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Verifica del rispetto dei sistemi idrografici e della stabilità dei versanti nello sfruttamento della risorsa mineraria

L’intervento della Regione nella valutazione complessiva generale del rischio ambientale nell’ambito delle attività estrattive è dettagliatamente illustrato nel relativo capitolo della relazione stato ambiente 2024, cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento.

Già nelle precedenti edizioni della RSA, è stato rilevato come gli aspetti ambientali legati alla geologia del territorio (nel senso più ampio del termine) possano spesso essere influenzati dall’attività di coltivazione mineraria: questa, modificando fisicamente in modo più o meno rilevante il territorio, può avere ricadute anche severe sull’equilibrio idrogeologico o, in altri termini, sui rischi naturali connessi ai sistemi idrografici e dei versanti.

È stato quindi evidenziato come azioni specifiche da adottarsi in fase di coltivazione mineraria e recupero morfologico ambientale del sito estrattivo fossero essenziali per il raggiungimento dell’obiettivo di uno sfruttamento ambientalmente compatibile della risorsa mineraria.

La l.r. 45/1989 dalla Regione Piemonte, inoltre, si prefigge di minimizzare gli effetti dell'erosione dei terreni anche ad opera delle acque meteoriche e di ruscellamento: pertanto i pareri “idrogeologici”, resi nell’ambito più ampio della legge mineraria, dovrebbero essere il più possibile strumenti efficaci, uniformati e contestualizzati rispetto alla prevenzione dei rischi naturali.

Così, nel corso del 2024, sono proseguite le attività di controllo del buon andamento della coltivazione (mediante sopralluoghi in situ) e di verifica del rispetto delle prescrizioni autorizzative emesse dal Settore Geologico all’interno del parere geologico di cui alla citata LR 45/1989, finalizzate alla prevenzione dei fenomeni di dissesto.

Figura 1. Interferenza tra attività di cava e assetto idrogeologico del versante

Per la redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) le strutture regionali competenti hanno coinvolto anche il Settore Geologico, con la finalità di rendere lo sfruttamento della risorsa mineraria il più possibile compatibile con il reticolato idrografico e la stabilità dei versanti, in particolare in merito alla stesura di 6 articoli (dal 20 al 25) delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PRAE riferiti ad aspetti in materia di vincolo idrogeologico (stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura, regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche). 

Nelle more di una positiva evoluzione dell’iter di approvazione del Piano, è stata avviata una preventiva operazione applicativa di “collaudo” dei contenuti tecnici dei 6 articoli delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), relativamente alla stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura e alla regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche nei siti estrattivi.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

L’intervento della Regione nella valutazione complessiva generale del rischio ambientale nell’ambito delle attività estrattive è dettagliatamente illustrato nel relativo capitolo della relazione stato ambiente 2024, cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento.

Già nelle precedenti edizioni della RSA, è stato rilevato come gli aspetti ambientali legati alla geologia del territorio (nel senso più ampio del termine) possano spesso essere influenzati dall’attività di coltivazione mineraria: questa, modificando fisicamente in modo più o meno rilevante il territorio, può avere ricadute anche severe sull’equilibrio idrogeologico o, in altri termini, sui rischi naturali connessi ai sistemi idrografici e dei versanti.

È stato quindi evidenziato come azioni specifiche da adottarsi in fase di coltivazione mineraria e recupero morfologico ambientale del sito estrattivo fossero essenziali per il raggiungimento dell’obiettivo di uno sfruttamento ambientalmente compatibile della risorsa mineraria.

La l.r. 45/1989 dalla Regione Piemonte, inoltre, si prefigge di minimizzare gli effetti dell'erosione dei terreni anche ad opera delle acque meteoriche e di ruscellamento: pertanto i pareri “idrogeologici”, resi nell’ambito più ampio della legge mineraria, dovrebbero essere il più possibile strumenti efficaci, uniformati e contestualizzati rispetto alla prevenzione dei rischi naturali.

Così, nel corso del 2024, sono proseguite le attività di controllo del buon andamento della coltivazione (mediante sopralluoghi in situ) e di verifica del rispetto delle prescrizioni autorizzative emesse dal Settore Geologico all’interno del parere geologico di cui alla citata LR 45/1989, finalizzate alla prevenzione dei fenomeni di dissesto.

Figura 1. Interferenza tra attività di cava e assetto idrogeologico del versante

Per la redazione del Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) le strutture regionali competenti hanno coinvolto anche il Settore Geologico, con la finalità di rendere lo sfruttamento della risorsa mineraria il più possibile compatibile con il reticolato idrografico e la stabilità dei versanti, in particolare in merito alla stesura di 6 articoli (dal 20 al 25) delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PRAE riferiti ad aspetti in materia di vincolo idrogeologico (stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura, regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche). 

Nelle more di una positiva evoluzione dell’iter di approvazione del Piano, è stata avviata una preventiva operazione applicativa di “collaudo” dei contenuti tecnici dei 6 articoli delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), relativamente alla stabilità degli scavi, dei riporti, dei depositi di copertura e alla regimazione, raccolta e allontanamento delle acque meteoriche nei siti estrattivi.

Anno
2026

Compatibilità con la pianificazione di bacino

Nell’ambito della redazione del Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), si è reso necessario coadiuvare questa attività con una corretta verifica di compatibilità con la pianificazione di bacino e con una corretta redazione delle norme di attuazione del Piano.

Per la valutazione di compatibilità sono stati sovrapposti ai poli previsti dal PRAE le perimetrazioni dei dissesti PAI (Piano Assetto Idrogeologico), con particolare attenzione alle tipologie di dissesto citate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po nell’ambito della Conferenza di copianificazione e procedura di VAS (fase di valutazione) del PRAE, che costituisce a tutt’oggi il principale riferimento.

