Polo chimico di Spinetta Marengo

Situazione della contaminazione

Il Polo chimico di Spinetta vede la presenza di diverse aziende tra cui Solvay Specialty Polymers Italy S.p.A., oggi SYENSQO (Ausimont fino al 31.12.2002), Arkema S.r.l. e Cofely.

Il polo si trova nel Comune di Alessandria, in località Spinetta Marengo. Lo stabilimento industriale confina lungo il lato Est e Nord-Est con il centro abitato di Spinetta Marengo e ha una superficie complessiva di circa 1.430.000 m², dei quali circa 980.000 m² hanno un utilizzo industriale.  L’area ad ovest del sito è prevalentemente di tipo agricolo ed è solcata da diversi corsi d’acqua tra i quali il Fiume Bormida, che confluisce nel Fiume Tanaro che scorre a circa 4,5 km a nord del sito.

Lo stabilimento è attivo fin dai primi decenni del secolo scorso, nell’area si sono succedute varie proprietà (molte del settore pubblico Montedison, Enimont, Ausimont) che hanno condotto differenti attività produttive, per cui le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti hanno subito notevoli variazioni nel tempo.

Foto del sito di Spinetta Marengo. Fonte Google Earth.

Le produzioni di Acido Solforico, Acido Fluoridrico, pigmenti inorganici (ad es. di Piombo e Cadmio) e Biossidi di Titanio sono state dismesse nei primi anni ‘80 dall’allora proprietaria del sito. Le produzioni di cromati e bicromati furono invece interrotte tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ‘70. Per quanto riguarda il DDT, la produzione ebbe inizio nel secondo dopoguerra (modificando l’impianto del nebbiogeno prodotto durante il periodo bellico) e terminò, indicativamente, dopo pochi anni. Fra le produzioni antiche si ricordano inoltre anche il Solfato di Rame, gli Arseniati di Piombo ed i fluorosilicati di Zinco.

I solventi clorurati (in particolare tetracloruro di carbonio e cloroformio) sono stati e sono (in parte) tuttora utilizzati nei processi produttivi del sito di Spinetta Marengo: il tetracloruro di carbonio non è più in uso dal 2004, mentre il cloroformio è tuttora materia prima in uso presso l’impianto Algofrene per la produzione del tetrafluoroetilene monomero (TFEM), alla base delle produzioni dei polimeri fluorurati.

Da quando è stato avviato il procedimento di bonifica nel marzo 2001, è stato realizzato all’interno del sito un numero elevato dei piezometri (circa 250 tra superficiali e profondi, escludendo i pozzi industriali), che risultano ubicati in aree caratterizzate da gradi di contaminazione diversi per concentrazioni e inquinanti.

Le attività produttive oggi attive nel complesso industriale di Spinetta Marengo sono quasi integralmente legate alla chimica dei prodotti fluorurati (Solvay Solexis -SYENSQO) e dei perossidi organici (Arkema). Nell’area di proprietà Cofely sorge la centrale Termoelettrica destinata alla produzione di energia.

Attualmente lo stabilimento è tra i pochi al mondo dedicato alla chimica dei prodotti fluorurati (Algofrene, Monomeri, Perfluorovinileteri, Algoflon-Hyflon, Tecnoflon, Fomblin, ecc.).

Avanzamento della bonifica 

La procedura di bonifica presso il sito è stata avviata su iniziativa dell’allora proprietà nel marzo 2001 ai sensi dell’art. 9, comma 3 del D.M. n. 471/99.

