Il consumo di suolo è il processo associato alla perdita della risorsa ambientale fondamentale, limitata e non rinnovabile, dovuta all’occupazione della superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale con una copertura artificiale.
E' un fenomeno legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali ed è prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio.
Il consumo di suolo è, quindi, definito come la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).
L’impermeabilizzazione del suolo, ovvero la copertura permanente di parte del terreno con materiali artificiali (quali asfalto o calcestruzzo) per la costruzione, ad esempio, di edifici e strade, costituisce la forma più evidente e diffusa di copertura artificiale.
Da notare che esistono altre forme di consumo di suolo che vanno dalla perdita totale della “risorsa suolo” attraverso la rimozione per escavazione (comprese le attività estrattive a cielo aperto), al degrado ed alla perdita parziale della funzionalità della risorsa a causa di fenomeni quali ad esempio, la compattazione che non sono contabilizzate nel rapporto.
L’Europa e le Nazioni Unite ci richiamano alla tutela del suolo, del patrimonio ambientale e del paesaggio e al riconoscimento del valore del capitale naturale. Le istituzioni internazionali ci chiedono inoltre di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.
In sintesi, gli obiettivi da raggiungere sono:
- l’azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050 ( Parlamento europeo e Consiglio, 2013 );
- la protezione adeguata del suolo anche con l’adozione di obiettivi relativi al suolo in quanto risorsa essenziale del capitale naturale entro il 2020 ( Parlamento europeo e Consiglio, 2013 );
- l’allineamento del consumo alla crescita demografica reale entro il 2030 ( UN, 2015 );
- il bilancio non negativo del degrado del territorio entro il 2030 ( UN, 2015 ).
L’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo era stato proposto a livello europeo già con la Strategia tematica per la protezione del suolo del 2006 mai diventata cogente.
Questo obiettivo generale è stato ulteriormente richiamato nel 2011, con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse , nella quale si propone il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere, in Europa, entro il 2050. La Commissione ha ritenuto utile anche indicare le priorità di azione e le modalità per raggiungere tale obiettivo e, nel 2012, ha pubblicato le linee guida per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo al fine di promovuore politiche e azioni da definire dettagliatamente negli Stati membri.
A fine 2021 la Commissione Europea ha approvato infine la nuova strategia dell’UE per il suolo per il 2030, per ribadire come la salute del suolo sia essenziale per conseguire gli obiettivi in materia di clima e di biodiversità del Green Deal europeo. La strategia oltre a prevedere che L'UE debba conseguire un consumo netto di suolo pari a zero entro il 2050, chiede che gli stati membri integrino la "gerarchia del consumo di suolo" nei piani comunali e diano priorità al riutilizzo e al riciclo di terreni già costruiti e impermeabilizzati.
Il 12 novembre 2025 in sede UE è stata adottata la nuova direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo. Rispetto all’attesa legge sulla salute del suolo, annunciata nella Strategia europea del suolo per il 2030, la Commissione Europea ha optato per un approccio a due tempi. La commissione in questo modo ha anticipato il monitoraggio e la valutazione della qualità dei suoli rispetto all’entrata in vigore di stringenti limiti di legge, i quali sono rimandati alla fase di valutazione della direttiva, sei anni dopo la sua approvazione. La direttiva fissa tre obiettivi principali:
- la creazione di un sistema coerente di monitoraggio del suolo,
- l’adozione di pratiche sostenibili di gestione del suolo,
- la gestione dei siti contaminati.
Da più parti si sono sollevate perplessità sulla scelta di rimandare al futuro l’individuazione di obiettivi e azioni più stringenti per la tutela del suolo, tuttavia è opinione comune che si tratti dell’ unico testo che poteva essere approvato in questo momento .
A livello nazionale il tema del consumo di suolo è stato ripreso nel 2022 dal Piano per la Transizione Ecologica (PTE). L'obiettivo dichiarato è di arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo e allineandosi alla data fissata dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’azzeramento del consumo di suolo, secondo il PTE, deve avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste. Si tratta di una misura chiave anche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, da normare attraverso una legge nazionale dedicata, come già richiamato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Informazioni e risorse aggiuntive
Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse http://ec.europa.eu/environment/resource_efficiency/about/roadmap/index_en.htm
Strategia UE per il Suolo per il 2030: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52021DC0699
DIRETTIVA (UE) 2025/2360 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 12 novembre 2025 sul monitoraggio e la resilienza del suolo (direttiva sul monitoraggio del suolo https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202502360