Pubblicabile

Il Reporting approva definitivamente i testi e li rende pubblicabili

Geodatabase della morfologia dei corsi d’acqua

Anno
2026

Il GEodatabase Morfologia corsi d’Acqua - GEmMA, dedicato alla morfologia fluviale, raccoglie informazioni di carattere morfologico e idrologico sui corsi d’acqua piemontesi.
Le informazioni di carattere geomorfologico sono derivate da rilievi diretti sul terreno, analisi di fotografie aeree multitemporali, cartografie storiche e immagini digitali tridimensionali e descrivono, ad esempio, l’evoluzione del corso d'acqua nel tempo e l’impatto dovuto all'artificializzazione, misurato con un indice di qualità morfologica.

GEmMA nasce come strumento di lavoro e come supporto al calcolo dell'indicatore di qualità morfologica IQM, indice che insieme all'indice di alterazione del regime idrologico IARI valuta lo stato idromorfologico di un corso d'acqua come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque.

La comprensione dei processi idromorfologici in atto e delle tendenze future dell’alveo, sia alla scala di bacino idrografico che di tratto fluviale, è necessaria per la protezione e gestione consapevole dei corsi d’acqua, che siano piccoli torrenti o grandi fiumi.

I processi connessi con i flussi idrici e il trasporto dei sedimenti sono infatti fondamentali per la naturale evoluzione morfologica di un corso d'acqua e sono anche alla base del mantenimento degli ecosistemi ripariali dove la presenza di una vegetazione complessa e strutturata e di numerose specie animali acquatiche e terricole nelle acque, lungo le rive e nelle pianure alluvionali contribuisce al mantenimento di un buon livello di biodiversità.

L’attenta gestione dei corsi d’acqua è funzionale alla conservazione della biodiversità e al mantenimento dei servizi ecosistemici di valore economico, sanitario e per il benessere umano forniti dai corsi d’acqua.

Il geodatabase GEmMA si propone anche come strumento a supporto della valutazione di differenti scenari d’intervento o di pianificazione sui corsi d’acqua e all’identificazione delle misure maggiormente efficaci da attuare per mantenerne o migliorarne lo stato di qualità.

Il servizio, aggiornato con cadenza annuale e consultabile sul   Geoportale GEmMA, raccoglie i dati relativi all'analisi morfologica dei corsi d'acqua e si configura come supporto all’analisi per il calcolo degli indicatori idromorfologici tra cui:

  • il valore e la classe di qualità morfologica (IQM) come nella sintesi degli indicatori morfologici e l’indice di qualità morfologica;
  • i sub-indici verticali e orizzontali;
  • gli effetti dell'artificialità sulle componenti che costituiscono l'indice IQM, ovvero continuità, morfologia e vegetazione.
     
Valutazione degli indicatori della morfologia dei corsi d'acqua - Fonte Arpa Piemonte
Parametri elementari della morfologia dei corsi d'acqua - Fonte Arpa Piemonte
Sintesi degli indicatori della morfologia dei corsi d'acqua - Fonte Arpa Piemonte
Sub-indici verticali e orizzontali degli indicatori della morfologia dei corsi d'acquaa - Fonte Arpa Piemonte
Componenti di continuità, morfologia e vegetazione che costituiscono l'indice IQM - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

  Dataset GEmMA, GEodatabase Morfologia corsi d'Acqua https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=e460c47636d14c01a26eeba31435a456

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Acqua

Sito di Casale Monferrato

Anno
2026
Sito di interesse nazionale di Casale Monferrato

Il sito di Casale Monferrato comprende il territorio di 48 Comuni, dei quali 45 in Provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in Provincia di Asti, su di un’area di 738 km2.

Nel Comune di Casale Monferrato aveva sede lo stabilimento Eternit, la cui presenza ed attività ha determinato una ingentissima diffusione di amianto sul territorio.

Le operazioni di bonifica del SIN sono incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di amianto in matrice friabile e compatta.

Gli elementi principali della bonifica del SIN sono:

  • la bonifica dello stabilimento Eternit e delle aree da questo impattate;
  • la bonifica del polverino;
  • la bonifica delle coperture in cemento-amianto degli edifici di proprietà pubblica e privata e di altri manufatti.

