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Sito di Casale Monferrato

Anno
2025
Sito di interesse nazionale di Casale Monferrato

Il sito di Casale Monferrato comprende il territorio di 48 Comuni, dei quali 45 in Provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in Provincia di Asti, su di un’area di 738 km2.

Nel Comune di Casale Monferrato aveva sede lo stabilimento Eternit, la cui presenza ed attività ha determinato una ingentissima diffusione di amianto sul territorio.

Le operazioni di bonifica del SIN sono incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di amianto in matrice friabile e compatta.

Gli elementi principali della bonifica del SIN sono:

  • la bonifica dello stabilimento Eternit e delle aree da questo impattate;
  • la bonifica del polverino;
  • la bonifica delle coperture in cemento-amianto degli edifici di proprietà pubblica e privata e di altri manufatti.

Il polverino in particolare, materiale di scarto nella produzione di manufatti in cemento-amianto, è un prodotto friabile costituito da cemento misto a fibre libere o facilmente liberabili e quindi da ritenersi disponibili all’aerodispersione; tale materiale ha trovato impiego nella realtà casalese, dove era reperibile gratuitamente, nei sottotetti quale isolante e, per la tipica consistenza, in cortili e strade come pavimentazione.

Parallelamente alle azioni di bonifica, per l’eliminazione delle fonti di rischio, è aumentata la conoscenza del territorio, mediante autodenuncia, con l’identificazione di ulteriori siti caratterizzati dalla presenza di coperture e polverino.

Il Progetto di Bonifica del sito di Interesse Nazionale di Casale Monferrato prevede l’intervento diretto dell’amministrazione pubblica nel caso delle bonifiche degli “utilizzi impropri” dell’amianto, mentre, per la rimozione delle coperture in cemento amianto, stabilisce che l’intervento venga eseguito a cura dei privati, con erogazione di un contributo forfettario a parziale rimborso per le spese di rimozione e smaltimento.

Monitoraggio ambientale delle fibre aerodisperse a Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Stato di avanzamento della bonifica

E' significativo sottolineare che le bonifiche dei siti di polverino censiti sono prossime al 100%. 
E’ stata anche conclusa la bonifica del tratto del Canale Lanza adiacente all'ex stabilimento Eternit.

A Casale Monferrato il 10 settembre 2016 è stato inaugurato il parco Eternot, nell’area dove sorgeva lo stabilimento.

Monitoraggio ambientale di un cantiere di bonifica del polverino a Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Monitoraggio e controllo

Quale ente attuatore degli interventi è stata individuata l’amministrazione comunale di Casale Monferrato, e inizialmente Arpa Piemonte e ASL 21 (ora ASL AL) erano indicati quali enti competenti per i monitoraggi. Dal 2008 i monitoraggi ambientali vengono effettuati da Arpa Piemonte.

Le attività annuali di Arpa Piemonte comprendono sopralluoghi, campioni di aerodispersi per l’analisi in SEM, campioni di aerodispersi per l’analisi in MOCF, campioni e analisi di solidi.

Quando pervengono nuove segnalazioni per la verifica di polverino, sia nei sottotetti sia nei cortili, Arpa Piemonte esegue:

  • sopralluogo conoscitivo;
  • prelievo di campioni e relative analisi finalizzate alla verifica dell’effettiva presenza di amianto;
  • rilievi fotografici a documentazione del sito;
  • compilazione dell’apposita scheda e relativo inserimento nel registro, censimento;
  • georeferenziazione del sito.

A seguito di specifica richiesta del Comune di Casale Monferrato si procede ad effettuare, con cadenza trimestrale, il monitoraggio aria ambiente della discarica monouso per amianto così come disposto dalla Provincia di Alessandria nel provvedimento di autorizzazione dell’impianto.

Dal 2007 è in corso l’effettuazione di un monitoraggio della concentrazione delle fibre di amianto in aria esteso all’area dell’ex USL76 con campagne successive che interessano in totale 167 punti. In ogni punto viene effettuato un prelievo per 2 giorni consecutivi. 

Saltuariamente a seguito di richieste puntuali di qualche amministrazione comunale sono stati aggiunti punti.

Nel 2023 è proseguita la sesta campagna di monitoraggio sul territorio del SIN, iniziata nel 2021, durante la quale nell’anno 2023 sono stati prelevati 70 campioni di materiale aerodisperso in 2 quartieri di Casale M.to e nei comuni di Ticineto, Ozzano M.to, S.Giorgio M.to, Mirabello M.to, Terruggia, Castelletto Merli, Odalengo Piccolo, Solonghello, Camino, Coniolo e Ponzano.

Complessivamente dall’inizio della sesta campagna sono stati prelevati 162 campioni.
Dalle concentrazioni fino ad oggi misurate, non sono stati osservati superamenti della concentrazione di 1 fibra/litro, soglia di allarme assunta come riferimento per i siti di interesse nazionale di Balangero e Casale Monferrato.