Si è provveduto pertanto a sovrapporre i dissesti PAI ai poli previsti dal PRAE, calcolando la superficie del polo interferita e la relativa percentuale. Dai risultati visibili in tabella (Tab. 1), è possibile discriminare immediatamente alcuni singoli casi: solo quattro occorrenze hanno restituito percentuali del polo interferito superiori al 20%; sei con percentuali superiori al 10% e il resto con percentuali inferiori al 10%.

Tab. 1 -Sovrapposizione tra i dissesti PAI ed i poli previsti dal PRAE, con calcolo della superficie del polo interferita e la relativa percentuale.

Tale risultato ha reso possibile ragionare in merito alla possibilità di rendere compatibile il PRAE con i dissesti PAI.
Ad esempio, le interferenze che si verificano solamente nei pressi dei limiti del polo, hanno portato alla ri-delimitazione del polo stesso, eliminando di fatto l’interferenza. Nei casi in cui invece i dissesti ricadono in porzioni dell’areale del polo per le quali sarebbe impossibile il ritaglio, nella scheda dei poli sono state inserite indicazioni che rimandano a studi specifici da condursi in fase progettuale, al fine di caratterizzare il dissesto e di impostare il progetto prioritariamente come un progetto di bonifica del dissesto.
Infine, per quanto riguarda i dissesti "Ee" perimetrati, sono stati eseguiti tagli dei poli in modo da eliminare ogni possibile interferenza.

Anche per i Comuni interessati dall’applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’articolo 9 bis della l.r. 56/1977, si è verificata la presenza di interferenze tra i poli e le aree in dissesto; il confronto si è reso necessario in quanto i provvedimenti cautelari comporteranno, per questi comuni, una volta conclusa la procedura di variante dell’Elaborato 2 del PAI, un vincolo corrispondente a quello dei dissesti PAI già oggetto di controllo di interferenze con i poli. I Comuni che ricadono in questa casistica e che contengono poli del PRAE sono 15.
In merito alle interferenze con le aree a rischio molto elevato (RME) è emersa un’unica interferenza in comune di Druento, per la quale è stata decisa l’eliminazione del polo.
 

Le norme di attuazione devono accompagnare la progettazione, al fine di rendere pienamente compatibili gli interventi di attività estrattiva, prevedendo le corrette analisi da produrre per ottenere i dati necessari e permettere la coesistenza dei dissesti del PAI con l’attività estrattiva, oppure eliminare i dissesti stessi attraverso, ad esempio, opere di bonifica dei versanti.

A tale scopo le norme sono state strutturate cercando di fornire riferimenti tecnici su come effettuare le analisi, a seconda che si tratti di cave/miniere lungo i versanti o in pianura. Si è inoltre differenziato a seconda della tipologia di dissesto interferente, in modo da orientare efficacemente le analisi e i risultati da fornire per le diverse componenti: analisi idrologiche/idrauliche, analisi geologiche/geomorfologiche.

Figura 1. Esempio di due poli interessati da un dissesto che ne occupa circa l’80%

Sul reticolo principale si sono effettuate analisi geomorfologiche e di confronto con la pianificazione di bacino vigente (e relativo quadro conoscitivo), per la valutazione dei poli estrattivi individuati nel PRAE per tale ambito territoriale.

Le interferenze tra i poli identificati dal PRAE e le dinamiche legate ai corsi d’acqua sono state analizzate indagando le porzioni dei poli interessate dalle fasce A e B del PAI e dagli scenari di pericolosità ‘H’ (High) e ‘M’ (Medium) del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA).
Si è poi proceduto ad un approfondimento per ogni corso d’acqua interferito, applicando i criteri di analisi indicati dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Sono state riscontrate interferenze con alcuni corsi d’acqua dotati di Piani di Gestione dei Sedimenti (PGS) approvati (PO a valle della confluenza con la Dora Baltea e Pellice), alcuni corsi d’acqua  per i quali è stato predisposto e concluso lo studio propedeutico per il PGS (Orba e Bormida), altri per cui gli studi sono stati avviati ma non conclusi (Stura di Demonte, Tanaro e Varaita) e altri ancora per i quali non è ancora stato predisposto alcuno studio (Grana-Mellea, Po a monte della città di Torino, Rotaldo, Sangone e Scrivia).

Si è stabilito che il criterio generale di compatibilità dei poli delle attività estrattive lungo il reticolo idrografico principale è dato dalla loro localizzazione esterna rispetto alle fasce di mobilità massima compatibile dei corsi d’acqua, generalmente individuate nei PGS, al fine di eliminare le problematiche legate alle interferenze riscontrate, utilizzando i  criteri di seguito illustrati:

  • Per i corsi d’acqua dotati di PGS approvati, si è provveduto ad analizzare i poli singolarmente, confrontando eventuali intersezioni con la fascia di mobilità compatibile.
     
  • Per il Bormida e l’Orba sono state aggiornate le fasce di mobilità individuate negli elaborati del PGS, tenendo conto degli effetti degli eventi di piena più recenti.
     
  • È stata rinviata a successivi provvedimenti l’individuazione della fascia di divagazione massima compatibile del fiume Tanaro, nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte ed Asti, e del fiume Po a monte di Torino, tenendo conto dell’impegno assunto dall’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo) ad individuare la fascia di divagazione compatibile del fiume Po nell’ambito degli studi idraulici e geomorfologici già programmati e finalizzati alla revisione delle fasce fluviali del PAI in tale tratto.
     
  • Per il fiume Tanaro, è stata definita la fascia di mobilità compatibile nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte in comune di Cherasco (CN) e il ponte della SP-39 in comune di Castello di Annone (AT), sulla base degli elementi di conoscenza disponibili, aggiornati mediante  analisi dello stato dei luoghi attuali. Il prodotto realizzato è stato trasmesso all’AdB per la condivisione.
     