Il polverino in particolare, materiale di scarto nella produzione di manufatti in cemento-amianto, è un prodotto friabile costituito da cemento misto a fibre libere o facilmente liberabili e quindi da ritenersi disponibili all’aerodispersione; tale materiale ha trovato impiego nella realtà casalese, dove era reperibile gratuitamente, nei sottotetti quale isolante e, per la tipica consistenza, in cortili e strade come pavimentazione.

Parallelamente alle azioni di bonifica, per l’eliminazione delle fonti di rischio, è aumentata la conoscenza del territorio, mediante autodenuncia, con l’identificazione di ulteriori siti caratterizzati dalla presenza di coperture e polverino.

Il Progetto di Bonifica del sito di Interesse Nazionale di Casale Monferrato prevede l’intervento diretto dell’amministrazione pubblica nel caso delle bonifiche degli “utilizzi impropri” dell’amianto, mentre, per la rimozione delle coperture in cemento amianto, stabilisce che l’intervento venga eseguito a cura dei privati, con erogazione di un contributo forfettario a parziale rimborso per le spese di rimozione e smaltimento.

Monitoraggio ambientale delle fibre aerodisperse a Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Stato di avanzamento della bonifica

E' significativo sottolineare che le bonifiche dei siti di polverino censiti sono prossime al 100%. 
E’ stata anche conclusa la bonifica del tratto del Canale Lanza adiacente all'ex stabilimento Eternit.

A Casale Monferrato il 10 settembre 2016 è stato inaugurato il parco Eternot, nell’area dove sorgeva lo stabilimento.

Monitoraggio ambientale di un cantiere di bonifica del polverino a Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Monitoraggio e controllo

Quale ente attuatore degli interventi è stata individuata l’amministrazione comunale di Casale Monferrato, e inizialmente Arpa Piemonte e ASL 21 (ora ASL AL) erano indicati quali enti competenti per i monitoraggi. Dal 2008 i monitoraggi ambientali vengono effettuati da Arpa Piemonte.

Le principali attività di Arpa Piemonte comprendono sopralluoghi, campionamenti di materiale aerodisperso per l’analisi in Microscopia Ottica a Contrasto di Fase (MOCF) o in Microscopia Elettronica a Scansione (SEM), campionamento ed analisi di materiali massivi oltre al supporto specialistico per gli aspetti di competenza del Centro Regionale Amianto ambientale.

Quando pervengono nuove segnalazioni per la verifica di polverino, sia nei sottotetti sia nei cortili, Arpa Piemonte esegue:

  • sopralluogo conoscitivo;
  • prelievo di campioni e relative analisi finalizzate alla verifica dell’effettiva presenza di amianto;
  • rilievi fotografici a documentazione del sito;
  • compilazione dell’apposita scheda e relativo inserimento nel registro, censimento;
  • georeferenziazione del sito.

A seguito di specifica richiesta del Comune di Casale Monferrato si procede ad effettuare, con cadenza trimestrale, il monitoraggio aria ambiente della discarica monouso per amianto così come disposto dalla Provincia di Alessandria nel provvedimento di autorizzazione dell’impianto.

Dal 2007 è in corso l’effettuazione di un monitoraggio della concentrazione delle fibre di amianto in aria esteso all’area dell’ex USL76 con campagne successive che interessano in totale 167 punti. In ogni punto viene effettuato un prelievo per 2 giorni consecutivi. 

Saltuariamente a seguito di richieste puntuali di qualche amministrazione comunale sono stati aggiunti punti.

Nel 2025 è proseguita la sesta campagna di monitoraggio sul territorio del SIN con il prelievo di 68 campioni di materiale aerodisperso nel territorio di 12 comuni, ovvero: Cerrina Monferrato, Villamiroglio, Sala Monferrato, Villadeati, Murisengo, Altavilla Monferrato, Alfiano Natta, Mombello Monferrato, Vignale Monferrato, Serralunga di Crea, Moncalvo e Ottiglio. Complessivamente dall’inizio della sesta campagna sono stati prelevati 322 campioni.

Tra le concentrazioni fino ad oggi misurate, non sono stati osservati superamenti della concentrazione di 1 fibra/litro, assunta come soglia di riferimento per gli ambienti di vita.

