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Il progetto Pura Lana Piemontese

In Italia, invece di essere considerata una risorsa di pregio, la lana è classificata come rifiuto speciale, con conseguenti alti costi di smaltimento per gli allevatori piemontesi che devono gestirla dopo le periodiche tosature dei capi: per mitigare tale problematica ed esplorare una via per la valorizzazione della lana prodotta, nasce nel 2023 il progetto pilota sperimentale PURA LANA PIEMONTESE, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, d’intesa con l’ARAP. (Associazione Regionale Allevatori Piemonte), i cui associati, in larga maggioranza, allevano razze ovine prevalentemente autoctone, alcune delle quali classificate a rischio di estinzione, e che contribuiscono al mantenimento della biodiversità animale ed al presidio dei territori più svantaggiati collinari e montani.

Il progetto, approdato nel 2024 alla seconda edizione, è portato avanti dall'unità di Produzioni animali dell’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), da ARAP (Ente Associazione Regionale Allevatori del Piemonte) e dall'azienda no profit BtWC (Ente Consorzio Biella The Wool Company).

Il progetto ha visto, nella prima fase, l'organizzazione della raccolta e il ritiro dei lotti di lana sucida dai singoli allevatori, con lo stoccaggio dei lotti di lana presso i magazzini e la consegna al Centro di lavorazione lana di Biella. Nel secondo step, attualmente ancora in fase attuativa, si è prefissato di effettuare la selezione manuale e l'analisi qualitativa (resa, diametro fibre, lunghezza, colore, etc.) di una quota della lana raccolta, al fine di redigere un quadro sulla qualità media della lana presente in Piemonte e di identificare l’opportunità della sua valorizzazione nella filiera tessile.

Nel 2025 il progetto si è concluso, da un punto di vista economico, evidenziando specifiche criticità: sulla base delle caratteristiche qualitative e delle analisi certificate, la lana raccolta è stata suddivisa inintre lotti, a ciascuno dei quali è stato attribuito un diverso valore economico. La lana di prima scelta ha un prezzo di vendita che oscilla tra i 65 e gli 80 centesimi di € al kg. Nella seconda scelta il valore diminuisce, variando tra i 50 e i 60 centesimi. La terza scelta si ferma a 20-30 centesimi al kg.

Per gli scarti, il costo di smaltimento si aggira intorno ai 30 centesimi al kg. Tenendo conto dei quantitativi di ciascuna categoria, i circa 43.000 chilogrammi di lana selezionata hanno un valore di mercato potenziale di poco superiore ai 20.000 €, che corrisponde a un valore medio pari a 46 centesimi al chilo

Al momento attuale, tale valore non è in grado di coprire i costi necessari alla raccolta (affitto capannoni per stoccaggio e trasporto) e quelli di selezione manuale. Per migliorare la situazione sarebbe necessario intervenire su alcuni aspetti importanti della filiera della lana sucida:

  • migliorare la qualità della lana raccolta in allevamento, sensibilizzando e istruendo gli allevatori sulle buone pratiche per la tosatura e la raccolta, andando così ad aumentare le quote di lana di prima scelta e il valore della stessa;
  • intervenire sugli aspetti burocratici che aggravano le fasi dello stoccaggio e del trasporto della lana sucida, classificato attualmente come rifiuto speciale;
  • valorizzare la trasformazione tessile della lana “locale” creando una filiera regionale/locale che sappia dare il giusto riconoscimento ad un prodotto che fa parte della storia agricola, artigianale e industriale del Piemonte. 

Sempre nell’ambito della gestione dei sottoprodotti della lana, con Deliberazione della Giunta Regionale 11 aprile 2023, n. 10-6722 sono state approvate le Linee guida regionali finalizzate a fornire un quadro di riferimento comune e l’uniformità nell’interpretazione normativa a supporto degli operatori, che devono produrre la documentazione utile a provare il soddisfacimento delle condizioni per l’impiego dei sottoprodotti per favorire la gestione dei residui dei cicli produttivi in modo “circolare”.

Con D.D. 513 del 19 luglio 2023, è stato istituito il Gruppo di Lavoro sui Sottoprodotti, che ha condotto degli approfondimenti sulle caratteristiche tecniche e merceologiche dei residui della produzione della filiera del tessile, producendo le valutazioni sugli aspetti gestionali che consentono di qualificare tali residui di produzione come sottoprodotti nel rispetto delle condizioni di cui all’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale (d.lgs. n. 152/2006).

Con lo stesso atto, è stata predisposta una scheda tecnica relativa alla Filiera del Tessile che, sulla base del modello proposto dalla Linee guida regionali fornisce indicazioni a supporto degli operatori in merito ai seguenti aspetti, a partire dalla lana succida:

  • processo di produzione;
  • tipologia del sottoprodotto;
  • utilizzo e trattamenti;
  • requisiti standard;
  • tracciabilità;
  • aspetti gestionali, etichettatura, movimentazione, trasporto.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

In Italia, invece di essere considerata una risorsa di pregio, la lana è classificata come rifiuto speciale, con conseguenti alti costi di smaltimento per gli allevatori piemontesi che devono gestirla dopo le periodiche tosature dei capi: per mitigare tale problematica ed esplorare una via per la valorizzazione della lana prodotta, nasce nel 2023 il progetto pilota sperimentale PURA LANA PIEMONTESE, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, d’intesa con l’ARAP. (Associazione Regionale Allevatori Piemonte), i cui associati, in larga maggioranza, allevano razze ovine prevalentemente autoctone, alcune delle quali classificate a rischio di estinzione, e che contribuiscono al mantenimento della biodiversità animale ed al presidio dei territori più svantaggiati collinari e montani.

Il progetto, approdato nel 2024 alla seconda edizione, è portato avanti dall'unità di Produzioni animali dell’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), da ARAP (Ente Associazione Regionale Allevatori del Piemonte) e dall'azienda no profit BtWC (Ente Consorzio Biella The Wool Company).

Il progetto ha visto, nella prima fase, l'organizzazione della raccolta e il ritiro dei lotti di lana sucida dai singoli allevatori, con lo stoccaggio dei lotti di lana presso i magazzini e la consegna al Centro di lavorazione lana di Biella. Nel secondo step, attualmente ancora in fase attuativa, si è prefissato di effettuare la selezione manuale e l'analisi qualitativa (resa, diametro fibre, lunghezza, colore, etc.) di una quota della lana raccolta, al fine di redigere un quadro sulla qualità media della lana presente in Piemonte e di identificare l’opportunità della sua valorizzazione nella filiera tessile.

Nel 2025 il progetto si è concluso, da un punto di vista economico, evidenziando specifiche criticità: sulla base delle caratteristiche qualitative e delle analisi certificate, la lana raccolta è stata suddivisa inintre lotti, a ciascuno dei quali è stato attribuito un diverso valore economico. La lana di prima scelta ha un prezzo di vendita che oscilla tra i 65 e gli 80 centesimi di € al kg. Nella seconda scelta il valore diminuisce, variando tra i 50 e i 60 centesimi. La terza scelta si ferma a 20-30 centesimi al kg.

Per gli scarti, il costo di smaltimento si aggira intorno ai 30 centesimi al kg. Tenendo conto dei quantitativi di ciascuna categoria, i circa 43.000 chilogrammi di lana selezionata hanno un valore di mercato potenziale di poco superiore ai 20.000 €, che corrisponde a un valore medio pari a 46 centesimi al chilo

Al momento attuale, tale valore non è in grado di coprire i costi necessari alla raccolta (affitto capannoni per stoccaggio e trasporto) e quelli di selezione manuale. Per migliorare la situazione sarebbe necessario intervenire su alcuni aspetti importanti della filiera della lana sucida:

  • migliorare la qualità della lana raccolta in allevamento, sensibilizzando e istruendo gli allevatori sulle buone pratiche per la tosatura e la raccolta, andando così ad aumentare le quote di lana di prima scelta e il valore della stessa;
  • intervenire sugli aspetti burocratici che aggravano le fasi dello stoccaggio e del trasporto della lana sucida, classificato attualmente come rifiuto speciale;
  • valorizzare la trasformazione tessile della lana “locale” creando una filiera regionale/locale che sappia dare il giusto riconoscimento ad un prodotto che fa parte della storia agricola, artigianale e industriale del Piemonte. 

Sempre nell’ambito della gestione dei sottoprodotti della lana, con Deliberazione della Giunta Regionale 11 aprile 2023, n. 10-6722 sono state approvate le Linee guida regionali finalizzate a fornire un quadro di riferimento comune e l’uniformità nell’interpretazione normativa a supporto degli operatori, che devono produrre la documentazione utile a provare il soddisfacimento delle condizioni per l’impiego dei sottoprodotti per favorire la gestione dei residui dei cicli produttivi in modo “circolare”.