La medesima situazione è stata riscontrata a partire dal 2009 ad oggi, nei pochi casi di ritrovamento di fibre la concentrazione è sempre stata nell’intorno a 0,2 - 0.4 fibre per litro a fronte del ritrovamento di una o due fibre per i pochi campioni positivi.

Vengono riportati i campioni positivi, si tratta di campioni per i quali il conteggio sulla porzione letta è comunque stato di una o due fibre al massimo.
Monitoraggio ambientale della discarica di Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Risorse e informazioni aggiuntive

Linee Guida Generali da adottare per la corretta gestione delle attività di bonifica da amianto nei Siti di Interesse Nazionale - ISPESL -03/11/2010 https://www.inail.it/cs/internet/docs/decalogo_bonifiche_amianto_2010-pdf.pdf?section=attivita

La legislazione nazionale in materia di bonifica dei siti contaminati è dettata dal D.Lgs. 152/06, Parte IV, Titolo V. http://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

La legislazione nazionale in tema di Amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

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Siti contaminati, fattore per le acque

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siti contaminati
Paragrafi

I siti contaminati rappresentano uno dei fattori antropici che possono influenzare lo stato delle acque sotterranee; la contaminazione presente nella matrice suolo può determinare un impatto sulla risorsa acque sotterranee, attraverso l’infiltrazione delle acque meteoriche, la presenza di vie preferenziali nel terreno o il dilavamento da parte della falda.

Sul totale siti contaminati censiti nella Anagrafe regionale dei siti contaminati (ASCO) in Piemonte a dicembre 2024 di 2109, i siti con contaminazione che interessa le acque sotterranee sono 617, dei quali 361 "attivi" e 256 conclusi.

Anno
2025
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Sito di Serravalle Scrivia

Anno
2025

ll Sito di Interesse Nazionale denominato ex-Ecolibarna si trova nel Comune di Serravalle Scrivia, nella parte orientale della provincia di Alessandria, a circa 8 km dall'abitato di Novi Ligure; la situazione di contaminazione è conseguenza delle attività degli impianti della ex Ecolibarna e della ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A.

L'area è delimitata a Ovest dalla S.S. n. 35 dei Giovi, a Nord e a Est da una strada comunale e a Sud–SudOvest dalla ferrovia Genova–Torino.

Fin dal 1940 il sito è stato sede di un complesso industriale che effettuava il deposito di oli minerali, combustibili e lubrificanti, il trattamento di oli minerali per la produzione di oli bianchi, nonché la rigenerazione di oli minerali lubrificanti esausti con acido solforico concentrato e precipitazione della parte idrocarburica catramosa (“melme acide”). 

A partire dal 1983 sul sito cominciò ad operare la società Ecolibarna S.r.l in possesso dell’autorizzazione per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi sia liquidi che solidi. Nel periodo di attività di Ecolibarna sul sito transitarono rifiuti di ogni genere e, successivamente, rifiuti di diversa natura furono ritrovati interrati in alcune aree del sito.

Nel 1984 e 1985 la Regione Piemonte revocò l’autorizzazione allo smaltimento e impose la cessazione di tutte le lavorazioni effettuate nell’area.

Le operazioni di bonifica del SIN sono state incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di rifiuti tossico-nocivi, allo stato liquido e solido che hanno provocato la contaminazione del terreno e delle acque sotterranee sia nelle aree interne che nelle aree esterne allo stabilimento.

Il Ministero della Protezione Civile affidò alla ditta Castalia S.p.A. (poi Fisia Italimpianti) l’incarico di effettuare la bonifica del sito industriale e la messa in sicurezza dei materiali presenti nell’area, attività che proseguì fino al 1995 quando le evidenze di contaminazione riscontrate sul sito fecero emergere la necessità di un intervento più ampio di quello previsto.

La delimitazione effettuata con il Decreto 7 febbraio 2003 comprende l'area dell'insediamento industriale dismesso della ex Ecolibarna S.r.l. ed ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A. e si estende alle aree a valle fino alla sponda del Torrente Scrivia, per un totale di circa 745.000 m2.

Dopo l’operato di due commissari delegati per la bonifica, attualmente il soggetto competente all'attuazione del programma di bonifica è la Provincia di Alessandria (come da Accordo di Programma tra Ministero, Regione, Provincia e Comune di Serravalle Scrivia dell'aprile 2015).

I lavori sinora eseguiti hanno riguardato la caratterizzazione del sito dello stabilimento eseguita da Arpa Piemonte, caratterizzazioni in aree esterne, prove pilota, attività di monitoraggio, progettazione di lotti di intervento, realizzazione di opere di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica. A seguito dei risultati analitici sulle acque sotterranee dello stabilimento sono stati progettati e approvati gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza della falda.

Di significativa importanza è il diaframma plastico impermeabile immorsato ad una profondità variabile tra circa 8 m e 12 m dal piano campagna, realizzato a monte del sito, in particolare della cosiddetta area discariche, su una lunghezza di circa 250 m ad integrazione di interventi di impermeabilizzazione superficiale e di opere di captazione e gestione del percolato.