  • Per i restanti corsi d’acqua interferiti (Grana-Mellea, Rotaldo, Sangone Scrivia, Stura di Demonte e Varaita), si è provveduto a verificare ogni singolo polo, mediante analisi geomorfologica.
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito della redazione del Piano regionale delle attività estrattive (PRAE), si è reso necessario coadiuvare questa attività con una corretta verifica di compatibilità con la pianificazione di bacino e con una corretta redazione delle norme di attuazione del Piano.

Per la valutazione di compatibilità sono stati sovrapposti ai poli previsti dal PRAE le perimetrazioni dei dissesti PAI (Piano Assetto Idrogeologico), con particolare attenzione alle tipologie di dissesto citate dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po nell’ambito della Conferenza di copianificazione e procedura di VAS (fase di valutazione) del PRAE, che costituisce a tutt’oggi il principale riferimento.

Si è provveduto pertanto a sovrapporre i dissesti PAI ai poli previsti dal PRAE, calcolando la superficie del polo interferita e la relativa percentuale. Dai risultati visibili in tabella (Tab. 1), è possibile discriminare immediatamente alcuni singoli casi: solo quattro occorrenze hanno restituito percentuali del polo interferito superiori al 20%; sei con percentuali superiori al 10% e il resto con percentuali inferiori al 10%.

Tab. 1 -Sovrapposizione tra i dissesti PAI ed i poli previsti dal PRAE, con calcolo della superficie del polo interferita e la relativa percentuale.

Tale risultato ha reso possibile ragionare in merito alla possibilità di rendere compatibile il PRAE con i dissesti PAI.
Ad esempio, le interferenze che si verificano solamente nei pressi dei limiti del polo, hanno portato alla ri-delimitazione del polo stesso, eliminando di fatto l’interferenza. Nei casi in cui invece i dissesti ricadono in porzioni dell’areale del polo per le quali sarebbe impossibile il ritaglio, nella scheda dei poli sono state inserite indicazioni che rimandano a studi specifici da condursi in fase progettuale, al fine di caratterizzare il dissesto e di impostare il progetto prioritariamente come un progetto di bonifica del dissesto.
Infine, per quanto riguarda i dissesti "Ee" perimetrati, sono stati eseguiti tagli dei poli in modo da eliminare ogni possibile interferenza.

Anche per i Comuni interessati dall’applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’articolo 9 bis della l.r. 56/1977, si è verificata la presenza di interferenze tra i poli e le aree in dissesto; il confronto si è reso necessario in quanto i provvedimenti cautelari comporteranno, per questi comuni, una volta conclusa la procedura di variante dell’Elaborato 2 del PAI, un vincolo corrispondente a quello dei dissesti PAI già oggetto di controllo di interferenze con i poli. I Comuni che ricadono in questa casistica e che contengono poli del PRAE sono 15.
In merito alle interferenze con le aree a rischio molto elevato (RME) è emersa un’unica interferenza in comune di Druento, per la quale è stata decisa l’eliminazione del polo.
 

Le norme di attuazione devono accompagnare la progettazione, al fine di rendere pienamente compatibili gli interventi di attività estrattiva, prevedendo le corrette analisi da produrre per ottenere i dati necessari e permettere la coesistenza dei dissesti del PAI con l’attività estrattiva, oppure eliminare i dissesti stessi attraverso, ad esempio, opere di bonifica dei versanti.

A tale scopo le norme sono state strutturate cercando di fornire riferimenti tecnici su come effettuare le analisi, a seconda che si tratti di cave/miniere lungo i versanti o in pianura. Si è inoltre differenziato a seconda della tipologia di dissesto interferente, in modo da orientare efficacemente le analisi e i risultati da fornire per le diverse componenti: analisi idrologiche/idrauliche, analisi geologiche/geomorfologiche.

Figura 1. Esempio di due poli interessati da un dissesto che ne occupa circa l’80%

Sul reticolo principale si sono effettuate analisi geomorfologiche e di confronto con la pianificazione di bacino vigente (e relativo quadro conoscitivo), per la valutazione dei poli estrattivi individuati nel PRAE per tale ambito territoriale.

Le interferenze tra i poli identificati dal PRAE e le dinamiche legate ai corsi d’acqua sono state analizzate indagando le porzioni dei poli interessate dalle fasce A e B del PAI e dagli scenari di pericolosità ‘H’ (High) e ‘M’ (Medium) del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA).
Si è poi proceduto ad un approfondimento per ogni corso d’acqua interferito, applicando i criteri di analisi indicati dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Sono state riscontrate interferenze con alcuni corsi d’acqua dotati di Piani di Gestione dei Sedimenti (PGS) approvati (PO a valle della confluenza con la Dora Baltea e Pellice), alcuni corsi d’acqua  per i quali è stato predisposto e concluso lo studio propedeutico per il PGS (Orba e Bormida), altri per cui gli studi sono stati avviati ma non conclusi (Stura di Demonte, Tanaro e Varaita) e altri ancora per i quali non è ancora stato predisposto alcuno studio (Grana-Mellea, Po a monte della città di Torino, Rotaldo, Sangone e Scrivia).

Si è stabilito che il criterio generale di compatibilità dei poli delle attività estrattive lungo il reticolo idrografico principale è dato dalla loro localizzazione esterna rispetto alle fasce di mobilità massima compatibile dei corsi d’acqua, generalmente individuate nei PGS, al fine di eliminare le problematiche legate alle interferenze riscontrate, utilizzando i  criteri di seguito illustrati:

  • Per i corsi d’acqua dotati di PGS approvati, si è provveduto ad analizzare i poli singolarmente, confrontando eventuali intersezioni con la fascia di mobilità compatibile.
     
  • Per il Bormida e l’Orba sono state aggiornate le fasce di mobilità individuate negli elaborati del PGS, tenendo conto degli effetti degli eventi di piena più recenti.
     