Con D.D. 513 del 19 luglio 2023, è stato istituito il Gruppo di Lavoro sui Sottoprodotti, che ha condotto degli approfondimenti sulle caratteristiche tecniche e merceologiche dei residui della produzione della filiera del tessile, producendo le valutazioni sugli aspetti gestionali che consentono di qualificare tali residui di produzione come sottoprodotti nel rispetto delle condizioni di cui all’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale (d.lgs. n. 152/2006).

Con lo stesso atto, è stata predisposta una scheda tecnica relativa alla Filiera del Tessile che, sulla base del modello proposto dalla Linee guida regionali fornisce indicazioni a supporto degli operatori in merito ai seguenti aspetti, a partire dalla lana succida:

  • processo di produzione;
  • tipologia del sottoprodotto;
  • utilizzo e trattamenti;
  • requisiti standard;
  • tracciabilità;
  • aspetti gestionali, etichettatura, movimentazione, trasporto.

 

Anno
2026

Il progetto BECH.GRIS - Realizzazione del Centro Becchi Fiurinà

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008 si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, su base morfologica da parte di esperti di razza e genetica su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008 si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, su base morfologica da parte di esperti di razza e genetica su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.

 

Anno
2026

Interventi e progetti per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità di interesse agrario e alimentare

Anno
2026

Gli attuali modelli della filiera agroalimentare, ormai rivolta quasi in esclusiva alla produzione delle varietà più appetibili per le catene della grande distribuzione, tendono a ridurre la variabilità genetica del patrimonio rappresentato dalle varietà vegetali e dalle razze animali locali. Quando queste non offrono le caratteristiche quali-quantitative richieste dal mercato, sono oggetto di un progressivo abbandono, fino alla potenziale scomparsa.

L’impoverimento dell’agro-biodiversità che ne consegue assume risvolti significativi in diversi ambiti:

  • rispetto alla produzione agricola, antiche cultivar e razze animali locali rappresentano un patrimonio genetico al quale attingere per la creazione di nuove varietà, portatrici sia di caratteristiche organolettiche peculiari, valorizzate da una selezione ultradecennale, sia di quella resistenza ai patogeni e di quella capacità di adattamento a condizioni climatiche ed ambientali tipiche di specifici contesti territoriali che molti prodotti selezionati per la grande distribuzione non posseggono;
  • rispetto all’ambiente, soprattutto nella produzione frutticola e viticola, si registra un legame particolarmente stretto tra le antiche varietà ed i paesaggi rurali tradizionali, spesso caratteristici di zone marginali rispetto a quelle a maggior vocazione produttiva, ma connotate da una maggiore variabilità ambientale e da minori input da fertilizzanti ed agrofarmaci, cosa che consente di contenere il rischio di impatti sugli agroecosistemi e sulla salute pubblica.

A tali considerazioni sono sicuramente legati fattori quali la crescente richiesta di prodotti “a km zero” ed il rinnovato interesse per le cultivar locali e le aziende agricole tradizionali, che testimoniano una maggior consapevolezza da parte dei consumatori e costituiscono sicuramente un nuovo impulso per progetti e politiche volte alla conservazione dell’agro-biodiversità locale.

In tale direzione si muove da oltre 20 anni la Regione Piemonte: tramite le misure del PSR volte a favorire la salvaguardia degli agroecosistemi marginali e la conservazione delle varietà e delle razze in estinzione, l’allestimento di campi collezione in collaborazione con enti ed istituzioni tecnico-scientifiche particolarmente qualificate in materia di biodiversità e la promozione di fiere di settore.

Un risultato tangibile del lavoro svolto sino ad oggi è rappresentato dall’iscrizione di numerose varietà locali del Piemonte, appartenenti a specie agrarie ed ortive, nell’apposita sezione del Registro Nazionale dedicata alla varietà da conservazione.
Un altro esempio è costituito da centinaia di varietà locali piemontesi che risultano iscritte nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Agricoltura

Disturbo olfattivo - Riferimenti normativi

Anno
2026

A livello nazionale, il 28 giugno 2023 è stato emanato il Decreto Direttoriale del MASE n. 309 “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Indirizzi per l’applicazione dell’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006 in materia di emissioni odorigene di impianti e attività”, che rappresenta il documento di riferimento in materia di prevenzione e limitazione delle emissioni odorigene, in particolar modo per l’espletamento degli iter istruttori di rilascio e rinnovo delle autorizzazioni ambientali, per la valutazione delle ricadute emissive degli impianti e per le modalità di monitoraggio. 
Ulteriori riferimenti a livello nazionale sono individuabili nelle seguenti norme tecniche: 

  • UNI EN 13725 “Emissioni da sorgente fissa – determinazione della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica e della portata di odore” del marzo 2022
  • UNI 11761/2023 “Emissioni e qualità dell’aria – Misurazione strumentale degli odori tramite IOMS (Instrumental Odour Monitoring System)”
  • UNI 11806 “Qualità dell'aria - Emissioni odorigene e impatto olfattivo – Vocabolario” del marzo 2021, divenuta il riferimento per definizioni e terminologia
  • UNI EN 16841/2017 “Aria ambiente – Determinazione dell’odore in aria ambiente mediante indagini in campo. Metodo a griglia e metodo del pennacchio”.

A livello regionale, la Giunta della Regione Piemonte ha approvato le “Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno”  (Deliberazione n. 13-4554 del 9 gennaio 2017).
Le linee guida piemontesi si applicano agli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale che possano determinare emissioni olfattive e alle attività soggette a Valutazione di Impatto Ambientale o Verifica di assoggettabilità da cui derivino emissioni odorigene; vengono inoltre definite le modalità di gestione di problematiche olfattive dovute ad attività diverse dalle precedenti, a fronte del coinvolgimento di significative porzioni di territorio o di popolazione, dove approcci preliminari per la risoluzione del problema siano risultati inefficaci.
Le linee guida sono completate da documenti che definiscono:

  • una metodologia di monitoraggio sistematico della percezione olfattiva avvertita dalla popolazione (parte II), che include la verifica e la validazione delle segnalazioni;
  • le modalità di campionamenti olfattometrici in campo, per la determinazione dell’impatto odorigeno (parte III);
  • la metodologia di caratterizzazione chimica delle sostanze odorigene (parte IV);
  • i requisiti che devono essere soddisfatti nella redazione di uno studio di impatto olfattivo mediante simulazione modellistica meteodispersiva (parte V). 

La Deliberazione della Giunta Regionale sopra citata ha delineato il percorso da seguire per affrontare le problematiche legate ai disturbi olfattivi, prevedendo il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati attraverso l’istituzione di un Tavolo di confronto, attivato dal Sindaco del Comune interessato dal fenomeno. Questo strumento consente di affrontare le criticità legate agli odori mediante il dialogo tra i diversi Enti coinvolti (Comuni, ASL, Provincia o Città Metropolitana) e con le imprese interessate, al fine di individuare e valutare possibili soluzioni volte alla riduzione del problema.

Il Decreto Direttoriale del MASE n. 309/2023, in quanto documento di orientamento tecnico, non interferisce con l’applicazione delle normative regionali vigenti, purché queste garantiscano — anche attraverso modalità differenti — un livello di tutela equivalente in materia di emissioni odorigene. In Piemonte, i principi contenuti nel documento nazionale sono stati adottati nell’ambito delle istruttorie per il rilascio e il rinnovo delle autorizzazioni ambientali, con particolare riferimento alla valutazione delle ricadute emissive degli impianti e alle modalità di monitoraggio. Su questi aspetti, il Decreto Direttoriale fornisce un livello di tutela più elevato rispetto a quanto previsto dalla D.G.R. 13-4554/2013.

Informazioni e risorse aggiuntive

Decreto Direttoriale del MASE n. 309 “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Indirizzi per l’applicazione dell’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006 in materia di emissioni odorigene di impianti e attività” https://www.mase.gov.it/pagina/indirizzi-lapplicazione-dellarticolo-272-bis-del-dlgs-1522006-materia-di-emissioni-odorigene

Deliberazione n. 13-4554 del 9 gennaio 2017 - Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2017/05/attach/dgr_04554_930_09012017.pdf

Stato del Documento
Anno precedente
Gruppo di Redazione
Aria

L'apicoltura in Piemonte

Anno
2026

Sulla base dei dati dell’ultimo Censimento apistico nazionale 2025, il Piemonte è al primo posto tra le regioni italiane sia come numero di alveari (nel 2025 202.005, pari a circa il 11,2% del patrimonio italiano ) che come operatori (7.119 apicoltori, pari a circa 9% del totale nazionale). Dal 2015, ai sensi della l. 313/2004, è attiva una Anagrafe apistica nazionale di competenza del Ministero della Salute, che prevede l’obbligo di registrazione nella Banca Dati Apistica (BDA) sia degli apicoltori amatoriali che dei produttori apistici e dei loro relativi apiari. 
Dal 1 novembre al 31 dicembre di ogni anno, la banca dati viene aggiornata attraverso il “censimento annuale” con le informazioni relative alla consistenza e alla dislocazione degli apiari posseduti, corredati di indirizzo e di coordinate geografiche.