L’Accordo di Programma sopra citato, oltre a costituire un quadro organico di riferimento per la gestione dei finanziamenti disponibili e quelli successivamente reperibili, indica una serie di interventi da attuare grazie alle disponibilità finanziarie esistenti:

  • Completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità;
  • Bonifica nell’ambito dell’Area Impianti (rimozione di manufatti, asportazione parziale del terreno contaminato e iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda);
  • Emungimento di acqua contaminata dall’acquifero superficiale e smaltimento in impianto di trattamento, in funzione dal settembre 2016;
  • Monitoraggi e gestione delle discariche al fine di tenere sotto controllo l’evoluzione della contaminazione e di prevenire situazioni di criticità;
  • Interventi di bonifica sulle acque sotterranee in zona Fabbricone (Air Sparging e Soil Vapour Extraction).

Nel 2018 sono stati conclusi i lavori di bonifica della cosiddetta Area Impianti, consistenti nella rimozione dei manufatti esistenti, nell’asportazione del terreno contaminato e nell’iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda; nella primavera del 2020 si sono conclusi i previsti monitoraggi ambientali per la valutazione dell'efficacia dell'intervento (8 campagne di campionamento della acque di falda) con risultati per ora in linea con quanto atteso.

Nel 2021 sono stati conclusi i lavori di completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità, per la cinturazione completa della cosiddetta area discariche.
Al SIN risultavano assegnate risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), programmazione 2014-2020, per poco meno di 8 milioni di euro. Con Delibera CIPE 28 luglio 2020, n. 31, tali risorse sono state diversamente riprogrammate e si è quindi in attesa che al sito possano essere destinate quanto prima risorse del Piano Nazionale per le Bonifiche, per procedere con gli interventi più urgenti e che la nuova programmazione FSC per il periodo 2021-2027 riassegni al SIN Serravalle Scrivia risorse non inferiori a quanto definanziato.

Nel frattempo, la Regione si è attivata per reperire risorse alternative per un ammontare di 2.890.000 euro, da destinarsi anche ad interventi non compresi nell’Accordo, secondo le risultanze di una rivalutazione delle priorità di intervento in corso di esecuzione.

Sito di interesse nazionale di Serravalle Scrivia - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Accordi di programma quadro Siti di Interesse Nazionale https://www.mase.gov.it/bonifiche/accordi-sin/206

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Sito di Cengio

Anno
2025

Il Sito di Interesse Nazionale denominato “Cengio e Saliceto” è ubicato fra Piemonte e Liguria e comprende l’area occupata dall’ex stabilimento industriale “ACNA”, interamente nel comune di Cengio (SV), in territorio ligure, e l’area esterna, a valle dello stabilimento stesso, in territorio piemontese; tale ultima area è costituita dalla fascia fluviale ai lati della Bormida di Millesimo e comprende i territori di 17 comuni a partire dal comune di Saliceto (CN) fino al comune di Sessame (AT).

Il primo insediamento industriale sorge nel 1882 con la produzione di polvere pirica, nitroglicerina e dinamite. Dal 1900 al 1920 l’attività prosegue incentrata sulla fabbricazione di esplosivi. Negli anni ‘20 viene avviata la produzione di coloranti e acidi: a partire da quel periodo sono registrati fenomeni di contaminazione delle acque del fiume Bormida tali da determinare la chiusura dell’acquedotto di Cortemilia (CN) su ordine del Pretore. Nel 1928 la ditta prende il nome di ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) S.p.A. con sede a Milano.

Poco prima della Seconda guerra mondiale gli agricoltori della vallata citano lo stabilimento per danni in quanto le acque del Bormida sono inutilizzabili a fini irrigui. Seguono denunce e verifiche ma solo negli anni ‘80 cessa la produzione di coloranti e prosegue quella di pigmenti.

ACNA era controllata dagli anni ’30 dalla Montecatini e ne seguì il destino passando negli anni ’60 al gruppo Montedison, quindi alla Enimont nel 1988 e dal 1991 sotto il controllo di EniChem. 

L’attività termina definitivamente nel corso del 1998.

La legge 426/98 individua l’area a rischio ambientale e prevede un programma di bonifica e ripristino; nel 1999 viene dichiarata la situazione di emergenza socio-ambientale con nomina di un Commissario Straordinario ad opera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 

Situazione della contaminazione

Le attività di caratterizzazione delle aree esterne, svolte con la collaborazione di Arpa Piemonte e Arpa Liguria e finalizzate a determinare la contaminazione di suolo, acque sotterranee, acque superficiali e sedimenti, sono proseguite fino al 2011, con approfondimenti su numerose aree interessate.

I contaminanti caratteristici del sito sono stati rilevati nelle acque del fiume Bormida con concentrazioni progressivamente ridotte nel tempo. Fra le sostanze caratteristiche si segnalano cloro benzeni, aniline, antrachinoni e naftalensolfonici.
 