La situazione è stata analoga dal 2009 ad oggi: nei pochi casi di ritrovamento di fibre aerodisperse, la concentrazione si situava nell’intervallo delle 0,1 ÷ 0,4 fibre/litro, corrispondente al ritrovamento di una o due fibre.

Vengono riportati i campioni positivi, si tratta di campioni per i quali il conteggio sulla porzione letta è comunque stato di una o due fibre al massimo.
Monitoraggio ambientale della discarica di Casale Monferrato - Fonte Arpa Piemonte
Risorse e informazioni aggiuntive

Decalogo bonifiche amianto 2010 reperibile in “allegati” alla pagina: https://www.inail.it/portale/ricerca-e-tecnologia/it/ambiti-di-ricerca/area-sicurezza-sul-lavoro/tutela-ambientale-e-sviluppo-ecosostenibile/rischio-da-agente-cancerogeno-amianto--esposizione-bonifica-gestione-dei-rifiuti.html

La legislazione nazionale in materia di bonifica dei siti contaminati è dettata dal D.Lgs. 152/06, Parte IV, Titolo V. http://www.normattiva.it/eli/id/2006/04/14/006G0171/CONSOLIDATED

La legislazione nazionale in tema di Amianto https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/1992/03/27/257/CONSOLIDATED

Portale Amianto di Arpa Piemonte https://webgis.arpa.piemonte.it/portale_amianto/home

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Redazione RSA

Mappatura della presenza di amianto

La mappatura della presenza di amianto comporta l'individuazione e la delimitazione dei siti caratterizzati dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale e costruito.

La Regione Piemonte, tramite la collaborazione di Arpa Piemonte, provvede alla mappatura dell’amianto nell’ambiente costruito e naturale, in coerenza con quanto disposto dal Decreto del Ministero dell'Ambiente 18 marzo 2003, n. 101Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell'articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93

La mappatura dell’amianto di origine antropica riguarda l’individuazione delle coperture in cemento-amianto.

La mappatura della presenza di amianto di origine naturale si attua tramite una classificazione del territorio, ove minerali di amianto siano stati accertati o siano potenzialmente presenti.

In esito alle attività, si dispone di una classificazione del territorio regionale alla scala 1:100.000 delle rocce con presenza accertata o potenziale di minerali di amianto ed alla produzione di alcuni fogli alla scala 1:50.000 / 1:25.000.

E’ stata inoltre prodotta una classificazione delle aree sulla base delle probabilità di riscontro di amianto.

La mappatura dell’amianto di origine antropica e dell’amianto di origine naturale è consultabile e scaricabile nel geoportale Arpa Piemonte:

Il documento Amianto naturale in Piemonte. Cronistoria delle concessioni e dei permessi di ricerca mineraria nato in esito allo svolgimento delle attività di mappatura della presenza naturale di amianto, raccoglie le testimonianze della ricerca mineraria di amianto in Piemonte.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

La mappatura della presenza di amianto comporta l'individuazione e la delimitazione dei siti caratterizzati dalla presenza di amianto nell'ambiente naturale e costruito.

La Regione Piemonte, tramite la collaborazione di Arpa Piemonte, provvede alla mappatura dell’amianto nell’ambiente costruito e naturale, in coerenza con quanto disposto dal Decreto del Ministero dell'Ambiente 18 marzo 2003, n. 101Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell'articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93

La mappatura dell’amianto di origine antropica riguarda l’individuazione delle coperture in cemento-amianto.

La mappatura della presenza di amianto di origine naturale si attua tramite una classificazione del territorio, ove minerali di amianto siano stati accertati o siano potenzialmente presenti.

In esito alle attività, si dispone di una classificazione del territorio regionale alla scala 1:100.000 delle rocce con presenza accertata o potenziale di minerali di amianto ed alla produzione di alcuni fogli alla scala 1:50.000 / 1:25.000.

E’ stata inoltre prodotta una classificazione delle aree sulla base delle probabilità di riscontro di amianto.

La mappatura dell’amianto di origine antropica e dell’amianto di origine naturale è consultabile e scaricabile nel geoportale Arpa Piemonte:

Il documento Amianto naturale in Piemonte. Cronistoria delle concessioni e dei permessi di ricerca mineraria nato in esito allo svolgimento delle attività di mappatura della presenza naturale di amianto, raccoglie le testimonianze della ricerca mineraria di amianto in Piemonte.