  • È stata rinviata a successivi provvedimenti l’individuazione della fascia di divagazione massima compatibile del fiume Tanaro, nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte ed Asti, e del fiume Po a monte di Torino, tenendo conto dell’impegno assunto dall’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo) ad individuare la fascia di divagazione compatibile del fiume Po nell’ambito degli studi idraulici e geomorfologici già programmati e finalizzati alla revisione delle fasce fluviali del PAI in tale tratto.
     
  • Per il fiume Tanaro, è stata definita la fascia di mobilità compatibile nel tratto compreso tra la confluenza con la Stura di Demonte in comune di Cherasco (CN) e il ponte della SP-39 in comune di Castello di Annone (AT), sulla base degli elementi di conoscenza disponibili, aggiornati mediante  analisi dello stato dei luoghi attuali. Il prodotto realizzato è stato trasmesso all’AdB per la condivisione.
     
  • Per i restanti corsi d’acqua interferiti (Grana-Mellea, Rotaldo, Sangone Scrivia, Stura di Demonte e Varaita), si è provveduto a verificare ogni singolo polo, mediante analisi geomorfologica.
Anno
2026

Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE)

Anno
2026

Il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE) della Regione Piemonte costituisce il quadro di riferimento unitario delle attività estrattive di cava ai sensi della legge regionale n. 23 del 17 novembre 2016 ed è volto a perseguire il corretto equilibrio tra i valori territoriali, l'attività estrattiva e il mercato di riferimento. Ai sensi della legge regionale n. 23/2016, il PRAE persegue i seguenti dieci obiettivi (art. 4):

  1. definire le linee per un corretto equilibrio fra i valori territoriali, quali il territorio, l’ambiente e il paesaggio, l’attività estrattiva e il mercato di riferimento;
  2. tutelare e salvaguardare i giacimenti in corso di coltivazione, quelli riconosciuti e le relative risorse, considerando i giacimenti minerari e l’attività estrattiva come risorse primarie per lo sviluppo socio-economico del territorio;
  3. valorizzare i materiali coltivati attraverso il loro utilizzo integrale e adeguato alle loro specifiche caratteristiche;
  4. uniformare l’esercizio dell’attività estrattiva sull’intero territorio regionale;
  5. orientare le attività estrattive verso un migliore equilibrio nella produzione industriale e l’ottimizzazione degli interventi ai fini del recupero e della riqualificazione ambientale e della valorizzazione di siti degradati e dismessi;
  6. promuovere, tutelare e qualificare il lavoro e le imprese;
  7. favorire il recupero di aggregati inerti provenienti da attività di costruzione e demolizione, nonché l’utilizzo di materiali inerti da riciclo;
  8. assicurare il monitoraggio delle attività estrattive;
  9. favorire sinergie ambientali e economiche derivanti da interventi di sistemazione e manutenzione delle aste fluviali e dei bacini idroelettrici;
  10. fornire indicazioni per l’approvvigionamento dei materiali necessari alla realizzazione delle opere pubbliche.

Le fasi della redazione e dell’approvazione del PRAE sono normate dall’art. 5 della l.r.. 23/2016, e il PRAE è stato redatto in coerenza con gli indirizzi di programmazione e strategici del Documento Programmatico di Piano, inquadrando i seguenti tre comparti estrattivi:

  • Comparto I: aggregati per le costruzioni e le infrastrutture;
  • Comparto II: pietre ornamentali;
  • Comparto III: materiali industriali.

La prima adozione del PRAE in Giunta è avvenuta con la D.G.R. n. 81-6285 del 16/12/2022; successivamente, in riscontro alle numerose osservazioni di soggetti pubblici e privati in relazione ai Poli estrattivi del Comparto II (pietre ornamentali), che manifestavano la necessità di approfondimenti e valutazioni specifiche prima dell'adozione definitiva del PRAE, la L.R. 23/2016 è stata modificata al fine di procedere all’approvazione del PRAE per stralci successivi, pertanto il Comparto II è stato temporaneamente escluso dal piano e si è proceduto all’aggiornamento di tutti i documenti del PRAE, preparando un Piano stralcio riguardante il i Comparti estrattivi I e III. Per il Comparto II si procederà in seguito ad analisi più approfondite sulle condizioni di stabilità, vincoli paesaggistici, interazioni tra attività estrattive presenti, etc., che riguarderanno ciascuno dei poli identificati per tale comparto.

Il PRAE – Stralcio per il primo e terzo comparto è stato adottato con D.G.R. n. 20-525 del 16 dicembre 2024 e successivamente approvato con delibera di consiglio regionale n. 122-20649 del 30 settembre 2025.

Gli obiettivi correlati al Comparto II – Pietre ornamentali sono demandati al futuro Piano stralcio, che gli sarà specificatamente dedicato.

Per una trattazione più approfondita degli aspetti sopra richiamati, si rimanda ai capitoli 3.4, 3.5 e 4.1. della Relazione generale di piano del PRAE
 

Informazioni e risorse aggiuntive


Piano Regionale delle Attività Estrattive:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sviluppo/attivita-estrattive/piano-regionale-delle-attivita-estrattive-prae-0

Relazione generale di piano del PRAE:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sviluppo/attivita-estrattive/piano-regionale-delle-attivita-estrattive-prae-adozione-2024

 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Territorio

Strategia Regionale per i Cambiamenti Climatici (SRCC)

Anno
2026

La Strategia regionale sul Cambiamento climatico (SRCC), in attuazione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile (SRSvS), è costruita come uno strumento di orientamento delle diverse politiche regionali che, ciascuna con le proprie specificità, devono contribuire alla mitigazione e all’adattamento ai nuovi scenari che il nostro territorio affronta e affronterà per via del cambiamento climatico: dalla sanità alla pianificazione del territorio, dall’agricoltura ai trasporti, dalla qualità dell’aria alla gestione della risorsa acqua, etc.

La finalità della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico è quella di indirizzare l’azione amministrativa e politica regionale per contrastare il cambiamento climatico e far fronte alle sue conseguenze, minimizzando gli effetti negativi e, ove possibile, sfruttarne le opportunità.