Stato avanzamento della bonifica

Al fine di bonificare e mettere in sicurezza il sito nel corso dei decenni sono state effettuate numerose attività, già a partire dal 1984 (prime opere di contenimento per impedire la filtrazione delle acque di falda dall’area dello stabilimento verso l’esterno); successivamente alla caratterizzazione delle aree interne, negli anni 2000-2001, è stato realizzato su tutto il perimetro dello stabilimento lato fiume un diaframma che si intesta sul substrato marnoso impermeabile. Arpa e Regione Piemonte hanno prescritto inoltre una serie di interventi finalizzati ad eliminare gli ingressi di acqua nel sottosuolo dell’area dello stabilimento. 

Nei primi anni 2000 è stata realizzata la bonifica dei lagunaggi nell’area A1 dello stabilimento.

Nel 2005-2008 è stato attuato il progetto di Bonifica Pian Rocchetta (intervento certificato nel 2012, con previsione di monitoraggi post-operam); nel 2009 è stata effettuata la bonifica dei terreni siti nel comune di Saliceto, Località Pian Sottano mediante asporto di terreno di riporto, rifiuti e terreno contaminato. 

Nelle aree interne allo stabilimento è stata realizzata la bonifica mediante asportazione dei terreni contaminati presenti nella zona insatura e, parzialmente, in zona satura, asportazione dei rifiuti presenti, demolizione degli edifici sede delle lavorazioni. Tutti i materiali sono stati abbancati nella zona A1, destinata a messa in sicurezza permanente anche dei terreni contaminati asportati per la bonifica delle aree golenali all’esterno del sito, del sito di Pian Rocchetta e della zona di Pian Sottano (Comune di Saliceto). 

Nel 2016 sono stati rilevati in territorio ligure alcuni superamenti dei limiti di riferimento per diversi contaminanti organici nelle acque sotterranee della cosiddetta “Area Merlo”, esterna allo stabilimento ma rientrante nel perimetro del SIN. Sono state avviate le procedure di bonifica anche per quest’area (allo stato attuale, è in fase di realizzazione una sperimentazione pilota per l’attività di bonifica e l’istruttoria dell’analisi di rischio).
 

Monitoraggio e controllo

Nelle aree interne ed esterne allo stabilimento è presente una capillare rete di monitoraggio delle acque sotterranee per tenere sotto controllo l’eventuale fuoriuscita di contaminanti dalle aree confinate; i campionamenti avvengono secondo un Protocollo di monitoraggio concordato con gli Enti competenti, attualmente con frequenza minima trimestrale. 

Nel 2017, a seguito di alcune criticità emerse dopo gli eventi alluvionali del 2016, è stato ritenuto opportuno armonizzare i monitoraggi effettuati da Eni Rewind, Arpa Liguria e Arpa Piemonte, inserendo uno strumento aggiuntivo costituito dal “Protocollo di monitoraggio sulla verifica della qualità delle acque del fiume Bormida” firmato il 29 novembre 2017 che vede impegnati Regione Liguria, Regione Piemonte, Arpa Liguria, Arpa Piemonte, i comuni di Cengio e Saliceto e Eni Rewind, nel controllo e nello scambio reciproco di dati di monitoraggio relativi alle acque superficiali in corrispondenza di alcuni punti strategici lungo il corso del Fiume Bormida e relativi alle acque sotterranee in corrispondenza dei piezometri maggiormente significativi. I controlli conseguenti al protocollo non hanno rilevato criticità significative nelle acque del fiume Bormida in territorio piemontese.

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Sito di Pieve Vergonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2025

Il sito industriale oggetto di bonifica è ubicato nel territorio del Comune di Pieve Vergonte, in provincia di Verbania, nella media Val d’Ossola, in destra orografica del fiume Toce. Confina a nord con la SP n.117, ad est con la SS n. 33 del Sempione, a nord-est con la ferrovia Novara/Domodossola e ad ovest con l’abitato di Pieve Vergonte. L’area dello stabilimento si estende su una superficie totale di circa 37 ettari, dei quali circa 20 sono occupati da attività produttive condotte attualmente dalla Società Altair Chemical.

Lo stabilimento industriale è sorto attorno al 1915 e le lavorazioni inizialmente erano volte alla produzione di cloro e gas ad uso bellico; successivamente venne sviluppata la produzione di clorurati organici, di arsenico e suoi derivati. Nel dopoguerra venne avviata la produzione di DDT. Nello stesso periodo erano attive le seguenti produzioni: linea cloro-soda con celle Krebbs, acido solforico con forni di arrostimento di pirite, oleum, acido clorosolfonico, ammoniaca sintetica da cracking di metano, solfuro di carbonio, cloralio, acido ossalico, acido formico, fertilizzanti a base di N-P-K, mono e diclorobenzeni, solfato ammonico e tetracloruro di carbonio. Il 30 giugno 1996 è stata fermata la produzione di DDT e il 30 giugno 1997 sono state fermate le produzioni di cloralio e acido clorosolfonico.

