforma informatica.

La nuova banca dati regionale dialogherà con la banca dati nazionale MOSAICO messa a punto da ISPRA, nella quale confluiscono annualmente i dati delle singole anagrafi regionali.

L’Anagrafe dei siti contaminati contiene, tra le altre, informazioni in merito ai procedimenti conclusi e agli interventi di bonifica in corso.

Anno
2026

La bonifica dei siti “orfani”

I siti per i quali il responsabile della contaminazione non è stato individuato - o non adempie agli obblighi di bonifica - sono definiti “orfani”.

Gli interventi in questa tipologia di siti sono a carico delle Pubbliche Amministrazioni, che possono rivalersi sui responsabili (se individuati). Il procedimento di individuazione dei responsabili della contaminazione è di competenza delle Province/Città Metropolitana.

Una ricognizione della Regione Piemonte, effettuata nel 2021 con il supporto delle Province/Città Metropolitana di Torino, ha evidenziato la presenza di circa 120 siti “orfani”.

L’elenco dei siti orfani è allegato al “Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate” (PRUBAI).

Alla fine del 2020 il Ministero dell’Ambiente ha approvato il Programma nazionale di finanziamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti orfani che ha stanziato risorse per gli interventi in questa tipologia di siti.

Con le risorse stanziate dal Ministero, pari a € 6.815.788,93, sono stati individuati 16 interventi nel territorio regionale ritenuti prioritari, che sono attualmente in corso di realizzazione.

I siti orfani sono altresì oggetto di una specifica misura di finanziamento del PNRR, Misura M2C4 - Bonifica del "suolo dei siti orfani", finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU.

Nell’ambito di tale misura, con decreto del Ministero della Transizione Ecologica n. 301 del 4 agosto 2022 è stato approvato il Piano d'azione per la riqualificazione dei siti orfani. Le risorse messe a disposizione per il territorio regionale piemontese sono pari a 36.675.937,16 euro e sono utilizzate per la bonifica di 11 siti orfani.

Per 10 siti è stato approvato l’accordo con Decreto Direttoriale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) n. 56 del 02/03/2024, per l’ultimo sito l’accordo è stato approvato con Decreto Direttoriale MASE n. 231 del 09/12/2024.

Gli Accordi sono sottoscritti dal MASE, Regione Piemonte e i Comuni interessati. I Comuni sono i destinatari delle risorse e sono individuati quali Soggetti Attuatori Esterni, responsabili della realizzazione operativa degli interventi. Alcuni interventi sono terminati, per tutti gli altri si prevede il completamento entro il secondo trimestre 2026. Il totale della superficie di suolo che si prevede di riqualificare entro tale termine è pari a circa 280.000 m2.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

I siti per i quali il responsabile della contaminazione non è stato individuato - o non adempie agli obblighi di bonifica - sono definiti “orfani”.

Gli interventi in questa tipologia di siti sono a carico delle Pubbliche Amministrazioni, che possono rivalersi sui responsabili (se individuati). Il procedimento di individuazione dei responsabili della contaminazione è di competenza delle Province/Città Metropolitana.

Una ricognizione della Regione Piemonte, effettuata nel 2021 con il supporto delle Province/Città Metropolitana di Torino, ha evidenziato la presenza di circa 120 siti “orfani”.

L’elenco dei siti orfani è allegato al “Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate” (PRUBAI).

Alla fine del 2020 il Ministero dell’Ambiente ha approvato il Programma nazionale di finanziamento degli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti orfani che ha stanziato risorse per gli interventi in questa tipologia di siti.

Con le risorse stanziate dal Ministero, pari a € 6.815.788,93, sono stati individuati 16 interventi nel territorio regionale ritenuti prioritari, che sono attualmente in corso di realizzazione.

I siti orfani sono altresì oggetto di una specifica misura di finanziamento del PNRR, Misura M2C4 - Bonifica del "suolo dei siti orfani", finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU.

Nell’ambito di tale misura, con decreto del Ministero della Transizione Ecologica n. 301 del 4 agosto 2022 è stato approvato il Piano d'azione per la riqualificazione dei siti orfani. Le risorse messe a disposizione per il territorio regionale piemontese sono pari a 36.675.937,16 euro e sono utilizzate per la bonifica di 11 siti orfani.