Anno
2026

Piano Territoriale Regionale (PTR)

Anno
2026

Il Piano territoriale regionale (PTR) è lo strumento che individua le strategie e gli obiettivi per lo sviluppo del territorio regionale, indica le azioni da intraprendere per il loro perseguimento e ne affida l'attuazione, attraverso momenti di verifica e di confronto, agli enti che operano a scala provinciale e locale.

Fornisce quindi l'interpretazione e la lettura strutturale del territorio regionale, definendo gli indirizzi di pianificazione generale e settoriale ai fini del coordinamento di piani, programmi e progetti regionali di settore, nonché delle direttive e degli atti programmatici di rilevanza territoriale.

Il Piano vigente, approvato con DCR n. 122-29783 del 21 luglio 2011, è incentrato sul riconoscimento del sistema policentrico regionale e delle sue potenzialità e, basandosi sui principi di sussidiarietà e di co-pianificazione, ha rappresentato, nella sua dimensione strategica, lo strumento di connessione tra le indicazioni derivanti dal sistema della programmazione regionale e il riconoscimento delle vocazioni del territorio.

La sua natura di indirizzo, inquadramento e promozione delle politiche di carattere socio-economico e territoriale richiede, da un lato, un periodico aggiornamento del quadro della conoscenza del territorio piemontese e, dall’altro, la verifica dell’attuazione delle politiche e delle strategie definite al momento dell’approvazione. Per questo è stato avviato il processo di aggiornamento del Piano vigente, che ha portato nel giugno 2024 all’adozione da parte della Giunta regionale dei nuovi elaborati, comunque non soggetti a misure di salvaguardia.
 

Struttura e articolazione del Piano


Il Ptr si articola in tre componenti diverse che interagiscono tra loro:

  • un quadro di riferimento, componente conoscitivo-strutturale del piano, che ha per oggetto la lettura critica del territorio regionale (aspetti insediativi, socio-economici, morfologici, paesaggistico-ambientali ed ecologici), la trama delle reti e dei sistemi locali territoriali che struttura il Piemonte;
  • una parte strategica, componente di coordinamento delle politiche e dei progetti, sulla base della quale individuare gli interessi da tutelare a priori e i grandi assi strategici di sviluppo;
  • una parte statutaria, componente regolamentare del piano, volta a definire ruoli e funzioni dei diversi ambiti di governo del territorio sulla base dei principi di autonomia locale e sussidiarietà.

Le componenti del Piano si sviluppano su una matrice territoriale caratterizzata dalla suddivisione del territorio regionale in 33 unità territoriali, denominate Ambiti di integrazione territoriale (Ait); in ciascuno di essi sono rappresentate le connessioni positive e negative, attuali e potenziali, strutturali e dinamiche che devono essere oggetto di una pianificazione integrata.

Per altre informazioni, scarica la presentazione sintetica del Ptr.
 

Il rapporto fra il Piano Territoriale e il Piano Paesaggistico


Il Piano Territoriale Regionale e il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) sono atti complementari di un unico processo di pianificazione volto al riconoscimento, gestione, salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione dei territori della Regione. Già nella fase di predisposizione dei due strumenti, il coordinamento tra i due Piani è avvenuto attraverso la definizione di un sistema di cinque strategie e di obiettivi generali comuni:

Le cinque strategie

  • Riqualificazione territoriale, tutela e valorizzazione del paesaggio
  • Sostenibilità ambientale, efficienza energetica
  • Integrazione territoriale delle infrastrutture di mobilità, comunicazione, logistica
  • Ricerca, innovazione e transizione economico-produttiva
  • Valorizzazione delle risorse umane e delle capacità istituzionali

Per avere notizie sul processo di aggiornamento del Ptr, visita la scheda informativa sul sito di Regione Piemonte.

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Tipo Strumento
Territorio

Siti contaminati, fattore per le acque

Tema
Tipo
img-intro
siti contaminati
Paragrafi

I siti contaminati rappresentano uno dei principali fattori antropici che possono compromettere la qualità delle acque sotterranee una risorsa fondamentale per l'approvvigionamento idrico. 