Dalle numerose campagne di indagini svolte negli anni (1995-2006) è stato possibile caratterizzare il sito per la contaminazione dei terreni (suolo superficiale e profondo) e le acque di falda. L’area risulta contaminata in massima parte da: Arsenico, Mercurio, altri metalli (Piombo, Rame, Zinco, Vanadio, Selenio, Nichel, Antimonio, Cadmio), DDT e suoi derivati, Esaclorobenzene, Esaclorocicloesani, Idrocarburi clorurati alifatici e aromatici, Benzene, Idrocarburi leggeri e pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici, Policlorobifenili, Diossine e Furani.

L’approvazione del Progetto Operativo di Bonifica (POB) è avvenuta nell’ottobre 2013.

Il soggetto che ha in capo la bonifica del sito è la società Eni Rewind S.p.A.

Il progetto prevede interventi su terreni e acque sotterranee contaminate per un arco temporale complessivo di circa 12 anni.

Per quanto riguarda gli interventi sui terreni, è prevista l’escavazione dei terreni contaminati e il confinamento in sito in un impianto della capacità di circa 680.000 m3, oltre alla realizzazione di un impianto di soil washing.

Per quanto riguarda gli interventi sulle acque sotterranee, sono previsti interventi per contenere idraulicamente il flusso di acqua che scorre sotto il sito, ridurre la massa di contaminante presente anche nelle aree sorgenti e preservare la risorsa idrica incontaminata. I lavori sono stati avviati nel corso del 2016.

Nel corso dei lavori si è resa necessaria una variante al progetto principalmente per l’aumento della volumetria dei terreni risultati contaminati;

Per ciascuna delle componenti ambientali atmosfera, rumore, acque superficiali e sotterranee, vegetazione, fauna ed ecosistemi è previsto un monitoraggio progettato per fasi (ante operam, in corso d’opera, post operam) e cadenzato considerando l’avanzamento spaziale e temporale delle principali attività connesse agli interventi previsti nel progetto operativo di bonifica.

La prima fase della variante è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con Decreto del Direttore della Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche n. 77 del 25 settembre 2024. I lavori previsti dalla Fase I sono stati avviati.

Nel corso del 2016 è terminato il monitoraggio ante operam ed è pertanto in corso il monitoraggio della realizzazione delle opere di bonifica, iniziate ufficialmente nell’aprile 2017. Arpa Piemonte provvede allo svolgimento delle proprie attività istituzionali operando sia nella supervisione delle attività di campo e validazione delle risultanze analitiche di Eni Rewind S.p.A., sia direttamente con il prelievo e l’analisi di campioni di diverse matrici.

Infine, benché l’amianto non sia uno degli inquinanti caratteristici del sito, dopo il recente rinvenimento di terreni con presenza di amianto di origine antropica in una porzione del sito, gestiti all’interno del cantiere di bonifica, l’amianto è stato inserito fra le sostanze contaminanti di interesse per il sito.

Sito di interesse nazionale di Pieve Vergonte, denominazione convenzionale delle aree - Fonte Eni Rewind
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Effetti al suolo a seguito di eventi nel 2024

Anno
2025
Effetti al suolo delle Nevicate de 2-4 e 9-11 marzo 2024 e delle Precipitazione intense Pasqua 2024
 

Questi eventi hanno determinato effetti al suolo principalmente caratterizzati da attività valanghiva spontanea, descritta nel capitolo dedicato.

Effetti al suolo dell'evento di giugno 2024

Dopo una primavera eccezionalmente carica di neve, a fine giugno 2024 una circolazione depressionaria in arrivo dalla penisola iberica ha eroso il bordo occidentale di un promontorio di alta pressione nordafricana che si estendeva su tutta la penisola italiana. L’evoluzione a scala sinottica ha determinato un marcato aumento dell’instabilità atmosferica a partire dalle ore centrali del 29 giugno, con innesco di rovesci e temporali intensi che si sono generati per più ore sulle medesime zone, con picchi di precipitazione tra le valli di Lanzo, Orco, di Cogne e poi  Valtournenche, Valle Anzasca, alta Ossola e le vallate di confine in territorio svizzero. 

In particolare, a Macugnaga (VB), gran parte degli abitati di Staffa e Pecetto è stata sommersa da detriti e fango a causa dell'esondazione del rio Tambach. L'evento ha coinvolto numerose abitazioni, attività commerciali, negozi e strutture ricettive, causando danni anche ai sottoservizi e lasciando molte zone senza acqua potabile, luce e gas. Il fenomeno è dettagliatamente descritto nella scheda SIFraP - Sistema Informativo Frane in Piemonte.

Sempre a Macugnaga una trentina di turisti sono rimasti bloccati nei rifugi ai piedi del Monte Rosa a causa dell'uscita dall'alveo del fiume Anza in più punti nella zona dell'alpe Burki.  Per una descrizione approfondita degli effetti al suolo si veda la relazione di evento pubblicata da Arpa Piemonte. 