Nel maggio 2008, a seguito dei riscontri analitici degli accertamenti svolti da ARPA e richiesti dal Comune di Alessandria che attestavano ingenti superamenti dei limiti di legge nelle acque di falda di una decina di parametri tra cui Cromo VI e Solventi Clorurati, vengono attivati urgentemente interventi per la risoluzione della situazione di inquinamento della falda superficiale. 
Gli interventi di bonifica presso il sito Solvay Specialty Polymers S.p.A. (SSPI) di Spinetta Marengo riguardano essenzialmente due famiglie di composti:

  • i solventi clorurati
  • il cromo esavalente (CrVI)

Per quanto concerne le matrici ambientali oggetto di bonifica, si segnalano per i terreni superficiali superamenti delle CSR (Concentrazioni Soglia di Rischio) approvate con l’Analisi di Rischio per i parametri Cromo Esavalente, Arsenico, Piombo, DDT, DDD, DDE e Idrocarburi pesanti C>12 (numero di atomi di carbonio maggere di 12), mentre per i terreni profondi superamenti delle CSR di Cromo Esavalente, DDT, DDD, DDE, Idrocarburi pesanti C>12, Cloroformio.

Per le acque di falda contenute nella porzione superficiale dell’acquifero, sono emersi superamenti delle CSR sanitarie per i parametri Cloroformio, Tetracloruro di carbonio, Tetracloroetilene e Tricloroetilene.

Ai sensi del D.Lgs. 04/08 le CSR ai confini del sito sono poste pari alle CSC definite dalla Tab. 2 All. 5 Titolo V Parte Quarta D.Lgs. 152/06 e s.m.i.. Sono stati individuati diversi punti di conformità (POC) per le tre porzioni individuate nell’acquifero, ovvero superficiale, intermedia e profonda.

Le concentrazioni rilevate in tali punti per il livello superficiale risultano non conformi alle CSC per diversi parametri, cioè vari solventi organoalogenati, Triclorofluorometano, Cromo esavalente, Cromo totale, Solfati, Fluoruri. I superamenti registrati nel livello intermedio dell’acquifero sono in numero e in concentrazioni generalmente inferiori rispetto a quelle registrate nel livello superficiale. I punti di conformità del livello più profondo indicano concentrazioni conformi ai limiti ad eccezione della presenza di Cromo esavalente. In alcuni piezometri del livello più profondo si riscontrano presenze di Cloroformio in alcuni casi prossime alle CSC. Queste situazioni sono tenute sotto particolare osservazione dal momento che questo acquifero è più sensibile e necessita di maggiore tutela.

Ai cosiddetti inquinanti “storici”, normati dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., presenti in falda si “affiancano” le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), tra cui le principali sono PFOA, cC6O4 e l’ADV, sostanze utilizzate con la funzione di coadiuvanti del processo di polimerizzazione per la produzione di plastomeri ed elastomeri fluoruratie e che progressivamente l’azienda sta dismettendo.

Il monitoraggio di tali inquinanti è stato avviato nel marzo 2019 su specifica richiesta di ARPA, a seguito di indagini condotte autonomamente dall'Agenzia sulla falda idrica. Tali approfondimenti avevano infatti accertato la presenza di queste sostanze sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, rendendo necessaria l'attivazione di approfondimenti immediati.

Dal 2020 nel Piano di Monitoraggio delle acque di falda e della barriera idraulica approvato dal Comune di Alessandria sono stati introdotti i PFAS e altre sostanze xenobiotiche (clorofluorocarburi).

All’interno del sito - nel livello più superficiale della falda – i tensioattivi perfluoroalchilici sono presenti a concentrazioni elevate nelle aree di utilizzo dei composti. Da dicembre 2019 la Ditta ha avviato su base volontaria in area Plastomeri un impianto di trattamento delle acque di falda come Messa in sicurezza Preventiva (MIPRE).

La MIPRE prevede l’abbattimento dei PFAS su resine su scambio ionico e attualmente è configurata con 6 piezometri in emungimento ed altrettanti piezometri di controllo tra monte e valle idrogeologica. Anche il TAF (impianto di trattamento delle acque di falda provenienti dalla barriera idraulica e dagli altri emungimenti della bonifica) è stato implementato con una sezione a carboni attivi, dedicata all’abbattimento dei PFAS. Tali composti hanno raggiunto anche il livello intermedio dell’acquifero, mentre il livello più profondo non sembra essere stato interessato, a parte il ritrovamento in tracce di cC6O4 (nome commerciale di una miscela multi-componente di diastereoisomeri del composto ammonio) in un piezometro interno che ha subito un intervento di ricondizionamento in quanto ammalorato e attualmente in fase di dismissione perché ritenuto non più rappresentativo del reale stato di qualità del livello più profondo.