Tra le informazioni da registrare nella Banca Dati Nazionale per ogni attività apistica, vi sono:

  • la tipologia (produzione per commercializzazione/apicoltore professionista o produzione per autoconsumo);
  • classificazione degli apiari (stanziale o nomade);
  • sottospecie allevata (ligustica, sicula, carnica o altro);
  • modalità di allevamento (convenzionale o biologica).

Attraverso la consultazione dei dati contenuti nell’Anagrafe Apistica Nazionale, è possibile evidenziare l’importanza del settore apistico piemontese a scala nazionale: nel 2025, il Piemonte si conferma al primo posto tra le regioni italiane per numero di apiari censiti (26.219, pari a circa il 14% del totale nazionale).

La distribuzione sul territorio regionale vede il 57% circa degli apiari concentrati tra le province di Cuneo (29,6%) e Torino (27,5%) e tale ripartizione si rispecchia anche nei dati relativi agli apicoltori: quelli censiti nel 2024 in Piemonte sono 7.171 (oltre il 9% del totale nazionale), distribuiti prevalentemente in provincia di Torino (34% circa) e circa il 26,5% e in provincia di Cuneo (24,5% circa).

Si tratta per lo più di operatori che producono per autoconsumo (66%), mentre i professionisti dediti alla commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura rappresentano il 34,2% del totale. Il 25% degli apiari piemontesi risulta essere di tipo stanziale, mentre quasi il 75% degli apiari piemontesi vengono spostati per seguire determinati tipi di fioritura.

A sostegno dell’apicoltura piemontese, nel 2025 sono stati aperti appositi bandi, indirizzati sia alle associazioni di produttori apistici, sia ad apicoltori singoli o associati, per l’erogazione di contributi per attività ed iniziative articolate sulle diverse azioni delle linee di intervento previste per il settore, quali:

  • corsi di aggiornamento e di formazione finanziati al 100% su tematiche quali la conservazione del miele, la lotta alla varroa o ad altri patogeni, le attrezzature e le tecniche apistiche;
  • assistenza tecnica e consulenza alle aziende finanziati al 90% su tematiche tecniche, sanitarie, amministrative.

Sono stati inoltre erogati contributi (con copertura al 75% per le associazioni di produttori apistici ed al 60% per apicoltori singoli o associati) per acquisti finalizzati

  • alla lotta contro gli aggressori e le malattie dell'alveare;
  • alla prevenzione dei danni causati dalle avversità atmosferiche;

Ulteriori contributi sono stati destinati nel 2025 alle associazioni di produttori apistici per attività di informazione e promozione a favore della qualità  del prodotto (eventi di promozione, analisi di laboratorio sul miele connesse all’evento, materiale promozionale vario, ricettario a base di miele).

Con gli interventi sopra descritti, il settore apistico ha beneficiato complessivamente nel 2025 di oltre 1,9 milioni di euro di contributi, le cui linee di intervento sono dettagliate alla pagina dedicata del sito web regionale.

 

L'apicoltura tra le politiche di sviluppo rurale
 

Anche nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027 è previsto uno specifico intervento a sostegno dell’apicoltura (SRA 18 - ACA 18), con la finalità di  contribuire a contrastare il declino degli impollinatori e quindi la perdita di biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare habitat e paesaggi.

L’intervento, che ha una dotazione complessiva di 8 mln di euro, prevede un sostegno economico a copertura dei maggiori costi e minori guadagni per l’attività effettuata dagli apicoltori che mantengono un numero di alveari minimo pari a 52, apiari posti ad una distanza non inferiore a 2,2 km, ciascuno dei quali non può superare il numero di 80 alveari per postazione, in aree individuate e definite sul Geoportale, nel rispetto dei periodi di fioritura delle essenze botaniche, redigendo un’apposita relazione tecnica.

È stato emanato nel 2023 un bando unico di durata quinquennale che ha visto la presentazione di circa 500 domande, 429 delle quali sono state finanziate e 70 ammissibili ma non finanziabili per mancanza di fondi, per complessivi 1,6 milioni di euro.

I dettagli dell’intervento Impegni per l’apicoltura del CSR 2023-2027, con riferimento ai pagamenti annuali in base al numero di alveari iscritti sono consultabili sul sito web regionale.
 

 

Informazioni e risorse aggiuntive
 

Complemento di sviluppo rurale (CSR) 2023-2027:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr/testo-vigente-csr-2023-2027


Apicoltura nel CSR 2023-2027 - Intervento SRA18 - ACA18:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr/sra18-aca18-impegni-per-lapicoltura


Finanziamenti all'apicoltura in Piemonte:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/zootecnia-pascoli-apicoltura/finanziamenti-allapicoltura

 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Agricoltura

Adeguamento dei Piani Regolatori Comunali alle Linee Guida regionali nei territori UNESCO

L’attività di adeguamento dei PRGC, finalizzata a garantire un idoneo livello di tutela per i territori del Sito Unesco di Langhe-Roero e Monferrato, avviata a seguito dell’approvazione delle pertinenti Linee Guida di cui alla D.G.R. 21 settembre 2015, n. 26-2131 (LLGG), è in via di prosecuzione con l'obiettivo di agevolare l’attivazione delle conseguenti Varianti urbanistiche di adeguamento.

Si rammenta che le valutazioni di merito vengono condotte nell’ambito del Tavolo di Lavoro Preliminare (TLP) previsto dalle stesse LLGG – organismo congiunto, tra Regione, Province e Comuni, nell’ambito del quale si sviluppano i necessari confronti tecnici circa le specifiche indagini paesaggistiche redatte e proposte dai Comuni, in forma singola o associata.

Figura 1. Veduta dell’abitato di Rosignano Monferrato (AL)
Figura 2. Veduta dell’abitato di Barolo (CN)

La pubblicazione delle Linee guida ha dato l’avvio alle procedure di adeguamento che, dal 2015, si sono così concretizzate sul territorio piemontese (dati riferiti a marzo 2025):

  • 17 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP (4 in Core Zone);
  • 16 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP (4 in Core Zone);
  • 21 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco (9 in Core Zone);
  • 21 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco (7 in Core Zone);
  • 5 comuni con procedura semplificata (DGR n. 2-1487/2020) devono ancora adottare o approvare varianti. NB: dalle analisi contenute in questa DGR i comuni interessati dalla procedura semplificata sono 12, ma 4 hanno già provveduto a concludere le indagini previste per l’adeguamento alle LLGG Unesco e 3 hanno inserito le analisi paesaggistiche effettuate dalla Regione Piemonte presenti nell’Allegato alla DGR nella variante (nessuno di questi comuni è in Core Zone);
  • 20 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG (4 in Core Zone).


In provincia di Alessandria 30 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 9 dei quali appartengono alla Core Zone.  Dei 30 comuni alessandrini:

  • 2 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 2 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 12 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 11 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG;
  • 3 comuni per i quali è stata prevista la procedura semplificata secondo la DGR 2-1487/2020 non hanno avviato varianti.

 

In provincia di Asti 41 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 9 dei quali appartengono alla Core Zone. Dei 41 comuni astigiani:

  • 14 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 11 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 8 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 6 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 2 comuni per i quali è stata prevista la procedura semplificata secondo la DGR 2-1487/2020 non hanno avviato varianti.

 

In provincia di Cuneo 29 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 11 dei quali appartengono alla Core Zone. Dei 29 comuni cuneesi:

  • 3 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 3 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 11 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 3 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 9 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG.
Figura 3. Infernot a Cella Monte (AL)

È opportuno rammentare che le Linee Guida erano state adottate in aderenza all’impostazione del Piano Paesaggistico Regionale, infatti le stesse Linee Guida Unesco sono state adottate circa due anni prima dell’approvazione del PPR avvenuta mediante DCR n. 233-35836 del 3 ottobre 2017, a seguito della quale il PPR era divenuto efficace dal 20.10.2017. Pertanto la presente procedura dei TLP prevista dalle LLGG Unesco ha rappresentato a tutti gli effetti una “anticipazione” ed una sperimentazione delle modalità di adeguamento degli strumenti urbanistici, che ha visto coinvolti, accanto al Comune, la Regione e le Province, senza implicazione del Ministero della Cultura: tre Enti anziché i quattro necessari per la procedura di adeguamento al PPR. E’ chiaro quindi che gli adeguamenti alle LLGG effettuati o in corso, non sostituiscono l’adeguamento vero e proprio al PPR, ma possono rappresentare una valida base per effettuare le successive necessarie implementazioni delle indagini paesaggistiche nell’ambito dei rispettivi territori comunali.

Si rammenta infine che l’attivazione dei TLP propedeutici all’adeguamento dei PRGC alle LLGG Unesco e la conseguente variante urbanistica, avviene su iniziativa comunale e le disposizioni vigenti non prevedono alcun tipo di penalizzazione per i Comuni inadempienti.