La Regione persegue, infatti, l’obiettivo del contenimento del cambiamento climatico, sia attraverso la diminuzione delle emissioni di gas climalteranti, sia tramite il sequestro del carbonio (mitigazione) e dell’incremento della resilienza dall’altra, per aumentare la capacità adattativa, ridurre la vulnerabilità e diminuire l’esposizione delle persone, dei beni e del capitale naturale al rischio climatico (adattamento).

Il Documento di indirizzo - Verso la Strategia regionale sul Cambiamento Climatico ha fornito i primi indirizzi per la stesura della SRCC, definendo scopo, struttura, finalità e obiettivi del documento che sancirà in modo inequivocabile l’impegno del Piemonte nel contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica al 2050 come indicato dalla Commissione Europea. 


 

Il primo stralcio della SRCC è denominato Strategia regionale sul Cambiamento Climatico - 1° STRALCIO ed è articolato secondo le seguenti componenti:

  • la conoscenza oggi e in futuro del cambiamento climatico in Piemonte
  • la metodologia per la definizione delle Misure Tematiche territorializzate
  • la salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche
  • gli strumenti per la corretta gestione ambientale ed energetica di sistemi, organizzazioni e territori – Carbon Footprint.

L’elaborazione della metodologia per la definizione delle Misure Tematiche e la Salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche costituiscono il risultato della Borsa di Ricerca per i giovani Talenti (Bando “Talenti della società civile 2019” sostenuto dalla Fondazione Giovanni Goria di Asti) “Conoscenze e ricadute ambientali del cambiamento climatico in Piemonte per la costruzione della Strategia regionale”.

Osservatorio Regionale sul Cambiamento Climatico

L’Osservatorio regionale sul Clima è il dispositivo volto al potenziamento della conoscenza e degli strumenti di supporto per le istituzioni e per altri soggetti in relazione alla mitigazione e all’adattamento ai Cambiamenti Climatici.

L’Osservatorio regionale sul clima ha carattere tecnico, assolve a una serie di funzioni complesse e interagenti fra loro per garantire il potenziamento e la condivisione della conoscenza, la definizione di strumenti di supporto alle istituzioni per la redazione di piani e progetti per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, un’efficace comunicazione e informazione per accrescere la consapevolezza pubblica rispetto ai cambiamenti climatici, il coinvolgimento attivo dei cittadini, imprese, istituzioni e media e deve prevedere il coinvolgimento attivo dei principali soggetti istituzionali della ricerca e della conoscenza piemontesi.

Nel corso del  2025 si sono perfezionati gli adempimenti (D.G.R. n. 9-1533 del 8/09/2025) per l’attivazione dell’Osservatorio sul cambiamento climatico della Regione Piemonte disciplinandone la composizione, il funzionamento e la sua articolazione su tre livelli: Comitato di indirizzo, Gruppo Tecnico Scientifico e Segretariato Tecnico, promuovendo il coinvolgimento attivo dei principali soggetti istituzionali della ricerca e della conoscenza piemontesi, tra i quali ARPA Piemonte, IRES Piemonte e gli Atenei piemontesi che con le loro conoscenze ed expertise possono garantire un concreto contributo agli obiettivi della struttura.

Con successiva provvedimenti, sulla base dei riscontri pervenuti da parte degli enti individuati, è stato costituito l’Osservatorio, provvedendo alla nomina dei componenti delle sue varie articolazioni e convocando i primi incontri operativi per l’individuazione delle priorità di azione.

Informazioni e risorse aggiuntive

Deliberazione della Giunta Regionale 3 luglio 2017, n. 24-5295 Disposizioni per la predisposizione e la realizzazione della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici quale attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile di cui alla deliberazione CIPE n. 57/2002 e all'articolo 3, comma 2 della legge 221/2015. 

Deliberazione della Giunta Regionale 27 novembre 2020, n. 66-2411Schema di Deliberazione comunale per l’adesione al Patto dei Sindaci – Europa. PAES congiunto (impegno collettivo)

Deliberazione della Giunta Regionale 18 febbraio 2022, n. 23-4671 L. 221/2015. D.G.R. 24-5295 del 3 luglio 2017. Strategia regionale sul Cambiamento Climatico. Approvazione Primo stralcio e disposizioni sull'elaborazione delle politiche regionali. 

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/cambiamento-climatico

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Clima/Energia

VETTORI DI SOSTENIBILITÀ

Anno
2026

Per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità è necessario innescare processi di natura sociale e organizzativa adeguati. I vettori di sostenibilità sono quegli strumenti che sostengono tali processi e  sono da considerarsi come leve fondamentali per avviare, guidare, gestire e monitorare l’integrazione della sostenibilità nelle politiche, piani e progetti, in linea con il processo trasformativo innescato a livello nazionale e internazionale dall’Agenda 2030. 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

MAS 5 – Sostenere lo sviluppo e il benessere fisico e psicologico delle persone

Anno
2026

Questa Macroarea si pone l’obiettivo di garantire una vita dignitosa alla popolazione piemontese, affinché tutti possano realizzare il proprio potenziale, in un ambiente sano. La crescita inclusiva e la coesione sociale e territoriale costituiscono i due pilastri fondamentali della programmazione – europea, nazionale e regionale - e sottolineano che lo sviluppo sostenibile è indissolubilmente legato alla riduzione strutturale delle asimmetrie e delle disuguaglianze, fra le aree geografiche e fra le persone.
Questi obiettivi sono particolarmente stringenti in un contesto che a causa della pandemia ha visto acuirsi la crisi economica, con il suo portato di povertà, diseguaglianze, in atto da un decennio.