Le sostanze fluorurate sono state ritrovate anche nell’acquifero superficiale esterno allo stabilimento, dove le ultime campagne confermano la presenza di contaminanti lungo la direzione del deflusso di falda oltre l’area di influenza della barriera idraulica, sia per quanto riguarda i PFAS che per gli inquinanti storici.

Relativamente agli inquinanti storici, i dati di Arpa mostrano la presenza di alcuni di essi in concentrazioni elevate in piezometri distanti dallo stabilimento, ubicati lungo l’asse di propagazione della falda. In particolare, si segnalano superamenti dei limiti di legge o fissati da pareri ISS per i parametri Cromo VI, Cromo totale, Cloroformio, Tetracloruro di Carbonio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene. 

A partire dalla campagna di monitoraggio di  settembre 2024, l’Agenzia ha rilevato nelle acque sotterranee interne allo stabilimento la presenza di concentrazioni significative e “anomale” di Clorodifluorometano (R22) appartenente alla famiglia dei composti clorofluorurati (CFC), dell’ordine di migliaia di microgrammi/litro. Il ritrovamento è stato inizialmente riscontrato in diversi piezometri situati nell'area centro-occidentale dello stabilimento, tra l’Area Plastomeri e l’Area Algofrene. Per i CFC il  D.Lgs. 152/2006 non prevede valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC).

A seguito di tale evidenza, è stata effettuata tempestiva comunicazione agli Enti competenti ed è stata avviata un’interlocuzione con la Ditta, che ha condotto a un confronto interlaboratoristico e all’estensione del set analitico. Quest’ultimo è stato ampliato includendo diverse molecole sito-specifiche riconducibili ai cicli produttivi aziendali, con analisi estese all’intera rete piezometrica oggetto di monitoraggio.

Le risultanze analitiche, relative a oltre un anno di osservazioni, confermano sia l’entità sia la diffusione del fenomeno, che interessa diversi settori dell’acquifero superficiale e profondo, sia all’interno sia all’esterno dello stabilimento. Tali evidenze rendono necessaria la prosecuzione delle attività di monitoraggio e degli approfondimenti, finalizzati all’individuazione delle sorgenti di contaminazione e alla definizione delle più efficaci misure di contenimento.

Monitoraggio e controllo 

L’Agenzia effettua campagne di monitoraggio per la verifica della qualità delle acque sotterranee in aree interne ed esterne al polo chimico, segue le attività di bonifica avviate in diverse aree dello stabilimento (tecnologia di Riduzione Chimica in situ ISCR tramite l’iniezione di un agente riducente nei terreni insaturi per il trattamento del Cromo esavalente e di Declorurazione Riduttiva Potenziata ERD attraverso l’iniezione nelle acque sotterranee di una microemulsione biologica per la degradazione dei solventi clorurati) e verifica l’efficacia delle opere di pompaggio poste a presidio (barriera idraulica).

Negli ultimi anni l’Agenzia ha incrementato notevolmente le attività in termini sia di frequenza di campionamento (divenuta trimestrale) sia di numero di piezometri monitorati (ubicati sia in area interna che in area esterna allo stabilimento). 

Nel corso del 2025 è proseguito il monitoraggio trimestrale delle acque di falda interne ed esterne al sito, cui sono state affiancate due campagne aggiuntive di monitoraggio delle acque sotterranee nelle aree esterne ad integrazione del Piano di Caratterizzazione. 

Monitoraggio di Spinetta Marengo: numero di campioni annui. Fonte Arpa Piemonte.

Tutti i campioni sono stati sottoposti ad analisi chimiche per la ricerca, nei diversi livelli acquiferi, sia degli inquinanti normati dal D. Lgs152/06 e s.m.i. sia degli inquinanti non normati / emergenti, in particolare i PFAS e, a partire da dicembre 2024, i clorofluorocarburi (CFC).