Vista dall'alto del centro di Macugnaga, gravemente colpito dal trasporto solido del rio Tambach. Il cerchio evidenzia il punto in cui è avvenuta l'ostruzione dell'alveo, mentre in rosso è indicato il percorso seguito temporaneamente dalla piena

Le piogge sono state particolarmente intense in alta quota, interessando diffusamente il bacino glacializzato del Belvedere, come descritto nel capitolo dedicato all'evoluzione dell'ambiente glaciale

Effetti al suolo dell'evento di settembre 2024 

A inizio settembre 2024, una circolazione depressionaria centrata sulle isole britanniche si è mossa verso sud facendo il suo ingresso sul Mediterraneo occidentale, convogliando flussi umidi dai quadranti meridionali verso il nord-ovest italiano. Questa configurazione sinottica ha determinato l’attivazione di rovesci e temporali sparsi sulle zone montane piemontesi che si sono progressivamente estesi al resto della regione. Nella notte tra il 4 e il 5 settembre, le correnti, di scirocco in quota e da est-sudest negli strati medio-bassi dell’atmosfera, hanno subito un deciso rinforzo e, interagendo con l’orografia piemontese, hanno causato rovesci temporaleschi localmente molto forti e stazionari. Le precipitazioni più abbondanti si sono verificate nel torinese, con valori cumulati superiori a 200 mm nelle Valli di Lanzo e in Val Chisone (alcune stazioni hanno registrato valori massimi con tempi di ritorno superiori a 200 anni). 

La Città Metropolitana di Torino è stata quella più colpita dall’evento: si segnala in particolare la Val Chisone, la Valle di Susa, la Val Cenischia e le Valli di Lanzo. Diffusi dissesti hanno interessato una fascia sud-nord dalla Val Chisone alla Valle Orco con danni alla viabilità e con una persona dispersa, travolta dalla piena del Torrente Orco. In particolare, nel Comune di Mattie, in Valle di Susa, si è verificato un fenomeno di flusso iperconcentrato lungo il torrente Gerardo, che è esondato in più punti, causando inondazioni e la rimozione di due ponti: uno in corrispondenza della borgata Combe e l'altro nella borgata Giordani. Più a valle, l’esondazione del torrente ha interessato anche la strada provinciale 24, nella località Santa Petronilla, nel comune di Bussoleno. Per una descrizione approfondita degli effetti al suolo si veda la relazione di evento pubblicata da Arpa Piemonte e la scheda SiFraP relativa. 

Vista da elicottero della parte alta della frazione Giordani, in centro alla foto le spallette del ponte asportato, subito a valle le erosioni che hanno danneggiato le difese spondali, nella parte alta si riconosce la briglia di quota 710, con un grande blocco depositato sull’orlo.

In linea generale, in tutte le zone interessate dall’evento numerosi torrenti del reticolo secondario sono stati riattivati, già alle alte quote, dalle intense precipitazioni, determinando erosione delle incisioni, con conseguente deposito e sovralluvionamento a valle da parte di materiale lapideo e vegetale. Nelle zone di alta quota, l’evento pluviometrico del 5 settembre 2024 ha prodotto effetti generalizzati nelle aree glacializzate delle Valli di Lanzo e della Valle Orco, dove le piogge hanno interessato gli alti versanti determinando l’attivazione di numerose colate detritiche. In tale contesto alcuni ghiacciai sono stati coinvolti dai processi di instabilità, come descritto nel capitolo dedicato all'evoluzione dell'ambiente glaciale

In Valle Orco, ai piedi del piccolo lembo meridionale Ghiacciaio del Carro Occidentale, una importante colata detritica ha profondamente inciso la morena frontale per una lunghezza di 650 m e una larghezza di 20-30 m; il materiale detritico asportato è stato deposto al piede dei salti rocciosi, in due ampi accumuli, da 2400 metri fino a circa 2150 metri di quota, nei pressi dell’Alpe Mandetta.

Vista panoramica della conca meridionale del ghiacciaio del Carro Occidentale interessata dalla colata detritica del 05/09/2024, dettagli nel testo (foto PNGP, 11 settembre 2024). 1) ghiacciaio; 2) grande incisione prodotta nella morena, tra le quote 2750 m e 2450 m che termina a ridosso di una bancata rocciosa; 3) primo accumulo di colata, al piede del salto roccioso, esteso per circa 19.000 m2 tra le quote 2400 m e 2270 m; non visibile nella foto, un secondo accumulo esteso per circa 36.000 m2 tra le quote 2250 m e 2150 m, è stato messo in posto nei pressi dell’Alpe Mandetta.
Eventi di colata detritica del 30 luglio – 1° agosto 2024 osservati dalla rete di monitoraggio sperimentale del Rio Frejus (Bardonecchia, TO)

A seguito dell’evento di colata detritica del 13 agosto del 2023 avvenuto lungo l’asta del Rio Frejus, che ha causato severi danni alle infrastrutture dell’abitato di Bardonecchia, suscitando grande preoccupazione tra la popolazione, sono state intraprese alcune iniziative di mitigazione da parte di numerosi enti territoriali locali e regionali.

In particolare, ARPA Piemonte ha collaborato in veste di consulente scientifico ad un progetto con lo scopo di realizzare un sistema di monitoraggio sperimentale per le colate detritiche del Rio Frejus.