Gli uffici competenti della Regione e delle Province interessate continueranno ad operare, per quanto di competenza, al fine di promuovere il coinvolgimento degli Enti locali e dei professionisti nell’implementare e portare a conclusione il sopra descritto processo di pianificazione alla scala locale, indirizzato ad assicurare la valorizzazione delle peculiarità del Sito Unesco.


 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

L’attività di adeguamento dei PRGC, finalizzata a garantire un idoneo livello di tutela per i territori del Sito Unesco di Langhe-Roero e Monferrato, avviata a seguito dell’approvazione delle pertinenti Linee Guida di cui alla D.G.R. 21 settembre 2015, n. 26-2131 (LLGG), è in via di prosecuzione con l'obiettivo di agevolare l’attivazione delle conseguenti Varianti urbanistiche di adeguamento.

Si rammenta che le valutazioni di merito vengono condotte nell’ambito del Tavolo di Lavoro Preliminare (TLP) previsto dalle stesse LLGG – organismo congiunto, tra Regione, Province e Comuni, nell’ambito del quale si sviluppano i necessari confronti tecnici circa le specifiche indagini paesaggistiche redatte e proposte dai Comuni, in forma singola o associata.

Figura 1. Veduta dell’abitato di Rosignano Monferrato (AL)
Figura 2. Veduta dell’abitato di Barolo (CN)

La pubblicazione delle Linee guida ha dato l’avvio alle procedure di adeguamento che, dal 2015, si sono così concretizzate sul territorio piemontese (dati riferiti a marzo 2025):

  • 17 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP (4 in Core Zone);
  • 16 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP (4 in Core Zone);
  • 21 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco (9 in Core Zone);
  • 21 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco (7 in Core Zone);
  • 5 comuni con procedura semplificata (DGR n. 2-1487/2020) devono ancora adottare o approvare varianti. NB: dalle analisi contenute in questa DGR i comuni interessati dalla procedura semplificata sono 12, ma 4 hanno già provveduto a concludere le indagini previste per l’adeguamento alle LLGG Unesco e 3 hanno inserito le analisi paesaggistiche effettuate dalla Regione Piemonte presenti nell’Allegato alla DGR nella variante (nessuno di questi comuni è in Core Zone);
  • 20 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG (4 in Core Zone).


In provincia di Alessandria 30 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 9 dei quali appartengono alla Core Zone.  Dei 30 comuni alessandrini:

  • 2 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 2 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 12 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 11 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG;
  • 3 comuni per i quali è stata prevista la procedura semplificata secondo la DGR 2-1487/2020 non hanno avviato varianti.

 

In provincia di Asti 41 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 9 dei quali appartengono alla Core Zone. Dei 41 comuni astigiani:

  • 14 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 11 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 8 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 6 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 2 comuni per i quali è stata prevista la procedura semplificata secondo la DGR 2-1487/2020 non hanno avviato varianti.

 

In provincia di Cuneo 29 comuni sono compresi nei paesaggi vitivinicoli del Piemonte, 11 dei quali appartengono alla Core Zone. Dei 29 comuni cuneesi:

  • 3 comuni hanno avviato le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 3 comuni hanno concluso le analisi paesaggistiche previste nel TLP;
  • 11 comuni hanno attivato la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 3 comuni hanno concluso la variante di adeguamento alle LLGG Unesco;
  • 9 comuni non hanno avviato alcuna fase dell’adeguamento alle LLGG.
Figura 3. Infernot a Cella Monte (AL)

È opportuno rammentare che le Linee Guida erano state adottate in aderenza all’impostazione del Piano Paesaggistico Regionale, infatti le stesse Linee Guida Unesco sono state adottate circa due anni prima dell’approvazione del PPR avvenuta mediante DCR n. 233-35836 del 3 ottobre 2017, a seguito della quale il PPR era divenuto efficace dal 20.10.2017. Pertanto la presente procedura dei TLP prevista dalle LLGG Unesco ha rappresentato a tutti gli effetti una “anticipazione” ed una sperimentazione delle modalità di adeguamento degli strumenti urbanistici, che ha visto coinvolti, accanto al Comune, la Regione e le Province, senza implicazione del Ministero della Cultura: tre Enti anziché i quattro necessari per la procedura di adeguamento al PPR. E’ chiaro quindi che gli adeguamenti alle LLGG effettuati o in corso, non sostituiscono l’adeguamento vero e proprio al PPR, ma possono rappresentare una valida base per effettuare le successive necessarie implementazioni delle indagini paesaggistiche nell’ambito dei rispettivi territori comunali.

Si rammenta infine che l’attivazione dei TLP propedeutici all’adeguamento dei PRGC alle LLGG Unesco e la conseguente variante urbanistica, avviene su iniziativa comunale e le disposizioni vigenti non prevedono alcun tipo di penalizzazione per i Comuni inadempienti.

Gli uffici competenti della Regione e delle Province interessate continueranno ad operare, per quanto di competenza, al fine di promuovere il coinvolgimento degli Enti locali e dei professionisti nell’implementare e portare a conclusione il sopra descritto processo di pianificazione alla scala locale, indirizzato ad assicurare la valorizzazione delle peculiarità del Sito Unesco.


 

Anno
2026

Il Protocollo di Intesa

L’azione regionale rispetto ai Distretti del Commercio è stata ulteriormente rafforzata da un Protocollo di Intesa volto a favorire la collaborazione tra la Regione, la Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, nell’ambito dei rispettivi scopi istituzionali, al fine di sostenere la fase di avvio della politica attiva dei Distretti quale strumento per rivitalizzare e valorizzare l’identità economica, culturale e sociale dei luoghi attraverso specifiche azioni di accompagnamento alla nascita e al consolidamento dei partenariati pubblico-privato previsti dalla normativa in materia e sottesi ai Distretti del Commercio, in un'ottica di loro rafforzamento e ampliamento, per la trasformazione in veri e propri distretti delle economie di prossimità, dell'innovazione e dello sviluppo locale anche secondo principi di inclusione, benessere e solidarietà.

Le parti si sono impegnate, altresì, a:

  • mettere a disposizione i saperi necessari all'attuazione delle strategie distrettuali sia all'interno della pubblica amministrazione, sia in seno alle associazioni di categoria, sia nel mondo della libera professione e fra i partner di progetto attraverso attività formative, sia per nuovi professionisti (Manager di Distretto) sia per l’aggiornamento del personale già chiamato ad operare in tale ambito, sui temi della pianificazione del Distretto, monitoraggio delle attività previste e realizzate, fund raising, processi di rigenerazione urbana, promozione di dinamiche di solidarietà, inclusione e benessere territoriale, secondo un preciso programma congiuntamente definito e grazie alla gestione delle attività formative da parte di un ente con esperienza su questi temi e nel campo della formazione di partenariati territoriali attivi nel campo dello sviluppo del territorio.

Il Protocollo di Intesa, firmato il 12 luglio 2022, ha durata sino al 31 dicembre 2023.

In data 5 febbraio 2024 il Protocollo di Intesa è stato rinnovato per un ulteriore triennio.

Tra le prime azioni previste e realizzate dai partner aderenti al Protocollo d'Intesa vi è stato il Festival dei Distretti del Commercio del Piemonte: una giornata di lavori volta ad approfondire le dinamiche e le potenzialità dei Distretti del Commercio piemontesi, quali sistemi territoriali per la cura delle economie di prossimità, ospitata presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. L’evento, organizzato l’8 aprile 2024 da Regione Piemonte, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, ha inteso contribuire a creare nuove sinergie tra i diversi soggetti che operano sul territorio in un’ottica di sviluppo locale e di inclusione sociale.

La giornata si è aperta alle ore 11:00 con un momento di networking, un’importante opportunità per entrare in contatto con i diversi Distretti del Commercio piemontesi e per dare vita a nuove connessioni e collaborazioni tra i diversi attori e le iniziative territoriali.

Nel pomeriggio, si sono svolti momenti di approfondimento volti ad indagare le politiche attive per la valorizzazione delle economie di prossimità e a inquadrare le sfide per le economie locali nel quadro nazionale e internazionale. Sono intervenuti professori universitari ed esperti in materia di rigenerazione urbana e territoriale e di economia urbana e si è tenuta una tavola rotonda per esaminare i risultati raggiunti fino ad oggi e valutare le prospettive future.

Per il biennio 2024-25 è previsto ed è già stato avviato un percorso formativo di Capacity Building focalizzato sul consolidamento del Distretto del Commercio come dispositivo di sviluppo territoriale.