Le sostanze inquinanti introdotte nel terreno da attività umane passate o presenti, possono infatti raggiungere la falda attraverso diversi meccanismi: l’infiltrazione dell’acqua piovana, il dilavamento dei contaminanti o la presenza di percorsi preferenziali nel sottosuolo che facilitano la migrazione degli inquinanti. Una volta entrate nella falda, queste sostanze possono diffondersi anche su distanze considerevoli.

Sul totale dei 2175 siti contaminati censiti nella Anagrafe regionale dei siti contaminati (ASCO) in Piemonte, a dicembre 2025 i siti con contaminazione che interessa le acque sotterranee sono 637, dei quali 372 "attivi" e 265 conclusi.

Anno
2026
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Sito di Serravalle Scrivia

Anno
2026

ll Sito di Interesse Nazionale denominato ex-Ecolibarna si trova nel Comune di Serravalle Scrivia e, per una piccola parte, nel comune di Stazzano, nella parte orientale della provincia di Alessandria, a circa 8 km dall'abitato di Novi Ligure; la situazione di contaminazione è conseguenza delle attività degli impianti della ex Ecolibarna e della ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A.

L'area è delimitata a Ovest dalla S.S. n. 35 dei Giovi, a Nord e a Est da una strada comunale e a Sud–SudOvest dalla ferrovia Genova–Torino.

Fin dal 1940 il sito è stato sede di un complesso industriale che effettuava il deposito di oli minerali, combustibili e lubrificanti, il trattamento di oli minerali per la produzione di oli bianchi, nonché la rigenerazione di oli minerali lubrificanti esausti con acido solforico concentrato e precipitazione della parte idrocarburica catramosa (“melme acide”). 

A partire dal 1983 sul sito cominciò ad operare la società Ecolibarna S.r.l in possesso dell’autorizzazione per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi sia liquidi che solidi. Nel periodo di attività di Ecolibarna sul sito transitarono rifiuti di ogni genere e, successivamente, rifiuti di diversa natura furono ritrovati interrati in alcune aree del sito.

Nel 1984 e 1985 la Regione Piemonte revocò l’autorizzazione allo smaltimento e impose la cessazione di tutte le lavorazioni effettuate nell’area.

Le operazioni di bonifica del SIN sono state incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di rifiuti tossico-nocivi, allo stato liquido e solido che hanno provocato la contaminazione del terreno e delle acque sotterranee sia nelle aree interne che nelle aree esterne allo stabilimento.

Il Ministero della Protezione Civile affidò alla ditta Castalia S.p.A. (poi Fisia Italimpianti) l’incarico di effettuare la bonifica del sito industriale e la messa in sicurezza dei materiali presenti nell’area, attività che proseguì fino al 1995 quando le evidenze di contaminazione riscontrate sul sito fecero emergere la necessità di un intervento più ampio di quello previsto.

La delimitazione effettuata con il Decreto 7 febbraio 2003 comprende l'area dell'insediamento industriale dismesso della ex Ecolibarna S.r.l. ed ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A. e si estende alle aree a valle fino alla sponda del Torrente Scrivia, per un totale di circa 745.000 m2.

Dopo l’operato di due commissari delegati per la bonifica, attualmente il soggetto competente all'attuazione del programma di bonifica è la Provincia di Alessandria (come da Accordo di Programma tra Ministero, Regione, Provincia e Comune di Serravalle Scrivia dell'aprile 2015).

I lavori sinora eseguiti hanno riguardato la caratterizzazione del sito dello stabilimento eseguita da Arpa Piemonte, caratterizzazioni in aree esterne, prove pilota, attività di monitoraggio, progettazione di lotti di intervento, realizzazione di opere di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica. A seguito dei risultati analitici sulle acque sotterranee dello stabilimento sono stati progettati e approvati gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza della falda.

Di significativa importanza è il diaframma plastico impermeabile immorsato ad una profondità variabile tra circa 8 m e 12 m dal piano campagna, realizzato a monte del sito, in particolare della cosiddetta area discariche, su una lunghezza di circa 250 m ad integrazione di interventi di impermeabilizzazione superficiale e di opere di captazione e gestione del percolato.