Per 10 siti è stato approvato l’accordo con Decreto Direttoriale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) n. 56 del 02/03/2024, per l’ultimo sito l’accordo è stato approvato con Decreto Direttoriale MASE n. 231 del 09/12/2024.

Gli Accordi sono sottoscritti dal MASE, Regione Piemonte e i Comuni interessati. I Comuni sono i destinatari delle risorse e sono individuati quali Soggetti Attuatori Esterni, responsabili della realizzazione operativa degli interventi. Alcuni interventi sono terminati, per tutti gli altri si prevede il completamento entro il secondo trimestre 2026. Il totale della superficie di suolo che si prevede di riqualificare entro tale termine è pari a circa 280.000 m2.

Anno
2026

Variante di aggiornamento al Piano Territoriale Regionale (PTR)

A marzo del 2023, la Giunta regionale ha adottato il Documento programmatico, comprensivo delle informazioni necessarie per il processo di VAS, dando così avvio alla predisposizione degli elaborati per la revisione del Piano territoriale regionale.

Il Documento programmatico ha sviluppato e approfondito i contenuti del Documento preliminare per la revisione del Piano “Programmare e pianificare il territorio per il rilancio del Piemonte” che, a dieci anni dall’entrata in vigore del Piano vigente, illustrava le ragioni e i temi fondamentali dell’aggiornamento.

Rispetto agli obiettivi e alle strategie operative nazionali e regionali, relative alla sostenibilità e alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, il PTR assume un ruolo basilare e costituisce un contributo rilevante nel definire direttive e indirizzi per un uso consapevole e sostenibile del territorio e nell’affrontare le cause, le conseguenze e gli impatti del cambiamento climatico.
In particolare la pianificazione territoriale impone un considerevole "salto di scala", affiancando l’approccio globale richiesto dalla mitigazione per l’abbattimento delle emissioni climalteranti ad uno urbano e localizzato per l’adattamento.

Questi concetti vengono racchiusi dalla nozione globale di governance multilivello: “la coordinazione orizzontale fra i diversi settori e servizi è fondamentale nel processo di integrazione e non meno importante è la coordinazione verticale fra i diversi attori e livelli istituzionali” (LIFE MASTER ADAPT, 2017).

Nel corso del 2023 è stata quindi predisposta la proposta di variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR) vigente, del Rapporto ambientale e della Sintesi non tecnica, redatti ai sensi del D.lgs. 152/2006, al fine della formale adozione da parte della Giunta regionale avvenuta con la D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024.

I principali contenuti  della proposta di variante si possono così riassumere:

  • la realizzazione di un nuovo modello di pianificazione, capace di adattarsi a contesti in continuo mutamento, di integrare nuovi principi che gradualmente si affermano a livello globale, attento alle esigenze delle comunità coinvolte, in grado di interpretare e favorire le iniziative delle imprese e il mondo del lavoro;
     
  • l'integrazione del quadro strategico in termini di obiettivi generali e specifici in funzione del mutato contesto e per l’attuazione della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) e della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC);
     
  • l'aggiornamento del Quadro di riferimento strutturale (Qrs): riaffermazione del sistema policentrico e puntuali modifiche alle perimetrazioni degli Ait in relazione all’istituzione della Città metropolitana, alla ridefinizione di alcune realtà comunali e sulla base del confronto con le Province e di mutate condizioni relazionali;
     
  • l'aggiornamento del quadro normativo, per riconoscere maggior ruolo alla pianificazione intermedia (provinciale, metropolitana, intercomunale), integrare le nuove istanze provenienti delle discipline settoriali, incrementare il ruolo di indirizzo del Piano per la pianificazione locale al fine di garantire l’attuazione delle politiche di sviluppo del territorio e di sostenibilità.

Sulla base dei pareri e delle osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione degli elaborati della variante e a conclusione della procedura di valutazione ambientale, si è provveduto all’esame delle 23 osservazioni pervenute da parte dei soggetti interessati e dei 5 pareri pervenuti da parte delle Province e della Città metropolitana, compresi i contributi dei soggetti competenti in maniera ambientale e, tenuto conto anche di quanto espresso nel parere motivato per la Vas, approvato nel settembre 2024, sono state apportate le necessarie modifiche agli elaborati di piano per il proseguimento dell’iter di approvazione.