ARPA Piemonte in collaborazione con il DIATI del Politecnico di Torino ha messo a disposizione le proprie competenze per identificare e caratterizzare le aree sorgenti di sedimento che potenzialmente possono alimentare i fenomeni di colata detritica. Lo studio di caratterizzazione del bacino del Rio Frejus ha messo in evidenza le principali aree di innesco delle colate detritiche all’interno del bacino, definendo il comportamento di tali fenomeni sulla base della lunga serie di eventi storici di colata detritica occorsi tra il 1914 e il 2023.

I risultati di tale studio hanno permesso di ottimizzare la progettazione di un sistema di monitoraggio sperimentale, realizzato all’interno del progetto SAFE (Sistema Avanzato FranE), cofinanziato dall'ecosistema NODES (Nord-Ovest Digitale e Sostenibile) nell'ambito di Spoke 4 "Montagna digitale e sostenibile", con Emisfera Soc. Coop. (partner capofila) e Corintea Soc. Coop. come partner esecutivo.

Il sistema di monitoraggio che è stato realizzato è costituito da diverse tipologie di sensori diversamente distribuiti all’interno del bacino del Rio Frejus. La rete di sensori include tre pluviometri (RM) installati in testata di bacino, rispettivamente a quota 1764 metri s.l.m. (RM1, alla chiusura del sottobacino del Rio Comba Frejus), 2055 metri s.l.m. (RM3, monitoraggio del sottobacino del Rio Merdovine) e 2648 metri s.l.m. (RM2, monitoraggio del sottobacino del Rio Gaudet), in modo da registrare i valori di pioggia responsabili dell’innesco delle colate detritiche. Altri sensori di diversa tipologia sono stati installati più a valle per monitorare la propagazione e l'evoluzione del flusso detritico. In particolare, i sensori sono stati organizzati in cinque stazioni di monitoraggio, di seguito elencate e distribuite come mostrato nella figura seguente:

Stazione 1 (1731 m s.l.m.): monitoraggio del canale principale del Rio Frejus (alla confluenza con il Rio Merdovine, Rio Gaudet e Rio Comba Frejus), dotata di un sensore sismico (EQ1) e di un accelerometro (ACM1).

Stazione 2 (1688 m s.l.m.): monitoraggio del canale principale del Rio Frejus (a valle della confluenza con il Rio Merdovine, Rio Gaudet e Rio Comba Frejus), equipaggiata con un sensore sismico (EQ4), un accelerometro (ACM4) e un misuratore di livello (WLM1).

Stazione 3 (1711 m s.l.m.): monitoraggio del canale principale del Rio Frejus (a valle della confluenza con il Rio Merdovine, Rio Gaudet e Rio Comba Frejus), equipaggiata con un cavo a strappo (PC1).

Stazione 4 (1680 m s.l.m.): monitoraggio del sottobacino del Rio Gautier (vicino alla confluenza con il canale principale del Rio Frejus), equipaggiata con un sensore sismico (EQ2), un accelerometro (ACM2) e un misuratore di livello (WLM2).

Stazione 5 (1613 m s.l.m.): monitoraggio del canale principale del Rio Frejus (a valle della confluenza con il Rio Gautier), equipaggiata con un sensore sismico (EQ3) e un accelerometro (ACM3).

Distribuzione dei sensori per il monitoraggio delle colate detritiche del Rio Frejus, dove GTW1 e GTW2 rappresentano due gateway che garantiscono la trasmissione dei dati senza interruzioni e una comunicazione in tempo reale tra i sensori e il centro di raccolta dati.

I dati raccolti dal sistema di monitoraggio durante l'estate del 2024 hanno documentato una serie di eventi di colata detritica. In particolare, tra il 30 luglio e il 1° agosto diversi temporali hanno interessato il bacino del Rio Frejus causando l’evento di colata detritica più rilevante il 30 luglio, osservato nel centro abitato di Bardonecchia alle 21:10 (ora locale). La colata detritica, di modesta magnitudo, ha provocato lievi danni alle opere idrauliche di recente costruzione.

In questo evento, la cella temporalesca ha attraversato le Alpi Cozie con direzione ovest-est interessando la parte superiore del bacino del Rio Frejus tra le 19:00 e le 21:00 (ora locale). Il temporale ha fatto registrare un massimo di 48,7 millimetri di pioggia alla testa del sottobacino del Rio Merdovine, secondo le osservazioni del radar meteorologico regionale.

La cellula temporalesca ha interessato la testa del bacino del Rio Frejus tra le 19:00 e le 21:00 (ora locale), caratterizzata da un'intensità di 24,4 mm/h, come stimato dal radar meteorologico di ARPA Piemonte. I 48,7 millimetri (cella in rosso scuro sulla mappa) corrispondono alla posizione del valore massimo di pioggia accumulata, dove il principale centro di scroscio ha interessato parte della testata del sottobacino del Rio Merdovine.

Un flusso di fango e detriti è transitato attraverso il conoide alluvionale, su cui è edificato parte dell’abitato di Bardonecchia, tra le 21:30 e le 22:00, depositando materiale nel letto del canale senza esondare.