  • 2024: fase di lavoro dedicato alla costruzione di strumenti comuni e all’accompagnamento al loro utilizzo

  • 2025: fase dedicata ad attività di analisi, monitoraggio e valutazione.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

L’azione regionale rispetto ai Distretti del Commercio è stata ulteriormente rafforzata da un Protocollo di Intesa volto a favorire la collaborazione tra la Regione, la Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, nell’ambito dei rispettivi scopi istituzionali, al fine di sostenere la fase di avvio della politica attiva dei Distretti quale strumento per rivitalizzare e valorizzare l’identità economica, culturale e sociale dei luoghi attraverso specifiche azioni di accompagnamento alla nascita e al consolidamento dei partenariati pubblico-privato previsti dalla normativa in materia e sottesi ai Distretti del Commercio, in un'ottica di loro rafforzamento e ampliamento, per la trasformazione in veri e propri distretti delle economie di prossimità, dell'innovazione e dello sviluppo locale anche secondo principi di inclusione, benessere e solidarietà.

Le parti si sono impegnate, altresì, a:

  • mettere a disposizione i saperi necessari all'attuazione delle strategie distrettuali sia all'interno della pubblica amministrazione, sia in seno alle associazioni di categoria, sia nel mondo della libera professione e fra i partner di progetto attraverso attività formative, sia per nuovi professionisti (Manager di Distretto) sia per l’aggiornamento del personale già chiamato ad operare in tale ambito, sui temi della pianificazione del Distretto, monitoraggio delle attività previste e realizzate, fund raising, processi di rigenerazione urbana, promozione di dinamiche di solidarietà, inclusione e benessere territoriale, secondo un preciso programma congiuntamente definito e grazie alla gestione delle attività formative da parte di un ente con esperienza su questi temi e nel campo della formazione di partenariati territoriali attivi nel campo dello sviluppo del territorio.

Il Protocollo di Intesa, firmato il 12 luglio 2022, ha durata sino al 31 dicembre 2023.

In data 5 febbraio 2024 il Protocollo di Intesa è stato rinnovato per un ulteriore triennio.

Tra le prime azioni previste e realizzate dai partner aderenti al Protocollo d'Intesa vi è stato il Festival dei Distretti del Commercio del Piemonte: una giornata di lavori volta ad approfondire le dinamiche e le potenzialità dei Distretti del Commercio piemontesi, quali sistemi territoriali per la cura delle economie di prossimità, ospitata presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. L’evento, organizzato l’8 aprile 2024 da Regione Piemonte, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, ha inteso contribuire a creare nuove sinergie tra i diversi soggetti che operano sul territorio in un’ottica di sviluppo locale e di inclusione sociale.

La giornata si è aperta alle ore 11:00 con un momento di networking, un’importante opportunità per entrare in contatto con i diversi Distretti del Commercio piemontesi e per dare vita a nuove connessioni e collaborazioni tra i diversi attori e le iniziative territoriali.

Nel pomeriggio, si sono svolti momenti di approfondimento volti ad indagare le politiche attive per la valorizzazione delle economie di prossimità e a inquadrare le sfide per le economie locali nel quadro nazionale e internazionale. Sono intervenuti professori universitari ed esperti in materia di rigenerazione urbana e territoriale e di economia urbana e si è tenuta una tavola rotonda per esaminare i risultati raggiunti fino ad oggi e valutare le prospettive future.

Per il biennio 2024-25 è previsto ed è già stato avviato un percorso formativo di Capacity Building focalizzato sul consolidamento del Distretto del Commercio come dispositivo di sviluppo territoriale.

  • 2024: fase di lavoro dedicato alla costruzione di strumenti comuni e all’accompagnamento al loro utilizzo

  • 2025: fase dedicata ad attività di analisi, monitoraggio e valutazione.

 

Anno
2026

Contributi ai Distretti

Nel corso dell’anno 2022 è stato avviato il sostegno per i progetti strategici presentati dai Distretti del commercio del Piemonte. Si tratta di una programmazione triennale relativa agli anni 2022, 2023 e 2024.

Il bando, approvato con la determinazione n. 184 del 27/07/2022, è stato rivolto ai Distretti del Commercio inseriti nell'Elenco regionale del Piemonte per la realizzazione dei seguenti interventi:

  • ammodernamento e miglioramento dell’esteriorità delle attività commerciali (vetrine, insegne, facciate, tende, pergole, dehor, banchi mercati, illuminazione esterna, etc…), sostegno di nuove attività o apertura di nuove unità locali (acquisto di macchinari, attrezzature, apparecchi), servizi innovativi fra gli operatori dell’area e a vantaggio dei consumatori; fidelizzazione della clientela; implementazione digitale delle singole imprese (solo spese in conto capitale); progettualità innovative che possano contribuire alla crescita delle singole imprese del commercio, inclusa attività formativa, informativa e servizi di accompagnamento relativi all’attività del Distretto;

  • progetti di qualificazione urbana che riguardino il proprio ambito territoriale; progetti di design urbano e sugli spazi pubblici, con particolare attenzione alla gestione degli spazi pubblici, all’ampliamento di spazi esistenti per attività commerciali, alla riqualificazione del verde e dell’arredo urbano, all’accessibilità e alla sistemazione della viabilità, alla predisposizione di attrezzature per servizi comuni; progetti di sistemazione delle aree mercatali; iniziative di riqualificazione e rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai locali commerciali e in coerenza con i principi di sostenibilità energetica e ambientale; politiche attive sul riuso degli spazi sfitti; recupero e valorizzazione dei locali commerciali storici; azioni di promozione finalizzate esclusivamente alla rivitalizzazione della rete distributiva e ad aumentarne l’attrattività; progetti di consegna delle merci a domicilio e creazione di un sistema organizzato e agile per la distribuzione delle merci specie a favore della popolazione anziana o fragile; progettualità innovative che possano contribuire alla crescita e allo sviluppo del commercio nell’ambito territoriale del Distretto; predisposizione di una rete di servizi commerciali a sostegno di fasce della popolazione colpite da eventi calamitosi o emergenze perduranti; formazione, informazione e servizi di accompagnamento degli imprenditori e degli addetti del settore della distribuzione; iniziative comuni per la ripresa delle attività economiche e per l’adozione di nuove modalità strutturali, organizzative e operative per l’adeguamento delle attività alle nuove esigenze di sicurezza e protezione e a modalità alternative di organizzazione delle vendite, in affiancamento al canale fisico tradizionale; iniziative in tema di welfare aziendale e coinvolgimento di imprese e utenza su tematiche di benessere sociale; misure di fiscalità di vantaggio per promuovere iniziative o progettualità compatibili con la tutela e promozione dell’ambiente urbano; significative semplificazioni amministrative per l’area di distretto; sperimentazioni in materia di orari.

Con la determinazione dirigenziale n. 340 del 13/12/2023 sono stati ammessi a contributo 32 progetti strategici su sessantasei candidati per un importo complessivo di euro 8.832.989,95.

A ciascun Distretto del Commercio ammesso sono stati assegnati:

  • contributi in conto capitale (fondo perduto) nell'entità dell'80% della spesa progettuale ammessa per un importo massimo di euro 250.000,00

  • contributi di parte corrente nell'entità dell'80% della spesa nel tetto massimo di euro 42.306,63

Una quota non inferiore al 30% della spesa progettuale dei progetti strategici deve essere riservata alle azioni a favore delle imprese del commercio e della somministrazione di alimenti e bevande per mezzo di bandi ad evidenza pubblica.

Nel corso dell’anno 2023 è proseguito il sostegno ai progetti strategici dei Distretti del Commercio che non sono stati ammessi a contributo nella precedente programmazione. Con la determinazione n. 210 del 19/07/2023 è stato approvato un nuovo bando per il triennio 2023-2025 avente le medesime caratteristiche di quello della precedente programmazione. La somma destinata alle progettualità distrettuali ammonta a euro 8.794.500,00.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nel corso dell’anno 2022 è stato avviato il sostegno per i progetti strategici presentati dai Distretti del commercio del Piemonte. Si tratta di una programmazione triennale relativa agli anni 2022, 2023 e 2024.