In Italia la crisi pandemica, prefigurata da diversi osservatori (Istat, Caritas, Action Aid), ha colpito un tessuto socio-economico che ancora non aveva superato gli effetti della crisi economica del 2008. Sono particolarmente a rischio di povertà estrema famiglie monoreddito con figli minorenni, con basso livello di istruzione e mono-genitoriali, nonché gli anziani ed è associato a tassi di disoccupazione o inoccupazione alti. È in particolar modo per questi gruppi socio-economici che diversi strumenti, messi a punto, prospettano strategie, politiche e azioni mirate e trasversali per garantire una crescita sostenibile di lungo periodo, riattivare la mobilità sociale migliorando la qualità della vita.

Emerge la consapevolezza che, se è compito del sistema di welfare pubblico fornire le garanzie di accesso ai diritti fondamentali (lavoro, servizi pubblici, alloggio, salute), allo stesso tempo, è essenziale condividere le politiche dirette a rinvigorire la crescita e restituire opportunità ai singoli (con politiche di tutela del reddito, misure di integrazione sociale, politiche del lavoro, dell’istruzione, sanitarie e abitative) attraverso un sistema di welfare territoriale che coinvolga anche la società civile e il Terzo settore.

In questa nuova prospettiva è necessario mettere in campo politiche integrate (sociali, del lavoro e sviluppo economico) multiattoriali che coinvolgano tutti gli attori pubblici e la società civile, pensando alla coesione sociale come grande driver di sviluppo territoriale e alla crescita, come una sfida da realizzare attraverso la riduzione delle diseguaglianze sociali.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate (PRUBAI)

Anno
2026

Il Piano di gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate (PRUBAI), approvato dal Consiglio regionale nel mese di maggio del 2023 è costituito dal Titolo 1 “Gestione dei rifiuti urbani” e dal Titolo 2 “Bonifica delle aree inquinate”, il PRUBAI pone degli obiettivi al 2035, prevedendo traguardi intermedi per il 2025 e il 2030.
 

Gestione dei Rifiuti Urbani

Sono stati individuati 5 obiettivi generali ai quali sono collegati obiettivi specifici, azioni e relativi target.

Gli obiettivi generali sono:

  • Prevenire la produzione di rifiuti;
  • Incrementare la preparazione al riutilizzo e il riciclaggio, ossia il recupero di materia
  • Promuovere il recupero energetico per le frazioni di rifiuti per le quali non è tecnicamente ed economicamente possibile il recupero di materia al fine di ridurne il conferimento in discarica;
  • Minimizzare il ricorso alla discarica, in linea con la gerarchia dei rifiuti;
  • Favorire la realizzazione di un sistema impiantistico territoriale che consenta di ottemperare al principio di prossimità, garantendo la sostenibilità ambientale ed economica del ciclo dei rifiuti.

La figura seguente illustra gli obiettivi posti dal PRUBAI e la loro continuità con la pianificazione precedente.

Tabella di sintesi - Obiettivi della pianificazione regionale

Il Piano prevede una riduzione progressiva della produzione totale di rifiuti per raggiungere, al 2035, un valore non superiore a 2.000.000 t, ovvero 448 kg/pro capite.

Le azioni volte al raggiungimento di questo traguardo sono descritte soprattutto nel capitolo 11 “Programma di prevenzione della produzione dei rifiuti” e prevedono, quali azioni principali:

  • la riduzione dei rifiuti alimentari in tutti i comparti della filiera (produzione, trasformazione, distribuzione, ristorazione, consumo domestico), anche tramite la raccolta delle eccedenze alimentari, attività di formazione e campagne contro lo spreco alimentare;
  • l’incremento dell’utilizzo di sistemi in grado di correlare la produzione dei rifiuti alla singola utenza in linea con il principio “chi inquina paga” attraverso l’estensione della tariffa puntuale o sistemi di misurazione della frazione urbana indifferenziata per almeno il 35% delle popolazione residente in Piemonte.

Il recupero energetico è previsto per le frazioni di rifiuti per le quali non è tecnicamente ed economicamente possibile il recupero di materia.

Nella valutazione ambientale che ha accompagnato la pianificazione sono stati analizzati vari scenari e sotto-scenari relativi alla gestione dei rifiuti urbani indifferenziati e degli scarti di trattamento della frazioni raccolte differenziatamente, con l’individuazione dello scenario che presenta le migliori garanzie in termini di impatto ambientale, chiusura del ciclo di trattamento e minore consumo di suolo. Tale scenario prevede  il ricorso alla termovalorizzazione per i rifiuti provenienti da tutto il territorio regionale ad esclusione delle Provincia di Cuneo, nella quale viene invece mantenuta la filiera esistente costituita da impianti di produzione CSS e relativo impianto di coincenerimento.

Sul ricorso alla termovalorizzazione, stante il fatto che il progresso tecnologico potrebbe portare tra qualche anno alla possibilità di realizzare impianti più performanti rispetto a quelli utilizzati nella analisi LCA degli scenari, il Piano ritiene fondamentale non ipotecare il futuro su determinate tecnologie impiantistiche ma fornire alla pianificazione d’ambito gli elementi utili per la sua attività.
Ne consegue che lo scenario individuato è da considerarsi di riferimento per la futura pianificazione d’ambito di competenza della Conferenza d’ambito regionale, qualora non dovessero emergere nuove tecnologie più efficienti, meno impattanti, affidabili e valutabili con la stessa metodologia adottata nel presente Piano.

Nel mese di febbraio 2026 è stato approvato il primo report di monitoraggio, appendice del Rapporto di monitoraggio del PRUBAI. Tale documento ha la finalità di esaminare l’efficacia delle azioni messe in atto a seguito della programmazione regionale con una frequenza maggiore rispetto al rapporto di monitoraggio (frequenza triennale). Per questo primo report si è scelto di considerare come prima annualità di riferimento il 2024; i dati relativi a tale annualità sono stati messi a confronto con quella utilizzati nel Piano regionale (anno 2019) e con i target di piano previsti per il 2035. Questa modalità di confronto verrà riproposta anche per i prossimi report.
 

