Il monitoraggio dei lepidotteri

Monitoraggio e valutazione degli effetti ambientali del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014 – 2020 e del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023 – 2027 della Regione Piemonte

IL VALORE DEI LEPIDOTTERI COME INDICATORI AGROAMBIENTALI

Le farfalle sono considerate ottimi indicatori dello stato di conservazione degli habitat aperti, grazie alla loro stretta relazione con la vegetazione e il tipo di suolo dell’ambiente in cui vivono: essendo caratterizzate da un ciclo biologico breve, tipicamente annuale, e da un home range limitato, mostrano una spiccata sensibilità ai cambiamenti ambientali e climatici anche su piccola scala.

Il monitoraggio delle comunità dei Lepidotteri è pertanto strumento fondamentale nell'elaborazione e nella valutazione delle politiche e delle azioni dell'UE, specialmente in relazione all’agricoltura, considerando che la maggior parte delle specie italiane ed europee è legata alle aree aperte e ad ambienti ecotonali e marginali quali formazioni erbacee di varia natura, siepi, filari, praterie e pascoli alpini, prati umidi, radure e margini di boschi.

Si tratta di habitat la cui conservazione nel tempo dipende di fatto dalla gestione antropica, in particolare da attività agricole quali pascolo o sfalcio, la cui riduzione incide negativamente sulla conservazione delle popolazioni di Lepidotteri, al pari della riduzione degli elementi di connettività.

La presenza di popolazioni vitali dipende in molti casi dalla quantità di habitat idonei a disposizione e dalla connettività del paesaggio.

IL MONITORAGGIO DEI LEPIDOTTERI IN PIEMONTE

L’attività di monitoraggio dei Lepidotteri quali indicatori agroambientali nell’ambito del PSR del Piemonte, affidata all’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA), è iniziata nel 2010 e fino al 2015 ha indagato lo stato della biodiversità nei principali ordinamenti colturali del Piemonte (pascolo, seminativo, vigneto, frutteto, risaia), confrontandola con quella di ambienti naturali d’elezione per le farfalle e con l’ambiente forestale.

In dettaglio, il monitoraggio ha evidenziato come la diversità delle farfalle negli ambienti agricoli si riduce in ricchezza specifica e in qualità (presenza di specie bioindicatricie/o di maggior valore conservazionistico) con l’intensificarsi delle coltivazioni e quanto maggiore è la semplificazione ambientale del contesto: molti Lepidotteri non compiono l’intero ciclo di sviluppo negli appezzamenti coltivati, se non ove presenti bordi naturalizzati non decespugliati o diserbati, siepi, incolti, fossi ecc., in cui siano presenti le piante nutrici delle diverse specie e l’impatto dei fitofarmaci non sia eccessivo.

I dati dei censimenti riferiti ai diversi agroambienti oggetto di monitoraggio sono riportati in Fig. 1.

Fig. 1 - Numero complessivo di specie e di individui rilevati nei differenti ambienti d’indagine (2010-2020) – (Fonte dati: IPLA)

Nell’ambito degli ordinamenti colturali indagati, come atteso, il prato-pascolo si mostra molto simile all’ambiente naturale di riferimento (“BIANCO”, nel grafico); a seguire il vigneto (più che altro per la sua ubicazione in ambiti collinari, caratterizzati da maggiore eterogeneità ambientale), quindi il seminativo e in ultimo frutteto e risaia (monocolture dove diserbo e ricorso a fitofarmaci impattano più pesantemente sulla comunità dei Lepidotteri).

È stato anche verificato che, rispetto alle colture, il metodo di produzione (biologico, integrato o convenzionale) risulta influire meno della presenza di habitat naturali in prossimità dei coltivi costituenti il mosaico ambientale che favorisce la biodiversità dei Lepidotteri.

Per approfondire i risultati ottenuti in questa prima fase, a partire dal 2015 è stato adottato, nell’ambito del monitoraggio sui Lepidotteri in Piemonte, l’European Grassland Butterfly Index (EGBI), riconosciuto dall’Unione Europea per la misurazione della qualità degli habitat attraverso lo stato della biodiversità ed il trend demografico delle popolazioni di Lepidotteri.

L’EGBI è basato sui trend delle popolazioni di 17 specie di farfalle che trovano negli ambienti di prateria il loro principale habitat e che vengono monitorate con rilievi su campo standardizzati. Disporre di serie storiche nell’analisi degli indici faunistici è sempre fondamentale, ma ancor di più lo è in relazione ai Lepidotteri, considerando che i dati di campionamento di un singolo anno possono risentire molto delle condizioni meteorologiche estreme (prolungati periodi particolarmente siccitosi o ricchi di precipitazioni), come pure risultare influenzati dalle notevoli fluttuazioni demografiche intrinseche che molte specie mostrano in natura, con popolazioni abbondanti in alcuni anni e molto meno in altri o, come nel caso di alcune specie alpine, con gli adulti presenti ad anni alterni.