In data 27 ottobre 2025 la proposta di variante è stata oggetto di comunicazione alla Giunta regionale, con presentazione degli elaborati e proposta di trasmissione al Consiglio regionale. Nell’ambito della discussione in Giunta è emersa l’opportunità di apportare un’ulteriore modifica alle norme tecniche di attuazione, al fine di tenere conto dei sopravvenuti provvedimenti nazionali e regionali relativi alla Zona Logistica Semplificata “Porto e Retroporto di Genova”, in coerenza con analoghe disposizioni introdotte per interventi di interesse strategico in recepimento di specifiche osservazioni.

Gli elaborati della variante di aggiornamento e i relativi documenti a corredo (“Sintesi della revisione” e “Norme – Testo di raffronto”) sono quindi stati oggetto di definitiva revisione e si è provveduto a predisporre e sottoporre alla Giunta regionale le deliberazioni di assunzione delle determinazioni sui pareri e sulle osservazioni presentati, con conseguente approvazione delle modifiche agli elaborati, e di adozione della proposta di variante e trasmissione al Consiglio regionale per l’approvazione.

Con la DGR n. 12-1906 del 1 dicembre 2025, la Giunta regionale ha assunto le determinazioni sulle osservazioni e sui pareri espressi rispetto alla Variante di aggiornamento, approvando le conseguenti modifiche agli elaborati del Piano territoriale regionale che, con la successiva DGR n. 13-1907 del 1 dicembre 2025, ha trasmesso al Consiglio regionale ai fini dell’approvazione.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Aggiornamento del Piano Territoriale Regionale

D.G.R. n. 1-6558 del 6 marzo 2023 - Adozione del Documento Programmatico

D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024 - Adozione della variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR), del Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

A marzo del 2023, la Giunta regionale ha adottato il Documento programmatico, comprensivo delle informazioni necessarie per il processo di VAS, dando così avvio alla predisposizione degli elaborati per la revisione del Piano territoriale regionale.

Il Documento programmatico ha sviluppato e approfondito i contenuti del Documento preliminare per la revisione del Piano “Programmare e pianificare il territorio per il rilancio del Piemonte” che, a dieci anni dall’entrata in vigore del Piano vigente, illustrava le ragioni e i temi fondamentali dell’aggiornamento.

Rispetto agli obiettivi e alle strategie operative nazionali e regionali, relative alla sostenibilità e alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, il PTR assume un ruolo basilare e costituisce un contributo rilevante nel definire direttive e indirizzi per un uso consapevole e sostenibile del territorio e nell’affrontare le cause, le conseguenze e gli impatti del cambiamento climatico.
In particolare la pianificazione territoriale impone un considerevole "salto di scala", affiancando l’approccio globale richiesto dalla mitigazione per l’abbattimento delle emissioni climalteranti ad uno urbano e localizzato per l’adattamento.

Questi concetti vengono racchiusi dalla nozione globale di governance multilivello: “la coordinazione orizzontale fra i diversi settori e servizi è fondamentale nel processo di integrazione e non meno importante è la coordinazione verticale fra i diversi attori e livelli istituzionali” (LIFE MASTER ADAPT, 2017).

Nel corso del 2023 è stata quindi predisposta la proposta di variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR) vigente, del Rapporto ambientale e della Sintesi non tecnica, redatti ai sensi del D.lgs. 152/2006, al fine della formale adozione da parte della Giunta regionale avvenuta con la D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024.

I principali contenuti  della proposta di variante si possono così riassumere:

  • la realizzazione di un nuovo modello di pianificazione, capace di adattarsi a contesti in continuo mutamento, di integrare nuovi principi che gradualmente si affermano a livello globale, attento alle esigenze delle comunità coinvolte, in grado di interpretare e favorire le iniziative delle imprese e il mondo del lavoro;
     
  • l'integrazione del quadro strategico in termini di obiettivi generali e specifici in funzione del mutato contesto e per l’attuazione della Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS) e della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC);
     
  • l'aggiornamento del Quadro di riferimento strutturale (Qrs): riaffermazione del sistema policentrico e puntuali modifiche alle perimetrazioni degli Ait in relazione all’istituzione della Città metropolitana, alla ridefinizione di alcune realtà comunali e sulla base del confronto con le Province e di mutate condizioni relazionali;
     
  • l'aggiornamento del quadro normativo, per riconoscere maggior ruolo alla pianificazione intermedia (provinciale, metropolitana, intercomunale), integrare le nuove istanze provenienti delle discipline settoriali, incrementare il ruolo di indirizzo del Piano per la pianificazione locale al fine di garantire l’attuazione delle politiche di sviluppo del territorio e di sostenibilità.

