La stagione 2024-2025 è stata ancora caratterizzata, a livello regionale, da un marcato deficit di precipitazioni nevose.
Per la valutazione dell’innevamento sull’arco alpino piemontese durante la stagione invernale si fa riferimento a 11 stazioni manuali, utilizzando come periodo storico di riferimento climatico il trentennio 1991−2020.
A partire da quest’anno, gli indicatori commentati nel presente paragrafo sono consultabili nella Banca dati indicatori ambientali. Nella tematica Neve e ghiacciai della piattaforma dedicata, si possono trovare informazioni aggiuntive sulla metodologia di raccolta dati e sulla rilevanza del database.
Dall’analisi del SAI (indice di anomalia standardizzato) emerge che, per il Piemonte, la stagione 2024-2025 è stata caratterizzata da una eccezionale anomalia negativa di neve fresca. Il deficit, inferiore al 10° percentile, colloca questa stagione al 4° posto per carenza di neve fresca sul Piemonte a partire dal 1961.
L’indice di anomalia esprime lo scostamento del parametro esaminato - le precipitazioni nevose - rispetto al valore medio del periodo di riferimento di 30 anni. Ricavando un indice SAI per ogni stazione, è possibile ottenere un valore significativo per l'intero territorio: essendo adimensionale, infatti, l'indice può essere mediato tra varie stazioni, a diverse quote e per località differenti.
I valori prossimi allo 0 indicano condizioni vicine alla media del periodo 1991-2010. I valori compresi tra le linee continue (arancioni), corrispondenti rispettivamente al 1° e al 3° quartile, rappresentano stagioni nella media. I valori inclusi tra le linee continue e quelle tratteggiate - ovvero tra il 10° e il 25° percentile in campo negativo e tra il 75° e il 90° percentile in campo positivo - rappresentano stagioni anomale, al di fuori della media. Infine, i valori inferiori al 10° percentile o superiori al 90° percentile, identificano stagioni eccezionali.
Dall’analisi della neve fresca stagionale, riportata nella figura seguente, si osserva che i valori negativi variano indicativamente tra il -20% e il -30% con picchi superiori al -60% alle quote più basse dei settori meridionali (Vinadio - L. Riofreddo 1206 m).
Nei settori occidentali, alle quote più elevate ( oltre i 2000 metri circa) il deficit risulta più contenuto e prossimo ai valori medi del periodo di riferimento, attestandosi intorno al -6% (Bardonecchia - Lago Rochemolles 1975 metri e Ceresole Reale - Lago Serrù 2296 metri).
I maggiori deficit si registrano nei settori meridionali, dove i valori si aggirano intorno ai -35% alle quote più elevate e raggiungono quasi -65% nelle stazioni poste alle quote più basse.
Per quanto riguarda il numero di giorni nevosi, la maggior parte delle stazioni presenta valori pressoché nella media, compresi tra +10% e -10%.
Si evidenziano 2 stazioni con deficit particolarmente marcati: la stazione di Pontechianale - Lago Castello (1589 metri), rappresentativa delle quote medie dei settori sud-occidentali, che presenta il deficit più elevato (-35.8%) e la stazione di Antrona - Lago Camposecco (2320 metri), nei settori di confine settentrionali alle quote più elevate, con un deficit pari a -25.6%.
Per quanto riguarda il numero di giorni con neve al suolo, emerge una netta differenza tra i diversi settori alpini regionali.
Nei settori meridionali si rileva una carenza di giornate con neve al suolo rispetto alla media storica, variabile da circa -20% nella stazione di Entracque - Lago Chiotas (2010 metri) a oltre il -50% alle quote più basse (Pontechianale - Lago Castello, 1589 metri). In questi settori da novembre fino a metà gennaio, la presenza di neve al suolo è stata discontinua, a causa sia delle temperature elevate di episodi di pioggia su neve.
Alle quote medie e medio-basse (intorno ai 1500m) dei settori settentrionali e occidentali, il numero di giorni con neve al suolo è invece generalmente superiore alle medie storiche, con surplus più significativo a Ceresole Reale - Capoluogo (1573 metri) e Usseglio - Lago Malciaussia (1815 m). Qui, a differenza dei settori meridionali, la continuità del manto nevoso è stata maggiore anche durante i mesi pienamente invernali, senza episodi di completa fusione.
Nei restanti settori, i valori sono generalmente prossimi alla media storica, con scostamenti compresi tra circa +5% e -5%.
Per quanto riguarda la copertura di neve al suolo, l’inverno 2024-2025 è stato caratterizzato, nella prima parte della stagione da un innevamento sensibilmente inferiore alla media su tutto l’arco alpino piemontese. Con l’inizio della primavera meteorologica le precipitazioni nevose hanno progressivamente aumentato sia la frequenza sia gli apporti per evento, determinando un incremento dei quantitativi di neve al suolo che, tuttavia, si sono mantenuti prevalentemente al di sotto della media o prossimi ai valori minimi.
Nonostante il significativo apporto nevoso primaverile in quota, le temperature elevate registrate già a partire dal mese di maggio e fino ai primi giorni di luglio, hanno accelerato in modo marcato la fusione completa del manto nevoso anche in quota.
Approfondimenti e informazioni aggiuntive
Per maggiori dettagli e approfondimenti relativi alla stagione 2024-2025 consultare la pubblicazione del Rendiconto Nivometrico stagionale sul sito di Arpa https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/rendiconto-nivometrico-stagione-invernale-20242025
Tema Neve sul sito di Arpa https://www.arpa.piemonte.it/temi/neve-ghiacciai/neve?pid=19