L’Accordo di Programma sopra citato, oltre a costituire un quadro organico di riferimento per la gestione dei finanziamenti disponibili e quelli successivamente reperibili, indica una serie di interventi da attuare grazie alle disponibilità finanziarie esistenti:

  • Completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità;
  • Bonifica nell’ambito dell’Area Impianti (rimozione di manufatti, asportazione parziale del terreno contaminato e iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda);
  • Emungimento di acqua contaminata dall’acquifero superficiale e smaltimento in impianto di trattamento, in funzione dal settembre 2016;
  • Monitoraggi e gestione delle discariche al fine di tenere sotto controllo l’evoluzione della contaminazione e di prevenire situazioni di criticità;
  • Interventi di bonifica sulle acque sotterranee in zona Fabbricone (Air Sparging e Soil Vapour Extraction).

Nel 2018 sono stati conclusi i lavori di bonifica della cosiddetta Area Impianti, consistenti nella rimozione dei manufatti esistenti, nell’asportazione del terreno contaminato e nell’iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda; nella primavera del 2020 si sono conclusi i previsti monitoraggi ambientali per la valutazione dell'efficacia dell'intervento (8 campagne di campionamento della acque di falda) con risultati per ora in linea con quanto atteso.

Nel 2021 sono stati conclusi i lavori di completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità, per la cinturazione completa della cosiddetta area discariche.
Al SIN risultavano assegnate risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), programmazione 2014-2020, per poco meno di 8 milioni di euro. Con Delibera CIPE 28 luglio 2020, n. 31, tali risorse sono state diversamente riprogrammate e si è quindi in attesa che al sito possano essere destinate quanto prima ulteriori risorse statali.

Nel frattempo, la Regione si è attivata per reperire risorse alternative per un ammontare di 2.890.000 euro.

È in corso di predisposizione un nuovo Accordo di programma per la prosecuzione delle attività sul sito, che verrà stipulato tra gli enti territoriali, Regione, Provincia e Comuni e il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Sito di interesse nazionale di Serravalle Scrivia - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Accordi di programma quadro Siti di Interesse Nazionale https://www.mase.gov.it/bonifiche/accordi-sin/206

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Redazione RSA

Sito di Cengio

Anno
2026

Il Sito di Interesse Nazionale denominato “Cengio e Saliceto” è ubicato fra Piemonte e Liguria e comprende l’area occupata dall’ex stabilimento industriale “ACNA”, interamente nel comune di Cengio (SV), in territorio ligure, e l’area esterna, a valle dello stabilimento stesso, in territorio piemontese; tale ultima area è costituita dalla fascia fluviale ai lati della Bormida di Millesimo e comprende i territori di 17 comuni a partire dal comune di Saliceto (CN) fino al comune di Sessame (AT).

La perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale è stata recentemente ridefinita con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica n. 353 del 17 ottobre 2024.

Il primo insediamento industriale sorge nel 1882 con la produzione di polvere pirica, nitroglicerina e dinamite. Dal 1900 al 1920 l’attività prosegue incentrata sulla fabbricazione di esplosivi. Negli anni ‘20 viene avviata la produzione di coloranti e acidi: a partire da quel periodo sono registrati fenomeni di contaminazione delle acque del fiume Bormida tali da determinare la chiusura dell’acquedotto di Cortemilia (CN) su ordine del Pretore. Nel 1928 la ditta prende il nome di ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) S.p.A. con sede a Milano.

Poco prima della Seconda guerra mondiale gli agricoltori della vallata citano lo stabilimento per danni in quanto le acque del Bormida sono inutilizzabili a fini irrigui. Seguono denunce e verifiche ma solo negli anni ‘80 cessa la produzione di coloranti e prosegue quella di pigmenti.

ACNA era controllata dagli anni ’30 dalla Montecatini e ne seguì il destino passando negli anni ’60 al gruppo Montedison, quindi alla Enimont nel 1988 e dal 1991 sotto il controllo di EniChem. 

L’attività termina definitivamente nel corso del 1998.

La legge 426/98 individua l’area a rischio ambientale e prevede un programma di bonifica e ripristino; nel 1999 viene dichiarata la situazione di emergenza socio-ambientale con nomina di un Commissario Straordinario ad opera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 

Situazione della contaminazione

Le attività di caratterizzazione delle aree esterne, svolte con la collaborazione di Arpa Piemonte e Arpa Liguria e finalizzate a determinare la contaminazione di suolo, acque sotterranee, acque superficiali e sedimenti, sono proseguite fino al 2011, con approfondimenti su numerose aree interessate.