Il flusso di fango e detriti ha raggiunto Bardonecchia (nell'area di conoide alluvionale) durante l'evento temporalesco del 30 luglio.

Più a monte nel bacino, lungo il canale principale del Rio Frejus il flusso detritico ha causato erosioni spondali e deposizione di detriti grossolani con una frazione fine composta prevalentemente da sedimenti argillosi, siltosi e subordinatamente sabbiosi.

(A) Area di innesco del flusso di detriti alla testa del sottobacino del Rio Merdovine. (B) Tracce del passaggio del flusso detritico appena a monte della confluenza tra il Rio Merdovine e il canale principale del Rio Frejus.

Il 31 luglio 2024, una nuova cella temporalesca ha interessato il bacino del Rio Frejus, innescando un evento di colata detritica molto diluita, transitata lungo il canale del Rio Frejus tra la mezzanotte e l’una del 1° agosto 2024 senza alcun disagio per l’abitato di Bardonecchia. Questo evento è stato caratterizzato infatti da una magnitudo decisamente inferiore rispetto al precedente.
Entrambi gli eventi sono stati registrati dai sensori del sistema di monitoraggio, identificando il sottobacino del Rio Merdovine come area di origine di entrambe le colate detritiche. Infatti, il sensore di livello WLM2, posizionato nel sottobacino del Rio Gautier, non ha riportato variazioni significative. 

Lungo il canale principale del Rio Frejus, il sensore di livello WLM1 ha rilevato variazioni in corrispondenza degli eventi; nei grafici mostrati nelle immagini successive, è infatti possibile osservare l'evoluzione temporale dei fenomeni.

Confronto tra i valori registrati dal pluviometro RM1 e i valori di livello misurati nel canale Rio Frejus dal sensore WLM1 tra il 30 e il 31 luglio.
Confronto tra i valori registrati dal pluviometro RM2 e i valori di livello misurati nel canale Rio Frejus dal sensore WLM1 tra il 31 luglio e il 1° agosto.

Il sensore RM1 ha registrato 15 millimetri di pioggia in meno di 30 minuti (corrispondente ad un’intensità oraria di 30 millimetri) prima dell'osservazione del passaggio del flusso detritico, mentre RM2 ha misurato un valore inferiore, pari a 10 millimetri, nello stesso intervallo temporale, corrispondente a un'intensità oraria di 20 millimetri. Entrambi i valori di intensità oraria registrati dai pluviometri sono confrontabili con le stime del radar meteorologico. Tali intensità hanno raggiunto e superato il valore minimo di soglia per l’attivazione di colate detritiche assegnato al bacino del Rio Frejus, in accordo con la caratterizzazione del bacino del Rio Frejus proposta da ARPA Piemonte.

Analizzando i valori dell'altezza del flusso registrati da WLM1, sono state identificate le caratteristiche dei flussi detritici e delle loro fronti. Nel caso dell'evento del 30 luglio, ad esempio, è stato registrato un aumento di 1,5 metri durante il passaggio della colata alle 21:10. Gli accelerometri contestualmente hanno registrato valori di accelerazione molto elevati, confermando l'alto contenuto energetico del flusso.

Confronto tra i valori registrati dall'accelerometro ACM1 lungo l'asse z e i valori di livello misurati nel canale del Rio Frejus dal sensore WLM1 tra il 30 e il 31 luglio.
Confronto tra i valori registrati dall'accelerometro ACM1 lungo l'asse z e i valori di livello misurati nel canale del Rio Frejus dal sensore WLM1 tra il 31 luglio e il 1° agosto.

Il confronto delle misurazioni provenienti dalle varie stazioni di monitoraggio ha consentito di stimare il tempo di transito del fronte del flusso detritico e di calcolare la sua velocità media, risultata di circa 2,3 m/s nel tratto tra ACM1 e WLM1. La velocità osservata è compatibile con un flusso detritico coesivo, caratterizzato da una reologia visco-plastica, in accordo con la classificazione dei bacini e dei processi che in questi avvengono proposta da ARPA Piemonte.

Grazie alla presenza del sistema di monitoraggio di neo-installazione, è stato possibile ottenere una quantificazione dei parametri che caratterizzano il comportamento delle colate detritiche del Rio Frejus, grazie alla quale sono stati confermati i risultati ottenuti dai lavorio di ricerca precedentemente svolti da ARPA Piemonte e dal Politecnico di Torino finalizzati all’identificazione dei fattori che influenzano l’innesco e il comportamento delle colate detritiche nei piccoli bacini montani delle Alpi occidentali.

La pubblicazione completa delle metodologie impiegate e dei risultati ottenuti è liberamente consultabile.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

From Alpine Catchment Classification to Debris Flow Monitoring - Cantonati, F., Lissari, G., Vagnon, F., Paro, L., Magnani, A., Rossato, I., Donati Sarti, G., Barresi, C., & Tiranti, D. (2025). GeoHazards, 6(1), 15. https://doi.org/10.3390/geohazards6010015

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Geologia e nivologia