Il bando, approvato con la determinazione n. 184 del 27/07/2022, è stato rivolto ai Distretti del Commercio inseriti nell'Elenco regionale del Piemonte per la realizzazione dei seguenti interventi:

  • ammodernamento e miglioramento dell’esteriorità delle attività commerciali (vetrine, insegne, facciate, tende, pergole, dehor, banchi mercati, illuminazione esterna, etc…), sostegno di nuove attività o apertura di nuove unità locali (acquisto di macchinari, attrezzature, apparecchi), servizi innovativi fra gli operatori dell’area e a vantaggio dei consumatori; fidelizzazione della clientela; implementazione digitale delle singole imprese (solo spese in conto capitale); progettualità innovative che possano contribuire alla crescita delle singole imprese del commercio, inclusa attività formativa, informativa e servizi di accompagnamento relativi all’attività del Distretto;

  • progetti di qualificazione urbana che riguardino il proprio ambito territoriale; progetti di design urbano e sugli spazi pubblici, con particolare attenzione alla gestione degli spazi pubblici, all’ampliamento di spazi esistenti per attività commerciali, alla riqualificazione del verde e dell’arredo urbano, all’accessibilità e alla sistemazione della viabilità, alla predisposizione di attrezzature per servizi comuni; progetti di sistemazione delle aree mercatali; iniziative di riqualificazione e rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai locali commerciali e in coerenza con i principi di sostenibilità energetica e ambientale; politiche attive sul riuso degli spazi sfitti; recupero e valorizzazione dei locali commerciali storici; azioni di promozione finalizzate esclusivamente alla rivitalizzazione della rete distributiva e ad aumentarne l’attrattività; progetti di consegna delle merci a domicilio e creazione di un sistema organizzato e agile per la distribuzione delle merci specie a favore della popolazione anziana o fragile; progettualità innovative che possano contribuire alla crescita e allo sviluppo del commercio nell’ambito territoriale del Distretto; predisposizione di una rete di servizi commerciali a sostegno di fasce della popolazione colpite da eventi calamitosi o emergenze perduranti; formazione, informazione e servizi di accompagnamento degli imprenditori e degli addetti del settore della distribuzione; iniziative comuni per la ripresa delle attività economiche e per l’adozione di nuove modalità strutturali, organizzative e operative per l’adeguamento delle attività alle nuove esigenze di sicurezza e protezione e a modalità alternative di organizzazione delle vendite, in affiancamento al canale fisico tradizionale; iniziative in tema di welfare aziendale e coinvolgimento di imprese e utenza su tematiche di benessere sociale; misure di fiscalità di vantaggio per promuovere iniziative o progettualità compatibili con la tutela e promozione dell’ambiente urbano; significative semplificazioni amministrative per l’area di distretto; sperimentazioni in materia di orari.

Con la determinazione dirigenziale n. 340 del 13/12/2023 sono stati ammessi a contributo 32 progetti strategici su sessantasei candidati per un importo complessivo di euro 8.832.989,95.

A ciascun Distretto del Commercio ammesso sono stati assegnati:

  • contributi in conto capitale (fondo perduto) nell'entità dell'80% della spesa progettuale ammessa per un importo massimo di euro 250.000,00

  • contributi di parte corrente nell'entità dell'80% della spesa nel tetto massimo di euro 42.306,63

Una quota non inferiore al 30% della spesa progettuale dei progetti strategici deve essere riservata alle azioni a favore delle imprese del commercio e della somministrazione di alimenti e bevande per mezzo di bandi ad evidenza pubblica.

Nel corso dell’anno 2023 è proseguito il sostegno ai progetti strategici dei Distretti del Commercio che non sono stati ammessi a contributo nella precedente programmazione. Con la determinazione n. 210 del 19/07/2023 è stato approvato un nuovo bando per il triennio 2023-2025 avente le medesime caratteristiche di quello della precedente programmazione. La somma destinata alle progettualità distrettuali ammonta a euro 8.794.500,00.

Anno
2026

Distretti del Commercio

Anno
2026

La Regione promuove i Distretti del Commercio quali ambiti territoriali nei quali gli enti pubblici, i cittadini, le imprese e le formazioni sociali liberamente aggregati sono in grado di fare del commercio un fattore di innovazione, integrazione e valorizzazione di tutte le risorse di cui dispone il territorio. L’obiettivo è quello di accrescerne l’attrattività, rigenerare il tessuto urbano e sostenere la competitività delle imprese, anche attraverso interventi integrati per lo sviluppo dell’ambiente urbano di riferimento. I criteri e le modalità per l'individuazione, il funzionamento e la costituzione dei Distretti del Commercio e per l'accesso all'agevolazione regionale per l'istituzione degli stessi sono stati approvati con Deliberazione della Giunta regionale n. 23-2535 dell'11/12/2020.
La Regione Piemonte ha inoltre contribuito a sostenere le spese per gli adempimenti necessari all’individuazione e alla costituzione dei Distretti del Commercio, al loro avvio e alla predisposizione di un programma di interventi strategici e significativi per il Commercio.

Con determinazione n. 396 del 23/12/2020 è stato approvato ed emanato il bando per l'accesso all'agevolazione regionale relativa all'istituzione dei Distretti, e con determinazione n. 146 del 28/06/2021 è stata approvata la graduatoria dei progetti ammessi a contributo.

Destinatari del finanziamento regionale sono i Comuni piemontesi in forma singola o aggregata, comprese le Unioni e le Convenzioni di cui alla L.R. n. 11/2012. Il finanziamento ha interessato in prima istanza venticinque distretti su 77 domande pervenute. Con le determinazioni n. 232 del 04/10/2021 e n. 236 del 04/10/2021 sono stati predisposti gli scorrimenti della graduatoria per il finanziamento di ulteriori trentasette distretti. Con la determinazione n. 372 del 29/12/2021 sono stati ammessi a contributo ulteriori quindici istanze, esaurendo la graduatoria.

Successivamente con la D.G.R. n. 24-290 del 18/10/2024 e le D.D. n. 423/A2009C/2024 e n. 693/A2009C/2025, l'Elenco regionale dei Distretti del Commercio del Piemonte, predisposto con la D.D. n. 291/A2009B/2021 del 18/11/2021 e aggiornato con la D.D. n. 133 del 30/06/2023, è stato ulteriormente implementato sino agli attuali ottanta Distretti ufficialmente istituiti. Sono in corso di istituzione altri venti Distretti.

I Distretti del Commercio costituiscono uno degli obiettivi strategici inseriti nel Piano della Competitività predisposto dalla Regione Piemonte. Se da un lato essi introducono modelli innovativi di sviluppo del settore commerciale che consentano di sostenere e rilanciare il settore con strategie sinergiche di sviluppo economico e di risposta a necessità in particolari momenti di emergenze economiche e sociali, dall’altro favoriscono la creazione di un sistema strutturato e organizzato territorialmente, capace di polarizzare le attività commerciali, unitamente ad altri soggetti portatori di interesse, quali il Comune, le organizzazioni imprenditoriali, le imprese, le proprietà immobiliari e i consumatori.

Nello specifico, l’istituzione dei Distretti:

  • favorisce e sostiene il commercio di vicinato, le micro e piccole imprese, nell’ottica di garantire al cittadino consumatore servizi di prossimità in un momento di forte presenza della grande distribuzione organizzata;

  • riduce il fenomeno della dismissione degli usi commerciali nei contesti urbani, a causa del quale si può avere una forte perdita identitaria;

  • valorizza i luoghi del commercio attraverso la riqualificazione di ambiti naturali del commercio urbano, sedi naturali di attività commerciali ed economiche in senso lato; il termine “naturale” rimanda al concetto di spontaneità, tradizione e storia dei luoghi del commercio;

  • sostiene e contribuisce al rilancio dell’identità dei luoghi e percorsi naturali del commercio;

  • favorire la creazione dei cosiddetti “centri commerciali naturali”, ritenendo che essi possano costituire una reale alternativa alla grande distribuzione organizzata;

  • sviluppa la competitività dei “centri commerciali naturali”, assicurando complementarietà e integrazione con le attività di vendita su area pubblica;

  • promuove l’aggregazione fra operatori per la realizzazione di politiche e di servizi comuni;

  • favorisce un sistema di governance, di competenze e di conoscenze per lo sviluppo del distretto.

I Distretti del Commercio si configurano, quindi, quali strumenti innovativi per il presidio commerciale del territorio, il mantenimento dell’occupazione e la gestione di attività comuni finalizzate alla valorizzazione del commercio. Tali effetti di trasformazione economica, culturale e spaziale saranno visibili sul territorio nel medio termine, anche in previsione di futuri finanziamenti più sostanziali e mirati a interventi di riqualificazione del contesto urbano.

Dal 2020 ad oggi sono stati messi a disposizione dei Distretti del Commercio del Piemonte in totale 31 milioni di euro, così suddivisi:

Contributi anno 2020-2021 per l'individuazione e alla costituzione dei primi 77 Distretti del Commercio: euro 1.232.906,40

Contributi anno 2021-2022 per il sostegno delle prime attività dei primi 77 Distretti del Commercio: euro 3.892.166,61

Contributi anno 2024-2025 per il sostegno delle prime attività di ulteriori 20 Distretti del Commercio: euro 1.041.449,13

Contributi anno 2025-2026 per il sostegno delle prime attività di ulteriori 5 Distretti del Commercio: euro 208.000,00

Contributi per il sostegno Progetti Strategici del Commercio programmazione 2022-2024: euro 8.832.989,95

Contributi per il sostegno Progetti Strategici del Commercio programmazione 2023-2025: euro 8.794.500,00

Contributi per il sostegno Progetti Strategici del Commercio programmazione 2025-2027: euro 7.223.561,81

Gli interventi finanziati hanno riguardato:

  • ammodernamento e miglioramento dell’esteriorità delle attività commerciali (vetrine, insegne, facciate, tende, pergole, dehor, banchi mercati, illuminazione esterna, etc…), sostegno di nuove attività o apertura di nuove unità locali (acquisto di macchinari, attrezzature, apparecchi), servizi innovativi fra gli operatori dell’area e a vantaggio dei consumatori; fidelizzazione della clientela; implementazione digitale delle singole imprese (solo spese in conto capitale); progettualità innovative che possano contribuire alla crescita delle singole imprese del commercio, inclusa attività formativa, informativa e servizi di accompagnamento relativi all’attività del Distretto;