Sulla base dei pareri e delle osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione degli elaborati della variante e a conclusione della procedura di valutazione ambientale, si è provveduto all’esame delle 23 osservazioni pervenute da parte dei soggetti interessati e dei 5 pareri pervenuti da parte delle Province e della Città metropolitana, compresi i contributi dei soggetti competenti in maniera ambientale e, tenuto conto anche di quanto espresso nel parere motivato per la Vas, approvato nel settembre 2024, sono state apportate le necessarie modifiche agli elaborati di piano per il proseguimento dell’iter di approvazione.

In data 27 ottobre 2025 la proposta di variante è stata oggetto di comunicazione alla Giunta regionale, con presentazione degli elaborati e proposta di trasmissione al Consiglio regionale. Nell’ambito della discussione in Giunta è emersa l’opportunità di apportare un’ulteriore modifica alle norme tecniche di attuazione, al fine di tenere conto dei sopravvenuti provvedimenti nazionali e regionali relativi alla Zona Logistica Semplificata “Porto e Retroporto di Genova”, in coerenza con analoghe disposizioni introdotte per interventi di interesse strategico in recepimento di specifiche osservazioni.

Gli elaborati della variante di aggiornamento e i relativi documenti a corredo (“Sintesi della revisione” e “Norme – Testo di raffronto”) sono quindi stati oggetto di definitiva revisione e si è provveduto a predisporre e sottoporre alla Giunta regionale le deliberazioni di assunzione delle determinazioni sui pareri e sulle osservazioni presentati, con conseguente approvazione delle modifiche agli elaborati, e di adozione della proposta di variante e trasmissione al Consiglio regionale per l’approvazione.

Con la DGR n. 12-1906 del 1 dicembre 2025, la Giunta regionale ha assunto le determinazioni sulle osservazioni e sui pareri espressi rispetto alla Variante di aggiornamento, approvando le conseguenti modifiche agli elaborati del Piano territoriale regionale che, con la successiva DGR n. 13-1907 del 1 dicembre 2025, ha trasmesso al Consiglio regionale ai fini dell’approvazione.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Aggiornamento del Piano Territoriale Regionale

D.G.R. n. 1-6558 del 6 marzo 2023 - Adozione del Documento Programmatico

D.G.R. n. 4-8689 del 3 giugno 2024 - Adozione della variante di aggiornamento al Piano territoriale regionale (PTR), del Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica

Anno
2026

PSR e CSR - Programmi di Sviluppo Rurale

Anno
2026

La politica agricola comune sostiene la vitalità e redditività economica delle zone rurali attraverso finanziamenti e azioni a sostegno dello sviluppo rurale.

Lo sviluppo rurale costituisce il "secondo pilastro" della Politica Agricola Comune (PAC) e ne rafforza il "primo pilastro", dedicato al sostegno al reddito e alle misure di mercato, favorendo la sostenibilità sociale, ambientale ed economica delle zone rurali.

La PAC contribuisce allo sviluppo sostenibile delle zone rurali attraverso tre obiettivi a lungo termine:

  • accrescere la competitività del settore agricolo e forestale;
  • garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l'azione per il clima;
  • realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro.

Il contributo della PAC agli obiettivi di sviluppo rurale dell'UE è sostenuto dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR), che ha visto nel 2025 la fine della sovrapposizione di due periodi di programmazione che rendono l’attività di gestione e coordinamento particolarmente intensa e complessa: si è infatti concluso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2022, mentre parallelamente è stato portato avanti il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027, i cui primi bandi erano già stati aperti a partire da metà del 2023.

Il PSR è stato inoltre sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.

Nel merito, sono state prodotte due brochure che riassumono il funzionamento dei programmi e gli interventi finanziati:

Informazioni e risorse aggiuntive


La nuova PAC e lo sviluppo rurale per il Piemonte:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/nuova-pac-sviluppo-rurale-2023-2027-per-piemonte

Programma di Sviluppo Rurale PSR 2014-2022:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/programmazione-2014-2022-psr

Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale CSR 2023-2027:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Agricoltura