La campagna di monitoraggio volta alla rilevazione dell’EGBI ha consentito anche di rilevare la presenza di specie di notevole valore, 7 delle quali di interesse comunitario, cioè incluse negli allegati II e/o IV della Direttiva Habitat, e per tale ragione considerate di particolare importanza conservazionistica a livello europeo.

Il grafico sottostante (Fig. 2) illustra l’andamento dell’indice risultante dalle attività di censimento dei Lepidotteri degli ambienti di prateria condotte in Piemonte nel periodo 2015 – 2025.

Fig. 2 - Andamento delle popolazioni di lepidotteri nel corso degli anni di monitoraggio (2015-2025)

EFFETTI DELLE MISURE DEL PSR SUI LEPIDOTTERI

In parallelo al monitoraggio delle popolazioni dei Lepidotteri degli ambienti di prateria, su incarico della Regione Piemonte IPLA ha avviato un’indagine mirata sugli effetti di due Operazioni previste nell’ambito del sostegno allo sviluppo rurale:

  • Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane”, che eroga un’indennità volta a compensare i costi aggiuntivi ed il mancato guadagno per gli agricoltori che mantengono pratiche di agricoltura non intensiva in aree marginali e svantaggiate, che altrimenti sarebbero maggiormente soggette ad abbandono e alla naturale trasformazione in arbusteti e boschi di invasione, habitat che portano con sé una riduzione della biodiversità degli spazi aperti collinari e montani;
  • Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili”, finalizzata, con l’Azione 1,a sostenere la conversione dei seminativi in prati permanenti, da conservare per un quinquennio tramite sfalci ordinari, senza il ricorso a trattamenti fitosanitari. La presenza stabile di ambienti prativi nei contesti agricoli risulta fondamentale per la conservazione della biodiversità, poiché accresce l’eterogeneità ambientale, garantendo alle comunità animali la possibilità di trovare habitat favorevoli alla loro sopravvivenza.

Sono state identificate sul territorio regionale 26 località (Fig. 3), 18 delle quali collocate nei settori geografici alpini e appenninici di bassa quota, per il monitoraggio relativo all’applicazione dell’Operazione 13.1.1, mentre le 8 località individuate per monitorare l’Operazione 10.1.4 si trovano nei settori geografici planiziali e collinari.

Il monitoraggio viene condotto, in giornate con condizioni meteorologiche favorevoli, percorrendo a ritmo costante un transetto lineare di circa 500 metri, lungo il quale l’operatore rileva tutti i Lepidotteri osservati in una fascia di 5 metri di larghezza: le specie target sono le stesse utilizzate per l’elaborazione del trend per il calcolo dell’EGBI, ad esclusione di una, non presente sul nostro territorio. Gli esemplari vengono temporaneamente catturati con un retino entomologico per poi essere determinati e rilasciati alla fine del transetto. Negli ultimi cinque anni di indagine, il numero di ripetizioni annuali dei transetti è stato aumentato da 3 a 4.

Fig.3 - Distribuzione sul territorio regionale dei siti di monitoraggio: in blu le località verificate per l’Operazione 13.1.1, in arancione quelle per l’Operazione 10.1.4. (Fonte dati: IPLA)

Nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane” sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 13.1.1,
  • il secondo, ricadente in un prato abbandonato (e quindi già soggetto alle dinamiche di evoluzione verso arbusteto e boscaglia di invasione) nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente boscato (habitat che rappresenta lo stato climax in caso di abbandono sul lungo periodo) nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nel prato in abbandono (dato di confronto indicato come “BIANCO”) rispetto a quelli del prato mantenuto, e che l’evoluzione verso il bosco sia accompagnata da una drastica riduzione della biodiversità dei Lepidotteri.

Analogamente, nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili” – Azione 1 (Conversione dei seminativi in foraggere permanenti) sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 10.1.4 – Azione 1,
  • il secondo, ricadente in un seminativo nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente naturale/seminaturale di riferimento, nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nell’ambiente naturale/seminaturale di riferimento (cosiddetto “BIANCO”) che, teoricamente, dovrebbe ospitare il popolamento più simile a quello naturale in quel contesto geografico.