I contaminanti caratteristici del sito sono stati rilevati nelle acque del fiume Bormida con concentrazioni progressivamente ridotte nel tempo. Fra le sostanze caratteristiche si segnalano cloro benzeni, aniline, antrachinoni e naftalensolfonici.
 

Stato avanzamento della bonifica

Al fine di bonificare e mettere in sicurezza il sito nel corso dei decenni sono state effettuate numerose attività, già a partire dal 1984 (prime opere di contenimento per impedire la filtrazione delle acque di falda dall’area dello stabilimento verso l’esterno); successivamente alla caratterizzazione delle aree interne, negli anni 2000-2001, è stato realizzato su tutto il perimetro dello stabilimento lato fiume un diaframma che si intesta sul substrato marnoso impermeabile. Arpa e Regione Piemonte hanno prescritto inoltre una serie di interventi finalizzati ad eliminare gli ingressi di acqua nel sottosuolo dell’area dello stabilimento. 

Nei primi anni 2000 è stata realizzata la bonifica dei lagunaggi nell’area A1 dello stabilimento.

Nel 2005-2008 è stato attuato il progetto di Bonifica Pian Rocchetta (intervento certificato nel 2012, con previsione di monitoraggi post-operam); nel 2009 è stata effettuata la bonifica dei terreni siti nel comune di Saliceto, Località Pian Sottano mediante asporto di terreno di riporto, rifiuti e terreno contaminato. 

Nelle aree interne allo stabilimento è stata realizzata la bonifica mediante asportazione dei terreni contaminati presenti nella zona insatura e, parzialmente, in zona satura, asportazione dei rifiuti presenti, demolizione degli edifici sede delle lavorazioni. Tutti i materiali sono stati abbancati nella zona A1, destinata a messa in sicurezza permanente anche dei terreni contaminati asportati per la bonifica delle aree golenali all’esterno del sito, del sito di Pian Rocchetta e della zona di Pian Sottano (Comune di Saliceto). 

Nel 2016 sono stati rilevati in territorio ligure alcuni superamenti dei limiti di riferimento per diversi contaminanti organici nelle acque sotterranee della cosiddetta “Area Merlo”, esterna allo stabilimento ma rientrante nel perimetro del SIN. Sono state avviate le procedure di bonifica anche per quest’area (allo stato attuale, è in fase di realizzazione una sperimentazione pilota per l’attività di bonifica e l’istruttoria dell’analisi di rischio).
 

Monitoraggio e controllo

Nelle aree interne ed esterne allo stabilimento è presente una capillare rete di monitoraggio delle acque sotterranee per tenere sotto controllo l’eventuale fuoriuscita di contaminanti dalle aree confinate; i campionamenti avvengono secondo un Protocollo di monitoraggio concordato con gli Enti competenti, attualmente con frequenza minima trimestrale. 

Nel 2017, a seguito di alcune criticità emerse dopo gli eventi alluvionali del 2016, è stato ritenuto opportuno armonizzare i monitoraggi effettuati da Eni Rewind, Arpa Liguria e Arpa Piemonte, inserendo uno strumento aggiuntivo costituito dal “Protocollo di monitoraggio sulla verifica della qualità delle acque del fiume Bormida” firmato il 29 novembre 2017 che vede impegnati Regione Liguria, Regione Piemonte, Arpa Liguria, Arpa Piemonte, i comuni di Cengio e Saliceto e Eni Rewind, nel controllo e nello scambio reciproco di dati di monitoraggio relativi alle acque superficiali in corrispondenza di alcuni punti strategici lungo il corso del Fiume Bormida e relativi alle acque sotterranee in corrispondenza dei piezometri maggiormente significativi. I controlli conseguenti al protocollo non hanno rilevato criticità significative nelle acque del fiume Bormida in territorio piemontese.

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Redazione RSA

Sito di Pieve Vergonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2026

Il sito industriale oggetto di bonifica è ubicato nel territorio del Comune di Pieve Vergonte, in provincia di Verbania, nella media Val d’Ossola, in destra orografica del fiume Toce. Confina a nord con la SP n.117, ad est con la SS n. 33 del Sempione, a nord-est con la ferrovia Novara/Domodossola e ad ovest con l’abitato di Pieve Vergonte. L’area dello stabilimento si estende su una superficie totale di circa 37 ettari, dei quali circa 20 sono occupati da attività produttive condotte attualmente dalla Società Altair Chemical.