Bonifica delle Aree Inquinate


Gli obiettivi posti dal PRUBAI e relativi alla bonifica delle aree inquinate, da raggiungere nei prossimi anni, sono i seguenti:

  • Garantire il costante aggiornamento della conoscenza de siti in bonifica e sulle aree dismesse
  • Pianificare gli interventi di bonifica dei siti di competenza pubblica
  • Semplificare e coordinare i procedimenti amministrativi
  • Incentivare l’utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale
  • Prevedere strategie per l’inquinamento diffuso

In Regione Piemonte le competenze amministrative dei procedimenti di bonifica, sono state trasferite in capo ai comuni, che risultano pertanto gli Enti pubblici responsabili del procedimento.

Per approfondimenti sulla procedura di bonifica, consulta la pagina dedicata sul sito di Regione Piemonte.

 

Informazioni e risorse aggiuntive


Sul sito della Regione Piemonte è possibile trovare le informazioni inerenti la produzione e la gestione dei rifiuti urbani, le azioni regionali, il Sistema Informativo Rifiuti, i rifiuti speciali e la normativa del settore:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/ambiente/rifiuti

 

Deliberazione n. 277–11379 del 9 maggio 2023 di approvazione del PRUBAI:
http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2023/21/suppo1/00000001.htm

 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Rifiuti/Bonifiche

Controllo degli Attestati di Prestazione Energetica degli edifici

Anno
2026

Il controllo degli attestati di prestazione energetica degli edifici (APE) è disciplinato a livello nazionale dal Decreto Legislativo 192/2005

La Regione Piemonte con la DGR 43-8097 del 14/12/2018 ha attribuito ad Arpa Piemonte il compito di eseguire i controlli sulla qualità degli attestati di prestazione energetica.

 Ai sensi delle Linee Guida ministeriali, Arpa Piemonte e Regione Piemonte predispongono annualmente un piano di controllo delle APE depositati nell'anno solare precedente sul Sistema Informativo Prestazione Energetica Edifici (SIPEE), con l’obiettivo di analizzarne almeno il 2%. 
Arpa Piemonte è titolare dell’iter sanzionatorio e i proventi delle sanzioni sono destinati allo svolgimento di ispezioni e monitoraggi in materia di certificazione energetica degli edifici. 

Nel 2023 sono stati depositati sul SIPEE complessivamente 128.878 APE emessi da 5.947 certificatori. 

La maggior parte degli attestati depositati nel 2023 riguarda immobili catalogati nelle classi energetiche più basse tanto che le ultime 4 classi energetiche (dalla D alla G) coprono il 75% degli attestati.

APE depositati nel 2023 in Piemonte suddivisi per classe energetica - Fonte Arpa Piemonte

Tuttavia, se il dato relativo al numero di APE depositati viene normalizzato per la popolazione censita nelle singole province la distribuzione dell’attività di attestazione risulta omogenea su tutto il territorio piemontese, indicando, verosimilmente, una uniforme attività commerciale su tutta la regione.

Numero di APE depositate nel 2023, suddivisi per provincia - Fonte Arpa Piemonte

Nel 2024 l’attività di controllo ha riguardato un campione estratto casualmente tra l’intero dataset di APE caricati sul SIPEE dal 01/01/2023 al 31/12/2023, sono stati esaminati 2.950 APE che corrispondono al circa il 2% degli APE depositati. 

L’estrazione è stata effettuata dando risalto alle classi energetiche più efficienti.

campione estratto casualmente tra l’intero dataset di APE
Classe energetica Numero di APE depositati nel 2023, estratti casualmente e sottoposti ad accertamento
A4 400
A3 400
A2 400
A1 400
B 350
C 300
D 250
E 200
F 150
G 100
Totale 2950
Campione estratto casualmente e sottoposto ad accertamento nel 2024 dall’intero dataset di APE depositati nel 2023 - fonte Arpa Piemonte

L’analisi è stata finalizzata ad evidenziare eventuali incongruenze relative ai dati tecnici riportati negli APE nonché anomalie sull’effettuazione del sopralluogo. 

I criteri di valutazione degli APE sottoposti a verifica sono stati i seguenti: 

  • incongruenza dei dati e dei calcoli effettuati e presenti sul SIPEE; anomalie su parametri geometrici/energetici fisicamente inverosimili o improbabili come Rapporto di forma, Indice di prestazione energetica, Superficie riscaldata
  • redazione di attestati di prestazione energetica eseguiti dal certificatore in assenza di sopralluogo, desumibile dall'elevato numero dei certificati rilasciati, o senza la corretta attribuzione della durata di validità dell’APE.

A seguito dell’analisi degli APE selezionati, sono stati individuati 13 certificatori che sono stati sottoposti a successivo accertamento documentale in merito alle anomalie riscontrate nella fase di analisi.

Dagli esiti delle indagini sono risultate irregolarità sanzionabili per 27 APE, con sanzioni irrogate ai singoli certificatori in funzione del numero di APE oggetto della contestazione.

Tra le irregolarità riscontrate si segnalano la mancata effettuazione del sopralluogo e il mancato inserimento del codice catasto impianto nell’apposita sezione del dettaglio degli impianti o la verifica della corretta gestione dell’impianto stesso, aspetti questi ultimi che si riverberano sulla durata di validità dell’APE.

Il controllo effettuato da Arpa mira ad una responsabilizzazione dei certificatori al fine di incrementare l’accuratezza degli attestati di prestazione energetica degli edifici. 

Tale effetto si traduce in una conoscenza più precisa e puntuale delle caratteristiche energetiche del parco immobiliare piemontese, fondamentale per la pianificazione e l’implementazione di interventi efficaci e mirati di riqualificazione energetica.

Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2005, n. 192 Attuazione della direttiva (UE) 2018/844, che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell'edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica, della direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia, e della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia. https://www.normattiva.it/eli/id/2005/09/23/005G0219/CONSOLIDATED/20240530

Decreto interministeriale 26 giugno 2015 - Adeguamento linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici https://www.mimit.gov.it/index.php/it/normativa/decreti-interministeriali/decreto-interministeriale-26-giugno-2015-adeguamento-linee-guida-nazionali-per-la-certificazione-energetica-degli-edifici

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO DECRETO 26 giugno 2015 Schemi e modalita' di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell'applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/07/15/15A05199/sg

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO DECRETO 26 giugno 2015 Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/07/15/15A05198/sg

DGR Piemonte 43-8097 del 14/12/2018 “Attestazione della prestazione energetica degli edifici. Disposizioni in materia di controlli e sanzioni. Istituzione di un corso di raccordo formativo per certificatori energetici” https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/51/siste/00000012.htm

SIPEE Sistema Informativo Prestazione Energetica Edifici https://secure.sistemapiemonte.it/siceefree/base/main/cpHome.do

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Anno precedente
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

MAS 2 - Favorire la transizione energetica, l'adattamento e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico

Anno
2026

La transizione energetica contribuisce a ridurre le emissioni climalteranti e le emissioni inquinanti, ad assicurare energia a prezzi ragionevoli, a ridurre le povertà energetiche, a creare nuove opportunità di crescita e occupazione, a garantire una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento energetico e a ridurre la dipendenza
dalle importazioni dai territori limitrofi.

Le priorità di intervento di questa Macro Area Strategica sono pertanto: la riduzione dei consumi, l’aumento dell’efficienza energetica, la sostituzione progressiva delle fonti fossili con fonti rinnovabili, la promozione e facilitazione della conversione dei trasporti e della mobilità in chiave più sostenibile e un cambio di paradigma nell’organizzazione della generazione elettrica e da un modello centralizzato ad un modello di generazione distribuita. Questi assi, unitamente alla ricerca che accompagna trasversalmente molte altre tematiche, sono i caposaldi della transizione energetica ai quali il Piemonte deve tendere.
 

Le "direttrici" della transizione per le politiche energetiche
 

Riduzione dei consumi con interventi prioritari di efficientamento nel settore civile e dei trasporti

Nel settore privato e residenziale, occorrerà valutare i target di efficientamento che verranno raggiunti grazie al “super bonus” e ai nuovi criteri costruttivi obbligatori che impongono l’obbligo di costruire edifici a energia quasi zero. Per il settore industriale/produttivo, che ha già dovuto subire una significativa riduzione dei propri consumi, il target al 2030 prevede il mantenimento del livello raggiunto, pur prevedendosi una ripresa dell’economia all’orizzonte temporale dato da qui al 2030.
 

Costruzione di un mix bilanciato di fonti rinnovabili 

Verrà privilegiata l’energia utile prodotta da fonti elettriche e termiche che non prevedono il ricorso a processi di combustione e che quindi non incidono sulla qualità dell’aria. Ne sono esempio: la fonte solare fotovoltaica e termica, l’idroelettrico, l’eolico e la geotermia, con le cautele derivanti dagli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni e in relazione alle problematicità nel riempimento degli invasi a fini idroelettrici e di disponibilità della risorsa fisica. Per quanto riguarda l’uso di biomassa di cui il Piemonte dispone si intende intervenire con l’efficientamento dei sistemi di combustione, riducendo progressivamente le quantità totali di biomassa combusta e favorendo nel contempo un processo di qualificazione della risorsa forestale utilizzata, mediante l’organizzazione di una filiera corta.
 

Il passaggio dalla generazione elettrica centralizzata a quella distribuita

in relazione a fonti rinnovabili legate al territorio, fortemente geo-referenziate e in relazione al consumo locale, attraverso l’implementazione del concetto di prosumer, secondo cui, il nuovo cliente finale sarà in grado di autoprodurre l’energia che gli serve e di immagazzinare/stoccare le eccedenze (differendone temporalmente il consumo) per cederle ad altri consumatori attraverso l’adozione di sistemi intelligenti di programmazione locale di autoproduzione e consumo (auto-consumatori che agiscono collettivamente e comunità energetiche) costituirà un altro degli elementi qualificanti del processo di transizione. Si evidenzia come il Piemonte già dal 2018 disponga di una legge regionale (l.r. n. 12/2018) con cui vengono promosse, a titolo sperimentale e in attesa del recepimento della Direttiva RED II, le comunità energetiche.

 

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Gestione degli esposti relativi alle coperture in cemento-amianto

Con la deliberazione n. 40-5094 del 18 dicembre 2012 “Approvazione del Protocollo regionale per la gestione di esposti / segnalazioni relativi alla presenza di coperture in cemento - amianto negli edifici

la Giunta regionale ha inteso delineare in modo chiaro il procedimento amministrativo e le competenze di Comune, Arpa ed Asl a seguito della presentazione di esposti relativi alla presenza di coperture in cemento-amianto.

La deliberazione precisa che, a seguito della presentazione di un esposto, Arpa e Asl procedano, su richiesta del Comune, a verifiche di carattere tecnico e documentale, allo scopo di fornire all’Amministrazione comunale gli elementi per l’adozione degli eventuali provvedimenti di carattere sanitario.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Con la deliberazione n. 40-5094 del 18 dicembre 2012 “Approvazione del Protocollo regionale per la gestione di esposti / segnalazioni relativi alla presenza di coperture in cemento - amianto negli edifici

la Giunta regionale ha inteso delineare in modo chiaro il procedimento amministrativo e le competenze di Comune, Arpa ed Asl a seguito della presentazione di esposti relativi alla presenza di coperture in cemento-amianto.

La deliberazione precisa che, a seguito della presentazione di un esposto, Arpa e Asl procedano, su richiesta del Comune, a verifiche di carattere tecnico e documentale, allo scopo di fornire all’Amministrazione comunale gli elementi per l’adozione degli eventuali provvedimenti di carattere sanitario.

Capitolo
Amianto
Anno
2026