I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica al fine di rilevare eventuali differenze significative fra i contesti ambientali e le misure PSR dal punto di vista della biodiversità misurata attraverso i Lepidotteri.

Tra 2015 e 2025 sono state conteggiate complessivamente 63010 farfalle (il 7,2% delle quali indeterminate), per un totale di 127 specie.

Nella sottostante Tabella 1 sono riportati i dati relativi al numero di specie e al numero di individui aggregati per ciascuna operazione (13.1.1 e 10.1.4) e per tipo di transetto (bianco, bosco, coltivo soggetto ad Operazione del PSR).

Tab. 1 - Numero di specie e individui aggregati per Operazione e località. (Fonte dati: IPLA)

Nei transetti individuati per monitorare l’Operazione 13.1.1 si osserva una maggior ricchezza, rispetto a quelli dell’Operazione 10.1.4, sia con riferimento al numero di specie (numero massimo di specie per località = 73, media = 58,78 ± 12,1, nel primo caso, contro numero massimo di specie per località = 64, media = 50,25 ± 8,1, nel secondo), sia rispetto al numero medio di individui registrati nei singoli sopralluoghi (Operazione 13.1.1: media = 24,7 esemplari a transetto; Operazione 10.1.4: media = 21,2 esemplari a transetto)

Confrontando i valori registrati nelle diverse tipologie ambientali all’interno della medesima Operazione, risulta che sia per quanto riguarda il numero di specie sia per il numero di individui, il valore massimo si riscontra sempre nella tipologia ambientale BIANCO, tranne per quanto riguarda il numero di individui dei transetti in Operazione 10.1.4, il cui valore risulta massimo (in assoluto e per transetto).

In dettaglio, nell’Operazione 13.1.1 il maggior numero di specie (114) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), seguono i prati PSR con 109 specie e il BOSCO con 92 specie; lo stesso andamento si riscontra per il numero di individui conteggiati che risulta massimo (20.094) nei prati abbandonati (BIANCO), a cui seguono i 19.543 individui nei prati soggetti all’Operazione PSR e i 5.446 nei boschi.

Nell’Operazione 10.1.4, seppur con numeri differenti, l’andamento del numero di specie è analogo: il valore massimo (84) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), mentre i prati in Operazione PSR e i coltivi totalizzano rispettivamente 70 e 53 specie, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite. Il maggior numero di individui si trova invece nei prati PSR, con un valore massimo di 8.198 individui conteggiati, seguito dai prati abbandonati con 7.882 individui e dai coltivi con 1.847 individui.

Come per l’Operazione 13.1.1, il numero massimo di specie per località si riscontra nei transetti BIANCO con 56 specie, seguito dal PSR con 47 specie e dal COLTIVO con 37 specie.

Va comunque considerato, a livello di singola Operazione PSR, che le particolari condizioni ambientali e le differenti attività antropiche che caratterizzano ogni sito indagato tramite transetti modificano localmente i rapporti attesi tra i diversi ambienti.

Relativamente all’Operazione 13.1.1, i test statistici indicano che i 3 ambienti indagati (prati in mantenimento - PSR, ambiente naturale – BIANCO e bosco) presentano fra loro differenze statisticamente significative sia nel numero di specie, sia nel numero di individui.

In numerosi casi, il massimo livello di similarità risulta tra transetti PSR e BIANCO di una medesima località, a riprova del valore delle aree soggette all’Operazione come serbatoio di biodiversità.

Per quanto riguarda le risultanze delle analisi statistiche riferite all’Operazione 10.1.4, i valori degli indici di biodiversità sono inferiori rispetto a quelli dei siti scelti per l’Operazione 13.1.1, in ragione del fatto che le località in cui si hanno adesioni all’Operazione 10.1.4 sono collocate prevalentemente in contesti collinari o planiziali, laddove l’agricoltura occupa la maggior parte delle superfici mentre prati e incolti, i serbatoi di biodiversità, occupano porzioni residuali e marginali del territorio.

I tre ambienti considerati (BIANCO, COLTIVO, PSR) presentano differenze statisticamente significative sia in termini di ricchezza specifica che di abbondanza, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite.

L’aspetto più interessante rivelato dalle analisi è che BIANCO e PSR risultano statisticamente differenti rispetto ai COLTIVI, ma non fra loro: questa relazione, e cioè il grado di biodiversità non distinguibile tra BIANCO e PSR, conforta l’idea alla base dell’Operazione 10.1.4, che con la conversione dei coltivi in prati permanenti mira a portare la ricchezza di specie e di individui ancora contenuta negli ambienti seminaturali (il BIANCO, appunto) all’interno del contesto agricolo dei coltivi.