  • progetti di qualificazione urbana che riguardino il proprio ambito territoriale; progetti di design urbano e sugli spazi pubblici, con particolare attenzione alla gestione degli spazi pubblici, all’ampliamento di spazi esistenti per attività commerciali, alla riqualificazione del verde e dell’arredo urbano, all’accessibilità e alla sistemazione della viabilità, alla predisposizione di attrezzature per servizi comuni; progetti di sistemazione delle aree mercatali; iniziative di riqualificazione e rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai locali commerciali e in coerenza con i principi di sostenibilità energetica e ambientale; politiche attive sul riuso degli spazi sfitti; recupero e valorizzazione dei locali commerciali storici; azioni di promozione finalizzate esclusivamente alla rivitalizzazione della rete distributiva e ad aumentarne l’attrattività; progetti di consegna delle merci a domicilio e creazione di un sistema organizzato e agile per la distribuzione delle merci specie a favore della popolazione anziana o fragile; progettualità innovative che possano contribuire alla crescita e allo sviluppo del commercio nell’ambito territoriale del Distretto; predisposizione di una rete di servizi commerciali a sostegno di fasce della popolazione colpite da eventi calamitosi o emergenze perduranti; formazione, informazione e servizi di accompagnamento degli imprenditori e degli addetti del settore della distribuzione; iniziative comuni per la ripresa delle attività economiche e per l’adozione di nuove modalità strutturali, organizzative e operative per l’adeguamento delle attività alle nuove esigenze di sicurezza e protezione e a modalità alternative di organizzazione delle vendite, in affiancamento al canale fisico tradizionale; iniziative in tema di welfare aziendale e coinvolgimento di imprese e utenza su tematiche di benessere sociale; misure di fiscalità di vantaggio per promuovere iniziative o progettualità compatibili con la tutela e promozione dell’ambiente urbano; significative semplificazioni amministrative per l’area di distretto; sperimentazioni in materia di orari.

A ciascun Distretto del Commercio ammesso sono stati assegnati:

  • contributi in conto capitale (fondo perduto) nell'entità dell'80% della spesa progettuale ammessa per un importo massimo di euro 250.000,00

  • contributi di parte corrente nell'entità dell'80% della spesa nel tetto massimo di euro 42.306,63

Una quota non inferiore al 30% della spesa progettuale dei progetti strategici è stata riservata alle azioni a favore delle imprese del commercio e della somministrazione di alimenti e bevande per mezzo di bandi ad evidenza pubblica.

L’azione regionale è stata ulteriormente rafforzata da un Protocollo di Intesa volto a favorire la collaborazione tra la Regione, la Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, nell’ambito dei rispettivi scopi istituzionali, al fine di sostenere la fase di avvio della politica attiva dei Distretti del Commercio quale strumento per rivitalizzare e valorizzare l’identità economica, culturale e sociale dei luoghi attraverso specifiche azioni di accompagnamento alla nascita e al consolidamento dei partenariati pubblico-privato previsti dalla normativa in materia e sottesi ai Distretti del Commercio, in un'ottica di loro rafforzamento e ampliamento, per la trasformazione in veri e propri distretti delle economie di prossimità, dell'innovazione e dello sviluppo locale anche secondo principi di inclusione, benessere e solidarietà.

Le parti si sono impegnate, altresì, a:

  • mettere a disposizione i saperi necessari all'attuazione delle strategie distrettuali sia all'interno della pubblica amministrazione, sia in seno alle associazioni di categoria, sia nel mondo della libera professione e fra i partner di progetto attraverso attività formative, sia per nuovi professionisti (Manager di Distretto) sia per l’aggiornamento del personale già chiamato ad operare in tale ambito, sui temi della pianificazione del Distretto, monitoraggio delle attività previste e realizzate, fund raising, processi di rigenerazione urbana, promozione di dinamiche di solidarietà, inclusione e benessere territoriale, secondo un preciso programma congiuntamente definito e grazie alla gestione delle attività formative da parte di un ente con esperienza su questi temi e nel campo della formazione di partenariati territoriali attivi nel campo dello sviluppo del territorio.

È in corso di rinnovo il Protocollo d'Intesa per le annualità 2026- 2027 e 2028.

Tra le prime azioni previste e realizzate dai partner aderenti al Protocollo d'Intesa vi è stato il Festival dei Distretti del Commercio del Piemonte: una giornata di lavori volta ad approfondire le dinamiche e le potenzialità dei Distretti del Commercio piemontesi, quali sistemi territoriali per la cura delle economie di prossimità, ospitata presso il Museo di Scienze Naturali di Torino. L’evento, organizzato l’8 aprile 2024 da Regione Piemonte, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e Unioncamere Piemonte, ha inteso contribuire a creare nuove sinergie tra i diversi soggetti che operano sul territorio in un’ottica di sviluppo locale e di inclusione sociale.

Nel corso dell'anno 2025 si sono svolti numerosi incontri formativi e di confronto sul tema dei vuoti commerciali, sulle economie di prossimità, sull'accessibilità comunicativa e sull'interazione dei Distretti del Commercio con i Distretti del Cibo. Tali attività proseguono nel corso del 2026.

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Ecomusei in Piemonte

Anno
2026

Gli ecomusei sono strumenti culturali di interesse generale e di utilità sociale orientati a uno sviluppo locale sostenibile, volti a recuperare, conservare, valorizzare e trasmettere il patrimonio identitario, culturale, sociale, ambientale, materiale e immateriale di un territorio omogeneo, attraverso la partecipazione delle comunità locali in tutte le loro componenti.

Essi operano con approccio interdisciplinare nei campi della cultura, dell’ambiente, dell’educazione, della formazione, dell’inclusione sociale, dell’agricoltura, del turismo, della pianificazione territoriale e della cura del paesaggio, nella prospettiva di orientare lo sviluppo futuro del territorio verso una sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tali principi generali sono fondati sulla responsabilità collettiva degli abitanti, della società civile e delle istituzioni, funzionale alla costruzione e alla rivitalizzazione di reti di attività e servizi.

Gli ecomusei adottano logiche di rete e processi partecipati, su ispirazione della Convenzione Europea del Paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre 2000, e dei trattati internazionali dedicati alla salvaguardia dei patrimoni culturali materiali e immateriali della società, nel rispetto delle norme nazionali.
Essi operano favorendo la partecipazione e il coinvolgimento degli abitanti, della società civile e delle istituzioni, con particolare riguardo alle istituzioni culturali e scolastiche, promuovendo “laboratori di cittadinanza attiva” per la costruzione di mappe di comunità o di analoghi strumenti efficaci nell’integrare i diversi punti di vista in un percorso condiviso di riconoscimento, comprensione, cura e rigenerazione coerente e sostenibile dei patrimoni materiali e immateriali peculiari di ogni luogo.

Negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di processi ecomuseali sul territorio piemontese, che si sono resi interpreti di istanze di cambiamento, per uno sviluppo locale sostenibile, svolgendo un ruolo importante nelle politiche di sviluppo socio-economico regionale.

L’azione svolta dagli ecomusei, sui territori di riferimento, ha confermato il ruolo che essi possono assumere, in rapporto alla valorizzazione e alla cura del paesaggio, al riconoscimento della “bellezza”, attraverso la memoria delle comunità, all’equilibrio fra l’opera dell’uomo e l’opera della natura, rafforzando il legame tra paesaggio, patrimonio culturale e turismo come asse strategico su cui impostare percorsi di conoscenza e progetti di valorizzazione territoriale e turismo sostenibile.

Essi lavorano sulla diffusione di una offerta culturale che sappia agire sulla consapevolezza del valore dei paesaggi piemontesi, basata sui valori e l’elevata qualità della vita che offrono. Un lavoro veicolato anche dal nuovo Piano Paesaggistico del Piemonte, che ha cercato di attivare processi culturali dalla densa valenza politica, anche in attuazione di alcune schede progettuali all’interno della “Strategia Aree interne”, finalizzati ad attuare quel profondo cambiamento auspicato dalla Convenzione europea del paesaggio: “percepito dalle popolazioni che lo abitano”.

Le comunità non sono più quindi solo oggetto di ricerca, ma sono organismi “fruitori attivi del paesaggio” presente e futuro o destinatari dei paesaggi di montagna, pianura, acqua e mare da trasformare mediante un progetto comune, frutto di processi partecipati, che tendono ad accrescere la condivisione di benessere collettivo.
Il patrimonio culturale con cui gli ecomusei si misurano è costituto non solo da quello tutelato per legge, ma anche dal patrimonio “vivente”, materiale e immateriale, naturale e costruito, frutto delle tradizioni locali e delle trasformazioni del paesaggio, che costituisce l’eredità culturale delle popolazioni attive sul territorio.
La creazione di reti a diversa scala è stata una strategia vitale ed efficace per condividere pratiche, progetti ed alimentare entusiasmi promuovendo: contratti di fiume, contratti di lago, sentieristica partecipata, giornate del paesaggio, passeggiate patrimoniali.