Alla luce delle risultanze dei controlli condotti da Arpa e della documentazione prodotta dall’Agenzia nonché da Solvay stessa, attestante la presenza di sostanze xenobiotiche all’esterno dello stabilimento, nel 2021 è stato avviato il procedimento amministrativo di caratterizzazione dell’area esterna a nord del polo chimico e approvato il Piano della Caratterizzazione delle aree esterne. Le attività, che hanno previsto il prelievo di campioni di top soil, di terreni superficiali in corrispondenza di aree agricole, sondaggi, trincee per l’individuazione dei vecchi canali di scarico, sono state condotte dal 2022 al 2023.

Lo studio ha riguardato il campionamento di:

  • 175 campioni suoli agricoli
  • 47 campioni Top Soil
  • Trincee
  • 90 sondaggi geognostici di cui 25 allestiti a piezometro (liv A e B).

I campioni prelevati sono stati analizzati per la ricerca dei parametri: 

  • Composti inorganici: Antimonio, Arsenico, Cadmio, Cobalto, Cromo Totale, Cromo Esavalente, Nichel, Piombo, Rame, Selenio, Zinco e Fluoruri
  • Composti Alifatici Clorurati: Clorometano, Diclorometano, Cloroformio (Triclorometano), Tetracloruro di Carbonio (Tetraclorometano), Cloruro di Vinile, 1,1-Dicloroetilene, 1,2- Dicloroetilene, Tricloroetilene (Trielina), Tetracloroetilene (Percloroetilene)
  • CFC: Triclorofluorometano (A11), Diclorodifluorometano (A12) e Triclorotrifluoroetano (A113)
  • Fitofarmaci: DDD, DDT, DDE
  • PFAS: PFOA, ADV e cC604.

Nel corso del 2025 sono state condotte indagini integrative, con il prelievo, da parte di ARPA e della Società Solvay, di 20 campioni medio‑compositi di suolo in aree agricole esterne al sito industriale, al fine di verificare l’attendibilità dei dati relativi alle concentrazioni di Cromo VI forniti dal laboratorio di parte, secondo le procedure previste dala normativa. 

Parallelamente, l’Agenzia ha seguito ulteriori approfondimenti finalizzati al completamento del Modello Concettuale delle aree esterne, comprendenti indagini georadar e sondaggi localizzati lungo i tracciati dei canali storici.

Gli esiti analitici relativi alla caratterizzazione dei suoli insaturi per Cromo Totale, Cobalto e Nichel sono stati ricondotti a fenomeni di arricchimento naturale.  In tale contesto, nel giugno 2025 ARPA Piemonte ha elaborato lo studio Parametri statistici di riferimento e valori di fondo di cromo, nichel e cobalto per i suoli che interessano l’area industriale Solvay (AL – Spinetta Marengo), definendo i Valori di Fondo Naturale (VFN) per tali elementi nel suolo superficiale (primo metro).

Nel corso del 2025 sono state anche condotte le analisi previste dal Piano di indagini per la ricerca di PFOA, ADVN7850 e cC6O4 nei terreni stabilimento di Spinetta Marengo (AL). L’attività, avviata in ottemperanza alla diffida provinciale in ambito AIA, trae origine dalle anomalie di cC6O4 segnalate dall'Azienda nell'aprile 2024 in alcuni piezometri interni allo stabilimento, nell’area del reattore E, in particolare in corrispondenza di pozzi appartenenti alla MIPRE dell’area Plastomeri/Elastomeri.

In risposta all'evento, ARPA ha condotto nel corso del 2024 più campagne di monitoraggi straordinari su suolo e acque sotterranee, propedeutiche alle successive attività di indagine. Queste ultime hanno previsto l'esecuzione di 106 sondaggi a carotaggio continuo, spinti fino a una profondità di 10-13 metri dal piano di campagna, 20 dei quali eseguiti sotto la diretta supervisione dell'Agenzia.

L'insieme delle attività svolte ha consentito di acquisire un quadro conoscitivo fondamentale sulla distribuzione spaziale e verticale delle concentrazioni dei principali PFAS all’interno del sito industriale.