Lo stabilimento industriale è sorto attorno al 1915 e le lavorazioni inizialmente erano volte alla produzione di cloro e gas ad uso bellico; successivamente venne sviluppata la produzione di clorurati organici, di arsenico e suoi derivati. Nel dopoguerra venne avviata la produzione di DDT. Nello stesso periodo erano attive le seguenti produzioni: linea cloro-soda con celle Krebbs, acido solforico con forni di arrostimento di pirite, oleum, acido clorosolfonico, ammoniaca sintetica da cracking di metano, solfuro di carbonio, cloralio, acido ossalico, acido formico, fertilizzanti a base di N-P-K, mono e diclorobenzeni, solfato ammonico e tetracloruro di carbonio. Il 30 giugno 1996 è stata fermata la produzione di DDT e il 30 giugno 1997 sono state fermate le produzioni di cloralio e acido clorosolfonico.

Dalle numerose campagne di indagini svolte negli anni (1995-2006) è stato possibile caratterizzare il sito per la contaminazione dei terreni (suolo superficiale e profondo) e le acque di falda. L’area risulta contaminata in massima parte da: Arsenico, Mercurio, altri metalli (Piombo, Rame, Zinco, Vanadio, Selenio, Nichel, Antimonio, Cadmio), DDT e suoi derivati, Esaclorobenzene, Esaclorocicloesani, Idrocarburi clorurati alifatici e aromatici, Benzene, Idrocarburi leggeri e pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici, Policlorobifenili, Diossine e Furani.

L’approvazione del Progetto Operativo di Bonifica (POB) è avvenuta nell’ottobre 2013.

Il soggetto che ha in capo la bonifica del sito è la società Eni Rewind S.p.A.

Il progetto prevede interventi su terreni e acque sotterranee contaminate per un arco temporale complessivo di circa 12 anni.

Per quanto riguarda gli interventi sui terreni, è prevista l’escavazione dei terreni contaminati e il confinamento in sito in un impianto della capacità di circa 680.000 m3, oltre alla realizzazione di un impianto di soil washing.

Per quanto riguarda gli interventi sulle acque sotterranee, sono previsti interventi per contenere idraulicamente il flusso di acqua che scorre sotto il sito, ridurre la massa di contaminante presente anche nelle aree sorgenti e preservare la risorsa idrica incontaminata. I lavori sono stati avviati nel corso del 2016.

Nel corso dei lavori si è resa necessaria una variante al progetto principalmente per l’aumento della volumetria dei terreni risultati contaminati;

Per ciascuna delle componenti ambientali atmosfera, rumore, acque superficiali e sotterranee, vegetazione, fauna ed ecosistemi è previsto un monitoraggio progettato per fasi (ante operam, in corso d’opera, post operam) e cadenzato considerando l’avanzamento spaziale e temporale delle principali attività connesse agli interventi previsti nel progetto operativo di bonifica.

La prima fase della variante è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con Decreto del Direttore della Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche n. 77 del 25 settembre 2024. I lavori previsti dalla Fase I sono stati avviati.

Nel mese di marzo 2026 è stata trasmessa da Eni rewind l'istanza di avvio del procedimento per  l’approvazione della variante al Progetto Operativo di Bonifica - FASE 2.

Nel corso del 2016 è terminato il monitoraggio ante operam ed è pertanto in corso il monitoraggio della realizzazione delle opere di bonifica, iniziate ufficialmente nell’aprile 2017. Arpa Piemonte provvede allo svolgimento delle proprie attività istituzionali operando sia nella supervisione delle attività di campo e validazione delle risultanze analitiche di Eni Rewind S.p.A., sia direttamente con il prelievo e l’analisi di campioni di diverse matrici.

Infine, benché l’amianto non sia uno degli inquinanti caratteristici del sito, dopo il recente rinvenimento di terreni con presenza di amianto di origine antropica in una porzione del sito, gestiti all’interno del cantiere di bonifica, l’amianto è stato inserito fra le sostanze contaminanti di interesse per il sito.

Sito di interesse nazionale di Pieve Vergonte, denominazione convenzionale delle aree - Fonte Eni Rewind
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