Nel 2009 nasce l’Associazione Rete Ecomusei Piemonte (REP) a supporto e sostegno delle attività svolte dagli ecomusei che ne fanno parte. Essa rappresenta e tutela gli interessi dei suoi associati nei confronti di istituzioni o di altre realtà italiane ed internazionali; svolge attività di ricerca, studio, riflessione, confronto e progettazione su tematiche di interesse comune; lavora in rete per ottimizzare azioni e risorse. Tali obiettivi sono perseguiti con la messa in opera di alcune azioni strategiche tra le quali la collaborazione e il confronto con gli enti locali (Regione, Province, Comuni, ecc.), la partecipazione ai tavoli di lavoro per la definizione delle politiche e delle programmazioni di settore, la messa in campo di iniziative di scambio e collaborazione con altre realtà ecomuseali, la promozione e la sensibilizzazione rispetto ai temi tipici degli ecomusei, sia a livello nazionale sia internazionale.

La nuova legge regionale in materia di ecomusei (LR 13 del 03/08/18 “Riconoscimento degli ecomusei del Piemonte”) accoglie il punto più maturo delle esperienze ecomuseali che la Rete ha registrato dopo decenni di attività, nate anche dal confronto internazionale del Forum ICOM di Milano 2016 “Ecomuseums, Community museums and cultural landscapes”.

La recente legge regionale, all’articolo 7, promuove la partecipazione degli ecomusei riconosciuti alle politiche e alle azioni regionali di valorizzazione del paesaggio attuative del Piano Paesaggistico Regionale approvato con DCR 233-35836 del 3/10/17 e alle finalità della LR 14 del 16/06/08 (Norme per la valorizzazione del paesaggio).

Con la previgente legge regionale in materia di ecomusei, la Regione ha istituito 25 Ecomusei del Piemonte, che sono di seguito elencati:

Provincia Ecomusei piemontesi
AL Ecomuseo dei Feudi imperiali
AL Ecomuseo della Pietra da Cantoni
AL Ecomuseo della Pietra e della Calce di Visone
AL Ecomuseo di Cascina Moglioni
AT Ecomuseo del Basso Monferrato Astigiano
BI Ecomuseo del Biellese
CN Ecomuseo dei Certosini e della Valle Pesio
CN Ecomuseo dei Terrazzamenti e della Vite
CN Ecomuseo del Marmo di Frabosa Soprana
CN Ecomuseo dell'Alta Valle Maira
CN Ecomuseo della Pastorizia
CN Ecomuseo della Segale
CN Ecomuseo delle Rocche del Roero
CN Ecomuseo delle Terre del Castelmagno
NO Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone
TO Ecomuseo Colombano Romean
TO Ecomuseo del Freidano
TO Ecomuseo dell'Alta Val Sangone
TO Ecomuseo dell’Argilla – Munlab
TO Ecomuseo della Val Germanasca
TO Ecomuseo delle Terre di confine
VB Ecomuseo del Granito di Montorfano
VB Ecomuseo della Pietra Ollare e degli Scalpellini
VC Ecomuseo della Valsesia
VC Ecomuseo delle Terre d'acqua

La maggior parte dei 25 Ecomusei regionali sono nati e operano in area montana, per il recupero e la riqualificazione dei borghi e dei centri storici e per lo sviluppo ecosostenibile delle produzioni forestali e dell’economia del legno. Essi pertanto sono stati coinvolti nella strategia prevista dalla Regione Piemonte con la LR 14 del 5/04/19 (Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione e sviluppo della montagna), che all’Art. 21 (Valorizzazione della cultura della montagna piemontese) promuove il sostegno agli ecomusei e ai centri per la documentazione e altresì la tutela e la valorizzazione delle espressioni della cultura dell’area montana piemontese.
Quanto sopra premesso è in linea con la strategia di adattamento dell’UE, la quale si propone di contribuire a rendere l’Europa più resiliente ai cambiamenti climatici. Ciò richiede una migliore preparazione, consapevolezza e capacità di reazione agli impatti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale e nazionale.
Su tale obiettivo si inserisce l’impegno degli Ecomusei, in merito alla emergenza climatica ed ecologica, i quali affrontano la crisi attuale, curandone le cause e aumentando la resilienza delle comunità locali. Attraverso lo studio delle modificazioni del clima su scala locale e degli impatti sul territorio di riferimento, essi creano gruppi di lavoro dedicati alla mobilità dolce e ai green jobs e danno il massimo supporto per la realizzazione di ciclostazioni. Prediligono, inoltre, gli acquisti con emissioni a rifiuti zero e incoraggiano il ritorno alla terra. Per sensibilizzare le nuove generazioni, attivano attività didattica e laboratori, per tramandare suggerimenti pratici di risparmio idrico ed energetico. Infine gli ecomusei, attraverso bandi e progetti, ribadiscono la necessità alle amministrazioni locali di un intervento concreto sui territori di riferimento, per ridurre l’inquinamento e promuovere la cultura della tutela ambientale, creando un’opportunità per riflettere sul ruolo dei musei e degli ecomusei per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU e in particolare sensibilizzando l’opinione pubblica sull’urgenza dell'azione climatica.

Nel 2020, in epoca di piena pandemia, si è assistito ad un potenziamento del confronto tra le Reti ecomuseali locali, regionali e internazionali, che cooperano tra loro al fine di elaborare progetti. Tale collaborazione ha dato origine ad un vero e proprio “network della conoscenza”, con la moltiplicazione dei contatti per il Laboratorio ecomusei e la Rete locale stessa, sfociata nella virtuosa preparazione di iniziative per l’Anno 2021.

Per aumentare con efficacia ed economicità la qualità della vita degli abitanti che vivono sul territorio di riferimento, considerando diversi profili: identità, paesaggio, prodotti locali, accoglienza turistica, sicurezza ambientale e sviluppo sostenibile, sono state avviate alcune iniziative con l’aiuto delle nuove tecnologie per valorizzare il nostro patrimonio territoriale in una prospettiva di benessere collettivo. 

  1. “Gli Ecomusei sono Paesaggio” dalla Rete degli EcoMusei Italiani (EMI).
    Una riflessione in diretta streaming sul ruolo che gli ecomusei rivestono nel creare una consapevolezza nei confronti del Paesaggio, basata sul principio di sana appartenenza e responsabilità dei luoghi quale unica vera garanzia per il raggiungimento di un equilibrio dinamico nello sviluppo dei territori e delle comunità che li vivono. Quanto accaduto con la pandemia ha costretto a rivedere radicalmente il modo di abitare il territorio. Le esperienze presentate descrivono l’universo di buone pratiche degli ecomusei italiani, dalle Alpi al Mediterraneo, secondo gli approcci che le diverse condizioni socio-economiche impongono ai rispettivi territori, nell’intento di favorire lo sviluppo di reti di cooperazione e scambio tra queste. In questo quadro di eccezionale crisi economica, sociale e sanitaria, la creazione di solide e ramificate reti locali, ricche di capitale relazionale e sociale, hanno assunto un’importanza decisiva nel determinare le capacità competitive di un territorio e dunque le sue probabilità di successo nella crescita della coesione sociale ancor prima che economica. Una iniziativa che, dovendo svolgersi a distanza, ha scontato necessariamente un limite alla partecipazione in tempo di pandemia, evidenziando come la tecnologia è certamente un alleato importante. Il programma è consultabile online.

    È stato organizzato in più sessioni, per dare continuità all’iniziativa e far sì che diventi un momento annuale di riflessione ampia ed inclusiva per tutto il movimento ecomuseale per la gestione partecipata del territorio. Una piattaforma di condivisione di obiettivi e di progetti per il futuro che guardino al paesaggio come luogo di “rinascita” civile e culturale post-pandemica delle comunità e di un rinnovato dialogo con le istituzioni ed il mondo del terzo settore.
     

  2. Ecomusei come attrattiva turistica ispirata ad un turismo sostenibile, che valorizza il territorio, prendendosi cura dell’ambiente, della cultura e delle tradizioni locali con il coinvolgimento degli abitanti del posto. In quest'ottica oggi molti enti locali (Regioni, Città metropolitane, Comuni) applicano l'Agenda 21 nella pianificazione territoriale locale. Diverse sono le varianti utilizzate per indicare il concetto di “turismo responsabile”: si va dal turismo sostenibile (con riferimento al concetto economico dello sviluppo sostenibile), al turismo solidale (con riferimento al commercio equo-solidale o alle iniziative di solidarietà verso il Terzo Mondo), al turismo consapevole (con riferimento al consumo).
Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Turismo/Cultura